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Radio Pazza

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Sunday, 30 March 2008

Un tipo poco raccomandabile, girategli alla larga ve lo consiglio

Si aggira in Trentino itinera tra Trento e l'Alto Garda, evitatelo se potete non ci caverete un ragno dal buco!

  • Taciturno: Mi dai fastidio per quanto non parli. Ma che è, ti hanno tagliato la lingua? Ma come fai a restare in silenzio per ore ed ore ed ore?
  • Introverso: Uhuuuuuuuu ci sei? Ehi reagisci agli stimoli o sei un'ameba? Ma che è, ti hanno staccato il cervello fin da piccolo? Ma come fai a non esternare il Bello che ti circonda?
  • Triste: Sembri vestito a lutto! Ma che, è sei senza denti o porti un orribile dentiera? Quand'è l'ultima volta che hai pianto per il riso? Quand'è l'ultima volta che si è sparsa nell'aria una tua sonora risata? Non lo ricordi vero? Forse è passato troppo tempo!
  • Malinconico: Ti piace così tanto il blu che colora indistintivamente la tua Anima? Ma che è, sei uno di quei autolesionisti che si infliggono ferite per riappacificarsi con stessi? Guarda che non sei Baudelaire, datti una regolata!
  • Pensieroso: Dove voli? La realtà è qui e tu non hai ali! Ma che è, non sei capace di agire? Guarda che solo con le azioni si fanno i fatti, con i tuoi sciacqui mentali tutt'alpiù ci pulisci il cesso!
  • Timido: Un po' di autocontrollo per favore guada che non ti mangia nessuno! Ma che è, l'uomo nero ti ha spavantato da piccolo ed ora hai paura anche della tua ombra? Guarda che non ho è mai morto nessuno per uno scambio di battute, smettila talvolta di arrossire e guarda che mani sudate che hai, contegno per piacere ma non hai ritegno?
  • Nichilista mancato: Ti piace così tanto vivere nel un'esistenza piatta? Sei pure riuscito aad aggiungere un difetto al difetto, ma che bravo! Ma che è, non ti ha detto nessuno che le gioie della vita sono dei magnifici edulcoranti per l'esistenza? Perché non ti ravvivi nelle gioie? Non ti domando perché non sei impermeabile ai dolori perché la risposta già la so.
  • Pesante: Davvero lo sei nel tuo essere ed esistere, neanche Kundera avrebbe potuto immaginare qualcuno con la tua pesantezza! Ma che è, ti hanno svezzato a latte e mercurio ed ora ne sei asuefatto? Guarda che con il miele è più leggere ed anche più buono!
Sinceramente devo proprio dirtelo, sei un tipo davvero sconsigliabile a qualsiasi persona. Peccato che con te mi tocca condividere l'Anima, il corpo e tutto il resto altrimenti ti darei volentieri il benservito!
Chissà quante altre cose pessime di questo strano tipo, forse patetico personaggio non ho scritto. Ora non ci voglio pensare, altrimenti mi potrei pure arrabbiare e poi fuori c'è un sole splendente e curioso che attende di sbirciare il testo del libro da un po' mi accompagna e delizia.

Mio

Friday, 28 March 2008

Il Dovere, l'Oblio e il Ricordo

È tutto il giorno che un pensiero persistente mi permea la mente togliendomi quel poco di serenità che ognuno dovrebbe avere per definire una giornata positiva.
Il Tempo non mi ha ancora maturato abbastanza ed io non posso e non voglio più aspettare; è giunta l'ora di varcare quella riga che ho tracciato in un cielo un tempo stellato, da troppo tempo mi sento limitato dai miei ricordi, che come catene mi tengono ancorato come un titano ferito, in un Tartaro dove il sole è solo una lontana chimera.
Sento che devo liberarmi da queste formidabili catene e per fare ciò ci vorrà una violenza brutale, quella che tutti noi possediamo nascosta nella nostra anima d'animale, nell'angolo ancestrale della nostra mente. Dovrò diventare clastico come non lo sono mai stato provando a sradicare le catene da questa rupe che mi impedisce di passare verso il mio Oltre.
Perché non l'ho fatto prima? Perché solo ora? Semplicemente perché niente sarà più come era. Quei ricordi, queste catene, diventeranno solo un metallo contorto ai miei piedi e niente più. Questo mio legame perderà il suo valore, perderà la sua forza, perderà il suo incantesimo lì al suolo giacerà per sempre ossidandosi all'aria perdendo la sua fulvida lucentenzza.
Già ora sono consapevole che senza quei bracciali che dolcemente mi abbracciavano i polsi, la mia libertà sarà quella di un uccello che ha sempre vissuto in gabbia e che mai prima ha solcato un cielo blu ricamato da curiose nuvole, avrò le ali ratrappite dalla staticità che mi sono creato, allora tornerò in quella gabbia a cercare l'oblio nel sonno pronto ad una fuga repentina quando la stanchezza mi avrà lasciato, sperando di diventare al più presto un mitologico albatros che il sonno ed il sogno lo vive tra le stelle nel cielo scuro delle notti.
Una cosa sola ora mi fa pensare, riflettere e sicuramente mi intimorisce, ed è l'ineluttabile decisione che dovrò prendere per voltare questa pesante pagina nel libro della mia vita. Questa decisione sarà il togliere tutta la bellezza che appartiene a questi ricordi indimenticabili, dovrò sporcarli, imbrattarli, stropicciarli, strapparli e quindi gettarli al vento più gelido che potrò trovare in me. Levarli per sempre dalla dimensione di luce estrema nella quale ora giaciono, per relegarli ad una grigia esistenza nella più segreta delle cripte del mio Cuore, tanto celata da non poterla più trovare se non dopo un'attenta e lunga ricerca.
Ora la domanda che mi pongo è: "È giusto togliere la Bellezza alle cose? È giusto distruggere la lucente anima dell'aver vissuto?", la mia risposta è no ma questo non è quello che voglio ma è ciò che devo fare.

