
Sarà e Forse
Sarà perché sono troppo Piccolo,
sarà perché sono troppo grande,
sarà che alla fine è così che deve andare
ma mica so se il mio pianeta è piatto,
mica so se inizio e fine si incontrano.
Isole come galassie sempre diverse
per ciò che portano in ventre.
Sempre uguali nel punteggiare
da lontano mare ed universo.
Messaggi di luce percorrono distanze incredibili
senza mai morire.
Perturbano i nostri sensi risunando
alla frequenza della nostra Anima.
Forse sono ancora troppo piccolo,
forse tutto è troppo Grande,
forse si è destinati a ruotare senza potersi governare.
Ma a me mica piacciono
qusti Forse e neppure questi Sarà.
E' tempo di cercare certezze,
i miei Forse ed i miei Sarà li custodirò
per mettere in discussione ciò che voglio trovare.
Ma quanto è difficile, quanta fatica!
Nonostante mi sembrano ora
solo aria fritta!
Mio
Wednesday, 29 October 2008
Sarà e Forse
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Wednesday, October 29, 2008
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Monday, 27 October 2008
Cuore Di Cane -Michail Afanas'evič Bulgakov
Nel passaggio attravrso gli stati di sviluppo che hanno portato dal cane all'uomo, secondo il mio parere, l'autore ha voluto evidenziare un percorso di ammaestramento che una società compoasta da pochi individui può condurre su u
na singola persona. Processo che mica sempre si compie, anzi. Processo che può essere disturbato dalle esperienze pregresse così come dalle influenze che la persona assorbe dall'esterno per necessità, per curiosità o per mera speculazione personale. Di qui la necessità quasi impellente di avere un nome, che però, non è identificativo di niente a tal punto da essere quasi ridicolo. Trovo che in questi passaggi l'autore voglia mettere in luce due aspetti fondamentali ossia l'omologazione delle persone calate in un contesto sociale attraverso cui è possibile ottenere vantaggi e dei privilegi altrimenti raggiungibili solo con fatica. Tutto questo porta ad una controrivoluzione nell'uomo "nuovo" che si è creato, controrivoluzione che si riperquote su rivoluzionario ma soprattutto su quello che viene considerato vecchio e antirvoluzionario, che poi a mio ignorane parere, è la parte rivoluzionaria, in senso sociale, nelle vicende narrate nel libro.Il tutto finisce così come era nato, con un sonno che si tramuta in sogno. Con un ritorno a ciò che si era perché nulla più si può far diventare e che solamente volendo e potendo si può. La coscienza non è innestabile in qualsiasi individuo essa la si possiede e la si sviluppa partendo da un qualcosa che ci appartiene così come i nostri sensi. Spetta solamente ad un comportamento sociale eticamente corretto la capacità di insegnare qualcosa a qualcuno. Nessuno può trapiantarcela o innestarcela, così come nessuno può educarci a ciò che noi si trova senza senso. Purtroppo però l'uomo pur sapendo questo, pur avendolo sperimentato, mica ci rinuncia e prima o dopo con altre (oper)azioni tornerà alla carica.
Non so se sarete daccordo con me, con questa mia visione del libro e per questo vi chiedo di darmi degli spunti di riflessione perché ora mi sento davvero sterile nel trovarne altri. Credo che comunque una critica molto aperta al neonato regime comunista sia presente nell'accezzione di cui sopra, ma forse anzi sicuramente mi sbaglierò.
Dal punto di vista narrativo-letterario una cosa mi ha veramente e piacevolmente colpito ed è stata la descrizione dell'operazione. Semplicemente impressionante! Sapete per un paio di attimi mi sembrava di essere vicino al dottor Filipp Filippovič ed al suo assistente Bormental, le espressioni sui visi e l'atmosfera tesa, in quelle righe, erano qualcosa di tangibile come le pagine che stringevo tra le dita.
Vorrei ringraziare Digito per il prezioso consiglio letterario, davvero un gran bel libro. Ma tu ce ne capisci proprio di tutto eh? :)
A presto,
Mio
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Monday, October 27, 2008
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Saturday, 25 October 2008
Io c'ho pensato e ci sto pensando
Sarà perché è momento di scrivere montagne di bozze di curriculum e, nel leggere questo, l'altro e altro ancora ti trovi davanti cose che reputare pessime è poco del tipo: "Coltivo gli olivi di famiglia..." ma quanti ne hai ettari ed ettari? Perché coltivare olivi è un'attività che bene o male può portar via massimo due o tre settimane l'anno, ma gli olivi devono essere veramente tanti! Oppure: "Attivita di ciclismo agonistico per...", scusa non volevo dirtrlo ma quel gruppo sportivo che tu citi è AMATORIALE non agonistico. E così per tante ma davvero tante altre "cosucce " che definire m__ate è poco. Sarà che io non ce ne capisco ma vedo che l'importante è solo vantare.
Sinceramente non capisco perché la gente ama fare ciò, vantarsi di meriti che non gli spettano intendo, di quelli che spettano faccia un po' come gli pare. Capisco che ti servirà per lavoro ma dire imprecisioni o peggio, falsità, non lo trovo per niente corretto.
