...hai fatto mille commissioni sotto un sole d'agosto, salendo e scendendo dalla macchina la cui temperatura, a ogni nuova sosta, passava da sauna a forno crematorio a interno di un reattore nucleare, e poi hai scaricato la spesa, sei rientrato in casa, ti sei tolto le scarpe, che avevi i piedi gonfi e rossi, le gambe doloranti, e la gola secca e la pelle del viso che tira per il caldo, e sei andato in cucina, hai aperto il frigo e ti sei stappato una bella birra fresca e hai dato due belle golate di delizia amara e refrigerante?
Che suono produci quando stacchi le labbra dalla bottiglia?
AHHHHHHHH!
Ecco. Quel suono lì.
martedì 31 maggio 2011
venerdì 27 maggio 2011
Buaaaaaaaah
Un giorno, che eravamo in vena di fermarci a cazzeggiare fuori dalla scuola, io e Orsetto Lavatore chiacchieravamo con Punta di Diamante, e lui ci fa:
"Quest'anno, prof, l'ultimo giorno di scuola piange."
Parlava di me, che non ho avuto il coraggio di fare la stronza in titanio e dire, come mio solito, "Ma figuriamoci, io NON piango."
Il collega sosteneva che saranno i ragazzi a piangere. Diamante: "Ah, io no."
"Tu piangerai eccome", ha sentenziato Orsetto Lavatore.
E abbiamo scommesso (20 euro lui e 50 io) che il nostro terribile e magnifico alunno butterà lacrime come una fontana l'ultimo giorno di scuola.
Non so se vinceremo la scommessa. Certo è che io, già ora, cerco di non stare troppo a guardare in faccia i ragazzi della III B, sapendo bene che mi sembrerà orrendo vederli andare via. Ma tra il caldo, la faringite che non passa, il lavoro da finire e i soliti mille impegni, onestamente sono piuttosto concentrata e, per evitare di avere l'ansia da esami, tendo a proiettarmi oltre la fine della scuola: ho splendide immagini di mattine in mutande, pomeriggi all'ombra a leggere testi di filosofia buddhista e sere fuori con il marito.
In questi giorni, comunque, noto qualche segno di cedimento in senso affettuoso da parte dei fanciulli. Non parliamo di Terremoto, che da sempre si preoccupa del mio benessere e ultimamente non fa un cazzo, non segue, punzecchia continuamente la compagna di banco Paffutella, ma interviene a intervalli con un rauco: "Oooh ma state zitti, che la prof non ha più voce!!!" quando proprio vede che mi si gonfiano le vene del collo nel tentativo di farmi sentire.

Ma per esempio, l'altro giorno mi han chiesto, era Pasticcino: "Prof, ma noi siamo la prima classe che lei porta dalla prima alla terza, vero?"
"Sì."
L'Urlatrice: "Mamma mia... E non si scorderà mai di noi? Saremo indimenticabili?"
"Ehh... ci sono buone probabilità che non mi dimentichi mai di voi, sì."

Oggi poi volevano sapere quanto sono alti i Pigmei. Ho fatto notare che da quando le tribù non vivono più solo nella foresta, mangiano meglio e hanno più medicine, fisso sicuro che anche i Pigmei stanno aumentando di statura.
"Come voi, no? che, di norma, in media siete più alti dei vostri genitori."
"E anche di lei, prof."
Era Punta di Diamante, che mi guardava con un sorriso tenerissimo.
"Sì. E anche di me."
Oh...
...'fanculo...
...che magone!!!!!!!!!!
"Quest'anno, prof, l'ultimo giorno di scuola piange."
Parlava di me, che non ho avuto il coraggio di fare la stronza in titanio e dire, come mio solito, "Ma figuriamoci, io NON piango."
Il collega sosteneva che saranno i ragazzi a piangere. Diamante: "Ah, io no."
"Tu piangerai eccome", ha sentenziato Orsetto Lavatore.
E abbiamo scommesso (20 euro lui e 50 io) che il nostro terribile e magnifico alunno butterà lacrime come una fontana l'ultimo giorno di scuola.
Non so se vinceremo la scommessa. Certo è che io, già ora, cerco di non stare troppo a guardare in faccia i ragazzi della III B, sapendo bene che mi sembrerà orrendo vederli andare via. Ma tra il caldo, la faringite che non passa, il lavoro da finire e i soliti mille impegni, onestamente sono piuttosto concentrata e, per evitare di avere l'ansia da esami, tendo a proiettarmi oltre la fine della scuola: ho splendide immagini di mattine in mutande, pomeriggi all'ombra a leggere testi di filosofia buddhista e sere fuori con il marito.
In questi giorni, comunque, noto qualche segno di cedimento in senso affettuoso da parte dei fanciulli. Non parliamo di Terremoto, che da sempre si preoccupa del mio benessere e ultimamente non fa un cazzo, non segue, punzecchia continuamente la compagna di banco Paffutella, ma interviene a intervalli con un rauco: "Oooh ma state zitti, che la prof non ha più voce!!!" quando proprio vede che mi si gonfiano le vene del collo nel tentativo di farmi sentire.

Ma per esempio, l'altro giorno mi han chiesto, era Pasticcino: "Prof, ma noi siamo la prima classe che lei porta dalla prima alla terza, vero?"
"Sì."
L'Urlatrice: "Mamma mia... E non si scorderà mai di noi? Saremo indimenticabili?"
"Ehh... ci sono buone probabilità che non mi dimentichi mai di voi, sì."

Oggi poi volevano sapere quanto sono alti i Pigmei. Ho fatto notare che da quando le tribù non vivono più solo nella foresta, mangiano meglio e hanno più medicine, fisso sicuro che anche i Pigmei stanno aumentando di statura.
"Come voi, no? che, di norma, in media siete più alti dei vostri genitori."
"E anche di lei, prof."
Era Punta di Diamante, che mi guardava con un sorriso tenerissimo.
"Sì. E anche di me."
Oh...
...'fanculo...
...che magone!!!!!!!!!!
Etichette:
ahia,
dov'è l'insulina?,
home,
il mio è il mestiere più bello del mondo,
li adoro
giovedì 26 maggio 2011
Il Danno sotto i riflettori e i pensieri della sua prof
Sei super elegante. Ti avvicini per un saluto, bacino bacino, e confessi: “Sono agitatissimo”. In effetti sei color aragosta, sei anche l’unico costretto in una giacca in un pomeriggio di maggio che potrebbe essere d’agosto, ma credo che sia vero, che sei agitato. Anche se sdrammatizzo, e ti dico: “Ma no dai, perché? In fondo son tutti qui per farti i complimenti.” E tu ribadisci: “Sì, ma sono agitatissimo. Anche stamattina, in radio, non riuscivo a parlare.”
Si vedrà alla fine, quando dopo i saluti e i ringraziamenti, dopo i discorsi dell‘assessore, della scrittrice che ha curato il libro, di allenatori e ex giocatori, del medico che ti ha salvato e di tuo padre, dopo la sfilata dei tuoi compagni di squadra, dopo la lettura della mail di congratulazioni e incoraggiamento per la ripresa firmata da Stefano Tacconi e di una lettera splendida di Marcello Lippi, e dopo mille altre cose, finalmente tocca a te.
E dici poche parole, spaventato dal microfono, a denti stretti. Ringrazi chi ha partecipato al tuo recupero. Dici che vorresti tornare a giocare presto. Sembri un topo in trappola, mastichi le parole. Ma per fortuna non insistono a farti domande.
Avverto un disagio profondo, la sensazione che la tua presenza sotto i riflettori, davanti ai giornalisti, sia tutta una faticosa ostentazione fortemente voluta da tuo padre, che da sempre spende soldi per promuoverti nel mondo del calcio e spera, probabilmente, con questa manovra mediatica, di accelerare il tuo rientro sul campo. Mi chiedo quanto ci sia di tua volontà in tutto quel che sta succedendo. Mi chiedo se sei forte, se sei fragile. Mi chiedo come stai.
Poi, come un vero vip, mentre la gente defluisce nella piazza, firmi gli autografi sulle copie del libro. Nel libro ci sono il racconto del tuo incidente, del tuo recupero, della tua vita prima e dopo, ci sono le testimonianze di genitori, amici, parenti, medici, allenatori, e anche di una tua ex prof. E c’è, impressionante per lunghezza, una serie di pagine che sono la stampata letterale dei messaggi sulla pagina Facebook di tuo padre: quelli che scrivevamo prima che riaprissi gli occhi e quelli con cui abbiamo festeggiato il tuo ritorno dopo.
Sono passati dieci mesi. Hai una fidanzata, che ti saluta proprio prima che tocchi a me farmi mettere l’autografo. I tuoi nonni e zii sono commossi. Tuo padre ha percorso la sala avanti e indietro coordinando tutto quel che succedeva, con l’aria tesa. Tua madre è stata in disparte, a sorridere dolcemente.
La collega F. è dovuta scappare via prima e non è riuscita a salutarti, la preside non è venuta, così mi sono avvicinata per portare i loro saluti e raccomandarti di portare a scuola una copia del libro, poi ho visto che firmavi la prima pagina a chi te lo chiedeva e ti ho detto: “Con tutte le firme che ti ho fatto io, adesso fammene un po’ una tu.”
E intanto guardavo la tua mano sinistra scrivere più lentamente di come ricordavo, e mi si stringeva lo stomaco. Poi ho visto la calligrafia, e mi è caduto il cuore in fondo alle scarpe. Eri famoso per la tua scrittura precisissima e regolare, fotocopiavo i tuoi appunti e i dettati scritti da te, se dovevo tenere il testo, perché erano i più facili da leggere, e litigavamo sempre perché non tolleravi di non poter usare il bianchetto sulle prove se c’era da cancellare un minimo sbaffo della biro. Ma io non lascio usare il bianchetto sui compiti in classe, neanche in caso di vita o di morte, e tu ogni volta le provavi tutte per farmi fare un’eccezione alla regola, senza successo.
E ora, le lettere scritte da te non sono scritte da te. Sembra la scrittura di un bambino, un bambino ordinato, ma delle elementari.
Mi si è annodato tutto quanto dentro e ho avuto un attimo di vuoto, mi sono resa conto che me ne stavo andando senza salutare tua madre quando ero già per le scale.
Sono scappata via, letteralmente, nella piazza inondata dal sole ancora caldissimo. Con il libro in mano e il desiderio di convincermi profondamente che è un mio limite professionale fissarmi sulla calligrafia, che non ci devo pensare, che stai bene, che andrà tutto bene. Che a te della scuola non fregava davvero, che ti importa solo del calcio.
Ma intanto volevo trovare qualcuno con cui incazzarmi, perché il mio bambino, il mio alunno in gamba, originale, bellissimo e strafottente, quello dei temi romantici e degli schemini perfetti, ha dovuto ri-imparare a scrivere.
E volevo picchiare qualcuno perché, calcio o non calcio, so che, quando hai ripreso in mano una biro e ti sei accorto che non potevi scrivere come prima, hai pianto.
Maledizione.
Maledizione.
E ora eccoci qua. Con un libro autofinanziato sulla tua carriera calcistica che forse non inizierà mai. Con la certezza che ti ho visto meglio della volta scorsa e che la prossima volta che ti incontrerò ti vedrò ancora migliorato.
E con la tua breve dedica, che sembra scritta da tuo fratello piccolo.
Alla mia prof preferita
Ale
Si vedrà alla fine, quando dopo i saluti e i ringraziamenti, dopo i discorsi dell‘assessore, della scrittrice che ha curato il libro, di allenatori e ex giocatori, del medico che ti ha salvato e di tuo padre, dopo la sfilata dei tuoi compagni di squadra, dopo la lettura della mail di congratulazioni e incoraggiamento per la ripresa firmata da Stefano Tacconi e di una lettera splendida di Marcello Lippi, e dopo mille altre cose, finalmente tocca a te.
E dici poche parole, spaventato dal microfono, a denti stretti. Ringrazi chi ha partecipato al tuo recupero. Dici che vorresti tornare a giocare presto. Sembri un topo in trappola, mastichi le parole. Ma per fortuna non insistono a farti domande.
Avverto un disagio profondo, la sensazione che la tua presenza sotto i riflettori, davanti ai giornalisti, sia tutta una faticosa ostentazione fortemente voluta da tuo padre, che da sempre spende soldi per promuoverti nel mondo del calcio e spera, probabilmente, con questa manovra mediatica, di accelerare il tuo rientro sul campo. Mi chiedo quanto ci sia di tua volontà in tutto quel che sta succedendo. Mi chiedo se sei forte, se sei fragile. Mi chiedo come stai.
Poi, come un vero vip, mentre la gente defluisce nella piazza, firmi gli autografi sulle copie del libro. Nel libro ci sono il racconto del tuo incidente, del tuo recupero, della tua vita prima e dopo, ci sono le testimonianze di genitori, amici, parenti, medici, allenatori, e anche di una tua ex prof. E c’è, impressionante per lunghezza, una serie di pagine che sono la stampata letterale dei messaggi sulla pagina Facebook di tuo padre: quelli che scrivevamo prima che riaprissi gli occhi e quelli con cui abbiamo festeggiato il tuo ritorno dopo.
Sono passati dieci mesi. Hai una fidanzata, che ti saluta proprio prima che tocchi a me farmi mettere l’autografo. I tuoi nonni e zii sono commossi. Tuo padre ha percorso la sala avanti e indietro coordinando tutto quel che succedeva, con l’aria tesa. Tua madre è stata in disparte, a sorridere dolcemente.
La collega F. è dovuta scappare via prima e non è riuscita a salutarti, la preside non è venuta, così mi sono avvicinata per portare i loro saluti e raccomandarti di portare a scuola una copia del libro, poi ho visto che firmavi la prima pagina a chi te lo chiedeva e ti ho detto: “Con tutte le firme che ti ho fatto io, adesso fammene un po’ una tu.”
E intanto guardavo la tua mano sinistra scrivere più lentamente di come ricordavo, e mi si stringeva lo stomaco. Poi ho visto la calligrafia, e mi è caduto il cuore in fondo alle scarpe. Eri famoso per la tua scrittura precisissima e regolare, fotocopiavo i tuoi appunti e i dettati scritti da te, se dovevo tenere il testo, perché erano i più facili da leggere, e litigavamo sempre perché non tolleravi di non poter usare il bianchetto sulle prove se c’era da cancellare un minimo sbaffo della biro. Ma io non lascio usare il bianchetto sui compiti in classe, neanche in caso di vita o di morte, e tu ogni volta le provavi tutte per farmi fare un’eccezione alla regola, senza successo.
E ora, le lettere scritte da te non sono scritte da te. Sembra la scrittura di un bambino, un bambino ordinato, ma delle elementari.
Mi si è annodato tutto quanto dentro e ho avuto un attimo di vuoto, mi sono resa conto che me ne stavo andando senza salutare tua madre quando ero già per le scale.
Sono scappata via, letteralmente, nella piazza inondata dal sole ancora caldissimo. Con il libro in mano e il desiderio di convincermi profondamente che è un mio limite professionale fissarmi sulla calligrafia, che non ci devo pensare, che stai bene, che andrà tutto bene. Che a te della scuola non fregava davvero, che ti importa solo del calcio.
Ma intanto volevo trovare qualcuno con cui incazzarmi, perché il mio bambino, il mio alunno in gamba, originale, bellissimo e strafottente, quello dei temi romantici e degli schemini perfetti, ha dovuto ri-imparare a scrivere.
E volevo picchiare qualcuno perché, calcio o non calcio, so che, quando hai ripreso in mano una biro e ti sei accorto che non potevi scrivere come prima, hai pianto.
Maledizione.
Maledizione.
E ora eccoci qua. Con un libro autofinanziato sulla tua carriera calcistica che forse non inizierà mai. Con la certezza che ti ho visto meglio della volta scorsa e che la prossima volta che ti incontrerò ti vedrò ancora migliorato.
E con la tua breve dedica, che sembra scritta da tuo fratello piccolo.
Alla mia prof preferita
Ale
Etichette:
ahia,
ferite di guerra,
ho paura,
home,
una spada ti trafiggerà il cuore
mercoledì 25 maggio 2011
Buddhist stuff this way
Ciao gente,
una comunicazione di servizio dal mio divano di dolore (lasciamo perdere: non vedo l'ora di tornare a lavorare, da malata chiusa in casa ho fatto quattro miliardi di cose, mi sa che mi riposo di più a scuola).
Visto che stavo sviluppando l'insana abitudine non solo di cianciare di tutto e di più, ma anche di rompervi anche le palle col buddhismo, e visto che qui ormai con le faccende buddhiste si è proprio presissimi e quest'estate sarà pure peggio, vi segnalo una nuova creatura (HA! si sente la Frenci esclamare in sottofondo):
passisullaghiaia.blogspot.com
così almeno di qua restiamo sullo scolastico amichevole e di là approfondiamo, se a qualcuno fa piacere, senza fare strane mescolanze.
Se passate siete i benvenuti, ma, come ho detto, trattasi di blog fortemente tematico, se non interessa è una perdita di tempo.
