Sono tornata da poco dal mio primo giorno dell'anno al mare. Ho addosso il sole caldo, nello stendino il costume da bagno, su divano la borsa frigo e nel lavandino i contenitori dell'insalata di riso da lavare. Dovrei stendere i panni, preparare il pranzo per domani, guardare l'agenda della settimana, ordinare i vestiti ammonticchiati sul letto.
E invece perdo tempo su Facebook. Mi ritrovo a leggere un post di Memorie di una Vagina, un blog che seguo sempre. Parla dei weekend da soli, di quella malinconia e di quella solitudine concentrata in quei giorni alla fine di ogni settimana, di quella voglia di famiglia, di motivi che ti portino ad alzarti dal letto prima di mezzogiorno.
Mi è tornato in mente questo spazio, quegli anni universitari grigi che con tanta pazienza e forza ho cercato di colorare un po'. Di quando qui scrivevo che i weekend erano fatti per le persone felici e io, anche se non lo dicevo, non lo ero. Sentivo la solitudine anche io, tra le mura di casa. Sentivo il vuoto, che mancava troppo qualcosa che desse un senso alla vita extra-universitaria, extra dovere.
Il blog mi aiutava tanto allora: scrivere, aprirmi ad un mondo virtuale fatto di persone che in un modo o nell'altro sentivo vicine. Condividere quelle inquietudini che si leggevano tra le righe e non si spiegavano mai troppo bene.
L'ultimo post risale a quasi due anni fa, anche se ho smesso di pubblicare con la frequenza di un tempo già molto prima.
Le cose, per fortuna, sono cambiate di molto.
Adesso che sola non mi sento mai, che se lo sono è solo per scelta, perché - si sa - un po' di solitudine serve sempre, soprattutto alla gente come me. Adesso che ho dato una svolta alla mia vita, cambiato lavoro perché la mattina voglio svegliarmi col sorriso e fare qualcosa in cui credo davvero. Adesso che in testa ho dei progetti, che tra un po' condividerò casa e abitudini con quello che è l'amore più grande che la vita mi ha dato fino ad adesso. Adesso che i fine settimana sono pieni di amici, di cene, pranzi, palestre, persone da vedere e da abbracciare, famiglie nuove, risvegli insieme, colazioni con la torta fatta la sera prima.
Adesso che forse il mare si è calmato.
Adesso guardo indietro, al tempo perso che mi ha fatto diventare grande. Alle domande senza risposta di un tempo, agli affetti mancanti e che mancano tutt'ora, alla Chiara bambina che si chiudeva.
Stasera mi mancava scrivere, condividere con voi o con chi è rimasto di voi.
Non lo so se sono tornata, certo è che questo spazio mi ha attratto a sé come una calamita.
Sarà stato il sole, il mare (anche se diverso) di cui vi ho parlato tanto negli anni...