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Wednesday, 21 November 2012

Curiose Coincidenze

(accadeva ieri)
A tre anni esatti dal mio arrivo la mia salita è finita.Un po' di discesa prima della prossima scalata, che è sempre dietro l'angolo.


Mio

Sunday, 10 July 2011

Summer School (08/07/'11)

Che senso ha tutto questo? 
Stimare l'incertezza con la quale si misura la realtà. Stimare analiticamente gli eventi rari. Fallimenti e successi.

Che senso ho io. Apparentemente, a mio avviso, nessuno. Sono solo io che mi dono un senso. E' facile sapete, si mescolano come in carte da gioco obiettivi e scopi, pretese ed attese. Speranze. Semi differenti con tutti i bei colori delle costrizioni della società delle restrizioni di quello che hai deciso essere la tua storia. Ecco fatto il mazzo truccato.
Capisco sempre meno ultimamente, mi sembra che la Vita non sia altro che un baro che con il sorriso fisso sul volto che dice: "fate il vostro gioco!". Da giocare, con i bari, c'è poco. I giochi sono già fatti, prima. 
Non è questione di essere o sentirsi sotto pressione, o meglio, lo è anche ma è pure molto altro. E' il fatto che non essere contento di te stesso ti porta a pensare che, visto che non è nulla di nuovo ANZI, qualcosa sta sfuggendo dalla tua statistica da tempo. Quella che ti eri messo in testa. Probabilmente (molto) il modello è sbagliato e non funziona. Ciclicamente, puntualmente ti viene ricordato con misera gentilezza e poi tutto si inceppa. Ma credetemi, fa lo stesso perché tutto è destinato a finire. Tra un po' sarà ancora illusione. Poi un nuovo mazzo ancora sigillato per chi ci vuole credere. Per me. Per lo stesso baro. 
Poi ancora ci si racconterà ancora bugie come uomini normali.
Poi sarà il crepuscolo e tutto finirà in un falso orizzonte di tremenda desolata bellezza. 

Vorrei staccare tutto, qui subito. Ora. Sparire nel nulla senza avviso e vagare senza meta. Diventare un esile forma senza colori, odori o forme particolari. Vorrei la libertà di muovermi inosservata tra la gente attraverso la gente. Senza deviazioni. Scivolare nel mondo sneza lasciare impronte, tracce. 
Piccolo sogno... o forse desiderio questo di chi ama troppo giocare. Di chi non sa raccontarsi la sua verità.
Di chi non appartiene a se stesso.


Mio


Friday, 20 May 2011

Noruwei no Mori (Norwegian Wood) -Murakami Haruki


Cos’è stata la lettura di Norwegian Wood? No, comincio dall’inizio.
Ho acquistato questo libro subito dopo aver terminato Dance Dance Dance, libro che ho amato molto e che mi era stato consigliato da un’amica. La scrittura di Murakami Haruki, mi piace perché leggera ma, soprattutto almeno per me, è acqua fresca mi ravviva. Allora come ora che la lettura mi chiama ancora, ora che traggo ancora piacere da ciò che leggo.Dopo un anno e mezzo o giù di li.

Ma parliamo di questo libro, dei personaggi dei tratti salienti che Murakami sa plasmare tra le sue linee scritte. Norwegian Wood libro noir per qualcuno, un libro malinconico, blue, per me. Nel blue non ci ho mai trovato nulla di male, solo, talvolta, da un po’ troppo di contagioso distacco dal mondo. Credo che questo libro dia con estrema acutezza il senso della Vita quando questa lo perde. Quello che ho capito e condivido in questo libro è il senso di fragilità estrema della nostra esistenza. Talvolta un lieve peso in più conduce a quel senso di inutilità che è del tutto personale, dal quale si riesce difficilmente a rifuggire. Indipendente da qualsiasi giudizio esterno, solo noi si può essere felici per noi stessi, nonostante tutti i riscontri positivi o negativi che l’esterno, gli altri, mai ci daranno. Bisogna salvarsi da noi stessi, non avere la minima speranza di essere salvati da altri, la presunzione di salvare altri. Questo credo che sia il senso dei due unici “superstiti”, due personaggi opposti, Reiko e Nakasawa. Opposti come facce di una medaglia, personaggi che per differenti motivi hanno capito, a mio parere, questa lezione. C’è che, invece, come Watanabe che non si rassegna per ciò che non ha potuto fare per il suo grande amore e non si accorge che questo lo conduce lontano dalla Vita ma pure dalla morte. Da altri amori. Vita sospesa tra un senso di responsabilità per Naoko e che impedisce di trovare la felicità piena con Midori. Fluttuante a metà che è quello che si potrebbe chiamare sopravvivere. Un libro fatto di martiri per una causa persa, la redenzione degli altri, la nostra redenzione attraverso gli altri.
Questo è per me Norwegian Wood, si è soli si vive in compagnia e si morirà sempre soli. La possibilità, l’unica per non soffrire, o meglio soffrire il meno possibile, è riuscire a costruire uno schema di condotta personale che non implichi ripensamenti. Perché di rimpianti o rammarichi ce ne sarà sempre qualcuno ma se si sbaglia, almeno, lo si fa bene altrimenti non si impara un granché. ;) Altrimenti ci si trova a vagare senza meta in luoghi prima sconosciuti. Luoghi fisici e mentali non dei più belli.
Credo che questo discorso potrà suonare terribilmente freddo egocentrico e presuntuoso. Sapete, probabilmente lo potrà anche essere ma l’alternativa non è sicuramente migliore o almeno io non ne vedo di migliori. La condivisione totale come elemento fondante di una crescita personale non credo che sia corretta per noi in primis, il riscontro degli altri ancor meno. Ma, di contro, credo che entrambe siano indispensabili per una crescita collettiva (di coppia o sociale) del tutto non secondari. Questo, per me, è il messaggio di questo libro. Chi riesce a trovare la pace in se stesso, la sua pace personale, troverà la sua meta. Effimera, consistente, condivisibile o rigettabile. Non conta. Poi la Vita, già di per se, non fa prigionieri, se poi noi ci si costruisce prigioni si gioca contro noi stessi.
Da evaso e continuo fuggiasco talvolta penso a che senso abbia tutto questo mio incespicare racchiuso in due esili parentisi che non ho deciso di tracciare tracciate.

Mio


PS: ed io che te lo volevo regalare a te! Mi è andata male... ;)
PPS: anche "L'arte di correre", sempre di Murakami Harauki non è male... ma io preferisco la bicicletta. Ah la bicicletta :.(

PPPS: allora Miss Refuso :P ho corretto il nome e altre cose, sicuramente me ne sono scappate altre ma ci ho la testaccia stanca questa sera... che poi, chissà perché, a me MI piace "lasciare gli errori" anche se non è bello e rispettoso per chi legge... 

Saturday, 16 April 2011

Echi

Ho ricominciato a leggere dopo circa un anno e mezzo, è ufficiale credo. Ora è la lettura che mi cerca, non io Lei. Chissà se durerà, chissà.
Ora esco da questo mio non-lavoro con sempre più certezze agnostiche. Consapevole che la natura personale va accettata altrimenti ci si forza, sforza. Ci si rompe. Probabilmente questo è un limite che esiste per chi non si capisce, di chi crede di essere solo una determinata cosa o un insieme di cose. Quando invece si è "altro". Mi chiedo del mio "altro", ora. Esiste?

Decisamente dove sono adesso le mie percezioni sono differenti. E' normale, qui io sono estraneo a loro, loro a me e in tutto questo la cosa più semplice è sembrare bizzarro e differente. Questo induce libertà da un lato ma produce decantazione dall'altro, un deposito consapevolezza. Non mi ha mai fatto bene, la consapevolezza intendo, eppure mi trovo sempre ad armeggiare questo misterioso oggetto che mi trovo tra le mani senza neppure chiederlo.