In questo calderone curriculare mi sono chiesto che cribbio (:D) scriverci nel mio, mica ci sono riuscito tanto facilmente perché credo che spetti agli altri giudicarmi non a me. Per capirsi io posso tentare di descrivermi ma a voi sicuramente darò una percezione differente di me stesso. Una persona bisogna conoscerla per capirla io non mi conosco tanto bene voi coglierete subito aspette di me che non riesco a veder. Una cosa però l'ho capita ed è che sono una persona fiera di me ma badate bene che non si vanta (anche se sembrerebbe che l'ho appena fatto ma non è così).
Azz, azzz, azzzz direte voi, ed in effetti detta così suona davero male. Mi spiego (ma non per questo poi spariranno gli Azz...). Sono fiero di quella parte di me che mi spinge a rifiutare il compromesso come via da imboccare quando il problema diventa ingombrante, proprio non ci riesco. Per me il problema più è ingombrante più diventa una questione di principio. Mi domando se questo mio comportarmi può essere vanità, superbia o peggio ancora egocentrismo e altezzosità nelle accezioni di reputare gli altri inferiori. C'ho pensato non poco e francamente credo di no. Se lo vi sembro, e c'è chi me lo ha detto (più di uno, vuoi vedere che avevano ragione... mah), è solo perché mi mantengo strenuamente sulle mie posizioni e non perché non reputo le vostre peggiori, anzi le ascolto e le prendo in considerazione non poco. Con le vostre opinioni muto e esse mi interessano sempre e a prescindere, però certe cose sono quasi intoccabili (uso il quasi perché una volta mica esisteva, ero categorico ed ho causato e mi sono causato tanto dolore). Per fortuna questo non mi appartiene più!
Fiero di cosa? Mi domanderete voi. "Fiero di poco" vi rispondo io, perché in questa mia vita vissuta non ho avuto difronte grandi e possibili eventi che potessero mettere in crisi questo mio ragionamento, ma in quei pochi eventi posso dire che non devo niente a nessuno e nessuno può chiedermi niente in cambio per un qualsiasi presunto "piacere". Questa è una mera soddisfazione? Credo assolutamente di no. Questo è forse il mio limite? In questo mi crogiolo? Entrambe le risposte fanno voce a un "forse sì". Il "forse" è quello che tento di mettere in crisi perché il "sì" o l'eventuale "no" ne è la sua definitiva conclusione.
Per farmi capire ci sarebbe da raccontare un pezzo della vita di S., un grande uomo davvero che, quando il suo superiore gli voleva rinfacciare qualcosa, lui gli diceva apertamente con estrema gentilezza, calma ed eleganza: "Le ricordo che lei in questa società è entrato dalla porta piccola.", ed il superiore non potendo rispondere niente perché nulla si poteva dire sul conto di S., ha risposto con l'unica voce che sa usare una persona potente e ignorante ossia l'autorità. S. dopo una vita spesa per la "sua" fabbrica è stato allontanato dalla società ma la sua autorevolezza e la sua fierezza mica li ha toccati nessuno. Caro S. complimenti davvero, sei un esempio di coerenza magari ci fosse molta molta altra gente al mondo come te!
Forse ho scritto uno sproloquio di parole che senso non ha, ma spero di essermi spiegato dubitando di esserci riuscito. Perché di scrivere mica sono capace, perché di essere frainteso con nelle parole è sempre possibile, anzi è la regola.
A presto,
Mio
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Saturday, October 25, 2008
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Tuesday, 21 October 2008
E due...
In due occasioni distinte, senza neppure conoscersi tra loro L. e N. hanno espresso gli stessi concetti sulla mia persona usando parole differenti ma comunque per me intimamente pungenti. Pur avendo passato con voi periodi differenti e tempi distinti, il vostro parere su ciò che sono e sono stato non si è discostato di una virgola, questo ora mi mette ancora di più in uno stato di riflessione che si avvicina allo stallo. Il perché è molto semplice: o voi avete ragione oppure io ho ragione. E qui sta l'inghippo.
