lunedì 2 maggio 2022

Ieri  ho festeggiato il 1° maggio 2022 con mio marito Gabriele, facendo una bella passeggiata in Castello sul colle Cidneo che domina Brescia, la nostra città, al termine della quale ci siamo fatti questo selfie con alle nostre spalle un bel panorama da inviare a nostra nipote Francesca, come ringraziamento di quello da lei inviatoci con la sua squadra di nuoto sincronizzato, in cambio dei nostri auguri, per la partita disputata con un buon risultato, con la foto di un mazzo di mughetti, simbolo augurale del 1° maggio. Oggi 2 maggio, dopo più di un anno di assenza, festeggio la Giornata mondiale dei blogger (World Bloggers’ Day),  nata nel 2010, a Cepu (Filippine) per celebrare l’inalienabile facoltà di espressione è una priorità da non sottovalutare, se si considera che non pochi blogger sono morti per difendere fino alla fine la propria libertà di parola, denunciando violenze e soprusi spesso taciuti dai media tradizionali. Tra questi Omid Reza Mir Sayafi, blogger e giornalista iraniano, morto alla soglia dei trent’anni, mentre era incarcerato per quanto pubblicato e Zakariya Rashid Hassan al-Ashiri, del Bahrein, ucciso dopo solo sette giorni di arresto e il brasiliano Edinaldo Filgueira, assassinato da uomini armati all’uscita dal lavoro a causa delle critiche pubblicate nei confronti del governo locale.
Ai più fortunati è stata solo revocata la nazionalità, come Phạm Minh Hoàng, vietnamita costretto all’esilio in Francia, accusato di aver violato la sicurezza nazionale.
Insomma, un blog non è semplicemente uno spazio per esprimersi online, ma è la dimostrazione che si può avere uno spazio in cui esprimersi liberamente, a volte anche a costo della propria vita. Ecco perché, oggi, è importante festeggiare.

 



martedì 9 febbraio 2021

AGGIORNAMENTI SULLA MIA NUOVA BATTAGLIA

Il 1° febbraio sono stata dimessa dopo l'intervento di mastectomia in 2a chirurgia generale scala 14 -5° piano dell'Ospedale Civile di Brescia, lato satellite, eseguita perfettamente dal Chirurgo della Brest Unit Dottor Rino Balzano a cui sono molto grata per la sua umanità e per il sostegno psicologico che mi ha dato prima e dopo l'intervento. Ringrazio anche tutto il personale della 2a chirurgia per aver contribuito con sollecitudine e professionalità ad alleviare i disagi della degenza e tutti gli amici virtuali e reali per essermi stati vicini su FB, WhatsApp e su questo blog, rendendo meno pesante l'impossibilità di ricevere visite anche dai familiari in ospedale a causa del Covid. Questa positiva esperienza mi servirà per affrontare la convalescenza e l'esito dell'esame istologico con maggiore serenità e consapevolezza dopo la visita di controllo in Brest Unit per lavaggio e bendaggio ferita del 5 febbraio.

sabato 25 luglio 2020

NON MI ARRENDO NEANCHE QUESTA VOLTA


 Speravo di averlo sconfitto 12 anni fa, ma mi ha colpito ancora in un altro modo. Sono una tosta e spero di farcela anche questa volta. Un grazie speciale per l'accoglienza e l'assistenza medica e psicologica, come allora, al 1° appuntamento nel DH del reparto di Oncologia degli Spedali Civili di Brescia, in particolare al personale dell'accettazione, alle care Gloria BaronioCarla FornaroSilvia Copeta che spero di ritrovare ancora nelle prossime uscite del Progetto Itaca e alla dott.ssa Pedersini Rebecca che mi ha visitato accuratamente 

martedì 27 novembre 2018

LIBRI CHE MATURANO CON NOI



Ci sono libri che riletti ad anni di distanza ci fanno vedere la realtà  sotto un'angolazione del tutto diversa e ci aiutano a maturare come persone

È il caso del libro di Leo Buscaglia "Vivere amare e capirsi" 


In questo nuovo momento cruciale e difficile della mia vita di mamma mi è di conforto rileggerlo, dopo che mi ha aiutato a superare altri momenti importanti e problematici della mia vita di donna, moglie e insegnante.
In particolare mi ha colpito la riflessione a pag. 50 che dedico a tutti i genitori e ...ai loro  figli con cui hanno un rapporto conflittuale.