Mio

Thursday, 27 March 2008

Una Nuova Coscienza

Una nuova coscienza

di Gaber - Luporini

Io come uomo
io vedo il mondo
come un deserto di antiche rovine.
Io vedo un uomo
che tocca il fondo
ma forse al peggio non c'è mai una fine.
Nel frattempo la vita non si arrende
e la gente si dà un gran da fare
tanti impegni tante storie
con l'inutile idea di colmare
la mancanza
di una nuova coscienza
di una vera coscienza.

È come se dovessimo riempire un vuoto profondo. E allora ci mettiamo dentro: rimasugli di cattolicesimo, pezzetti di sociale, brandelli di antichi ideali, un po' di antirazzismo, e qualche alberello qua e là.

La decadenza
che viviamo
è un malessere
che ci prende pian piano.
È una specie di assenza
che prevede una sosta obbligata
è la vita che medita
ma si è come assopita.
Siamo vivi
malgrado la nostra apparenza
come uomini al minimo storico di coscienza.

È come se la vecchia morale non ci bastasse più. In compenso se ne sta diffondendo una nuova che consiste nel prendere in considerazione più che altro i doveri degli altri... verso di noi. Sembrerà strano ma sta diventando fortemente morale tutto ciò che ci conviene.
Praticamente un affare.

La decadenza
che subiamo
è uno scivolo
che va giù piano piano.
È una nuova esperienza
che ti toglie qualsiasi entusiasmo
e alla lunga modifica il tuo metabolismo.

Siam lì fermi malgrado la grave emergenza
come uomini al minimo storico di coscienza.

E pensare che basterebbe pochissimo. Basterebbe spostare a stacco la nostra angolazione visiva. Guardare le cose come fosse la prima volta. Lasciare fuori campo tutto il conformismo di cui è permeata la nostra esistenza. Dubitare delle risposte già pronte. Dubitare dei nostri pensieri fermi, sicuri, inamovibili. Dubitare delle nostre convinzioni presuntuose e saccenti. Basterebbe smettere di sentirsi sempre delle brave persone. Smettere di sentirsi vittime delle madri, dei padri, dei figli. Smascherare, smascherare tutto: smascherare l’amore, il riso, il pianto, il cuore, il cervello. Smascherare la nostra falsa coscienza individuale.
Subito. Qui e ora.
Sì, basterebbe pochissimo. Non è poi così difficile. Basterebbe smettere di piagnucolare, criticare, affermare, fare il tifo e leggere i giornali. Essere certi solo di ciò che noi viviamo direttamente. Rendersi conto che anche l’uomo più mediocre può diventare geniale se guarda il mondo con i suoi occhi. Basterebbe smascherare qualsiasi falsa partecipazione. Smettere di credere che l’unico obiettivo sia il miglioramento delle nostre condizioni economiche perché la vera posta in gioco... è la nostra vita. Basterebbe smettere di sentirsi vittime del denaro, del lavoro, del destino e persino del potere, perché anche i cattivi governi sono la conseguenza naturale della stupidità degli uomini. Basterebbe rifiutare, rifiutare la libertà di calpestare gli altri, ma anche la finta uguaglianza. Smascherare la nostra bontà isterica. Smascherare la nostra falsa coscienza sociale.
Subito. Qui e ora.
Basterebbe pochissimo. Basterebbe capire che un uomo non può essere veramente vitale se non si sente parte di qualcosa. Basterebbe abbandonare il nostro smisurato bisogno di affermazione, abbandonare anche il nostro appassionato pessimismo e trovare finalmente l’audacia di frequentare il futuro con gioia.
Perché la spinta utopistica non è mai accorata o piangente. La spinta utopistica non ha memoria e non si cura di dolorose attese.
La spinta utopistica è subito. Qui e ora.

Io come uomo
io vedo il mondo
come un deserto di antiche rovine.
Io vedo un uomo
che tocca il fondo
ma forse al peggio non c'è mai una fine.
Perché non c'è nessuno che dia un senso
alle cose più semplici e vere
alla vita di ogni giorno
all'urgenza di un uomo migliore.

Io vedo un uomo
solo e smarrito
come acciecato da false paure.
Ma la vita non muore
per le bombe
per la plastica o le acque del mare
e le ansie un po' inventate
son pretesti per non affrontare
la mancanza di una vera coscienza
che è la sola ragione
della fine di qualsiasi civiltà.


"... la mancanza di una vera coscienza che è la sola ragione della fine di qualsiasi civiltà."
Mi guardo attorno e non posso che darti ragione. Che tristezza, che rabbia!
Non ho nient'altro d'aggiungere. Grazie Signor G.

Mio


PS: Purtroppo non sono riuscito a trovare la traccia free online ma voi credo saprete fare di meglio ;). Cercatela non ve ne pentirete!

