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martedì 28 dicembre 2010

Strano Natal

Mah. E' stato un Natale sperimentale.
Invece del solito giro di giostra, quest'anno ci siamo così suddivisi gli impegni:
24 io dagli Psicozii e dai miei
25 io e l'Uomo soli e a Asti, poi a Genova per un salto dalla Zia Buona e dai miei prima di cena
26 pranzo di compleanno dell'Uomo nel solito fidato ristorante di Arenzano, con la sua famiglia lato materno al completo
27 l'Uomo a trovare la Zia Soprano e la Nonna Superna

Ed è stato proprio interessante, in quanto molto diverso dal solito, sebbene con alcuni aspetti antropologicamente immutabili.

Cose che ci siamo risparmiati questo Natale

1. la corsa contro il tempo per far stare tre famiglie, spezzettate in sei luoghi diversi, in un lasso di tempo di quaranta ore

2. scendere dal letto alle otto la mattina di Natale e fiondarsi fuori prima delle nove

3. almeno tre tra pranzi e cene pantagruelici

4. la crisi di nervi della Nonna Infera quando, alle tre e mezza, dopo aver gestito la pulizia della casa e la preparazione del pranzo come fossero un'emergenza nazionale, manda tutti a fare in culo e si mette a litigare con qualsiasi pretesto

5. il viaggetto in macchina con la prozia Fantasma (quella che convive con due suoi zii morti 25 anni fa e si incazza perchè non mangiano niente a colazione... brrr che paura...)

6. la corsa a prendere e riportare zie nonne sorelle cugine tutte rigorosamente prive di macchina e/o patente

7. l'interminabile lavaggio piatti e bicchieri tra sole donne mentre i maschi stanno a tavola a giocare a carte (la mia parte femminista ha sempre un momento di feroce emicrania di fronte a questa scena che, secondo me, oggi sarebbe anacronistica anche in un paesino cattolico di venti anime sugli altopiani del Messico)

8. il classico momento cosmico della Zia Pazza che a metà pomeriggio, completamente ubriaca, diventa filosofico-molesta

9. il classico momento critico in cui il Biosuocero, superato il quinto bicchiere, fedele al principio in vino veritas, mi fa notare che sono grassa o brutta o coi capelli in disordine, e a volte altre cose simpatiche, svelando così il suo vero atteggiamento nei miei confronti, di solito cammuffato dalla massima cortesia. (Devo dire che lo preferisco così, diretto e sgarbato, almeno so da che parte sono girata quando gli parlo, visto che in comune io e lui non abbiamo assolutamente niente a parte voler bene all'Uomo, cosa in cui comunque io lo batto di parecchie lunghezze, e dopo dieci anni finalmente lo sa anche l'Uomo)

10. la Nonna Superna che il 27 ci invita a pranzo o a cena a mangiare gli avanzi del 22 dicembre, cioè, della roba che ha cucinato il 22 dicembre, prima di andar via quattro giorni in Piemonte da sua figlia, e che, quindi, aveva comprato un giorno imprecisato dopo l'Immacolata (brrr... che spavento...)

Cose che nostro malgrado nemmeno quest'anno siamo riusciti a eliminare o modificare

1. lo spettacolo abominevole della zia Fantasma che si ingozza come una vacca bulimica, dopo aver dichiarato che purtroppo non si sente tanto bene di stomaco e quindi deve stare leggera leggera se no patisce. Quella donna, che peserà ventisei chili ed è trasparente, parla con un filino di voce e si muove come un ectoplasma, mangia come se dovesse morire per sfondamento della parete gastrica. E va bene. Però potrebbe evitare di menarla tutte le sante volte dall'inizio alla fine della giornata col fatto che lei è tanto delicata di stomaco. Anche perchè si eviterebbe l'effetto al lupo al lupo che si è prodotto quest'anno. Cioè che è arrivata al pranzo lamentando di aver sofferto la macchina e di non sentirsi tanto bene, le hanno lo stesso dato antipasto, primo, secondo, assaggio di un altro secondo, insalata e torta, lei naturalmente ha spazzolato via tutto con l'abituale aria moribonda e schifata, però effettivamente stavolta bene non stava e ha clamorosamente sboccato tutto quanto in macchina mentre il Cugino Mandrogno la riportava a casa.
(Pausa di un minuto per elevare una colpevole laude gioiosa agli dei: di solito prendere e riportare la zia Fantasma è il mio compito, in occasione delle mangiate fuori, stavolta un angelo mi ha protetto spedendomi a visitare la casa nuova dei suoceri a Arenzano... altrimenti a quest'ora stavo ancora pulendo i tappetini...)

2. percorrere avanti e indietro il Ponente genovese

3. recarci in cinque diversi luoghi a portare regali

4. ascoltare le lamentele di mia madre alla quale il Natale fa ogni anno un effetto peggiore, e non sarò certo io quella che la biasima

5. subire un attacco di carattere vagamente sessuale dal Gervaso, il fratello ventenne del Cugino Mandrogno che, poverino, è un po'... Gervaso, come quello dei Promessi Sposi, e (caro ragazzo) trova che io sia ancora un oggetto di desiderio. Quest'anno però è stato meno insistente e tutto sommato molto più incline alla chiacchierata, sui tre argomenti che interessano a lui, però rispondendo a tono, per fortuna.

6. la pioggia (perchè per definizione a Genova a Natale piove e tira vento. Ogni santo Natale)

Cose che per fortuna quest'anno c'erano comunque


1. il compleanno di Sanguedelmiosangue, che grazie ai regali ricevuti ha ampliato sensibilmente la sua collezione di calzini, mutande e sciarpe (mio cugino vivrebbe benissimo su un pianeta nel quale il clima permettesse di girare scalzi, con mutande parigamba a righe, a fiorelloni o comunque coloratissime e dalle scritte inquietanti, calzerotti spessi e sciarpe di lana con frange. Niente pantaloni camicie magliette felpe. Praticamente non indosserebbe mai altro, se si eccettuano la sua meravigliosa giacca alla Edward Cullen e i suoi numerosissimi piercing).

2. aprire i regali in salotto con i miei, noi tre da soli

3. l'Uomo che mi riempie di pacchetti quando sono a letto la mattina, a cominciare dal primo giorno di ferie

4. i Ferrero Rocher della Zia Buona (quelli però ci sono tutto l'anno)


Cose che sono state diverse, veramente tanto diverse dagli altri anni

1. La totale assenza di riferimenti religiosi, corroborata dal fatto che quest'anno nemmeno la Psicozia, nota fondamentalista francescana, ha fatto il presepe vivente con la parrocchia, nè, se non ho visto male, quello finto a casa sua

2. Prepararci il pranzetto di Natale io e l'Uomo soli soletti nella nostra casa di Asti

3. Restarsene in pigiama fino alle tre di pomeriggio

4. Non vedere la famiglia di Milano (e mi ha fatto un po' specie, a dire la verità)

5. Parlare di bomboniere, confetti e abiti da sposa per tutto un pranzo, perchè a maggio si sposeranno prima la Biosuocera e il Suocero Aggiunto (ed era l'ora, dopo 27 anni insieme) e poi il Cugino Mandrogno e la Mela Pausina.

6. Non avere neanche una volta lo stomaco troppo pieno o la nausea da eccesso di dolci e non sentire nessuno, mai, insistere perchè mangiassi assaggiassi o bevessi qualcosa (il che per me somiglia in modo impressionante al paradiso in terra... vuoi vedere che dopo 10 anni di lotta senza quartiere ci sono arrivati anche i parenti dell'Uomo a lasciarmi in pace???)

7. Vedere le foto delle scorse vacanze sul televisore a schermo piatto del Suocero Aggiunto, insieme alla Biosuocera, alla Nonna Infera e a Gigantesco Mostro Bavoso n.3, in un clima sereno e silenzioso, in cui la Biosuocera non cercava di alimentarmi col sondino, il Suocero Aggiunto non fumava, la Nonna Infera non rompeva i coglioni, e anche il Mostro ha deciso che io e lui siamo molto amici e che non deve per forza leccarmi in faccia, se a me non piace, ma può limitarsi a strofinarmi il naso bagnato lungo tutta la gamba destra, inumidendomi i collants e guardandomi con aria adorante.

venerdì 24 dicembre 2010

Tra il dire e il fare c'è di mezzo il quaquaraquà

La riforma "è passata".

Anna Finocchiaro: ”Una cosa che il ministro Gelmini non dice mai è che questa è una legge delega e che ci sono ancora circa 50 decreti attuativi da varare. Occorrerà che Camera e Senato tornino con le commissioni a occuparsene. Mi auguro che in quella sede si possa ancora fare qualche passo in avanti”. Ma Mariastella Gelmini promette: “La riforma dell’università verrà attuata fin dal prossimo anno accademico”. Il ministro sottolinea poi che entro i prossimi sei mesi tutti gli adempimenti e i decreti attuativi saranno approvati.

Questa situazione riportata dai giornali non si verifica oggi per la prima volta. Negli ultimi anni infatti molte manovre sia finanziarie che didattiche sulla scuola sono state varate con decreti legge generali o con "bozze" (testuale) di regolamenti attuativi che venivano distrubuite dal Ministero come leggi da applicare, prima di aver ricevuto approvazione in Parlamento o di essere state controfirmate dalle commissioni dell'esecutivo a ciò preposte. In altre parole, carta straccia. Io però questa carta straccia me la ritrovo nella cartella delle circolari da leggere e firmare, quando lavoro.

Anni fa, quando uno dei regolamenti non ancora validati della riforma Moratti propose l'orario opzionale alle medie, un collegio docenti di Asti discuteva animatamente sulle proposte da esporre ai genitori per il successivo anno scolastico. 27 ore? 30? 33? 27 + 6 fornite da cooperativa esterna?
Il clima si scaldava. Una supplente di 28 anni fece notare che si stava discutendo di qualcosa che non era legge e che, forse, non lo sarebbe mai diventato.
Ci fu un momento di respiro nella discussione.
E infatti la scuola media con 27 ore di lezione non esiste, e delle 30 ore che si fanno al tempo normale dobbiamo recuperare ogni minuto se l'orario (che non è MAI stato di 53 o 55 minuti a unità oraria, perchè i recuperi si sono sempre fatti) non ha le ore di 60 minuti.

La stessa persona, oggi, non è più supplente e di anni ne ha 35, e continua a stupirsi che i suoi concittadini e addirittura alcuni suoi colleghi non si informino a sufficienza quando una legge riguarda loro o i loro figli.

Certo, se attueranno quanto proposto controfirmandolo, come sostiene la Gelmini, le cose cambieranno. Ma vorrei che qualcuno, magari il mio amico Perboni che non se ne lascia scappare una, mi aiutasse a contare le volte in cui la Gelmini ha dichiarato che una cosa era stata varata / fatta / stabilita / resa legge e poi invece ha fatto una marcia indietro silenziosa di fronte all'inapplicabilità di alcune regole che andavano in palese contraddizione con altre o che venivano rigettate dalle famiglie che, chiamate a scegliere un'offerta formativa, sceglievano il contrario di quel che lei aveva pubblicizzato.

Un'altra cosa che noto e che mi lascia perplessa è la continuamente ripetuta affermazione che la Gelmini ha reintrodotto nelle scuole la materia "Cittadinanza e Costituzione". Ora, il programma di Storia non si chiama "Storia", si chiama "Storia e Educazione civica", proprio sulla dicitura della classe di concorso. E negli anni, anche se l'abbiamo ribattezzata "Educazione alla Cittadinanza" e "Educazione alla convivenza civile", questa materia è sempre stata presente nei programmi ministeriali, negli obiettivi didattici e nei libri di testo.

Ma perchè questo non lo fa mai notare nessuno? Non è che la Fiat, quando lancia un nuovo modello di macchina, dice con orgoglio di aver inventato la ruota.

giovedì 23 dicembre 2010

Sapete che c'è?

