Musica, computer e dintorni

  • Garbage in, garbage out

    Garbage in, garbage out

    “The quality of your thoughts is determined by the quality of your reading. Spend more time thinking about the inputs.”

    La qualità dei tuoi pensieri è determinata dalla qualità delle tue letture. Spendi un po’ del tuo tempo pensando ai tuoi input.

    Uno dei principi “non scritti” dell’informatica, specialmente quando si parla di analisi dei dati, è che se analizzi dei dati spazzatura, otterrai dei risultati spazzatura. Tra colleghi si è un po’ più espliciti ma ci siamo capiti.

    La frase del titolo (letteralmente “spazzatura dentro, spazzatura fuori”) è utilizzata soprattutto per richiamare l’attenzione sul fatto che i computer elaborano in modo acritico, non sono “intelligenti”, non ragionano sui dati che gli fornisci.

    Quindi se viene fornito un insieme di dati in entrata palesemente erronei o insensati (garbage in), producono un risultato erroneo o insensato (garbage out).

    Uno dei padri dell’informatica, Charles Babbage, inventore del primo calcolatore programmabile, disse:

    In due occasioni mi è stato chiesto: “La prego, Mr. Babbage, se lei inserisce nella macchina cifre errate, compariranno le risposte corrette?”… Io non sono in grado di comprendere correttamente il genere di confusione di idee che può portare a una tale domanda.

    Lo stesso potremmo dire del nostro cervello: se non “nutri la tua mente” con cibo di qualità, non puoi pretendere che ne escano pensieri di qualità.

    Quindi si può leggere e guardare tutto, persino i social, ma non si può pretendere che poi ne escano contenuti di qualità se il materiale su cui facciamo funzionare il nostro computer interno è approssimabile a spazzatura.

    Nutrire la mente con contenuti di qualità è faticoso, e bisogna andarseli a cercare, visto che molti dei testi, vireo o immagini a cui abbiamo facile accesso sono di qualità molto bassa (e non parlo solo dei social, pure delle “testate giornalistiche”).

    Non si può pretendere che mettendoci in testa solo contenuti inesatti possa uscire una risposta corretta.

    [Qui ci potebbe stare un tag #lagnetta, ma io sono presuntuoso e penso che questo post non lo sia]

    Photograph © Andrew Dunn, 5 November 2004. Website: http://www.andrewdunnphoto.com/ – Opera propria, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=87413
  • Blow the trumpet – parte 2

    Blow the trumpet – parte 2

    Ovvero del prendersi troppo sul serio

    Lo scorso novembre sono tornato in un negozio di strumenti musicali dopo anni che non ci entravo più. Dovevo comprare una custodia per la tromba e dovevo per forza misurarla, la mia tromba ha una campana particolare, un po’ più grande della media.

    Ho provato la “nuova” tromba Bach, mod. 190 campana Mt.Vernon. In pratica hanno ripreso la tromba di 80 anni fa quando Bach era un artigiano, copiando alcune soluzioni estetiche e tecniche di Yamaha. Dopo 20 anni che le ha implementate Yamaha, la quale ora fa le trombe con l’estetica delle Bach 180…

    Ne ho scritto sul socialino di nicchia, e ne è uscita una cosa tra gli AMA – Ask Me Anything e la pappardella – spiegone – papiro egizio di uno che sta troppo tempo su internet e troppo poco con la tromba in mano. In grassetto le domande e sotto le risposte, che copincollo qui in due puntate, che se no è troppo lungo.

    Questa è la seconda puntata, la prima la trovate qui.

    Ma parliamo di bocchino. Tu quanti ne hai? Li cambi a seconda del pezzo o una volta che ne hai uno che ti piace, lo tieni sempre?

    Come tutti i “bravi trombettisti” ho un secchio di bocchini in casa. E come tutti sono sempre alla ricerca del bocchino magico che non ti fa fare fatica, non scrocca, intona da solo, arriva ai bisacuti ed ha un suono pieno. In pratica però uso un solo bocchino, non lo cambio praticamente mai perchè suonando solo in banda non ho necessità di variare e sono “comodo” così.

