Brasile – importazioni di vino 2025

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Nel 2025 le importazioni di vino in Brasile segnano un nuovo massimo sia in valore (513 milioni di euro, +2% sul 2024) sia in volume (1.65 milioni di ettolitri stimati, +3%). Se però consideriamo il dato in valuta locale l’incremento è molto più marcato: il totale in Real passa da 2.93 a 3.24 miliardi (+10,4%), riflettendo il deprezzamento della valuta rispetto all’euro.

Nel 2025 sono Francia, Italia e Spagna a guadagnare un po’ di quota, con crescite tra il 9% (Italia) e il 12-15% (Francia e Spagna), in un mercato comunque ampiamente dominato dai cileni e dagli argentini. La scarsa penetrazione dei vini spumanti (40 milioni di euro su 513 milioni complessivi), in cui i francesi dominano, certamente non aiuta. In questo contesto, gli spagnoli, forti di una maggiore presenza in altri comparti, sono davanti all’Italia.

Passiamo a commentare i dati con tutte le tabelle e i grafici allegati.

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Le importazioni di vino nel Regno Unito nel 2025

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Le importazioni di vino 2025 nel Regno Unito calano del 4% in valore (a 4416 milioni di euro). Stimiamo (dato che sono molto difficili da ricostruire) che i volumi siano scesi di oltre il 10%, leggermente sotto i 10 milioni di ettolitri. La Francia mantiene la leadership con oltre il 37% del mercato in valore, guadagnando leggermente dopo un cattivo 2024, mentre l’Italia si mantiene  al 24% (che comunque rappresenta il livello più elevato di sempre). La divergenza tra i grandi fornitori tradizionali (Italia, Francia e Spagna) e i paesi del Nuovo Mondo rimane molto accentuata, con un rapporto 70%/30%.

Passiamo a un commento più dettagliato nel post. Dati in formato testo disponibili nella sezione Solonumeri.

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Cosa fare quando si possiede più vino di quanto si riuscirà mai a bere?

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(articolo pubblicato anche su Intravino)

È la domanda che, prima o poi, si pongono diversi collezionisti, dopo decenni trascorsi ad accumulare bottiglie, spesso a partire dagli anni ’80 e ’90. Sebbene la risposta, a mio avviso, sia ovvia (ci fanno un colpo di telefono e accorriamo in aiuto),l’eccellente Jancis Robinson affronta il tema nella sua colonna sul Financial Times e racconta, con esempi concreti, come alcuni grandi collezionisti hanno provato a gestirlo.
Non solo: secondo Jancis, molti si sono ritrovati anche con un secondo problema: spesso si sono riempiti di vini che, a distanza di tempo, non gli piacciono più. E proprio da qui cominciamo.

Il fenomeno del cambiamento dei gusti è affrontato da un importatore di vini di Boston, che ammette di avere troppi vini che oggi beve molto meno, come i vini tedeschi più dolci. “Non sembra mai che io abbia abbastanza delle cose che prendo più spesso. Mi ritrovo sempre a cercare Grüner Veltliner e Chenin Blanc in cantina. Ce ne sono un po’, ma vanno spesso ricomprati. Non ho abbastanza Chablis. Mi servono anche vini bianchi di stile più neutro, per esempio i Pinot Blanc, che finiscono continuamente. Mi piacerebbe avere un bel po’ di Chasselas.”
Il suo consiglio è di comprare in base al cibo che si mangia e al clima in cui si vive. Non è saggio comprare vino da ‘mettere via’ per decenni, per poi trascorrere un sacco di tempo a inseguire il momento in cui quel vino dà il massimo. In altre parole: niente vini impossibili da bere fin dal giorno dell’acquisto e una certa diversificazione per tipologia, perché i gusti possono cambiare.

Tornando ai collezionisti, le casistiche variano. Ho chiesto anche a ChatGPT di ordinarle in alcune curiose categorie.

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Australia – esportazioni di vino 2025

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Le esportazioni di vino australiano nel 2025 segnano un ritorno alla normalità dopo il rimbalzo “elastico” del 2024 legato alla riapertura del mercato cinese. I dati UN Comtrade da noi rielaborati per riportarli alla realtà locale dei dollari australiani mostrano un calo del 9% in valore a 2432 milioni di dollari australiani e del 5% in volume a 6.3 milioni di ettolitri. Tradotto in euro nelle nostre tabelle annuali che mostreremo tra qualche settimana, le esportazioni australiane sono calate del 15% a 1.36 miliardi di euro.

La normalizzazione delle spedizioni verso la Cina dopo la fase iniziale post-dazi, oltre alla debolezza dei consumi nei mercati anglosassoni, ha riportato il valore delle esportazioni ai livelli del 2021-2022, ben lontano dal picco di quasi 3 miliardi di dollari australiani del 2019-2020. Non tutti i mercati però sono andati male: Canada, Singapore, Thailandia e Malesia hanno registrato crescite significative. E questo è positivo, nel senso che diversifica la base di esportazione australiana.

Passiamo a un commento dettagliato dei numeri con tutti i grafici e le tabelle.

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Spagna – esportazioni di vino, aggiornamento 2025

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Le esportazioni di vino spagnolo alla fine nel 2025 sono andate un po’ meno peggio di quelle italiane e francesi, con un calo “soltanto” del 2.4%. Ovviamente non c’è da rallegrarsi, non solo perché il segno è negativo, ma anche perché la categoria che porta a questo saldo “meno peggio” è quella in declino strutturale, ossia i vini sfusi e i mosti, mentre se guardiamo agli spumanti e ai vini fermi in bottiglia, beh, siamo nell’ordine del -5% e quindi in qualche modo anche peggio di Italia a Francia. La botta del calo negli USA (-13%) ma anche il -6% della Germania, mercati che nel 2024 erano il secondo e il primo (terzo e primo quest’anno), sono l’altra notizia negativa. Infatti sono gli “altri mercati”, quelli fuori dalla top 10 diciamo (top-12 nella nostra tabella) a compensare, con un +2%. In questo contesto ovviamente l’Italia ha avuto meno bisogno del vino spagnolo, per cui le nostre importazioni sono calate da 1.9 a 1.4 milioni di ettolitri (-28%), per una riduzione in termini di valore del 7% (98 milioni).

Bene, passiamo a un commento dettagliato dei numeri.

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