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Radio Pazza

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Sunday, 30 August 2009

B-Side

Trovo curioso come la possibile lettura in un verso preferenziale piuttosto che in un altro possa generare una successione di suoni differente sviluppando una serie di canzoni, in via del tutto generale, senza ripetizioni. Eppure il supporto fisico, il nastro, è lo stesso cambia solo il modo con cui lo si legge. Il lato da cui lo si "prende".
Ma non è di questo di cui vorrei parlare, non di lati e di musicassette, ne di riproduzioni musicali anche se l'analogia è presente.

Un'amica, riferendosi al mio blog, mi ha detto qualcosa del tipo (scusa ma ora non ricordo bene di preciso): "Però di persona,- interattivamente aggiungo io - non sembri così malinconico come sul blog..." così come in questi miei monologhi sottintendeva. Beh, sai è che qui si decide se passare o no, se lasciare una traccia o fuggire a gambe levate, nella vita di ogni giorno evito accuratamente l'esposizione di certi miei pensieri. Nella vita di ogni giorno tento di mostrare solo un lato , il mio lato-A, celando per quanto possibile quel lato-B, B come Blue appunto. La gente ha già troppi pensieri e tribolazioni per stare a sopportare anche le mie pene, o meglio, penurie di felicità. Talvoltaa riesco in questo mio proposito.
Qui, in questo mio B-Side, scrivo ciò che sento e provo, ciò che è inutile ripetere o spiegare altrimenti, perché non sarebbe capito nella sua essenza. Ben inteso parlo di nulla di speciale e poco in particolare e sicuramente pure in malo modo. Vorrei cambiare il colore di questo mio lato-B ma ora non ci riesco, forse non voglio riuscirci. Sicuramente la mia meta non è il posto che frequento ora.

Come mi succede, ormai sempre più spesso nei momenti di non-lavoro, la casa non mi contiene, devo uscire e muovermi. Devo distendere i pensieri con passi, pedalate, bracciate, non centra, ciò che conta è non rimanere in questo perimetro limitato.
Oggi il tempo non prometteva bene, cielo plumbeo sopra la mia testa con chiare scie biancastre di pioggia a nord, sapevo che il temporale estivo mi avrebbe colto. Sono uscito lo stesso, il vento che soffiava in direzione opposta mi diceva "Rientra!", io lo schernivo e volgendogli le spalle lo sfidavo, già camminavo sulla strada.
Dopo poco più di un'ora eccomi arrivato poco sopra il mio paesello, un campo ancora coltivato un po' fuori dalla miriade di case in costruzione, la vista della vallata brillava stupenda sotto il sole che si apprestava a chieder congedo dopo una lunga giornata di lavoro. Tic, toc, tac... la pioggia si annuncia rapida con voce di rimbalzo su foglie, pietre ed erba cerco riparo tra quei filari di viti ormai famigliari per specie e frutti, le foglie sono presto colme d'acqua il mio fragile riparo mi dice con umida voce che il suo aiuto è cessato, un pensiero rapido mi attraversa la mente... musica è l'eco lontano due canzoni mi chiamano sotto quella pioggia a camminare sul loro ritmo tra le lacrime del cielo. L'acqua non mi bagna, mi purifica, il volume è al massimo il mio canto(?) lo supera: "Questa domenica in Settembre non sarebbe pesata così...", riparto sotto quella sacra pioggia chiedendone ancora ed ancora. Le lenti si bagnano di gocce creando aberrazioni visive di un mondo che già poco capisco, tolgo gli occhiali ed apro le braccia a raccogliere quanta più acqua posso, le gocce avvolgono il corpo e mi baciano il viso che non asciugo e non asciugherò. La maglietta è ormai aderente al corpo, mi dona brividi freddi e taglienti ma non mi importa se non per un breve istante, sono assuefatto da tutte quelle sensazioni, ne voglio sempre più. Mentre un "addio" mi entra nelle orecchie e mi tiene compagnia torno verso queste mura che mi hanno visto crescere ma che non sento più mie. Non so se esisterà mai una Casa-Mia.

