Castagna. Siediti davanti allo specchio e ripetiti la seguente sequenza di frasi.
Il primo anno che eri a Scuola Vintage, tu e altri quindici colleghi siete andati dall'avvocato e vi siete presentati in questura con un esposto, contro i ragazzi di una terza che vi avevano diffamato e calunniato sul web usando le vostre foto.
Il secondo anno, è morto un tuo alunno all'improvviso.
Il terzo anno, hai subito un mobbing feroce.
Nel frattempo sono mancate due persone che per te erano punti di riferimento maiuscoli sul lavoro e nella vita.
Accidentalmente, tutto questo è accaduto tra il 2021 e il 2023, mentre l'intero Paese usciva (?) da una pandemia e entrava (?) in una crisi sociale, culturale, economica e politica.
Volutamente non considerando tutto il resto delle vicende personali e familiari, ma concentrandosi solo sulla scuola, Castagna, seriamente, puoi adesso tu per favore guardarti allo specchio e dirti a voce alta due cosine?
Tipo che sei traumatizzata in modo oggettivo, indipendentemente dal tuo carattere, dalla tua intelligenza, dalle risorse che hai?
Tipo che le avresti probabilmente rette tutte, dato che sei una guerriera, ma entrare per due anni nell'aula dove non avresti mai più messo piede per non vedere il banco vuoto, o peggio entrarci il secondo anno e scoprire che il banco era stato tolto, quello no, non lo hai retto?
Okay. E adesso che (con ventitre mesi di ritardo) sei capace di dirti a voce alta queste cose, possiamo parlare del fatto che non si può sempre vivere sul chi va là? Che col cervello che ti ritrovi sai benissimo come fare per non lasciarti inquinare dall'ipocrisia e dalla bambinaggine di certi comportamenti, ma a livello emotivo devi trovare nuove fonti di forza e serenità, o finirai per farti male?
Quindi. Guarda negli occhi quella tipa che c'è lì di fronte riflessa. E dille quello che le ripeterai ogni santo giorno.
Va bene essere ancora sotto choc. Va bene essere in lutto. Va bene avere dei sentimenti di smarrimento di fronte a tanti comportamenti che non si possono capire né accettare, da parte di colleghi o dirigenti o alunni. Va bene essere demotivati dalle porcherie del sistema. Va bene restare soli pur di non piegarsi. Va bene sotterrare l'ego e dargli dei colpi di pala in testa quando cerca di riemergere.
Ora però, se non vuoi essere un'adolescente umorale e poco professionale, come purtroppo sono molti dei tuoi colleghi, serve uno scatto in avanti. Devi trovare la capacità di non farti scalfire. Di avanzare con grazia e imperturbabilità. Di traghettare i tuoi ragazzi attraverso parecchie brutture del mondo, incluse quelle del sistema scolastico.
Hai passato tutta l'estate, la più lunga della tua vita dopo quella tra medie e superiori e quella tra superiori e università, a studiare yoga a livelli non solo fisici, ma anche psicologici e filosofici. Hai fatto scelte precise, limitando persone e situazioni che ti sottraessero energia e investendo tanto in progetti pieni di felicità per te stessa e per gli altri.
Non puoi, NON PUOI, essere già con lo stomaco sverso e gli attacchi d'ansia alle sei di mattina, dopo neanche due ore di collegio docenti a distanza. Così non ci fai neanche la prima decina di giorni senza ammalarti.
Aggrappati. Sai benissimo dove. Non ti piace pensare di avere appigli solo fuori, va bene, lo capiamo, tu non sarai mai una di quelle che aspettano la campanella con le chiavi della macchina in mano. Ma fuori c'è comunque roba buona, sappilo. E trova dove tenerti salda lungo la parete anche quando sei dentro.
Aggrappati alle persone che sai che sanno. Aggrappati alla macchinetta del caffè. Al brontolio basso dell'Orsone. Alla risata della tua bidella preferita. Alla mitologia greca, alla filosofia del Settecento, al complemento di termine, alle gare di congiuntivi, alla sfida sulle capitali del mondo.
Aggrappati (ma senza pesare, solo come quando si gioca in piscina usando lo stesso materassino) al ragazzino che vuole sapere le cose, a quello che fa la battuta giusta, a quello che fa la domanda profonda, a quello che come al solito era girato e non ha sentito, a quello che ha capito Roma per toma, a quello che ha paura di essere bocciato, a quello che piange. Al gessetto, alla carta geografica sulla LIM, agli evidenziatori colorati. Al rumore dell'orda che si precipita giù dalle scale. Alle urla di "Buongiorno prof!!!" che segnalano alla popolazione che stai svoltando l'angolo della strada pedonale. E (sommo balsamo per l'anima) agli abbracci di quelli che tornano a trovare i prof, che non sempre erano i migliori della classe,anzi, spesso erano il ribelle, l'agitata, lo sfigato.
Queste cose non te le porta via nessuno. E gli rode, di non potertele togliere. Ma non possono. Nessuno può, se tu ti pulisci gli zigomi dal trucco colato e alzi gli occhi su quel che hai davanti. Possono farti male solo se guardi a terra, ma se tu fossi una che guarda a terra, non saresti lì. Perciò guarda. Guarda cosa c'è dopo.
Non andrà tutto bene. Ma neppure tutto male. Non è yes we can. È yes noi andiamo avanti anche se non tutto ci riesce. Non è just do it, è one love, one blood, one life you get to do what you should. Così possiamo farcela.