<< Qualche volta, qualcuno si ribella e dice: «No! Non voglio diventare quello che vuoi tu. Io sono così e così resterò. Io voglio diventare ciò che sono». A volte mi domando: per quanto ci ribelliamo, siamo veramente ciò che siamo, o siamo soltanto ciò che ci dicono che siamo? Come insegnanti e psicologi, sappiamo che a essere umani s'impara...ma chi sono i nostri maestri? I nostri primi maestri sono i nostri genitori, i nostri familiari. Se non siamo più bambini, non possiamo dare la colpa ai genitori e ai familiari, perché essi sono soltanto esseri umani come tutti gli altri. Hanno i loro problemi, le loro fragilità, la loro forza e le loro debolezze. Ci hanno insegnato solo ciò che sanno. Voi sarete finalmente adulti soltanto quando potrete rivolgervi all'uomo che è vostro padre o alla donna che è vostra madre e dire: " Sai, nonostante tutti i tuoi difetti, ti voglio bene">>

Leo (Felice Leonardo)  Buscaglia è stato un professore ed uno scrittore italo-americano. Nato a Los Angeles da genitori italiani emigrati in America, è stato il primo ad istituire un corso universitario sull'amore. Tenne lezioni negli ambienti accademici, in particolare alla University of Southern California, e raccolse molti dei suoi concetti  in numerosi libri. La sua carriera gli valse il titolo di "professore dell'amore" 




domenica 13 maggio 2018

PER LA MIA MAMMA ROSA



Rititì lo vuoi saper tu
Che cosa è una mamma? Nessuno,
nessuno dei bimbi lo sa.
Un bimbo nasce e… va,
lo sanno, ma forse, ma tardi,
quelli che non l’hanno più.
Rititì, che pensi e mi guardi,
Rititì lo vuoi saper tu?

Una mamma è come un albero grande
che tutti i suoi frutti dà:
per quanti gliene domandi
sempre uno ne troverà.
Ti dà il frutto, il fiore e la foglia,
per te di tutto si spoglia,
anche i rami si toglierà.
Una mamma è come un albero grande.
Una mamma è come una sorgente.
Più ne toglie acqua e più ne getta.
Nel suo fondo non vedi belletta:
sempre fresca, sempre lucente,
nell’ombra e nel sole è corrente.
Non sgorga che per dissetarti,
se arrivi ride, piange se parti.
Una mamma è come una sorgente.

Una mamma è come il mare.
Non c’è tesori che non nasconda,
continuamente con l’onda ti culla
e ti viene a baciare.
Con la ferita più profonda
non potrai farlo sanguinare,
subito ritorna ad azzurreggiare.
Una mamma è come il mare.

Una mamma è questo mistero:
tutto comprende, tutto perdona,
tutto soffre, tutto dona,
non coglie fiore per la sua corona.
Puoi passare da lei come straniero,
puoi farle male in tutta la persona.
Ti dirà: "Buon cammin, bel cavaliero!"
Una mamma è questo mistero.