Tuesday, 25 March 2008

Panacea meccanica

Quasi un anno fa quando i pensieri diventavennero pesanti e le mie domande ricevevano solo risposte vuote e sorde, ti ho inforcato cercando in te il dolce non pensare, l'unica cura del allora mio esistere, l'unica medicina per le mie ferite che ogni mattina nascevano sul mio animo e mai guarivano.
Con te ho scoperto i miei limiti fisici e psicologici, il sapore della fatica pura quella che incontri solo quando il fiato è talmente corto che solo il cuore ha un ritmo più incessante; la fatica che mette in crisi la tua volontà con conturbanti tenatazioni, ti tortura nelle gambe che in acido bestemmiano ed imprecano verso quel piccolo angolo di cervello che le comanda come uno schiavista ad un movimento ritmico e costante non capendo che anche per lui è dura rimanere coerente concentrato in quel ritmare, non deprimersi non darla vinta alla strada che bollente, nera e superba gli si inerpica davanti per chilometri senza dare scampo. Quell'angolo di cervello che chissà perché prima di affrontare la salita si è dato come assioma fondamentale: "Non usare un rapporto più agile della corona centrale e del secondo rodino altrimenti è troppo facile!". E allora giù acqua, che ormai è più calda del tuo corpo, sulla testa lasciare che ti scorra sul volto nella schiena perché ti possa porta un sollievo insperato e passeggero quindi ti alzi sui pedali e li schiacci a terra per gettarti alle spalle quella strada che ora sei obbligato ad affrontare.
Con te ho scoperto una sublimazione del sapore della conquista personale delle cose, amaro nello sconforto quando sei solo a metà strada e la via del ritorno è ancora lunga e difficile, perché ogni volta che stai per alzarti sui pedali sai già in anticipo che i muscoli si contrarranno potentemente e ti faranno male molto male per le prime cinque pedalate, allora stringi i denti li digrigni guardi la strada e le dici: "Non mi avrai!" e chiedi al tuo corpo alla tua mente di più, più che puoi per dimostrare a te a lei che tu sul limite ci vivi passando e ritornando al di là del suo confine. Infine arrivi sulla cima di quella salita che ti eri prefissato come "vittima" con le gambe dure che quando smonti sembri un trampoliere ma hai in bocca il dolce sapore di una piccola grande conquista. Li ti fermi per una manciata di minuti lasciando che il sole ti carichi con i suoi dolci raggi assorbendo quell'energia che ti servirà per il ritorno. Mentre il tuo corpo assapora tutto questo il tuo gustoincontra il dolce dei savoiardi l'amaro della cioccolata iperfondente ed l'acido di una mela rigorosamente verde. Finito quel fugace pranzo ti carichi lo zainetto in spalla e via a talvolta a rotta di collo, talvolta con calma giù per quella discesa, che se è sterrata è meglio, torni verso casa sapendo che portare la pellaccia a casa non sarà facile anzi, ma seppur coscente di quello che ti aspetta non hai paura perché si farà, perché si deve fare, perché alternative non ce ne sono, perché ci sei tu la tua bicicletta ed una strada sulla quale tracciare il tuo percorso. Alla fine arrivi al cancello di casa stanco, certe volte sfinito se hai raggiunto come volevi il tuo limite per quel giorno, smonti dalla bici apri il cancello e camminando lungo il vialetto accompagni la tua bici con la mano al tuo fianco come quando da bambino si tenevi il braccio sulla spalla del compagno di scuola.
Dopo aver letto quanto ho scritto sopra mi vedrete come un maniaco della bicicletta, no sinceramente non lo sono. Non guardo più ciclismo perché non è più uno sport, ne ha perso la natura fondamentale; non bevo intrugli vari ma solo acqua e qualche sale minerale se il giro è particolarmente lungo e difficile, la mia bicicletta ha ormai otto anni non è scorrevole ed i rapporti non funzionano bene ma questo non mi importa.
Io amo questo sport perché credo che sia la sintesi della vita, da quando parti a quando arrivi. Nella vita di ognuno ci sono delle dure salite che si devono affrontare contando sulla propria mente e il prorio corpo, perché l'uno senza l'altro sono niente. Salite nelle quali devi stringere i denti fino alla fine pedalando e segundo tua ombra che ciondolante ti si staglia davanti che mai raggiungerai, fermandoti e piegandoti in due sul manubrio con il fuoco nei polmoni in preda agli spasmi. Salite nelle quali non devi essere MAI disposto a voltare la bicicletta per una dolce discesa perché È la morte della tua volontà, nelle quali non devi MAI spingere quella compagna di avventura perché quello NON è andare in bicicletta non è affrontare la vita. Perché tutto questo è tradire se stessi è tradire la propria coerenza la parola che ti eri dato.
Ieri dopo quasi sei mesi di astinenza forzata, dovuta al clima non proprio clemente, ho inforcato la mia mountain bike ed oggi seppur la salita era inesistente la fatica morde ancora le mie gambe questo vuol dire che la prossima volta sulla stessa strada, ne sentirò meno forse per niente. Spero che anche quest anno riuscirò ad educarmi come feci l'anno scorso, diventare ancora una volta di più mente&cervello, passione, cuore, polmoni, pelle, ossa e muscoli e niente più perché il superfluo non serve per riuscire a curare i miei ora più leggeri mali, per migliorare riuscendo a spostare il mio limite ogni volta più avanti ed avanti perché la discesa non conquistata non è Discesa non avrò raggiunto la mia Meta dalla quale ripartire.

Mio


PS: sono totalmente convinto che mi troverete spostato-esaltato un maniaco autolesionista dello sport, dire che non lo sono e che non lo faccio per rimanere in linea (o qualt altro di effimero), ma per temprare me stesso non servirebbe a niente quindi non lo dico anche se in realtà intrinsecamente l'ho appena fatto. In realtà se lo penserete vi comprendrerò perché certe volte quando pedalo e non solo dico a me stesso che sono da rinchiudere badando bene di gettare le chiavi, ogni volta mi riprometto non mettere più il culo nelle pedate ma sistematicamente sento sempre calci nel culo... evvabé!
PPS: odio benevolmente 3/4 dei ciclisti in bici da corsa perché: 1) Sono maleducati. Non salutano mai. 2) Sono superbi. Si credono degli dei in terra. 3) Sono i peggio aristocratici-borghesi delle due ruote. Vanno in giro tutti in ghingheri neanche che fosse una passerella di moda. 4) Sono vanitosi. Si mettono il profumo-dopobarba-chissàcosaltro prima di partire.

Sunday, 23 March 2008

Non mollare e combatti!