Per chi si fosse affezionato alle Lune di Castagna e ai consigli lunatico-tibetani, nel nuovo blog ci sarà il link al calendario dell'FPMT.
E dalla redazione di auleintempesta è tutto.
Vado a spararmi dell'altra acqua puzzolente delle terme su per il naso, che è la cosa che ha funzionato di più per guarire.
Besos
una comunicazione di servizio dal mio divano di dolore (lasciamo perdere: non vedo l'ora di tornare a lavorare, da malata chiusa in casa ho fatto quattro miliardi di cose, mi sa che mi riposo di più a scuola).
Visto che stavo sviluppando l'insana abitudine non solo di cianciare di tutto e di più, ma anche di rompervi anche le palle col buddhismo, e visto che qui ormai con le faccende buddhiste si è proprio presissimi e quest'estate sarà pure peggio, vi segnalo una nuova creatura (HA! si sente la Frenci esclamare in sottofondo):
passisullaghiaia.blogspot.com
così almeno di qua restiamo sullo scolastico amichevole e di là approfondiamo, se a qualcuno fa piacere, senza fare strane mescolanze.
Se passate siete i benvenuti, ma, come ho detto, trattasi di blog fortemente tematico, se non interessa è una perdita di tempo.
Per chi si fosse affezionato alle Lune di Castagna e ai consigli lunatico-tibetani, nel nuovo blog ci sarà il link al calendario dell'FPMT.
E dalla redazione di auleintempesta è tutto.
Vado a spararmi dell'altra acqua puzzolente delle terme su per il naso, che è la cosa che ha funzionato di più per guarire.
Besos
lunedì 23 maggio 2011
Storie dell'altro mondo - ma anche dell'altra galassia
Tanto tempo fa vi ho raccontato l'orrenda epopea di una parente, la Cùgia, e del fidanzato trovato in chat... riassumo dicendo che, a sapere cosa poteva mai uscire da una chat, avrei firmato per mettere fuori legge e fuori uso internet, telefoni e telegrafi, a costo di dover tornare ai messi a cavallo e ai piccioni viaggiatori.
In quattro diversi post, questi:
Storie dell'altro mondo 1, 2, 3 e 4
vi ho narrato dello splendido rapporto che si è instaurato tra me e il Coso con cui la Cùgia ha purtroppo diviso gli ultimi nove anni, e che io sospetto delle peggio cose oltre che di essere un cafone maleducato, paranoico e senza attributi (queste cose non le sospetto io ma sono sotto gli occhi di tutti).
Ad oggi la situazione è la seguente.
Lui e lei coabitano ancora coi genitori di lui, al Sud.
La casa che hanno fatto comprare ai genitori di lei è ANCORA in ristrutturazione.
Lui lavora, forse, ma non si sa bene cosa faccia, pare sostituzioni ai caselli autostradali, fatto sta che quando viene su ci sta minimo tre settimane, quindi non pare plausibile che sfrutti delle ferie.
Lei non lavora e non cerca lavoro.
Il nucleo familiare di lui sembra aver perso definitivamente il fratello piccolo che da anni lavora al Nord, ma si è aggiunta una bambina, figlia della sorella grande che, avendo pensato bene di farsi mettere gravida da un altro che si sa prendere le sue responsabilità, è ragazza madre, non lavora, è a casa dei suoi con la bambina e maltratta tutti perchè ci stanno stretti.
La buona notizia è che lui ha dichiarato, dopo nove anni nei quali sosteneva che voleva sposare la Cùgia solo una volta terminata la casa e trovato il posto fisso, che non si sposeranno per ora, per ragioni fiscali. Credo legate al fatto che la disoccupazione te la danno se sei a carico dei tuoi, non se sei capofamiglia. O qualcosa del genere.
La cosa veramente triste è che, alla notizia, la Psicozia, invece di spaccargli la fronte con un ferro da stiro e di usare il suo cadavere per fare saponette alla lavanda, si è dispiaciuta, perchè così vivranno nel peccato.
Il commento è libero e sono ammesse tutte le parolacce che volete.
Poi capite perchè ogni tanto io e Sanguedelmiosangue dobbiamo prendere la mia macchina e scappare lontano da tutto e tutti.
In quattro diversi post, questi:
Storie dell'altro mondo 1, 2, 3 e 4
vi ho narrato dello splendido rapporto che si è instaurato tra me e il Coso con cui la Cùgia ha purtroppo diviso gli ultimi nove anni, e che io sospetto delle peggio cose oltre che di essere un cafone maleducato, paranoico e senza attributi (queste cose non le sospetto io ma sono sotto gli occhi di tutti).
Ad oggi la situazione è la seguente.
Lui e lei coabitano ancora coi genitori di lui, al Sud.
La casa che hanno fatto comprare ai genitori di lei è ANCORA in ristrutturazione.
Lui lavora, forse, ma non si sa bene cosa faccia, pare sostituzioni ai caselli autostradali, fatto sta che quando viene su ci sta minimo tre settimane, quindi non pare plausibile che sfrutti delle ferie.
Lei non lavora e non cerca lavoro.
Il nucleo familiare di lui sembra aver perso definitivamente il fratello piccolo che da anni lavora al Nord, ma si è aggiunta una bambina, figlia della sorella grande che, avendo pensato bene di farsi mettere gravida da un altro che si sa prendere le sue responsabilità, è ragazza madre, non lavora, è a casa dei suoi con la bambina e maltratta tutti perchè ci stanno stretti.
La buona notizia è che lui ha dichiarato, dopo nove anni nei quali sosteneva che voleva sposare la Cùgia solo una volta terminata la casa e trovato il posto fisso, che non si sposeranno per ora, per ragioni fiscali. Credo legate al fatto che la disoccupazione te la danno se sei a carico dei tuoi, non se sei capofamiglia. O qualcosa del genere.
La cosa veramente triste è che, alla notizia, la Psicozia, invece di spaccargli la fronte con un ferro da stiro e di usare il suo cadavere per fare saponette alla lavanda, si è dispiaciuta, perchè così vivranno nel peccato.
Il commento è libero e sono ammesse tutte le parolacce che volete.
Poi capite perchè ogni tanto io e Sanguedelmiosangue dobbiamo prendere la mia macchina e scappare lontano da tutto e tutti.
Bugiardini
Vi ricordate quando andavamo al liceo e ci veniva la febbre? O prendevate (voi, a me non è mai successo) una ciucca apocalittica a una festa? O eravamo mezze anoressiche e con la colite da ansia per gli esami?
Bene, e vi ricordate come affrontavamo questi problemi?
Una bella vomitata, una pera di tachipirina, fughe in bagno a metà mattina, e un po’ di fondotinta per le occhiaie. Per il resto, sempre in piedi, sulla breccia eh? Guai fermarsi, che c’è da recuperare Trigonometria, c’è la programmata di Chimica, c‘è da offrirsi di Filo.
E la sera c’è la festa del fratello del tizio che ti piace da una vita, vuoi non andarci? Oppure la tua migliore amica è in crisi, vuoi non correre da lei?
Insomma, sarà che eravamo giovani e forti, ma ci strapazzavamo ben bene e le malattie o passavano subito annegate in cocktail mortali di aspirine e vodka, o si cronicizzavano e diventavano eterne: la mia compagna di banco ha tossito per cinque anni, due di ginnasio e tre di liceo, e quanto al mio colon, beh, lasciamo stare, però almeno d’estate in costume ero gradevole, così magra.
Fino ai venticinque anni il mio metabolismo prendeva le magagne come un fatto della vita, tipo alzarsi e dire: toh, piove. E andare a lavorare lo stesso.
Poi c’è stato il tracollo cellulare.
Adesso, quando mi ammalo, mi tratto come fossi di vetro: mi metto a letto subito e mi alzo solo quando ce la faccio veramente, sto attenta a cosa mangio, annullo decine di impegni.
E poi, spendo dieci euro di antibiotico e settanta di cure palliative per gli effetti collaterali.
E’ anche vero che vengo da una famiglia di medici il cui motto era: “mettiti a letto, fatti una boule, una minestrina / un giorno di digiuno e stai lì brava, che domani sei guarita”.
Medicine, solo quando era veramente grave. Per mia fortuna quindi quasi mai.
Il mio medico di adesso è così. E’ uno che ti rigira e prende a pattoni come se bruscasse un cavallo, ma ogni volta che mi vede mi sfata un mito:
“Lo sciroppo per la tosse fa bene solo a quelli che lo producono. Mi dici come cazzo fa una cosa che va nello stomaco a curare i bronchi?” (testuale)
“Ma quale acido folico e acido folico. Scopate come ricci e soprattutto NON guardate il calendario.” (testuale)
“Niente Eutirox, niente sale iodato, se la tua tiroide è pigra vorremo mica darle dei vizi, se no poi non produce più niente.”
Insomma, anche il mio medico di ora si rifiuta, la maggior parte delle volte, di darmi dei farmaci, a parte due volte: una era una congiuntivite “della Madonna” (testuale) e un’altra era un’influenza gastrica tale che quando mi ha toccato la pancia (per la verità, mi ci è saltato sopra con due mani e tutto il peso del corpo) mi sono messa a piangere.
Quindi, se stavolta torno a casa con due diversi prodotti e la raccomandazione di prendere “tachipirina come se piovesse” (testuale) evidentemente ‘sto mal di gola è una cosa seria.
Bene, allora adesso sono qui con le mie placche in gola e due prodotti di cui non avevo mai sentito parlare. Così, tanto per sapere se devo prevedere dei casini particolari, leggo i bugiardini.
Riflessioni spontanee in diretta sui maledetti bugiardini
Bugiardino n.1 - antibiotico
1) Intanto, questo funziona per la faringite, la tonsillite, la bronchite, la cellulite e i brufoli. No, non sto scherzando.
C’è scritto.
2) Poi, tra gli effetti collaterali comuni ci sono le cosucce allegre che succedono alle donne quando gli si abbatte completamente la capacità immunitaria, e allora vai di crema intima alla melaleuca, prima che sia troppo tardi e stare seduta diventi un supplizio.
3) Quanto agli effetti gastrointestinali, beh, se una cosa si chiama con termine scientifico Clostridium difficile non deve essere divertente.
4) Beh, almeno la disfunzione erettile a me non può venire.
Bugiardino n. 2 - corticosteroide
1) Questo serve a così tante cose che se lo prendo obbedientemente per tre giorni dovrebbe risolvermi, oltre al mal di gola: la tiroidite, l’allergia respiratoria e la colite. Ma andrebbe a pennello anche se avessi la berilliosi (e che è? Una malattia professionale dei minatori?), la leucemia (corna) o la meningite tubercolare (e che cazzo).
2) Per i tre giorni in cui prenderò questo prodotto risulterò positiva ai test antidoping degli sportivi. (Ma chissà quanti riuscirei a interrogarne, dopata.)
3) Gli effetti collaterali sono spaventosi ma riguardano somministrazioni di lungo periodo, per fortuna.
Lettura incrociata dei bugiardini 1 e 2 per quanto riguarda gli effetti sullo stato di sonno e veglia e sull’umore
Bugiardino 1: sonnolenza, nervosismo, disturbi del sonno, demenza, spersonalizzazione, debolezza emotiva, aumento della libido, euforia
Bugiardino 2: euforia, turbe dell’umore, insonnia, instabilità emotiva, cambiamenti di personalità, depressione grave, episodi psicotici.
In entrambi i foglietti si sconsiglia di guidare… e te credo: chi ha voglia di incontrare una pazza al volante che un po’ si addormenta, un po’ ride da sola, un po’ parla con quattro voci diverse di cui due maschili e una in kirghizo arcaico, piange disperatamente e nel frattempo tenta di sedurre l‘automobilista esterrefatto contro il quale è appena andata a sbattere???
Bene, e vi ricordate come affrontavamo questi problemi?
Una bella vomitata, una pera di tachipirina, fughe in bagno a metà mattina, e un po’ di fondotinta per le occhiaie. Per il resto, sempre in piedi, sulla breccia eh? Guai fermarsi, che c’è da recuperare Trigonometria, c’è la programmata di Chimica, c‘è da offrirsi di Filo.
E la sera c’è la festa del fratello del tizio che ti piace da una vita, vuoi non andarci? Oppure la tua migliore amica è in crisi, vuoi non correre da lei?
Insomma, sarà che eravamo giovani e forti, ma ci strapazzavamo ben bene e le malattie o passavano subito annegate in cocktail mortali di aspirine e vodka, o si cronicizzavano e diventavano eterne: la mia compagna di banco ha tossito per cinque anni, due di ginnasio e tre di liceo, e quanto al mio colon, beh, lasciamo stare, però almeno d’estate in costume ero gradevole, così magra.
Fino ai venticinque anni il mio metabolismo prendeva le magagne come un fatto della vita, tipo alzarsi e dire: toh, piove. E andare a lavorare lo stesso.
Poi c’è stato il tracollo cellulare.
Adesso, quando mi ammalo, mi tratto come fossi di vetro: mi metto a letto subito e mi alzo solo quando ce la faccio veramente, sto attenta a cosa mangio, annullo decine di impegni.
E poi, spendo dieci euro di antibiotico e settanta di cure palliative per gli effetti collaterali.
E’ anche vero che vengo da una famiglia di medici il cui motto era: “mettiti a letto, fatti una boule, una minestrina / un giorno di digiuno e stai lì brava, che domani sei guarita”.
Medicine, solo quando era veramente grave. Per mia fortuna quindi quasi mai.
Il mio medico di adesso è così. E’ uno che ti rigira e prende a pattoni come se bruscasse un cavallo, ma ogni volta che mi vede mi sfata un mito:
“Lo sciroppo per la tosse fa bene solo a quelli che lo producono. Mi dici come cazzo fa una cosa che va nello stomaco a curare i bronchi?” (testuale)
“Ma quale acido folico e acido folico. Scopate come ricci e soprattutto NON guardate il calendario.” (testuale)
“Niente Eutirox, niente sale iodato, se la tua tiroide è pigra vorremo mica darle dei vizi, se no poi non produce più niente.”
Insomma, anche il mio medico di ora si rifiuta, la maggior parte delle volte, di darmi dei farmaci, a parte due volte: una era una congiuntivite “della Madonna” (testuale) e un’altra era un’influenza gastrica tale che quando mi ha toccato la pancia (per la verità, mi ci è saltato sopra con due mani e tutto il peso del corpo) mi sono messa a piangere.
Quindi, se stavolta torno a casa con due diversi prodotti e la raccomandazione di prendere “tachipirina come se piovesse” (testuale) evidentemente ‘sto mal di gola è una cosa seria.
Bene, allora adesso sono qui con le mie placche in gola e due prodotti di cui non avevo mai sentito parlare. Così, tanto per sapere se devo prevedere dei casini particolari, leggo i bugiardini.
Riflessioni spontanee in diretta sui maledetti bugiardini
Bugiardino n.1 - antibiotico
1) Intanto, questo funziona per la faringite, la tonsillite, la bronchite, la cellulite e i brufoli. No, non sto scherzando.
C’è scritto.
2) Poi, tra gli effetti collaterali comuni ci sono le cosucce allegre che succedono alle donne quando gli si abbatte completamente la capacità immunitaria, e allora vai di crema intima alla melaleuca, prima che sia troppo tardi e stare seduta diventi un supplizio.
3) Quanto agli effetti gastrointestinali, beh, se una cosa si chiama con termine scientifico Clostridium difficile non deve essere divertente.
4) Beh, almeno la disfunzione erettile a me non può venire.
Bugiardino n. 2 - corticosteroide
1) Questo serve a così tante cose che se lo prendo obbedientemente per tre giorni dovrebbe risolvermi, oltre al mal di gola: la tiroidite, l’allergia respiratoria e la colite. Ma andrebbe a pennello anche se avessi la berilliosi (e che è? Una malattia professionale dei minatori?), la leucemia (corna) o la meningite tubercolare (e che cazzo).
2) Per i tre giorni in cui prenderò questo prodotto risulterò positiva ai test antidoping degli sportivi. (Ma chissà quanti riuscirei a interrogarne, dopata.)
3) Gli effetti collaterali sono spaventosi ma riguardano somministrazioni di lungo periodo, per fortuna.
Lettura incrociata dei bugiardini 1 e 2 per quanto riguarda gli effetti sullo stato di sonno e veglia e sull’umore
Bugiardino 1: sonnolenza, nervosismo, disturbi del sonno, demenza, spersonalizzazione, debolezza emotiva, aumento della libido, euforia
Bugiardino 2: euforia, turbe dell’umore, insonnia, instabilità emotiva, cambiamenti di personalità, depressione grave, episodi psicotici.
In entrambi i foglietti si sconsiglia di guidare… e te credo: chi ha voglia di incontrare una pazza al volante che un po’ si addormenta, un po’ ride da sola, un po’ parla con quattro voci diverse di cui due maschili e una in kirghizo arcaico, piange disperatamente e nel frattempo tenta di sedurre l‘automobilista esterrefatto contro il quale è appena andata a sbattere???
domenica 22 maggio 2011
E mo'?
