Oggi sono passata con l'auto sotto il liceo torinese dove ho insegnato per un anno, mentre ci sposavamo e ci trasferivamo in Piemonte. Ancora sento i miei passi giovani e felici nel cortile, l'aria incommensurabilmente gelida delle mattine d'inverno, il sapore delle verdure del baretto all'angolo, il tepore del sole sulle panchine davanti al Conservatorio.
Ne ho viste, da allora. Vent'anni di roba.
Quest'anno, di scuola ho parlato pochissimo. Sta quasi per finire e io appena ora mi sento di sciogliere la prognosi, e dire che forse è andato bene.
Mi sono tenuta indietro (quasi) sempre su (quasi) tutto. Ai consigli ho sempre aperto bocca e, qua e là, ho appoggiato con decisione delle critiche, molto meno delle proposte. Per quelle, c'è la collega Sole di Sicilia, lei ogni tre sere mi manda un vocale che comincia con: "Ma senti, ho avuto un'idea" e mi trascina in improbabili avventure in cui lei interpreta l'impavido cavaliere dal sangue bollente e io il vecchio feudatario appesantito, che ne ha viste troppe per entusiasmarsi ogni volta.
Sono due anni che siamo in questo sodalizio e praticamente ci muoviamo come un corpo e un'anima, laddove io sono il corpo pieno di acciacchi e lei lo spiritello scoppiettante. Se tutti a Caltagirone sono come lei, deve essere un posto bellissimo.
Io e Sole lavoriamo insieme nella foresta di Sherwood, cioè, nascoste in fondo a un corridoio dove nessuno ci vede e ci controlla, abbiamo una tana nel bosco dove, già lo scorso anno, con alcuni meravigliosi colleghi di sostegno, come lo Sconvolto e la Bambolasexy, ma anche con il collega di lettere Fumato e il collega di musica Ridge Forrester, ci nascondevamo per rubare ai ricchi e donare ai poveri. I ricchi sono la dirigente, il vice, il temibile dipartimento di matematica, di cui peraltro la piccola ma inarrestabile Sole fa parte, e le sezioni A e C sempre privilegiate. Come era assolutamente ovvio io sono tornata al mio stato naturale, che è quello di insegnante della sezione B, chiaramente delle tre la messa peggio. I poveri sono in generale gli alunni, in particolare quelli della B, gli alfabetizzandi, e noi stessi prof di Sherwood, considerati impresentabili per motivi diversi che spaziano dal carattere di merda (io) all'aspetto esteriore troppo appariscente (la Bambolasexy) o troppo trasandato (lo Sconvolto), fino alla tendenza a ficcarsi platealmente in casini sessuali e sentimentali (il Fumato). Ridge (che peraltro, essendo Ridge, ne combina parecchie anche lui con le colleghe) e Sole sono la facciata rispettabile e interagiscono in modo costruttivo con la dirigenza, lui perché, la prima volta che la preside gli ha pestato un callo, le è andato dritto dritto a fare il mazzo, senza alzare la voce né scomporre un muscolo del suo viso perfetto, lei perché è umile ed educata ma ha la resistenza e la determinazione di un mulo degli alpini nella prima guerra mondiale.
Questa era la formazione dello scorso anno, almeno. Quest'anno, a Sherwood sono entrate la Prima e l'Alta, come prof di sostegno, mentre la Bambolasexy è finita in un brutto, brutto, brutto posto: a lavorare per la preside C. Lo Sconvolto, che è solo apparentemente sconvolto e trasandato, in realtà è un ottimo papà, un bravo collega, un atleta penso valido e credo anche un lucido politico, e forse per queste cose tutte insieme sembra sempre in debito di giorni di sonno, è sempre al mio fianco, siamo molto molto amici, perché abbiamo in comune anche un retroterra genovese. Poi quest'anno di colleghi di sostegno ne abbiamo addirittura quattro, su quella classe. Del quarto dico tra poco.