Sapete L. e N. io vi ho ascoltato e vi ascolto, e devo dire che il vostro di ragionamento non fa una piega, prima comincerò ad afferrare il mio destino-vita-sorte, chiamatelocomevoletevoi che tanto ci si è capiti, e prima si comincerà a spiccare un qualche volo stentato. Voi mi avete detto che quello che serve per volare non è un cielo diverso ma solo un salto nel vuoto, vuoto che posso trovare anche qui, vuoto che non devo procurarmi con "avventure estere". Ma voi che mi conoscete, sapete pure che il culo nelle pedate a me piace metterlo, e che quindi ho scelto di tentare con quanta più determinazione il salto da un altro cielo. Non so se è perché il salto mi sembra meno pauroso o perché il possibile sfracello mi sembra più indolore nel suo impatto. Non lo so. Quello di cui sono convinto è che ora, qui ed adesso mi sento fermo, quello di cui sono convinto è che la spero domani prossimo sarò fermo ma obbligato a muovermi a suon di calci in culo. So che quando e se il mio culo non riuscirà più a sostenere il perdurare dei calci me ne tornerò come prima (culo sfondato a parte) ad essere ciò che ero e sono a pensare ed accetarmi per ciò che avrei voluto e non sono riuscito a compiere, tornerò qua e forse proverò a riuscire dove non sono riuscito neppure quando sono stato drastico con me stesso. Quello che farò ,o meglio che vorrei fare, è ciò che mi avete suggerito solo che non lo farò qui e non cercherò altrove un cambiamento derivante dal posto fisico ma solamente cercherò nel cambiamento fisico un ulteriore stimolo per un qualcosa che deve accadere per me, per il mio "star bene". La differenza è esile, e forse vi sembrerà un gioco di parole, ma non voglio credetimi. Vivere sul passato insegna ma rende statici e vecchi, vivere per il futuro insegna ma lascia delle ferite. Io sono convinto che è meglio avere delle ciccatrici da mostrare che delle mani rattrappide dall'artrosi che nulla più possono afferrare.
Ora solo una cosa spero e VOGLIO ardentemente, ed è quella di esser selezionato per lo stage all'estero che penso mi potrò far crescere personalmente, professionalmente e sicuramente anche "glutealmente" perché queste le ho già messe in conto.
L. e N. forse non vi incontrerete mai, anzi quasi sicuramente, ma credo che mica siete tanto dissimili come persone; forse questa vostra similitudine vi potrebbe portare allo scontro ma credo che alla fine vi potreste incontrare sul terreno della Vita nel quale, è per me evidente, di insegnare ne avete li davvero ne capite.
Grazie per ciò che mi lasciate ed avete lasciato. Davvero!
Roberto
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Tuesday, October 21, 2008
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Monday, 20 October 2008
Dovere e Dovere Morale Vs. Piacere e Piacere Personale
Lui stringendo l'aria tra le mani come se fosse di materia solida, afferrava questo misterioso oggetto porgendomelo ed insisteva dicendomi che il risultato era indipendente perché questo è un dovere morale di ognuno. Io mica sono restato insesnsibile a tuto ciò, anzi c'ho pensato e ci penso. Penso a mia nonna ed al suo concetto di dovere che, seppur anche in quel caso non portava piacere, era pure giusto. Ma perché? Li posso dire, col senno di poi, che era giusto? Potrei rispondere per me, per la mia crescitca scolastica, qui potrei dire che lo è per Noi, per la nostra crescita culturale (ben inteso il discorso politico inevitabilmente esula da questo), però mica mi sento di farlo ora. Non riesco a caricarmi questo dovere sulle spalle con la convinzione necessaria per sostenere il suo peso. Però mi sentirei di riabbracciare il comportamento indicatomi da mia nonna, perché? Forse egoismo? Non lo so, potrebbe essere perché nel primo caso è una cosa che non ricade su di me ma su una comunità,e nel secondo caso è qualcosa di meramente autoreferenziale.
Sarà più facilmente per il mio carattere o per una sorta di "programmazione" cerebrale che mi impedisce di fare ciò che non vorrei fosse fatto a me ossia, in questo caso,... ASP! ASP! ASP! Proprio ora ho il cervello in tilt! N. hai ragione sul concetto di dovere ma, a differenza di te, ora la mia morale è troppo debole per seguirti. Perché non so se è moralmente corretto non portare il volantino anche alla tua controparte politica. Mi spiego? Dovrebbe essere indipendente dallo scopo prefissato ossia convincere per un ideale oppure un altro, perché altrimenti diventa la mia morale e non una morale sociale. Lo so, l'estensione del concetto è forte ma credo che sia alla base del fatto che non necessariamente si compie un dovere per piacere, ossia sarebbe incoerente (per me non per te intendiamoci!!!) dire che lo si fa senza soddisfare una minima parte personale. Ed io di convincere o di informare qualcuno delle mie convinzioni mica ci tengo, ad ognuno lascio le sue sperando davvero che ne possegga qualcuna.
Ora c'è un ulteriore gran bel problema. C'è qualcuno che ne capisce e non poco, che mi ha insegnato che: "E' UN DOVERE REGALARSI E REGALARE PIACERE". Questo è un nuovo dogma che sto cercando di esplorare, capire e che vorrò applicare; perché comportandosi così mica si fa del male a qualcuno, perché comportandosi così si esporta il piacere con il comportamento diventando i migliori maestri che si potranno mai incontrare , tutte le persone che ti conosceranno ti apprezzeranno per ciò che Sei. Per ora mica ci riesco tanto bene (non piccolo eufemismo), ma sinceramente spero di maturare in ciò. Ora però il problema diventa doppio, come cognugare entrambe le cose? Come può essere un dovere morale verso la società una cosa che mi può dar piacere? Se ho questo sentimento sicuramente l'affermazione è positiva ma, se non ce l'ho, di piacere non proverò e quindi ciò che comunicherò ne sarà una conseguenza. Insomma le due esigenze ora contrastano e non poco.