Ho ricominciato a leggere, dicevo, ed ora ogni volta che chiudo il libro mi chiedo come e cosa siano stati tutti quei mesi rivolti con lo sguardo oltre il finestrino su paesaggi sempre uguali dettati dall'incedere di un treno sempre uguale. Scanditi da quelle musiche sempre uguali pure loro.
Mi chiedo cosa sia ora quella stessa stazione quello stesso treno. Del mio viaggio di ora, la mia meta alla fine del poi. Mi chiedo il senso di tutta questa mescolanza di genti, odori, colori e sapori. 
Fuori in questo momento c'è il sole che dovrei bramare di prendere tra le dita, ma non lo faccio. Dentro c'è la stagione mai inedita di chi si chiede se tutto questo, poi, un "VERO" senso lo abbia.

In questi echi passati che mi trovo proiettati da un futuro prossimo mi chiedo se ciò che chiamano pienezza non sia solo l'assenza di vuoto.

Buon fine settimana,

Mio



Saturday, 9 April 2011

Carne da voto

Scusate la lunghezza, ma se vorrete leggerlo credo che ne valga la pena, così come e soprattutto un vostro parere.

Alfredo tende sempre a rimanere pacato e ci riesce su quasi tutto. Quasi. Non è solito bestemmiare ed  imprecare a ripetizione. L'ho sentito tirare entrambe al cielo del suo stato. L'Italia.
Quanto segue è un'elaborazione per chi come lui vive all'estero. Dopo ciò che mi ha dette e ciò che ho sentito non penso che stare fuori (non per scelta ma per necessità) è poi così "più facile", è facile come per coloro che dentro sono restati e che sono in prima linea. Nulla di più ma neppure nulla di meno. 

Italiani residenti all'estero, voi che avete l'OBBLIGO di iscrivervi all'A.I.R.E., non me la sento proprio di dirvi è una regola e bisogna seguirla. Le regole ingiuste non dovrebbero essere mai seguite, questa è l'unica regola. Poi, fate voi. Questioni di coscienze.

Fate che partite, che la sciate amici casa famiglia. Che lasciate posti che vi hanno INSEGNATO essere stupendi e che REALMENTE lo sono. Che lasciate una CULTURA e un'identità che vi hanno INSEGNATO essere stata senza paragoni che vi hanno INSEGNATO a gustare apprendere. A bagnarvi con lei a restare stupiti della sua bellezza. Peccato che non vi hanno INSEGNATO a esserne immuni. Peccato davvero.
Fate che andate in uno stato estero oppure extraeuropeo e che magari oltre a qualche parola per la sopravvivenza spiaccicata in inglese conoscete altro. Fate che può essere che pure, l'inglese, non sia poi così conosciuto dove andate. Talvolta succede quando si emigra. 
In tutto questo metteteci che il vostro stato, l'Italia, vi dice che siete OBBLIGATI ad iscrivervi all'anagrafe estera del paese dove abitate (chiamando le cose con il loro nome sarebbe meglio LAVORATE) e vi dice che poi perderete tutti i diritti assistenziali. Che in l'Italia vi emetterà fattura in occasione di un VOSTRO ricovero nel VOSTRO stato nel quale avete la CITTADINANZA. Insomma che sarete trattati, poi, come un perfetto STRANIERO. 
Fate che un giorno, non so diciamo vi prenda una cosuccia tipo tumore, epatite, leucemia, qualche scompenso endocrino o un bell'incidente grave o un'altra cosuccia che richieda un po' di ricovero, perché no delle salutarissime trasfusioni di sangue altrui visto che chiamare un possibile famigliare (o amico) compatibile mica si può se sta con la sua famiglia o nel suo (non più nostro) stato. Ed allora succede che in reparto ci stai da solo (ma questo lo si può sopportare ma forse i famigliari no), ed allora succede che pensi speriamo che il sangue sia pulito, il medico non sia un macellaio. Per una garza o pinza dimenticata da qualche parte in pancia no, quello no.
Questo è quanto, l'Italia vi lascia col culo per terra a casa vostra e a casa d'altri. Voi dovete farvi il culo per farvi rimborsare dallo stato in cui vivete per esservi fatti curare nella vostra PATRIA. Se la sanità del paese dove vivete è pubblica va un po' meglio se è privata forse potrebbe essere l'ora dei mutui. 

Sapete mi chiedo allora che differenza ci sia tra un cittadino italiano e un cittadino italiano che risiede all'estero. Faccio prima a pensare e a dirvi a ciò che resta: il diritto al voto nello stato in cui  vivi (lavori)! Grazie patria natia, mi lasci la possibilità di votare un mafioso su una lista elettorale truccata a priori su cui, come tutte le cose in Italia, scegli tra zuppa e pan bagnato.

Questo era il preambolo di Alfredo, le sue osservazioni. Poi è partito per la tangente nel senso che lo sfogo è uscito naturale prepotente. Più o meno è stato questo:

"Brutti figli di puttana! 'fanculo a voi e 'fanculo a chi vi ha messo al mondo! Fuori dall'Italia si è solo un voto, carne da voto. Ficcatelo nel culo il mio voto! Io per me se mi date la scheda mi ci pulisco il culo! Banda di mafiosi, lecchini paraculata fottuti! A voi vi auguro di trovarvi  a risiedere all'estero in un bel paese sospeso tra epatite, AIDS e malaria. In un paese che non sapete capire la differenza tra "lei ha un tumore", "lei ha una fistola" e "lei sta per morire". Vi auguro di passare per le mani di un macellaio piuttosto che da una persona che ne capisce del suo lavoro e vi auguro tante belle trasfusioni con tanti bei regalini dentro. Come con la sanità l'Italia degli anni ottanta. Ah sì e vi auguro che abbiate a che fare con una sanità non pubblica, tanto mica è una conquista da garantire ai tuoi cittadini sempre l'accesso gratuito alle cure.
Se siete esitanti non vi preoccupate, vi ci accompagno io in India, Cina America del sud o Africa ma anche in europa un posticino lo si può sempre trovare. Vi terrò compagnia nel viaggio e poi, appena arrivati, vi dirò "tante belle cose"! ve le auguro davvero le mie belle cose.
Cazzo a testa in giù ancora, tutti. 'fanculo!"

Sapete comprendo lo sfogo, in parte credo che sia pure giusto. Non credo che una persona che vive all'estero debba, non pagando alcuna tassa nel suo paese d'origine, usufruire di tutte le cure sanitarie come un normale cittadino. Credo solo che le cure non secondarie e più importanti, quelle straordinarie, DEVONO essere garantite sempre e comunque. Un ricovero per malattie gravi nessuno lo cerca e se uno stato non garantisce per i suoi cittadini all'estero vuol dire solo che di loro se ne frega e ne può fare a meno. Nessuno intraprende un viaggio magari di migliaia o decine di migliaia di chilometri per farsi un esame del sangue, un'ecografia o una lastra e neppure per farsi mettere un gesso o per chiedere una scatola di pastiglie. Lo fa perché magari quel viaggio potrebbe essere anche l'ultimo. Non sarà per quelle persone che la sanità italiana andrà a ramengo, non credo proprio. Vergogna ed indignazione la provo pure io come Alfredo.
Quasi nessuno emigra dal suo paese d'origine per diletto. Se lo fa per un lavoro che reputa giusto per ciò che ha investito sulla persona. Per tutti i sui sacrifici e quelli della sua famiglia. Per un suo futuro migliore e perché no, pure per quello dello stato di provenienza al quale potrebbe dare ciò che ha appreso fuori.

Troppo tempo fa l'Italia è stata terra di Rinascimento, mi chiedo se ora non sia solo terra di omicidio sociale. Ah dimenticavo W L'ITALIA!!!


Mio


Una versione che non conoscevo ancora. 1991 CAZZO!



e questa senza farlo apposta...



Sunday, 13 March 2011

Thus Spoke Alfredo: quando le parole hanno anche altri sensi

... e poi mi disse: "Sai, un giorno vorrei saper raccontare storie..."

vi presento Alfredo:



Buona serata e settimana,

Mio

Tuesday, 8 March 2011

Pleasure-less: Back to Life

... era domenica. Un giorno di sole.