Francesco Pastonchi 

mercoledì 30 agosto 2017

La sabbia di don Miguel (By Gabriele Chiesa)



Ci sono madri e padri che passano senza lasciar seme del loro corpo perché hanno seminato con l’anima. Semi da cui germogliano innumerevoli figlie e figli che continuano a seminare.
«Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna». Dunque non case, figli e campi in un remoto ignoto aldilà, ma qui tra noi nella vita terrena.
Don Miguel è il sacerdote salesiano che ha sposato Luigina e me. Padre e persino madre di tante persone che oggi, nel giorno in cui è passato a pienezza di vita, gli rivolgono un pensiero ed una preghiera. Don Miguel lascia una grande eredità d’amore.
Nella casa che abito restano anche due suoi doni fisici concreti. Due segni: un registratore ed una clessidra.
Ora sono i nostri nipoti che prendono e voltano quella clessidra per stare a contemplare la sabbia che scorre. Bisogna che le mani girino perché la sabbia torni a scorrere. Bisogna che le mani agiscano perché le parole e le azioni girino e l’amore continui a scorrere 



Don Miguel recita la domanda del fatidico sì. 
Di spalle Don Vico Baldini,
La clessidra dono di Don Miguel                                   

sabato 26 agosto 2017

QUANDO DAVANTI TI SI APRE UNA NUOVA VITA



Quando si raffaccia lo spettro del cancro la paura, l'angoscia e la depressione ricominciano inevitabilmente a fare capolino, malgrado le rassicurazioni, l'affetto di familiari, parenti ed amici ed i progetti non ancora completamente realizzati che hai fatto per combatterlo e vincerlo la prima volta. Ma quando arriva, dopo 20 giorni, la diagnosi negativa, la vita ti riesplode dentro e vorresti urlare e trasmettere a tutti la tua gioia e la tua riconoscenza a chi ti ha risparmiato ancora una volta, a chi ha contribuito perché ciò accadesse e a farti sentire ulteriormente motivata a portare a termine i vecchi progetti e realizzarne di nuovi.

venerdì 17 marzo 2017

Ci sono dolori e dolori

Il dolore causato da una malattia o da un incidente, può essere molto forte, insopportabile, ma prima o poi ha un suo culmine e una sua fine anche se spesso lascia cicatrici più o meno visibili. Non tutti però lo sopportano allo stesso modo, perché spesso il dolore più forte non è tanto quello fisico quanto quello mentale, che abbiamo dentro di noi, quando la nostra anima è triste e ha perso la giusta serenità. Il dolore dell'anima non "passa" come quello fisico, tuttavia, dopo che ha raggiunto il suo culmine, ci abituiamo a conviverci finché diventa parte di noi e contribuisce a farci crescere come persone e a comprendere il dolore dell'anima altrui.

venerdì 10 marzo 2017

Tempo di bilanci della mia vita di mamma



Qualcuno sostiene che alla nascita tutti abbiamo due cordoni ombelicali, ma che uno solo venga reciso. Io penso invece che ci siano figli che per tutta la loro vita restano attaccati al cordone ombelicale materno, anche quando si creano la loro famiglia ed altri che sembra non lo siano mai stati, neanche quando erano in grembo, perciò il loro distacco dalla madre sembra apparentemente meno traumatico, come è successo a me, fiera della rivendicazione di autonomia del mio unico figlio, realizzatasi molto prima del suo matrimonio, allietato da 2 splendidi bambini, ma purtroppo finito dopo soli 7 anni.

Nei 4 anni seguiti al dispiacere più grande della mia vita, in cui ho cercato di capire se e come possiamo aver sbagliato come educatori, tuttavia mio marito ed io non abbiamo mai dimenticato di essere genitori, malgrado le difficoltà e i problemi creati dalla nuova situazione familiare. Perciò abbiamo sempre cercato di aiutare come potevamo questo figlio rimasto orgoglioso della sua autonomia e per questo forse spesso anche ingrato nel rifiutare le nostre attenzioni e normali manifestazioni di affetto nei suoi confronti, aumentando le nostre preoccupazioni nel tenerci all'oscuro di suoi viaggi e soggiorni di lavoro anche all'estero e pensando che bastassero i nipotini a colmare il vuoto della sua assenza.