Che senza iperico sono molto più sorridente. Doveva davvero farmi male quell'altra porcheria di SAM che c'era dentro.
Che ho sbrigato buona parte dei regali senza troppo sbattimento tra le 10.00 e le 13.00 di stamattina, e va abbastanza bene.
Che domani ho ancora un intero giorno per inventarmi qualcosa per chi non ha ancora nessun pacchetto.
Che questo Natale in tono minore, con la gente che non fa gli auguri, con poche luminarie e praticamente nessuna musichina, con pochi pacchetti e pochi parenti, mi pare persino troppo sobrio, ma senza dubbio migliore di quelli scorsi, stupidamente roboanti e inutilmente dispendiosi.
Che i miei suoceri non sapevano cosa regalarmi e io ho scoperto un gioco bellissimo che è comprarmi da sola i regali che mi devono fare gli altri. Per esempio, mia suocera mi ha appena regalato una calda vestaglia rosa scuro e un innocente, adorabile, insospettabile pigiamino rosa, di quelli che piacciono tanto all'Uomo, stile "bravissima bambina obbediente che va a nanna presto, che se però tu facendo finta di niente tiri quel cordino lì in vita, beh... diventa Catwoman. Meeow."
E mio suocero ha completato l'opera con una confezione di Parisienne di Yves Saint Laurent, uno dei profumi migliori che abbia mai indossato.
Che ho letto degli ultimi sviluppi della protesta contro la riforma delle università. Cioè degli studenti di Roma che bloccano la tangenziale (immaginatevi la scena: la tangenziale di Roma a tre giorni da Natale) e degli automobilisti che, invece di incazzarsi, applaudono. E questo pensiero, della gente che pur nella fretta, nel malumore, nel freddo, nel traffico, sostiene i ragazzi che lottano per i loro studi, e non se la prende con "i soliti manifestanti" ma, per una volta, con chi di dovere, mi ha scaldato il cuore così tanto, ma così tanto che è come se Babbo Natale in persona mi avesse fermato la slitta davanti con tutte le renne, fosse sceso, mi avesse abbracciato e riempito di regali.

Forse c'è ancora un po' di speranza.

Come strenna di Natale volevo mettervi una foto che mi ha commosso. Anche se la legge, oggi, è passata.

mercoledì 22 dicembre 2010

Varie un po' sottotono

Posto che
a- dalla tosse non sono ancora guarita
b- ho buttato via le compresse di iperico, dopo essermi resa conto che non mi facevano lo stesso effetto di quelle che avevo preso anni fa, forse perchè nella formulazione di questo preparato è compresa una roba detta SAM (s-adenosil-metionina) di cui si parla piuttosto bene su internet, ma tant'è io ho momenti di sconforto così acuti che ho il sospetto che mi stia facendo qualche effetto paradosso
c- stamattina per due fiocchi di neve i Comuni astigiani non han fatto partire i pullmini, per cui a scuola s'è fatto ben poco
d - durante un noioso quanto interminabile banchetto a base di pandoro farcito e patatine in cucina, Pasticcino Svizzero ha intrattenuto me e la F. sulla situazione di suo fratello, il quale a 17 anni è alto uno e ottanta e pesa kg 48, è ferocemente depresso e ultimamente stava così male che non rispondeva se gli parlavi, in compenso sosteneva di sentire delle voci
- la mia alunna Puffetta, per venire a scuola, passa sotto un gigantesco cartellone comunale tutto tappezzato con le foto e gli annunci mortuari di sua madre, e questo pensiero mi ha dato il voltastomaco
- il cielo è grigiorosato senza possibilità di appello, l'umido è fastidioso e tra un'ora sarà buio
- Sanguedelmiosangue non mi ha raggiunto in quanto a sua volta malato
- questo Natale viene su mia cugina con l'adorabile fidanzato di cui tutti siamo così contenti di goderci la presenza
- in Senato adesso quando l'esito di una votazione non piace al Padrone Schifani la fa rifare, e intanto vengono pubblicate falsità
- gli studenti cercano invano di farsi ascoltare da quel vecchio bastardo inutile del presidente della Repubblica, servo del Padrone
- è un Natale triste e grigio in un Paese malato e stanco
- ho colto non so bene quale accento di critica in un post di un'amica e sono a disagio perchè non l'ho capito
- Cavallino è scomparsa, in preda anche lei a preoccupazioni e cattivo umore, ma non ho capito se è scomparsa anche causa qualcosa che ho detto o fatto io o che avrei dovuto dire o fare e m'è sfuggito, e devo trovare il modo di farmelo spiegare senza però romperle i coglioni

...insomma, le batterie sono scarichissime e l'umore è ipogeo,

decido che oggi, per cercare di contrastare la tendenza generale all'abbattimento e la mia personale caduta verticale nella depressione, mi regalerò una gita al negozio biosolidale.
Passando dal veterinario che mi deve vaccinare il cane.
E per il resto, gli unici compiti assolutamente imprescindibili della giornata saranno finire le frange alla sciarpa di SDMS e lavarla con l'ammorbidente, e fare una lunga, lunga doccia rigenerante.

Dovrei essere in grado di arrivare a sera con un microscopico pacchetto di risultati positivi in grado di controbilanciare il grigiore generalizzato.

Peraltro mi arrovello da due giorni su cosa rispondere a giulionga, che scrive sul blog di LGO che dobbiamo fare qualcosa a proposito delle ultime nefande imprese della Gelmini in fatto di istruzione e dell'ultima, tristissima dimostrazione di quanto sono mal fidati e corrotti i nostri politici.
Qualche idea ce l'ho, ma non coincide con l'ennesimo banner su Internet o con una lettera di critica al Parlamento (che peraltro se la merita eccome).

Comunque.
Con oggi alle 12,40 ho finito di lavorare e ho davanti 18 sterminati giorni di ferie.
Nei quali intendo produrre, non vegetare.

Dai, che se non mi muovo poi viene buio.

martedì 21 dicembre 2010

Intollerabile

A volte mi chiedo come mai passiamo del tempo a vedere film horror e leggere romanzi gialli sempre più efferati, quando la vita supera qualsiasi inventiva in fatto di cose tremende.

Stamattina a scuola c'era un'atmosfera pazzesca.
Pazzesca.

Ieri, alla fine, mi sentivo ancora troppo pesta per uscire. Ammetto che me la sono anche in parte conigliata. Tuttavia la tosse ce l'ho ancora, il mal di stomaco che va e viene a forza di tossire anche, e alla sera avevo di nuovo la febbre. Quindi ho fatto bene.

Così, oggi era il primo giorno che rientravo a scuola.
Il vicepreside era così contento di vedermi che mi ha abbracciato.
???
!!!
???
Beh...
Non posso mica dire che mi sia dispiaciuto. Io vado pazza per quell'uomo gigantesco.

Poi mi ha raccontato il funerale della mamma della Puffetta. E col groppo in gola, perchè, non lo sapevo, detta mamma è stata sua alunna.

Nel corso della mattinata ho messo insieme le informazioni su questa storia, che è una delle peggiori narrazioni dell'orrore che abbia mai sentito.

Prendete una donna di trentun anni, con una bambina di sei, e incinta di otto mesi, e diagnosticatele un tumore. Già non sarà bello. Ma se questo tumore, curato tempestivamente, invece di guarire si diffonde, avrete una famiglia ridotta in pezzi.
Sono andati a sentire medici letteralmente ovunque. Niente.
Cinque anni, ha resistito.
Poi ha lasciato la sua famiglia, in una bella e fredda giornata invernale.

Chi è stato al funerale ha detto che è stato orrendo.
Oggi, il vicepreside sembrava uno che ha inghiottito dei chiodi. I colleghi camminavano in punta di piedi.
A Paesino Blu era anche peggio, perchè una delle prof di matematica era amica della mamma di Puffetta.
Col cavolo che gingolbells gingolbells.

Poi sono quelle situazioni in cui senti dire cose che ti riconciliano con la specie umana. Per esempio che gli ultimi giorni di questa povera mamma sono stati profondamente sereni, che aveva avuto tutto il tempo di preparare le bambine (almeno la grande) a quel che sarebbe accaduto.
Ma dire che una che muore a trentasei anni ha avuto tempo è una cosa che fa schifo.
Che le sue amiche facevano i turni per starle dietro in ospedale, per badare alle sue bambine, per dare una mano in casa, per cui non aveva bisogno di niente.
Ma dire che una che deve lasciare dei genitori, un marito e due bambine di undici e quattro anni non ha bisogno di niente è una cosa che fa accapponare la pelle.

Il fatto che ci ha messo veramente in grave difficoltà, stamattina, è che la Puffetta era a scuola. Bianca bianca e con gli occhi un po' persi, ma coccolatissima da tutti gli amichetti, sia della classe che esterni. Verso la fine della mia ora, ha anche dato due risposte all'esercizio che stavamo facendo.

Per quanto sia evidente che mezza giornata di normalità in mezzo a altri bambini, a compiti e a lezioni, le può solo fare bene, la verità è che di fronte alla sua presenza noi adulti eravamo provati. Veramente.

Io non ho avuto modo di dirle niente. Ma mi è sembrato brutto. Era brutto anche dirle qualcosa. Era tutto brutto. Il suo faccino sbattuto mi faceva l'effetto di un calcio nella pancia.

A tarda mattinata si è diffusa la notizia che il meteo dava neve. Io sono riapparsa brevemente in prima per dire che, se domani qualcuno non riesce a venire a scuola, dovrà farsi dare i compiti delle vacanze.
La Puffetta, che era sulla porta perchè stavano per andare a ginnastica, è sgattaiolata via dicendo: "Io ci sono comunque, vengo a piedi!", e io le ho detto "Brava" e fatto una carezza sbrigativa, come gliel'avrei fatta un giorno qualsiasi.

Il fatto è che penso che, a lei, farebbe bene continuare a venire a scuola, invece che starsene a casa diciotto giorni. Ma questa storia dell'orrore è scritta con raffinata crudeltà, e prevede che le vacanze la separino dai suoi compagni per settimane proprio ora.

Mah, poi a casa forse avrà tempo per incamerare la batosta. La famiglia è numerosa e faranno quadrato. Principessina Russa, la sua migliore amica, abita a un metro e mezzo da lei.

E del resto oggi abbiamo dato prova tutti di essere sconcertati e incapaci di essere "grandi", di fronte a un metro e venti di dignitosa e muta sofferenza.
Non si può dire come ci si sente inutili e cretini, in certi momenti, quando per quanto lo si desideri non si può dare a una persona la sola cosa di cui veramente avrebbe bisogno.

lunedì 20 dicembre 2010

Un lunedì finirò per scappare

Che poi io mi chiedo.
Un giorno passerà, no?

Voglio dire, ci sarà un lunedì mattina, nella mia vita, non festivo, in cui il pensiero di tutto quel che devo fare non mi riempirà di una spaventosa opprimente bolla d'angoscia?

In fondo sopravvivo a tutti i lunedì, fino a prova contraria.
In fondo nessuno mi ha mai scannato o pubblicamente sbeffeggiato per non aver portato tutti i compiti corretti. In fondo mio marito non mi ha mai lasciato perchè alle ore 14 stavo ancora facendo la spesa per pranzo. In fondo ho sempre trovato il tempo di lavare i piatti e riordinare la cucina prima di andare a lavorare, e sono arrivata puntuale.
Perciò non dovrei temere, anche stavolta, di non farcela.

Ma la piagnucolosaggine di questa orrenda settimana da malata evidentemente ancor non m'abbandona, se ora sono qui impastata di sonno e col batticuore, desiderando solo ributtarmi giù, mandarci qualcun altro al posto mio a lavorare, a presenziare al funerale, a fare le commissioni natalizie.

Forse sono giustamente ancora un po' pesta, forse non ho il coraggio di entrare di nuovo ogni santa mattina in macchina al freddo e al gelo, forse ho solo tanto, ma tanto bisogno di svincolarmi definitivamente dal Natale, ma bene, ma del tutto.

Come dicevo a mio marito prima di ammalarmi, tra l'altro, non capisco perchè, invece di darmi tremila giorni di ferie dopo Natale, non me ne danno sette prima. Cioè, a me non serve a un cazzo stare a casa il ventotto di dicembre o il tre di gennaio. Mi farebbe molto comodo invece avere un'intera settimana per occuparmi di queste incombenze ogni anno più sconcertanti, pensare ai regali, andare al centro commerciale, ma non alla domenica a fare code assassine. Come quando mi son sposata, che avevo diritto a due settimane e una l'ho presa prima, l'altra dopo. Nessuno vuol sposarsi con le occhiaie e l'odore del treno ancora addosso, in un weekend qualunque, dopo una qualunque settimana di pendolarismo. E allora perchè devo arrivare a Natale conciata come una profuga?

Da quando poi ho letto "Mangia prega ama", sono torturata dal pensiero di Liz nell'ashram indiano. Oh come mi ci vorrebbe un momento (diciamo un paio di mesi...) di ritiro in un posto verde, silenzioso e pieno di gente intenta solo a normali lavoretti quotidiani, a pregare meditare e riflettere.

Sto cercando, seriamente, di non scaldarmi, quest'anno, di non arrivare a quel fatidico punto di ebollizione in cui divento cattiva con l'universo, brutalizzo la gente che mi invita e evito anche quella che vorrei vedere per non finire risucchiata dal gorgo pranzi cene regali pacchetti auguri.
Cioè, rispetto all'odio che nutrivo l'anno scorso per le festività natalizie, il fatto di star chiusa in casa per giorni senza televisione, senza musichette gingolbells gingolbells, senza bianco, rosso, oro e verde dappertutto, mi ha molto giovato.
Ma adesso, uscire e pensare, in quattro giorni, a tutto quel che devo produrre dal 24al 26 e poi il 31 (perchè non abbiamo parlato del 31, no, non ne abbiamo ancora parlato. Ma avremo gente in casa, stavolta), mi fa veramente paura.

