Era da un secolo che non mi veniva voglia di scrivere qualcosa, a parte gli elenchi dell'anno. Lo so che nessuno mi legge e lo so che molto probabilmente, dopo oggi, ci rivedremo a gennaio 2025 (che mi prende male solo a pensarci, che siamo negli anni 20 del 2000), ma ieri era l'8 marzo, data che negli anni mi ha causato più di un fastidio. L'anno scorso però ho raggiunto lo scopo ultimo, ho realizzato un sogno: per quelle ventiquattrore, l'8 marzo del 2023, nessuno mi ha fatto gli auguri, niente da contestare, niente da ribattere. Lo so, mi accontento di poco, ma quel fatto, più alcuni messaggi particolarmente ben scritti da una paio di persone, ieri mattina in una chat di telegram, mi hanno pervasa di un atteggiamento tutto nuovo, e ho preso tutti i "Buona festa della donna", e anche qualche augurio maldestro, col sorriso. Forse ho solo rimesso in prospettiva l'importanza di cose tutto sommato veniali, o forse ero solo di buon umore così, a caso. Ho persino incluso le mimose nella foto con l'Eleonora e Sharon, fatta ieri sera al compleanno di Beppe.

Ieri mattina però, oltre a fatto della Giornata Internazionale della Donna, la prima notizia che ho letto accendendo il cellulare, è stata quella della dipartita del sensei Akira Toriyama, avvenuta il 1 marzo, ma comunicata solo ieri. L'internet tutto è stato pervaso da saluti, immagini, ricordi, disegni (compresi i miei ovviamente), per celebrare il ricordo di tutto quello che Toriyama, con Dragon Ball, ma anche con Dottor Slump e Arale, ha significato per la mia generazione. In quanti abbiamo iniziato a leggere manga a metà degli anni 90 grazie a lui, in quanti guardavamo i suoi cartoni animati sulle tv private, prima che Mediaset si prendesse tutto, prima dell'avvento di Giorgio Vanni e del dominio di Dragon Ball Z, quel discutibile GT e quell'abominio di Super. Insomma, Akira Toriyama, con il suo umorismo, il suo nonsense, ma anche con tutte le emozioni che i suoi personaggi mi hanno trasmesso, con tutti i disegni che mi ha ispirato, è stato una parte importantissima della mia adolescenza, e a quanto pare non ero affatto sola, anzi.