So che il non regalarsi piacere provoca effetti devastanti a lungo termine, so che fuggire dai propri doveri morali provoca quello che ora stiamo vivendo. Persone singole o società, chi viene prima? E' egoismo nel primo caso e filantropia nel secondo? Io proprio non so rispondere perché le due affermazioni per me o sono entrambe vere o entrambe false, Gödel avrebbe detto che esiste pure l'indicibile ma affermando ciò mi sembra di cavarmela a buon mercato. Ditemi voi qualcosa perché io sono fermo a questo punto...
A presto,
Mio
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Sunday, 19 October 2008
Colori d'Autunno
L'autunno, per me, è il simbolo della morte di ciò che è stato e non sarà più, è il simbolo dell'immortalità che ci appartiene che vorrei credere essere un'anima multicolore come i boschi che colorano ora le mie montagne.
Ora, qui di lato cliccandoci sopra, potrete trovare l'oro, il bronzo, il rame e l'argento che la Natura mi ha regalato in questa mia giornata tra i boschi.
A presto,
Mio
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Saturday, 18 October 2008
Pensieri d'Autunno
Roboanti viandanti siete pensieri
che ora vi fate più seri.
Patetici e malefici minate il barlume di serenità
che cerco con la mia cecità.
Domani voglio trovare i colori di un autunno giocondo
che mi indichino la via, a me povero vagabondo.
Mio
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Thursday, 16 October 2008
(Pens)ieri
Ed eccomi qui "sempre" in biblioteca, tra giovani studenti universitari che coetani mi sembrano, ma molto più giovani sono. Sarà che per me il tempo si è fermato tra i ventuno e i ventiquattro anni, sarà che voglio pensare così mentendo alla mia coscienza, sarà perché è stato il momento più alto della mia vita, non so prorpio ma qui mi sento come ero e fui. Forse sono solo diventato un buon mentitore o forse sarà perché sono sempre stato"vecchio" quando la mia anagrafe era ancora giovane. Sarà.
Scusate sono solo pensieri strampalati di un'ordinaria giornata autunnale, caduti come le foglie da chissà quale albero e portate qui da chissà quale (e)vento.
A presto,
Mio
PS: Ma quanti tipi di cannonate esistono? Io credo di averne presa una ma ne Gramo e ne Buono mi sento, sia ben inteso! Solo incompleto, qui urge (ri)cercare il mio simmetrico perso chissà dove.
PPS sto pensando ad un'azione-cosa, forse una piccolezza per chiunque, ma non per me. Talvolta bisognerebbe cedere ai compromessi, ma qualcuno di prezioso come i colori autunnali visti al tramonto, mi ha insegnato che ciò che si pensa non ci si deve vergognare mai ed in ciò che si è ci si deve confrontare imparando dagli altri. Ci penserò sapendo forse che quello che ho detto potrebbe suonare a voi scontato e banale, ma per me mica lo è.
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Wednesday, 15 October 2008
Il Visconte Dimezzato -Italo Calvino
Del Visconte Dimezzato e del significato di alcuni dei suo personaggi ne ha già parlato Calvino, nella sua prefazione che, in ogni libro che leggo, cerco sempre di evitare fino all'ultimo.
Calvino parla del visconte dimezzato come di una figura simbolo dell'incompletezza che ognuno sente privilegiando un proprio lato del suo essere piuttosto che l'altro. Questo lo mette in evidenza mostrando due lati completamente opposti ossia il Bene ed il Male, rappresentati dai due "mezzi" personaggi ossia il Buono ed il Gramo. Sempre analizzando i personaggi di cornice che compaiono nell'opera di Calvino si hanno dei riferimenti moralistici attraverso i quali scaglia una critica verso una cultura che vedeva propagarsi e diffondersi in quel tempo, così come l'immutabile staticità di una cultura che si avviava verso la decadanza. Da qui i personaggi dei lebbrosi ossia gli artisti decadenti; la scienza e la tecnica fini solo a loro stesse, rappresentate dal dottore e dal carpentiere ed infine la vecchia cultura moralistico-borghese rappresentata dagli ugonotti. E qui finisce l'analisi di Calvino che ho potuto leggere, però all'appello mancano ancora tre entità che io ho provato ad analizzare (che parolona, ma mica ne ho trovata una più umile.. scusate) dal punto di vista dell'incoplet
ezza personale, ossia la vecchia balia Sebastiana, l'amata dei mezzo visconte Pamela e del giovane nipote del visconte.Mi sono chiesto perché tre età così caratteristiche e che cosa hanno di così peculiare questi personaggi? Ragionando 'incompletezza un suggerimento mi è venuto dal nipote (e non solo) quando verso la fine del libro dice: "... Alle volte uno si sente incompleto ma è soltanto giovane." Cosa vuol dire questo? Sicuramente che nessuno nasce incompleto, ma tuttalpiù si può solo sentire come tale, che quindi l'incompletezza è un sentimento che si crea e quindi che si può sconfiggere perché essa è la fonte di un vivere estremo che ci porta sempre più distante dal vero nostro essere e quanto più vicini all'infelicità. Secondo me questo è quello che Calvino ha voluto evidenziare con Pamela prima, alla quale dona la spensieratezza di una vita giovane vissuta con semplicità ed entusiasmo. L'ha voluto evidenziare poi con Sebastiana che, nella sua vecchia saggezza di chi ne ha viste e provate di cotte e di crude, non si stupisce di nulla più avendo raggiunto una consapevolezza profonda di se stessa e degli altri, dicendo che tutti ora vedono nei viscote dimezzati ciò che era sempre albergato in lui.
