"Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va in corsa, è un'avventura ricostruire se stesse. La più grande.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre, quando meno te l'aspetti."


(Donne in Rinascita - D. Cugia)

lunedì 28 febbraio 2011

Per voce sola - Susanna Tamaro

Curiosando tra gli scaffali della mia libreria di fiducia, ho trovato un libro dalla copertina vivace e colorata. Un libro di Susanna Tamaro, intitolato “Per voce sola”. Ho letto la trama, sembrava interessante e l’ho preso. Il tema generale era legato ai bambini, raccontanti però in modo diverso dal solito.
La sera stessa ho iniziato a leggerlo e due giorni dopo l’avevo già finito.

Questo libro è formato da cinque storie diverse, una più terribile e angosciosa dell’altra. Protagonisti sono sempre bambini, piccole creature abusate, trattate male da chi è più grande e potente di loro. Sono storie che lasciano i brividi, che fanno pensare a come sia possibile fare del male a dei piccoli esseri indifesi. Cinque persone diverse che lasciano un senso di vuoto e di smarrimento, che ti fanno stringere il cuore.

Certe volte mi sono ritrovata a rileggere dei pezzi due volte, pensando di “aver capito male”, tanto mi sembrava impossibile quello che c’era scritto. Invece, purtroppo, non mi sbagliavo.
Le storie sono “brutte” (brutte è dire poco), ma sono raccontate in modo talmente strano, quasi dolce, da lasciare ulteriore perplessità. Cinque bambini diversi, provenienti da mondi diversissimi tra loro, da famiglie ricche, da genitori poveri, bambini che non hanno una famiglia, bambini che purtroppo non sono oggetto d’interesse da parte dei loro genitori e altri che, lo sono troppo, talmente tanto da annullare completamente le volontà dei propri figli.

Questo libro mi ha fatto anche pensare a quanto sia delicato il lavoro di chi si prende cura dei bambini maltrattati o sofferenti in genere. Penso che per svolgere questo mestiere serva molta forza, tanto coraggio e un cuore un po' più "resistente" rispetto al "normale", per poter portare dentro queste terribili storie.

Non saprei a che tipo di persona consigliare questo libro. Per ora ho deciso che lo darò ad una mia amica che ha molto a cuore i problemi dei bambini e che studia proprio per curarli, per stare loro vicino.
A lei sì, a lei potrei farlo leggere.

“Il rapporto con la sofferenza è bizzarro, sai. Finché è poca ci si ribella sempre, si pensa che se è accaduta una cosa terribile, non ne possano accadere altre … Perché? Perché non è giusto. C’è dentro, insomma, come un senso di intoccabile equità. Si crede che la vita sia una festa e la sofferenza delle fette di torta. Ne tocca una a ognuno, non di più.
Invece poi, non so se c’entra anche un fatto biologico, si invecchia, si hanno meno forze. Poi da un giorno all’altro succede che non ti aspetti altro, ti aspetti cose brutte e basta.”

sabato 26 febbraio 2011

La signora degli evidenziatori

Supermercato, ora di pranzo di una giornata grigia e piena di pioggia. Io sono alla ricerca dei sofficini al pomodoro, davanti al banco dei prodotti surgelati. Dietro di me una signora e intorno tanta gente con il carrello in mano.
La signora mi chiama, ha in mano una scatola. Me la fa vedere, mi chiede cosa sono quelle cose che ci sono dentro, a cosa servono. Erano sei mini evidenziatori colorati, di quelli con la confezione allegra e decorata. Mi sembra strano che lei non capisca cosa siano, c’è scritto chiaramente che sono degli evidenziatori.