È un anno in cui la neuropsichiatria, dopo essersi fatta pregare in aramaico e sanscrito per circa settanta mesi, ci sta elargendo certificazioni e diagnosi al ritmo di una alla settimana. Le prime erano arrivate già cariche di esigenze educative speciali, e ne abbiamo fatte emergere almeno altrettante, per cui è stato un continuo elaborare pdp e fare programmi differenziati e appoggiarsi a docenti di sostegno per questo e quell'altro. Azzoppati, letteralmente, dal fatto che la nostra temibile Robocop, la responsabile del sostegno, si è rovinata un ginocchio sciando e poi è rimasta scossa e meno sul pezzo del solito per parecchie settimane.
Adesso si è ripresa, intervenendo di nuovo in modo efficace, dopo che Brooke (ve lo immaginate, vero, perché si chiama così?) è scoppiata a piangere di fronte a una classe che la stava prevaricando e Cicciobello ha confessato di avere sintomi di palese ansia ogni volta che becca una supplenza in I B. Cosa che, essendo l'alunno per cui è stato assunto un desaparecido, gli capita spesso.
Comunque io quest'anno, fuori da Sherwood, ho tanti colleghi di sostegno per ogni classe: in una prima, quella disastrata, il sergente F., Cicciobello e Brooke; nell'altra Robocop, Cicciobello, Brooke e l'ultimo arrivato, le cui ore sono state spalmate anche sulla foresta di Sherwood.
L'ultimo arrivato, che potremmo chiamare in molti modi dato che ancora non lo conosciamo abbastanza, è con noi da soli due mesi. È stato reclutato per l'ultima diagnosi arrivata, di una ragazzina che tra le molte cose sembra soffra di hikikomori, e infatti la ragazzina non c'è mai e lui aiuta gli altri. Un bel mattino, di fronte al mio solito posto in sala prof, sta seduto un ragazzo castano rosso con gli occhi blu, visino da quindicenne, che si presenta, con sicurezza ma senza spavalderia, con una bella stretta di mano sana, non fintamente ferma da pnl, nè fintamente delicata da "sono più forte io ma non voglio spaventarti, bionda". Scopro di averlo come collega nella prima bella e nella foresta di Sherwood, ovviamente è giovanissimo e ha poca esperienza a scuola, ma ha già sulla schiena 10 anni di lavoro come allenatore di calciatori più piccoli dei nostri alunni. Altrettanto ovviamente, come si desume dalla tuta, dalla postura e dai bicipiti, è un collega di educazione motoria.
Il suo arrivo non passa inosservato. Al termine del suo primo giorno, incontro sulle scale le ragazzine di Sherwood con gli occhi a forma di stelline e una, con sorriso estatico, esala: "Prof... lo sposerei domani!!!". Capisco, anche io a tredici anni ci sarei rimasta stecchita. Per fortuna, dopo qualche settimana il giovanotto a sua volta capisce che deve secretare il profilo Instagram, dove sono pubblicamente accessibili i video in cui fa crossfit a torso nudo. Questo dopo che, non fatico a immaginare, si sono sprecati i dm e i commenti delle ragazzine di tutta la scuola e dopo che io stessa, un mattino presto, quando in sala prof non c'era ancora nessun altro, ho detto a Sole di Sicilia: "Adesso ti faccio vedere una cosa, e dopo che l'avrai vista non potrai più smettere di vederla".