    Quando suonavo lead nel gruppo funky avevo due bocchini che cambiavo all’occorrenza, uno più piccolo e con la tazza corta che mi pareva aiutasse negli acuti e il mio “normale” per i brani più tranquilli.

    Sul tema bocchini, c’è da sempre molta discussione tra chi sostiene (con anche dati e misurazioni di laboratorio) che il bocchino sia responsabile del 90% della qualità e intonazione del suono e che quindi potresti suonare qualunque cosa che avresti un buon suono e chi no. Qualcuno ritiene che fondamentale sia l’accoppiamento tra tromba e bocchino (l’innesto e il cosiddetto GAP sul cannello principale, cioè lo “scalino” che si crea tra la fine del bocchino e la parte interna del tubo), tanto che l’artigiano inglese Taylor produce delle trombe con bocchino avvitabile per “forzare” l’accoppiamento migliore. Io credo comunque che a parità di suonatore il bocchino sia responsabile di un buon 70% della qualità del suono e che lo strumento concorra soprattutto all’intonazione, allo “slotting” e all’aggiunta delle armoniche inudibili che rendono caratteristico il timbro delle note.

    Come ti trovi con la muscolatura? Cioè a parte la respirazione diaframmatica, che ruolo gioca la gola e i muscoli della bocca e delle labbra?

    La muscolatura è un’altra cosa su cui c’è moltissima discussione. Quando ho iniziato io si insisteva molto sul “respirare col diaframma” che è una semplificazione per dire di respirare verso l’addome. Oggi si tende a insegnare una respirazione completa anche costale, senza alzare le spalle ma allargando la gabbia toracica “dappertutto”.

    La fatica è legata soprattutto al controllo del ritmo della respirazione e al fatto che mentre suoni devi riempire molto di più i polmoni rispetto alla normale respirazione, cosa che poi porta debito di ossigeno anche con i polmoni pieni (ti devi fermare, espirare, inspirare e ripartire). La gola in teoria non dovrebbe giocare nessun ruolo: deve essere “aperta” per non frenare il flusso di aria, non deve fare da imbuto, anche se spesso si sbaglia e si suona chiudendola: è un po’ come cantare di gola, si può ma fa schifo, stessa cosa suonare “di gola” vuol dire opporre resistenza all’uscita dell’aria e ottenere un flusso “strozzato” e non regolare. Alla fine la tromba suona perché l’aria che fluisce nello strumento oscilla, se non c’è aria non c’è vibrazione della colonna d’aria, e tutto quello che impedisce la vibrazione rende il suono brutto.

    I muscoli della bocca sono un bel tema: vanno allenati altrimenti dopo mezz’ora che suoni le labbra non vibrano più a dovere e l’aria scappa fuori da tutte le parti. Essendo un muscolo piccolo (non è un pettorale o un gluteo…), sia labbra che guance (che NON vanno gonfiate per produrre suono, unica eccezione consentita era Gillespie, ma lui poteva perché era come il calabrone, non sapeva che non poteva volare ma volava lo stesso) si allenano in fretta e si “disallenano” altrettanto in fretta.

    Non c’è gran ginnastica da fare, se non suonare tutti i giorni almeno mezz’ora, come mantenimento e fare qualche “giochino” con la matita. Con l’esercizio si impara anche a controllare e rimuovere le tensioni inutili (ripeto, l’aria deve uscire regolare e “tanta” per produrre un bel suono) e stare rilassati soprattutto inspirando, per portar dentro tanta aria e buttarla fuori evitando di diventare balordi o di fermarsi perché in debito di ossigeno.

    Perchè le parti della tromba non hanno le stesse note delle parti del pianoforte?

    La tromba fa parte della classe degli strumenti traspositori: sono tutti quegli strumenti che esistono in diverse varietà identiche tranne che per le dimensioni. Tutti leggono righi trasposti in modo da poter usare la stessa diteggiatura, relativamente alle loro diverse fondamentali.