Forse potevano inventarsi una formulazione dell'iperico che facesse effetto subito, e non dopo una settimana di religiosa assunzione. O magari legalizzare il crack.

domenica 19 dicembre 2010

Pronti a dubbia partenza

Sto meglio.

Infatti ho l'ansia.

Traduco.
Oggi è stata una giornata-trampolino. Nel senso che, consapevole che domani viva o morta sarò al lavoro, mi sono sbattuta per rientrare in quei binari che da una settimana avevo completamente abbandonato.

Ho ripreso possesso della mia persona, e in particolare del mio apparato digerente, bandendo dal mio corpo ogni prodotto chimico e forzandoci dentro integratore vitaminico, iperico come se piovesse, cibo e liquidi diversi dalla sempiterna vomitevole tisana senza miele.
L'ansia era sul due e non è aumentata.

Ho riaperto la borsa del lavoro, scosso via due ragni e una mummia incaica, e tirato fuori i pacchi di compiti.
L'ansia è andata a otto e settantacinque.

Ho corretto dei temi. Ci ho messo poco. L'ansia è scesa a quattro.

Ho firmato dei 4, 3, 2, 1 di Grammatica e Geografia. Senza finire, causa ansia sette e botta di nervoso omicida nei confronti dei ragazzi. La terza B, ovviamente.

Ho fatto la spesa, la doccia, cena e un po' d'ordine.
L'ansia si è stabilizzata su un sano cinque e lì resterà finchè non avrò ripreso il ritmo domani. Sperando che la mia voce salga di qualche decibel, o tenere buoni i ragazzi sarà al di sopra delle mie possibilità.

Tragicamente, il lavoro non è l'unica occupazione che mi aspetta in questi prossimi giorni.
Per prima cosa, c'è questo funerale a cui devo andare, potete immaginarvi con che cuore.
Poi ci sarà da preoccuparsi del Natale, ma un po' seriamente.
Regali presi, per ora, neanche uno. Albero: no. Presepe: no. Biglietti: no. Panettoni: no.
Disastro.

Possibile calendario impegni natalizi:
24, auguri e regali a Psicozii, Sanguedelmiosangue, Zia Buona, miei.
Cena della Vigilia con mio marito (!)
25, mattina con mio marito (!) e pranzo con il medesimo (!)
26, pranzo di famiglia lato Biosuocera, con cugini e zii piemontesi.
Un giorno da chiarirsi tra Natale e Capodanno, o forse alla Befana: pranzo di famiglia con il lato Biosuocero e Milano varia.
In mezzo: nonne dell'Uomo.
Potrebbe anche funzionare, chissà.

Io ho iperico per 25 giorni a botte di due compresse al giorno. Quindi dovrei farcela.

Non è concepibile

Ecco qua.
La mamma di Puffetta Bruna, una collega di Religione, malata da molto tempo, oggi se n'è andata.

A una settimana giusta da Natale, nemmeno in un romanzo di Dickens. Non che perdere la madre a undici anni sia più sopportabile in un'altra stagione.

Lunedì, rientro a scuola e funerale. Il Gigante intende portarci la classe al completo. Non so cosa pensare. Non so come reagisce una classe di undicenni. Non so cosa faremo se e quando la bimba crollerà. Non so niente.

sabato 18 dicembre 2010

Sotto con l'iperico

Dopo aver saltato cinque giorni di lavoro, un concerto organizzato da mio marito, innumerevoli altri impegni fra i quali anche due colloqui generali scuola-famiglia, mi ritrovo catapultata al sesto giorno di faringite, nel quale sto considerando che
- ho tossito fino a schiantarmi
- ho avuto n ricadute di febbriciattola con mal di testa e ossa rotte
- non provo senso di fame da domenica scorsa pur mangiando pochissimo, in compenso dormo tredici ore al giorno e sono sempre stanca
- se bevo un'altra tazza di tisana vomito tutto quel che ho ingerito dal pranzo di nozze in poi
- ho completamente passato in cavalleria l'esistenza di 67 alunni e un buon numero di colleghi, non preoccupandomi di mandare nemmeno uno straccio di compito da portare avanti in mia assenza
- mi sono arrangiata per non stare nei coglioni all'Uomo che aveva troppo da fare, ma mi sono sentita male e sola troppe ore
- manca una settimana a Natale
- nessun regalo è ancora stato comprato
- mio cugino richiede di venir su a disintossicarsi della sua vita (familiare, sociale, alcoolica, mcdonaldosa)e io ho fisicamente bisogno che lo faccia, ma
- mio cugino a sua volta è malatino e non avrò il tempo fisico di star dietro a un malato
- in tre giorni lavorativi da lunedì a mercoledì devo fare in modo di imbrigliare 67 creature esagitate, farle lavorare a passo spedito, riempirle di compiti delle vacanze e consegnare loro tutti quei famosi pacchi di prove
- i quali pacchi di prove, in buona parte, sono ancora in attesa di correzione
- ho il panico a causa di tutto il lavoro arretrato
- ho l'odio natalizio tipico
- ho l'incubo di andare a lavorare vuota come un sacco vuoto e non avere abbastanza energie per affrontare le belve e gli inevitabili imprevisti della vita lavorativa

Con queste belle premesse, oggi ogni cosa mi fa venire le lacrime agli occhi. Misembra tutto orrendo e difficilissimo.
E' Natale, tutti si aspettano che io collabori e invece io mi sento male e voglio solo rintanarmi a letto. Soli tre giorni di lavoro prima delle lunghissime ferie di quest'anno, quindi è logico che io vada e sia operativa, e invece io mi sento male e voglio solo rintanarmi a letto. Le altre blogger pur stanche e provate fanno alberi di Natale, crostate e cazzo ne so io d'altro, e invece mi sento male e voglio solo rintanarmi a letto. Mio marito appena si riavrà dalle fatiche organizzative del concerto partirà in crociata coi regali di Natale, e invece io mi sento male e voglio solo rintanarmi a letto. Il mio corso buddhista, il decluttering, il mio lavoro, tutti i miei buoni propositi sono andati a farsi benedire, ho avuto energie solo per un pochino di maglia, qualche riga sul mio nuovo blog e un po' di lettura, ora dovrei essere lanciata all'idea di venti giorni di ferie pieni di tempo per me, e invece io mi sento male e voglio solo rintanarmi a letto.
Mia madre sostiene che è il post-Monza. Ovvio che è così. Ma resta il fatto che in questo momento mi pare che ci vogliano delle energie anche per essere preoccupati per papà, e invece io mi sento male e voglio solo rintanarmi a letto.

Che schifo.
Prima di crollare in lacrime pubblicamente e ammettere che non ce la faccio, supplicando il medico di scrivermi due settimane di clinica nelle quali qualcuno si occupi di me integralmente, facendomi mangiare e dormire fino al recupero totale delle forze, compresa riabilitazione psicoterapeutica, doping finalizzato al recupero dell'autostima e coccole consolatorie, posso giocare ancora un'altra carta che, anni fa, nel cuore di un terribile inverno da pendolare, mi ha salvato da morte certa.

Mando l'Uomo in erboristeria e mi faccio comprare dell'iperico. Se non funziona neanche quello, questo blog chiuderà per lutto entro breve. Sto drammatizzando? Non saprei. L'unica cosa che so è che mi sento male e voglio solo rintanarmi a letto.

giovedì 16 dicembre 2010

Vita vissuta in una settimana di mutua

Uno

Tipica telefonata diagnostica a distanza con mio padre.
"Ma di preciso cosa ti senti?"
"Ho la tosse, la febbre, le ossa rotte e poi ho un dolore bruciante nel petto, davanti e dietro."
"Come, dietro? In che punto?"
"In alto, dietro le scapole. In corrispondenza di dove mi fa male davanti."
"Ah, ma quello non c'entra con la tosse, è reumatico."
"Come sarebbe a dire reumatico???"

Prima riflessione: e no, papà, reumatico a chi? Ho trentacinque anni fra un mese!
Seconda riflessione: cazzo, se questi sono i reumatismi, i vecchi fanno proprio una brutta vita...

Due

L'Uomo, prima dichiarazione.
"Io. Adesso. Non mi ammalo. Sia chiaro. Se mi vedi con l'aria rincoglionita sul divano, non dirmi niente, tanto non posso stare a casa.Io fino al 18 non mi posso ammalare."
Seguono due giorni nei quali non entra nemmeno nella stessa stanza dove sono io nè mangia quel che gli cucino. Finchè non lo mando affanculo perchè, se ho cucinato stando in piedi come un'ubriaca e avendo nausea, mi scoccia particolarmente buttar via la roba.
Seconda dichiarazione:
"Ecco. Adesso io arrivo al 19 e mi ammalo. E ti mollo con tutti i regali da comprare, appena sei di nuovo in piedi."
Risposta della moglie, cioè io:
"Non penso proprio. Adesso tu stai benone fino al 26, che c'abbiam da vedere i parenti, poi ti ammali il 27 con la solita prassi di tutti gli altri anni."
Già che abbiam fatto trenta, facciamo trentuno, vi pare?

Tre

Riflessione della donna lavoratrice della classe medioalta, 2010.

"Ma scusa un attimo. Io lavoro, studio, sono sempre fuori, ho una ragazza che mi fa la casa due volte alla settimana e stira, cucino pochissimo, quando sono a casa, a parte leggere e stare al computer, pratico solo l'hobby della maglia che è una cosa pulita e poco ingombrante, e non invito praticamente nessuno. Mio marito, da sveglio, passa in casa due ore al giorno nel corso delle quali è al telefono o al computer o sta mangiando. In una settimana tipo, a parte caricare la lavatrice, stendere, cucinare (io) e lavare i piatti (lui), praticamente non facciamo nessun lavoro domestico.
"Come DIAVOLO è possibile che, se mi ammalo io, la casa si catafotta nel modo più assoluto e nel giro di tre giorni non ci sia più cartaigienica, nè cibo per il cane, nè un pigiama pulito, nè si capisca più dove sono il tavolo e il divano, sepolti dalla roba?
"Ma... allora... quando io dico la fatidica frase "se non ci pensassi io"... sto REALMENTE dicendo che il mio PENSIERO organizzativo domestico è indispensabile, e non sostituibile?"

Quattro

I cinque minuti della casalinga

Stamattina, visto che, gradevole novità, non avevo nell'immediato nè la febbre nè la nausea, e doveva venire la Fata Romena che lunedì non abbiamo fatto venire perchè io stavo troppo male, ho messo in ordine il salotto, la cucina, il bagno e la camera da letto piccola.
Durante questi giri, mentre l'Uomo metteva via alcune cose sue:
"Hai delle mutande da lavare?" gli faccio, mentre carico la lavatrice, consapevole che, se io non ci sto attenta, ogni santa volta che io carico un bucato lui è ancora in pigiama e, appena parte il ciclo tre, mi giro e alle mie spalle c'è la sua biancheria appena smessa, in agguato, che ridacchia.
"No no" mi risponde.
Siccome i giorni di allenamento per lui solitamente sono lunedì e giovedì, io, che ho anche perso il senso del tempo a stare in casa malata, non calcolo che risponde così perchè si è cambiato ieri pomeriggio, dopo aver fatto la doccia in palestra. Schiaccio il tasto start, dò un'ultima occhiata al bagno in ordine, e me ne vado a fare l'aerosol.
Neanche venti minuti dopo, l'Uomo esce di casa. Io ripasso dal bagno. La lavatrice canticchia contenta il suo solito ritmo acquoso. Sul pavimento c'è la borsa da palestra dell'Uomo, che prima non c'era. Aperta e vuota.
E io, cretina, penso che l'abbia messa lì a prendere aria. Poi la aggiro. Dietro, per terra, ci sono calze, mutande, maglietta, braghette e asciugamano della palestra. Fradici di sudore.

Ecco, è per questo tipo di motivi che le donne, anche le più innamorate e meno prevenute, pensano che gli uomini siano una razza inferiore destinata ad estinguersi presto. Molto presto.

mercoledì 15 dicembre 2010

CRISI DI COSCIENZA

Ho un problema, e neanche tanto piccolo.

Ieri ho assistito inorridita a quel che succedeva a Roma. Non fuori dal Parlamento, ma dentro.

E per la prima volta, pur essendo contro la violenza, ho SPERATO che la folla fuori buttasse giù le porte, entrasse e se li mangiasse vivi, i parlamentari.