Dov'è finito il tuo sorriso sempre impresso su quel volto amichevole e dolce che sempre mi ha accolto quando entravo nella tua casa. Cancellato dal dolore, no, non è solo questo c'è dell'altro. L'ho visto nel fondo dei tuoi occhi di bambina quegli occhi tra il verde ed il marrone chiaro, tondi e gentili. Si quegli occhi che adesso a distanza di neanche un'ora non dimentico, che a distanza di giorni, settimane o mesi non dimenticherò. Perchè erano vuoti come mai prima, tristi ed infinitamente persi in uno sconforto che sapeva di desolazione. Questa sera ti ho visto per la prima volta vecchia, stizzita ed acida con il tuo dolce viso contratto in smorfie e spasmi che non ti sono mai appartenuti. Mi hai fatto arrabbiare, mi ha dato un'enorme tristezza.
Io ti guardavo, ti osservavo volevo capire il tuo cambiamento cosa mi spaventava. Non ho provato compassione sai, non mi hai fatto pena, no assolutamente. Mi potrai dire che sono un bastardo che non ti voglio bene, credilo se ti fa comodo a me non importa! Quello che so è che mi hai dato rabbia di quella che nasce dentro, di quella che arde cresce ed accieca. Di quella che non si mostra con un ringhio, con una bestemmia con una parola violenta, non con gesto plateale alcuno. Di quella che si tenta di reprimere perchémse si scoppia si sa che ne possono uscire parole taglienti come rasoi nella loro verità, che generano risposte mute come solo gli spazi svuotati di qualsiasi mezzo lo sono. Sono stato zitto perché non avresti capito, zitto perché la non voglia di reagire ti ha rapito col suo canto di sirena.
Perché hai deciso questo? Perché non vuoi soffrire per qualcosa di migliore? Perché no ti guardi allo specchio e ti domandi dove hai perso la tua anima colorata? Perché?
Mi ha salutato con gli occhi lucidi come a cercare, implorare una parola di conforto che ti avrebbe fatto piacere un qualcosa che altri di avranno già detto, che altri ti diranno. Non ho voluto dartela perché non di questo hai bisogno. Semplicemenete ti ho salutato col nodo in gola, gurdandoti negli occhi cercando di parlarti con gli occhi che trattenevano lacrime che mai avrei lasciato scappare. Ti ho detto "Fai la brava, mi raccomando!", ti ho dato una piccola pacca sulla spalla come l'afffetto che si riserva a un grande amico, non un bacio sulla guancia. Non so se hai capito, purtoppo non credo.
Una che non posso pretendere ti chiedo nonna, non mollare e combatti per le tante cose belle per le quali val la pena vivere!

Roberto

Friday, 21 March 2008

A tutti quelli cha hanno un cannone nel cortile

La Domenica delle Salme

Tentò la fuga in tram
verso le sei del mattino
dalla bottiglia di orzata
dove galleggiava Milano
non fu difficile seguirlo
il poeta della Baggina
la sua anima accesa
mandava luce di lampadina
gli incendiarono il letto
sulla strada di Trento
riuscì a salvarsi dalla sua barba
un pettirosso da combattimento.
I polacchi non morirono subito
e inginocchiati agli ultimi semafori
rifacevano il trucco alle troie di regime
lanciate verso il mare
i trafficanti di saponette
mettevano pancia verso est
chi si convertiva nel novanta
era dispensato nel novantuno
la scimmia del quarto Reich
ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava
le abbiamo visto tutto il culo
la piramide di Cheope
volle essere ricostruita in quel giorno di festa
masso per masso
schiavo per schiavo
comunista per comunista.
La domenica delle salme
non si udirono fucilate
il gas esilarante
presidiava le strade.
La domenica delle salme
si portò via tutti i pensieri
e le regine del tua culpa
affollarono i parrucchieri.
Nell'assolata galera patria
il secondo secondino
disse a "Baffi di Sego" che era il primo
si può fare domani sul far del mattino
e furono inviati messi
fanti cavalli cani ed un somaro
d annunciare l'amputazione della gamba
di Renato Curcio
il carbonaro
il ministro dei temporali
in un tripudio di tromboni
auspicava democrazia
con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni
- voglio vivere in una città
dove all'ora dell'aperitivo
non ci siano spargimenti di sangue
o di detersivo -
a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
eravamo gli ultimi cittadini liberi
di questa famosa città civile
perché avevamo un cannone nel cortile.
La domenica delle salme
nessuno si fece male
tutti a seguire il feretro
del defunto ideale
la domenica delle salme
si sentiva cantare
- quant'è bella giovinezza
non vogliamo più invecchiare -.
Gli ultimi viandanti
si ritirarono nelle catacombe
accesero la televisione e ci guardarono cantare
per una mezz'oretta poi ci mandarono a cagare
-voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
con i pianoforti a tracolla vestiti da Pinocchio
voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
per l'Amazzonia e per la pecunia
nei palastilisti
e dai padri Maristi
voi avevate voci potenti
lingue allenate a battere il tamburo
voi avevate voci potenti
adatte per il vaffanculo -
La domenica delle salme
gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti
il cadavere di Utopia
la domenica delle salme
fu una domenica come tante
il giorno dopo c'erano segni
di una pace terrificante
mentre il cuore d'Italia
da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro
di vibrante protesta.

Il significato politico di questa magnifica Creatura, che non è canzone, non è musica e neppure poesia ma è molto molto di più, non intendo spigarlo. Lo ha già fatto qualcun altro prima e meglio di me. Auguro ai cittadini non liberi di riuscire a trovare presto la voce per unirsi al coro. A me chiedo: "Chissà se anch'io sono un illustre cugino, chissà se ho un cannone cortile".


Mio


Wednesday, 19 March 2008

Who's Next -The Who

Baba O'Riley
C'è il tuo sorriso su questa canzone,

chiuso nella gialla cornice di quell'impermeabile,
che l'acqua lasciava passare.

C'eri tu che sulle scale zampettavi,
urlando con gioia,
i tuoi "uhhh" mi mancano.
La tua vitalità era aria fresca nei miei polmoni,

nelle mie vene,
nel mio cuore. Svegliava la mia Anima.
Ora qualcuno, qualcosa,
forse nessuno,
forse me stesso
mi preme la gola,

ma non fa male anzi!
Sono sereno credo,
magari non felice
ma ora non conta.
Musica sei incredibile,
TU sei stata la mia
più incredibile Musica!

Roberto

In questo modo diverso ho voluto descrivere questo album davvero stupendo (ascoltatelo non ve ne pentirete!). L'ho descritto con questo ricordo raccolto grazie ad un beffardo scherzo del destino 11 giugno del 2007 in una magica notte, sotto una magica pioggia che mai dimenticherò.
Ora sono consapevole che nessun impermeabile può fermare una pioggia d'Amore, a chi crede nell'Amore auguro una felice ed infinita danza sotto una scrosciante e gentile pioggia.
Che l'Amore con le sue cristalline gocce vi possa permeare ogni angolo di pelle!