Qualche giorno fa però ho avuto modo di leggere su uno dei più importanti socialnetwork, dove sono esclusa dalle sue amicizie, un commento ad un suo post pubblico riguardante la sua professione e, in parte, anche noi "Mio papà ha sempre sostenuto che la curiosità sia la virtù delle persone intelligenti...in effetti è croce e delizia di mille scombussolamenti della vita, ma indiscutibilmente molla incontrollata della mia crescita personale......"

Anche se non sono citata questa è stata anche la cosa che ho sempre pensato anch'io sia come mamma che come insegnante e perciò questo riconoscimento da parte di mio figlio lo ritengo anche mio e mi fa dimenticare di colpo tutti i piccoli e grandi dispiaceri della mia vita, aggiungendo un punto positivo in più al mio bilancio di mamma proprio oggi che lo sono diventata 38 anni fa. Buon compleanno Michele!

sabato 18 giugno 2016

Tutti pazzi per Christo

Tutti pazzi per Christo e la sua Floating Piers, la passerella che permette di camminare sulle acque da Sulzano a Montisola e intorno all'isoletta privata di S. Paolo sul lago d'Iseo, già bellissimo di suo senza questa installazione "artistica",  ma io continuo a restare fuori dal coro e a rimanere scettica! Dopo aver visto i video di chi ci è stato e ne è tornato entusiasta come Gabriele resto del parere che sia solo una colossale operazione commerciale a beneficio di pochi, che molti degli abitanti non hanno apprezzato, anzi subìto. C'era proprio bisogno di questa passerella per sentirsi cittadino del mondo e fraternizzare con chi non si conosce o non parla la nostra lingua? Io sorrido e voglio bene anche a chi incontro al supermercato, per strada, sulla metropolitana, ai vicini di casa .... Non so se tutti quelli che cammineranno su questa passerella nella vita di tutti i giorni fanno la stessa cosa. Per chi non potrà o o non vorrà andarci  per altri motivi potrà vedere questo video da chi si è sentito protagonista entusiasta.

mercoledì 8 giugno 2016

Sognando Itaca 2016

Quest'anno la barca di Sognando Itaca arriverà davvero nell'isola di Ulisse nell'ultima tappa del 21 giugno, proprio il giorno del mio onomastico, per la Giornata Nazionale AIL per la lotta contro leucemie, linfomi e mieloma. ,dopo la partenza da Trieste del 4 giugno e aver toccato 10 porti del mare Adriatico e Ionio. Quando ho incominciato a sognare anch'io nel 2008 di poter partecipare a questo viaggio, oltre alle uscite di velaterapia del Progetto Itaca sui nostri laghi, confesso che speravo davvero di riuscirci, ma ormai credo che potrò farlo solo con i miei mezzi. Tuttavia oggi è come se avessi raggiunto ugualmente Itaca, quando ho avuto la comunicazione ufficiale della mia guarigione dopo 8 anni di controlli periodici, in seguito all'operazione e a un ciclo di chemioterapia per un carcinoma all'intestino. Perciò ringrazio tutti quelli che mi hanno aiutato a credere in questo sogno che ha contribuito alla guarigione, ma anche chi mi ha creato problemi che l' hanno resa più difficile, perché entrare in porto, dopo aver superato tante tempeste della vita è una soddisfazione maggiore. Buon vento a chi sta ancora navigando e non vede ancora il traguardo e la luce in fondo al tunnel, ma credo che la fiducia in se stessi sia il vento che fa gonfiare le vele nella direzione giusta.