Ho sperato che le rivolte di piazza si protraessero abbastanza da richiamare l'attenzione di tutti i giornali italiani e stranieri e ho sperato (e su questo mi è andata bene) che ci sarebbe stata, STAVOLTA, ampia documentazione sulla presenza di infiltrati tra i manifestanti, e di poliziotti o altri esemplari delle forze armate inclini all'uso dell'arma da fuoco.

Ricordo a tutti che io sono di Genova.
Non fraintendetemi: a Genova, il poliziotto che ha sparato a Giuliani era un ragazzo terrorizzato chiuso in una camionetta che veniva sfondata a colpi di trave e estintore, lo so, e niente mi dà più fastidio di quelli che nominano il ragazzo ucciso come un eroe o un martire. Era un cazzone violento con un passamontagna in faccia e un estintore in mano. Ma mi dà fastidio anche che per mesi abbiano tentato di insabbiare che il carabiniere gli avesse sparato in faccia: io ero davanti alla televisione quando sono comparse le prime immagini, e il cervello di Giuliani era ordinatamente spruzzato in linea retta dietro la sua testa, non serve essere un esperto in balistica per capire che il proiettile non era per niente arrivato "di rimbalzo dalla grondaia della chiesa".

Quando a scuola mi costringono (e me lo devono chiedere dieci volte, per fortuna non tutte le classi lo fanno) a parlare del G8 di Genova, dico questo e anche che, al carabiniere seduto davanti a Placanica, hanno sfondato la faccia con una trave, nei secondi immediatamente precedenti lo sparo. Che i carabinieri avevano vent'anni e erano isolati e in preda al panico. E dico che in città c'era un clima spaventoso da giorni, con gli elicotteri, i mezzi blindati, le cancellate, i fucili. E che tutti i Genovesi comunque la pensassero erano visibilmente oppressi da questo scenario di guerra.
E che io volevo andare a manifestare il giorno dell'unica manifestazione effettivamente pacifica che ci sia stata, quello in cui la gente ha sfilato per la città con le mani dipinte di bianco, senza un incidente, senza un malore. E che l'Uomo mi ha supplicato di non andarci, ma all'epoca io ero in contatto con diverse organizzazioni più o meno solidali e no global di cui mi fidavo, e ho insistito. Finchè non si è quasi messo a piangere d'angoscia, dicendomi che lui era abituato alla folla degli stadi e delle manifestazioni, e sapeva che la cosa poteva degenerare troppo facilmente. Se fossi andata quel giorno non mi avrebbero torto un capello, in realtà, ma ahimè della manifestazione pacifica del 19 luglio non si ricorda nessuno, visto quel che è successo dopo.

Posso parlare del G8 per un'ora buona, avendo raccolto testimonianze di prima mano sulla polizia che strappava di mano le macchine fotografiche alla gente, e anche sugli schizzi di sangue presenti sui caloriferi del plesso scolastico Diaz - Pertini.
Ma ai ragazzi dico poco e niente, lo stretto indispensabile. E regolarmente mi va via la voce a metà discorso. Ci sono solo altri due argomenti che mi riducono con le lacrime agli occhi e la bocca secca in classe, e sono l'undici settembre e la strage della scuola di Beslan. Per mia fortuna, solo dell'undici settembre sono costretta a parlare perchè è parte integrante del programma. Di Beslan ho parlato una volta sola e mi sono dovuta interrompere diverse volte.

Ora, però, anche se a scuola posso a) non incontrare l'argomento b) evitare di rispondere c) dichiarare che non voglio parlarne d) parlarne in modo assolutamente corretto e neutrale, dentro di me sono veramente in crisi.

Perchè questi giovani che hanno assaltato la Camera io trovo che abbiano ragione, e che anzi la Camera dovremmo assaltarla tutti, che non capisco come sia possibile che siamo arrivati fin qui, fino alle rivolte di piazza, quando c'erano tanti e tanti modi per fermare in modo legale quel che stava succedendo, prima che degenerasse miserabilmente (e a questo punto io odio ben più Napolitano di Berlusconi, potete starne certi), ma che ora che ci siamo, alle rivolte, niente mi darebbe più dolore che vederle interrompersi.

Lapidatemi pure. Vi assicuro che mi sto tormentando parecchio per quel che penso. Però insegno e studio storia, e ho la sensazione che siamo entrati in un certo tipo di congiuntura, e non mi piace. Non mi piace proprio.

OM. Ooom. OOOOMMMMMM.

Stai calma.

Qualcuno si ricorda questo post?

Sì lo so, era agosto.
Di un'estate di merda, ndr.
Comunque ha del patologico, preoccuparsi del Natale ad agosto.

Ne ha anche continuare a insistere con una sociopatica dichiarata sull'invitare i parenti il 24 SERA a cena a Asti, che, con la possibilità non propriamente remota che nevichi, viene a significare che si fermano a dormire e che ce li abbiamo in casa il 25 mattina. (Questo è il marito.)

Ne ha anche progettare di andarsene dai Bimbi Sperduti per tutto il pomeriggio del 25e mollare mio padre da solo, ottenendo così per la miliardesima volta che io sia moralmente costretta a scendere a Genova e non in un orario qualsiasi, ma quando decide qualcun altro. (E questa è la madre.)

E mandare tutti affanculo, diventare fondamentalista islamica invece che buddhista non violenta, no???

Non avevo tutti i torti a essere preoccupata, ad agosto, se non sono bastati cinque mesi di preparazione a scongiurare l'ennesimo Natale in macchina e/o con corse da fare tra una casa e l'altra in mezzo Nord Italia.

Del resto noi abbiamo tentato, pur tra lavoro, organizzazione del concerto, ricovero di mio padre, influenza e casini vari, di invitare i parenti per il 18, a fare un pranzo beneaugurale. I miei (mia madre) si son tenuti liberi (non dubito che avrei ricevuto disdetta cinque ore prima del pasto, tanto mio padre non vuol venire e punto). Mia suocera, che peraltro vedremo il 26, viene da sola il 17 sera a sentire il concerto rock del cognato Chitarrista e si ferma a dormire, quindi ci sarebbe anche. Ma quelli di Milano non possono.

Va bene, ora ho la febbre, quando mi passa sicuramente mi sentirò più ben disposta. Invece che sterminare la famiglia, la manderò a cagare, e andrà tutto bene.

martedì 14 dicembre 2010

auleintempesta featuring Starnone

poichè, duri e puri, abbiamo resistito all'acquisto del decoder, siamo stati puniti con il non poter vedere la quarta puntata di Vieni via con me.
Me la sto guardando su internet ora, complice la febbre.

E così ho scoperto che mi ero persa un elenco che potrebbe figurare come il decalogo di auleintempesta.
Per fortuna, non saprei contare gli insegnanti che conosco che sarebbero pronti a sottoscriverlo.

Elenco del peggio e del meglio della scuola(
legge lo scrittore Domenico Starnone)


La scuola peggiore è quella che si limita a individuare capacità e meriti evidenti. La scuola migliore è quella che scopre capacità e meriti lì dove sembrava che non ce ne fossero.
La scuola peggiore è quella che esclama: meno male, ne abbiamo bocciati sette, finalmente abbiamo una bella classetta. La scuola migliore è quella che dice: che bella classe, non ne abbiamo perso nemmeno uno.
La scuola peggiore è quella che dice: qui si parla solo se interrogati. La scuola migliore è quella che dice: qui si impara a fare domande.
La scuola peggiore è quella che dice: c’è chi è nato per zappare e c’è chi è nato per studiare. La scuola migliore è quella che dimostra: questo è un concetto veramente stupido.
La scuola peggiore è quella che preferisce il facile al difficile. La scuola migliore è quella che alla noia del facile oppone la passione del difficile.
La scuola peggiore è quella che dice: ho insegnato matematica io? Sì. La sai la matematica tu? No. 3, vai a posto. La scuola migliore è quella che dice: mettiamoci comodi e vediamo dove abbiamo sbagliato
La scuola peggiore è quella che dice: tutto quello che impari deve quadrare con l’unica vera religione, quella che ti insegno io. La scuola migliore è quella che dice: qui si impara solo a usare la testa.
La scuola peggiore rispedisce in strada chi doveva essere tolto dalla strada e dalle camorre. La scuola migliore va in strada a riprendersi chi le è stato tolto.
La scuola peggiore dice: ah com’era bello quando i professori erano rispettati, facevano lezione in santa pace, promuovevano il figlio del dottore e bocciavano il figlio dell’operaio. La scuola migliore se li ricorda bene, quei tempi, e lavora perché non tornino più.
La scuola peggiore è quella in cui essere assenti è meglio che essere presenti. La scuola migliore è quella in cui essere presenti è meglio che essere assenti.

Lamentele via blog e incubi ricorrenti

Lato enormemente positivo dei blog: hanno eliminato quasi completamente la necessità di lamentarsi.
Cioè, mi spiego, la telefonata consolatoria alla migliore amica la si fa ancora, ogni volta che c'è qualcosa che va storto.
Ma non è più necessario lamentarsi in ascensore coi colleghi o dal fruttivendolo.
Se hai appena scritto cinquanta righe sul tuo mal di stomaco, quando esci sei purificato.

Un altro lato buono è che lamentandosi via blog non si trattiene sul pianerottolo la vicina che doveva assolutamente levarsi le scarpe e fare pipì, nè si intrattengono amici e ospiti in sala da pranzo con la descrizione delle proprie sfighe gastriche (cosa in cui certe persone che io conosco sono proprio specializzate. Una collega di cui non faccio nemmeno il soprannome, basti sapere che è legnosa e brutta come una creatura delle foreste nordiche, una volta mi ha descritto i pezzettoni del suo vomito. Giuro.)
In effetti, chi passa dal blog può facilmente scansare la descrizione delle sofferenze se non ha voglia di leggersela. Io, per esempio, dopo tre o quattro racconti di parti truculenti e di bimbi trasformati in Linda Blair, che mi hanno dato i sudori freddi, sono diventata bravissima a saltare le parti sanitarie.

Perciò adesso vi metto direttamente tra asterischi le mie lamentele, così potete decidere di leggerle o meno.

***
Sto malissimo. Mi fanno male, andando da sopra a sotto, la testa, gli occhi, le tonsille, i bronchi, lo stomaco, le articolazioni delle ginocchia e delle caviglie.
Ho la tosse E CONTEMPORANEAMENTE la nausea, non vi sto a dire che bello.
Qualcuno stanotte ha giocato a prendermi gli stinchi a mazzate con una sbarra di ferro. E mi ha piantato due chiodi dietro le scapole.
Inoltre ha rimescolato con un bastone PER ORE il delizioso stufato di lenticchie che avevo mangiato ieri sera, usando il mio stomaco come il calderone della strega.

Insomma sono così MALATA che sfido anche Benzina Agricola a battermi.

Il lato interessante è che di testa sono lucida, perchè la febbre adesso è bassa, ma a giudicare da come mi sento i bronchi, verso le quattro di pomeriggio vedrò i draghi e delirerò invocando l'angelo della morte.
***

Finchè sono lucida vi dico due cose.

Una, che "Mangia prega ama" è un libro molto bello, almeno la parte sull'Italia che ho letto stanotte mentre mi rigiravo insonne.
Non che sia una rivelazione, al punto in cui sono io, ma è una conferma. E poi è molto carino vedere l'Italia descritta da una di fuori. Ora passo alla parte su India e Indonesia e poi vi dico.

Due, che ho un'attività onirica che si spiega solo con le pratiche meditative, l'influenza imminente o con una gravidanza (e non è la terza). Cioè tutto quello che vedo di giorno mi si ripropone di notte in modo tumultuoso.
Stanotte, per esempio, quel poco che ho dormito, l'ho passato a girare Roma e Taormina con Liz, la protagonista di "Mangia prega ama".
Le notti precedenti, siccome mi ero sparata varie puntate di "Prison Break", ho corso con Scofield e soci per mezza America.
Devo stare attenta, però, se questa cosa dura, perchè ogni cosa che vedo mi impressiona. L'altra notte, dopo aver visto una puntata in cui il maniaco sessuale evaso da Fox River progetta visibilmente di farsi una donna, ho fatto il mio incubo di quando ero una ragazzina, quello del maniaco che mi prende per i capelli mentre io cerco di scappare. E, come quando ero una ragazzina, mi sono svegliata piangendo e gemendo (una volta in campagna ho urlato e mio padre è accorso e mi ha svegliato di colpo: ho perso un triliardo di neuroni e tre anni di vita per lo choc).
L'Uomo che dormiva al mio fianco, invece, ha russato pacificamente anche quando io mi sono svegliata e asciugata le lacrime, con le palpitazioni.
Menomale, chè alla mia età i neuroni sono già un bene culturale da preservare dal decadimento. E anche gli anni di vita.