Mio

PS: Avevo il dubbio se Baba O'Riley dovesse restare come silenziosa compagna su carta da me imbrattata assieme ad altri pensieri, trasferiti dalla mia stilografica blu che ormai è diventata la mia voce silenziosa quando i pensieri si fanno pesanti e devono essere gridati. Per colpa di Museum e dei suo post eccola qua. Grazie Museum di avermi aiutato nella scelta, davvero!

Tuesday, 18 March 2008

Tu ed Io

Tu ed Io

Sopra il cielo,
oltre queste nuvole grigie
arricciate da una lieve aria dispettosa,

cullato nel blu di un sogno utopico
ho gentilmente volato
occhi negli occhi mani che sfiorano
labbra di velluto e seta
un profumo che non si dimentica.
Sogno come di acqua fresca e cheta
mi ha fatto male,
mi dato piacere nel ricordare.

Mio


Soundtrack in my brain: And You And I -Yes, Close to The Edge Album


Sunday, 16 March 2008

Decisioni di bambino

Ognuno cresce, è inevitabile. Lo si vede confrontando le fotografie ricoperte da una polvere che si misura in anni. Personalmente non mi sento impolverato, non sento il bisogno di sbattere i miei vestiti dalla finestra al sole della mattina, mi sento ancora giovane anzi bambino.
Entro l'anno sarà l'ora nella quale questo bambino dovrà compiere scelte d'adulto, scelte che inevitabilmente cambieranno la mia vita. Scelte sul futuro. La vita è questo ne sono consapevole, è un labirinto colmo di bivii e trappole nei quali bisogna gettarsi possibilmente con il cervello attaccato alla spina per evitare il maggior numero di insidie, la ragione come scudo (ahimè perforabile) per difenderci dagli attacchi e la forza di volontà come spada da brandire per farsi largo nella intricata foresta che ogni giorno ci attende.
Le scelte che dovrò compiere saranno pesanti perché in esse ricadrà tutto quello che ho avuto fino ad ora ho avuto come sicurezze ineluttabili: la famiglia, gli affetti e gli amici; in questa lista non metto la mia terra Trentino od Italia che sia, perché è anche per loro che sono costretto a scegliere.
Era l'inizio del '900 quando mio bis nonno emigrò da questo piccolo Trentino, allora austriaco, per cercar fortuna negli Stati Uniti, tornò dopo circa dieci anni con poca fortuna ma sicuramente con meno miseria rispetto a quella che aveva lasciato. Ora dopo ottanta anni niente è cambiato, il suo pronipote dovrà decidere come lui, non più con lo stomaco in preda ai morsi della fame, sicuramente con lo stesso sogno di un qalcosa di migliore per il prorpio futuro nella mente.
Purtroppo, lo dico sconsolato, credo di aver sviluppato una disamistade verso la mia terra, non me la sento di considerarla come un fattore di scelta per la mia vita, non mi riconosco in Lei. Mi sento straniero. La vedo lontana dai miei ideali, è diventata la terra in cui i furbi, gli scaltri ottengono tutto; una terra di arrivisti che calpestano la dignità delle persone con prepotenza, il cui ghigno di soddisfazione nel fare tutto questo non è neppure celato, anzi è mostrato con disarmante serenità, senza vergogna e ritegno alcuni. Io in tutto questo mi sento fuori posto e mi sembra di essere, come direbbe il grande Faber, un rame ad imbrunire sul muro. Ora non so se sono rame o ferro arruginito, sicuramente per scoprirlo devo almeno provare a splendere al sole.
Sinceramente sono preoccupato dalla scelta che mi attende e questo mi spaventa. Mi spaventa perché forse dovrò fare il passo più lungo della gamba e quindi copiere un salto nel buio. Buio fatto di tante barriere quali una lingua straniera, una cultura differente, la difficoltà di comunicare in senso generale e quindi di farsi apprezzare e capire fino in fondo, l'assenza di appoggio in un cammino solitario verso la realizzazione che non è meramente legata ai fattori economici.
Dove andrò? La mia risposta è la dove punta l'ago di una bussola, il nord. Forse la Scandinavia, l'Olanda, l'Irlanda perché è li che potrei trovare il mio sole, dare un senso pieno ai miei sudati studi e al mio modo di interpretare la società. Spero in queste terre di trovare ciò che l'Italia ha perso, quello che in una parola potrei esprimere con solidarietà; spero di lasciare qui, come in un vecchio cassetto, ciò che dell'Italia non mi piace e credo che non cambierà tanto presto. Lo so sono solo speranze per ora, magari false ed infantili, sogni utopici che quindi non si avvereranno mai ma di essi si vive ed ad essi si deve puntare altrimenti si può solo sopravvivere.
Spero che i mie non siano capricci d'adulto ma solamente sogni reali di un bambino che tenta di vedere oltre le cose con occhi sensibili non solo al colore. Spero di essere in grado di saltare, come facevo da bambino, dai muri delle campagne ogni volta più alti, ogni volta più pericoloso. ogni volta più bello!

Mio

Friday, 14 March 2008

L'Amore? Come il porco non si butta via niente

Il titolo è dissacrante, iconoclasta, provocatorio, esagerato, altisonante, irriverente e quant altro si possa trovare, lo so è vero ed ho fatto apposta. Ora mi spigherò.