Il lato-A ora suona la medesima musica, quella che non mi piace perché non è completa. Quella che devo cantare per me stesso verso gli altri in questa mia pessima pantomima.
Sì, cara amica, nel vivere di tutti i giorni è bravo chi si capisce. Nella Vita si diventa soli, è una condizione involontariamente acquisita e sicuramente non congenita. Nel vivere quotidiano c'è sempre un lato-B che ci accompagna in maniera più o meno latente, talvolta resta Blue per troppo tempo, è sempre monotono nel suo cantare. Altre volte è il migliore che si può augurare, è il nostro meglio il Best-Side, che purtroppo talune persone riescono a mostrare, a cantare, a danzare in pochissime e maldisposte sequenze che offuscano il ricordo di quanto sia speciale questa magnifica colonna sonora che dovrebbe essere la Vita.

A presto,


Mio




Eskimo
Questa domenica in Settembre non sarebbe pesata così,
l' estate finiva più "nature" vent' anni fa o giù di lì...
Con l' incoscienza dentro al basso ventre e alcuni audaci, in tasca "l'Unità",
la paghi tutta, e a prezzi d' inflazione, quella che chiaman la maturità...

Ma tu non sei cambiata di molto anche se adesso è al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto filosofando pure sui perchè,
ma tu non sei cambiata di tanto e se cos' è un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent' anni allora, i quasi cento adesso capirai...

Portavo allora un eskimo innocente dettato solo dalla povertà,
non era la rivolta permanente: diciamo che non c' era e tanto fa.
Portavo una coscienza immacolata che tu tendevi a uccidere, però
inutilmente ti ci sei provata con foto di famiglia o paletò...

E quanto son cambiato da allora e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora e tu lo porteresti e non puoi più,
bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà:
tu giri adesso con le tette al vento, io ci giravo già vent' anni fa!

Ricordi fui con te a Santa Lucia, al portico dei Servi per Natale,
credevo che Bologna fosse mia: ballammo insieme all' anno o a Carnevale.
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno che non ne fece un dramma o non lo so,
ma con i miei maglioni ero a disagio e mi pesava quel tuo paletò...

Ma avevo la rivolta fra le dita, dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita e non ti era toccato farlo mai!
Perchè mi amavi non l' ho mai capito così diverso da quei tuoi cliché,
perchè fra i tanti, bella, che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me...

Infatti i fiori della prima volta non c' erano già più nel sessantotto,
scoppiava finalmente la rivolta oppure in qualche modo mi ero rotto,
tu li aspettavi ancora, ma io già urlavo che Dio era morto, a monte, ma però
contro il sistema anch' io mi ribellavo cioè, sognando Dylan e i provos...

E Gianni, ritornato da Londra, a lungo ci parlò dell' LSD,
tenne una quasi conferenza colta sul suo viaggio di nozze stile freak
e noi non l' avevamo mai fatto e noi che non l' avremmo fatto mai,
quell' erba ci cresceva tutt' attorno, per noi crescevan solo i nostri guai...

Forse ci consolava far l' amore, ma precari in quel senso si era già
un buco da un amico, un letto a ore su cui passava tutta la città.
L'amore fatto alla "boia d' un Giuda" e al freddo in quella stanza di altri e spoglia:
vederti o non vederti tutta nuda era un fatto di clima e non di voglia!

E adesso che potremmo anche farlo e adesso che problemi non ne ho,
che nostalgia per quelli contro un muro o dentro a un cine o là dove si può...
E adesso che sappiam quasi tutto e adesso che problemi non ne hai,
per nostalgia, lo rifaremmo in piedi scordando la moquette stile e l'Hi-Fi...

Diciamolo per dire, ma davvero si ride per non piangere perchè
se penso a quella che eri, a quel che ero, che compassione che ho per me e per te.
Eppure a volte non mi spiacerebbe essere quelli di quei tempi là,
sarà per aver quindici anni in meno o avere tutto per possibilità...