Quindi un libro sulla falsa incompletezza che forse ognuno di noi ha e dovrebbe curare? Sicuramente sì con duelli all'ultimo sangue ma forse è anche molto di più. E' un libro che dice che quando lo si capisce ciò si può essere troppo vecchi per sfruttare tale consapevolezza che, quando si è giovani, tutti almeno una volta si avrà l'occasione di cogliere e che quando si è molto giovani per disratta distrazione (ahimè che bello!) ci sfugge spesso come una nave che salpa. E dei visconte cosa dire? Qualcuno mi ha suggerito che sono l'estremo bene e l'estremo male che si incontrano con azioni che intimamente mica si differenziano per tratti così salianti, forse è vero ma purtroppo non sono riuscito a cogliere a pieno questo aspetto, la simmetria mi ha fregato. Ci ri-ripenserò e forse ce ne capirò qualcosa. Almeno spero!
Che dirvi di più? Leggetelo, merita davvero!
Ora mi diletterò con un'altra e sicuramente piacevole lettura, mi è stata suggerita tempo fa da un'altra persona che ce ne capisce molto in generale e sempre e comunque più di me. So già che sarà un piacere così pure per tutte le altre letture che mi avete gentilmente suggerito.
A presto,
Mio
PS: Grazie di avermi fatto scoprire anche Calvino! Tutti posso insegnare basta che ci sia qualcuno che voglia imparare no?
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Wednesday, October 15, 2008
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Monday, 13 October 2008
Zeltucci & Cantucci
CANTUCCI:
Questa ricetta l'ho "rubata" da qualche in un blog di cucina e/o pasticceria che ora mica ricordo però ve la voglio proporre perché il suo risultato mica mi sembra male.

Ingredienti:
- 600gr farina "00"
- 100gr burro
- 6 uova
- 300gr zucchero
- 250gr mandorle con la pelle
- scorza di 1/2 limone
- lievito
- vanillina/vaniglia
- Setacciare 300gr di farina assieme al lievito quindi aggiungere il burro completamente sciolto.
- Montare a parte le uova intere montate con lo zucchero aggiunto poco per volta, quindi aggiungere la scorza di limone gratuggiata (mi raccomando non il bianco), la vanillina e quindi le mandorle intere.
- Versare il composto in 1. quindi sbattere bene il tutto, si aggiungano poi i restanti 300gr di farina avendo cura di setacciarla, mescolare l'impasto con un mestolo qualora risultasse troppo compatto.
- Preparare una teglia con della carta forno sulla quale mettere l'impasto sistemato in modo da formare un filoncino di altezza pari a circa 1cm e larghezza di circa 5cm. Per sagomarlo opportunamente si possono usare le mani leggermente bagnate.
- Infornare a 150 °C con forno ventilato per circa dieci minuti per lato. Quindi estrarre l'impasto e tagliarlo a sezioni a fetta di salame dello spessore di circa 1cm. Infornare a 160 °C 5 minuti per lato. Il colore dovrà risultare come di miele intenso. I biscotti ottenuti dovranno essere secchi, se così non fosse lasciarli nel forno spento fino che si resiste, io non ci riesco mai. :D
ZELTUCCI:
Un breve preambolo prima di cominciare. E' con una punta di orgoglio che vi dico che questi biscotti sono una mia creazione, quindi state attenti agli effetti collaterali qualora voleste
sperimentarli. :D. L'etimologia del nome di questi biscotti deriva dll'incrocio tra Zelten e Cantucci. Dal Zelten, dolce tipico della tradizione natalizia del Trentino Alto-Adige del quale potete trovare la mitica versione tramandatami da nonna G. qui (scusate è in inglese, al tempo mi dilettavo a scrivere così... una versione italiana è sempre possibile su gentil richiesta :) ). Mentre dai Cantucci ho preso l'ispirazione sia per la foggia che per la cottura. Il risultato ottenuto, a mio parere, merita davvero inoltre ha salvato nei giri più estenuanti in bici quindi, se non altro, è un valido sostituto di un pasto equilibrato. Ma ora passo subito alla ricetta.Ingredienti:
- 500gr farina "00"
- 100gr di burro
- 6 uova
- 250gr zucchero
- 1 cucchiaio colmo di miele (a me piace quello di castagno)
- 10cl di latte
- 1 bustina di lievito
- vanillina o vaniglia
- bucci di 1/2 limone
- 175gr mandorle con la pelle
- 175gr noci
- 50 gr pinoli
- 100gr uvetta o uva sultanina
- Setacciare 300gr di farina assieme al lievito quindi aggiungere il burro completamente sciolto.