Nella vita credo che ci siano stagioni, proprio come quelle metereologiche, le quali però arrivano senza nessun avvertimento senza nessuna ciclicità, solo si presentano come un inverno freddo freddo quando fino a poche ore prima si poteva pensare di vivere in una calda e mite primavera, con tutta la natura in fiore a fare compagnia; fortunatamente è vero anche il contrario solo che nel passare dai caldi raggi del sole ai glaciali brividi provocati dalla bufera la differenza si sente eccome, soprattutto perché riscaldare un cuore stretto nella morsa del gelo non è mai facile e per farlo serve fin troppo calore.
Credo che forse abbiate capito dove io stò adando a parare, quindi ora tagliamo corto. Cos'è Amore? Per me è la più magnifica delle fiere è felina, altera, splendente dall'occhio vivido ed intelligente; fiera che sa esser languida quando incontra un suo simile con dolci ed armoniose fusa; vive di pulsioni genera naturalezza ed armonia, fa domande non cerca risposte perchè non servono perché vengono da se. Quando è libera corre nelle vene alla velocità di un galoppo furioso al ritmo di una musica incessante sempre diversa sempre vitale, si libra nel dolce vento che essa genera nell'animo nei pensieri e con lei si vola senza domandandarsi per dove perché si sa che in sua compagnia le nuvole sono tangibili e su di esse si può trovar riposo, sapendo che colline di verdi prati e fiori ti abbracceranno soffici quando tu da esse cadrai nel sonno.
Sì, fiera felina dagli artigli affilati dai canini aguzzi che tutto possono lacerare con fulminea velocità, sei stata a guardia del mio cuore di te mi sono fidato tu mi hai tradito. I tuoi artigli ho provato, i tuoi formidabili denti hai affondato in me. Sai, ho conosciuto l'inverno più freddo della mia vita, quello che spira in primavera, estate ed ancora in questo inverno. Non per questo ti odio graziosa creatura, anzi tu mi hai insegnato e mi stai insegnando ancora molto, mi spingi ad andare oltre a crescere. Non il dolore, non le lacrime, non il sonno perso, non le domande senza risposta rigetto. Tutto questo accetto perché ti possa conoscere meglio più la prossima volta che ti incontrerò sulla mia strada perché così io ti possa sedurre; perché se l'ultima volta ti ho perso è perché, per quanto mi riguarda, non sono stato all'altezza, perché non mi accontenterò di aver a che fare con una fiera peggiore della prima, almeno dovrà essere almeno ugualmente stupenda se possibile migliore! Di te terrò come sostegno al dolore l'immensa gioia che mi hai recato quella che si respira nei campi di fiori in primavera si riversa negli occhi quando i tramonti hanno milioni di colori passa nelle orecchie al suono della musica. Non preoccuparti, niente di questo getterò, tutto costudirò gelosamente in me.
Tu sei stato il Tutto e di questo ne sono consapevole grande Amore, inflessibile e comprensivo maestro che hai sfamato il mio animo curioso, mitica creatura che mi hai fatto volare oltre il sole, danzare tra le stelle, dormire sulle nuvole! Ora smetto, sento un po' i brividi mi sa che è ancora inverno.

Mio

Soundtrack in my brain: Watermelon in Easter Hay -Frank Zappa

(La trovo stupenda e mi mette un senso di serenità e speranza incredibile)

Wednesday, 12 March 2008

Smacafam

È un po' di tempo, a onor del vero molto tempo, che non posto qualcosa di culinario quindi eccomi in versione pseudocuoco.

Vi presento ora una ricetta tipica della mia provincia, lo Smacafam, etimologicamente parlando è una parola composta da Smacar= battere, percuotere ed fam=fame quindi si potrebbe tradurre in maniera pessima come l'abbattitore di fame, il perché lo capirete tra poco dalla ricetta che usualmente veniva messa in opera in periodo carnevalizio.
Ma passiamo ora ad una delle numerose varianti ricetta "del" smacafam: ( per 3-4 persone)
  • 150gr pane raffermo
  • 150gr farina bianca
  • 50gr farina di grano saraceno
  • latte
  • 1 uovo
  • 1 fetta di lardo circa 0.5cm di spessore
  • 1 lucanica trentina fresca (luganega)
  • 1-2 fette di pancetta circa 0.5cm di spessore
  • mezza cipolla
  • olio extravergine di oliva
  • sale
  • pepe
Ed ora il procedimento:
  1. Tagliare il pane raffermo privato della crosta a cubettini ed inumidirlo con il latte quindi lasciar riposare il composto per circa un'ora. Il pane deve essere umido non troppo bagnato.
  2. Far soffriggere la cipollo sminuzzata in poco olio di oliva extravergine, quindi aggiunger metà della fette di lardo e pancetta tagliate precedentemente a cubettini, aggiungere al tutto ance mezza lucanica sminuzzata grossolanamente.
  3. Mescolare le due farine assieme quindi aggungerle al pane raffermo inumidito, quindi salare e pepare a piacere, aggiungendo al tutto il soffritto fatto in precedenza, che nel frattempo si sarà leggermente freddato. Amalgamare al meglio i componenti nella terrina fin tanto da ottenere un'impasto compatto ed omogeneo, qualora sia troppo molle aggiungere della farina di grano saraceno o al più un po' di pane gratuggiato.
  4. Imburrare blandamente una teglia e stendere l'impasto con le mani leggermente bagnate in modo da facilitare l'operazione, lo spessore a lavoro teminato dovrà essere di circa due centimetri. Quindi decorarne la superficie con la restante parte di pancetta, lardo e lucanica tagliate a listarelle e fette o secondo il vosto gusto creativo personale.
  5. Infornare a 180° per circa 40 minuti, controllando sempre e comunque la cottura. "el" smacafam sarà pronto quando assumerà una colorazione brunita-dorata intensa.
  6. Servire caldissimo!
Ora siete pronti anche voi, se lo volete, a gustarvi questo strana specie, mi permentto di dire, pizza trentina. Ad onor del vero dopo aver sperimentato il sapore del primo smacafam da me cucinato sono restato piacevolmente stupito da suo sapore e credetemi la fame passa davvero anche per il pasto seguente!
Alla prossima ricetta magari un po' più light,

Mio

PS: La foto non rende ma non ho trovato di meglio :(
PPS: Una ricetta alternativa prevede:
  • l'esclusione del pane raffermo
  • 200gr farina bianca
  • 200gr farina di grano saraceno
  • 0.5l di latte
  • gli atri ingredienti rimangono invariati
  • la procedura rimane la stessa dopo aver mescolato le due farine assieme ed aver aggiunto ad esse l'uovo ed il latte