Cerco di spiegarle cosa sono, lei non capisce. Mi guarda un po’ persa e imbarazzata e mi chiede di spiegarle ancora. Parla bene l’italiano, ma non è italiana. Non riesco ad inquadrare il suo accento, neanche a grandi linee.
Cerco di essere ancora più chiara, ma lei capisce poco e mi dà del tu. Un attimo dopo si scusa per quel tono confidenziale, dice che sono giovane e che per questo si è permessa di darmi del tu.
Le dico di non preoccuparsi, non mi dà fastidio. E le sorrido, così magari un po’ di quella tensione e quel senso di inadeguatezza che lascia intendere vanno via.

Mi chiede se potrebbero servire alla figlia piccola per giocarci. Io le dico che di solito si usano per sottolineare i libri, invece di usare la matita. Mimo il gesto, lei capisce e si illumina d’immenso.
Mi chiede quanto costano, guardo il cartello e glielo dico. Costano troppi per lei, dice che non può permetterseli, anche se le piacerebbe averli. Legge la Bibbia e usa sottolineare i passi che le piacciono.

Io rimango perplessa, sembrava una bambina. Non so che fare, credo che non accetterebbe mai dei soldi. Mi maledico per non avere con me l’astuccio con tutte le penne e gli evidenziatori che uso, poi però penso che sarebbe un gesto peggiore di quello di offrirle i soldi.
Le dico che lì vicino c’è un negozio che li vende ad un euro, che non sono gli stessi ma che comunque sono sempre evidenziatori. Lei sorride, è contenta. Ripete “evidenziatori” e sorride ancora.
Ripete di nuovo la storia della Bibbia, dice che le piace leggerla.
Io non so che dire, sono poco capace di intrattenere conversazioni.
Ancora sorridente mi ringrazia, si scusa per il tempo che mi ha fatto perdere. Le dico di non preoccuparsi, che non ho perso nessun tempo. Mi saluta e mi allontano.

Ho pensato tutto il giorno a quella donna, a chi poteva essere, cosa poteva fare nella sua vita. E’ stato uno di quegli incontri casuali e strani che ti lasciano un po’ perplessa e che ti mettono tanta curiosità.

giovedì 24 febbraio 2011

Il pacco

Ogni tanto mio padre mi manda un pacco. Dentro ci mette di tutto, in primis le verdure e la frutta dell’orto che ogni tanto cura. Se ne inizia a parlare circa un mese prima della data dell’effettivo arrivo. A giorni alterni dice “Stasera ti preparo un pacco” e il giorno dopo dice “Ieri ho avuto troppe cose da fare, non sono riuscito a preparartelo”. Oppure ci si mette di mezzo il tempo e quindi la variante è “Pioveva oggi, non ho potuto prenderti niente”. Però alla fine ce la fa e lo manda.
La sera prima chiama e puntualmente mi chiede “Oh Chiara, ho preparato il pacco! … Mi dai l’indirizzo che non me lo ricordo?”. E io lì a dettare.
La mattina dopo, appena lo manda, mi chiama tutto contento e orgoglioso. “Chiaaaara, ti ho mandato il pacco! Domani mattina ti arriva!”.
Festa! Alé!

La mattina dopo ancora, mi chiama presto, di solito verso le otto. Il tono leggermente alterato, dice “Ho controllato su internet il tracciato. Il tuo pacco risulta in consegna in un’altra città”. Poi sbraita contro le Poste Italiane, dice che non è possibile che ogni volta si debba ripetere sempre la stessa storia.
Ed in effetti ha ragione.
Non so se anche a voi è mai capitato, ma i miei pacchi partono dal sud per raggiungere il nord e puntualmente arrivano … troppo a nord! Raggiungono la più vicina città come centro di smistamento e poi, per puro errore, arrivano in città come Trento o Torino o addirittura in Liguria. Per poi, ovviamente, tornare qualche chilometro più indietro.
Insomma, il pacco celere finisce per essere tutt’altro che celere. È un pacco viaggiatore, ama ma scoprire sempre nuovi centro di smistamento. Ed è un grande ritardatario.