Comunque questo, e quando studiavo quello di arrivare alla maturità senza vocabolario di greco, sono i miei incubi ricorrenti. Per dire come si cresceva bene negli anni Ottanta in città, con l'incubo dello stupratore seriale. Oggi va tutto bene visto che, dai recenti fatti di cronaca, apprendiamo che dobbiamo solo aver paura della mamma in pigiama, dello zio, del fidanzato, dei vicini di sotto e delle cugine. Lo stupratore è per definizione straniero e quindi basta mettersi a correre quando si sente una parlata strana. Mica come ai miei tempi, quando la volta che mi son trovata più vicina a farmi un bel giro al pronto soccorso ginecologico il tizio aveva una trentina d'anni ed era chiarissimamente italiano. Ed era IN UNA CHIESA (ma non era un prete eh? dimenticavo, adesso bisogna avere anche paura del parroco).

Poi c'è l'Incubo per antonomasia, quello che mi getta in un terrore senza scampo e mi richiede ore per smettere di pensarci.
La città, la strada o l'autostrada, è completamente buia, come quando salta la corrente in un quartiere (a Genova, con acquazzoni e tempeste di vento, succedeva spesso). Io cammino e so di essere in pericolo o, peggio, di esserci già stata. Ho visto anche un incidente d'auto in una galleria completamente buia, ero lì che guardavo ma sapevo che ero morta.
Se volete vedermi sudare, dovete farmi svoltare all'improvviso di notte con la macchina in una strada coi lampioni spenti.
Ammesso che riesca a parlare, mi esce una vocina tipo agnello moribondo e vi scongiuro di portarmi via.

Bene... ora mi riprovo la febbre, che non dubito sia salita dopo questo giro nel paese dei balocchi.
La prossima volta magari vi racconto il mio sogno più bello, ricorrente pure quello.
Voi ce l'avete, il sogno che ritorna? Finora l'unica che mi viene in mente che ne ha uno è l'Inflessibile.

domenica 12 dicembre 2010

Fiocco bianco su auleintempesta

E' nato un nuovo blog. Anzi, oggi ne sono nati due, complice la mia sempre più impressionante telepatia con Sanguedelmiosangue.

Il mio nuovo prodotto è ancora vuoto e per adesso ammette visitatori solo su invito.
Devo pensare e scrivere per un po' prima di poter pubblicare. Dovrò pensare e scrivere molto di più per decidere chi ammettere. Dovrò pensare e scrivere ancora molto ma molto ma molto di più per decidere se mai abilitare i commenti. Ma non credo che lo farò mai.

Lo scopo è togliere da auleintempesta alcune delle cose più personali. Aprire un discorso nuovo, in un posto dove ci sia lo spazio adatto.

E così, da oggi, c'è Spazio abbastanza.

Esperimento

Faccio uno sperimento, come dice il bambino di LGO.
Domani ci sono i colloqui coi genitori, di due delle mie classi, per un totale di 42 bambini. Ho nove pacchi di prove da correggere.

Ma invece di agitarmi, e invece di correggere, oggi vado a Milano, al pranzo di compleanno del Biosuocero.

Poi tra stasera e domani alle 17 vediamo cosa produco.

In fondo sono una professionista e posso valutare un compito da 4, da 6 o da 9 dandogli un'occhiata, appunto, professionale.
Poi scrivere tutte le correzioni in rosso, apporre e firmare i voti, spiegare gli errori e consegnare le prove ai mostriciattoli verrà in seguito.

Per sicurezza scrivo a matita sul registro, e userò coi genitori esperte perifrasi quali "sto valutando le ultime prove", "pensavo di dargli un sette per la prova di Grammatica" "siamo sul sei" e "non ci siamo, l'ultima prova non raggiunge i risultati minimi previsti".

Mi faccio schifo da sola, ma novembre è sempre stato un mese di merda per i prof di lettere, e quest'anno tra novembre e dicembre avevo troppa carne al fuoco.

A proposito di carne al fuoco, ieri notavo una cosa. Ho il numero 19.000 sul contachilometri, e la macchina l'ho presa nuova a febbraio. Non so se mi spiego.
La collega Iron Maiden di Paesino Blu, con la quale ci siamo raccontate un po' di sfighe familiari, mi ha chiesto come mai i miei non si sono trasferiti qui. Uh cazzo, era un po' che non ci pensavo. Chissà come sarebbe la mia vita se tre estati fa mi avessero dato retta, quando gliel'ho proposto.

Al no definitivo di mio padre, ho risposto: "Credo che stiate facendo uno sbaglio che pagheremo tutti più avanti".

Vangelo.

sabato 11 dicembre 2010

Da ballarsi in mutande

E questo domani mattina, che è domenica e abbiamo tutti diritto ai nostri dieci minuti di follia, scaricatevelo e ballatelo, rigorosamente in mutande, cantando a squarciagola e gesticolando, che vi fa bene alla circolazione e all'umore.

Uoooh. Yeah.

venerdì 10 dicembre 2010

Eeee... cin, sei, sett, otto!!! - Castagna's workout frenzy

Per la serie "rimbocchiamoci le maniche", come sempre quando sono frustrata da una cosa che non posso controllare io cerco di aggiungermene una che invece posso controllare.

Perciò oggi ho portato a termine un compito che era in sospeso da un po'. Dato che il programma Devi Dimagrire Chiattona è in stand-by dall'estate scorsa, e che la stagione adatta per i giri al campo di atletica con l'Inflessibile e le passeggiate con la Diavolessa si è inesorabilmente conclusa, ho seguito l'esempio di Brenda Wanda Rhonda DolceBruna e Guendalina, le mie elegantissime e sportivissime colleghe di Paesino Blu, e sono andata alla Palestra Bene dei Quartieri Alti, quella delle professoresse e delle professioniste di tutta la zona Nord.
In cerca di un impegno fisso che mi garantisca un po' di endorfine, un girocoscia accettabile e soprattutto di non ansimare come una vecchia enfisematosa quando faccio due rampe di scale.

Mentre andavo ho telefonato a Sanguedelmiosangue, fondatore e sovrano del gruppo DDC, e ho constatato per la seconda volta quanto infidi e perfidi (da leggersi scorrettamente "ìnfidi e pèrfidi") siano i miei soci del Movimento per l'Abbattimento del Rotolo di Lardo. Infatti la Diavolessa, regina dell'aperitivo analcolico con schifezze, alla mia domanda "Verresti in palestra con me?" ha risposto una cosa tipo "Ma non me lo sogno neanche". E SDMS, mentre gli annunciavo la mia spedizione di oggi, ha detto testualmente: "Oh mio dio. Ti prego. Non farlo."


Siete delle merde, lo sapete o no?

Ho ignorato bellamente cotali demoni tentatori, ma mentre entravo in palestra una piccola percentuale di me, diciamo il 73,91%, sperava che nell'orario in cui posso io non ci fosse più posto / ci fosse solo sala attrezzi, che io non faccio perchè la aborro / ci fosse solo nuoto per bambini.

Io posso solo dopo le sei e mezza, dato che mangio alle due e, prima che sian trascorse un ragionevole numero di ore dal pasto, fare tre addominali mi causerebbe una nausea apocalittica con sudori freddi e svenimento.

Dopo le sei e mezza, porca vacca, c'è di tutto. Acquagym, Pilates, nuoto libero, aerobica, sala attrezzi, MR1 (che cazzo sarà?), total body, GAG.
Il fatto gramo è che l'unica cosa che realmente vorrei fare è nuotare, ma tra le mestruazioni (non sono proprio il tipo da Tampax e via) e i capelli lunghi da asciugare la vedo male. Tagliare i capelli è escluso, anche se mi piacerebbe molto, perchè i capelli corti, è provato, mi costano mesi di castità forzata (l'Uomo è un troglodita e preferisce la femmina che si può trascinare nella caverna tenendola per la chioma, l'ho scoperto a mie spese, un anno che avevo un taglio corto, da me adorato, con frangetta e mèches rosse).
Tuttavia mi farò coraggio e partirò con un'attività seria, oserei quasi dire tre volte la settimana, senza però cadere nella tentazione dell'abbonamento open che permette di andare "tutti i giorni" (leggi: una volta alla settimana, o nemmeno quella, "tanto posso andare anche domani").

Ora mi immergo nella consultazione di prezzi orari e corsi e poi vi dico.

Bleuargh

Ieri mi sono sentita strana tutto il giorno.
Poi stamattina è affiorata la bolla ed è esplosa.
Come quando hai nausea per ore, tanto che te ne dimentichi quasi e cominci a considerarla normale, poi vomiti di colpo, e pensi: "ah, ecco cosa c'era".

Tenete presente che quando uno vomita non è al massimo della sua lucidità nè della sua eleganza.

Quindi leggete e dimenticate. O non leggete proprio.

Il fatto è che di colpo mi sono sentita stufa marcia. E incazzata.

Ce l'ho con tutte quelle che fanno le artiste. Con quelle che fanno le filosofe. Con quelle che fanno le ipocondriache. Con quelle che fanno le intellettuali di sinistra, le snob di destra, le finte bionde, le finte more, le finte castane. Le vere grigie. Le spirituali. Le disinteressate. Le gattose. Le frigide. Le moraliste. Le frivole. Le zoccole. Le false. Le sciocche.

Ce l'ho con le donne.
Tutte.
Con me stessa, anche, che spesso o sempre rientro in alcune delle categorie sopra accennate.

No, è che io, va bene, non mi dispiace come mi vanno le cose, ho risorse ho coraggio ho pazienza anche quando credevo veramente di non farcela, e ultimamente ho creduto spesso di non farcela.

Ma mi sta scappando completamente di mano una terza media e anche con la prima non va tanto bene.

No.
Non è questo.

Vedi di essere onesta.

E' che non sei riuscita a digerire di scoprire nella stessa settimana che due delle donne che conosci stanno pensando a fare il terzo figlio. Il terzo.

Gesù.

giovedì 9 dicembre 2010

Mah. E una riflessione su Michael Scofield




Stanotte ho avuto le palpitazioni.
Non so se è perchè abbiamo cambiato marca di caffè, se è perchè lunedì c'è il colloquio coi genitori e ho le solite centosessanta prove arretrate da correggere, o se è perchè ieri sera ci siamo interrotti nel punto cruciale tra la prima e la seconda serie di "Prison Break" proprio quando quel grandissimo pezzo di figo di Wentworth Miller e i suoi compagni scappano per i boschi, inseguiti da poliziotti cani ed elicotteri, alla ricerca di un mezzo di trasporto che li faccia arrivare in Messico***.

Ma potrebbe anche essere perchè oggi è il fatidico giorno in cui con l'Uomo dobbiamo andare all'Ikea di Savonera, e l'idea della tangenziale di Torino di giorno feriale mi abbatte, specialmente dopo solo nove giorni dal mio pessimo rendez-vous con la tangenziale di Milano.


Comunque son qui che sorseggio una camomilla. Con la sensazione che ci sia qualcosa di strano.

I suoceri milanesi bloccati a Parigi dal maltempo. Mio cugino sempre più telepatico con me. Le modalità schizofreniche di recupero dalla stanchezza e dall'ansia del viaggetto a Monza, che fanno sì che io alterni iperattività e stanchezza ebete.
Questo strano clima per cui è brutto ma non piove, è inverno ma non fa freddo, è umido ma non c'è nebbia, nevica ma non ghiaccia.

Mah.

Vado a lavorare, va', poi ne riparliamo.

***
Una riflessione su Michael Scofield

Tenete presente che non ho più la televisione, nel senso che i canali sono passati tutti al digitale terrestre, e noi no.
Da giorni in casa Castagna si discute se mettere l'orrenda padella di Sky sul terrazzo o acquistare un nuovo televisore col decoder incorporato. O anche continuare senza tv e alzare la media degli italiani che comprano i quotidiani (quando compriamo il giornale insieme è un salasso: io voglio "La nuova provincia", "La Stampa" e "La Repubblica" mentre l'Uomo legge "Il Secolo XIX", La Gazzetta dello Sport" e "Il Fatto Quotidiano", però compra anche "Il Corriere della Sera" per gli inserti.
Quindi, con più vigore del solito, ci stiamo dedicando alla visione delle serie tv che tanto amiamo.