    Provo a spiegare meglio. Il problema è il seguente: supponiamo di eseguire un certo brano con una tromba in Do. Ad un certo punto vogliamo eseguire lo stesso brano, ma, con una tromba in Si♭. Cambiando strumento, le stesse diteggiature che usavamo sulla tromba in Do producono note completamente diverse. In particolare note più basse di un tono. Per semplificare l’esecuzione di un brano si è quindi pensato di trasporre la notazione (la parte che ci troviamo a leggere), anziché lasciare all’esecutore l’operazione mentale di trasporre la diteggiatura. Uno stesso brano scritto per una tromba in Do, quindi, appare completamente diverso quando è scritto (trasposto) per una tromba in Si♭. Per contro, due esecutori che leggono lo stesso rigo con due trombe diverse non devono fare nessuna fatica per trasporre la musica: eseguono esattamente la stessa diteggiatura, e lo strumento naturalmente suona a due altezze diverse.

    Riassumendo:

    quando la tromba in Do legge Do, diteggia 0, suona Do, legge Re, diteggia 1 e suona Re, ecc. mentre una tromba in Si♭ che legge Do (e diteggia 0 nello stesso modo del collega con la tromba in Do) suona di fatto Si♭; legge Re e, diteggia 1, senza cambiare diteggiatura, suona Do, ecc.

    Ho delle domande anche sul trombone a culisse, che mi pare sempre una roba da maghi.

    Sul trombone a tiro (o a coulisse) non sono ferratissimo, ma il principio è comunque che ha sette posizioni, dalla 0 con tutta la coulisse chiusa (o quasi) alla settima con la coulisse oltre la campana, e le altre intermedie che corrispondono all’allungamento della coulisse di quel “pezzo” di tubo che abbassa di un semitono alla volta. La tromba ha i pezzetti fissi (con i pro e contro di questa cosa), il trombone no, dipende dal suonatore dove fermarsi col braccio. La posizione 0 corrisponde alla tromba che suona a vuoto, la settima alla posizione 123 della tromba. Poi la sensibilità dello strumentista gli permette di “indovinare” dove fermarsi. è simile a quello che fanno i suonatori di archi: non hanno i tasti come la chitarra ma sanno esattamente dove premere la corda per produrre quella nota. Il trombone a coulisse può essere molto più intonato se il suonatore è in grado di ascoltare (sposta qualche millimetro in più o in meno), o molto stonato se si fida solo del braccio e non dell’orecchio.

  • Blow the trumpet – parte 1

    Blow the trumpet – parte 1

    Ovvero del prendersi troppo sul serio

    Lo scorso novembre sono tornato in un negozio di strumenti musicali dopo anni che non ci entravo più. Dovevo comprare una custodia per la tromba e dovevo per forza misurarla, la mia tromba ha una campana particolare, un po’ più grande della media.

    Ho provato la “nuova” tromba Bach, mod. 190 campana Mt.Vernon. In pratica hanno ripreso la tromba di 80 anni fa quando Bach era un artigiano, copiando alcune soluzioni estetiche e tecniche di Yamaha. Dopo 20 anni che le ha implementate Yamaha, la quale ora fa le trombe con l’estetica delle Bach 180…

    Ne ho scritto sul socialino di nicchia, e ne è uscita una cosa tra gli AMA – Ask Me Anything e la pappardella – spiegone – papiro egizio di uno che sta troppo tempo su internet e troppo poco con la tromba in mano. In grassetto le domande e sotto le risposte, che copincollo qui in due puntate, che se no è troppo lungo.

    Questa è la prima puntata, la seconda la trovate qui.

    Io ne vorrei sapere di più… di tutto!! Non so niente delle trombe. Come fai a ricordarti la combinazione per ottenere la nota che vuoi con soli 3 tasti?

    La tromba (come più o meno tutti gli ottoni, con qualche piccola differenza tra uno e l’altro) è di base un tubo metallico. Le prime trombe non avevano pistoni o cilindri per modificarne la lunghezza e quindi suonavano solo sulle note “armoniche” (c’è un termine tecnico di fisica che non ricordo esattamente, stasera vado a cercare [EDIT: si chiamano “modi normali della canna”]). Già così, un tubo con un bocchino e basta, si possono produrre una decina di note diverse, dal Fa3 ottava – Sib – Fa4 ottava – Sib – Re – Fa5 ottava ecc. La “macchina” serve per allungare opportunamente il tubo e produrre gli armonici mancanti della scala cromatica.