Granuli omeopatici, aerosol con antibiotico, vitamine, fermenti lattici, aspirina, lavaggio del naso con orrida acqua termale all'uovo marcio, diffusore con oli essenziali, mi manca solo un intervento chirurgico per poter dire di averle tentate tutte, oggi. Se quando mi sveglio domani ho ancora la gola gonfia e lo spazio tra gola e naso completamente ostruito, mi dite come faccio a interrogarne una trentina?
No, perchè domani devo veramente interrogarne una trentina.
No, perchè domani devo veramente interrogarne una trentina.
venerdì 20 maggio 2011
Fenomeni
Oggi ho interrogato ventitre persone di storia a tappeto in seconda e tre per mezz'ora ciascuna sulla ricerca in terza. Poi ho fatto l'Eneide in prima. Poi avanzavano dieci minuti, e i miei primini sanno che sono estasiata dai loro recenti exploit, per cui ci hanno provato:
"Facciamo il gioco del telefono?"
E io, colta da un raptus, mi invento sui due piedi un nuovo gioco.
Che richiede doti di improvvisazione ancora maggiori del fingere una telefonata come se dall'altra parte ci fosse qualcuno.
Vi presento
LE
TELEFONATE
IMPOSSIBILI
- Cassandra telefona ai Troiani di stare attenti che il cavallo di Troia è un trucco
- Agamennone telefona a Achille di consegnargli Briseide
- Ettore chiama Andromaca dal campo di battaglia
- Menelao chiama Paride e si fa passare Elena (meglio di no, perchè poi dovrei sdoganare la parola Troia scritta con la minuscola, e in effetti come non inserirla nel dialogo?)
etc etc
Dovete capire che in una classe di venti ce ne sono sempre un paio che si buttano. Ma perchè due si buttino, e alla prima, senza preparazione, esca fuori una cosa del genere di quella che ora vi riporto, bisogna avere in classe dei talenti naturali.
Ulisse telefona a Penelope dall'isola di Ogigia
Interpreti:
lo Scoiattolo nel ruolo di Ulisse
Teppa Gentile nel ruolo di Penelope
TG: "Pronto?"
lS: "Pronto, sono Ulisse!"
TG: "..."
lS: "Pronto? Non mi riconosci?"
TG: "No."
lS: "Ma sono tuo marito!"
TG: "Non sapevo di avere un marito."
lS: "E io non so di avere una moglie, guarda!"
TG: "Va beh... Ma tu adesso dove sei?"
lS: "A Ogigia."
TG: "E a far cosa?"
lS: "No, sono qui con una ninfa, Calipso..."
TG: "Ah! Bravo!"
lS: "Eh, mi tiene prigioniero."
TG: "See see. E quando vieni a casa?"
lS: "E non lo so, quando vengo..."
TG: "No scusa, c'hai un figlio, comunque."
lS: "Sì."
TG: "Come si chiama?"
lS: "Telemaco."
TG: "Ah vedi che te lo ricordi."
lS: "Eh..."
TG: "E allora? Vieni a casa?"
lS: "Eh... ma la ninfa, qui, mi ha offerto l'immortalità."
TG: "..."
lS: "Hai capito?"
TG: "... L'immortalità?"
lS: "Eh, sì, l'immortalità."
TG: "L'immortalità."
lS: "...ed è pure una bella gnocca."
TG: "Aspetta. Stai paragonando la ninfa Calipso a... me?"
lS: "Sì!"
TG: "No..."
lS: "Eh sì, e poi l'immortalità..."
TG: "L'immortalità. L'immortalità."
lS: "Eh sì. Cosa dici?"
TG: "Dico che adesso: tu vieni a casa; io ti schiaccio con la macchina; e poi vediamo."
"Facciamo il gioco del telefono?"
E io, colta da un raptus, mi invento sui due piedi un nuovo gioco.
Che richiede doti di improvvisazione ancora maggiori del fingere una telefonata come se dall'altra parte ci fosse qualcuno.
Vi presento
LE
TELEFONATE
IMPOSSIBILI
- Cassandra telefona ai Troiani di stare attenti che il cavallo di Troia è un trucco
- Agamennone telefona a Achille di consegnargli Briseide
- Ettore chiama Andromaca dal campo di battaglia
- Menelao chiama Paride e si fa passare Elena (meglio di no, perchè poi dovrei sdoganare la parola Troia scritta con la minuscola, e in effetti come non inserirla nel dialogo?)
etc etc
Dovete capire che in una classe di venti ce ne sono sempre un paio che si buttano. Ma perchè due si buttino, e alla prima, senza preparazione, esca fuori una cosa del genere di quella che ora vi riporto, bisogna avere in classe dei talenti naturali.
Ulisse telefona a Penelope dall'isola di Ogigia
Interpreti:
lo Scoiattolo nel ruolo di Ulisse
Teppa Gentile nel ruolo di Penelope
TG: "Pronto?"
lS: "Pronto, sono Ulisse!"
TG: "..."
lS: "Pronto? Non mi riconosci?"
TG: "No."
lS: "Ma sono tuo marito!"
TG: "Non sapevo di avere un marito."
lS: "E io non so di avere una moglie, guarda!"
TG: "Va beh... Ma tu adesso dove sei?"
lS: "A Ogigia."
TG: "E a far cosa?"
lS: "No, sono qui con una ninfa, Calipso..."
TG: "Ah! Bravo!"
lS: "Eh, mi tiene prigioniero."
TG: "See see. E quando vieni a casa?"
lS: "E non lo so, quando vengo..."
TG: "No scusa, c'hai un figlio, comunque."
lS: "Sì."
TG: "Come si chiama?"
lS: "Telemaco."
TG: "Ah vedi che te lo ricordi."
lS: "Eh..."
TG: "E allora? Vieni a casa?"
lS: "Eh... ma la ninfa, qui, mi ha offerto l'immortalità."
TG: "..."
lS: "Hai capito?"
TG: "... L'immortalità?"
lS: "Eh, sì, l'immortalità."
TG: "L'immortalità."
lS: "...ed è pure una bella gnocca."
TG: "Aspetta. Stai paragonando la ninfa Calipso a... me?"
lS: "Sì!"
TG: "No..."
lS: "Eh sì, e poi l'immortalità..."
TG: "L'immortalità. L'immortalità."
lS: "Eh sì. Cosa dici?"
TG: "Dico che adesso: tu vieni a casa; io ti schiaccio con la macchina; e poi vediamo."
Etichette:
home,
il mio è il mestiere più bello del mondo,
li adoro
Eh
Succede che la prima ricerca che sentiamo è sul processo di Norimberga.
Succede che si parla di Mengele, degli esperimenti sui prigionieri.
Succede che si divaga parlando de "I ragazzi venuti dal Brasile" e io gli racconto la trama.
Scatta la domanda sulla clonazione.
Che io ho già spiegato tempo fa parlando degli OGM, ma va beh, la rispiego.
Si vede che all'idea di Hitler clonato stanno molto più attenti, perchè la capiscono, stavolta.
L'Incontenibile: "Cioè potrei avere un figlio uguale a me?"
L'Urlatrice, con l'espressione stupefatta e estasiata di quello che aveva sotto il naso la cura per il cancro e se ne accorge adesso:
"Ma quindi, prof... potremmo clonare Cristiano Ronaldo???!!!???"
Io: "Sì, umm, dici tipo uno per ciascuna?"
Eh.
Succede che si parla di Mengele, degli esperimenti sui prigionieri.
Succede che si divaga parlando de "I ragazzi venuti dal Brasile" e io gli racconto la trama.
Scatta la domanda sulla clonazione.
Che io ho già spiegato tempo fa parlando degli OGM, ma va beh, la rispiego.
Si vede che all'idea di Hitler clonato stanno molto più attenti, perchè la capiscono, stavolta.
L'Incontenibile: "Cioè potrei avere un figlio uguale a me?"
L'Urlatrice, con l'espressione stupefatta e estasiata di quello che aveva sotto il naso la cura per il cancro e se ne accorge adesso:
"Ma quindi, prof... potremmo clonare Cristiano Ronaldo???!!!???"
Io: "Sì, umm, dici tipo uno per ciascuna?"
Eh.
Etichette:
fuori carreggiata di brutto,
home,
meeow,
ullallà
Invidiatemi
Ho fatto studiare i verbi irregolari ed erano cinque pagine.
Ho fatto due domande per ogni pagina.
Ho dato un punteggio di uno ai verbi più semplici e di due a quelli più difficili, così si arrivava a un totale di venti.
"Prof... ma se uno prende venti????"
"Euh là, bisogna vedere se ci arrivate."
Dopo i primi giri di domande sudavo freddo: l'Arcangelo Biondograno era a dodici.
La settimana scorsa, dato che il tempo ormai scarseggia, ho finito l'interrogazione in forma scritta: cioè, ho stilato una prova individuale, quindi mi sono preparata ventun diversi foglietti e su ognuno ho messo le domande che a ciascuno mancavano, sulle rispettive pagine dei verbi, tutte con le opzioni da un punto e da due punti.
Sembra una belinata? Che Dio mi strafulmini, non lo rifaccio mai più. Per per finire in tempo ho dovuto farne preparare più della metà a Punta di Diamante, con la scusa che lui scrive bene e chiaro (in realtà era, penso, l'unico di terza a cui potessi spiegare cosa doveva fare una volta sola e poi tenerlo alla cattedra a compilare le prove mentre io spiegavo il Giappone ai suoi compagni. Ovvio che nel frattempo lui, essendo appunto lui, stava ANCHE imparando cose sul Giappone).
Poi mi son messa a correggere quel che i primini avevano fatto. Situazione: pausa pranzo tra l'ultima lezione e QUATTRO ore quattro di corso sulla lavagna multimediale, caldo atroce, pranzo composto da pane integrale homemade e formaggino, acqua sgasata, uno scazzo atomico e un filo di mal di testa.
Belìn. Dopo venti minuti saltellavo per la sala prof come una bambina la mattina di Natale.
Ho firmato un undici, due dodici, un tredici e due quattordici. E il bello è che li ho anche riportati sul registro, in questa forma: (14) 10 e lode.
Aspetta di vedere le facce quando li consegno.
Ho fatto due domande per ogni pagina.
Ho dato un punteggio di uno ai verbi più semplici e di due a quelli più difficili, così si arrivava a un totale di venti.
"Prof... ma se uno prende venti????"
"Euh là, bisogna vedere se ci arrivate."
Dopo i primi giri di domande sudavo freddo: l'Arcangelo Biondograno era a dodici.
La settimana scorsa, dato che il tempo ormai scarseggia, ho finito l'interrogazione in forma scritta: cioè, ho stilato una prova individuale, quindi mi sono preparata ventun diversi foglietti e su ognuno ho messo le domande che a ciascuno mancavano, sulle rispettive pagine dei verbi, tutte con le opzioni da un punto e da due punti.
Sembra una belinata? Che Dio mi strafulmini, non lo rifaccio mai più. Per per finire in tempo ho dovuto farne preparare più della metà a Punta di Diamante, con la scusa che lui scrive bene e chiaro (in realtà era, penso, l'unico di terza a cui potessi spiegare cosa doveva fare una volta sola e poi tenerlo alla cattedra a compilare le prove mentre io spiegavo il Giappone ai suoi compagni. Ovvio che nel frattempo lui, essendo appunto lui, stava ANCHE imparando cose sul Giappone).
Poi mi son messa a correggere quel che i primini avevano fatto. Situazione: pausa pranzo tra l'ultima lezione e QUATTRO ore quattro di corso sulla lavagna multimediale, caldo atroce, pranzo composto da pane integrale homemade e formaggino, acqua sgasata, uno scazzo atomico e un filo di mal di testa.
Belìn. Dopo venti minuti saltellavo per la sala prof come una bambina la mattina di Natale.
Ho firmato un undici, due dodici, un tredici e due quattordici. E il bello è che li ho anche riportati sul registro, in questa forma: (14) 10 e lode.
Aspetta di vedere le facce quando li consegno.
martedì 17 maggio 2011
No time for losers
La polvere si sollevava sotto i talloni dei prodi Mirmidoni lanciati all’assalto.
I tenaci Troiani attendevano il loro turno, sotto i raggi di un caldo sole primaverile.
Le ninfe dalle membra pallide si arrotolavano la maglietta, fissandola con un nodo, per scoprire il fianco virginale allo sguardo cupido dei Danai assetati di vittoria.
Divinità dallo sguardo severo, riunite sotto un tendone, osservavano le partenze e gli arrivi decretando i vincitori.
Ovunque giovani virgulti intenti a riscaldare i muscoli e fanciulle dalle guance accaldate che sorseggiavano Estatè scostando i riccioli sudati dal viso.
Insomma, oggi c’erano le gare per festeggiare l’iniziativa sullo sport pulito che l’associazione Libera, la Guardia Forestale e un gruppo di campioni e ex campioni nazionali e olimpionici stanno portando in giro per le scuole.
Un bel vedere, tutti questi ragazzi con la maglietta bianca, nel verde verdissimo del campo sportivo dopo le recenti piogge, con un cielo blu intenso sopra.
E sul podio abbiamo avuto, al terzo posto per le femmine di terza media, Bahama Girl che ha corso capelli al vento come una piccola dea Iris, due dei Minion e precisamente gli Arcangeli Occhiviola e Biondograno (terzo e primo posto fra i maschi di prima media), e due dei grandi, nelle persone di Cuba Caliente e Punta di Diamante (terzo e primo dei maschi di terza).
Grande divertimento, un po’ di musica, sacchettini con regali vari per tutti, foto dei vincitori, guancine rosse rosse per la corsa e per il sole.
Oh, beh, abbiamo anche totalizzato tre vomitate, una storta, una capocciata per terra e due malori, di cui uno finito in ricovero, ma su quasi duecento bambini non ci si lamenta, e uno dei due ragazzi del 118 presenti alla gara era così carino che sospetto che Piccola Dorritt abbia simulato un collasso per essere da lui accudita.
Invece le è toccato venire in classe con me e poi farsi portare a casa dalla nonna, salvo rientrare, decisamente più sana, al pomeriggio per fare due ore di Latino.
E appostarsi ad aspettare Timido Carino che tornava verso il campo per l’allenamento di calcio.
E’ quasi estate. L’anno prossimo cerco di finire il programma in anticipo, così a questa stagione li tengo fuori con la scusa dell’educazione ambientale.
E poi oggi li guardavo, i piccini non sono mica più tanto piccini, almeno non come quando sono arrivati.
E i grandi sono ormai già così lontani, già prede del futuro che li aspetta. Mi s’è fidanzato anche l’Incontenibile, con una biondina fragile, lui che è moro moro e grande come una giovane quercia.
Penso significhi che è ora di mandarli alle superiori.
I tenaci Troiani attendevano il loro turno, sotto i raggi di un caldo sole primaverile.
Le ninfe dalle membra pallide si arrotolavano la maglietta, fissandola con un nodo, per scoprire il fianco virginale allo sguardo cupido dei Danai assetati di vittoria.
Divinità dallo sguardo severo, riunite sotto un tendone, osservavano le partenze e gli arrivi decretando i vincitori.
Ovunque giovani virgulti intenti a riscaldare i muscoli e fanciulle dalle guance accaldate che sorseggiavano Estatè scostando i riccioli sudati dal viso.
Insomma, oggi c’erano le gare per festeggiare l’iniziativa sullo sport pulito che l’associazione Libera, la Guardia Forestale e un gruppo di campioni e ex campioni nazionali e olimpionici stanno portando in giro per le scuole.
Un bel vedere, tutti questi ragazzi con la maglietta bianca, nel verde verdissimo del campo sportivo dopo le recenti piogge, con un cielo blu intenso sopra.
E sul podio abbiamo avuto, al terzo posto per le femmine di terza media, Bahama Girl che ha corso capelli al vento come una piccola dea Iris, due dei Minion e precisamente gli Arcangeli Occhiviola e Biondograno (terzo e primo posto fra i maschi di prima media), e due dei grandi, nelle persone di Cuba Caliente e Punta di Diamante (terzo e primo dei maschi di terza).
Grande divertimento, un po’ di musica, sacchettini con regali vari per tutti, foto dei vincitori, guancine rosse rosse per la corsa e per il sole.
Oh, beh, abbiamo anche totalizzato tre vomitate, una storta, una capocciata per terra e due malori, di cui uno finito in ricovero, ma su quasi duecento bambini non ci si lamenta, e uno dei due ragazzi del 118 presenti alla gara era così carino che sospetto che Piccola Dorritt abbia simulato un collasso per essere da lui accudita.
Invece le è toccato venire in classe con me e poi farsi portare a casa dalla nonna, salvo rientrare, decisamente più sana, al pomeriggio per fare due ore di Latino.
E appostarsi ad aspettare Timido Carino che tornava verso il campo per l’allenamento di calcio.
E’ quasi estate. L’anno prossimo cerco di finire il programma in anticipo, così a questa stagione li tengo fuori con la scusa dell’educazione ambientale.