Dicevo, Michael Scofield, per chi non lo sapesse, è il protagonista di "Prison Break", ed è un ingegnere edile decisamente geniale che si fa arrestare, con lo scopo di entrare in un penitenziario vicino Chicago, in cui suo fratello attende l'esecuzione, e organizzare un'evasione.
A parte l'indiscutibile perfezione fisica di Wentworth Miller, e il fatto che fa una serie di facce pazzescamente simili a quelle di Punta di Diamante quando intuisce la risposta prima che io sappia che domanda sto per fare, c'è da rilevare che il personaggio mi sta schiavizzando psicologicamente come di rado mi era accaduto. E quindi si ribadisce il mio "teorema del Dottor House". Cioè che c'è un tipo di uomo che batte tutti i tronisti e i Brad Pitt del pianeta, almeno per un certo tipo di donne. Ed è l'uomo di intelligenza superiore. Che, nel caso del bellissimo Michael, sia anche arrapante dal punto di vista fisico, è un dettaglio. Il Dottor House è zoppo burbero drogato e non si rade, ma è arrapantissimo. Molti personaggi di Johnny Depp, di George Clooney e di altri attori molto amati dalle signore sono non solo fascinosi, ma anche carismatici dal punto di vista cognitivo.
Il che, secondo me, rappresenta la definitiva sconfitta del maschio non ancora adattato al nuovo ambiente biologico in cui viviamo. Nel quale l'uomo non deve più solo essere forte e coraggioso, e magari sano e bello, ma anche tenero coi figli, poeta nel coreteggiamento, sensibile come una donna, e per di più capace, stimolante e interessante quando parla e quando ragiona.
Perchè le donne, diciamolo pure, sono diventate ORRENDAMENTE esigenti. Almeno quelle che non sono rincoglionite davanti ai programmi della De Filippi.
A noi invece viene ancora fatta la grazia di non dover assolutamente ambire a essere SIA belle SIA intelligenti, perchè quelle così, l'uomo medio ancora le odia. Bella e stop basta e avanza, intelligente e stop anche, anzi è già fastidioso per un certo tipo di uomini.

Così. Ve l'ho detto che è una giornata iniziata strana.

martedì 7 dicembre 2010

Eh eh che amore

Oggi interrogo di grammatica la Puffetta e Fotomodella. La I C è un delirio. Non c'è l'Orso di Pezza, ma tutti gli altri maschi sono presenti e non sanno una cippa, in più fanno casino. Il Furetto si incanta e fa talmente le cose coi piedi che lo butto fuori. Il Terzo Fratello rischia la nota sul diario e continua a guardarmi con un luminoso sorriso. Le bambine chiacchierano, i maschi si dondolano sulle sedie, persino l'Arcangelo Occhiviola è un po' meno attento.

In tutto questo, lei è nel banco che scruta con aria critica la lavagna. Scrive ordinatamente e, cosa strana, mi chiama solo due volte.

La prima per chiedermi se va bene come sta analizzando le parti del discorso:
"Il verbo l'ho analizzato tutto. E' giusto?"
Io dò un'occhiata.
"Sì. Brava. Ma tranquilla, ora l'analisi completa la voglio solo del nome e dell'articolo, il resto mi basta che lo sappiate riconoscere."

Dopo un momento, mi richiama. Inorridita. Con l'aria di una che non potrà mai più fidarsi nè di se stessa nè di me.
"Ma non ho messo la persona! Terza singolare..."
Io le ripeto che per ora non c'è problema.
Mi guarda, ma non è convinta.

Ti adoro, Briciola.

Oh ca**o (nel vero senso del termine)

Dice la mamma che due anni fa ha subito un piccolo intervento fastidioso.

Dice lui che è stato dalla psicologa.

Dicono tutti che la sua classe, pur essendo di piccini, è un covo di minuscole iene.

Dice che lo hanno preso in giro in palestra.

Dice che si scusa tanto che non voleva che non succederà più.

Dice se lo spostiamo dall'ultimo banco.

Io dico che se è vero che se l'è tirato fuori in classe nell'ora della Babbiona di Scienze, se l'è strufugnato e anche misurato col righello nascondendosi dietro i cappotti, anche se è una specie di adorabile cucciolo di leone dallo sguardo un po' disorientato, beh, HOUSTON, ABBIAMO UN PROBLEMA.

E ho pensato due cose, mentre uscivo dall'aula di musica, dove il Gigante mi aveva convocato per mettermi al corrente.

Una, che non avrei mai creduto che quattro giorni in un reparto di cardiochirurgia fossero una bella vacanza in rapporto a quel che stava succedendo a scuola. Anche perchè, se fossi stata a scuola quando è scoppiato questo casino, fisso sicuro che mi chiamavano. Questo ci si guadagna a essere figlia di due medici e sostenere fermamente la necessità del minicorso di educazione sessuale.

E l'altra, che sono troppo vecchia per questo mestiere.
O, comunque, che questo mestiere va troppo più veloce di me.

lunedì 6 dicembre 2010

Castagna 2 maltratta Castagna 1 come suo solito

- Che poi dico: ma se lo sai, che più passano gli anni più ti indurisci e crolli sempre più tardi, perchè cazzo non te li sei presi sul serio 'sti due giorni di ferie in più, che stamattina stai in piedi per finta??? CRETINA!!!

- Ma dai, mercoledì è festa e vedrai che mi riposo...

- Ma sicuro! Solo che ti devo spiegare una cosina, bellezza: tu sai, vero, quante e quali cose possono succedere in DUE scuole, con SESSANTASETTE alunni dai 10 anni e mezzo ai 14 e mezzo, nell'arco di 48 ore...

- ...

- Cazzo fai, adesso, PIANGI?!? IDIOTA!!!!

domenica 5 dicembre 2010

Di cigni, gatti selvatici, cavalieri, fatine e vita fin troppo reale

Rientrata, pubblico i miei appunti. E per oggi basta, che sono in pieno marasma familiare.

Alcune osservazioni sparse sull’ultima settimana

Uno
Per prima cosa, come già varie volte ho detto, io senza gli amici non esisterei.
E lo posso ben dire perché, essendosi ormai i rapporti ridotti, per periodi a volte molto lunghi, a soli messaggini e telefonate, misuro con precisione quanto siano vicine “le mie persone” anche quando non possono essere fisicamente presenti.
Tutti, dalle colonne storiche che hanno scritto a intervalli regolari, da un orario di visita all’altro, più volte al giorno e durante la notte, ai nuovi amici come Noisette, che ha dimostrato la sua conoscenza esauriente della mappa dei ristoranti di Monza, Brugherio etc, o il Nobile Toscano che, con l’imperturbabile aplomb che lo contraddistingue, nel cuore della notte mi ha fornito con un singolo sms indicazioni chiarissime sulla posizione da far adottare a papà per alleggerire il peso sul rachide, che lo tormenta quando è costretto a letto.

Due
I cigni del laghetto dell’ospedale sono enormi. Ma abbastanza beneducati, per esempio quando vogliono un altro biscotto fanno dei versi delicati come quelli di un gattino. E nessuno sa quanto è grosso un pavone e che becco lungo ha, finchè non lo vede da vicino.
Peraltro mi sono chiesta che effetto straziante faccia, agli sfortunati, uscire da un’unità coronarica con pensieri cupi e attraversare un parco silenzioso con i cigni che si lisciano le penne ai bordi dell‘acqua, nella nebbia. Da tagliarsi le vene. Decisamente, io che amo tanto il verde e mi emoziono per mezzo filo d’erba in un’aiuola, ho sempre detestato i parchi degli ospedali, dove sembra che gli alberi e i fiori si impregnino della preoccupazione e della sofferenza delle persone. Persino le maternità hanno dei viali scuri e inquietanti.


Tre

Sono entrata in classe ancora molto nervosa al pensiero di come sarebbe andata con Gatto Selvatico e con la grana, neanche tanto piccola, di dover ancora sentire i suoi genitori (i quali non firmano il diario da mesi, né sotto i voti né sotto le note, ma due righe per protestare che gli ho “scagliato in faccia” un diario le hanno scritte).
Poi ho visto che espressione aveva il ragazzino e ho aperto la bocca per parlare.
E’ finita che mi è uscita una voce molto più dolce di quella che credevo avrei usato, e ci siamo un po’ spiegati, sotto gli occhi attenti della III B.
E’ finita che abbiamo riletto pezzi della sua letterina affettuosa e deciso quali parti andavano sfrondate perché era molto nervoso quando l’ha scritta e quali andavano prese un po’ più seriamente in considerazione.
E’ finita che non lo abbiamo sospeso ma lui sa di aver due note sul registro e questo ci dà un potere che, personalmente, spero di non dover usare (per chi non è del mestiere, alla terza nota disciplinare su registro la sospensione è automatica per regolamento, nella maggioranza delle scuole medie).
E’ finita che il Gigante mi ha dato conferma che, per il suo comportamento dell’altro giovedì, potevamo sospenderlo secco, senza contare le note, e che la preside mi ha dato man forte su tutta la linea e, alla fine, per quanto io di lei ancora diffidi, mi sono fatta un esame di coscienza sul fatto che lei sembra stimarmi e fidarsi di me e non mi mette i bastoni tra le ruote quando lavoro, anzi da quando ha capito che non me ne vado da lì sembra avermi adottato; così quando mi ha chiesto per la quarta volta se eravamo già passate a darci del tu ho ceduto, anche perché proprio non potevo far di nuovo finta di niente. Ora mi resta solo da aspettare di vedere che faccia mi farà l’Inflessibile quando si accorgerà della novità. Non dubito che mi rivolgerà uno di quei suoi sguardi severi che le permettono di stroncare un adolescente con un battito di ciglia, senza neanche aprire la bocca.
E’ finita che sono entrata in presidenza quando è arrivata la madre del Gatto, mi sono seduta con un po’ di paura, ma poi, di fronte alla prima opportunità di parlare, le ho fatto educatamente e senza un’esitazione un culo così, perché non sapeva che suo figlio stava accumulando note sul registro e richiami scritti da quasi tutti i docenti, perché non firmava i voti, perché il bambino era a disagio e stava cercando attenzione e aiuto nel modo sbagliato.
E’ finita con meno sangue sparso di quel che credevo e Gatto Selvatico, che era abbacchiato quanto me il venerdì, negli ultimi giorni è sembrato di nuovo se stesso, ma più composto e meno provocatorio. Speriamo.


Quattro

Sono state settimane pesantissime, e ho a lungo invocato l’arrivo rassicurante di un exalunno o exalunna che mi portasse un po’ di luce da fuori.
Poi lunedì alla penultima ora si è aperta la porta ed è entrato, rifulgendo di notevole splendore, Biondo Cavaliere, della scorsa III C. E dietro di lui Tom Cruise. E dietro di lui Testa di Ricci. E per ultimo Smilzo Carino. Belli, cresciuti (persino Tom Cruise), atletici e con un gran sorriso in faccia, tutti e quattro.
A parte che una o due delle mie bambine di III B si sono scompensate malamente alla vista improvvisa di cotanta fighitudine, io ero a mia volta rossa come un peperone e contentissima. Son cose che fanno piacere, dopo che hai lottato un anno con la classe più stronza che ti sia mai capitata, soprattutto quando viene fuori che son contenti della scuola scelta, che vanno bene e non hanno note sul registro, che sono ancora molto amici tra loro. E poi è così carino notare come, dopo solo tre mesi di superiori, sembrano più adulti nel modo di fare, non solo il Cavaliere e Tom che hanno sempre avuto una gran faccia di bronzo, ma anche Testa di Ricci e Smilzo Carino che erano ancora dei bambini timidissimi, a giugno, e ora sono dei ragazzi disinvolti.
Nell’intervallo di mezzogiorno hanno ripreso possesso del termosifone che era loro postazione ufficiale l’anno scorso, e i ragazzini giravano loro attorno con sguardi rispettosi. E Biondo Cavaliere mi fa: “Santo cielo, prof, ma come sembra diverso… come sono piccoli… guardi quelli!”
Detto mentre passava la Puffetta Bruna di I C, che sembra la dolce Memole, uscita dalla corolla di una petunia tutta rugiadosa dieci minuti fa, con altri due o tre gagnetti di taglia extrasmall.


Cinque

A proposito di graziosi folletti e di fatine dei fiori, io sarò noiosa con la mia storia dell’educazione sessuale alle medie, ma sono stati intercettati in I C bigliettini in cui Vomitino magnificava le proprie dimensioni genitali paragonate a quelle di Arcangelo Biondograno e perciò, con logica inappuntabile, invitava proprio la tenera Puffetta a mettersi con lui. E la Puffetta, duole dirlo, rispondeva per le rime.
Ma, ben più pericoloso, in III A è arrivato un biglietto di una non ancora identificata animuccia gentile di I C che invitava uno dei ragazzi in bagno, “così ti faccio vedere cosa so fare”. Ora, la III B ha degli stangoni furbastri che torreggiano sui compagni, la III C degli armadi con il torace largo come quello dell’Uomo, ma la III A è tristemente famosa per contenere tre o quattro mandrilli da competizione che si fanno belli delle loro esplorazioni su siti internet di cui io, per mia fortuna, manco sospetto l’esistenza e delle loro precoci esperienze sessuali. Uno è il Fratello Fico di Bel Ragazzo che, a differenza del grande che è un timido, ha sempre avuto l’aria di uno che avrebbe usato la sua intelligenza per tutto fuorchè per studiare e la sua bellezza per fare più danno della grandine. Gli altri non so chi siano ma, a detta di Orsetto Lavatore, le bimbe della mia prima non potevano scegliere peggior bersaglio per fare profferte amorose.