Alla fine, l’agognato pacco arriva sempre due giorni dopo il previsto. Ma quando arriva … è una festa!
La tipa delle consegne suona allegramente al citofono e si spreca sempre con la solita battutina “Occhio che pesa!”. Come se non vedessi le sue dimensioni. Oppure, molto gentilmente, lo abbandona in mezzo alla via e dopo la firma, mi dice “Il pacco …. È lì!”, indicando con il dito un punto indefinito in lontananza.
Mentre con le valigie sono più fortunata e trovo sempre qualcuno disposto ad aiutarmi per le scale delle stazioni, con i pacchi non godo di questo privilegio. Quindi mi tocca trascinarli fino a casa, evitando di caderci sopra.

Quando l’adorato pacchetto fa il suo ingresso nella casetta di Cip e Ciop, la festa si moltiplica. Prima di aprirlo chiamo papà e annuncio il suo arrivo come se avessi partorito due gemelli. Lui è contentissimo.
Non avete idea di quanto mi renda felice l’arrivo di un pacco. Sento dentro l’odore di casa, guardo le arance e i limoni e mi sembra di sognare. Il pacco è un piccolo pezzo di casa, un gesto d’affetto che arriva per darmi sollievo, per farmi sentire più vicina alla mia famiglia e alla mia terra.
E poi i pacchi spesso sono un collage. C’è la dolce mano di papà con i prodotti campagnoli e tutta la cerimonia preparatoria, nonché l’ansia dell’arrivo e le maledizioni alle Poste ; quella della mamma che ogni volta che trova in giro qualcosa che potrebbe piacermi, inevitabilmente me la prende e infine c’è la mano della compagna di papà con i suoi biscotti caserecci, le sciarpe fatte a mano e i cioccolatini al whiskey.
Dimenticavo la mano di mio fratello che, tanto per cambiare, fa da “mediatore di merci” tra mia madre e mio padre.


P.s: HO FINITO CON GLI ESAMI!!!!! E sono anche contenta!!

domenica 20 febbraio 2011

La signora delle camelie - Alexandre Dumas



Tra i libri che adoro leggere, sicuramente un posto d’onore è occupato dai classici.
“La signora delle camelie” stazionava ormai da un po’ nella mia wishlist, finché, qualche settimana fa, non me lo sono ritrovato tra gli scaffali del mio negozietto di libri di fiducia. Non ho esitato neanche un secondo e l’ho preso.

Il libro è ambientato in Francia, a metà ottocento. La protagonista è Margherita Guatier, meglio conosciuta come “la signora delle camelie” per la passione che nutriva per questo tipo di fiore. E’ una donna giovane, vista tutt’altro che bene dalla società per il fatto di essere una “mondana”. Armando Duval, un giovane ventiquattrenne, finisce però con l’innamorarsi di lei, nonostante la sua fama.
Inizia così la loro storia d’amore, tutt’altro che semplice, contrastata da diverse vicende. Un amore che incontra tante difficoltà, che finisce con l’intrecciarsi e ostacolare altri importanti affetti dell’uomo; fatto anche di incomprensioni e di ripicche.
Ma nonostante questo, l’amore di Armando e Margherita si rivelerà alla fine molto più forte di qualsiasi altro sentimento, talmente tanto da vincere anche la morte.

L’ho letto in pochi giorni, considerando anche il fatto che non è neanche un libro molto lungo e il linguaggio si capisce abbastanza bene.
Era da un po’ che non leggevo storie d’amore così genuine e travolgenti, quasi da far venire le lacrime agli occhi.

giovedì 17 febbraio 2011

Ancora viva!

Periodo terribilmente pieno di studio.

Manca poco: una settimana, gli ultimi sforzi, quelli più difficili, poi sarò anche io libera.

Nonostante la mia testa sia al momento piena di casini e di pensieri, mi sono ricordata di che giorno è oggi!


17 febbraio, vi dice qualcosa??