La locandina col programma di Sognando Itaca 2016

domenica 8 maggio 2016

L'amore per la mamma è per sempre

Questa dozzina di rose rosse sono quelle fiorite in pochi giorni in un enorme vaso sul mio balcone, dove ho trapiantato in tempi diversi 3 piantine rinsecchite dal cimitero in cui è sepolta la mamma di mio marito. 12 rose rosse sono il simbolo di un amore per sempre come credo sia quello per la mamma, perciò voglio dedicare questa splendida fioritura:
1) alla mia mamma Rosa che mi manca da 4 anni,
2) a tutte le mamme che non ce l'hanno più,
3) alle mamme dimenticate,
4) alle mamme in attesa,
5) alle mamme che hanno paura di esserlo,
6) alle donne che non sono mai state mamme, ma vorrebbero esserlo,
7) alle mamme che non hanno più figli che si ricordino di loro, perché strappati troppo presto alla vita da crudeli malattie o da morti violente.
8) alle donne che assistono con amore di mamma figli altrui, persone malate o bisognose sia come lavoro, che come volontarie,
9) alle mamme che oggi soffrono in ogni angolo del pianeta,
10) alle mamme che sanno perdonare anche i figli più ingrati,
11) alle mamme coraggiose,
12) alle mamme che sanno infondere coraggio.

sabato 9 maggio 2015

Prima che ti conoscessi

Cara mamma questa è una delle fotografie dell'album della nostra famiglia che amo di più, anche se non ti conoscevo ancora. Nell'originale eri ritratta accanto a tua sorella Giulia e assomigliavate entrambe a due attrici famose negli anni '40 e '50. Era il 1944, l'anno in cui hai perso il tuo amato fratello Luigi, da cui ho preso il nome, ucciso mentre tentava di sfuggire alla cattura da parte dei tedeschi e probabilmente era quello il motivo che spiega la tristezza che vela il tuo sguardo dolcissimo. Avevi solo 16 anni e forse sognavi una vita diversa da quella che ti aspettava, ma non hai mai perso, col passare degli anni, quel sorriso anche nei momenti più difficili e cupi per te e per la nostra famiglia.Quando ti guardo in questa foto mi infondi la speranza, il coraggio e la serenità che credo di aver perso, perchè, anche se sono "grande" e nonna, ho ancora bisogno di te e penso che se avessi potuto scegliere la mia mamma avrei scelto sicuramente te. Auguri mamma ovunque tu sia e veglia su tutti noi

venerdì 1 maggio 2015

1° Maggio visto da un bambino

Ieri pomeriggio al termine della cena conversavo piacevolmente coi miei nipotini, in attesa di essere riportati alla loro mamma dal papà. Mi informavo sulle loro attività scolastiche ed extra-scolastiche durante la settimana "corta" che stava per finire e di quelle future, quando ho chiesto se sapevano che cosa si festeggiava oggi. Prontamente Alessandro, il più piccolo,4 anni, ha bruciato la risposta della sorella: " Certo, nonna!!! E' la festa della mamma". Subito Francesca lo ha corretto dicendogli che la festa della mamma sarà domenica prossima e che il 1° Maggio è la Festa dei lavoratori. Pronta la risposta di Alessandro: " Allora è anche la festa della mamma, perché lei fa tanti lavori" Come dargli torto? Perciò auguri a tutti i lavoratori che di questi tempi hanno la fortuna di avere un lavoro retribuito, ma anche a tutte le mamme che ne hanno anche uno non ricompensato con denaro, ma con l'affetto e la riconoscenza dei loro cari.

mercoledì 4 marzo 2015

Alla ricerca della pace


 La causa fondamentale del conflitto
 (Capitolo 24 di "Energia, attenzione, consapevolezza, violenza" )

"Per avere la pace nel mondo, non pensate che basti desiderarla, se poi nelle vostre relazioni quotidiane siete aggressivi, possessivi e alla costante ricerca di sicurezza in questa vita o nell’altra. Dovete capire qual è la causa fondamentale del conflitto, del dolore e toglierla di mezzo. Non vi basta mettervi a cercare la pace fuori di voi. Ma, vedete, noi siamo molto pigri. Siamo troppo pigri per prenderci la responsabilità di capire noi stessi e questa tremenda pigrizia, che in realtà è una forma di presunzione, ci fa pensare che spetti ad altri risolvere il problema e procurarci la pace.
Oppure pensiamo che basti togliere di mezzo quelle persone, che a quanto sembra non sono nemmeno tante, che hanno il potere di scatenare le guerre. Quando una persona è in conflitto dentro di sé, semina il conflitto anche fuori di sé. Solo noi possiamo portare la pace in noi stessi e nel mondo, perché noi siamo il mondo" .



da "Il libro della vita" di (Jiddu Krishnamurti) (Aequilibrium ed.) 