In realtà, il Rossino, chiamiamolo così, per me ha una serie di attrattive che vanno al di là della prestanza fisica. Me ne rendo conto il secondo giorno in cui lavoriamo insieme, quando, senza preavviso, la sua voce pacata si trasforma in un temibile tuono e, con brevità e autorevolezza inequivocabilmente militari, rimette seduto, muto e dritto come un fuso, uno dei più pestiferi di Sherwood. Cado immediatamente ai suoi piedi, sollevata come un naufrago quando vede la nave che arriva, all'idea di non dover sempre essere io la castigamatti. Tra l'altro, il Rossino non ne abusa, di questa dote, che mi piace molto più dei suoi già bellissimi bicipiti. Rifarà solo altre due o tre volte lo stesso numero anche nella Prima Bella, dove imperversano Apocalisse, il Ciclope e l'Uomo Nero (sì, quest'anno ne ho uno che mi ha fatto rimpiangere di aver già usato il nomignolo Satana, ma forse Apocalisse è più adatto, visto che da solo vale quanto i quattro cavalieri biblici). Efficacia garantita. Sollievo, ogni volta più profondo, della qui scrivente, che inizia da poco a fidarsi di nuovo degli esseri umani.
Istintivamente, chiedo agli altri colleghi di Sherwood il permesso di inserirlo nella chat privata e segreta in cui comunichiamo noi della foresta, e a breve mi convinco di aver fatto molto bene, anche perché il ragazzo è davvero tagliato per questo mestiere, anche se da grande vuol fare altro, peccato. Instauriamo un'amicizia lavorativamente solida e umanamente improbabile, quando chiacchieriamo in sala prof sembriamo la leonessa stanca che scaccia le mosche con la coda e il giovane ghepardo che riposa ma sta all'erta, monitorando la savana. Ogni tanto mi manda un gradevole vocale, con fortissimo accento delle campagne locali e un'allegra erre arrotata, in cui condivide osservazioni intelligenti sulle classi.
Ritemprata da questa fresca presenza e dalla sensazione di poter ancora comunicare con qualcuno nato dopo il 1995, oltre che dalla consapevolezza che l'anno sia quasi finito e non sia stato poi così male, mi vedo attraversare il mese di aprile con una
strana leggerezza.
Tanto fa la Prima Bella: ho di nuovo voglia di sperimentare, giocare con le parole, canticchiare filastrocche in rima, inventare metodi. Questo, nonostante i tre soggetti difficili di cui sopra, e fin dal primo o secondo giorno di scuola, quando la stessa bambina di dimensioni assolutamente lillipuziane ha risposto alla mia richiesta "Fatemi il nome di un cantante o di un gruppo musicale che potremmo definire un mito" con "I Queen", e alla domanda "Un libro che avete letto e vi è piaciuto tantissimo?" con "Il giardino segreto". Game, set, match. Sebbene l'anno si sia poi rivelato più faticoso della maggior parte degli anni della mia carriera, proprio in senso della quantità esorbitante di casini legati ai vari casi umani, la prima buona vibrazione, che non arrivava solo da Lilliput ma da tutta la classe, si è mantenuta nel tempo. Giovedì questo mi sono vista, in una delle ore che condivido col Rossino, in cui la Prima Bella stava svolgendo un tema: passavamo entrambi da un banco all'altro, a rispondere, sgridare, incoraggiare, fare cancellature, fornire traduzioni, e mi muovevo sentendomi senza peso, senza sforzo, come in una danza spontanea, senza controllare cosa facesse o dove fosse il collega, senza il pensiero di essere controllata io che tante volte negli ultimi anni ha inquinato il mio benessere. La sera dello stesso giorno, ho visto un video in cui un uomo faceva giocare una di quelle spettacolari gru africane dalle penne colorate. L'animale saltava letteralmente di gioia e spalancava le lunghe ali, zampettando, in movimenti tra l'aggraziato e l'allampanato, trasmettendo un senso di piacere senza ombre, e io ho capito che mi voglio sentire così, che ho tutto il diritto di lavorare così, che ci sono riuscita, a essere di nuovo felice, perfino nel posto dove mi avevano ridotta a pensare di mollare tutto. La foto di fine anno di questa volta avrà lo stesso sorriso di quella del primo anno trascorso a Scuola Vintage, o forse, addirittura, una luce più chiara.