Oggi è la Giornata Mondiale del Gatto!

sabato 12 febbraio 2011

Kreative Blogger Award


Un altro premio per me: trattasi del Kreative Blogger Award, assegnatomi da Giulia e da Andrea. Grazie mille ragazzi!
Il premio consiste nell’elencare dieci cose su se stessi.
Comincio subito, elencandovi le prime cose che mi passano per la testa.

1. Tra i sei e i dieci anni ho raggiunto il massimo livello di timidezza possibile. A scuola parlavo con pochi e i miei compagni mi stavano anche poco simpatici. La mia compagna di banco era sempre la sfigata della classe. Poi alle medie e superiori le cose sono andate decisamente meglio, anzi, a detta dei miei, avevo “troppi amici”.

2. Ho frequentato asilo e prima elementare in una scuola gestita da suore. Le mie insegnanti erano tutte suore. Ecco perché mi stanno … poco simpatiche.

3. Al primo esame universitario, mentre il prof verbalizzava il voto, sono scoppiata a piangere davanti a lui. Lacrime di gioia e di stress che scivolava via. Me ne vergogno da morire. Il prof quando mi vede per i corridoi, ride sotto i baffi con la sua espressione sarcastica da chi odia le donne.

4. Quando ero piccola, mentre mio padre posava la macchina in garage, mi è passato con la ruota sopra il piede. Naturalmente senza volerlo. E soprattutto, senza accorgersene. Pensate al piede di una bambina di nove anni, stipato (per fortuna) su un grosso stivale e ad una station wagon: avrete una vaga idea del dolore che ho provato.

5. Ho una vera e propria fobia per i pennuti: piccioni, galline, canarini, colombe ecc … E non solo! Svengo all’idea del sangue, non potrei mai e poi mai fare il medico.

6. Ogni mattina devo per forza sistemare il letto, altrimenti divento pazza. Non importa l’ora, se sono in ritardo o in anticipo: il letto va fatto in ogni caso!

7. Mi sforzo a fare la raccolta differenziata, almeno della carta e delle bottiglie. E quando butto queste cose nell’apposito bidone, mi sento quasi realizzata.

8. Non capisco per quale motivo ci sia l’usanza, per molti, di non accennare al minimo gesto di saluto quando incontrano altri loro simili per le scale del condominio dove abitano.

9. Ho tre quaderni pieni di poesie scritte durante l’adolescenza. Nessuno le ha lette, a parte una mia amica. E a dir la verità, nessuno (almeno spero) dei miei conoscenti è al corrente dell’esistenza di questo blog.

10. Mi si è rotto il cellulare. Amen.

mercoledì 9 febbraio 2011

Meme letterario

Questa volta niente recensioni o cose simili, anche se l’argomento è sempre lo stesso: i libri! Andrea (che ringrazio molto per aver pensato a me, quando c’è da parlare di libri mi entusiasmo sempre!) mi ha passato questo “meme letterario”: trattasi di una sorta di “intervista”, un botta e risposta relativo ai libri letti l’anno scorso.

Iniziamo subito …

Quanti libri hai letto nel 2010?
“Non vi lascerò orfani” di Daria Bignardi; “Malamore” di Concita De Gregorio; “Solo per giustizia” di Raffaele Cantone; “Gomorra” di Roberto Saviano (grande lui!); “Fratelli di sangue” di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso; “L’eleganza del riccio” di Michel Muriel; “Va’ dove ti porta il cuore” di Susanna Tamaro; “Mille splendidi soli” di Hosseini; “Conversazione in Sicilia” di Vittorini, “La ragazza delle arance” di Gaarder
Ne ho letti solo dieci, pochissimi rispetto alla solita media. Quest’anno –fortunatamente- ho ripreso i soliti ritmi!

Quanti erano fiction e quanti no?
Nessuno!

Quanti scrittori e quante scrittrici?
Quattro donne e sei uomini (anzi, sette!)

