Ovvero del prendersi troppo sul serio
Lo scorso novembre sono tornato in un negozio di strumenti musicali dopo anni che non ci entravo più. Dovevo comprare una custodia per la tromba e dovevo per forza misurarla, la mia tromba ha una campana particolare, un po’ più grande della media.
Ho provato la “nuova” tromba Bach, mod. 190 campana Mt.Vernon. In pratica hanno ripreso la tromba di 80 anni fa quando Bach era un artigiano, copiando alcune soluzioni estetiche e tecniche di Yamaha. Dopo 20 anni che le ha implementate Yamaha, la quale ora fa le trombe con l’estetica delle Bach 180…
Ne ho scritto sul socialino di nicchia, e ne è uscita una cosa tra gli AMA – Ask Me Anything e la pappardella – spiegone – papiro egizio di uno che sta troppo tempo su internet e troppo poco con la tromba in mano. In grassetto le domande e sotto le risposte, che copincollo qui in due puntate, che se no è troppo lungo.
Questa è la seconda puntata, la prima la trovate qui.
Ma parliamo di bocchino. Tu quanti ne hai? Li cambi a seconda del pezzo o una volta che ne hai uno che ti piace, lo tieni sempre?
Come tutti i “bravi trombettisti” ho un secchio di bocchini in casa. E come tutti sono sempre alla ricerca del bocchino magico che non ti fa fare fatica, non scrocca, intona da solo, arriva ai bisacuti ed ha un suono pieno. In pratica però uso un solo bocchino, non lo cambio praticamente mai perchè suonando solo in banda non ho necessità di variare e sono “comodo” così.
Quando suonavo lead nel gruppo funky avevo due bocchini che cambiavo all’occorrenza, uno più piccolo e con la tazza corta che mi pareva aiutasse negli acuti e il mio “normale” per i brani più tranquilli.
Sul tema bocchini, c’è da sempre molta discussione tra chi sostiene (con anche dati e misurazioni di laboratorio) che il bocchino sia responsabile del 90% della qualità e intonazione del suono e che quindi potresti suonare qualunque cosa che avresti un buon suono e chi no. Qualcuno ritiene che fondamentale sia l’accoppiamento tra tromba e bocchino (l’innesto e il cosiddetto GAP sul cannello principale, cioè lo “scalino” che si crea tra la fine del bocchino e la parte interna del tubo), tanto che l’artigiano inglese Taylor produce delle trombe con bocchino avvitabile per “forzare” l’accoppiamento migliore. Io credo comunque che a parità di suonatore il bocchino sia responsabile di un buon 70% della qualità del suono e che lo strumento concorra soprattutto all’intonazione, allo “slotting” e all’aggiunta delle armoniche inudibili che rendono caratteristico il timbro delle note.
Come ti trovi con la muscolatura? Cioè a parte la respirazione diaframmatica, che ruolo gioca la gola e i muscoli della bocca e delle labbra?
La muscolatura è un’altra cosa su cui c’è moltissima discussione. Quando ho iniziato io si insisteva molto sul “respirare col diaframma” che è una semplificazione per dire di respirare verso l’addome. Oggi si tende a insegnare una respirazione completa anche costale, senza alzare le spalle ma allargando la gabbia toracica “dappertutto”.
La fatica è legata soprattutto al controllo del ritmo della respirazione e al fatto che mentre suoni devi riempire molto di più i polmoni rispetto alla normale respirazione, cosa che poi porta debito di ossigeno anche con i polmoni pieni (ti devi fermare, espirare, inspirare e ripartire). La gola in teoria non dovrebbe giocare nessun ruolo: deve essere “aperta” per non frenare il flusso di aria, non deve fare da imbuto, anche se spesso si sbaglia e si suona chiudendola: è un po’ come cantare di gola, si può ma fa schifo, stessa cosa suonare “di gola” vuol dire opporre resistenza all’uscita dell’aria e ottenere un flusso “strozzato” e non regolare. Alla fine la tromba suona perché l’aria che fluisce nello strumento oscilla, se non c’è aria non c’è vibrazione della colonna d’aria, e tutto quello che impedisce la vibrazione rende il suono brutto.