Monday, 10 March 2008

Teoremi di Incompletezza -Kurt Gödel

Bene eccoci pronti, o almeno spero, a risolvere il paradosso che avevo proposto nel post precedente.
Innanzi tutto nel titolo ho svelato il nome del grande matematico logico che nel 1931 si occupò di questioni molto affini con quanto espresso all'interno del paradosso da me provocatoriamente introdotto e bassato su un paradosso noto fin dall'antichità con il nome di Paradosso del Mentitore formulato per la prima volta da Epimenide di Creta che da cretese formulò la seguente affermazione: "Tutti i cretesi sono bugiardi". Va da se che tale affermazione contiene, vista la sua autereferenziazione, la possibilità di una lettura positiva quanto una sua negazione. Ora tenterò di illustrarvi il perché e come in tutto questo centra il grande Kurt Gödel.
Prima di tutto definirò una minima terminologia che ci potrà aiutare a capire i due teoremi di Gödel.
Coerenza: in logica matematica si dice che un sistema è coerente o consistente se esso non è contradditorio.
Completezza: un insieme di assiomi è sufficiente a dimostrare tutte le verità di una teoria e quindi la sua falsità o verità.
Indecibilità: se in una teoria T, non è possibile dimostrare la verità o la falsità di una affermazione.
Logica del Primo Ordine: sistema formale in cui si possono esprimere gli enunciati e dedurne le conseguenze in modo meccanico.
Elementi della teoria del primo ordine:
  1. Alfabeto: insieme finito di simboli.
  2. Linguaggio del primo ordine: insieme di formule ben formate che rappresentano enunciate con senso compiuto.
  3. Insieme di assiomi logici: insieme di formule che esprimono le relazioni logiche relative ai conettivi logici e ai quantificatori.
  4. Insieme di assiomi logici: stabiliscono alcune relazioni fondamentali tra gli oggetti della teoria non deducibili dagli assiomi logici.
  5. Insieme di regole di inferenza: stabiliscono quando una formula è una conseguenza logica di altre formule
Nella logica formale sia che gli enunciati sia le dimostrazioni vengono scritti in un linguaggio simbolico (i.e. attraverso simboli matematic) quali ad esempio +, *, =, ... . Un esempio di un teorema del primo ordine è quello noto come aritmetica di Peano definente la teoria dei numeri naturali (sono numeri quali 1, 2, 3, ...).
Ma ora enunciamamo i due teoremi dimostrati da Gödel:
  • Primo teorema di Incompletezza: In ogni teoria matematica T sufficientemente espressiva da contenere l'aritmetica, esiste una formula F tale che, se coerente T è, allora né la sua negazione sono dimostrabili in T.
  • Secondo teorema di Incompletezza: Sia T una teoria matematica sufficientemente espressiva da contenere l'aritmetica: se T è coerente, non è possibile provare la coerenza di T all'interno di T .

Vi domanderete cosa centra tutto questo con il paradosso del mentitore, ebbene centra eccome ed ora tenterò di spegarvelo. Le implicazioni che ne usciranno saranno davvero inaspettate e sicuramente vi stupiranno, o almeno così spero.
Così come nel paradosso del mentitore, sia esso quello da me miseramente introdotto o il più acuto ed avvincente creato nel VI secolo a.C., anche nella logica matematica del primo ordine esistono delle incoerenze. Alla base di questo c'è un motivo legato al come sono espressi gli assiomi di base e come questi assiomi "riescono" ad essere completi. Per ragionare di questioni matematiche di questo tipo bisogna spostare il ragionamento da qualcosa di puramente matematico verso qualcosa che vada oltre ossia verso la metamatematica. Cos'è la metamatematica? Semplicemente quel qualcosa che parla di matematica usando un linguaggio che non sia matematico. Eccovi un esempio:
1+1=2
quest'equazione come tutti potete vedere è sicuramente vera, essa è una identità. Invece la frase: La formula "1+1=2" è un'identità esprime un ragionamento metamatematico, le "..." nell'ultima proposizione introdotta hanno un preciso significato, ciò che racchiudono non è il loro un concetto matematico ma un'espressione disgiunta da esso che serve per definire un concetto matematico. Se volete pensatelo scritto in lettere.
L'astuzia e l'intelligenza di Gödel sono state quelle di riuscire a ricondurre proposizioni espresse tramite la metamatematica verso un linguaggio matematico composto da numeri e simbolirendendo così molto più maneggevoli tali oggetti. Il processo sviluppato da Gödel sul quale poi esso andrà a dimostrare i suoi famosi teoremi è noto come Gödelizzazione, la dimostrazione di tali teoremi è una cosa per matematice veri ed a me è totalmente oscura quindi non ne parlerò in questa sede. Sappiate solo, per dirla in soldoni, che l'aritmetica di Peano risulta incompleta o incoerente quindi di una qualsiasi proposizione, quale quella dell'equazione precedente, non è possibile dimostrarne la veridicità o la falsità. Quindi non è possibile avere assieme le due proprietà. Quindi se gli assiomi introdotti da Peano, quelli alla base della teoria dei numeri naturali, sono compatibili e non contradittori si ha che i due teoremi di incompletezza sono indicibili, allora gli assiomi il sistema dell'aritmetica non è completo e quindi non è adatto a dimostrare tutte le proposizioni che in esso si possono esprimere. Ora non pensiate che quindi la matematica sia un qualcosa di campato in aria su regole contradittorie ed indimostrabili, no di certo. Quello che ne scaturisce è solo il limite che una certa formulazione matematica, i.e. un certo insieme di assiomi può avere. Il che è molto molto molto di più! È di più perché la cosa sorprendente dei teoremi di Gödel è il fatto che sia riuscito a dimostrare un concetto che non può essere dimostrato come vero oppure falso e pensandoci anche in questo momento io trovo che sia una cosa totalmente incredibile.
Sperando di avervi incuriosito e di non avervi tediato oltremodo, ora vi lascio con un'affermazione di Bertrand Russel sulla matematica e con un'osservazione di Roberto Vacca, contenuta nel delizioso libricino che può introdurre dolcelcemnte nel prezioso ed incredibile mondo della matematica, e dal quale io ho preso parte delle dissertazioni contenute in questo post.
"La matematica pura è quella scienza in cui non sappiamo di cosa stiamo parlando, ne se quello che stiamo dicendo sia vero". B. Russel. Vacca alla fine della sua presentazione della teoria di Gödel si domanda a cosa serve tutto questo, e risponde dicendo che serve per dare un senso all'affermazione di Russel ma anche e soprattutto a Capire meglio. Perché "Se riusciamo a ragionare su questioni complesse ed intricate come queste, riusciremo molto meglio a ragionare su ogni altra cosa. E di Ragionare bene ne abbiamo bisogno". Io mi permetto di aggiungere sempre.