Il miglior libro letto?
Difficile dirlo, sono libri molto diversi tra loro. Malamore però mi ha fatto riflettere molto

E il più brutto?
Conversazione in Sicilia, un libro che ho letto molto superficialmente e che mi ripropongo di rispolverarlo

Il libro più vecchio che hai letto?
Sempre luI!

E il più recente?
Non vi lascerò orfani

Qual è il libro con il titolo più lungo?
Va’ dove ti porta il cuore

E quello col titolo più corto?
Gomorra

Quanti libri hai riletto?
L’eleganza del riccio e Gomorra sono stati una seconda lettura

E quali vorresti rileggere?
Ogni tanto rileggo qualche parte di Malamore, mentre non rileggerei Mille splendidi soli: una storia interessante, ma per certi versi “soffocante”

I libri più letti dello stesso autore quest'anno?
Sono tutti libri di autori diversi

Quanti libri scritti da autori italiani?
Sette!

E quanti dei libri letti sono stati presi in biblioteca?
Uno. Solo per giustizia

Dei libri letti quanti erano ebook?
Nessuno!

domenica 6 febbraio 2011

Domenica

Stamattina, quando ho aperto gli occhi, mi sono accorta del grande silenzio che c’era giù per la strada. Dalla finestra arrivava una luce piuttosto debole. Ho acceso il cellulare, ho guardato l’ora. Le 6.22. Troppo presto per uscire dal letto, di domenica.
Sono rimasta immobile tra le coperte, a godermi quel tepore piacevole. Ho chiuso gli occhi e dopo un po’ mi sono addormentata di nuovo.
Quando li ho riaperti, la luce non era più debole, era viva e forte. Una domenica di sole tiepido. Era mezzogiorno, troppo tardi. Odio svegliarmi tardi, metà giornata va via senza essere vissuta. Ma oggi è domenica, qualche ora di sonno in più può anche andare bene. Ho acceso la televisione, giusto in tempo per vedere la classifica dell’oroscopo settimanale di Fox. Ultimo posto. Le giornate peggiori mercoledì e giovedì, quelle migliori sabato e domenica. E anche lunedì quattordici. Un “non credete all’oroscopo, ma verificatelo” e ho spento la tv. Che bella settimana mi attende.

Di pomeriggio non ho fatto niente di produttivo, non ho messo il naso fuori casa. Sono rimasta tutto il giorno con i capelli raccolti in una coda, gli occhiali, i pantaloni della tuta, la felpa verde che mi arriva quasi al ginocchio e i piedi, come sempre, scalzi. Ho sentito la gente fuori passeggiare allegramente, ridere, scherzare e parlare ad alta voce. Il mio cellulare ha suonato più del solito: messaggi di amici, chiamate della mamma, cose da fare durante la settimana, studio da pianificare. Da qui a fine mese sarò sommersa dallo studio. Un esame pianificato, un altro imprevisto, messo lì per caso da chissà chi, in mezzo ai piedi, pronto a scombinare qualsiasi progetto.

Ho letto tutto il pomeriggio, appollaiata sul divano con una coperta di pile di sopra. Avrò divorato più di cento pagine, senza rendermi conto del tempo che scorreva. Ho lavato dei jeans e qualche maglietta, ho letto qualche notizia su internet e mandato degli appunti per e-mail ad una amica.
Ho chiuso la finestra quando ancora il cielo non era del tutto buio. Ho scelto lo smalto da mettere, uno blu scuro. L’ho steso lentamente, unghia dietro unghia, cercando di essere il più precisa possibile. Poi ho aspettato che si asciugasse, leggendo ancora.
Il silenzio di certe domeniche è fatto solo per essere odiato.

venerdì 4 febbraio 2011

La Mennulara di Simonetta Agnello Hornby

Il 23 settembre 1963, a Roccacolomba, un paesino Sicilia, muore Maria Rosalia Inzerillo, conosciuta da tutti come “La Mennulara”. Dall’età di tredici anni è al servizio di una importante famiglia del luogo, gli Alfallipe, formata dall’avvocato Orazio (morto molti anni prima di lei), la moglie Adriana e i figli Gianni, Lilla e Carmela.