Perchè a vent' anni è tutto ancora intero, perchè a vent' anni è tutto chi lo sa,
a vent'anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell' età,
oppure allora si era solo noi non c' entra o meno quella gioventù:
di discussioni, caroselli, eroi quel ch'è rimasto dimmelo un po' tu...

E questa domenica in Settembre se ne sta lentamente per finire
come le tante via, distrattamente, a cercare di fare o di capire.
Forse lo stan pensando anche gli amici, gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era più felici, pensando a chi s' è perso o no a quei party...

Ed io che ho sempre un eskimo addosso uguale a quello che ricorderai,
io, come sempre, faccio quel che posso, domani poi ci penserò se mai
ed io ti canterò questa canzone uguale a tante che già ti cantai:
ignorala come hai ignorato le altre e poi saran le ultime oramai...




Farewell
E sorridevi e sapevi sorridere coi tuoi vent' anni portati così,
come si porta un maglione sformato su un paio di jeans;
come si sente la voglia di vivere
che scoppia un giorno e non spieghi il perchè:
un pensiero cullato o un amore che è nato e non sai che cos'è.

Giorni lunghi fra ieri e domani, giorni strani,
giorni a chiedersi tutto cos' era, vedersi ogni sera;
ogni sera passare su a prenderti con quel mio buffo montone orientale,
ogni sera là, a passo di danza, a salire le scale
e sentire i tuoi passi che arrivano, il ticchettare del tuo buonumore,
quando aprivi la porta il sorriso ogni volta mi entrava nel cuore.

Poi giù al bar dove ci si ritrova, nostra alcova,
era tanto potere parlarci, giocare a guardarci,
tra gli amici che ridono e suonano attorno ai tavoli pieni di vino,
religione del tirare tardi e aspettare mattino;
e una notte lasciasti portarti via, solo la nebbia e noi due in sentinella,
la città addormentata non era mai stata così tanto bella.

Era facile vivere allora ogni ora,
chitarre e lampi di storie fugaci, di amori rapaci,
e ogni notte inventarsi una fantasia da bravi figli dell' epoca nuova,
ogni notte sembravi chiamare la vita a una prova.
Ma stupiti e felici scoprimmo che era nato qualcosa più in fondo,
ci sembrava d' avere trovato la chiave segreta del mondo.

Non fu facile volersi bene, restare assieme
o pensare d' avere un domani e stare lontani;
tutti e due a immaginarsi: "Con chi sarà?" In ogni cosa un pensiero costante,
un ricordo lucente e durissimo come il diamante
e a ogni passo lasciare portarci via da un' emozione non piena, non colta:
rivedersi era come rinascere ancora una volta.

Ma ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione,
e il peccato fu creder speciale una storia normale.
Ora il tempo ci usura e ci stritola in ogni giorno che passa correndo,
sembra quasi che ironico scruti e ci guardi irridendo.
E davvero non siamo più quegli eroi pronti assieme a affrontare ogni impresa;
siamo come due foglie aggrappate su un ramo in attesa.

"The triangle tingles and the trumpet plays slow"...

Farewell, non pensarci e perdonami se ti ho portato via un poco d' estate
con qualcosa di fragile come le storie passate:
forse un tempo poteva commuoverti, ma ora è inutile credo, perchè
ogni volta che piangi e che ridi non piangi e non ridi con me...




PS: ciò che è evidenziato in grassetto non appartiene a me e, credo, a nessuno in particolare, per questo credo (mi si scusi la presunzione) possa appartenere a tutti...

Saturday, 22 August 2009

Colin-Maillard

Ossia mosca cieca. Ve la ricordate? Sì, credo proprio di sì. Circa una decina di giri su noi stessi aiutati dai compagni di gioco, l'orientamento che svanisce assieme all'equilibrio in un mondo nuovo fatto di oscurità artificiale e poi, dopo un breve barcollamento, comincia la ricerca. Braccia tese in avanti con i palmi aperti e le dita tese a tastare l'aria in cerca di ostacoli che al primo tocco sembrano appartenere a mondi alieni e poi, dopo una sommaria analisi, li si riconduce ad una realtà nota. Nella mosca cieca il compito, lo scopo, è quello di cercare i compagni di gioco che ti toccano e ti stanno attorno canzonandoti, intercettarli per poi riconoscerli. Nella mosca cieca si inciampa spesso, talvolta si cade con schianti che possono essere tremendi ma anche li sta il bello del gioco.