E poi oggi li guardavo, i piccini non sono mica più tanto piccini, almeno non come quando sono arrivati.
E i grandi sono ormai già così lontani, già prede del futuro che li aspetta. Mi s’è fidanzato anche l’Incontenibile, con una biondina fragile, lui che è moro moro e grande come una giovane quercia.
Penso significhi che è ora di mandarli alle superiori.
Etichette:
chariots of fire,
home,
il mio è il mestiere più bello del mondo
domenica 15 maggio 2011
Eccoli
Stasera vado a vederli coi miei occhi.
Perchè non era uno scherzo. Erano veri, erano persone.
Sui barconi, a rischio di morire, e poi chissà come fino a qui, sopra casa mia, praticamente, e coi documenti in ordine, lo status di rifugiati riconosciuto dai trattati internazionali che li protegge dal rimpatrio, dal carcere, dal centro di prima accoglienza, perfino dai leghisti.
Parlano inglese, mi hanno detto. Qualcuno ha parenti in Germania, che poi forse raggiungerà. Un dottore loro compatriota lavora qui all'ospedale.
Il più piccolo di tutti ha soltanto cinque mesi.
Chissà dove andrà, cosa gli racconteranno del suo popolo e della sua terra.
Perchè non era uno scherzo. Erano veri, erano persone.
Sui barconi, a rischio di morire, e poi chissà come fino a qui, sopra casa mia, praticamente, e coi documenti in ordine, lo status di rifugiati riconosciuto dai trattati internazionali che li protegge dal rimpatrio, dal carcere, dal centro di prima accoglienza, perfino dai leghisti.
Parlano inglese, mi hanno detto. Qualcuno ha parenti in Germania, che poi forse raggiungerà. Un dottore loro compatriota lavora qui all'ospedale.
Il più piccolo di tutti ha soltanto cinque mesi.
Chissà dove andrà, cosa gli racconteranno del suo popolo e della sua terra.
Polvere
Non starò adesso a spiegare perchè questa volta non mi son data il tempo di godere il profumo della casa di montagna, di inspirare a fondo l'aria dei pini e di sentire il vento fresco, l'odore di fiori. E invece ho scaricato il cugino e ho svuotato l'auto dai bagagli e poi l'ho girata verso valle e sono scappata via.
Diciamo che è chiaro che da quest'anno sarà tutto diverso.
E ora eccomi alla domenica tipica. Tra l'altro, grigiastra.
E al conteggio spietato degli errori (tantissimi) fatti nelle prove Invalsi (quelle vere) dalla mia prima. E alla correzione delle ricerche di terza (oggi però faccio quelle di geografia, di storia non ci provo nemmeno).
Un'altra settimana. Un'altra estate in arrivo, e io sto ancora cambiando le medicazioni di quella precedente.
Non mi cercare, che non mi riconoscerai.
sabato 14 maggio 2011
Lazing on Saturday
Ieri sera:
"Rebecca - La prima moglie" (niente come un buon Hitchcock quando non si esce il sabato sera)
Stamattina:
Doccia (aaaah)
Colazione in solitudine (aaaah)
Virtual Villagers in tre edizioni: 2 The Lost Children, 3 The Secret City e 4 The Tree of Life, con i miei omini virtuali che imparano a pescare, a costruire capanne e a usare le erbe selvatiche (aaaah)
Momento serio:
lavoro di suddivisione delle cose da fare sulle prossime tre settimane.
Poi:
preparativi per montagna (aaaah)
Oggi pomeriggio:
arrivo consegna vestiti (aaah)
arrivo Sanguedelmiosangue (aaaaah)
Momento serio:
vaccinazione Matilda dal veterinario (miaaaauuuu)
Cena e serata con SDMS (aaaah)
Domattina:
partenza per la montagna (a-ah!!!! vedo le ferie, le vedo!!!)
Diciamo che dopo 4 ore e mezza totalmente regalate allo Stato a mettere pallini sulle schede Invalsi in solitudine trappista, mi sono meritata ampiamente tutto ciò.
"Rebecca - La prima moglie" (niente come un buon Hitchcock quando non si esce il sabato sera)
Stamattina:
Doccia (aaaah)
Colazione in solitudine (aaaah)
Virtual Villagers in tre edizioni: 2 The Lost Children, 3 The Secret City e 4 The Tree of Life, con i miei omini virtuali che imparano a pescare, a costruire capanne e a usare le erbe selvatiche (aaaah)
Momento serio:
lavoro di suddivisione delle cose da fare sulle prossime tre settimane.
Poi:
preparativi per montagna (aaaah)
Oggi pomeriggio:
arrivo consegna vestiti (aaah)
arrivo Sanguedelmiosangue (aaaaah)
Momento serio:
vaccinazione Matilda dal veterinario (miaaaauuuu)
Cena e serata con SDMS (aaaah)
Domattina:
partenza per la montagna (a-ah!!!! vedo le ferie, le vedo!!!)
Diciamo che dopo 4 ore e mezza totalmente regalate allo Stato a mettere pallini sulle schede Invalsi in solitudine trappista, mi sono meritata ampiamente tutto ciò.
mercoledì 11 maggio 2011
Feccia? What's "feccia"?
La nostra preside deve andare a fare il commissario d'esame a Autogrill, la scuola dell'Uomo.
Ieri, dopo le mille riunioni a cui ho partecipato, mi sono fermata un po' a chiacchierare (chiacchierare, a questa stagione, non esiste. In realtà stavo con le orecchie a punta da Ezechiele Lupo a carpire informazioni di vitale importanza sul mio futuro e quello dei miei ragazzi. E' abbastanza ovvio che mi ridiano i miei Minion. L'Uomo mi fa notare che Minion è la miglior definizione per i miei paperotti entusiasti di prima C.)
E le dico: "Allora mi dicono che vai a fare gli esami a Autogrill?"
"Sì."
"Ti becchi una classe di mio marito, allora."
Sorride. Ma qualcuno era in ascolto e ne ha giustamente approfittato.
Mentre seguo altri discorsi, alla mia sinistra sento la Bestia Nera dire a un'altra collega, accennando alla preside:
"Ah, non crederti, nella scuola dove finisce lei quest'anno è una roba... sono la feccia, guarda. Ho fatto un corso con la Bulldog e mi ha raccontato delle cose..."
Ora. La Bestia Nera è la Bestia Nera. La Bulldog è una collega dell'Uomo che notoriamente insulta i suoi alunni dandogli dei cretini e strapazzandoli a suon di "imbecilli" e "deficienti", spiega male e li terrorizza, quindi come fonte non è il massimo.
"La feccia" sono dei quattordicenni. Di Paesone Sfigato, dove i genitori lavorano in fabbrica facendo i turni e li lasciano soli tutto il giorno.
Ecco, se io fossi il ministro dell'istruzione la prima cosa che farei sarebbe rimuovere dall'incarico tutti i docenti che parlano di "feccia", di "elementi", di "imbecilli" riferendosi ai ragazzi.
E, a proposito di ragazzi.
Oggi ho interrogato a tappeto di Letteratura in prima, sull'Odissea.
Voti dati, su venti presenti:
tre 4
un 5
quattro 6
sei 8
un 9
cinque 10
E attenzione. I dieci erano:
Arcangelo Biondograno, che è la nostra cintura nera di Epica
Puffetta Bruna
la Top Model
e poi il Cascina
(il Cascina è un ragazzino che ha fatto tre volte la prima senza finirla, perchè smetteva di venire a scuola, e i servizi sociali e il tribunale non sono riusciti a smuovere lui e la sua famiglia dal casino psico-socio-educativo in cui erano. ma quest'anno li abbiamo minacciati di mandare i carabinieri a prendere il Cascina a casa, e abbiamo insistito tanto che la sua era una bella classe dove gli volevano bene e lo aspettavano, che lui, pur avendo perso quasi due mesi di scuola, è tornato e non se n'è andato più, e ora collezione discrete figure e qualche vero successo, come oggi)
Ma il quinto...
il quinto era la mia Peste Romena, topo, che aveva appena preso il suo bravo quattro di dettato, perchè, dopo essersi picchiato con le doppie in un sacco di parole italiane, dove non sapeva che servissero, si è messo da qualche settimana a aggiungere doppie dove non ci vogliono: e scrive "russcello", "portta", etc.
E oggi, la Peste Romena sapeva tutto. E bene. E con le parole giuste.
Un exploit.
Sono uscita dalla prima C con un sorriso di goduria.
"Feccia"?
Ieri, dopo le mille riunioni a cui ho partecipato, mi sono fermata un po' a chiacchierare (chiacchierare, a questa stagione, non esiste. In realtà stavo con le orecchie a punta da Ezechiele Lupo a carpire informazioni di vitale importanza sul mio futuro e quello dei miei ragazzi. E' abbastanza ovvio che mi ridiano i miei Minion. L'Uomo mi fa notare che Minion è la miglior definizione per i miei paperotti entusiasti di prima C.)
E le dico: "Allora mi dicono che vai a fare gli esami a Autogrill?"
"Sì."
"Ti becchi una classe di mio marito, allora."
Sorride. Ma qualcuno era in ascolto e ne ha giustamente approfittato.
Mentre seguo altri discorsi, alla mia sinistra sento la Bestia Nera dire a un'altra collega, accennando alla preside:
"Ah, non crederti, nella scuola dove finisce lei quest'anno è una roba... sono la feccia, guarda. Ho fatto un corso con la Bulldog e mi ha raccontato delle cose..."
Ora. La Bestia Nera è la Bestia Nera. La Bulldog è una collega dell'Uomo che notoriamente insulta i suoi alunni dandogli dei cretini e strapazzandoli a suon di "imbecilli" e "deficienti", spiega male e li terrorizza, quindi come fonte non è il massimo.
"La feccia" sono dei quattordicenni. Di Paesone Sfigato, dove i genitori lavorano in fabbrica facendo i turni e li lasciano soli tutto il giorno.
Ecco, se io fossi il ministro dell'istruzione la prima cosa che farei sarebbe rimuovere dall'incarico tutti i docenti che parlano di "feccia", di "elementi", di "imbecilli" riferendosi ai ragazzi.
E, a proposito di ragazzi.
Oggi ho interrogato a tappeto di Letteratura in prima, sull'Odissea.
Voti dati, su venti presenti:
tre 4
un 5
quattro 6
sei 8
un 9
cinque 10
E attenzione. I dieci erano:
Arcangelo Biondograno, che è la nostra cintura nera di Epica
Puffetta Bruna
la Top Model
e poi il Cascina
(il Cascina è un ragazzino che ha fatto tre volte la prima senza finirla, perchè smetteva di venire a scuola, e i servizi sociali e il tribunale non sono riusciti a smuovere lui e la sua famiglia dal casino psico-socio-educativo in cui erano. ma quest'anno li abbiamo minacciati di mandare i carabinieri a prendere il Cascina a casa, e abbiamo insistito tanto che la sua era una bella classe dove gli volevano bene e lo aspettavano, che lui, pur avendo perso quasi due mesi di scuola, è tornato e non se n'è andato più, e ora collezione discrete figure e qualche vero successo, come oggi)
Ma il quinto...
il quinto era la mia Peste Romena, topo, che aveva appena preso il suo bravo quattro di dettato, perchè, dopo essersi picchiato con le doppie in un sacco di parole italiane, dove non sapeva che servissero, si è messo da qualche settimana a aggiungere doppie dove non ci vogliono: e scrive "russcello", "portta", etc.
E oggi, la Peste Romena sapeva tutto. E bene. E con le parole giuste.
Un exploit.
Sono uscita dalla prima C con un sorriso di goduria.
"Feccia"?
martedì 10 maggio 2011
Le prove Invalsi e la privacy delle famiglie
La mia amica Noisette ha sollevato da tempo la questione della famigerata prova Invalsi che dobbiamo somministrare a giorni.
Non parlo qui del test che si fa a livello nazionale e che si somministra insieme agli esami di terza media, ma di quello, avente scopo di rilevazione statistica, che si dà alle classi prime.
Si è discusso qui e qui del perchè e del percome a noi insegnanti tocchi / non tocchi, sia gradito / sia inviso questo compito.
Ma un tema non è ancora stato toccato.
Insieme al test Invalsi (75 minuti di matematica, 75 minuti di italiano) viene consegnato un questionario ai ragazzi, che si suppone richieda 30 minuti per la compilazione.
Alcune domande del questionario degli anni scorsi riguardavano i seguenti argomenti:
composizione del nucleo familiare
titolo di studio del padre e della madre
occupazione del padre e della madre
numero di fratelli e sorelle
lingua parlata a casa
numero di libri presenti a casa
possesso di camera individuale
aiuto ricevuto nello studio fuori da scuola
attività svolte fuori scuola
risorse disponibili in casa (è stata eliminata una domanda sul possesso da parte della famiglia di lavastoviglie e automobile e sulla presenza di uno o più bagni in casa).
Pensate che scherzi? guardate le motivazioni fornite,che riporto testualmente (fonte: sito ufficiale INVALSI, qui alla voce quadro di riferimento dei questionari)
Con la composizione del nucleo familiare si vogliono indagare le tipologie di famiglia in cui i
bambini vivono. Il numero degli eventuali fratelli o sorelle può essere considerato come un
indicatore di vincoli economici familiari. Inoltre la domanda relativa al possesso di una camera
individuale – in presenza di fratelli – può dare indicazioni sullo status economico della famiglia. Tra
le risorse disponibili in casa, comunemente indagate nelle ricerche internazionali come indicatore di
status economico (nota 30), si è scelto di focalizzare l’attenzione su quelle più direttamente connesse allo
studio. Pertanto l’indagine delle risorse educative disponibili a casa viene considerata soprattutto
come un indicatore delle condizioni familiari di supporto allo studio.
Testo della nota 30 Dopo una ricognizione delle distribuzioni delle riposte degli studenti italiani nelle indagini PISA, TIMSS e PIRLS, si
è deciso di eliminare le alternative di risposta legate esclusivamente al benessere economico (es. bagni, automobili,
lavastoviglie), e quelle presenti in tutte o quasi le famiglie italiane (es. vocabolario).
Ora io non aggiungo altro. Vi faccio solo notare che questo questionario viene distribuito a minorenni in assenza dei loro genitori e come parte di un test scolastico.
Non parlo qui del test che si fa a livello nazionale e che si somministra insieme agli esami di terza media, ma di quello, avente scopo di rilevazione statistica, che si dà alle classi prime.
Si è discusso qui e qui del perchè e del percome a noi insegnanti tocchi / non tocchi, sia gradito / sia inviso questo compito.
Ma un tema non è ancora stato toccato.
Insieme al test Invalsi (75 minuti di matematica, 75 minuti di italiano) viene consegnato un questionario ai ragazzi, che si suppone richieda 30 minuti per la compilazione.
Alcune domande del questionario degli anni scorsi riguardavano i seguenti argomenti:
composizione del nucleo familiare
titolo di studio del padre e della madre
occupazione del padre e della madre
numero di fratelli e sorelle
lingua parlata a casa
numero di libri presenti a casa
possesso di camera individuale
aiuto ricevuto nello studio fuori da scuola
attività svolte fuori scuola
risorse disponibili in casa (è stata eliminata una domanda sul possesso da parte della famiglia di lavastoviglie e automobile e sulla presenza di uno o più bagni in casa).
Pensate che scherzi? guardate le motivazioni fornite,che riporto testualmente (fonte: sito ufficiale INVALSI, qui alla voce quadro di riferimento dei questionari)
Con la composizione del nucleo familiare si vogliono indagare le tipologie di famiglia in cui i
bambini vivono. Il numero degli eventuali fratelli o sorelle può essere considerato come un
indicatore di vincoli economici familiari. Inoltre la domanda relativa al possesso di una camera
individuale – in presenza di fratelli – può dare indicazioni sullo status economico della famiglia. Tra
le risorse disponibili in casa, comunemente indagate nelle ricerche internazionali come indicatore di
status economico (nota 30), si è scelto di focalizzare l’attenzione su quelle più direttamente connesse allo
studio. Pertanto l’indagine delle risorse educative disponibili a casa viene considerata soprattutto
come un indicatore delle condizioni familiari di supporto allo studio.
Testo della nota 30 Dopo una ricognizione delle distribuzioni delle riposte degli studenti italiani nelle indagini PISA, TIMSS e PIRLS, si
è deciso di eliminare le alternative di risposta legate esclusivamente al benessere economico (es. bagni, automobili,
lavastoviglie), e quelle presenti in tutte o quasi le famiglie italiane (es. vocabolario).
Ora io non aggiungo altro. Vi faccio solo notare che questo questionario viene distribuito a minorenni in assenza dei loro genitori e come parte di un test scolastico.
Etichette:
ahia,
come la vedo io,
ho paura,
MInCulPop,
non son mica abbelinata,
poveri noi
lunedì 9 maggio 2011
Parlando d'altro 2: not yet married
Il fatto è che lo Zio Occhiblu e la Zia Mandrogna sono battisti. Non acquazzurra acquachiara, nana-na-nan-naa, ma protestanti. Sono pertanto battisti anche il Cugino Mandrogno e il Cugino Gervaso.