Non finisce mai lo stupore in quelle domande banali, risalta come sole negli occhi, accieca. Talvolta ci si gira con lo sguardo altrove, talvolta. Quelle parole non lasciano scampo, ti dicono che poco va bene, ad essere sincero forse pure nulla. Sai cosa non capiscono loro, gli altri. È la mancanza di gusto che si chiama Piacere. Non capiscono il perché, loro. Non riesci a spiegarlo tu. Che poi da spiegare cosa ci sarebbe?

Piacere nullo nel cibo assimilato, poco talvolta pochissimo, senza gusto, varietà e necessità. Non è questione di non saper cucinare, la domanda è: "Perché farlo come si deve?". Sì, piacere appunto. Lo so. Non è il tuo essere fuori da ogni contesto sociale, amicale. Ti direbbero egocentrico ed egoista, Loro. Probabilmente hanno ragione, sarà che non mi lamento di ciò che non ricevo e non credo che mi si possa giudicare per ciò che non sono riuscito a dare negli ultimi tempi.
Piacere nullo per il tuo corpo per il tuo spirito. Non un movimento differente da poterlo chiamare esercizio, non letture cercate per curiosità, omesse dalla quotidianità. La musica, sempre quella. E i pensieri, di altri, i tuoi non cercati ed assenti. Rispettivamente.

C'è qualcosa di sbagliato, di profondamente sbagliato in tutto questo. Rasserenerebbe un po' se ci potessi mettere sopra l'etichetta Incoscienza, ma su di me non attacca. Tutto pensato, pianificato consapevolmente. Razionalmente. Ma ora non è che esistono "scuse", non più. Gli altri, la gente, ça va per loro. Per te ancora no. Non sei ancora passato oltre, che poi sei tanto curioso e forse troverai niente. Ma non è la tua misura delle cose quella prima bisogna arrivarci e cambiare strategia per farlo, visto perché fino ad ora non ha funzionato. Poi, si vedrà.

Tra pochi giorni tu e il tuo pubblico, che ancora non conosci che non hai chiesto e ti hanno dato ti accoglierà. Una platea da intrattenere, rehearsing sì, come no! Tu e una linea di demarcazione una frontiera. Nuova. Eccitante. Difficile. Comunque passerà e lascerà  i sui strascichi buoni o cattivi. Amo le scadenze per la loro  pregevole caratteristica che sono destinate a passare.

In questo vento leggero che si atteggia ad invernale, come un vecchio che borbotta e sbuffa lievi raffiche a ripetizione sapendo che poi saranno le ultime, vi lascio. Prima che cali il sole, Marcovaldo deve dirmi cosa sta combinando nelle sue stagioni di vita.

Buona giornata e settimana. A risentirci.


Roberto




Sunday, 27 February 2011

Autoritratto

Cosa è cambiato in un anno? Nulla? No, poco. La sensazione di inconsistenza sempre li in attesa e poi in attacco a volo di falco. Preso! Realtà che ti coglie smarrito impotente. Impunemente, Lei. Le cose preziose e cercate non fanno mai sconti, nel bene e nel male.

Ancora Lui, Faber,  nelle orecchie e di speranza a riempire il futuro i pensieri. Se solo gli occhi non fossero di veggente cieco, i tuoi. Senti tutto ad un passo li, dietro l'angolo irraggiungibile per ora. Ora.
E quel buco allo stomaco, nuova Sensazione latente ed imperante, che ti coglie improvvisa e diventa voragine. Rapace pure Lei. Silenziosa ti parla: "Lascia che sia, lascia perdere. Accetta.". No, non ce la faccio o lui o me, lo devo a me stesso. Non si fanno prigionieri, non sarò prigioniero.

Sono passati pochi giorni da quando pensavo al mio "piano B", un piano di fuga per restare. Potrei farlo e nessuno se ne accorgerebbe, solo io. No, non sarà fuga e neppure "piano B". Sarà più difficilmente riempire il vuoto che mi ritrovo a fronteggiare in una mente chiusa e serrata che non riesco a scardinare dalle suo posizioni ferme reazionarie. Statiche. Deludenti.

Dovrà essere danza fluttuante di farfalla e colpo a sorpresa con pungiglione d'ape. Ampliare la mia conoscenza oltre a ciò che ora è indotto dal flusso forzato delle scelte. Saranno le cose più semplici come lo studio per diletto, la lettura per riposo, il non-lavoro come un non-gioco consapevole che tutto questo non si replicherà mai.

Il dolce e l'amaro mescolati nel gusto forte e duro e secco saranno poi fragranza di quiete e calma. Di attivo riposo. Saranno il mio piccolo me stesso. Tratti di un quadro che invecchierà nelle segrete di un passato che è ora. Di un futuro sempre giovane che non si conta con il metro dell'età.

Nessun diavolo, solo un patto con me stesso. Forse, questo, è pure peggio.
Spero di rispettarlo.

Mio


Lo so, ancora. Ma questa è la mia linea di passaggio. Di andata e ritorno. Ora come un anno fa. Mescolare ciò che non si può distinguere... emulsione la chiamava qualcuno


Monday, 21 February 2011

Indole(nte)!

In questa staticità che si porta leggera di continuità in continuità mi dimeno, mi dibatto. Non voglio accettare il fatto e quotidiano e normale e dirompente. Mente indolente!

E non servono parole perché non trovano soluzione ma solo assoluzione. E non serve dire perché esiste comprensione ma nulla più. E' molto ma non sufficiente. 
E tu che dall'altro lato di te stesso vedi solo nulla di ciò che vorresti. Tu che quasi tutto è diventato incolore insapore insensibile. Cibo senza gusto consistenza, vita di un TUO mondo ingiusto, assenza.
Un passo dopo l'altro Consapevolezza ti affossa  le gambe nel TUO fango, nella TUA melma.

Smettete di gettare perle.
Non mi appartengono.
Non voglio averle.

E la tua mascella si serra e le mani additano non curanti del freddo frutti di una stagione che sembra aver perso il divenire.

Mio


Finirai?

Wednesday, 16 February 2011

Perle ai porci

E poi cominciò a parlare più o meno così...
"Sai non è questione di fare o non riuscire a fare le cose. Si parla di un qualcosa racchiuso in pacco con un fiocco a "qualche modo".
 Le cose se non hanno un senso glielo si trova, questo è vero quasi sempre. Il quasi è molto importante è assoluto. Se un percorso si deve chiudere vuol dire che non ci sono alternative. In un processo nato aperto, invece, tutto questo perde di senso. Trascende in chimera, discende la china. Si sposa con malessere e tensioni e frustrazioni perpetuati. Questo realmente ha poco senso. Un percorso nato aperto è fatto di prospettive(!), aspettative(!?) e certezze(?!?). Di solito si comincia con un salto nel buio pieno di vuoto e poi... c'est la vie.
 Sai, non è questione di fatica. E' questione che sono consapevole che una parola mal posta è molto, troppo. Una congiunzione in più, ben piazzata, è sufficiente. Stroncato, poi. Sai, la porterò in cima pure questa volta ne sono pressoché sicuro anche se il senso proprio non lo vedo anche perché comunque un senso, tutto, sembra averlo perso da tempo. Ho fallito. Eppure non ho sbagliato lo slancio, al tempo era il senso della sfida  l'oltre etc. etc. credo che oltre non posso andare. Semplicemente. Oltre non è un confine tracciato a date e scopi e obiettivi e sfide. Oltre ha un senso impercettibile, Oltre ha l'effimera leggerezza della pienezza assoluta. Sono lontano da tutto questo. Ma non mi aspetto che tu lo possa capire, non preoccuparti è normale.
Solo una cosa, non credere che abbia sbagliato i conti, li ho fatti bene io, i conti. Tutto torna e mi torna. Ma tutto questo non riempie di senso le mie esclamazioni, le mie interrogazioni aperte o con punto alla fine."