Nel volo della mosca, l'insetto, la cecità di certo non esiste eppure la trasparenza vitrea degli infissi la può mettere in crisi. Impazzita come una pallina da flipper continuerà a prendere paurose capocciate contro una realtà che non percepisce nella sua pienezza. Perché? Eppure non le manca niente.

Ora, o meglio, da un po' (eufemismo? :D ) mi sento come durante il gioco, in una ricerca continua a tastoni in questa realtà che però, e questo è innegabile, percepisco con tutti i cinque sensi. Anche a me manca qualcosa, come la mosca. Incedo nel mio quotidiano camminare a passo di bradipo eppure, nonostante la lentezza dei movimenti, gli schianti sono stati portentosi.
Ora sento il vuoto spinto nella mia testa, dentro. Un cervello senza ragione sospeso in una stasi che non riesco a tramutare in estasi. Mi sento come uscito da una centrifuga impazzita dove l'oblò preso a testate non era la via di fuga, il pulsante di stop era l'azione giusta. Ora non capisco niente. (eufemismo ancor più grosso del precedente :D)
Fermarsi quindi? No, non ora, sarei finito da subito, muoversi più in fretta? Forse sì, quando sei tutto un livido, quando hai male, per farti soffrire basta anche una carezza quindi ne vale la pena.
Una domanda però: e mettere gli adesivi sui vetri no?!?!?!?!?

No, non voglio essere triste, non mi sta e mi fa bene. Sono stato sereno e felice sul tetto del mondo. No non lo voglio per me e per nessuno.

Mio


Cercando è uscito questo, chissà cosa dice il testo...


Thursday, 20 August 2009

Buon Viaggio!

Non è passata mezzora, forse neppure un quarto d'ora, da quando ho salutato N. . Domani sarà in viaggio verso la "sua casa", quella che in inglese chiamano Home, quella degli affetti che non si misura solo in metri quadri ma anche nella grandezza dei sentimenti. N. andrà dall'altra parte del mondo, forse vedersi diventerà un impresa titanica, ma può darsi che mi sbagli.
N. ti ho salutato in fretta forse, scusa la presunzione, ci siamo salutati in fretta. Esternare le emozioni tra noi non credo che sia il nostro forte. Di tante parole che avevo in mente solo quelle più banali sono uscite spontanee, ma credo che in quelle parole tu abbia letto i miei pensieri. Mi piacerebbe forse così, è stato così.
Ti auguro di vivere e prendere tutto ciò che puoi come vuoi, le altre cose già le sai. In gamba ok?

Oggi una persona cara riferendosi a me mi ha detto: "Vedo uno che vuole essere triste a tutti i costi", ebbene anche questa volta hai visto giusto. M. forse ha detto davvero quello che ti è stato riferito, io pure lo penso!

La Vita è fatta di tante cose che mutano con e nel tempo, fatti ed avvenimenti succedono nostro malgrado, la mutazione è una condizione di statica realtà. E' l'assioma primo della Vita.
Esistono due possibilità: andarci in contro e scontrasi oppure restare fermi e scontrasi. L'analogia sta nello scontro la differenza è nell'inerzia. Muovendosi potrebbe accadere che noi si riesca a trascinare la Vita al nostro fianco, restando fermi si viene trascinati via da Lei.
Sì, hai ragione, si deve parlare solo delle cose belle e magnifiche che ci stanno attorno, di quelle brutte tacere quando assomigliano ad un lamento, urlarle quando si è in battaglia contro di loro!

