...questa prima o poi devo incontrarla di persona.
"C’è una prof di cui vorrei raccontarvi, ma lei mi ha fatto giurare che non lo avrei fatto. C’è un nome che vorrei fare per il mio pantheon del 2012 ma ogni promessa è un debito. Ho tentato di scrivere di qualcun altro, mia cara prof, ti giuro, ma non ci riesco. Mi tocca raccontarla lo stesso questa storia, senza fare nomi. La prof in questione mi direbbe che metto troppi punti, è una prof d’italiano.
E’ la storia normale di una persona non normale. Non vi dico la città, potrebbe essere Napoli, potrebbe essere Reggio Calabria, Catania, o Palermo, di certo è una periferia. La prof senza nome insegna in una normale scuola a rischio di periferia. Scuola periodicamente soggetta a normali atti di vandalismo e a normali cortei di autorità e tv che arrivano a solidarizzare, a impegnarsi, a promettere. Una periferia di cui conosciamo croste e scritte sui muri macinati dall’incuria, in cui la cura maggiore dell’uomo è posta nell’erosione voluta delle cose tangibili per riempire di fatti il vuoto di bisogni immateriali che non riescono a identificare.
Me li immagino di notte i ragazzi senza direzioni che grattano sui muri, che picconano, che ammassano rifiuti e gli danno fuoco, che saltano muri possibili perché quelli invisibili sono troppo alti per loro. E poi mi arrivano le telefonate della prof nei normali lunedì in cui si ritrovano per l’ennesima volta con la segreteria all’aria, i pc rovesciati a terra e i vetri frantumati. La normalità non è retorica e ci ritroviamo, dopo aver bestemmiato contro nessuno, io e la mia amica prof, fuori dalla scuola, osservando come le “grattate” riguardino pure quel catorcio di macchina che si ritrova. Averne una nuova o più accettabile? Tempo una settimana finisce rigata, con gli specchietti laterali distrutti e attaccati con lo scotch da imballaggio. “Cazzo, ma unt’affrunti a caminari cu sta cosa?” “Cu parlò m’affumò, talìati u to motirino”.
Prof che scherzano e intorno c’è lo scenario di CinicoTv. Chi ce lo doveva dire di finirci dentro per intero? Ma no, nessun lamento. E’ la normalità e questa prof ci sta benissimo. Così bene che quest’anno è entrata di ruolo in un bel liceo del centro e ha rifiutato. Vuoi mettere il divertimento di stare qua? Che non sai mai che accade? Pensa la noia di stare in un liceo a vita. “Tu sei pazza”. E’ pazza, come tutte le persone che si ostinano a fare il proprio dovere in modo regolare nel paese dell’irregolare e delle deroghe.
No, non vi racconto di lei, ho promesso, ma di normali commozioni. Grondanti di tenerezza da far schifo a me per prima. E invece non c’è niente di retorico, è la normalità. Che una prof si commuova per i temi che legge scritti dai suoi alunni, per i pensieri troppo grandi di ragazzi così piccoli, per le piccole opere d’arte disegnate o gli sgorbietti con dedica e te li scambi come le figurine, specialmente quando arrivano dal figliol prodigo. Quello che era andato via e te lo sei visto tornare una mattina.
“Guarda, guarda, leggi qua “io un giorno andrò via per ritornare””e non partono mai “Tu guarda questo quanto è bravo… Non imbrocca un verbo ma guarda che bella mano”.
Ce l’ho, ce l’ho, mi manca. Quello col padre in carcere? Ce l’ho. Quello che viene a scuola in pigiama e si riaddormenta sul banco? Ce l’ho. Quello che ti salta giù dalle finestre? Ce l’ho. Quella brava che sembra che frequenti un college? Ce l’ho. La madre dell’alunno che si presenta con la scopa in mano fuori dai cancelli perché te le vuol dare e non potendo entrare si scatena col cofano? Ce l’ho. E il fidanzato di quella della 3G che si pianta alla finestra e le manda baci da fuori e le lancia baci perugina e tu stancamente al bidello “maniscalco senta me lo allontana da fuori”? Ce l’ho. E l’alunno che ti ha aggredita? Ce l’ho. E la varicella a 42 anni e il morbillo a 44? Se vabbè. Giuro. Ce l’ho. Ce l’ho.
E quello che dice “basta con questa retorica delle scuole a rischio?” Cavolo, ne ho tre, no..forse di più.. E quello che si sente uno strafigo pazzesco nel dirti “sì, ma i prof di oggi, ai miei tempi…”? E il ministro che viene a visitare la scuola dopo l’atto vandalico, regala una targa al preside e una medaglietta al primo della scuola e però ti taglia il fondo di funzionamento d’istituto e non ci son soldi per i supplenti e dunque quel giorno la 3G entra a 2° ora e Mannino la prima ora se la passa a tirar pietre da fuori a quelli della 2F che gli hanno detto “troia tua madre”? E che fai? Lo sospendi così continua a tirar pietre da fuori? Te lo tieni in classe. Ce l’ho. Ce l’ho. E il prof che arriva e ti dice “ma siete pazzi?” rimane 15 giorni e se ne va? E quello che fa più danni che altro? Ce l’ho. Dai, qualche testa di cazzo c’è, normale statistica.
E ridiamo, eccome se ridiamo. E ci incazziamo. Eccome se ci incazziamo.