    So che dovrebbe venirmi in mente Miles ma invece mi parte sempre l’immagine del trombettiere di Peter Sellers (tra l’altro quella era in effetti senza pistoni).

    Quella di Hollywood Party è proprio una tromba o cornetta del tipo senza macchina e produce solo suoni sulle sue frequenze armoniche. Praticamente tutti i segnali militari, dalla sveglia all’attenti alla carica sono suonati sulle armoniche e anche nelle trombe moderne non hanno bisogno di premere alcun tasto. Anche il silenzio d’ordinanza si suona tutto sulle armoniche.

    Come fai a ricordarti la combinazione per ottenere la nota che vuoi con soli 3 tasti?

    La cosa difficile non è ricordarsi le posizioni: i pistoni sono tre e le combinazioni possibili sono 8 di cui solo 7 sono utili perché due sono equivalenti.

    Se “diamo i numeri” alle posizioni, 0 significa nessun pistone premuto, 1 il primo, ecc. Abbiamo solo 0 – 1 – 2 – 3 – 12 (due pistoni premuti) – 13 – 23 – 123. Le posizioni 12 e 3 sono equivalenti (poi spiego perché) e producono le stesse note. Con un po’ di pratica entra nelle dita che per fare una scala da Do4 a Do5 la sequenza è 0 – 13 – 12 – 1 – 0 – 12 – 2 – 0.

    Apparentemente è tutta a caso, ed è diversa da quella da Do5 a Do6 che è 0 – 1 – 0 – 1 – 0 – 12 – 2 – 0

    Se non vi siete ancora persi e non sono pedante spiego perché ci sono due posizioni equivalenti. Suonando a vuoto (posizione 0 senza nulla premuto) il tubo sonoro è lungo circa un metro, ed ogni pistone premuto allunga di un pezzettino il tubo sonoro, di lunghezze “studiate” per andare a prendere (o formare) gli armonici giusti.

    Con la posizione 0 suono un Sol (passatemi qualche approssimazione). Se voglio suonare un Fa# devo scendere di un semitono e quindi allungare il tubo di un pezzettino. In questo senso è come la corda di una chitarra, se la allungo di un “tasto” scendo di un semitono. Dal Sol 0 al Fa# uso il pistone 2, che aggiunge una deviazione per allungare il tubo principale.

    Per scendere un altro semitono mi serve un altro pezzettino in più. Ma per evitare di avere 80 pistoni con ciascuno un pezzettino uguale a un semitono, I bravi costruttori di macchine si inventarono una scorciatoia. Il pistone 1 da solo mi fa passare direttamente da Sol a Fa, la sua deviazione (detta pompa) è lunga il doppio di quella del secondo e mi serve appunto per scendere in di un tono. Se avete capito il giochino adesso per passare al Mi sapete che bisogna premere insieme 1 e 2 (così mi abbasso di un tono e mezzo dal Sol di partenza). Anche qui i bravi costruttori hanno messo una scorciatoia, cioè il pistone 3 che da solo attiva la pompa lunga come la somma di 1 e 2 (e qui ci siamo giocati una posizione ma questa cosa è comoda per tutte le altre posizioni e per la costruzione compatta della tromba).

    In pratica il pistone 2 “vale” un semitono, il pistone 1 “vale” due semitono o un tono e il pistone 3 vale tre semitoni. Adesso abbiamo tutte le lunghezze per percorrere i semitoni cromatici di una quinta: Sol 0 – Fa# 2 (semitono) – Fa 1 – Mi 12 (o 3) – Mib 23 (quattro semitoni da Sol) – Re 13 – Do# 123 ed abbiamo usato tutte le posizioni. Il Do “sotto” si suona ancora a vuoto 0 ed è questa la parte veramente difficile del suonare uno strumento a bocchino : produrre più suoni armonici diversi solo con labbra e fiato.