Questo è quanto più ricordo per ciò che mi ha detto Alfredo. Non ci ho capito molto se non che l'unica cosa che ora lo smantella poco a poco è ciò che crede essere consapevole che mai raggiungerà. Avete presente il poter toccare il limite il sentire completamente nelle vostre possibilità tutta la normalità che vi circonda dentro ma allo stesso modo non poter fare nulla per emergere oltre quel personale stato interiore? Credo che sia questo.
Ieri sono passato a trovarlo, Alfredo. La dove sta troppe ore della giornata con i gomiti appoggiati su una scrivania i capo chino tante su carte con graffi incomprensibili come di chi tenta di mettere in equazione ciò che soluzione non può trovare.
Forza Alfredo.

Mio

Questo è "lui". Mi è restata sulla fotocamera mentre provavo come funzionasse. Stranamente mi ha lasciato pubblicarla (?).

Sunday, 6 February 2011

Verno

Per chi non capisce.
Per chi silenzio non pesa.
Per chi assenza è presenza posticipata.
Per chi di furore vive e dalla sua guerra personale non è mai uscito.
Per chi un anno fa parlava d'inverno ed ora pesantemente vuole brandire lama d'estate per tagliare i sui giorni.

Ne resterà soltanto uno tra di noi. Prendimi e stuprami e seviziami. Solo le mie carni puoi toccare. Maltrattare e ancora e ancora.
Corro sul filo di saetta sono lucido e riflettente ma nessuno lo vede.
Assente.
Nella mia salita, oltre.
LA MENTE NON HA LIMITI.

Mio



Thursday, 23 December 2010

Capitalismo a partecipazione pubblica

MAGARI FINO AD ORA HO VISSUTO NEL MONDO DI ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE, NON SO.

(Scusate la lunghezza)

Serata di ritrovo tra ex colleghi di studio. Percorsi differenti poi, per lavoro e per scelte ma soprattutto dettate dall'opportunità. Non per questo opportunisti, ma piuttosto di persone che ci si adatta. Cinque laureati i più freschi da poco meno di un anno gli altri poco meno di un anno e mezzo. Uno appiedato da tre mesi, altri due tra-meno-di-due-anni-chissà, un altro non ho chiesto. L'ultimo tempo indeterminato. Stipendio massimo 1100€. Ma chi ha detto che gli ingegneri guadagnano tanto? Mah...
Serata, di cosa fai, di come va, di come ti trovi e cosa pensi. Serata a pensieri differenti per astrazione politica e forse pure sociale, di famiglia. Serata con il mito dell'uscire, di andare fuori. Nord Europa e Germania soprattutto.
Poi escono due i fumatori. Entrano in tre, una ragazza con loro. Moderatamente alta, moderatamente bionda, con occhi celesti moderatamente grandi, viso ovale e mento leggermente ritirato in basso. "Ragazza dell'est", di XXX si professa. Dopo sì, solo dopo però ritrovi il suo essere straniero nella leggera inflessione nel suo linguaggio e nell'abbinamento di vestiti e nell'ultimo bottone della sua camicetta bianca, allacciato. Non nella sua grammatica che forse è pure migliore della tua ma non per l'uso delle preposizioni articolate, quello no almeno quello. "Ragazza dell'est", termine per me fuorviante in Italia ma credo pure anche fuori, nel centro e dell'Europa dell'ovest. Termine che spesso fa pari con ragazza facile. Per me fa rima con ragazza spavalda, sfrontata, diretta, talvolta ammiccante, provocante per gioco. Come di chi usa con astuzia e furbizia un clichet che sa essere quasi indelebile. Non posso fare statistica, sicuramente, ma quelle che ho conosciuto questo mi hanno sempre suggerito. Sembra che a molti uomini Italiani e non solo ripeto questo piaccia, hai miei ex colleghi di studio piaceva. A me anche no. Tu glielo fai notare ad una sua frase fatta di quelle create ad arte  che gli altri accettano supinamente dicendo che la sua frase ammette un una soluzione logica a suo sfavore. Non capisce subito, non ti sorprende questo. Tu l'avevi già inquadrata. Non infierisci oltre, almeno i complimenti per il suo italiano non li critichi anche se lei fa la falsa modesta e tu ti sentiresti in dovere... tralasci.      Tralasci le preposizioni articolate soprattutto pensando alle tue di preposizioni articolate, nel tuo linguaggio straniero. Amo l'autocritica sempre.

Serata che si sposta da una pizza ad una birra di natale, speziata dal gusto dolciastro. Piena rotonda dolce, buona la battezzi. Serata che si divide nelle chiacchiere che diventano colloqui a due a tre, che poi ritornano di insieme che poi languono che poi si sparpagliano ancora. Visto che talvolta ti interessa capire, la gente soprattutto, tu chiedi a quella ragazza: 
M: "Sei un Ph.D. qui all'università?" 
R: "No lavoro qui con una borsa di studio"
M: "Quindi studi, fai ricerca? sviluppo?"
R: "No, faccio la segretaria. Sono laureata in XXX e qui faccio e farò forse la segretaria per un anno", - io e il mio collega di conversazione di fianco restiamo perplessi, non ci torna qualcosa nel significato delle parole. Almeno a me. 
M: "Quindi sei assunta come uno studente ma in realtà fai la segretaria, e sei assunta dall'università?",
R: "Sì lavoro otto ore al giorno come segretaria. Ma che ci avete voi? Ho detto qualcosa di male, mi sembrate tristi...".
M: "No nulla di male, ma questo non lo trovo giusto. Non trovo giusto che tutto questo sfruttamento sia così generalizzato. E' capitalismo puro!...",
R: "No non è capitalismo. A XXX ho lavorato per un'azienda capitalista e li sfruttavano il lavoro. Ma li vedevi un fine: la massimizzazione del guadagno.".
Non replico, non sono pronto. Devo riflettere a ciò che ha detto. Poi la conversazione scade la birra nei bicchieri finisce e la schiuma ci rimane aggrappata come la sua ultima affermazione rimane nei miei pensieri. Devo sciacquare il mio cervello trovare la replica, levare la schiuma. Poi ci si saluta, poi ci si dice auguri di buone feste e buon natale loro. Io trascuro l'ultima affermazione.

La strada è ancora bagnata, della stessa acqua fine a tratti e grossa a sprazzi come l'avevi lasciata all'andata. Nulla cambia talvolta. Il tuo giaccone di piuma è bagnato come pure i tuo capelli -l'ombrello accidenti!-. Non fa freddo ed è strano per l'inverno al nord. Tutto ormai diventa strano a tal punto che la normalità è ciò che ti fa pensare che ci è qualcosa che mica va bene.
No, cara ragazza dell'est. Non è capitalismo è qualcosa di differente. Di mutato. Qualcosa che è ancora più sporco e forse pure più dannoso. E' una nuova frontiera che si sta propagando ed espandendo in culture e in sistemi sociali prima scevri. E' il capitalismo a partecipazione pubblica, il nuovo sbiancante personale per coscienze sociali già pallide. Trasparenti. Tutto ormai è permesso.

Personalmente sono PROFONDAMENTE DISGUSTATO dal fatto che la MASSIMA ISTITUZIONE che dovrebbe elargire il MASSIMO livello CULTURALE sia la prima a fare l'anti-cultura. Che sia una cosa vuota, fredda, insensibile, prostrata alla minimizzazione dei costi, strumento di precarietà, che non crede e non investe nel futuro stesso di giovani ma pure di persone normali. Sono PROFONDAMENTE INDIGNATO dal fatto che tutto questo sia possibile perché gente che viene da XXX, piuttosto che da YYY con una laurea non riconosciuta MA LAUREATA è facile da trovare. Che un/a neo laureato/a venga assunto per ciò che è: uno studente che si inserisce nel mondo del lavoro, ma che in realtà non lo si inserisca in nulla. Sfruttando la sua precarietà, la sua giovinezza, la sua voglia di vedere cose nuove dandogli/le una "borsa di studio" per fare un lavoro da segretario/a! Perché tanto ce ne sono tanti e sempre. Perché tanto avanti il prossimo.
Cari signori, cari politicanti. Assumerei voi per ciò che DIMOSTRATE essere. Ma non credo che ci sia un contratto adatto. O meglio, forse, ve lo siete trovato pure, ve lo siete creato. Il vostro attuale! Siete bravi a costruire nulla e a nascondere merda su merda. Siete davvero i primi, complimenti. Ve ne do atto e ve ne do merito. Ma vi darei pure una "borsa di studio" a scadere ogni sei mesi o ogni anno, pure a voi. Ma anche calcio nel culo alla fine se fate le cose come ora. Alla cazzo. Grazie, Viva l'Italia!*

DOV'E' FINITA LA VOSTRA COSCIENZA?