Per chi volesse leggere tutto il libro cliccare sul titolo qui sopra 

sabato 21 febbraio 2015

Guardare con un occhio, poi con l’altro. Poi con tutti e due.

....E rimane la paura di vedere davvero. 

 

Mentre cercavo notizie sulla visione dei 2 occhi dopo il primo intervento di cataratta, mi sono imbattuta per caso in questo  bellissimo articolo del giornale online "domani" purtroppo chiuso a fine dicembre del 2011.
 La sua lettura mi ha aiutato a riflettere che può essere considerata una metafora, una riflessione e un'esortazione a non guardare, ma anche a non ascoltare, né leggere, né mangiare  ecc da un unico punto di vista, ma tenendo conto di entrambe, senza la paura di vedere davvero, anche in politica, nell'alimentazione, nella religione, nella scuola. La mia ricerca era scaturita dalla constatazione della mia reale situazione subito dopo l'operazione all'occhio destro, che la visione con un occhio solo perde di profondità. Con quello operato inoltre era come se guardassi da un vetro appannato, a causa dell'eccessiva infiammazione post operatoria, per cui ho dovuto ribendare l'occhio ancora per qualche giorno Tuttavia ogni tanto facevo la prova per vedere se miglioravo e quando provavo a guardare con tutti e due speravo sempre di riuscire a fare la somma corretta delle due visioni. Oggi sto meglio, ma sono ancora lontana dal riuscirci, però mi sforzo di guardare con entrambe gli occhi anche nella vita. 
 
"C’è un gioco che faccio da quando sono piccolo. È un gioco strano. Ma a me piace. È il gioco delle prospettive. Sarà un gioco abbastanza banale. Ma mi rendo conto di come nel complesso abbia una certa importanza, almeno per me. A volte davanti allo specchio, guardando una cosa o una persona, mi piace sempre chiudere un occhio, l’occhio destro per esempio, e guardare con l’altro occhio. Poi dopo faccio il contrario, chiudo l’occhio sinistro e vedo le cose con quello destro. E alla fine chiudo gli occhi per un momento e poi li apro tutti e due.
L’effetto è sempre particolare. Con un occhio abbiamo sempre l’impressione di vedere tutto. E forse vediamo il nostro tutto, il tutto che può vedere un solo occhio. Ma c’è sempre una piccola barriera. Non riusciamo a vedere il tutto. E poi quando facciamo il cambio e guardiamo le cose con l’altro occhio ci rendiamo conto che vediamo la stessa cosa con particolari diversi. Questa nuova prospettiva ci porta ancora il tutto che può vedere l’altro occhio. Poi quando apriamo tutti e due gli occhi ci rendiamo conto che per vedere il tutto bisogna fare la somma delle due prospettive. È una cosa sicuramente banale.
Ma questa riflessione mi porta ad una domanda: come mai malgrado tutto, malgrado il fatto che abbiamo sempre i due occhi aperti, vediamo sempre con una sola prospettiva? Con un solo occhio? Cosa ci porta a fare cosi tanta fatica a vedere le cose con una prospettiva più ampia. È vero non possiamo non partire che da noi stessi. Nelle cose che facciamo, nei rapporti che creiamo, negli incontri del nostro quotidiano ci poniamo sempre con quello che siamo. E facciamo fatica a vedere il mondo, le cose in funzione di come stanno le persone che abbiamo di fronte. E qualche volta ho questa impressione che siamo sempre a nascondere qualcosa. Abbiamo sempre paura di fare vedere le cose come sono.E ci nascondiamo. Dietro le cose, gli amici, la casa, gli oggetti, la famiglia. Dietro i vestiti. Si, è come essere sempre vestiti. Il vestito per me è la cosa che per eccellenza esprime il desiderio di nascondersi dietro qualcosa. Di nascondere qualcosa. Da quando l’uomo per una ragione o un’altra ha cominciato a nascondere le parte più intime del suo corpo. Poi pian piano a nascondere tutto il suo corpo. E adesso a usare il vestito come sinonimo di bellezza. Nascondere le sue imperfezioni, la sua realtà, quello che è. Nei discorsi che faccio con le persone che incontro nel mio quotidiano mi rendo conto di come ho tendenza a partire sempre da me stesso. Da Cleo. Vedo le cose e la vita con il mio occhio aperto. Faccio quasi sempre come tutti. Non mi rendo conto o faccio fatica a vedere le cose dalla prospettiva dell’altra persona che ho di fronte. Ma poi, quello che faccio di solito, a casa, da solo mi metto davanti allo specchio e mi pongo delle domande. Cerco di darmi delle risposte.
E mi rendo conto che dovrò impegnarmi a guardare il mondo con due occhi. I miei due occhi."
di