- Montare a parte le uova intere montate con lo zucchero aggiunto poco per volta, quindi aggiungere la scorza di limone gratuggiata (mi raccomando non il bianco), la vanillina e quindi le mandorle intere.
- Sciogliere il miele nel latte appena tiepido ed aggiungerlo in 2.
- Tritare a parte e nell'ordine 75gr di noci e 75 gr di mandorle, quindi 100gr di uvetta. Aggiungere il tutto in 3. e mescolare ben bene.
- Versare il composto in 1. quindi sbattere bene il tutto, si aggiungano poi i restanti 250gr di farina avendo cura di setacciarla, mescolare l'impasto con un mestolo qualora risultasse troppo compatto.
- Aggiungere la parte restante di noci, mandorle e pinoli ed amalgamare con cura il tutto.
- Preparare una teglia con della carta forno sulla quale mettere l'impasto sistemato in modo da formare un filoncino di altezza pari a circa 1cm e larghezza di circa 5cm. Per sagomarlo opportunamente si possono usare le mani leggermente bagnate.
- Infornare a 150 °C con forno ventilato per circa 10 minuti per lato. Quindi estrarre l'impasto e tagliarlo a sezioni a fetta di salame dello spessore di circa 1cm. Infornare a 160 °C 5 minuti per lato. Il colore dovrà risultare leggermente brunito, mi raccomando non
troppo. Anche in questo caso i biscotti ottenuti dovranno essere secchi. In questo caso io li assaggio sempre per controllare la cottura... non si sa mai. (lo so sono poco credibile :D)
A presto, sperando di avervi fatto venire un po' di acquolina in bocca.
Mio
PS: Credo che una versione con la farina di riso possa funzionare ugualmete essendo che non devono lievitare. Purtroppo per le proporzioni non garantisco, comunque sia l'importante è che il composto sia ben sodo ossia rimanga "in forma".
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Friday, 10 October 2008
Cara nonna L.
Sai ti ho ammirato e ti ammiro da sempre, non se ne abbiano a male gli "altri" parenti nonna/o genitori compresi ma oggi sento di parlare di te. Con te sono cresciuto nei pomeriggi dopo scuola, nel tuo piccolo laboratorio artigianale di maglieria ricavato in una camera. Con te ho imparato a leggere e, mentre tu tessevi le tue stupende maglie di lana, io tessevo le mie prime trame d'inchiostro su quei quaderni blu che forse oggi neppure esistono, quelli con l'etichetta per il nome già stapmata sulla copertina, quelli che tutti avevamo uguali, quelli che ci voleva la copertina. Con te cara nonna ho imparato a fare i primi "conti" come li chiamavi, le prime sfide in addizioni moltiplicazioni sottrazioni e divisioni.
Ricordio quando ti chiedevo di poter uscire per giocare e tu mi ripetevi: "Prima il dovere e dopo il piacere". Questo e molto altro ricordo della mia infazia assieme a te, mi ricordo la montagna e l'andare a funghi nei boschi il tuo insegnarmi i funghi buoni da quelli che era "consigliabile" non magiare mai, io per non sbagliarmi non ho mai mangiato ne gli uni ne glia altri anche se ora ho capito che mi sbagliavo e, solo da poco, quelli buoni me li gusto con piacere.
Ora sono cresciuto e tu sei invecchiata ma solo nei capelli ora grigi, nella pelle fine fine e nei tratti somatici segnati dalle rughe, ma per me sei sempre la stessa grande donna che ammiravo dal basso quando ero piccolo; che contemplo sempre dal basso anche ora pur essendo molto più alto di te. Dal basso vedo te esempio al quale vorrei arrivare ma so che solamente potrò tendere difficilmente. Cara nonna, di te ammiro il tuo non far mai pesare niente, il tuo caricarti sulle spalle tutto quello che bisognava fare e perché bisognava farlo e quindi il suo peso, m'hai insegnato, esser trascurabile. Sembra che tu stai portando solo una piuma leggera leggera, come il tuo spirito che accetta e accoglie tutto con la silenziosa saggezza che è alla base del tuo rispetto per le persone. Mi hai insegnato con la muta voce di chi usa le parole solo per dire cose mai banali, di chi sa tacere quando le personali vicessitudini non devono mai pesare ad altri.
A te cara nonna G. che forse ora starai dormendo sul divano perché la stanchezza giunge sempre più presto di sera quando l'età ha i capelli bianchi e gli occhi vitrei, faccio arrivare un abbraccio forte forte nel calore, ma leggero nell'intensità così che tu possa passare una notte serena perché so che domani mattina, presto come sempre, ci saremo solo io e te svegli in questa casa a tenerci una lontana silenziosa compagnia.