Mio


PS: sicuramente in questo post sono presenti delle imprecisioni, spero non degli errori eclatanti e fuorvianti, se qualcuno volesse integrarlo, correggerlo o comunque sia migliorarlo è il ben accetto!

Referimenti bibliografici
- Anche tu matematico -Roberto Vacca. Garzanti Elefanti ed.
-Wikipedia


Pictures:
- Kurt Gödel
- Waterfall Medium -C. Escher

Thursday, 6 March 2008

Il Paradosso e l'Indicibile


Questo è un post.
Questo è un blog.
Chi scrive è un bugiardo.

Spero di esser riuscito (nella prima versione post era sbagliato) a realizzare una versione moderna di un famoso paradosso noto fin dall'antichità.
Ora vi sfido a dimostrare la veridicità, la falsità o quant'altro delle tre affermazioni di cui sopra. Non è per niente banale (io non ne sarei in grado).
Può sembrare strano ma è grazie alla lettura delle gesta di un grandissimo matematico, forse il più grande di tutti i tempi, che riusci a dimostrare quanto scritto in precedenza (e molto molto di più), che mi sono riavvicinato alla lettura ed ad una più attenta analisi del linguaggio; capendo che la mera scienza è una Regina assai modesta se non accompagnata da un Re quale solo il pilastro di una cultura umanistica di fondo può essere. Ci tengo comunque a precisare che, a mio parere naturalmente opinabile, il Re citato in precedenza senza una sostanziale conoscenza della sua compagna risulta esser sempre inferiore di qualsiasi solitaria Regina.
Ed ora prima di lasciarvi un indovinello, chi era il Grande matematico citato sopra cosa qual'è l'INCREDIBILE dimostrazione che ha formulato? (vi ho lasciato un paio di piccoli-grandi-criptici indizi nel post...)
Alla prossima,

Mio

Picture: Relativity -M. C. Escher

Tuesday, 4 March 2008

Moti Relativi


Moti Relativi
Velocità = spazio/tempo.
Che spazio? Quale tempo?
Velocità sì ma per dove?
Velocità vettoriale quindi,
direzione ignota,
verso sempre contrario.

Sto sfrecciando sulle rotaie,
sono un treno in corsa
o è la stazione che fugge da me?

Mio

Sunday, 2 March 2008

Tosca -Giacomo Puccini

Premettendo che sono novello e magari anche pivello nell'ascolto di questo genenere musicale, devo dire a mio modesto parere di essere restato alquanto entusiasmato nell'ascolto di quest'opera lirica della quale conoscevo per caso soltanto due arie. Ora dopo un ascolto abbastanza intensivo l'orecchio è abbastanza allenato anche se certe volte arranca faticosamente, ma migliorerò col tempo, o almeno spero.
Comunque sia ora per i corridoi della facoltà di scienze si aggira un pazzo che tenta di emulare in iprobabili playback il pittor Cavaradossi in Recondita Armonia o in Luceavan le Stelle, ma quel che è peggio è che talvolta mi lancio con Tosca in Vissi d'arte, vissi d'Amore. Sicuramente un giorno di questi spaventerò il mio vicino di laboratorio uscendomene con un pseudobaritonaletenorile Tosca finalmente mia!
Vorrei tanto consigliarvi, l'ascolto di tale opera perché è una di quelle magie che solo la musica può creare, quelle magie che fanno venir la pelle d'oca anche sotto un sole estivo che batte a picco, per me è stato così e non credo che siano stati gli effetti degli intrugli preparati dal nostro scarsissimo cuoco druido che chiamerò col codice segreto di Aldomix, che giorno dopo giorno ci delizia alla mensa universitaria con sapori immutabili come la costante di gravitazione universale, indipendentemente dal cibo cucinato.
Ma ora vi lasci all'ascolto di tre arie che reputo fantastiche che ho ascoltato durante queste settimane. Pur avendo uno scarso metro di confronto posso assulutamente dire che la Callas la trovo fantastica e migliore della Caballet pur riuscendo a capire meno. Per gli interpreti maschili non saprei proprio decidermi, quando avrò un background migliore mi pronuncerò.
Ringrazio Dressel (solo ora capisco il titolo del post :)) per avermi svelato attraverso l'entusiasmo dei suoi post un prezioso mondo, so che avevi consigliato L'Elisir d'Amore ma putroppo non lo ho trovato. Intanto continuerò ad allenare il mio arrancante orecchio.









PS: La qualità è un po' scarsa ma sono quelli che ho ascoltato, magari non appartengono alla medesima rappresentazione m ai tempi youtube era quello che era...

Something About Me

Last Listen Music

  • Rimmel -Francesco De Gregori
  • Mio Fratello E' Figlio Unico -Rino Gaetano
  • Ingresso Libero -Rino Gaetano
  • Going For The One -Yes
  • Serenade in Bb K361-370a [Gran Partita] -W. A. T. Mozart
  • Relayer -Yes
  • 9° Sinfonia -Ludwig Van Beethoven
  • Blue -Joni Mitchell
  • Quadrophenia -The Who
  • Tales From Topographic Ocean -Yes

Last Read Books

  • Manuale del Guerriero Della Luce -Paulo Coelho
  • Il Castello dei Destini Incrociati -Italo Calvino
  • Il Petalo Cremisi e il Bianco -Michel Faber
  • Dance Dance Dance -Murakami Haruki
  • On The Road (Sulla Strada) -Jack Keruoac

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