Uscendo dal parcheggio sotto casa di N. ha cominciato a cantare Guide Me Home, non credo che sia stata coincidenza commosso lentamente mi sono mosso verso casa. Spero che non sia stata solo la casa fisica. Forse l'ultima carta è un asso, forse pareggerò, lo spero.

Grazie N. di questi nostri anni assieme, sei e sarai sempre una presenza preziosa nella mia vita. BUONA VITA!!!

Roberto

Tuesday, 18 August 2009

Di Stazioni, Fermate, Coincidenze e Treni Persi

Che la Vita sia un viaggio questo è sicuro, noi o ciò che ci circonda o entrambi si cambia sempre per quanto il tutto possa essere statico. Situazioni ed emozioni, incontri e scontri tracciano cieli che nella nostra esistenza ci accompagnano sempre dall'alto. Nuvole e colori, albe e tramonti si intersecano si scambiano e talvolta permangono per troppo tempo come compagni non voluti o troppo brevemente per assaporarne l'estasi.
C'è chi riesce a vivere una vita fatta di strade libere, senza divieti o sensi unici, nessun percorso obbligato ma solo bivi e decisioni. C'è chi vive una vita, a suo malgrado ma anche no, fatta di binari viaggiando tra stazioni che si susseguono senza soluzione di discontinuità, il numero delle fermate non è governabile le coincidenze così come le ripartenze ne sono una conseguenza.

Sono fermo ad una stazione che non voglio, sono arrivato in ritardo, la coincidenza è saltata chissà quando. Il prossimo treno non so quando passerà, magari non passerà proprio e scadrà il biglietto. Ora la sera sta invecchiando e la notte monta all'orizzonte, dall'alto. Sicuramente non so più chi sono, ho perso quel poco che ero, la mia compagnia mi Justify Fullpesa e quel che è peggio non riesco a renderla leggera agli altri. No, non va proprio bene.

Scusami G. di averti appesantito il week-end con la mia presenza, proprio non avrei dovuto. Bisogna stare bene per accostarsi nel modo giusto e dovuto a persone speciali quale sei tu. Non credevo di stare con tutte queste pezze al culo, ma questa non può e non deve essere una scusante.
Grazie G. per tutto quello che hai fatto, sei incredibile! Salutami ancora chi tu sai...


Mio


PS: G. non montare sui treni, non sono fatti per persone come te... ma che te lo dico a fare, già lo sai!