I muscoli della bocca sono un bel tema: vanno allenati altrimenti dopo mezz’ora che suoni le labbra non vibrano più a dovere e l’aria scappa fuori da tutte le parti. Essendo un muscolo piccolo (non è un pettorale o un gluteo…), sia labbra che guance (che NON vanno gonfiate per produrre suono, unica eccezione consentita era Gillespie, ma lui poteva perché era come il calabrone, non sapeva che non poteva volare ma volava lo stesso) si allenano in fretta e si “disallenano” altrettanto in fretta.
Non c’è gran ginnastica da fare, se non suonare tutti i giorni almeno mezz’ora, come mantenimento e fare qualche “giochino” con la matita. Con l’esercizio si impara anche a controllare e rimuovere le tensioni inutili (ripeto, l’aria deve uscire regolare e “tanta” per produrre un bel suono) e stare rilassati soprattutto inspirando, per portar dentro tanta aria e buttarla fuori evitando di diventare balordi o di fermarsi perché in debito di ossigeno.
Perchè le parti della tromba non hanno le stesse note delle parti del pianoforte?
La tromba fa parte della classe degli strumenti traspositori: sono tutti quegli strumenti che esistono in diverse varietà identiche tranne che per le dimensioni. Tutti leggono righi trasposti in modo da poter usare la stessa diteggiatura, relativamente alle loro diverse fondamentali.
Provo a spiegare meglio. Il problema è il seguente: supponiamo di eseguire un certo brano con una tromba in Do. Ad un certo punto vogliamo eseguire lo stesso brano, ma, con una tromba in Si♭. Cambiando strumento, le stesse diteggiature che usavamo sulla tromba in Do producono note completamente diverse. In particolare note più basse di un tono. Per semplificare l’esecuzione di un brano si è quindi pensato di trasporre la notazione (la parte che ci troviamo a leggere), anziché lasciare all’esecutore l’operazione mentale di trasporre la diteggiatura. Uno stesso brano scritto per una tromba in Do, quindi, appare completamente diverso quando è scritto (trasposto) per una tromba in Si♭. Per contro, due esecutori che leggono lo stesso rigo con due trombe diverse non devono fare nessuna fatica per trasporre la musica: eseguono esattamente la stessa diteggiatura, e lo strumento naturalmente suona a due altezze diverse.
Riassumendo:
quando la tromba in Do legge Do, diteggia 0, suona Do, legge Re, diteggia 1 e suona Re, ecc. mentre una tromba in Si♭ che legge Do (e diteggia 0 nello stesso modo del collega con la tromba in Do) suona di fatto Si♭; legge Re e, diteggia 1, senza cambiare diteggiatura, suona Do, ecc.
Ho delle domande anche sul trombone a culisse, che mi pare sempre una roba da maghi.
Sul trombone a tiro (o a coulisse) non sono ferratissimo, ma il principio è comunque che ha sette posizioni, dalla 0 con tutta la coulisse chiusa (o quasi) alla settima con la coulisse oltre la campana, e le altre intermedie che corrispondono all’allungamento della coulisse di quel “pezzo” di tubo che abbassa di un semitono alla volta. La tromba ha i pezzetti fissi (con i pro e contro di questa cosa), il trombone no, dipende dal suonatore dove fermarsi col braccio. La posizione 0 corrisponde alla tromba che suona a vuoto, la settima alla posizione 123 della tromba. Poi la sensibilità dello strumentista gli permette di “indovinare” dove fermarsi. è simile a quello che fanno i suonatori di archi: non hanno i tasti come la chitarra ma sanno esattamente dove premere la corda per produrre quella nota. Il trombone a coulisse può essere molto più intonato se il suonatore è in grado di ascoltare (sposta qualche millimetro in più o in meno), o molto stonato se si fida solo del braccio e non dell’orecchio.