E invece la Mela Pausina è cattolica.
Io ero entusiasta all'idea di vedere finalmente un matrimonio interconfessionale.
Era una cosa carina: gli inni, le letture, il pastore e il prete insieme a celebrare.
Finchè la madre di lei non ha scoperto che, date le differenze dottrinali relative all'Eucarestia, verrà celebrato il matrimonio ma non si farà la comunione.
Guerra santa. Jihad. Crociata. Morte all'infedele, al rogo gli eretici.
Poverini, il Cugino e la Mela avevano una faccina devastata, sabato, blateravano con amarezza "ma potevamo sposarci in Comune anche noi?".
Ho istantaneamente deciso che avrei dedicato tutto il 28 maggio ad essere la miglior cugina acquisita che la Mela possa mai acquisire sposandosi e l'avrei coccolata e confortata tutto il tempo, se necessario.
L'Uomo ha cercato di consolarli dicendo che noi siamo sposati solo civilmente e ci riserviamo di fare un rito buddhista (metteva un po' il carro davanti ai buoi, anzi, nel nostro caso metteva il carro davanti ai criceti, dato che nessuno qua ha mai detto che io sono diventata buddhista e niente fa supporre che lui lo diventi). Io ho minimizzato dicendo che il buddhismo non prevede un rito matrimoniale.
Ma poi ho pensato: però la cultura tibetana e indiana il matrimonio lo celebra.
E guardate cos'ho scoperto!!!!!!!!!!!!
Ditelo che ora volete diventare buddhiste tibetane tutte quante.
(All'Uomo non l'ho ancora fatto leggere. Mi pare che per il momento ci siano sufficienti problemi di integrazione religiosa nella sua famiglia, non voglio impensierirlo.)
E invece la Mela Pausina è cattolica.
Io ero entusiasta all'idea di vedere finalmente un matrimonio interconfessionale.
Era una cosa carina: gli inni, le letture, il pastore e il prete insieme a celebrare.
Finchè la madre di lei non ha scoperto che, date le differenze dottrinali relative all'Eucarestia, verrà celebrato il matrimonio ma non si farà la comunione.
Guerra santa. Jihad. Crociata. Morte all'infedele, al rogo gli eretici.
Poverini, il Cugino e la Mela avevano una faccina devastata, sabato, blateravano con amarezza "ma potevamo sposarci in Comune anche noi?".
Ho istantaneamente deciso che avrei dedicato tutto il 28 maggio ad essere la miglior cugina acquisita che la Mela possa mai acquisire sposandosi e l'avrei coccolata e confortata tutto il tempo, se necessario.
L'Uomo ha cercato di consolarli dicendo che noi siamo sposati solo civilmente e ci riserviamo di fare un rito buddhista (metteva un po' il carro davanti ai buoi, anzi, nel nostro caso metteva il carro davanti ai criceti, dato che nessuno qua ha mai detto che io sono diventata buddhista e niente fa supporre che lui lo diventi). Io ho minimizzato dicendo che il buddhismo non prevede un rito matrimoniale.
Ma poi ho pensato: però la cultura tibetana e indiana il matrimonio lo celebra.
E guardate cos'ho scoperto!!!!!!!!!!!!
Ditelo che ora volete diventare buddhiste tibetane tutte quante.
(All'Uomo non l'ho ancora fatto leggere. Mi pare che per il momento ci siano sufficienti problemi di integrazione religiosa nella sua famiglia, non voglio impensierirlo.)
Etichette:
ahia,
come la vedo io,
me ne vado in Tibet,
muahahahahahah risata satanica
Parlando d'altro: just married (non Kate e William, eh)
Lei si è già sposata una volta, era contenta e serena, ma normale. Del resto lei è sempre un tipo positivo. Era bello soprattutto vederla chiacchierare sul prato con le sue colleghe, tutte eleganti e allegre.
Lui invece alla sua tenera età non aveva mai provato l'ebbrezza di portare una fede al dito.
E soprattutto, dopo più di venticinque anni con la stessa donna, finalmente è diventato parente di tutta la sua famiglia. E del bambino coi riccioli biondi che hanno cresciuto insieme, che, ad oggi, è l'Uomo.
Quindi lui era emozionato, e felice. E teso. E buffo. Del resto lui è sempre un po' buffo.
E a metà pranzo le ha messo su un piccolo stereo "A te" di Jovanotti.
E sì, forse anche questo era buffo ma era anche tenerissimo.
E alla cerimonia, con un evidente strappo alla regola, l'usciere del Comune ha fatto passare e arrivare fino alla porta della sala il Gigantesco Mostro Bavoso Numero Tre, con tanto di papillon rosso scuro, che è stato lì seduto composto, a guardare dentro tutta quella strana gente in ghingheri che applaudiva, e l'assessore che univa in matrimonio la sua mamma e il suo papà.
E io a pranzo ero seduta vicino alla Mela Pausina, che tra tre settimane sposa il Cugino Mandrogno, e pensavo che con la Mela Pausina andremo d'accordo negli anni, ai vari pranzi di famiglia e alle varie cerimonie cui assisteremo insieme. Ed ero contenta.
La mattina dopo, con un freddolino rinvigorente, ho guardato dalla finestra della nostra stanza il robot-scarafaggione elettronico che tagliava l'erba nel prato dell'hotel e arrivava fino al confine del giardinetto dei miei suoceri, e il Gigantesco Mostro Bavoso che gli faceva gli agguati da dietro il cancelletto. E dalla casetta bianca sono usciti poi loro due in tuta e scarpe sportive ed erano finalmente marito e moglie, dopo tanta acqua passata sotto i ponti.
E' stato un bel matrimonio.
Lui invece alla sua tenera età non aveva mai provato l'ebbrezza di portare una fede al dito.
E soprattutto, dopo più di venticinque anni con la stessa donna, finalmente è diventato parente di tutta la sua famiglia. E del bambino coi riccioli biondi che hanno cresciuto insieme, che, ad oggi, è l'Uomo.
Quindi lui era emozionato, e felice. E teso. E buffo. Del resto lui è sempre un po' buffo.
E a metà pranzo le ha messo su un piccolo stereo "A te" di Jovanotti.
E sì, forse anche questo era buffo ma era anche tenerissimo.
E alla cerimonia, con un evidente strappo alla regola, l'usciere del Comune ha fatto passare e arrivare fino alla porta della sala il Gigantesco Mostro Bavoso Numero Tre, con tanto di papillon rosso scuro, che è stato lì seduto composto, a guardare dentro tutta quella strana gente in ghingheri che applaudiva, e l'assessore che univa in matrimonio la sua mamma e il suo papà.
E io a pranzo ero seduta vicino alla Mela Pausina, che tra tre settimane sposa il Cugino Mandrogno, e pensavo che con la Mela Pausina andremo d'accordo negli anni, ai vari pranzi di famiglia e alle varie cerimonie cui assisteremo insieme. Ed ero contenta.
La mattina dopo, con un freddolino rinvigorente, ho guardato dalla finestra della nostra stanza il robot-scarafaggione elettronico che tagliava l'erba nel prato dell'hotel e arrivava fino al confine del giardinetto dei miei suoceri, e il Gigantesco Mostro Bavoso che gli faceva gli agguati da dietro il cancelletto. E dalla casetta bianca sono usciti poi loro due in tuta e scarpe sportive ed erano finalmente marito e moglie, dopo tanta acqua passata sotto i ponti.
E' stato un bel matrimonio.
Etichette:
dov'è l'insulina?,
me tanto felice,
pagine storiche,
varie ed eventuali
L'Anonimo scassaminchie
Stamattina la notizia che i nostri parlamentari e in particolare un tizio del PdL si sentano infastiditi dalle opinioni di un insegnante, espresse nel pieno esercizio del proprio diritto alla libertà di parola, al punto da farne oggetto di un’interrogazione parlamentare, mi ha fatto montare il sangue al cervello.
Voglio dire: se uno di noi scrive che il tale o il talaltro sono dei ladri, degli assassini o dei figlidiputtana, esiste, in una democrazia, il diritto della persona insultata di querelare, diffidare etc lo scrivente, ed è giusto che sia così, da cittadino a cittadino. Anche perchè prendersela con qualcuno facendone nome e cognome su Internet è diffamazione.
Ma chiedere allo Stato di occuparsi di un caso in cui il parlamentare ha letto critiche al ministero, al partito o al governo equivale a dire: “E’ mica il caso che mettiamo un bavaglio a quelli che non sono contenti? Perchè non facciamo una bella leggina che censuri I blog che parlano male del governo?”
Così stamattina alle otto mi fumavano le nasche come a un toro andaluso. Sono passata su Perle ai porci, dove di solito mi faccio ancora più fegato marcio, e stavolta invece il post di Perboni era da piegarsi dal ridere.
Ma sotto… sotto c’era il commento dell’ennesimo Anonimo.
Ecco, una cosa buona di Facebook, Blogger etc è lo scambio. Di informazionI e spesso di vaccate, su FB; di riflessioni e di esperienze, sui blog.
Ma purtroppo c’è una categoria di persone che, nei blog, si permette quello che sui forum e su FB non è possibile, e cioè di nascondersi.
Oh: mai che siano commenti paciosi, neutrali, del più e del meno. Sono sempre insultanti e/o chiaramente grondanti invidia, pregiudizio e chiusura mentale. Vedasi quelli che Polly ha rimosso dal suo blog dove, credo, la si accusava di promiscuità sessuale e di fare figli con uomini sparsi (notare che delle sue bambine due sono gemelle identiche, per cui lei ha fatto dello spirito, temo caduto nel vuoto per quanto riguarda l’Anonimo, sulla sua capacità di fare cose che neanche in un laboratorio di bioingegneria sono possibili).
Di solito I commenti degli Anonimi denotano che, a monte, ignorano la legge numero uno del blogger, che è: se qualcuno ti sta sulle palle, mica ti pagano per leggere il suo blog, il mondo è bello perchè è vario, vai un po’ più in là e ringrazia che l’autore del blog non è tuo cognato con cui ti devi sparare tutti I Natali e I pranzi di famiglia.
Inoltre, a valle,
a) non hanno capito di cosa si stava parlando
b) sparano a zero con motti lapidari sbattendosene del contesto
c) parlano da disinformati
d) si mangiano le interiora dall’invidia di chi ha scritto perchè non sono capaci di mettere tre parole dotate di senso in fila
e) non hanno la più vaga idea di cosa siano la satira, l’ironia, il sarcasmo e in generale il senso dello humour
f) in compenso, sanno benissimo di dire cose insultanti, altrimenti si firmerebbero.
E varrebbe la pena potersi spiegare con alcune di queste persone. Ma mi dite come si fa a interagire con un coniglio che non si firma?
Stamattina mi è montato un embolo gigantesco e ho risposto all’Anonimo che ha scritto sotto il post di Perboni… ho risposto come avrei potuto fare solo a un incrocio dove uno mi fosse quasi arrivato addosso con un SUV quando la precedenza ce l’avevo io. Cioè, ho proprio usato le stesse argomentazioni di infima lega.
Vi faccio notare che un Anonimo non può essere querelato ma nemmeno uno che lo insulta, dato che non sa con chi sta parlando.
Il che è una lieve ombra sul piacere che evidentemente prova lo sconosciuto, anche se mi resta ignoto cosa ci sia di gradevole nel rendersi ridicolo con commenti da vecchia zia inacidita con le ovaie rattrappite o da maschio ipodotato con evidenti problemi di senso di inferiorità.
Non avrei reagito così male se non fossi stata innervosita dalle notizie su GattoMur. Però sono molto, ma molto stufa di questi vigliacchi che si credono superiorI perchè sputano sentenze nascosti dietro all’anonimato. Perboni è uno sputasentenze anche lui, lo so, e io sono una cazzo di maestrina insopportabile, ma, nei limiti della privacy consentita da Blogger, noi sai sempre dove venirci a cercare per discutere.
Il signor Anonimo invece no.
Allora ho lanciato una sfida allo sconosciuto e gli ho chiesto di venire di qua a prendere le sue parti di smidollato. Primo, perchè voglio vedere la reazione degli altri lettori. E secondo, perchè sul mio blog, se vuoi che il tuo commento insultante o supponente resti visibile, ti devi firmare, e avrai diritto ad avere la mia replica e quella dei miei amici lettori se te la vogliono dare. Se non ti firmi ti rimuovo il commento: e quindi la soddisfazione, già di per sè masturbatoria, di entrare dove si esprimono opinioni personali che nessuno è obbligato a condividere, sputare una sentenza irritante e scappare come un cagasotto, ti si riduce ancora di più.
Temo comunque che il mio affettuoso invito non verrà raccolto. Credo che spesso i commentatori anonimi non vadano a leggere quel che può essere stato detto in conseguenza delle loro boutades. O, se lo fanno, raramente rispondono. Il che può significare che a) si rendono conto di essere stati patetici e hanno finito gli argomenti (“scusa, sono stato patetico” non rientra nel loro vocabolario) o b) non gliene fotteva niente di cosa pensavano gli altri, il punto era dire una cosa antipatica senza farsi individuare e poi correre via a infastidire qualcun altro. In entrambi in casi, il commento è uno solo:
MA CHE TRISTEZZA.
Voglio dire: se uno di noi scrive che il tale o il talaltro sono dei ladri, degli assassini o dei figlidiputtana, esiste, in una democrazia, il diritto della persona insultata di querelare, diffidare etc lo scrivente, ed è giusto che sia così, da cittadino a cittadino. Anche perchè prendersela con qualcuno facendone nome e cognome su Internet è diffamazione.
Ma chiedere allo Stato di occuparsi di un caso in cui il parlamentare ha letto critiche al ministero, al partito o al governo equivale a dire: “E’ mica il caso che mettiamo un bavaglio a quelli che non sono contenti? Perchè non facciamo una bella leggina che censuri I blog che parlano male del governo?”
Così stamattina alle otto mi fumavano le nasche come a un toro andaluso. Sono passata su Perle ai porci, dove di solito mi faccio ancora più fegato marcio, e stavolta invece il post di Perboni era da piegarsi dal ridere.
Ma sotto… sotto c’era il commento dell’ennesimo Anonimo.
Ecco, una cosa buona di Facebook, Blogger etc è lo scambio. Di informazionI e spesso di vaccate, su FB; di riflessioni e di esperienze, sui blog.
Ma purtroppo c’è una categoria di persone che, nei blog, si permette quello che sui forum e su FB non è possibile, e cioè di nascondersi.
Oh: mai che siano commenti paciosi, neutrali, del più e del meno. Sono sempre insultanti e/o chiaramente grondanti invidia, pregiudizio e chiusura mentale. Vedasi quelli che Polly ha rimosso dal suo blog dove, credo, la si accusava di promiscuità sessuale e di fare figli con uomini sparsi (notare che delle sue bambine due sono gemelle identiche, per cui lei ha fatto dello spirito, temo caduto nel vuoto per quanto riguarda l’Anonimo, sulla sua capacità di fare cose che neanche in un laboratorio di bioingegneria sono possibili).
Di solito I commenti degli Anonimi denotano che, a monte, ignorano la legge numero uno del blogger, che è: se qualcuno ti sta sulle palle, mica ti pagano per leggere il suo blog, il mondo è bello perchè è vario, vai un po’ più in là e ringrazia che l’autore del blog non è tuo cognato con cui ti devi sparare tutti I Natali e I pranzi di famiglia.
Inoltre, a valle,
a) non hanno capito di cosa si stava parlando
b) sparano a zero con motti lapidari sbattendosene del contesto
c) parlano da disinformati
d) si mangiano le interiora dall’invidia di chi ha scritto perchè non sono capaci di mettere tre parole dotate di senso in fila
e) non hanno la più vaga idea di cosa siano la satira, l’ironia, il sarcasmo e in generale il senso dello humour
f) in compenso, sanno benissimo di dire cose insultanti, altrimenti si firmerebbero.
E varrebbe la pena potersi spiegare con alcune di queste persone. Ma mi dite come si fa a interagire con un coniglio che non si firma?
Stamattina mi è montato un embolo gigantesco e ho risposto all’Anonimo che ha scritto sotto il post di Perboni… ho risposto come avrei potuto fare solo a un incrocio dove uno mi fosse quasi arrivato addosso con un SUV quando la precedenza ce l’avevo io. Cioè, ho proprio usato le stesse argomentazioni di infima lega.
Vi faccio notare che un Anonimo non può essere querelato ma nemmeno uno che lo insulta, dato che non sa con chi sta parlando.
Il che è una lieve ombra sul piacere che evidentemente prova lo sconosciuto, anche se mi resta ignoto cosa ci sia di gradevole nel rendersi ridicolo con commenti da vecchia zia inacidita con le ovaie rattrappite o da maschio ipodotato con evidenti problemi di senso di inferiorità.
Non avrei reagito così male se non fossi stata innervosita dalle notizie su GattoMur. Però sono molto, ma molto stufa di questi vigliacchi che si credono superiorI perchè sputano sentenze nascosti dietro all’anonimato. Perboni è uno sputasentenze anche lui, lo so, e io sono una cazzo di maestrina insopportabile, ma, nei limiti della privacy consentita da Blogger, noi sai sempre dove venirci a cercare per discutere.