Mio


*all'estero non so come funzioni: uguale meglio o peggio. Non me ne frega. Qui ho vissuto e qui a queste condizioni non so se me la sentirò di starci. Questo è quanto.


Resterà Nulla a nome del Poi...

Friday, 17 December 2010

Magari

Non è che è colpa della neve. La mia neve non mi ha mai dato fastidio, il mio freddo pure, la mia gente anche. Probabilmente non ci apparteniamo più. Loro a me, sicuramente. Io a loro forse mai ma me ne accorgo drammaticamente solo ora.
Non è che è una questione di luoghi, non solo almeno. I brutti ricordi nascosti con ottima dovizia di particolari qui e la mi scappano ma si fanno sentire. Magari fosse solo questo. Magari non fosse altro.

In questo mio apatico misantropico languido meschino egoistico fine di anno sospeso tra autunno ed inverno  mi trovo in un posto dove non vorrei essere espatriato in una patria non mia, compatriota in un luogo che da salvare ci è nulla. Forestiero sempre e comunque. Ovunque. Nevica.

La gente crede che vivo alla giornata magari, altra al contrario, crede che abbia già tutto pianificato. Nessuna delle due solo la consapevolezza che la vita è a scadere ed è chiusa in un vuoto a rendere. Anche quando è finita rimane la fregatura se non lo si passa alla cassa per chiedere la restituzione dei soldi.

Non credo che starò tanto bene, almeno per i prossimi tre quattro mesi. Poi... poi un po' di luce due tre sorrisi e un po' di calore e avanti con il ciclo. La consapevolezza di una indipendenza duratura da me stesso che non esiste pesa già ora. Sarò altrove poi, come ora. Come ora senza capire perché non riesco a godere di nulla come è normale che sia. Anormale me stesso! Poi si ricomincerà timidamente a pranzare, un paio di chili in più un po' di convivialità e di maschere tanto per... per nascondere la realtà. C'est la vie.

Devo trovare un modo per fare le cose meglio, no sbaglio: per fare le cose come VOGLIO. Come penso che vadano fatte. Questo non necessariamente è bene.

Non una città differente, non un paese Stato o nazione. Solo un piccolo angolo dove potermi talvolta fermare guardare contemplare ammirare. Ascoltare. Raccontarmi una storia, di quelle di un tempo bambino.

Mio

Ecco un piccolo racconto per voi:




Saturday, 4 December 2010

Di Numeri e Persone Complesse

Strano a dirsi ma talvolta la realtà non è reale. O meglio non la si può descrivere con quantità meramente reali, per quanto complicate possano essere non ce la si fa. Per riuscire a descriverla pienamente bisogna ricorrere a qualcosa di differente, a quantità reali ma anche immaginarie descritte entità complesse diremo. 

Un numero complesso è un oggetto abbastanza bizzarro per chi lo vede per la prima volta. Si mostra con due facce, una reale e una immaginaria. Non può essere tracciato su un piano cartesiano in una semplice retta ma ha bisogno di un qualcosa di differente, un piano complesso dove, usualmente, la parte reale giace sdraiata sulle ascisse mentre quella immaginaria si impenna sulle ordinate. Ogni numero appartiene ad una coppia di valori ma può essere descritto anche attraverso una quantità alternativa, il modulo e la fase. Il primo è dato dalla somma dei quadrati di parte reale ed immaginaria posti sotto radice, la fase è data dall'arcotangente del rapporto tra parte immaginaria e parte reale. L'utilità di questo tipo di trattazione, detta fasoriale, sta nel fatto che attraverso essa si riescono a descrivere molto agevolmente numerosi fenomeni fisici. Ad esempio la radiazione elettromagnetica, la luce che ora vi entra nelle pupille ne fa parte, può essere esplicitata attraverso un insieme di equazioni che ne descrivono il comportamento analiticamente nello spazio e nel tempo. Ma ora non vi tedio oltre. Passo oltre.

Che la Vita sia reale, credo che non sia sindacabile, è fuori di dubbio. Se lo si mette in discussione mi si descriva una realtà alternativa in forma compiuta e non attraverso opinioni e cambierò idea. Nessun problema. 
Che la Vita sia complessa è pleonastico, se così non fosse vorrebbe dire che tenderebbe ad essere banale ed allora, scusatemi, ma qualcosa che non va ci è! Magari uno è dio ma in tal caso vorrei un miracolo seduta stante per rendere la Vita banale* all'intera umanità. Un po' di par condicio cribbio!
Vedo questa Vita come un fenomeno fisico non ancora pienamente modellato e forse giammai modellabile -badate bene la fisica è tutto fuorché un qualcosa di freddo ed asettico-,  muta nel tempo, con un moto che talvolta segue percorsi che portano ad incroci trai i più disparati, tracciabili su un piano complesso che si propaga nel tempo e nello spazio. Incroci così puramente reali che ti fanno sorridere e piangere. Amare e odiare. Incroci tanto immaginari che ci si potrebbe stampare sopra un'etichetta di utopia ma anche di distopia -mi chiedo perché le genti tendano a non ammettere ciò!-. Vedo la Vita come chiusa nel senso che è delimitata nella sua parte, calata in un dominio ben definito la società che la circonda. Ma anche senza limiti in noi stessi, nella sua parte immaginaria e non parlo di illusioni. Volere è potere e la Mente non ha Limiti. Noi, il nostro propagarsi in questo tempo e in questo spazio (ancora), è fatto di molte fasi.  Fasi come quelle descritte all'inizio che, assieme alla loro intensità (o modulo), ci fanno percepire il valore del nostro muoverci in differenti istanti della nostra Vita, in medesimi luoghi in altri luoghi. In altri migliori o peggiori. La fase può esprimere un anticipo oppure un ritardo rispetto ad un evento certo, voluto o desiderato. La fase è l'unica cosa che noi, con il nostro DESIDERIO IMMAGINARIO possiamo pienamente governare perché la parte reale non dipende solo da noi.

Non tutto ciò che appare è ciò che è ed è ciò che si può percepire ma qui mi toccherebbe introdurre ancora altro come ho fatto all'inizio all'inizio. Non è questo forse il luogo e neppure io sicuramente la persona più brillante per farlo.

Ed ora Immagino...

Mio


*banale da intendersi come "facile".



A voi che amate immaginare una piccola dedica:


Watermelon in Easter Hay -Frank Zappa


This is the CENTRAL SCRUTINIZER...Joe has just worked himself into an imaginary frenzy during the fade- out of his imaginary song...He begins to feel depressed now. He knows the end is near. He has realized at last that imaginary guitar notes and imaginary vocals exist only in the imagination of The Imaginer...and... ultimately, who gives a fuck anyway...So...So... Excuse me...So...Who gives a fuck anyway? So he goes back to his ugly little room and quietly dreams his last imaginary guitar solo...


...




This is the CENTRAL SCRUTINIZER...As you can see, MUSIC can get you pretty fucked up...Take a tip from Joe, do like he did, hock your imaginary guitar and get a good job...Joe did, and he's a happy guy now, on the day shift at the Utility Muffin Research Kitchen, arrogantly twisting the sterile canvas snoot of a fully-charged icing anointment utensil. And every time a nice little muffin comes by on the belt, he poots forth...


Wednesday, 24 November 2010

(R)Esistere

La realtà non esiste, non univoca almeno, scontato. Non univoca personalmente e per ciascuno di noi, scontato bis.
Non credo, come molti penso, in destini scritti, percorsi deterministici che ci portano ad un dove, un come e un quando già deciso. L'unica cosa ineluttabile è la morte che ci attende, scontato tris.