Sei
Pare che torniamo a casa, a breve. Niente operazione, il che, a giudicare da come si è comportato papà di fronte a una tutto sommato tranquilla coronarografia, è un bene, perché in ospedale ci impazzisce e ci fa impazzire.
Però il fatto che non lo operino proprio ci dice che il cuore è veramente malmesso.
Comunque adesso, se riusciamo a convincerlo a mangiare, alzarsi solo quando gli danno il permesso e non deprimersi ancora per quarantotto ore, probabilmente tra poco ce ne torniamo alla vita di prima, nella quale, in fondo, lui male non stava.
E così risolveremo il fatto che papà, che soffre di artrosi lombare, tenuto fermo in un letto in una posizione obbligata diventa cattivo con l’universo (devo dire, più con gli altri e con mia madre che con me, ma ignoro il motivo). Che la gatta di papà, ospite dalla Zia Buona e da Frau Blucher, sta fissando la porta d’ingresso da giorni con aria scocciatissima in attesa che la riportino a casa, dove, appunto in un raggio massimo di dieci centimetri dalla persona di mio padre, è solita trascorrere le sue giornate. Che il bagno del residence ha le piastrelle rosso sangue e questo colore così yang mi agita, e magari un bagno rilassante me lo farei volentieri, ma mi sembra di essere immersa in una scena di un film di Dario Argento.
Che mia madre è a) elegantissima e senza un capello fuori posto anche nel freddo umido di Monza o nel caldo torrido dell’ospedale, e senza aver mangiato né dormito, b) lucidissima dal punto di vista medico e c) pazientissima dal punto di vista dell’accudimento ospedaliero, ma poi a casa si perde in un bicchier d’acqua (nella fattispecie, ha tentato di causarsi un cancro fulminante, e probabilmente anche di fare esplodere l’appartamento, usando il microonde come un fornetto normale, e non ha capito minimamente le funzioni delle piastre elettriche).
Che il compagno di camera di mio padre, elegante imprenditore dal cognome ebreo tedesco, di ottima posizione sociale, con la passione del golf e della vela, è un piacevole ed educato conversatore ma tiene il televisore costantemente acceso su Retequattro (quando va bene su Canale Cinque) e a forza di Emilio Fede, “Tempesta d’amore“, Mara Venier, pubblicità martellante, siamo esausti tutti e tre (e poi i commenti spocchiosi di Fede sulle proteste degli studenti contro la Mezza Calzetta Gelmini mi hanno mandato vicinissima a essere intubata d’urgenza per choc anafilattico).
Che con i faretti impietosi del bagno rosso sangue mi sono vista una quantità preoccupante di capelli grigi in cima alla testa e anche un bel po’ di segni di cedimento cellulare sulla faccia, ed è meglio se mi attrezzo per non dimostrare quarantasette anni quando devo ancora farne trentacinque.
Che in questo letto si dorme bene, l’appartamento è silenzioso e confortevole e portarsi il cane è stata un’idea furba perché tiene un sacco di compagnia, ma io devo dormire un paio di notti addosso all’Uomo prima di tornare a lavorare, se no muoio.
A proposito, essendo una stataledimerda, ho deciso che se torno a Asti domenica mi prendo ancora tutto lunedì di ferie. E forse anche martedì.
Non per altro, ma non ho voglia di sapere quale deliziosa fragile bimba di I C ha invitato nei cessi della scuola un rischiosissimo quattordicenne di III A. Mi servono un paio di giorni di recupero, prima.

domenica 28 novembre 2010

Neve

Dormito dieci ore. Poi, la luce biancogrigia tipica delle nevicate.

Tutto sotto controllo, comunque.
AHAHAHAHAHAH! ormai mi faccio ridere da sola. La sola cosa che è sotto controllo è che le gomme da neve sono già montate.
Che casino, giusto la neve mi ci mancava.

Va bene. In arrivo post schizofrenici e altri seri e profondi, politici e scolastici oltre che personali.

Ma un attimo, che da qui a martedì ho un miliardo di cose da finire.

sabato 27 novembre 2010

Eccerto

...perchè è palese che non vedo l'ora, io, di vestirmi andare a cena fuori e a teatro tutta carina e sorridente dopo che

mi sono alzata alle sei
ho cucinato tra le sei e le sette e mezza
sono stata a Genova per un colloquio della durata totale di ore una e mezza con la mia famiglia al completo
sono rientrata
ho quietato due ore
ho litigato con mio marito
mi sono addormentata in lacrime e svegliata col mal di testa

soprattutto visto che la litigata era sulla gestione del nostro tempo insieme
e sulle cose fatte per forza e quelle fatte volentieri

ma va bene...
va solo che bene...

perògiurochequandofiniscequestoincubodegliesamidimiopadrevadoinunalbergoprendounastanzaedormotregiornialzandomisoltantoperpisciare

venerdì 26 novembre 2010

C'ho il piantino represso

Poi con calma vi racconto gli sviluppi di quella che verrà ricordata come La Volta Che La Castagna Ha Perso Le Staffe In Classe.

Ma adesso scusate, ho traversato l'ennesima settimana faticosa, mercoledì sono andata a Genova tutta speranzosa di sentirmi dire che mio padre aveva lasciato perdere ricoveri esami operazioni e invece, porca paletta, sono qui con il residence prenotato, le valigie mezze in opera, le gomme da neve e addirittura (che Allah e Jahveh mi strafulminino, visto che Buddha è un buono) il NAVIGATORE SATELLITARE, pronta a partire per Monza.

E allora adesso mi faccio un bel pianto liberatorio online. Immensamente egocentrato e assolutamente inconsolabile.

Piango perchè:
il mio decluttering
il mio corso di buddhismo
la mia vita sentimental- sessual- coniugal- sociale
le mie passeggiate
i miei buoni propositi di dieta
i miei buoni propositi di palestra
i miei buoni propositi di riordino dentatura e di sedute al centro estetico
il mio romanzo
i miei piani per un controNatale in grado di frenare l'orrenda ondata di organizzazione familiare
la mia partecipazione al cinecircolo
i miei lavori a maglia
si sono drasticamente interrotti dato che per la questione di mio padre non ho più tempo se non per lavorare, dormire poco, star dietro alla vita pratica della casa, curarmi la tosse nervosa la colite la gastrite, e scrivere sul blog (ah quello guai chi me lo leva, potrei morire).

Piango perchè:
non ho potuto invitare Sanguedelmiosangue
non riesco ad andare dallo Zio Fan a mangiare la polenta
non posso partecipare ad alcune cose belle organizzate qui a Asti
i Vertighi, cioè Movie Man e l'Uomo, vogliono fare la monografia su Jane Campion a dicembre e io dovevo lavorarci, scriverla, presentarla e invece non so se ci sarò
non riesco a scambiare quattro parole con l'Inflessibile
sta per nevicare
NON tollero l'idea di andare via senza mio marito
ho paura
ho paura
ho paura

Piango perchè:
mi perdo le classi per strada
mi agito di niente
mi tocca ormai ufficialmente dare del tu alla preside

Piango perchè:
novembre è uno dei tre mesi peggiori nel mio lavoro
se torno a gennaio a scuola chissà cosa cazzo trovo
se torno tra tre giorni o tra sette perchè papà non è stato operato torno sfatta, e con la risacca di tutta l'adrenalina spesa ad aver paura, e starò di merda ma avrò finito i giorni di ferie (però, devo dire, menomale che, se crollo fisicamente, il mio medico che è figlio di un'insegnante mi abbraccia e mi dà tre giorni di riposo, oltretutto dicendomi che conosce tanti insegnanti stressati e che mi capisce... questo è un balsamo per l'anima meglio dei giorni di riposo)

Piango perchè:
mi mancano troppe persone
mi mancano le energie per star dietro alle altre persone

Piango perchè:
negli ultimi cinque anni cazzo se ne ho visti di ospedali
di sale d'attesa
di esami
di ascensori che puzzano di disinfettante
di cappelle deprimenti deserte

Piango perchè:
non so se ce la faccio
non sopporto che proprio quando tocca a mio padre io sia così esausta delle malattie
non sopporto che tutto questo succeda lontano da casa
non sopporto che sia inverno ci sia buio ci sia ghiaccio ci sia nebbia e sia pericoloso tornare, una notte in cui sono affranta, a dormire tra le braccia dell'Uomo
non sopporto l'ansia dell'attesa
non sopporto l'idea che papà stia male
non sopporto che possa morire
non sopporto che qualcuno mi consoli
non sopporto che qualcuno mi aiuti
non sopporto che qualcuno mi lasci sbattere

Piango perchè:
sono stanca di Berlusconi delle sue puttane e dei suoi ministri (basta pietà per favore non se ne può più, è un insulto all'intelligenza leggere certe risposte alle critiche)
sono stanca di sentir dire che gli studenti gli insegnanti e i ricercatori sono dei pecoroni che manifestano senza sapere su cosa protestano
sono stanca di questa Italia
sono stanca di cercare di essere politicamente neutrale a scuola
sono stanca dell'omofobia
sono stanca del razzismo
sono stanca della discriminazione delle donne
sono stanca di insegnare educazione alla cittadinanza e farmi del nervoso pensando a come vanno le cose fuori dall'aula e spesso anche dentro

Piango perchè:
è stata una settimana di merda.

Ma guarda te in che casino ci siam cacciati

Ore sei, finalmente mi alzo dopo una delle nottate peggiori della mia vita.
Ogni due ore mi sono svegliata con un nodo al posto dello stomaco e mille pensieri su quel che è successo ieri.

Il punto è che, in quanto persona, sono pentitissima di aver aggredito e spaventato un ragazzino pieno di problemi.
In quanto persona, sono sbalordita dal suddetto bambino per il bordello che ha fatto, danneggiando prima di tutto se stesso.
In quanto persona, sono incazzata nera con il suddetto bambino per come si è permesso di trattarmi e, siamo onesti, con tutta la III B, perchè sono settimane che ripeto le stesse cose e loro fanno i loro porci comodi, perchè sono stanca di coordinare una classe che invece di andare avanti va indietro e perchè loro sanno che io sono in un momento di merda a livello personale, e sanno anche i motivi, ma non si rendono conto che una delle mie peggiori preoccupazioni è lasciarli per non so quanti giorni e al ritorno trovarli ancora più inselvatichiti, fancazzisti e indietro con il programma.

In quanto professoressa, so che con questo mal di stomaco nervoso non dovrei neanche avvicinarmi a una classe, perchè al prossimo che fa lo stronzo potrei perdere di nuovo le staffe malamente.
In quanto professoressa, so che quel che è successo ieri non può assolutamente essere passato sotto silenzio e quindi dovrò discuterne con il vicepreside e con un imprecisato numero di colleghi che vorranno spiegazioni.
In quanto professoressa, so che, quando oggi arriverò sulla porta della terza, se Gatto Selvatico non fa quel che deve, e cioè scusarsi sentitamente e chiedermi più o meno per favore di restare in classe, io dovrò mantenere fede a quel che gli ho detto ieri e fargli impacchettare le sue cose per mandarlo fuori, con un collega o con le bidelle, e lasciarcelo tre ore.
In quanto persona e in quanto professoressa, preferirei di gran lunga che questo non succedesse.
In quanto persona vorrei scusarmi per ieri, abbracciarlo, farmi raccontare cosa c'è che non va e poi ripartire da capo.
In quanto professoressa vorrei che si scusasse e fosse sinceramente dispiaciuto in modo che anche io possa scusarmi con lui, perchè ho coscienza che è lui che deve fare il primo passo, ahimè, per una questione di ruoli.
In quanto professoressa vorrei che potessimo discutere con calma davanti agli altri di quel che tutti e due abbiamo sbagliato nella situazione di ieri, perchè pubblica è stata la baruffa e pubblica deve essere la spiegazione della medesima.
In quanto persona vorrei non vedere la III B approfittare dell'occasione per perdere mezz'ora di lezione e intervenire a sproposito.

Insomma, quella di oggi promette bene, come giornata.
Per premio, il meteo prevede neve mista a pioggia.

Un flash che mi è tornato in mente in serata. Punta di Diamante ha detto che quando sono andati insieme dalla preside Gatto Selvatico gli ha fatto: "Entra prima tu, che a me girano le scatole" e lui lo ha convinto a entrare, dicendogli: "No, guarda che così ti cacci nei casini. Basta che stai zitto e non dici niente." E poi che in effetti nell'ufficio della preside il Gatto si è comportato bene. Era molto contento, il Diamante, di questo raggiunto risultato educativo. In effetti, nel suo piccolo ieri ha fatto meglio di quanto sia riuscito alla preside e a me messe insieme.

giovedì 25 novembre 2010

Stavolta abbiam sbroccato

Erano giorni che covava.