Il signor Anonimo invece no.
Allora ho lanciato una sfida allo sconosciuto e gli ho chiesto di venire di qua a prendere le sue parti di smidollato. Primo, perchè voglio vedere la reazione degli altri lettori. E secondo, perchè sul mio blog, se vuoi che il tuo commento insultante o supponente resti visibile, ti devi firmare, e avrai diritto ad avere la mia replica e quella dei miei amici lettori se te la vogliono dare. Se non ti firmi ti rimuovo il commento: e quindi la soddisfazione, già di per sè masturbatoria, di entrare dove si esprimono opinioni personali che nessuno è obbligato a condividere, sputare una sentenza irritante e scappare come un cagasotto, ti si riduce ancora di più.
Temo comunque che il mio affettuoso invito non verrà raccolto. Credo che spesso i commentatori anonimi non vadano a leggere quel che può essere stato detto in conseguenza delle loro boutades. O, se lo fanno, raramente rispondono. Il che può significare che a) si rendono conto di essere stati patetici e hanno finito gli argomenti (“scusa, sono stato patetico” non rientra nel loro vocabolario) o b) non gliene fotteva niente di cosa pensavano gli altri, il punto era dire una cosa antipatica senza farsi individuare e poi correre via a infastidire qualcun altro. In entrambi in casi, il commento è uno solo:
MA CHE TRISTEZZA.
Dai, venitemi a prendere - auleintempesta featuring GattoMur
Ecco, quando noi di sinistra abbiamo cominciato a rompere i coglioni facendo i disfattisti e gli allarmisti e dicendo che c'era un clima di dittatura, che presto avrebbero fatto i roghi dei libri e che saremmo finiti a doverci tesserare per poter insegnare nella scuola pubblica, come negli anni Trenta, ecco, intendevamo che presto si sarebbe arrivati a questo.
Bene. Allora io da oggi, oltre a seguire LGO da cui traggo la notizia, seguo anche GattoMur, e lo Scorfano che a sua volta è la fonte di LGO.
Venitemi a prendere. Venite.
Ridicoli colonnelli, avete la coscienza così sporca che vi farebbe comodo che le persone intelligenti in grado di criticare se ne stessero tutte zitte.
COL CAZZO. Non siamo più sotto il fascismo e non vogliamo tornarci.
Bene. Allora io da oggi, oltre a seguire LGO da cui traggo la notizia, seguo anche GattoMur, e lo Scorfano che a sua volta è la fonte di LGO.
Venitemi a prendere. Venite.
Ridicoli colonnelli, avete la coscienza così sporca che vi farebbe comodo che le persone intelligenti in grado di criticare se ne stessero tutte zitte.
COL CAZZO. Non siamo più sotto il fascismo e non vogliamo tornarci.
venerdì 6 maggio 2011
Gite
Mi sto preparando psicologicamente alle prossime gite.
La gita a Genova con il cane e i due gatti. Che di per sè non sarebbe un problema. E' la strada dell'orto e il cane in macchina sta così bravo che me lo scordo, il gatto solitamente anche. Ma devo portare anche Matilda. E, a meno che non dorma in quella posizione pazzesca che assume solo nella gabbietta e che ricorda un gatto anestetizzato sul tavolo operatorio o investito da un camion al bordo di una strada, Matilda piange tutto il tempo, in macchina. Miauu. Miiiaaauuu. Meoaoaoao. Maaaao.
La gita che devo fare domani dal luogo dove si sposa la Suocera Bio al luogo del ricevimento. Leggi: un'ora e mezza tra autostrada e Appennino. E con in macchina la Nonna Infera. Che, in macchina e altrove, parla tutto il tempo gesticolando a voce altissima. Miauu. Miaaauuu. Moaoaoao. Meaauu.
Se veniva anche mia madre, come inizialmente sembrava facesse, almeno potevo schiaffarle sul sedile dietro e lasciarle gesticolare e parlare a voce altissima mentre io, davanti, mi concentravo sulle curve ascoltando musica anni Ottanta a volume 28.
(Va beh, non sarà, non può essere peggio di quella Pasqua in cui ho portato a Ovada la Zia Matta che fumava e gesticolava parlando a voce altissima, ma in più mi stava appiccicata per sentirmi dato che è mezza sorda e mi toccava il braccio mentre guidavo. E quel giorno in autostrada abbiamo preso una grandinata gigantesca e per dieci minuti ho guidato sui pallini di ghiaccio. Sono esperienze che uno non dimentica. La prima cosa che ho fatto arrivando è stata sfanculare il Biosuocero per i suoi pranzi di famiglia del cazzo.)
Va beh, questo per dire, domani la Suocera Bio sposa il Suocero Aggiunto, dopo qualcosa come ventisette anni insieme, e a parte dover andare al ricevimento in cima agli Urali, ciò è cosa bella, gradita e anche emozionante.
Sarà molto più emozionante se, come è altamente probabile, l'Uomo, che fa da testimone a sua madre, dimenticherà ad Asti le scarpe che deve mettere con il completo.
(E quando stamattina gli ho detto delle scarpe, di ricordarsi di portarle a Genova, mi ha guardato con l'aria che la Frenci definirebbe "da mucca che guarda passare il treno". Cioè con la faccia di uno che alle scarpe non aveva minimamente pensato. Speriamo bene.)
Intanto, oggi tornano dal profondo Sud parte dei miei alunni, che hanno visitato costiera amalfitana, Napoli, Cassino, Caserta etc.
Parte soltanto, perchè le gite, cari miei, costano.
E se due anni fa alla gita in Spagna (cinque giorni in cui hanno visto di tutto, dormito in begli alberghi, mangiato bene, insomma fatto un viaggio che, bambini vomitosi sul pullman a parte, avrei fatto volentieri anche io) ha partecipato più di mezza scuola, stavolta le classi sono praticamente piene.
Perchè ci hanno detto che la crisi c'era ma che era solo in America. Poi che c'era ma non in Italia. Poi che c'era ma non riguardava tutte le categorie. Poi che c'era ma era colpa degli immigrati.
Poi che c'era ma ne saremmo usciti subito.
E ora parlano di una manovra da otto miliardi di euro per l'estate.
Intanto oggi io sciopero, per i 19.700 docenti e i 14.500 tra bidelli, tecnici e segretari che vengono tagliati alle scuole italiane. Dopo i precedenti tagli, che non erano stati certo inferiori.
Il prossimo che perde cattedra, qui, è l'Uomo. Per la seconda volta consecutiva.
Io invece riesco a rientrare, ma hanno tagliato la I C, quindi tra due anni sarò di nuovo fuori da Scuolina Rosa. O anche prima, se continuano a tagliare.
Okay. Mi preparo. Per il viaggio a Genova, per quello a Calizzano, e per tutti i viaggi che ancora mi toccheranno per la faccia come il culo di gente come Brunetta, Tremonti, etc etc.
La gita a Genova con il cane e i due gatti. Che di per sè non sarebbe un problema. E' la strada dell'orto e il cane in macchina sta così bravo che me lo scordo, il gatto solitamente anche. Ma devo portare anche Matilda. E, a meno che non dorma in quella posizione pazzesca che assume solo nella gabbietta e che ricorda un gatto anestetizzato sul tavolo operatorio o investito da un camion al bordo di una strada, Matilda piange tutto il tempo, in macchina. Miauu. Miiiaaauuu. Meoaoaoao. Maaaao.
La gita che devo fare domani dal luogo dove si sposa la Suocera Bio al luogo del ricevimento. Leggi: un'ora e mezza tra autostrada e Appennino. E con in macchina la Nonna Infera. Che, in macchina e altrove, parla tutto il tempo gesticolando a voce altissima. Miauu. Miaaauuu. Moaoaoao. Meaauu.
Se veniva anche mia madre, come inizialmente sembrava facesse, almeno potevo schiaffarle sul sedile dietro e lasciarle gesticolare e parlare a voce altissima mentre io, davanti, mi concentravo sulle curve ascoltando musica anni Ottanta a volume 28.
(Va beh, non sarà, non può essere peggio di quella Pasqua in cui ho portato a Ovada la Zia Matta che fumava e gesticolava parlando a voce altissima, ma in più mi stava appiccicata per sentirmi dato che è mezza sorda e mi toccava il braccio mentre guidavo. E quel giorno in autostrada abbiamo preso una grandinata gigantesca e per dieci minuti ho guidato sui pallini di ghiaccio. Sono esperienze che uno non dimentica. La prima cosa che ho fatto arrivando è stata sfanculare il Biosuocero per i suoi pranzi di famiglia del cazzo.)
Va beh, questo per dire, domani la Suocera Bio sposa il Suocero Aggiunto, dopo qualcosa come ventisette anni insieme, e a parte dover andare al ricevimento in cima agli Urali, ciò è cosa bella, gradita e anche emozionante.
Sarà molto più emozionante se, come è altamente probabile, l'Uomo, che fa da testimone a sua madre, dimenticherà ad Asti le scarpe che deve mettere con il completo.
(E quando stamattina gli ho detto delle scarpe, di ricordarsi di portarle a Genova, mi ha guardato con l'aria che la Frenci definirebbe "da mucca che guarda passare il treno". Cioè con la faccia di uno che alle scarpe non aveva minimamente pensato. Speriamo bene.)
Intanto, oggi tornano dal profondo Sud parte dei miei alunni, che hanno visitato costiera amalfitana, Napoli, Cassino, Caserta etc.
Parte soltanto, perchè le gite, cari miei, costano.
E se due anni fa alla gita in Spagna (cinque giorni in cui hanno visto di tutto, dormito in begli alberghi, mangiato bene, insomma fatto un viaggio che, bambini vomitosi sul pullman a parte, avrei fatto volentieri anche io) ha partecipato più di mezza scuola, stavolta le classi sono praticamente piene.
Perchè ci hanno detto che la crisi c'era ma che era solo in America. Poi che c'era ma non in Italia. Poi che c'era ma non riguardava tutte le categorie. Poi che c'era ma era colpa degli immigrati.
Poi che c'era ma ne saremmo usciti subito.
E ora parlano di una manovra da otto miliardi di euro per l'estate.
Intanto oggi io sciopero, per i 19.700 docenti e i 14.500 tra bidelli, tecnici e segretari che vengono tagliati alle scuole italiane. Dopo i precedenti tagli, che non erano stati certo inferiori.
Il prossimo che perde cattedra, qui, è l'Uomo. Per la seconda volta consecutiva.
Io invece riesco a rientrare, ma hanno tagliato la I C, quindi tra due anni sarò di nuovo fuori da Scuolina Rosa. O anche prima, se continuano a tagliare.
Okay. Mi preparo. Per il viaggio a Genova, per quello a Calizzano, e per tutti i viaggi che ancora mi toccheranno per la faccia come il culo di gente come Brunetta, Tremonti, etc etc.
giovedì 5 maggio 2011
Nunca màs
Questa la rubo a Adriana di Lolacorreancheinbici. E grazie, Adriana.
"Lo admirable es que el hombre siga luchando y creando belleza en medio de un mundo bárbaro y hostil."
Ernesto Sabato
E la dedico alla mia amica e maestra, l'Inflessibile, e a tutte le persone che creano bellezza e non si lasciano inquinare.
"Lo admirable es que el hombre siga luchando y creando belleza en medio de un mundo bárbaro y hostil."
Ernesto Sabato
E la dedico alla mia amica e maestra, l'Inflessibile, e a tutte le persone che creano bellezza e non si lasciano inquinare.
martedì 3 maggio 2011
E' che mi disegnano così
Si è sparsa, tempo fa, la voce che l'Inflessibile fosse CATTIVA.
CATTIVO, nel gergo scolastico, se detto di un prof, raramente vuol dire incapace. Però può voler dire, a seconda dei casi: genitori che difendono a spada tratta un figlio fannullone (è la professoressa che è cattiva), bambini che vomitano all'idea di essere interrogati di una certa materia (in tal senso, la mia delle medie di Lettere, alla quale da anni ogni santa mattina io mentalmente erigo un altare e sacrifico olocausti, era CATTIVISSIMA), classi ridotte al silenzio dal terrore di ritorsioni sadiche e decimazioni di stampo nazista (ho avuto una collega, ovviamente di Matematica, che li teneva in un tale stato di choc che, varie volte, entrando nella scuola di Paesino Sperduto, io ho chiesto al bidello: "ma dove sono i ragazzi?" perchè nelle sue ore, nell'aula della mia terza solitamente turbolenta, non solo non si azzardava a volare la proverbiale mosca, ma non si sentivano nemmeno frusciare le pagine).
L'Inflessibile E' cattiva. Nel senso che è fredda, compassata, seria, e pretende molto. Ma non è crudele, nè tantomeno ingiusta. Ed è decisamente LONTANISSIMA dalla definizione di incapace. E' una prof coi fiocchi, si ammazza di lavoro ed è severa con se stessa come non sarebbe mai capace di esserlo con gli altri. Abbiamo avuto alunni che lì per lì la detestavano, ma poi le hanno eretto monumenti, si è spesa con l'anima e il sangue per alcuni casi terribilmente spinosi capitati nella sua classe, si è guadagnata stima da parte dei peggio fannulloni. I suoi exalunni tornano in pellegrinaggio a trovarla, per dirle quanto se la passano di rendita alle superiori rispetto ad altri che vengono da scuole considerate migliori della nostra.
Solo che dà pochissima confidenza ai colleghi, e ha pestato un paio di calli alle persone sbagliate, tra cui la preside, e trattandosi di casini relativi a minorenni e coperti da segreto istruttorio non ve ne parlo qui. Perciò, quando si è trattato di liberare un posto per la Gattamorta, tra me e lei, che eravamo le ultime arrivate, hanno deciso di eliminare lei e di tenere me. E si sono messi a farle un mobbing spietato.
E' finita solo quando è stato chiaro (nel senso di scritto nero su bianco in una comunicazione protocollata) che avrebbe messo di mezzo un avvocato se la preside si fosse permessa ancora di dirle come doveva lavorare e di metterle i bastoni tra le ruote.
Nel frattempo, però, lei si è anche fatta dell'autocritica, per controllare se davvero il suo modo di lavorare poteva dare adito a traumi negli alunni (come le faceva notare la preside, cavalcando le lamentele di due famiglie di rompicoglioni); e siccome di me si fida, ha tentato un confronto con le mie metodologie di valutazione e di insegnamento.
Che a me serviva, perchè lei è più brava di me in questo mestiere e io spesso cerco di spronarmi a tenere il passo con i migliori. Quindi con onestà ci siamo sciorinate i rispettivi registri, e spiegate i metodi di lavoro.
E ne sono uscita scioccata.
Perchè, se voi mi vedete sul lavoro, io sono quel tipo di prof con i jeans e le collane di bottoni che fa lezione appollaiata sul banco vuoto, che mette la musica in classe, che si siede a mangiare sul prato, che fa le vocine e le vocione per far ridere i primini, che abbraccia quella che piange e quello che si sente male, che risponde ai messaggini e scherza su Facebook. I bambini solitamente vanno a casa contenti e le madri sono serene.
Quando tornano a trovarmi, gli exalunni mi raccontano del divorzio dei genitori, delle loro storie d'amore, di chi si fa le canne, di chi marina la scuola, dei loro sogni e progetti per il futuro. Solo marginalmente delle loro esperienze scolastiche. Insomma, mi pare che con me abbiano confidenza.
Ma se voi aprite il mio registro e quello dell'Inflessibile, scoprite che tutte e due:
- facciamo fare un numero mostruoso di prove scritte
- diamo dei quattro come se lanciassimo manciate di riso a un matrimonio
- non interroghiamo per far recuperare, a differenza di molti colleghi
- tartassiamo la gente con argomenti, approfondimenti e progetti di tipo veramente tosto
- non la mandiamo certo a dire ai genitori nè indoriamo alcuna pillola
- se c'è da bocciare, bocciamo.
Se ci sentite fare un cazziatone a un ragazzo, noterete che lei sibila con voce tagliente, io invece urlo da buttare giù i muri, e tutte e due causiamo regolarmente delle crisi di pianto inconsolabile con le nostre sgridate. Se nel corridoio becchiamo qualcuno che fa qualcosa che non deve, a distanza di otto metri sia il mio sguardo che il suo possono ridurre un ragazzino a inginocchiarsi alzando le mani sopra la testa e implorando pietà.
Ma facendo un serio confronto sul metodo di lavoro, sono emerse delle cose che non mi sarei aspettata.
Lei ritira i quaderni con la formula del controllo a campione. Tutto l'anno. Io lo faccio solo nei casi di emergenza.