Credo che ogni realtà nasca al passato, sembrerebbe strano a dirsi ma questo che voi state leggendo è reale ed è nato ora, al passato appunto. Prima non esisteva qui di fronte a voi ed in parte pure nella mia testolina prima di scriverlo. Non è neppure nato e neppure è stato creato, il creazionismo è arduo da accettare sempre talvolta impossibile, questo contesto neppure si esime. Ma allora cosa è la realtà?
La realtà credo che si a un sistema multidimensionale ad N dimensioni dove (N=infinito) nel quale ogni dimensione è legata l'una all'altra da un cammino determinato che noi si chiama scelta. Ogni scelta si basa su principi personali: indotti, acquisiti, irrazionali e pseudo-razionali visto che la ragione fa falle sempre, comunque ed ovunque.

Esistono persone che credono che tutto sia già stato deciso altrove, da tempo. Che le realtà siano limitate e circoscritte in un particolare piano diciamo multidimensionale e continuo sul quale la nostra esistenza si muove. Loro appellano questa cosa in svariati modi tra i tanti ci sta anche dio. Per me non è neppure questo visto che neppure suona! (Pessima battuta, scusate defezione dovuta a studio passato e presente!).
Esistono persone, evidentemente altre, che non credono che tutto sia necessariamente continuo e collegato. Credono che si possa passare da un piano all'altro come attraverso un tunnel che le nostre scelte riescono ad aprire e chiudere sotto i nostri piedi. Talvolta si sbaglia apertura e chiusura. Talvolta una delle due. Talvolta proprio nulla, BINGO!

Che poi cambia mica molto, forse pure nulla in questa nostra esistenza destinata a cresce ed a morire nell'attimo istante della sua genesi. Ancora e poi ancora.

Spero e sogno solo perché ormai più non credo in altro che me stesso. Ecco il mio semplice (R)esistere.

Mio


Una mia metacanzone per voi:

Sunday, 21 November 2010

Al centro di me stesso. Se ci fosse un uomo

Lo conosco questo dolore passante, tra stomaco e milza. So cosa è. Non è la fame, ho mangiato. Poco ma ho mangiato. Potrei mangiare un frigo di roba, questo buco rimarrebbe la con il suo mordere lento come di tarlo. non cambierebbe nulla. Già sperimentato.
Scrivevo, quando lo facevo di più, di "dividere per ordinare/governare", pensieri parole opere ed omissioni. Cose di mia colpa. Non credetemi blasfemo e, anche se non credo in dio, non credo di fare torto ad alcuno pronunciandomi così. L'unico dio molto minore in cui credo sono io, me stesso.
Non ho ordinato a dovere e di governare allora è impossibile. Eccomi qui ancora, freddo. Secco. Servirebbe acqua e voglia di bere. La prima esiste ancora in me? La seconda forse non ci è più. No, voi che mi avete visto, voi che mi avete incrociato anche per sbaglio e per sbaglio avete gettato uno sguardo di lettura su di me. a voi vorrei dire che non è tristezza la mia, non è neanche grigiore. Solo blue, malinconia molto spinta.

Fa male scoprire che non esistono pezzi di ricambio per ciò che si rompe definitivamente, fa ancor più male scoprire che frammenti minuscoli o grandi mai più saranno trovati. Chi ha inventato anime fragili come il vetro, almeno fosse di cristallo la mia si potrebbe dire preziosa. Almeno.
Credere che nulla è andato e perso per sempre è la linea di divisione tra affrontare la Vita con gioia. Purtroppo non ho mai creduto in questo. Purtroppo.

Mio




Al centro di me stesso. Se fossi un uomo...




Se ci fosse un uomo (Gaber - Luporini)


Se ci fosse un uomo
un uomo nuovo e forte
forte nel guardare sorridente
la sua oscura realtà del presente.


Se ci fosse un uomo…

Forte di una tendenza senza nome
se non quella di umana elevazione
forte come una vita che è in attesa
di una rinascita improvvisa.


Se ci fosse un uomo.

Se ci fosse un uomo generoso e forte
forte nel gestire ciò che ha intorno
senza intaccare il suo equilibrio interno

forte nell'odiare l'arroganza
di chi esibisce una falsa coscienza
forte nel custodire con impegno
la parte più viva del suo sogno

se ci fosse un uomo.

Se ci fosse un uomo.

Questo nostro mondo ormai è impazzito
e diventa sempre più volgare
popolato da un assurdo mito
che è il potere.
Questo nostro mondo è avido e incapace
sempre in corsa e sempre più infelice
popolato da un bisogno estremo
e da una smania vuota che sarebbe vita
se ci fosse un uomo.

Se ci fosse un uomo.
Se ci fosse un uomo.

Allora si potrebbe immaginare
un umanesimo nuovo
con la speranza di veder morire
questo nostro medioevo
col desiderio che in una terra sconosciuta
ci sia di nuovo l'uomo al centro della vita.

Allora si potrebbe immaginare un neo rinascimento
un individuo tutto da inventare
in continuo movimento.
Con la certezza
che in un futuro non lontano
al centro della vita ci sia di nuovo l’uomo.

Un uomo affascinato da uno spazio vuoto che va ancora popolato.
Popolato da corpi e da anime gioiose che sanno entrare di slancio nel cuore delle cose
popolato di fervore e di gente innamorata ma che crede all'amore come una cosa concreta

popolato da un uomo che ha scelto il suo cammino senza gesti clamorosi per sentirsi qualcuno
popolato da chi vive senza alcuna ipocrisia col rispetto di se stesso e della propria pulizia.
Uno spazio vuoto che va ancora popolato.
Popolato da un uomo talmente vero che non ha la presunzione di abbracciare il mondo intero

popolato da chi crede nell'individualismo ma combatte con forza qualsiasi forma di egoismo
popolato da chi odia il potere e i suoi eccessi ma che apprezza un potere esercitato su se stessi
popolato da chi ignora il passato e il futuro e che inizia la sua storia dal punto zero.
Uno spazio vuoto che va ancora popolato.
Popolato da chi è certo che la donna e l'uomo siano il grande motore del cammino umano

popolato da un bisogno che diventa l'espressione di un gran senso religioso ma non di religione
popolato da chi crede in una fede sconosciuta dov'è la morte che scompare quando appare la vita
popolato da un uomo cui non basta il crocefisso ma che cerca di trovare un Dio dentro se stesso.

Allora si potrebbe immaginare
un umanesimo nuovo
con la speranza di veder morire
questo nostro medioevo
col desiderio
che in una terra sconosciuta
ci sia di nuovo l'uomo
al centro della vita.

Con la certezza
che in un futuro non lontano
al centro della vita
ci sia di nuovo l'uomo.

Saturday, 6 November 2010

Noia

"Mi annoio!", mai prima queste parole mi hanno fatto pensare. Mai come poco fa. La normale reazione compensatrice alla noia è lo svago, bene, si svaghino come credano gli altri. Che poi tutto finisce sempre così, non va a finire, finisce.

Pensavo che io mica so tanto bene cosa sia la noia, non ricordo di aver mai provato questo sentimento intensamente a tal punto da pronunciare la frase di cui sopra. La mia vita non è stata e credo non sia  interessante ai molti, ai più, ma questo non mi esime da trovare a malapena il tempo di girare un'altra volta su dei roller praticamente nuovi ed usati una sola volta. Leggere un libro con una continuità molto lasca è chieder  fin troppo. 
Non faccio nulla di che, "studio"(!) penso(?!) rifletto(!?!?) e spero di ricominciare a scrivere, come ora, anche se non vale nulla mi piace mi distende e mi calma. Non ho amici vicini prossimi. Non ho una cerchia di scambi sociali da inanellare in serate di compagnia se non con una frequenza molto blanda e molto discontinua. Di tutto questo non mi lamento. Il sabato e la domenica si differenziano dagli altri cinque giorni solo perché le abitudini degli altri cambiano, le mie un po' meno. Una vita piatta sembrerebbe e forse lo è ma, probabilmente, i miei limiti mi impediscono di percepirlo.