La Mennulara, oltre ad essere “la serva” di famiglia, ne amministra anche il patrimonio. È una donna apparentemente acida e di poche parole, dedica tutta la sua vita al servizio della famiglia Alfallippe, anche se i tre figli di Orazio e Adriana non hanno avuto sempre una buona opinione su di lei.

Alla sua morte, i tre figli e la signora Adriana, trovano delle particolari disposizioni rilasciate dalla loro serva relative al suo funerale: sono degli ordini precisi che la famiglia dovrà rispettare, altrimenti riavrà indietro il patrimonio che lei aveva da sempre amministrato .

In paese si parla molto di questa donna ormai defunta. La maggior parte della gente ha per lei solo inutili chiacchiere maligne dettate dalle apparenze che trasparivano dal suo carattere. Ma le apparenze, si sa, ingannano molto. E La Mennulara è senza dubbio una donna che va al di là delle apparenze …


Questo libro mi è stato regalato l’anno scorso per il mio compleanno. Inizialmente avevo letto poche pagine, abbandonandolo poi sul comodino. L’ho rispolverato qualche giorno fa, leggendolo tutto d’un fiato.
L’ho trovato interessante, a tratti quasi comico. Più si va avanti con le pagine, più escono fuori tratti interessanti della Mennulara, lineamenti che mettono molta curiosità e invogliano ad arrivare velocemente alla fine. Ed effettivamente, bisogna arrivare alle ultime pagine per scoprire chi era veramente la Mennulara!

mercoledì 2 febbraio 2011

Chi la fa (o la dice), l'aspetti...

Il treno regionale che ogni tanto prendo la mattina presto, è sempre affollato di gente di ogni tipo che si reca al lavoro o all’università. Trovare un posto libero è un’impresa, per cui spesso preferisco stare nello spazio libero tra un vagone e l’altro, lì dove ci sono le porte per entrare e uscire.
L’altra volta,però, mi scocciava star in piedi e quindi sono andata alla ricerca di un posto. Mi sono seduta nel primo libero che ho trovato e naturalmente ho dato un’occhiata alla gente che stava vicino a me.
Davanti avevo un uomo sui trentacinque- quaranta e a fianco una donna che leggeva il giornale. I minuti di viaggio trascorrono tranquillamente, la gente sale e scende e il treno si affolla sempre di più.

La donna inizia a cercare qualcosa dentro la borsa enorme poggiate sulle ginocchia. Prende una pochette nera e inizia a tirare fuori un paio di cosmetici e uno specchietto. Apre lo specchietto, si passa prima il fondotinta, poi la cipria. Prende l’ombretto (o qualcosa di simile) e ripone tutto nella sua pochette. L’uomo davanti guarda fisso verso di lei, interessato ai suoi movimenti.
Lei però non ha finito ancora di truccarsi, armata sempre del suo specchietto. Poi d’un tratto si ferma. Guarda il tipo davanti e minacciosa gli chiede “Beh? Che hai da guardare? Non hai mai visto una donna truccarsi?”

Quella domanda non me la sarei mai aspettata. E suppongo neanche lui che, imbarazzato, chiede scusa e distoglie lo sguardo. Dopo un paio di minuti l’uomo si alza, è arrivato alla sua stazione. Mentre mette il cappotto e si avvia verso l’uscita, si rivolge alla donna e dice “Non è che non io non abbia mai visto una donna truccarsi, è che non ho mai visto una donna con così tanto trucco in faccia!”. E si dilegua, lasciando lei senza parole, incapace di controbattere.

Io, basita, inizio ad armeggiare con il cellulare, facendo finta di non aver sentito nulla.
Questione di poco e arrivo anche io a destinazione, ringraziando il cielo di essere riuscita a trattenere la risata.