Sunday, 9 August 2009

Il Petalo Cremisi e il Bianco -Michel Faber

Quando mi è stato consigliato mi è stato detto essere un libro che parla di donne ho voluto leggerlo per capire e sperando di trovare un piccolo ritaglio delle vostre emozioni, della vostra intimità, fragilità e forza. (scusate se uso il "vostra" per indicarvi tutte...)
Ho cominciato questo libro come una piccola ricerca personale in un universo che si potrebbe scambiare per galassia. Che l'uomo, il maschio, almeno una volta nella sua vita erronaeamente ha creduto essere tale.
Tre sono a mio avviso i personaggi femminili principali, si racchiudono l'una nell'altra come una matriosca. Sugar il ponte tra gli estremi, Sophie la genesi nel guscio più interno, Agnes esternamente mostra la sua natura più pura nei momenti di libertà che alcuni dicono essere una patologia di nome pazzia.
L'innocenza della fanciullezza di Sophie dipinta dalla curiosità e dalla sincerità, dalla sensibilità estrema che crescendo, talvolta, lascia i bambini. Il cinismo calcolatore di una giovane donna, Sugar, che ha vissuto la fanciullezza solo per la breve durata di un soffio troppo poco per ricordarla, lasciando il posto ad una sensibilità attivabile a comando qualora il mestiere lo richieda. La libertà folle di Agnes, libertà di chi non conosce altra dimensione se non la propria, fatta di rivendicazioni contro mode ed etichette. Contro i bagli imposti a chi "è troppo debole". Poi c'è lui, il maschio della storia, William. Un uomo adulto che non vuole crescere, che crederà di essere cresciuto crogiolandosi in questa illusione. L'unica cosa che è in grado di gestire sono le attività della sua azienda di profumi, solo cose inanimate.
Sarebbe stupido, o quantomeno riduttivo, generalizzare ciò che è contenuto in queste pagine scritte con grande precisione nella descrizione di ambienti e con notevole maestria per il modo con cui viene cucito un carattere su un volto o un corpo in questa Londra di fine '800, eppure non posso negare di aver pensato che anche oggigiorno è così che gira il mondo.
Voi ora mi chiederete: "Dai sentiamo come gira...", beh generalizzando, anche se non proprio, semplicemente "gira" che l'uomo, il maschio, è un essere intrinsecamente prepotente, cinico, spietato, insensibile. Il suo passato non inciderà mai sul suo presente e quindi non sul suo futuro. Una vita agiata non modificherà in meglio la sua natura di bruto. Non così semplicemente e non così in generale, "gira" che una vita di stenti e dolore può indurire soltanto temporaneamente la corazza di protezione di una qualsiasi donna. Credo che purtroppo la fragilità sia per voi assieme la condanna, l'assoluzione e la via di fuga da questo mondo fatto di miserie. Vorrei sbagliarmi per quanto riguarda la prima, ma purtroppo guardandomi attorno non riesco a dimostrare il contrario.
Mentre leggevo questo libro, fino dalle primissime pagine, mi saltellava nella mente una canzone di John Lennon (che ho messo a corredo in questo post): sì John, concordo. Tra una riga e l'altra mi tenevano compagnia due parole che, come nascoste in secondo piano su un rigo invisibile, si legavano a quelle del libro erano quel: "Sensibile Egoista" del post precedente. Sapete, credo che questa condizione nella sua interezza e stabilità vi sia completamente preclusa. Solo il maschio, l'uomo, può accedervi riuscendo a mantenerla riuscendoci indenne barcamenandosi tra un pizzico di falsa sensibilità e un'enormità d'insensibilità.

Vorrei ringraziare Museum (ma anche qui)per il consiglio letterario, mi è piaciuto ed è stato molto interessante e potrei anche osare dire istruttivo! GRAZIE!!!

Mio


Woman is the nigger of the world (Yoko Ono & John Lennon)

Woman is the nigger of the world
Yes she is... think about it
Woman is the nigger of the world
Think about it... do something about it

We make her paint her face and dance
If she won't be a slave,
we say that she don't love us
If she's real,
we say she's trying to be a man
While putting her down we pretend that she's above us

Woman is the nigger of the world.. yes she is
If you don't believe me, take a look
at the one you're with
Woman is the slave of the slaves
Ah, yeh... better scream about it

We make her bear and raise our children
And then we leave her flat for
being a fat old mother hen
We tell her home
is the only place she should be
Then we complain that she's too unworldly
to be our friend

Woman is the nigger of the world... yes she is
If you don't believe me,
take a look at the one you're with
Woman is the slave to the slaves
Yeh (think about it)

We insult her every day on TV
And wonder why she has
no guts or confidence
When she's young,
we kill her will to be free
While telling her not to be so smart
We put her down for being so dumb

Woman is the nigger of the world
Yes she is...
If you don't believe me,
take a look at the one you're with
Woman is the slave to the slaves
Yes, she is...
If you believe me, you better scream about it

We make her paint her face and dance
We make her paint her face and dance
We make her paint her face and dance