Grazie perché questa notte sarò fortunato, perché mi addormenterò al tuo pensiero. Buona notte e sogni d'oro.
Roberto
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Friday, October 10, 2008
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Tuesday, 7 October 2008
Wait a minute part 2
... che poi vorrebbe dire anche maporcaquellaPcollegadellaMeBdiprofessione avete mai visto pubblicare una graduatoria incompleta? Io sì, che mona che sono!!!!!! Azz, azz e azz!!!! Per ora non si sa se si parte, le "borse" sono meno dei candidati. Quindi pseudofesteggiamenti (ancora psicologici) sono da evitare doverosamente. Io ci spero proprio, io mi faccio il tifo! (ma si dice?)
A presto,
Mio
The tourture never stop -Frank Zappa
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Tuesday, October 07, 2008
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Monday, 6 October 2008
Arrivederci per non dire addio
Ora comincia il "quasi bello", la seconda salita ti raccomandi il ritmo prima di iniziare, ti raccomandi di non strafare perché di strada ne hai ancora tanta di salita te ne mancherà. Questa volta è più dura della precedente, più lunga più irta. Qualcosa che non sai ti chiama, tu rispondi con la stessa naturalezza del battito del cuore, del respiro. In un gesto naturale sei sui pedali fuori dalla sella, è iniziata la tua danza personale il tuo ancheggiare ciclico, continuo, ritmico l'ombra che sta sotto i tuoi piedi si muove seguendo una musica che solo tu puoi sentire. Ora sei la come sospeso come chi scala l'aria, con il baricentro spostato in avanti con le mani come artigli il manubrio la tua preda, lo sguardo è in avanti il respiro è pesante ma le gambe fano ancora il tifo per te. Arrivi al passo, sono tre ore che pedali, è ora di mangiare qualcosina in fretta perché non sei ancora a metà giro, ora il sole è alto, ora fa caldo.
Affronti la discesa a tutta i tornati ti piace prenderli in piega e al limite, in meno che si dica ti accorgi che sei praticamente in fondo. Ritmo in pianura per rianimare quelle gambe che si sono cullate nel placido pedalare della discesa, ritmo per prepararle alla prossima di salita. L'ombra alla tua destra è ora piccola piccola, il sole è alto ed il caldo si fa sentire. La strada risale, ora si fa sul serio ora comincia il bello.
"Uno inspira, due espira, ritmo ritmo..." questo sembra ripetere con ossesione il tuo cervello, il cuore lo senti nel petto senti i battiti accelerati, senti quando i polmoni si riempiono d'aria cerchi il limite sapendo che oltre per tanto tempo non ci puoi stare altrimenti a casa mica ci torni tanto facilmente. Ora la salita è veramente dura, per la stanchezza che si fa sentire nelle gambe per la pendenza che ti trovi davanti.
La salita continua è l'ultimo strappo vedi la cima dal basso sai già quanto sarà duro, le gambe ti hanno mollato e bestemmiano ed imprecano. Ora non è questione di forza fisica ora è questione di mente. Sei libero e sei concentrato sul tuo corpo, lo ascolti ti ascolti. Ora hai un accenno di sorriso sul volto. Non molli perché è ora di superare il limite, perché ora è il momento per migliorarsi. Prima si faceva solo per finta. La tua danza diventa più lenta il tuo ancheggiare più pesante il tuo bacino è appena dietro al manubrio, teso in avanti come il tuo respiro tende l'aria; le tue mani sul manubrio hanno cambiato l'impugnatura le braccia sono tirano verso l'alto sotto il sole che violenta con raggi pungenti la salita è arrivata al suo culmine, il tue respiro forse oltre. Ora il tuo viso è completamente bagnato in una smorfia di dolore la mandibola è contratta lo sguardo cerca la cima negli occhi determinazione negli occhi le gambe sono completamente in acido. Una vocina ti suggerisce di mollare, di riposare non è quello che vuoi. Tiri diritto.
Arrivi al passo piegato sul manubrio lo sguardo è stralunato la testa inclinata quasi a ciondoloni ma qualcosa dentro di te ride per la soddisfazione. Ce l'hai fatta anche questa volta. Ora c'è la discesa, il tuo premio.
N finirei più di scrivere di tante altre cose, delle salite dure che il fiato tolgono in un istante e ti tentano come il canto delle sirene con Ulisse dicendoti: "Aspetta riposa", ma tu no non riposi e vai avanti a passo d'uomo zigzagando per tagliare quella strada che, seppur stai già percorrendo in salita, te la trovi davanti come un muro ancora più ripido. Degli spettacoli che si possono vedere ed assaporare. Del fermarsi su un prato al sole con tutto lo splendore della natura attorno; splendore che in primavera ti violenta quasi gli occhi con il giallo del tarassaco a punteggiare il verde dei prati coperti della prima erba, erba che poi ingiallisce con i calori dell'estate punteggiandosi del rosso vivo dei papaveri. Poi ci sarebbe da parlare della fatica di come può essere allenata del cuore che ora batte quarata-quarantacinque volte al minuto che per la stanchezza si fermava per quasi due secondi che di ritornare a sessanta e più mica ne ha voglia e poi tanto ma tanto altro ancora da parlare di sfide mentali e fisiche, ma vi annoierei.