Mi manca. Andiamo alle figurine che mancano. Mi manca il fatto che altri pensino sia anormale. Il fatto che tutti pensino che siano cose eccezionali e dunque possono commuoversene per una frazione di secondo e poi tornare a non far nulla. Mi manca, cioè constato che, se il valore di un prof debba “essere misurato con le performance e i risultati degli alunni” (virgoletto perché son contraria), questa prof di cui non faccio il nome, sarebbe tra le peggiori, come i suoi ragazzi. E invece, nel nostro capovolto mondo normale delle scuole di periferia, è la migliore. Senza retorica, senza slogan, senza miserie e senza sorprese. Con un po’ di buona normalità mettiamoci d’ impegno e capovolgiamo l’Italia."
Mila Spicola
articolo pubblicato su L’Unità in edicola il 30 dicembre 2012
1)
Semina un pensiero e nascerà un'azione;
semina un'azione e nascerà un'abitudine;
semina un'abitudine e nascerà un carattere;
semina un carattere e nascerà un destino.
Anguttara Nikaya
Mi pare una bella cosa da pensare per un insegnante.
1)
Semina un pensiero e nascerà un'azione;
semina un'azione e nascerà un'abitudine;
semina un'abitudine e nascerà un carattere;
semina un carattere e nascerà un destino.
Mi pare una bella cosa da pensare per un insegnante. Semina un pensiero e nascerà un'azione;
semina un'azione e nascerà un'abitudine;
semina un'abitudine e nascerà un carattere;
semina un carattere e nascerà un destino.
Anguttara Nikaya
2)
Sono sconvolta dalle notizie che arrivano da Parigi, dall'amatissimo Queen Father. Menomale che Daddy è tornato a casa sano e salvo. Comunque tra la cugina di mio padre, Daddy, e la povera ragazza di Roma morta d'infarto a 34 anni, mi sta venendo la paranoia degli attacchi di cuore, che era una delle poche ansie che francamente finora non mi facevo.
3)
Perchè non riesco a disattivare il grassetto?
4)
Sono a casa malata: a giudicare dal dolore veramente forte in gola, e da alcuni altri dettagli che non vi piacerebbe leggere, sto per morire di difterite, come in un romanzo di Louisa May Alcott. Stanotte alle due e quaranta mi sono alzata in preda al panico, perchè deglutire, respirare e tossire erano tre cose che assolutamente non mi riuscivano. Mi sono curata rantolando un po' in bagno e poi tranquillizzandomi col mio sistema migliore, un libro sullo yoga. E andando a dormire in cameretta da sola, perchè mi ero già svegliata tre o quattro volte a causa dei gemiti che io stessa emettevo nel sonno. Non che l'Uomo si sia mai girato per vedere se stavo agonizzando. Lui pearaltro, da quando è finito il festival, sta in piedi per miracolo.
5)
Essendo io a casa malata, oggi ho lavorato talmente tanto che alle tre e mezza mi sono detta: fossi furba, invece che in mutua saresti a lavorare, sai come ti staresti riposando. Di tutto, ho fatto, persino cucire, col filo nero, un orlo di raso nero a uno scialle da sera di cachemire nero, rischiando di perdere definitivamente la mezza diottria rimastami.
6)
Il trionfatore assoluto di Asti Film Festival, con tre premi: miglior film, miglior attore e miglior attrice, è stato "L'ultimo terrestre". Ora, se avete un periodo buio e complesso, non guardatelo. Se però potete prendervi un weekend per pensare, mandate a letto i bambini, e gustatevelo: è un capolavoro. Io, che in un periodo buio e complesso ci sono dal novembre 2010, l'ho visto quindici giorni fa e ci sto pensando ancora adesso.
2)
Sono sconvolta dalle notizie che arrivano da Parigi, dall'amatissimo Queen Father. Menomale che Daddy è tornato a casa sano e salvo. Comunque tra la cugina di mio padre, Daddy, e la povera ragazza di Roma morta d'infarto a 34 anni, mi sta venendo la paranoia degli attacchi di cuore, che era una delle poche ansie che francamente finora non mi facevo.
3)
Perchè non riesco a disattivare il grassetto?
4)
Sono a casa malata: a giudicare dal dolore veramente forte in gola, e da alcuni altri dettagli che non vi piacerebbe leggere, sto per morire di difterite, come in un romanzo di Louisa May Alcott. Stanotte alle due e quaranta mi sono alzata in preda al panico, perchè deglutire, respirare e tossire erano tre cose che assolutamente non mi riuscivano. Mi sono curata rantolando un po' in bagno e poi tranquillizzandomi col mio sistema migliore, un libro sullo yoga. E andando a dormire in cameretta da sola, perchè mi ero già svegliata tre o quattro volte a causa dei gemiti che io stessa emettevo nel sonno. Non che l'Uomo si sia mai girato per vedere se stavo agonizzando. Lui pearaltro, da quando è finito il festival, sta in piedi per miracolo.
5)
Essendo io a casa malata, oggi ho lavorato talmente tanto che alle tre e mezza mi sono detta: fossi furba, invece che in mutua saresti a lavorare, sai come ti staresti riposando. Di tutto, ho fatto, persino cucire, col filo nero, un orlo di raso nero a uno scialle da sera di cachemire nero, rischiando di perdere definitivamente la mezza diottria rimastami.
6)
Il trionfatore assoluto di Asti Film Festival, con tre premi: miglior film, miglior attore e miglior attrice, è stato "L'ultimo terrestre". Ora, se avete un periodo buio e complesso, non guardatelo. Se però potete prendervi un weekend per pensare, mandate a letto i bambini, e gustatevelo: è un capolavoro. Io, che in un periodo buio e complesso ci sono dal novembre 2010, l'ho visto quindici giorni fa e ci sto pensando ancora adesso.