Friday, 7 August 2009

Sensibile Egoista

Solo ora credo ci aver capito quel "Sensibile Egoista" che ti proponevi di diventare ed essere allora, quello che non so se tu sia ora. Ma questo non importa.
Quelle due parole uscite dalla tua bocca e partorite dalla tua coscienza in tumulto mi avevano fatto pensare toccando nel profondo le rigettavo con sdegno come di chi, perplesso e nauseato, non vuole sopportare oltre. In questi ultimi tempi, in questo mio barcamenarmi su una scialuppa che è più sotto che sopra la soglia del galleggiamento, l'oltre lo ho superato, forse ora capisco.
Chi non è un "Sensibile Egoista"? e soprattutto è giusto o sbagliato esserlo? Ci ho riflettuto molto, l'egoismo è nell'intima natura dell'uomo, quasi tutti lo sono. La sensibilità è una qualità che ormai va scemando sempre più. Noi si è animali sociali, non mi stancherò mai di ripeterlo, eppure si è egoisti naturali. Prima me stesso, IO, poi gli altri, forse. L'egoismo è l'atto che ci porta alla vita: "Voglio un figlio...", se così non fosse non si spiegherebbero le crisi quando il figlio non nasce; egoistica è la morte sia che essa venga scelta per mezzo di eutanasia o come atto violento.
Un "Sensibile Egoista" credo che sia quella persona che sa di non essere sola al mondo ma che ricerca il proprio piacere personale ponendosi sempre in primo piano, in testa alla classifica delle priorità personali, le scelte che vengono fatte per il proprio bene. Ben inteso non biasimo assolutamente tali persone, anzi!
Ora sarebbe da chiedersi dove sta l'Amore, nell'accezione più ampia del termine, con tutte le sue belle storielle fatte di Compagni di Vita, genitori, Amici o chicchessia che però tendono quasi sempre al loro star bene, non al far star bene disponibili a provar dolore.
Ora mi chiedo se questa è l'unica via per vivere in pace con noi stessi. Se l'unione tra rispetto e sensibilità e egoismo possano essere il giusto modo di vivere, non lo so.
Ciò che conosco e so è che essere messo al primo posto in classifica è qualcosa di davvero speciale, essere in vetta ai pensieri di una persona è unico. Chissà se tutto questo è gratuito o se è solo "Insensibile Altruismo" che noi ci si ostina a chiamare Amore.
Non si è soli al mondo, ma troppo spesso ci si trova senza compagnia, perché?

Mio


PS: La prossima è per me, per quello che non capisco ed ancora non ho.



Tuesday, 4 August 2009

Nascosto Nel Cielo

Tremila e trecento metri sopra la terra il cielo non cambia colore. Sotto l'eternità si scioglie lentamente, nulla resterà.

Tremila e trecento metri sopra la terra, un dirupo che senti amico traccia centinaia di metri di caduta libera sulla destra, le mani salde in presa su granitiche pietre come salvezza. Perché non può essere per ogni cosa così?

Tremila e trecento metri sopra la terra la pazzia della razza umana lascia il segno della sua infinita stupidità. La morte per mano violenta è sempre appollaiata nella sua coscienza.

Tremila e trecento metri sopra la terra mi sono accorto che non pensavo più alle mie inutili e futili miserie. Mi sono accorto di quanto ci pensi, per un attimo ho sentito come è bello essere liberi ancora una volta.

Qualcosa ri-muore sempre, è aborto continuo. La rinascita quella spirituale, dell'Anima, talvolta non esisiste. Nessuna "ri-Animazione" è possibile una sola possibilità, niente più.
Il ghiaccio eterno si fonde in acqua senza ritorno alcuno dal quel suo nuovo stato di fluido effimero. La cristallina solidità è non tornerà. A valle si crede essere acqua di Vita, a monte si vedono lacrime di agonia e di Morte lenta ed atroce.
A tremila e trecento metri sopra la terra, tra le mie montagne e nel mio spirito, ho capito che la Vita, per certe persone, è solo una breve e dolce nevicata che rallenta un disgelo inesorabile.

Mio


Something About Me

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  • Ingresso Libero -Rino Gaetano
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  • Blue -Joni Mitchell
  • Quadrophenia -The Who
  • Tales From Topographic Ocean -Yes

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  • Manuale del Guerriero Della Luce -Paulo Coelho
  • Il Castello dei Destini Incrociati -Italo Calvino
  • Il Petalo Cremisi e il Bianco -Michel Faber
  • Dance Dance Dance -Murakami Haruki
  • On The Road (Sulla Strada) -Jack Keruoac

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Translation - by Google