Due lunedì fa, Grande Puffo, il collega di Tecnica, gli chiede di spostarsi davanti perchè nell'ultima fila non sta lavorando.
Lui fa una mezza scena. Il collega si spazientisce e chiede il diario.
Si rifiuta di portarlo.
Il collega gli mette la nota sul registro.
Nell'intervallo, la F. lo sente distintamente sfanculare Grande Puffo. Grande Puffo sente a sua volta benissimo, ma finge di non aver sentito.

La F. me lo racconta. E aggiunge: "Tu adesso non dirgli niente, è uno strano, chissà cos'altro combina se lo sgridi."
Sì, aspetta, penso io. Sono pur sempre la coordinatrice lì dentro.
Vado in classe e mentre consegno il testo della prova di Storia gli dico, con aria pericolosissima, che non si permetta mai più di sfanculare un suo insegnante. "E ho detto sfanculare. Sono stata chiara o devo usare altri termini più espliciti?"
La classe: "No, prof, è chiarissimo così." Lui bofonchia e io lo zittisco. Arrivo al suo banco e sta ostentatamente contando a mezza voce i professori che gli hanno spaccato i maroni quel giorno: tre.
Io, col sopracciglio sinistro all'estensione massima, non poso la prova sul suo banco.
Lo guardo fisso: "La vuoi la prova? Perchè se continui a borbottare maledizioni e non taci del tutto immediatamente, me la tengo io e ci metto sopra un bel quattro."
A lui Storia piace da matti. E' sempre preparato.
Si zittisce istantaneamente, fa la prova (poi valutata 9) e per quel giorno siamo a posto.

Quel pomeriggio c'è la riunione coi genitori, dopo il consiglio di classe.
Nel consiglio mi viene richiesto dai colleghi di riportare davanti tanto lui che Punta di Diamante, il che come avete forse letto mi dà lo stesso piacere di un attacco di colite. Del resto è vero che Punta di Diamante su di lui ha un effetto positivo, dato che se ti chiami Gatto Selvatico chiaramente è perchè hai qualche problemino di socializzazione.
La mattina del martedì quindi io li faccio spostare. Lui dà in escandescenze, butta giù male il diario, lo zaino, il banco, fa il pazzo. Io lo gelo dicendogli di non fare sceneggiate: risposta semiurlata, "Io non ci voglio venire davanti!!!"
"Io ti avevo spostato, ma i colleghi vogliono che tu ci torni."
"E se le dicono di buttarsi dal ponte, lei ci si butta?"
Ecco, già lì un altro (o io stessa se mi girava storta) poteva prenderlo per il colletto della felpa e scaraventarlo nel fango del parcheggio, dalla finestra. Non so come mai io non batto ciglio e gli ricordo con tono fermo che sono la coordinatrice e in alcune delle cose che faccio rappresento la maggioranza di un gruppo di docenti. Gli vengono le lacrime agli occhi, ma se ne sta.

Dopo uno o due giorni la collega di Inglese, Milady, mi riferisce che lo ha sgridato per i compiti non fatti e lui le ha fatto un gesto con la mano come a dire "stai calmina".
Lei giustamente gli dice che i gesti li può fare a sua sorella. Poi si lamenta con me.
Io vado in classe e gli dico che deve tenere presente che i professori non sono una banda di imbecilli che fanno le cose a caso per sport. Che lui può detestarci quanto vuole, può farsi le bamboline vudù di ognuno di noi e trafiggerle con gli spilloni o incendiarle, ma a scuola deve comportarsi bene altrimenti si autodanneggia come se l'imbecille fosse lui.
Più o meno bofonchiando, se ne sta.

Negli stessi giorni la F. lo butta fuori dall'auditorium dove c'è una presentazione della scuola alberghiera.

Martedì la collega di Arte per ragioni che ignoro cerca la preside per mandarglielo, ma la preside non c'è e lui si salva per un pelo da una nota sul registro.

Passano altri giorni in cui parla costantemente, zittito miliardi di volte continua, al massimo bofonchia, ma non tace. Mai.

Oggi interrogo di Geografia. Giro di domandine di lessico.
Lui ha una felpa verde e nera con il cappuccio e si tira il cappuccio e il colletto praticamente sulla faccia lasciando un piccolo spazio per respirare. Io lì per lì la prendo bene: "Uh, sembri Kenny di South Park." Risata generale, poi però il gioco del cappuccio dura tutto il primo giro di domande, al termine del quale l'ho rimproverato varie volte, poi lo butto fuori.
Nel frattempo anche Punta di Diamante ha scassato abbondantemente i maroni e alla fine dell'intervallo li mando tutti e due a farsi un giro dalla preside, che intanto ho preavvisato.
Quando tornano siamo passati a Grammatica. Il Diamante entra e si siede zitto, Gatto Selvatico entra e scaglia lo zaino.
Io, tuonando dalla cattedra dove sto mettendo dei voti sui diari:
"Ah no eh? Non cominciamo!"
E lui, secco: "SSH!!!"

Quello che state per leggere è un esempio di come un professore non dovrebbe mai, mai mai mai reagire.

Mi si rompe una vena nel cervello. In un lampo di furia accecante, sbatto sul banco di Gatto Selvatico, che è attaccato alla cattedra, il diario che ho in mano, causando un rimbalzo che a momenti lo centra in faccia.
"MA SEI IMPAZZITO????????!!!!!!????? COME TI PERMETTI????? MA COSA CAZZO TI CREDI?????"

Non che questo zittisca lui, ma gli altri sono sconvolti. Non mi hanno mai visto perdere il lume della ragione, fino a oggi. E sì che in tre anni cazziatoni da me ne hanno presi.

Mi ritorna la cognizione di dove sono, di chi sono e di cosa sto facendo.
Afferro il registro, scrivo una nota lunga come tutto lo spazio delle comunicazioni eccezionali, gli strillo "Tu non ti rendi conto che ti cacci in guai MOLTO più grossi di te!"
e lo rispedisco in presidenza. La nota finisce con le parole "Mi rifiuto di tenerlo in classe per stamattina." Anche perchè lui, mentre scrivo, sta ancora recriminando, e mi fa notare che col diario l'ho quasi preso. Io gli dico che può pure denunciarmi perchè non avrei dovuto tirare niente, sta nei suoi diritti, e intanto mi scuso con la classe (faccini tra il terrorizzato e l'avvilito: "no no prof ci mancherebbe"). Poi lo mando via e gli dico che può pure telefonare e farsi venire a prendere perchè nella mia classe oggi non ci rientra (era l'ultima ora).

Dopo un po' si apre la porta, è la preside, con l'aria truce, che lo sorveglia mentre rientra, tutto rosso e in lacrime, a prendere le sue cose, e dice: "Adesso fa un lavoro per me di là."

Io rappezzo un ultimo quarto d'ora di lezione, con i ragazzi che tentano di seguire ma mi interrompono, un po' per consolarmi visto che sono visibilmente mortificata del mio scatto e della baruffa con il Gatto, un po' per dirmi che non capiscono perchè Gatto Selvatico a scuola faccia così, visto che fuori è un'altra persona. Vogliono sapere cosa gli succederà. Io non lo so, non ci voglio pensare, ho una fitta di mal di testa e il groppo in gola, voglio solo finire la lezione e andare a casa.

A un certo punto scivola un foglietto sotto la porta. E' un foglio di quaderno a me indirizzato, con la sua scrittura.

Intestazione:
Castagna
legga cosi mi sospende


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Io oggi non mi sono comportato bene, perchè mi stavo divertendo e la professoressa mi ha cacciato fuori. Poi dopo l'intervallo voleva che andassi dalla preside. Ci sono andato e dopo che mi ha sgridato ero incazzato e mi giravano i coglioni.
(roba sbianchettata) quella là (che se le dico qualcosa ancora s'incazza) cosi me lo prendo nel culo con una altra nota su registro. Io da adesso quando ce la Castagna sto fuori perchè gia mi lancia un diario in faccia. E sarei io a dovermi controllare. Quella è pazza. Se la prossima mi lancia un diario in faccia la prendo a schiaffi. Adesso glielo consegno. Tanto adesso glielo consegno alla Castagna e mi sospende che è pazza.

N.B. Mi tolgo dal corso di latino. scommettiamo che mi mette una nota sul registro e mi sospende?!!

Con affetto


Gatto Selvatico


A quel punto a me era del tutto sbollita. Però ero incredula, come cazzo si fa a peggiorare ancora un guaio simile, ci vuole un certo genio.

E poi, scusate... "con affetto"?
Mi veniva persino da ridere.

Per carità, nonostante il pericoloso picco di pressione alta, leggevo benissimo tra le righe. Per come conosco Gatto Selvatico, so che

a) poteva ampiamente scegliere tra termini ben più pesanti di "pazza". Mi ha usato riguardi che in passato non ha avuto per altri colleghi.
b) "Con affetto" non era poi del tutto ironico, solo un tantino balzano dato il contesto.
c) "mi tolgo dal corso di latino" vuol dire "so che tu ci tieni che io partecipi al corso di latino anche se vado a un professionale, perchè stimi la mia intelligenza, e ti dò una delusione rifiutandomi di imparare"
d) detto dal Gatto o da chiunque altro, "cosi mi sospende" vuol dire "aiutatemi, ho delle grane, sto male e i miei non se accorgono".

Comunque torno dalla preside, le faccio leggere, ci guardiamo con l'aria di aver capito benissimo che c'è bisogno di un intervento di aiuto più che di una punizione. Usciamo insieme dalla presidenza e lui è lì a un tavolo nell'atrio. Con gli occhi iniettati di sangue come se fosse realmente prossimo a prenderci a schiaffi tutte e due.

La preside: "Sei proprio fesso, scusa, se fai così."
Io: "Gatto Selvatico, spiegamela, questa, vuoi essere sospeso? Ti interessa essere sospeso per qualche motivo?"
Lui bofonchia qualcosa da cui si capisce che, con il biglietto, intendeva prendere la terza nota sul registro, dopo la quale la sospensione scatta automatica.
Ci guardiamo attonite.
"Eh beh" commentiamo insieme io e la preside, "Ora sulla sospensione valutiamo cosa fare."
"Domani, per quanto mi riguarda, puoi stare fuori dalla classe. Ti dò la prova, te la vai a fare da un altro collega, da me entri solo se ti comporti in un certo modo, altrimenti peggio per te. Oltretutto le mie materie ti piacciono anche. Così almeno ti rendi conto che a farti buttare fuori ti perdi qualcosa di buono. Ma le mie lezioni bisogna anche meritarsele."
(Bum, lo so. E' una frase che tiro fuori una volta l'anno nei momenti clou, pazienza se è un po' spandimerda, è che funziona, i ragazzi sanno cosa intendo.)
"E per il resto, intanto chiamiamo i tuoi genitori..."
Affonda la testa nelle mani e scoppia in lacrime. Davanti a chiunque passi. Tremando.
Cosa che, a me, fa torcere lo stomaco peggio del suo "SSHH!", dell'aver schiantato di brutto un diario sul suo banco, dell'aver detto "cazzo" in classe.
"Ma scusa un attimo, sono dieci giorni che ti fai riempire di note, buttare fuori, portare in presidenza, e cosa credevi, che a casa non ne avrebbero saputo niente?"
Me ne vado, lo lascio alla preside, perchè sono lì con lo stomaco in mano, le guance viola per l'incazzatura e un gran bisogno di levargli le mani dalla faccia e abbracciarlo forte. Ma non si può.

In classe, Punta di Diamante è preoccupatissimo di cosa c'è scritto nella lettera.
"Ma l'ha insultata prof? L'ha insultata?"
Terremoto è a occhi più pallati del solito e continua a chiedermi:
"Ma non è normale? Ma cosa gli passa per la testa?"
Finalmente suona e se ne vanno.

Breve confronto con la preside e con Orsetto Lavatore.
Macchina.
Sigaretta.
Giro verso le colline, passando sotto casa sua, caso mai non fosse salito in casa e stesse gironzolando.
Spesa.
Rientro a casa.
Pranzo.
Racconto all'Uomo. Lettura del biglietto del Gatto con l'Uomo.
Caffè.
Blog.
Lentamente lo stomaco torna a distendersi. Capisco un certo numero di cose. Credo di sapere come proseguire con il Gatto, ma, a differenza di quel che direi di altri ragazzini, non sono sicura di poter prevedere tutte le sue reazioni. Questa di oggi mi ha proprio colto impreparata.

Si accettano scommesse su domani.