lunedì 5 gennaio 2015

Pino Daniele resterà sempre con noi

Quando un uomo e un musicista della levatura di Pino Daniele ci lascia così improvvisamente c'è poco da dire, ma la sua musica e le sue canzoni  lo hanno reso immortale, perché, oltre ad essere un grandissimo artista, era  una persona VERA.
Il suo sorriso resterà sempre nel nostro cuore con le parole delle sue canzoni 



domenica 21 dicembre 2014

Amore e odio: aforismi pensieri e riflessioni

Nell'imminenza del Natale sembra che tutti, me compresa,  siano disposti a fare buoni propositi e ad augurare agli altri e a se stessi amore, serenità, gioia, ma mi rendo conto che non è mai serpeggiato come in questo periodo, complice la crisi economica, tanto odio non solo fra i popoli della Terra, ma anche fra gli appartenenti alla stessa razza, religione, nazione, regione, provincia, città, quartiere e, purtroppo alla stessa famiglia. Tutti  disposti ad attribuire ad altri la responsabilità delle proprie difficoltà, dei propri fallimenti, dei propri errori, esprimendo nei vari network parole di ODIO nei confronti di chi non la pensa come lui o di chi ritiene di essere stato ferito, danneggiato, ostacolato, rimproverato ....o....troppo amato.
Bierce affermava “L’odio è il sentimento più appropriato di fronte all’altrui superiorità”,
mentre Cicerone, riportando una citazione di Ennio, diceva “Si odia chi si teme”,
Cesare Pavese ne Il mestiere di vivere, scriveva “Si odiano gli altri, perché si odia se stessi”.
Anche Hermann Hesse sosteneva che: "Quando odiamo qualcuno, odiamo nella sua immagine qualcosa che è dentro di noi. Invece ciò che fa parte di noi non ci disturba"
Primo Levi diceva “La ragione deve controllare l’odio”, ma spesse volte ci rendiamo conto che proprio dove non arriva la prima arriva il sentimento avverso che proviamo verso qualcuno o qualcosa che ci provoca dolore e che ci fa star male.
C’è chi dice che l’odio si possa trasformare in amore perché in fondo sono il risvolto della stessa medaglia. Io penso che sia più facile il contrario, ma che spesso scambiamo per odio quello che in realtà è solo rancore, indignazione, insofferenza e che non si riesca ad odiare e nello stesso tempo sentirsi a posto con la propria coscienza, senza avere rimorsi e che perciò chi odia voglia sopprimere quei sentimenti che non vuole accettare per sè Quindi per non provare odio bisogna imparare prima a perdonare se stessi  Solo così poi riusciremo a perdonare chi ci ha fatto del male.

