Curiosando tra gli scaffali della mia libreria di fiducia, ho trovato un libro dalla copertina vivace e colorata. Un libro di Susanna Tamaro, intitolato “Per voce sola”. Ho letto la trama, sembrava interessante e l’ho preso. Il tema generale era legato ai bambini, raccontanti però in modo diverso dal solito.La sera stessa ho iniziato a leggerlo e due giorni dopo l’avevo già finito.
Questo libro è formato da cinque storie diverse, una più terribile e angosciosa dell’altra. Protagonisti sono sempre bambini, piccole creature abusate, trattate male da chi è più grande e potente di loro. Sono storie che lasciano i brividi, che fanno pensare a come sia possibile fare del male a dei piccoli esseri indifesi. Cinque persone diverse che lasciano un senso di vuoto e di smarrimento, che ti fanno stringere il cuore.
Certe volte mi sono ritrovata a rileggere dei pezzi due volte, pensando di “aver capito male”, tanto mi sembrava impossibile quello che c’era scritto. Invece, purtroppo, non mi sbagliavo.
Le storie sono “brutte” (brutte è dire poco), ma sono raccontate in modo talmente strano, quasi dolce, da lasciare ulteriore perplessità. Cinque bambini diversi, provenienti da mondi diversissimi tra loro, da famiglie ricche, da genitori poveri, bambini che non hanno una famiglia, bambini che purtroppo non sono oggetto d’interesse da parte dei loro genitori e altri che, lo sono troppo, talmente tanto da annullare completamente le volontà dei propri figli.
Questo libro mi ha fatto anche pensare a quanto sia delicato il lavoro di chi si prende cura dei bambini maltrattati o sofferenti in genere. Penso che per svolgere questo mestiere serva molta forza, tanto coraggio e un cuore un po' più "resistente" rispetto al "normale", per poter portare dentro queste terribili storie.
Non saprei a che tipo di persona consigliare questo libro. Per ora ho deciso che lo darò ad una mia amica che ha molto a cuore i problemi dei bambini e che studia proprio per curarli, per stare loro vicino.
A lei sì, a lei potrei farlo leggere.
“Il rapporto con la sofferenza è bizzarro, sai. Finché è poca ci si ribella sempre, si pensa che se è accaduta una cosa terribile, non ne possano accadere altre … Perché? Perché non è giusto. C’è dentro, insomma, come un senso di intoccabile equità. Si crede che la vita sia una festa e la sofferenza delle fette di torta. Ne tocca una a ognuno, non di più.
Invece poi, non so se c’entra anche un fatto biologico, si invecchia, si hanno meno forze. Poi da un giorno all’altro succede che non ti aspetti altro, ti aspetti cose brutte e basta.”