Piove ininterrottamente da tutto il giorno su questa casa che sembra come di mastio medioevale segato. Casa accerchiata da altre case come mura, alte come lei. Bagnate come lei. Silenziose come lei.
Eppure qui, qui in questa stanza dove ci si arrabatta in ogni modo per asciugare il bucato in tempo prima che venga a puzzare. Qui, qui in questa stanza dove mi chiedo se sono solo proiezioni quelle di altri perché le mie mica lo sono. Qui, qui dove posso sentire il rumore dello scrivere di penna su questo foglio, io non mi annoio! Forse perché sto bene anche con me stesso. *

Mio


*PER GLI ALTRI MICA SO!

Thursday, 7 October 2010

Un Abbraccio

Felicità a sprazzi, di minuti che vorremmo essere ore. Di orologi smemorati che contano senza mai arrivare a sessanta.
Felicità a tratti che vorremmo allungare estendere. Tendere. Tratti che non dovrebbero interrompersi mai. Ma questo non è possibile, per definizione.

E quando il sorriso nasce sperando in parole messe in croce.
E quando il sorriso si ritrova in parole vecchie che in certi giorni si dipingono come nuove perché, poi, potrebbero diventare uniche. Parole che non si potranno definire famigliari, non più.

Mi domando perché.
Mi domando quante lacrime un'anima che incontra la dimensione della caduta può contenere.
Mi domando perché la Vita sia a strati alternati con dovizia micidiale nel mantenere la parità.

TI auguro un po' di felice disparità in questa Vita di battaglia che per TE è stata una troppo impari.

Con Amicizia,

Roberto

Sunday, 22 August 2010

Quasi un mese! Non è normale.

lo ho visto ora e non mi piace.

E' da molto tempo che non scrivo, lo so. Mi risulta difficile ora. Non riesco a capirne bene il perché, forse il rapporto con il tempo che ora si è fatto strano. Più di prima. non riesco ad espanderlo a dovere, mi restringe comprime; taluni lo chiamerebbero stress, io lo chiamo realismo (lo so mi piace molto questa parola), lo chiamo così perché di tempo, di quello che conta mi sembra di averne davvero poco. Vedremo se mi sono sbagliato, poi.

E' molto tempo che non scrivo, dicevo, mi risulta difficile, sottolineo, anche perché una linfa nuova sta riattivando vecchi sentieri, si fa breccia. Lenta ostinata inesorabile. Magnifica. Credo che bisogna lasciar fare al piacere, quasi sempre. Le lascio fare visto che di Piacere Puro si tratta. Però una cosa mi scoccia (e molto sapete), il non riuscire ad esternare è talvolta fastidioso. Farlo senza efficacia è tedioso. Bene, sono fastidiosamente tediato e tediosamente infastidito. Non va bene. Mi chiedo se ho bisogno di riposo o se non ho fatto ordine a dovere. Bella domanda questa. Al tempo ai nodi ed al balsamo che saprò mettere ora la risposta.

Adesso, per favore, se qualcuno lo sa, mi dica come si possono avere giorni da 36h e settimane da 10 giorni in un anno da 365. La matematica è l'opinione dei matematici, voi ditemi la vostra e non appellatevi ad impossibilità oggettive! Magari funziona pure con me. Grazie.


A presto (spero),

Roberto

Sunday, 25 July 2010

Empty Room

La stanza si svuota e sembra lo specchio di violenza di resti di devastazione. Desolazione e guerra. In realtà non è nulla di questo, anche la pace cercata ha strani modi di manifestarsi. Talvolta.

Un asciugamano umido attorno al collo, petto nudo, camomilla tripla sulla destra in una bottiglia di vetro di quelli da passata di pomodoro, l'unico bicchiere mai posseduto qui. Oggi caffè meglio che no, si rischiano tragedie stantie.
Pensi alla casa che ti ospiterà, forse sarà "tua". Almeno per un po', magari per un po' di più. Pensi come è strana la lontananza e poi dicono di chiedere, ma loro chiedono mai. Quando troverai qualcuno come te? Qualcuno che ha i tuoi stessi criteri. Forse, qualcuno come te forse non si trova in giro tanto facilmente.

Ho cambiato tre case in otto mesi, nessuna mai prima d'ora.
Tutta la mia vita vissuta e triviale, tutta quella che si conta  fino ad ora, può stare comodamente in tre valige. Non importa poi che siano grandi. Sono tre.
C'est la vie. A me piace così, ora.

Mio



Removed -Calexico
Follow the current through the city that lies in ruins
Bottle is washed up but the message is missing
Heroes and ghosts, graveyards and buildings
Pay the price of admission

Haunted for years in a hallway of mirrors
Till I step through the window
Over the river, coat of feathers sweeping out of view
Weigh the difference, the scales are turned
Let conscience be so judged

Arrows with strings flung from below
Striking and reeling you in
Tied to mistakes, left there for days
Seeing which side you're in
Lately I feel so removed
Fell back into the ditch I dug

Wednesday, 21 July 2010

Di Agende Rosse,Di Moniti Nefasti e Di Alfredo

Forse è misantropia, non so. Il sentimento è quello ma è diretto, non stereotipato o generalizzato. Ben mirato verso una parte di popolo e nazione. Le eccezioni non mi consolano perché, poi, anche loro smetteranno di essere tali. Vorrei sbagliarmi ma non sarà così credo.
Mi sono chiesto in questi giorni il perché del mio non sentirmi bene qui o meglio, del mio sentirmi meglio fuori. Sapete ho cercato di giustificarmi e di giustificare. "Gap" nella comunicazione mi sono risposto, spero che si a questa l'unica differenza sostanziale ma per molte cose già so che è una risposta illusoria.

Vedo la gente cambiare, forse io sono e sto cambiando. Forse entrambi con direzioni differenti, diversamente. Non conta, il risultato è lampante è lo stesso. Diversità la chiamano di solito e questo mi rende triste. Tanto.
Mi sono chiesto il perché di una nostalgia legata solo a luoghi a cose immote e talvolta senza vita. Insieme non vivo che per molti può essere benissimo trattato con un criterio di succedaneità che ne svincola l'essenza dallo spazio. Per me non è così, probabilmente troppi ricordi, stranamente non belli, sono legati a tutto ciò attraverso situazioni ed emozioni.

Credo che il primo passo per un mio cheto vivere passa attraverso un'assioma di diversità nel quale, assunta questa condizione come statica, il resto, tutta la componente sociale intendo, diventa più sopportabile. Una condizione, questa, che ora mi permea e mi fortifica. Mi è di grande consolazione ed aiuto.

Ora come ora spero di non tornare per sempre da queste parti che, a buon auspico, vorrei dire "quelle" parti. Una possibile famiglia qui (li), proprio  non riesco ad immaginarla. Non saprei insegnare diversamente ai miei figli da come vedo le cose. Non voglio donare a loro una totale incomprensione congenita che li porterà a un vivere triste, tra sangue amaro e frustrazione. Se questo non sarà vorrà dire che non sarò stato in grado di insegnare nulla. Vorrà dire che sarò deluso di me stesso in primis e dalla società poi, da loro anche. Vada come vada qui (li) vedo speranze vane e futuri vuoti.

Care lettrici e lettori, mi sento cieco di fronte ad un futuro troppo chiaro e lampante è che di abbaglio non si tratta, le tenebre ci circondano mi fanno dire ciò.  Spero di sbagliarmi.

E' passato un secolo da quando il bisnonno di Alfredo cercò fortuna negli Stati Uniti prima, il prozio in Francia poi. Ora Alfredo è uscito come loro, calca le stesse orme con motivi che stanno diventando paurosamente analoghi. Chissà se ritornerà. Sapete, trovo strano che i primi non avessero pressoché la minima istruzione e che lui abbia praticamente la massima possibile. Sembrerebbe che poi l'istruzione non conti, LI.

Mio



Wednesday, 14 July 2010

Non Cambia, Il Sentimento Intendo.