venerdì 24 ottobre 2014

Ancora sull'abbraccio

Riporto una bella citazione tratta da un libro che presto voglio leggere e che conferma la teoria dell'abbraccio già enunciata in altri post miei e dell'amica blogger Maria Teresa del blog Più avanti è la tua vita 

[...] Ogni fenomeno emotivo suscitato dall’ abbraccio, si riconfigura come una rigenerante oasi di pace. Essere abbracciati significa ricevere, su un piano psicologico, tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere: amore, nutrimento, calore, protezione. L’ abbraccio è essenziale per la sopravvivenza di ognuno di noi. Le persone che non ricevono mai abbracci o che ben pochi ne hanno ricevuti durante l’ infanzia, sono inconfondibili, è possibile riconoscerle fra mille per via di quella dura corazza che hanno dovuto costruire intorno alla loro anima. Non venire mai stretti tra le braccia di qualcuno che amiamo, ci proietta in una dimensione di solitudine atroce, dove l’ unica soluzione possibile sembra essere quella di rafforzare il nostro carattere oltre i limiti umani per riuscire a farcela anche da soli. Ma si tratta di un pensiero ingenuo perchè, in quanto uomini, abbiamo bisogno di qualcuno per poter andare avanti, sul quale appoggiarci, al quale chiedere aiuto. La corazza dunque, avvolgendo la nostra anima, non può che peggiorare le cose, perchè ostacola ogni tipo di contatto o la partecipazione emotiva con le persone che ci circondano. Gli altri "sentono" che non desideriamo essere abbracciati, che non siamo disponibili perchè avvolti da una sorta di filo spinato che impedisce l’ accesso alla nostra anima. Ma stando così le cose, se queste persone non vengono aiutate o avvicinate in qualche modo, rischiano di isolarsi sempre di più, privandosi degli aspetti migliori dell’ esistenza e delle emozioni più piacevoli e positive.[...] (Il gioco delle passioni " A. Carotenuto)         

Ecco in questo video  come qualcuno anche in Italia  ha cercato di aiutare queste persone offrendo abbracci gratis come nell'iniziativa sociale nata a Sidney, in Australia, ed in seguito diffusasi in molte altre città del mondo.Vi partecipano persone comuni che offrono, appunto, abbracci gratis (free hugs) ai passanti, in luoghi pubblici come parchi e grandi vie pedonali.
L'organizzatore originale dell'iniziativa ha affermato che lo scopo degli "abbracci gratis" è semplicemente quello di offrire un atto casuale di gentilezza disinteressata.
Purtroppo al giorno d'oggi molti sono diffidenti ad accettarli, a causa dei recenti episodi di  cronaca con protagonisti individui che hanno approfittato del buon cuore delle persone per truffarle estorcendo loro denaro disonestamente. Questo si nota anche nel video dalla titubanza iniziale di molti che non sono a conoscenza di questa bella iniziativa attraverso i social network 

martedì 14 ottobre 2014

Progetto "ADOTTATECI PER LO STUDIO"

Ricordate i miei amici PEPPO E ADRIANA  di cui vi avevo parlato qualche anno fa in questi post  e la loro scuola di falegnameria a San Nicolas in Ecuador?  Malgrado numerose vicissitudini e ostacoli non hanno ancora finito di spendere la loro vita per gli altri con la stessa convinzione e amore di allora. Oggi ho riabbracciato Adriana che mi ha messo al corrente del loro nuovo progetto "ADOTTATECI PER LO STUDIO"col sostegno dell'Associazione Amici San Nicolas ECUADOR-ONLUS pregandomi di divulgarlo anche attraverso il mio blog , anche se purtroppo non ha più molti seguaci, soffocato da Facebook.
Potrete leggere i dettagli del progetto in questa locandina dove troverete tutte le indicazioni per aiutare Peppo e Adriana a realizzarlo.