Come sapete, sono montato in sella la primavera dell'anno scorso per scacciare i miei pensieri non pensando, cancellandoli con la fatica. Ora a più di un anno di distanza posso dire che la bici sia diventata la mia voce muta quando volevo non pensare, un divertimento quando sentivo che la mente era libera e concentrata sulla danza per arrampicarmi verso il cielo, una sfida quando mi ponevo l'obbiettivo da raggiungere e lo perseguivo con tutto me stesso, un ambiente di meditazione quando volevo pensare rimanendo solo. Credevo fosse stato così anche quest'anno ma in realtà mi sono sbagliato è stato molto di più.
Ora il freddo si fa sentire nelle braccia e nelle gambe, sulla fronte e nei polmoni tra stomaco e diaframma, credo che ormai mancano ancora poche escursioni dopo le quali anche la mia bicicletta prenderà la sua vacanza. In questo periodo inevitabilmente succederanno cose che modificheranno le mie abitudini definitivamente, forse quest'anno sarà l'ultimo in sella con l'approccio che sono riuscito a tenere. Di questo mi dispiace ma ho tante altre salite davanti che non posso rinviare e devo assolutamente scalarle.
A presto cari lettori e scusate la lunghezza di questo post, ma mica sono riuscito a farlo più breve anzi, mi sembra di non aver detto molto.
Mio
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Monday, October 06, 2008
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Friday, 3 October 2008
Wait a minute...
Nulla piu, vi saluto un po' frastornato da questo evento. Forse ho avuto la conferma che dicendo ci; che si pensa porta sempre a qualcosa, forse solo un ecezione che conferma una regola ma io ho sempre pensato il contrario e quindi tutto questo ne mi seca ne mi tange *chissa se si puo dire ma questa sera me ne frego. Scusate)
Buona notte stimatissimi lettori, discreti e parlanti, silenziosi ma credo sempre e comunque pensanti e liberi.
Roberto
PS: Gli errori in questo posto si contano sulle dita delle mani e dei piedi di circa la meta dei cinesi, purtroppo e che la mia tastiera ha il layout anglosassone-US che mica riesco a cambiare. Sorry.
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Mio
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Friday, October 03, 2008
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Thursday, 2 October 2008
Sapete...
Sapete sono restato impressionato da quello che scrissi, impressionato dei sentimenti che intrecciavo con l'inchiostro di stilografica blu su quella carta candida.
Sapete ho pensato parecchie volte di renderlo pubblico (nell'anonimato della mia controparte) su questo spazio, ma il pensiero finiva sempre per cozzare contro la ragione e con il non senso, quindi non vedrà mai una luce informatica. Sarà molto meglio anche per voi perché di miserie ne avete passate sicuramente come e,ancor più certamente, più di me e,in un certo modo, rievocarvele non avrebbe senso o meglio sarebbe una tortura che mica vorrei per me quindi di qui l'estensione logica e doverosa.
Sapete però una cosa posso dirvi ed è che cazzominchia (come dice Digito) quando si trova uno di quei pochi Amori Veri ci si può lasciare le penne. Io personalmente credo di portare con me da quel periodo ancora le ferite poco rimarginate ma, comunque, non più sanguinanti. L'Amore se n'è andato.
Sapete rileggendo questi miei diari capisco perché ora ho paura di amare. Ho una fifa blu che neanche un bambino di tre anni la ha con il buio. Sapete ora sono consapevole del mio lato B quello di innamorato cazzominchia (mi piace Digito :) ) mi fa paura perché è un lato fatto di estremismo e fondamentalismo, sono consapevole che la prima volta che mi accadrà ancora di innamorarmi sarò nudo come lo sono stato ma con l'estrema differenza che lo sarò da subito. È per questo che evito "l'argomento" consapevole che però lui ha anche il buon vizio di tendere imboscate a tradimento, in quel csao chiederei se potesse farmi la gentilezza di darmi subito il colpo di grazia così che mica mi domando se, ma e perché.
Sapete ora il mio lato A l'ho lasciato perso chissà dove, non mi appartiene più e di questo ne sono felice. Mi piace pensare di essere diventato un nuovo "supporto" per il mio Essere, spero di non sbagliarmi.
Sapete oggi è stata una giornata un po' squallida (non dipende dai Diari così come la lettura dalla giornata) per fortuna è già sera.
Sapete oggi è una giornata che mi ricorda che Amare in cima come in fondo è tutto.
Sapete oggi è un giorno che mi fa sentire vuoto eppur pesante.
Sapete oggi non È ed io, come ieri e prima e prima ancora e da troppo non SONO.
Sapete domani si deve far meglio perchè di Amare ne vale la pena se si vuole un giorno in cui si È e in cui ogni giorno È.
A presto cari lettori, voi che tanto più di me sapete e capite.
Mio
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Thursday, October 02, 2008
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