    Questa è la parte teorica che non si spiega mai, agli allievi che iniziano spieghi come emettere l’aria e farla vibrare nel bocchino, non stai a misurare le pompe. E le posizioni si imparano “rapidamente” a memoria. Però la fisica che c’è dietro si basa sulla somma di lunghezze di tubi (e di conseguenza di colonne d’aria vibranti) e le relative frequenze armoniche, e un po’ di “approssimazione” data dal sistema temperato che va corretta con degli accrocchi meccanici.

    Mi dicevano che suonare le trombe barocche prive di pistoni è praticamente come suonare le bottigliette della cocacola

    In realtà no, non è lo stesso: la bottiglia si “suona” soffiando di lato, è più simile alla modalità di produzione del suono di un flauto traverso; la tromba barocca o la chiarina o il corno postale sono invece molto simili alla tromba attuale come produzione del suono, sempre con un bocchino e il labbro che vibra.

  • Era d’autunno

    Era d’autunno

    Settembre, finisce l’estate, se ne vanno i villeggianti.

    Vendemmia

    “Io non vengo” “E dove vai?” “Sto dallo zio” “Viene anche lui” “Ah…”

    L’ora solare. D’improvviso le giornate sono corte. Alle cinque c’è buio. Non si sta più fuori. La bici va in garage.

    Ci sono le castagne, facciamo le boröle… Ma a me non piacciono! Neanche bollite? No.

    Domani è Halloween. Tutti i santi. Anche il mio, che non c’è…

    I morti. Triduo. Messa al Cimitero. Suonare per i caduti. IV novembre. Un giorno lo suonerò anche io il silenzio al IV novembre. Un giorno lo suonerà qualcun altro il silenzio al IV novembre?

    Con la nonna si raccoglievano nocciole, bacche, asparagi. Ma forse è sbagliato, quelli non sono dell’autunno.

    Le castagne d’India non fanno venire il raffreddore se le tieni in tasca. E se le tiri in testa a qualcuno?

    Cimici, coccinelle, le ultime vespe.

    Gialli, rossi, marroni. Ottocento marroni diversi.

    Come fa un pittore a farli tutti?

    Come si fa a colorare l’autunno?


    Ricordi affioranti, scritti durante una passeggiata filosofica con "Filosofi lungo l'Oglio" e Duccio Demetrio.

    “La passeggiata è il modo più immediato di essere al mondo, di percorrerlo, esaminarlo, osservarlo, descriverlo. Di conseguenza è anche una delle espressioni più immediate del desiderare di scrivere”.

    Le regole della passeggiata filosofica sono semplici: lentamente e silenziosamente andare, ammirare ogni cosa, scrivere nelle soste (pagine di diario, poesie, impressioni, ricordi, riflessioni).
  • Tempo!

    Tempo!

    La vita è fatta solo di alcuni decenni. Non val la pena sprecarne un paio su Tiktok.

    Tempo, è questa la risorsa più scarsa in questo inizio di terzo millennio. Solo che oltre ad averne poco, lo sprechiamo e non lo sappiamo usare.

    Da anni lotto con la mia tendenza intrinseca a rimandare qualunque cosa fino all’ultimo minuto, e pure oltre, alla ricerca di una ricetta o un sistema magico che mi permetta di non andare in ritardo né lavorativamente né con le cose personali.

    E.. sorpresa! Questo sistema magico non esiste. Non c’è la scorciatoia. Ci sono strategie, più o meno strutturate, più o meno gestibili e più o meno impegnative, ma anche con qualche aiuto tecnologico, chi promette di organizzarvi le giornate “da sole” semplicemente mente.

    Per stare sul pezzo serve impegno, un po’ di dedizione e un po’ di fatica. Sia un’agenda cartacea che un app possono essere utili ma serve sempre lo “sbatti” di tenerle aggiornate, di spuntare le cose fatte dalle liste, di cancellare le cose ormai inutili, di scrivere quella mail o fare quella telefonata.

    Perché è tutto bello in teoria, ma in pratica bisogna far andare le manine, sul foglio o sulla tastiera, ma farle muovere.

    Che poi è anche bello quando entri nel “flow”… è che il più delle volte è difficile partire.

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