Però:
- tra noi due, solo io interrogo a tappeto, che è una cosa che ai ragazzi fa una paura fottuta

- battendomene allegramente della politica condivisa sulla carta coi colleghi in materia di valutazione, io dò dei tre, dei due, degli uno e mezzo e anche degli zero virgola cinque

- ho dato punizioni come far copiare INTERI CAPITOLI del libro di Storia, scrivere cento volte la stessa frase, fare tutto un compito in classe sulle ginocchia in corridoio

- nonostante una regola inserita apposta per me, e scritta chiara nel regolamento scolastico che genitori e ragazzi devono leggere e firmare a inizio anno, continuo imperterrita a dare punizioni collettive e compiti a sorpresa quando mi scasso veramente le balle

- ma soprattutto: l'Inflessibile interroga su trenta pagine precise di storia o geografia, facendo le interrogazioni programmate decise con settimane di anticipo. In occasione del nostro confronto professionale, ho fatto caso a quante pagine chiedo io in un'interrogazione di storia, e SENZA ALCUNA FORMA DI PROGRAMMAZIONE DEI TURNI. Variano da quaranta a cinquanta, a seconda del contenuto.
Conclusione: l'Inflessibile non sa neanche da dove si comincia a essere CATTIVA. E io, checchè ne dicano alcune madri, sono BUONA quanto una pianta carnivora e velenosa con attraenti fiori profumati e colorati. Sono quella che alle medie io avrei considerato UNA VERA STRONZA.
CATTIVO, nel gergo scolastico, se detto di un prof, raramente vuol dire incapace. Però può voler dire, a seconda dei casi: genitori che difendono a spada tratta un figlio fannullone (è la professoressa che è cattiva), bambini che vomitano all'idea di essere interrogati di una certa materia (in tal senso, la mia delle medie di Lettere, alla quale da anni ogni santa mattina io mentalmente erigo un altare e sacrifico olocausti, era CATTIVISSIMA), classi ridotte al silenzio dal terrore di ritorsioni sadiche e decimazioni di stampo nazista (ho avuto una collega, ovviamente di Matematica, che li teneva in un tale stato di choc che, varie volte, entrando nella scuola di Paesino Sperduto, io ho chiesto al bidello: "ma dove sono i ragazzi?" perchè nelle sue ore, nell'aula della mia terza solitamente turbolenta, non solo non si azzardava a volare la proverbiale mosca, ma non si sentivano nemmeno frusciare le pagine).
L'Inflessibile E' cattiva. Nel senso che è fredda, compassata, seria, e pretende molto. Ma non è crudele, nè tantomeno ingiusta. Ed è decisamente LONTANISSIMA dalla definizione di incapace. E' una prof coi fiocchi, si ammazza di lavoro ed è severa con se stessa come non sarebbe mai capace di esserlo con gli altri. Abbiamo avuto alunni che lì per lì la detestavano, ma poi le hanno eretto monumenti, si è spesa con l'anima e il sangue per alcuni casi terribilmente spinosi capitati nella sua classe, si è guadagnata stima da parte dei peggio fannulloni. I suoi exalunni tornano in pellegrinaggio a trovarla, per dirle quanto se la passano di rendita alle superiori rispetto ad altri che vengono da scuole considerate migliori della nostra.
Solo che dà pochissima confidenza ai colleghi, e ha pestato un paio di calli alle persone sbagliate, tra cui la preside, e trattandosi di casini relativi a minorenni e coperti da segreto istruttorio non ve ne parlo qui. Perciò, quando si è trattato di liberare un posto per la Gattamorta, tra me e lei, che eravamo le ultime arrivate, hanno deciso di eliminare lei e di tenere me. E si sono messi a farle un mobbing spietato.
E' finita solo quando è stato chiaro (nel senso di scritto nero su bianco in una comunicazione protocollata) che avrebbe messo di mezzo un avvocato se la preside si fosse permessa ancora di dirle come doveva lavorare e di metterle i bastoni tra le ruote.
Nel frattempo, però, lei si è anche fatta dell'autocritica, per controllare se davvero il suo modo di lavorare poteva dare adito a traumi negli alunni (come le faceva notare la preside, cavalcando le lamentele di due famiglie di rompicoglioni); e siccome di me si fida, ha tentato un confronto con le mie metodologie di valutazione e di insegnamento.
Che a me serviva, perchè lei è più brava di me in questo mestiere e io spesso cerco di spronarmi a tenere il passo con i migliori. Quindi con onestà ci siamo sciorinate i rispettivi registri, e spiegate i metodi di lavoro.
E ne sono uscita scioccata.
Perchè, se voi mi vedete sul lavoro, io sono quel tipo di prof con i jeans e le collane di bottoni che fa lezione appollaiata sul banco vuoto, che mette la musica in classe, che si siede a mangiare sul prato, che fa le vocine e le vocione per far ridere i primini, che abbraccia quella che piange e quello che si sente male, che risponde ai messaggini e scherza su Facebook. I bambini solitamente vanno a casa contenti e le madri sono serene.
Quando tornano a trovarmi, gli exalunni mi raccontano del divorzio dei genitori, delle loro storie d'amore, di chi si fa le canne, di chi marina la scuola, dei loro sogni e progetti per il futuro. Solo marginalmente delle loro esperienze scolastiche. Insomma, mi pare che con me abbiano confidenza.
Ma se voi aprite il mio registro e quello dell'Inflessibile, scoprite che tutte e due:
- facciamo fare un numero mostruoso di prove scritte
- diamo dei quattro come se lanciassimo manciate di riso a un matrimonio
- non interroghiamo per far recuperare, a differenza di molti colleghi
- tartassiamo la gente con argomenti, approfondimenti e progetti di tipo veramente tosto
- non la mandiamo certo a dire ai genitori nè indoriamo alcuna pillola
- se c'è da bocciare, bocciamo.
Se ci sentite fare un cazziatone a un ragazzo, noterete che lei sibila con voce tagliente, io invece urlo da buttare giù i muri, e tutte e due causiamo regolarmente delle crisi di pianto inconsolabile con le nostre sgridate. Se nel corridoio becchiamo qualcuno che fa qualcosa che non deve, a distanza di otto metri sia il mio sguardo che il suo possono ridurre un ragazzino a inginocchiarsi alzando le mani sopra la testa e implorando pietà.
Ma facendo un serio confronto sul metodo di lavoro, sono emerse delle cose che non mi sarei aspettata.
Lei ritira i quaderni con la formula del controllo a campione. Tutto l'anno. Io lo faccio solo nei casi di emergenza.
Però:
- tra noi due, solo io interrogo a tappeto, che è una cosa che ai ragazzi fa una paura fottuta

- battendomene allegramente della politica condivisa sulla carta coi colleghi in materia di valutazione, io dò dei tre, dei due, degli uno e mezzo e anche degli zero virgola cinque

- ho dato punizioni come far copiare INTERI CAPITOLI del libro di Storia, scrivere cento volte la stessa frase, fare tutto un compito in classe sulle ginocchia in corridoio

- nonostante una regola inserita apposta per me, e scritta chiara nel regolamento scolastico che genitori e ragazzi devono leggere e firmare a inizio anno, continuo imperterrita a dare punizioni collettive e compiti a sorpresa quando mi scasso veramente le balle

- ma soprattutto: l'Inflessibile interroga su trenta pagine precise di storia o geografia, facendo le interrogazioni programmate decise con settimane di anticipo. In occasione del nostro confronto professionale, ho fatto caso a quante pagine chiedo io in un'interrogazione di storia, e SENZA ALCUNA FORMA DI PROGRAMMAZIONE DEI TURNI. Variano da quaranta a cinquanta, a seconda del contenuto.
Conclusione: l'Inflessibile non sa neanche da dove si comincia a essere CATTIVA. E io, checchè ne dicano alcune madri, sono BUONA quanto una pianta carnivora e velenosa con attraenti fiori profumati e colorati. Sono quella che alle medie io avrei considerato UNA VERA STRONZA.
Etichette:
bum,
fuori carreggiata di brutto,
muahahahahahah risata satanica
Il grande boh
Potreste trovare questo post un po' pontificatorio, ma devo tirare un bilancio sulla scuola di oggi e sulla mia esperienza di quest'anno, e mi usciranno alcune chicche dotate di grande atteggiamento da spandimerda e diverse espressioni profetiche, abbiate pazienza. I bilanci sono sempre un po' così.
E' anche un post lunghissimo, per cui se vi scoglionate facilmente, o al contrario se siete blogdipendenti e quando leggete non vi accorgete di altro, ma avete qualcosa sul fuoco o dovete ancora cucinare, lasciate proprio perdere.
Bene, vi ho avvisati.
E' stato un anno incredibile.
Cioè, ci sono gli anni difficili, gli anni bellissimi, gli anni faticosi, gli anni miliari.
Questo era difficile, bellissimo, faticoso, miliare, e soprattutto non era prevedibile.
Forse arrivata al nono anno di insegnamento sono distaccata. Ho avuto anni in cui ero letteralmente innamorata delle mie classi, dormivo sognandole, mi svegliavo pensandoci, non tolleravo le ferie i ponti e le vacanze.
Ho anche avuto anni in cui ero presissima ma soprattutto affaticata, o addirittura intossicata dalle persone, dalle classi difficili, dalle cucchiaiate di merda tipiche della dieta di una supplente. L'anno scorso a questa stagione ero devastata dalla gastrite a causa di Occhi d'Arabia, di Birba, della Peste etc. Birba ha anche avuto la faccia come il culo di venirmi a trovare, ieri. Con mezza III C, a dire il vero, ma comunque ci voleva il suo coraggio.
Fatto sta che non mi raccapezzo. Non che debba a tutti i costi dare una definizione a ogni anno scolastico, ma sono otto mesi che mi faccio domande a raffica e non mi dò risposte.
Quest'anno non lo so. Non lo so veramente.
Oggi ho confortato, o forse ho finito di scoraggiare, la collega Wanda, a Paesino Blu. I suoi truccatissimi occhi scuri erano pieni di angoscia mentre mi diceva che quest'anno non sa più come fare con le classi che ha. Che sono terribili, che non si concentrano, che non studiano, che diavolo succede, che fanno tutto il giorno, hanno l'esame tra un mese e non gliene frega niente, parliamo coi genitori e non serve.
E' tutto l'anno che sento colleghi di varie materie, di varie età, di varie esperienze, di varie formazioni, vari orientamenti politici e religiosi, insomma, colleghi diversi da me e tra loro come il giorno dalla notte, dire le stesse cose, e le dico anche io.
Qualcosa sta andando veramente storto, coi ragazzi.
Io dò la colpa a Facebook. Prima, qualche anno fa, c'è stato il cellulare. Usando le abbreviazioni si dimenticavano l'ortografia e usando il T9 disimparavano a leggere le parole fino in fondo. Credetemi, uno che insegna italiano se ne rende conto. C'era scritto "coercizione" e leggevano "coesione", "rivoltatosi" e leggevano "rivolti", "strangolato" e leggevano "strano". Il cervello processava solo la prima parte della parola e, nemmeno tutte le volte a dire il vero, l'ultima lettera. Il resto lo inventavano per assonanza.
Ora va un po' meglio, la specie si è adattata al fatto che a scuola si è costretti a leggere le lettere stampate sul foglio, ma comunque fanno i compiti col cellulare acceso leggendo messaggini e rispondendo, quindi con l'attenzione frantumata. E poi c'è Facebook che, credetemi perchè io ne sono stata un esempio, crea dipendenza. Ho ascoltato mesi fa un intervento di una psicologa, esperta di dipendenze "elettroniche", e mi sono riconosciuta in diversi sintomi, tanto che alla fine della sua descrizione ero in un bagno di sudore dall'ansia.
Tu ti attacchi a Facebook e perdi il senso del tempo. Giochi ai giochini, idem. E peggio ancora, i ragazzini tengono accesa la chat. Perchè il cellulare costa e la chat invece è gratis, così tutto il pomeriggio, mentre fanno i compiti, sentono a intervalli ravvicinati "pup!" "pup!" "pup!" il segnale che li avvisa che stanno comparendo sulla chat le mezze frasi smozzicate degli amici, e si interrompono per rispondere. Questo a noi grandi, che su Facebook ci andiamo per informarci, per giocare o per condividere foto, articoli etc, non capita con altrettanta frequenza perchè, sostanzialmente, la chat ci disturba interrompendoci in un momento in cui pensiamo ai fatti nostri.
[Fate un favore al Paese, NON mettetevi la connessione Internet a casa. O usate una SERIE di password, cambiatele spesso, e NON rivelatele ai vostri figli.
Perchè la televisione ammorba, ma Internet per chi ha il cervello di un dodicenne è infinitamente peggio. Fate usare la rete ai vostri bambini solo con voi presenti e per tempi limitati, poi DISCONNETTETE E SPEGNETE l'oggetto del desiderio, e vedrete come andranno meglio a scuola.]
Questo per dire che sì, sono un paio d'anni (proprio da quando Facebook ha avuto il suo megaboom qui da noi) che noi prof abbiamo la sempre più netta sensazione di perdere il controllo della situazione. I ragazzi sono superficiali e agitatissimi, obbediscono poco, ascoltano meno, scopano a tredici anni, mancano di rispetto a tutto e tutti, in primis a se stessi e ai coetanei, e i genitori sono ignari, o distratti, o pericolosamente convinti di qualcosa di non corrispondente alla realtà.
Sarà la crisi, sarà che la cultura sembra sparire dalla vita normale da quando la tv è diventata di così basso livello, sarà l'ansia per tutto quello che ci minaccia, gli stranieri, i Libici, le catastrofi, il calendario maya.
Ma anche gli adulti sembrano diversi da quei genitori che si sedevano davanti a noi tre o quattro anni fa per i colloqui. Qualcosa sta cambiando e non in meglio.
Sembrano discorsi da vecchia?
Tenete presente che chi ve li fa è una che si fida molto del potenziale di crescita dei ragazzi. Di quelli di oggi come di quelli di ieri e di domani.
Guardate "La bellezza del somaro", divertentissimo, perfido e poetico film di Castellitto scritto dalla Mazzantini (che è un genio), e, mentre lo guardate, continuate a ripetervi come un mantra: Castellitto e la Mazzantini HANNO QUATTRO FIGLI. Capirete che anche loro due credono che siano i ragazzi di diciassette anni i più lucidi analisti della vita e della società. Io sono totalmente d'accordo con questo punto di vista. Loro ci salveranno.
Però è vero, ci sono delle novità che stanno portando problemi. E non sono problemi facili da gestire per un genitore, figuriamoci per un prof che i ragazzi li vede solo poche ore al mattino.
Questo per dire che, stavolta, arrivo in fondo all'anno senza nessuna delle mie frasi cosmiche, riassuntive, che tanto mi proteggono dal definitivo impazzire. E che sono, a seconda di com'è andata:
1) "Ho fatto proprio bene quest'anno, guarda che belle soddisfazioni che mi tiro."
2) "Per come era partita, stiamo finendo in gloria, dai."
3) "Oh, io ho fatto del mio meglio. Se loro non ne hanno approfittato, pace."
4) "Non ho lavorato bene come altre volte ma ho avuto ... [inserire una o più voci a piacere tra: lutto/depressione/grana di salute mia o altrui/crisi coniugale], va beh, farò meglio la prossima volta."
Quest'anno io ho tre classi, e ho trascorso uno spezzoncello di compresenza anche con una decina di alunni di una quarta classe.
Siamo a maggio e non ho ancora capito se sta andando bene o male.
I primini, per esempio, sono bravini e simpatici, ma al tempo stesso a volte sembrano completamente sbandati, e in generale assomigliano a dei paperotti isterici appena si allenta un attimo la pressione su di loro.
La terza mi dà un tale filo da torcere che, anche se li adoro, li detesto. Ieri sono tornata dalle ferie e non mi pareva di avere particolare voglia di rivederli, consapevole come sono di essere in grave crisi con loro, che NON si comportano, neanche LONTANAMENTE, come gente che ha un esame tra quaranta giorni. Se ne strabattono di tutto, poi sono tanto simpatici e divertenti, ma non so più cosa fare per metterli in riga, li ho già puniti in tutti i modi e, se la tortura è stata abolita dalla legislazione italiana, non ho più frecce al mio arco.
Naturalmente il primo su cui ho posato gli occhi è stato Punta di Diamante, non perchè io lo cercassi ma perchè lui, ovviamente, è uscito per andare in bagno a metà dell'ora prima della mia. Giusto mentre io, che aspettavo di parlare con il Gigante, guardavo il corridoio e pensavo: 500 euro che ora becco A. in giro. E vedendomi, lì ferma, col sopracciglio già in posizione critica, mi ha salutato con un sorriso a 4000 watt e un mezzo urlo: "Prooof! Le sono mancato vero?" (Risposta esteriore, con il canino affilato sporgente, tipo bulldog ringhioso: "non immagini quanto, guarda". Risposta interiore, sbigottita: "uh cazzo, sì, e me ne accorgo ora, pensare che ero stufa marcia di sentire le tue millemila interruzioni".)
Per spiegare, cioè, che non so cosa provo.
Poi toccava a me andare in terza e sono salita di nuovo sul Tagadà, nel modo sotto descritto.
Castagna 1: "Merda, non sanno fare una parafrasi. Sono in terza e non gli ho insegnato a fare una parafrasi decente."