Non è che mi serva molto tempo di più. No davvero.
Mi mancano le mie montagne, la mia bicicletta e a tratti il cibo, quello buono. Nulla più. Non facce famigliari non Amici, non come potreste pensare voi, credo. Sono strano, sicuro.
Non mi manca nulla del resto perché non è fisico e non necessariamente è qui, è in me è differente ed a molti non basta. Non mi manca perché è qui che si trova, questo contorno fatto di verde predominante che vorrebbe dominare me lo ricorda. Magari è solo una mia malizia ma magari anche no.
Credo che quanto prima, questo dipenderà dalle mie capacità acquisite e dalla mia dimestichezza visto che domestico già mi sento, mi informerò per non essere più di queste parti. Formalmente intendo visto che per il resto mica lo sono da molto tempo.

Non per dare la colpa a qualcosa o a qualcuno ma di Gazzetta ed infradito imperanti ne faccio a meno. Non le sopporto più. Scusate.

Mio



Per me sperando di riuscirci un giorno...



Thursday, 8 July 2010

Sortir

Sortir, quando uscire non è più possibile.
C'è stato un periodo che uscivo sistematicamente, ogni sera. Non per divertimento, non di certo. Dentro quelle quattro mura di una mansarda non ci potevo stare. Esplodevo con me stesso, implodevo nei miei pensieri. Uscivo e camminavo, nulla più.
Uscivo perché le cose fatte bene, talvolta, bisogna non farle. Personalmente quella volta le feci troppo bene.
Non so cosa ho creato allora, a chi o a che cosa diedi i natali. So solo che lo feci inconsciamente. Ora quella bestia è in me. Sono anche io.

La sensazione di pienezza straripante nello stomaco. Senza che si ceda. I morsi famelici e voraci. Senza gusto.
Una porta che si apre. Ancora per uscire. Questa volta mi sono fermato al cortile, ma non conta. Il gesto era lo stesso. Medesimo slancio.
La smodata solitudine non mi esime dal provare il vuoto dirompente del sentirsi soli. Poi.

Uscita da tutto quello che ho creato non vedo più di fronte a me.
Sortir, dicevo. Appunto.

Mio





I mostri che abbiamo dentro di Gaber - Luporini
Fa un certo effetto non capire bene
da dove nasce ogni tua reazione.
E tu stai vivendo senza sapere mai
nel tuo profondo quello che sei
quello che sei.


I mostri che abbiamo dentro
che vivono in ogni uomo
nascosti nell'inconscio
sono un atavico richiamo.


I mostri che abbiamo dentro
che vagano in ogni mente
sono i nostri oscuri istinti
e inevitabilmente
dobbiamo farci i conti.


I mostri che abbiamo dentro
silenziosi e insinuanti
sono il gene egoista
che senza complimenti
domina e conquista.

I mostri che abbiamo dentro
ci spingono alla violenza
che quasi per simbiosi
si è incollata
alla nostra esistenza.

La nostra vita civile
la nostra idea di giustizia e uguaglianza
la convivenza sociale
è minacciata
dai mostri che sono la nostra sostanza.

I mostri che abbiamo dentro
i mostri che abbiamo dentro.

I mostri che abbiamo dentro
ci fanno illanguidire
di fronte a quella cosa
che spudoratamente
noi chiamiamo amore.

I mostri che abbiamo dentro
sono insaziabili e funesti
sono il potere a tutti i costi
ma anche chi lo odia
soltanto per invidia.

I mostri che abbiamo dentro
ci ispirano il grande sogno
di un Dio severo e giusto
col mitico bisogno
di Allah e di Gesù Cristo.

I mostri che abbiamo dentro
ci inculcano idee contorte
e il gusto sadico e morboso
di fronte a immagini di morte.


La nostra vita cosciente
la nostra fede nel giusto e nel bello
è un equilibrio apparente
che è minacciato
dai mostri che abbiamo nel nostro
cervello.


I mostri che abbiamo dentro
crescono in tutto il mondo
i mostri che abbiamo dentro
ci stanno devastando.

I mostri che abbiamo dentro
che vivono in ogni mente
che nascono in ogni terra
inevitabilmente
ci portano alla guerra.

Saturday, 3 July 2010

Glasnov e Perestrojika: perché una piuma è troppo pensate.

No, non farlo. Poi sarà troppo tardi.
No, non farlo. Poi sarà guerra di pace.
No, non farlo. Perché le notti cambieranno colore. Ancora. Il colore chiaro come di plenilunio che a stento si estinguerà, di luna giunta al culmine e non ritrova più il ciclo.

Rapidi volano pensieri contrastanti, emozioni si incontrano in un incrocio e di righe e di colonne e di colori di base sovrapposti. Basta poco a creare immagini che sembrano reali. Inevitabilmente non la Realtà. Realtà è altro. Lei ha bisogno di molto di più, ora mancano particolari ed eccedono sentimenti.

Tutto o niente, non più indifferente.
Tutto o niente, nella solitudine della mia completezza personale che sento ancora lontana lo stomaco esplode.
Delicati equilibri da esplorare su braccia di una bilancia dove una piuma è più pesante di un'Anima. Dove fiducia spezzata tutto spazza.
Resteranno macerie per chi costruire non saprà. Resterà la normale condizione umana dicotomica e speculare faccia di Speranza. Il substrato naturale da cui tutto nasce prima del Niente, il minimo prima del Tutto. Resterà figlia degenere di Vita, Solitudine.

Questa è la Vita, non esiste altro, il resto sono illusioni a tratti nell'attesa di una nuova chance magari con lo stesso volto magari diverso che alla fine conta nulla. Per chi alla fisicità non si è piegato come discepolo.
Tutto è un combattere tra Amore e Ragione. Saggia la seconda che di tanto in tanto lascia fare al primo. Di tanto in tanto, per fortuna, la nostra genesi cade nell'oblio.

Perché alla fine si è simili. Ma poi si dimentica la coerenza o forse la coerenza è solo differente. Ma alla fine c'entra poco perché il risultato non cambia.

Perché una piuma è già troppo.

Mio


PS: porca mucca è restato scheduled per più di una settimana senza che me ne accorgessi ... ma che ci ho nella testa?


Monday, 14 June 2010

Radici

Scusa.
Se il mio terreno è duro. Da troppo tempo non lo dissodo, quei solchi mi hanno sempre fatto paura. Da troppo tempo è amico di freddo Inverno.

Scusa.
Se le mie radici sono contorte e stringono fameliche fredde pietre. Inutili pietre. Se si muovono rincorrendo la loro fine. In verticale, alla ricerca di qualcosa che forse pure non esiste. Acqua e Nutrimento non sono sempre nascoste. Stolte. Stolto.

Scusa.
Se il mio tempo è diverso.
Se il mio spazio è ristretto.
Se il mio fiato corto.

Cambio lentamente e continuamente, prima. Poco per volta.
Sto tentando di farlo più in fretta che posso per non sbagliare nulla, prima. Sto tentando di farlo anche e soprattutto assieme a te anche se così può non sembrare. Per capire la mia vera Forza, l'esistenza della mia completa interezza.

Mio


Something About Me

Last Listen Music

  • Rimmel -Francesco De Gregori
  • Mio Fratello E' Figlio Unico -Rino Gaetano
  • Ingresso Libero -Rino Gaetano
  • Going For The One -Yes
  • Serenade in Bb K361-370a [Gran Partita] -W. A. T. Mozart
  • Relayer -Yes
  • 9° Sinfonia -Ludwig Van Beethoven
  • Blue -Joni Mitchell
  • Quadrophenia -The Who
  • Tales From Topographic Ocean -Yes

Last Read Books

  • Manuale del Guerriero Della Luce -Paulo Coelho
  • Il Castello dei Destini Incrociati -Italo Calvino
  • Il Petalo Cremisi e il Bianco -Michel Faber
  • Dance Dance Dance -Murakami Haruki
  • On The Road (Sulla Strada) -Jack Keruoac

Last Seen Movie

Translation - by Google