Castagna 2: "Oh, ma guarda che carini, che si preoccupano di portarmi le ricerche prima di partire per la gita. Si stanno responsabilizzando, forse?"
Castagna 1: "Ma che cazzo dici. Guarda Terremoto in che condizioni è, sembra uscito ieri dalla giungla amazzonica, non sa neanche di essere a scuola."
Castagna 2: "Ma ho appena detto loro di fare quattro rientri pomeridiani in maggio e non hanno fiatato, dai."
Castagna 1: "Certo, ma se fanno i rientri non studiano al pomeriggio, lo sai."
Castagna 2: "Ma hanno letto il libro del partigiano per l'incontro del 12, insomma."
Castagna 1: "Solo due di loro, di cui uno è il Diamante che studia storia come se fosse sorseggiare una Sprite, e poi erano 65 pagine scritte facili facili."
Castagna 2: "Beh sono cresciuti, dai, pensa com'erano due anni fa, che praticamente dovevo soffiargli i nasini e mettergli a posto il diario."
Castagna 1: "Oh, sono cresciuti sì, hanno il patentino, sono in preda a uno tsunami ormonale incontrollabile, i maschi si ammazzano di seghe guardando dei pornazzi e le bambine vendono le loro foto discinte su Internet, ma vogliamo parlare della loro preparazione scolastica? Come pensi che SOPRAVVIVERANNO alle superiori?"
Castagna 2 (vomita dall'ansia, scoppia in pianto e si ritira in silenzio): "B-bluaagh... Sniff... Sob..."
Castagna 1: "Dovresti bocciarli. TUTTI."
E poi la seconda di Paesino Blu. Che, per spiegarvi, è una classe dove sono capacissimi di fare il giochino di rabarbarorabarbaro (cioè mormorare/ bisbigliare/canticchiare/tamburellare/fischiettare/clicchettare con la biro, a volume bassissimo, una qualsiasi parola, come appunto rabarbaro, o una musichina o un verso, fino a far impazzire l'insegnante). Però anche di cadere in un silenzio siderale mentre parlo di Gheddafi, o dei diritti della donna, o della Costituzione, o dell'idea di ragione dell'Illuminismo, o del diritto alla felicità sancito dalla legge degli Stati Uniti. Cazzo, questi li ho stregati, quando faccio lezione sembra di essere in chiesa, e se l'argomento li prende si scopre che sono informatissimi, pieni di idee, opinioni, spunti, domande. C'è una minima possibilità che l'Uomo, che perde cattedra per la seconda volta (è una tara di famiglia, sì) se li ritrovi davanti l'anno prossimo, e sarebbe uno dei regali più belli che potrei mai fargli. Però appena decidono che la lezione è finita, o mentre interrogo, o mentre detto il compito, sono degli stronzi della peggior risma, urlano, si alzano, scagliano palline di carta, incollano il chewing gum ai capelli della compagna davanti. Di colpo la loro stimata prof di Storia diventa la Signora Nessuno e farli calmare è letteralmente al di sopra delle mie capacità, anche perchè sono ben 25.
Quindi?
Com'è andata quest'anno? Benissimo? Di merda? Piangerò come una fontana quando se ne andranno quelli di terza, ma l'anno prossimo, al pensiero di non rivederli nei banchi, avrò il magone (come ho da due anni interi se penso alla vecchia III B) o tirerò un lungo sospiro di sollievo? Hanno imparato? Non hanno imparato? Hanno capito?
Boh?
E' anche un post lunghissimo, per cui se vi scoglionate facilmente, o al contrario se siete blogdipendenti e quando leggete non vi accorgete di altro, ma avete qualcosa sul fuoco o dovete ancora cucinare, lasciate proprio perdere.
Bene, vi ho avvisati.
E' stato un anno incredibile.
Cioè, ci sono gli anni difficili, gli anni bellissimi, gli anni faticosi, gli anni miliari.
Questo era difficile, bellissimo, faticoso, miliare, e soprattutto non era prevedibile.
Forse arrivata al nono anno di insegnamento sono distaccata. Ho avuto anni in cui ero letteralmente innamorata delle mie classi, dormivo sognandole, mi svegliavo pensandoci, non tolleravo le ferie i ponti e le vacanze.
Ho anche avuto anni in cui ero presissima ma soprattutto affaticata, o addirittura intossicata dalle persone, dalle classi difficili, dalle cucchiaiate di merda tipiche della dieta di una supplente. L'anno scorso a questa stagione ero devastata dalla gastrite a causa di Occhi d'Arabia, di Birba, della Peste etc. Birba ha anche avuto la faccia come il culo di venirmi a trovare, ieri. Con mezza III C, a dire il vero, ma comunque ci voleva il suo coraggio.
Fatto sta che non mi raccapezzo. Non che debba a tutti i costi dare una definizione a ogni anno scolastico, ma sono otto mesi che mi faccio domande a raffica e non mi dò risposte.
Quest'anno non lo so. Non lo so veramente.
Oggi ho confortato, o forse ho finito di scoraggiare, la collega Wanda, a Paesino Blu. I suoi truccatissimi occhi scuri erano pieni di angoscia mentre mi diceva che quest'anno non sa più come fare con le classi che ha. Che sono terribili, che non si concentrano, che non studiano, che diavolo succede, che fanno tutto il giorno, hanno l'esame tra un mese e non gliene frega niente, parliamo coi genitori e non serve.
E' tutto l'anno che sento colleghi di varie materie, di varie età, di varie esperienze, di varie formazioni, vari orientamenti politici e religiosi, insomma, colleghi diversi da me e tra loro come il giorno dalla notte, dire le stesse cose, e le dico anche io.
Qualcosa sta andando veramente storto, coi ragazzi.
Io dò la colpa a Facebook. Prima, qualche anno fa, c'è stato il cellulare. Usando le abbreviazioni si dimenticavano l'ortografia e usando il T9 disimparavano a leggere le parole fino in fondo. Credetemi, uno che insegna italiano se ne rende conto. C'era scritto "coercizione" e leggevano "coesione", "rivoltatosi" e leggevano "rivolti", "strangolato" e leggevano "strano". Il cervello processava solo la prima parte della parola e, nemmeno tutte le volte a dire il vero, l'ultima lettera. Il resto lo inventavano per assonanza.
Ora va un po' meglio, la specie si è adattata al fatto che a scuola si è costretti a leggere le lettere stampate sul foglio, ma comunque fanno i compiti col cellulare acceso leggendo messaggini e rispondendo, quindi con l'attenzione frantumata. E poi c'è Facebook che, credetemi perchè io ne sono stata un esempio, crea dipendenza. Ho ascoltato mesi fa un intervento di una psicologa, esperta di dipendenze "elettroniche", e mi sono riconosciuta in diversi sintomi, tanto che alla fine della sua descrizione ero in un bagno di sudore dall'ansia.
Tu ti attacchi a Facebook e perdi il senso del tempo. Giochi ai giochini, idem. E peggio ancora, i ragazzini tengono accesa la chat. Perchè il cellulare costa e la chat invece è gratis, così tutto il pomeriggio, mentre fanno i compiti, sentono a intervalli ravvicinati "pup!" "pup!" "pup!" il segnale che li avvisa che stanno comparendo sulla chat le mezze frasi smozzicate degli amici, e si interrompono per rispondere. Questo a noi grandi, che su Facebook ci andiamo per informarci, per giocare o per condividere foto, articoli etc, non capita con altrettanta frequenza perchè, sostanzialmente, la chat ci disturba interrompendoci in un momento in cui pensiamo ai fatti nostri.
[Fate un favore al Paese, NON mettetevi la connessione Internet a casa. O usate una SERIE di password, cambiatele spesso, e NON rivelatele ai vostri figli.
Perchè la televisione ammorba, ma Internet per chi ha il cervello di un dodicenne è infinitamente peggio. Fate usare la rete ai vostri bambini solo con voi presenti e per tempi limitati, poi DISCONNETTETE E SPEGNETE l'oggetto del desiderio, e vedrete come andranno meglio a scuola.]
Questo per dire che sì, sono un paio d'anni (proprio da quando Facebook ha avuto il suo megaboom qui da noi) che noi prof abbiamo la sempre più netta sensazione di perdere il controllo della situazione. I ragazzi sono superficiali e agitatissimi, obbediscono poco, ascoltano meno, scopano a tredici anni, mancano di rispetto a tutto e tutti, in primis a se stessi e ai coetanei, e i genitori sono ignari, o distratti, o pericolosamente convinti di qualcosa di non corrispondente alla realtà.
Sarà la crisi, sarà che la cultura sembra sparire dalla vita normale da quando la tv è diventata di così basso livello, sarà l'ansia per tutto quello che ci minaccia, gli stranieri, i Libici, le catastrofi, il calendario maya.
Ma anche gli adulti sembrano diversi da quei genitori che si sedevano davanti a noi tre o quattro anni fa per i colloqui. Qualcosa sta cambiando e non in meglio.
Sembrano discorsi da vecchia?
Tenete presente che chi ve li fa è una che si fida molto del potenziale di crescita dei ragazzi. Di quelli di oggi come di quelli di ieri e di domani.
Guardate "La bellezza del somaro", divertentissimo, perfido e poetico film di Castellitto scritto dalla Mazzantini (che è un genio), e, mentre lo guardate, continuate a ripetervi come un mantra: Castellitto e la Mazzantini HANNO QUATTRO FIGLI. Capirete che anche loro due credono che siano i ragazzi di diciassette anni i più lucidi analisti della vita e della società. Io sono totalmente d'accordo con questo punto di vista. Loro ci salveranno.
Però è vero, ci sono delle novità che stanno portando problemi. E non sono problemi facili da gestire per un genitore, figuriamoci per un prof che i ragazzi li vede solo poche ore al mattino.
Questo per dire che, stavolta, arrivo in fondo all'anno senza nessuna delle mie frasi cosmiche, riassuntive, che tanto mi proteggono dal definitivo impazzire. E che sono, a seconda di com'è andata:
1) "Ho fatto proprio bene quest'anno, guarda che belle soddisfazioni che mi tiro."
2) "Per come era partita, stiamo finendo in gloria, dai."
3) "Oh, io ho fatto del mio meglio. Se loro non ne hanno approfittato, pace."
4) "Non ho lavorato bene come altre volte ma ho avuto ... [inserire una o più voci a piacere tra: lutto/depressione/grana di salute mia o altrui/crisi coniugale], va beh, farò meglio la prossima volta."
Quest'anno io ho tre classi, e ho trascorso uno spezzoncello di compresenza anche con una decina di alunni di una quarta classe.
Siamo a maggio e non ho ancora capito se sta andando bene o male.
I primini, per esempio, sono bravini e simpatici, ma al tempo stesso a volte sembrano completamente sbandati, e in generale assomigliano a dei paperotti isterici appena si allenta un attimo la pressione su di loro.
La terza mi dà un tale filo da torcere che, anche se li adoro, li detesto. Ieri sono tornata dalle ferie e non mi pareva di avere particolare voglia di rivederli, consapevole come sono di essere in grave crisi con loro, che NON si comportano, neanche LONTANAMENTE, come gente che ha un esame tra quaranta giorni. Se ne strabattono di tutto, poi sono tanto simpatici e divertenti, ma non so più cosa fare per metterli in riga, li ho già puniti in tutti i modi e, se la tortura è stata abolita dalla legislazione italiana, non ho più frecce al mio arco.
Naturalmente il primo su cui ho posato gli occhi è stato Punta di Diamante, non perchè io lo cercassi ma perchè lui, ovviamente, è uscito per andare in bagno a metà dell'ora prima della mia. Giusto mentre io, che aspettavo di parlare con il Gigante, guardavo il corridoio e pensavo: 500 euro che ora becco A. in giro. E vedendomi, lì ferma, col sopracciglio già in posizione critica, mi ha salutato con un sorriso a 4000 watt e un mezzo urlo: "Prooof! Le sono mancato vero?" (Risposta esteriore, con il canino affilato sporgente, tipo bulldog ringhioso: "non immagini quanto, guarda". Risposta interiore, sbigottita: "uh cazzo, sì, e me ne accorgo ora, pensare che ero stufa marcia di sentire le tue millemila interruzioni".)
Per spiegare, cioè, che non so cosa provo.
Poi toccava a me andare in terza e sono salita di nuovo sul Tagadà, nel modo sotto descritto.
Castagna 1: "Merda, non sanno fare una parafrasi. Sono in terza e non gli ho insegnato a fare una parafrasi decente."
Castagna 2: "Oh, ma guarda che carini, che si preoccupano di portarmi le ricerche prima di partire per la gita. Si stanno responsabilizzando, forse?"
Castagna 1: "Ma che cazzo dici. Guarda Terremoto in che condizioni è, sembra uscito ieri dalla giungla amazzonica, non sa neanche di essere a scuola."
Castagna 2: "Ma ho appena detto loro di fare quattro rientri pomeridiani in maggio e non hanno fiatato, dai."
Castagna 1: "Certo, ma se fanno i rientri non studiano al pomeriggio, lo sai."
Castagna 2: "Ma hanno letto il libro del partigiano per l'incontro del 12, insomma."
Castagna 1: "Solo due di loro, di cui uno è il Diamante che studia storia come se fosse sorseggiare una Sprite, e poi erano 65 pagine scritte facili facili."
Castagna 2: "Beh sono cresciuti, dai, pensa com'erano due anni fa, che praticamente dovevo soffiargli i nasini e mettergli a posto il diario."
Castagna 1: "Oh, sono cresciuti sì, hanno il patentino, sono in preda a uno tsunami ormonale incontrollabile, i maschi si ammazzano di seghe guardando dei pornazzi e le bambine vendono le loro foto discinte su Internet, ma vogliamo parlare della loro preparazione scolastica? Come pensi che SOPRAVVIVERANNO alle superiori?"
Castagna 2 (vomita dall'ansia, scoppia in pianto e si ritira in silenzio): "B-bluaagh... Sniff... Sob..."
Castagna 1: "Dovresti bocciarli. TUTTI."
E poi la seconda di Paesino Blu. Che, per spiegarvi, è una classe dove sono capacissimi di fare il giochino di rabarbarorabarbaro (cioè mormorare/ bisbigliare/canticchiare/tamburellare/fischiettare/clicchettare con la biro, a volume bassissimo, una qualsiasi parola, come appunto rabarbaro, o una musichina o un verso, fino a far impazzire l'insegnante). Però anche di cadere in un silenzio siderale mentre parlo di Gheddafi, o dei diritti della donna, o della Costituzione, o dell'idea di ragione dell'Illuminismo, o del diritto alla felicità sancito dalla legge degli Stati Uniti. Cazzo, questi li ho stregati, quando faccio lezione sembra di essere in chiesa, e se l'argomento li prende si scopre che sono informatissimi, pieni di idee, opinioni, spunti, domande. C'è una minima possibilità che l'Uomo, che perde cattedra per la seconda volta (è una tara di famiglia, sì) se li ritrovi davanti l'anno prossimo, e sarebbe uno dei regali più belli che potrei mai fargli. Però appena decidono che la lezione è finita, o mentre interrogo, o mentre detto il compito, sono degli stronzi della peggior risma, urlano, si alzano, scagliano palline di carta, incollano il chewing gum ai capelli della compagna davanti. Di colpo la loro stimata prof di Storia diventa la Signora Nessuno e farli calmare è letteralmente al di sopra delle mie capacità, anche perchè sono ben 25.
Quindi?
Com'è andata quest'anno? Benissimo? Di merda? Piangerò come una fontana quando se ne andranno quelli di terza, ma l'anno prossimo, al pensiero di non rivederli nei banchi, avrò il magone (come ho da due anni interi se penso alla vecchia III B) o tirerò un lungo sospiro di sollievo? Hanno imparato? Non hanno imparato? Hanno capito?
Boh?
lunedì 2 maggio 2011
Sbonk
Sbonk è il rumore che fa la tempia di un adulto picchiando con violenza su un tavolo, in caduta libera, a causa di un'improvvisa sincope da seduti.
Tale suono si è sentito oggi, alle 13.09, nel corridoio di nordest di Scuolina Rosa, e proveniva dalla I C, dove io interrogavo l'Orsacchiotto e Briciola di Titanio sull'Odissea.
La Briciola rispondeva a una domanda sull'agile mente di Ulisse.
"Sì, perchè, per esempio, a Polifemo aveva detto di chiamarsi Nessuno... Così, dopo che lo aveva accecato, quando il ciclope ha telefonato agli altri..."
Sbonk.
Tale suono si è sentito oggi, alle 13.09, nel corridoio di nordest di Scuolina Rosa, e proveniva dalla I C, dove io interrogavo l'Orsacchiotto e Briciola di Titanio sull'Odissea.
La Briciola rispondeva a una domanda sull'agile mente di Ulisse.
"Sì, perchè, per esempio, a Polifemo aveva detto di chiamarsi Nessuno... Così, dopo che lo aveva accecato, quando il ciclope ha telefonato agli altri..."
Sbonk.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)


