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Thursday, 23 December 2010

Capitalismo a partecipazione pubblica

MAGARI FINO AD ORA HO VISSUTO NEL MONDO DI ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE, NON SO.

(Scusate la lunghezza)

Serata di ritrovo tra ex colleghi di studio. Percorsi differenti poi, per lavoro e per scelte ma soprattutto dettate dall'opportunità. Non per questo opportunisti, ma piuttosto di persone che ci si adatta. Cinque laureati i più freschi da poco meno di un anno gli altri poco meno di un anno e mezzo. Uno appiedato da tre mesi, altri due tra-meno-di-due-anni-chissà, un altro non ho chiesto. L'ultimo tempo indeterminato. Stipendio massimo 1100€. Ma chi ha detto che gli ingegneri guadagnano tanto? Mah...
Serata, di cosa fai, di come va, di come ti trovi e cosa pensi. Serata a pensieri differenti per astrazione politica e forse pure sociale, di famiglia. Serata con il mito dell'uscire, di andare fuori. Nord Europa e Germania soprattutto.
Poi escono due i fumatori. Entrano in tre, una ragazza con loro. Moderatamente alta, moderatamente bionda, con occhi celesti moderatamente grandi, viso ovale e mento leggermente ritirato in basso. "Ragazza dell'est", di XXX si professa. Dopo sì, solo dopo però ritrovi il suo essere straniero nella leggera inflessione nel suo linguaggio e nell'abbinamento di vestiti e nell'ultimo bottone della sua camicetta bianca, allacciato. Non nella sua grammatica che forse è pure migliore della tua ma non per l'uso delle preposizioni articolate, quello no almeno quello. "Ragazza dell'est", termine per me fuorviante in Italia ma credo pure anche fuori, nel centro e dell'Europa dell'ovest. Termine che spesso fa pari con ragazza facile. Per me fa rima con ragazza spavalda, sfrontata, diretta, talvolta ammiccante, provocante per gioco. Come di chi usa con astuzia e furbizia un clichet che sa essere quasi indelebile. Non posso fare statistica, sicuramente, ma quelle che ho conosciuto questo mi hanno sempre suggerito. Sembra che a molti uomini Italiani e non solo ripeto questo piaccia, hai miei ex colleghi di studio piaceva. A me anche no. Tu glielo fai notare ad una sua frase fatta di quelle create ad arte  che gli altri accettano supinamente dicendo che la sua frase ammette un una soluzione logica a suo sfavore. Non capisce subito, non ti sorprende questo. Tu l'avevi già inquadrata. Non infierisci oltre, almeno i complimenti per il suo italiano non li critichi anche se lei fa la falsa modesta e tu ti sentiresti in dovere... tralasci.      Tralasci le preposizioni articolate soprattutto pensando alle tue di preposizioni articolate, nel tuo linguaggio straniero. Amo l'autocritica sempre.

Serata che si sposta da una pizza ad una birra di natale, speziata dal gusto dolciastro. Piena rotonda dolce, buona la battezzi. Serata che si divide nelle chiacchiere che diventano colloqui a due a tre, che poi ritornano di insieme che poi languono che poi si sparpagliano ancora. Visto che talvolta ti interessa capire, la gente soprattutto, tu chiedi a quella ragazza: 
M: "Sei un Ph.D. qui all'università?" 
R: "No lavoro qui con una borsa di studio"
M: "Quindi studi, fai ricerca? sviluppo?"
R: "No, faccio la segretaria. Sono laureata in XXX e qui faccio e farò forse la segretaria per un anno", - io e il mio collega di conversazione di fianco restiamo perplessi, non ci torna qualcosa nel significato delle parole. Almeno a me. 
M: "Quindi sei assunta come uno studente ma in realtà fai la segretaria, e sei assunta dall'università?",
R: "Sì lavoro otto ore al giorno come segretaria. Ma che ci avete voi? Ho detto qualcosa di male, mi sembrate tristi...".
M: "No nulla di male, ma questo non lo trovo giusto. Non trovo giusto che tutto questo sfruttamento sia così generalizzato. E' capitalismo puro!...",
R: "No non è capitalismo. A XXX ho lavorato per un'azienda capitalista e li sfruttavano il lavoro. Ma li vedevi un fine: la massimizzazione del guadagno.".
Non replico, non sono pronto. Devo riflettere a ciò che ha detto. Poi la conversazione scade la birra nei bicchieri finisce e la schiuma ci rimane aggrappata come la sua ultima affermazione rimane nei miei pensieri. Devo sciacquare il mio cervello trovare la replica, levare la schiuma. Poi ci si saluta, poi ci si dice auguri di buone feste e buon natale loro. Io trascuro l'ultima affermazione.

La strada è ancora bagnata, della stessa acqua fine a tratti e grossa a sprazzi come l'avevi lasciata all'andata. Nulla cambia talvolta. Il tuo giaccone di piuma è bagnato come pure i tuo capelli -l'ombrello accidenti!-. Non fa freddo ed è strano per l'inverno al nord. Tutto ormai diventa strano a tal punto che la normalità è ciò che ti fa pensare che ci è qualcosa che mica va bene.
No, cara ragazza dell'est. Non è capitalismo è qualcosa di differente. Di mutato. Qualcosa che è ancora più sporco e forse pure più dannoso. E' una nuova frontiera che si sta propagando ed espandendo in culture e in sistemi sociali prima scevri. E' il capitalismo a partecipazione pubblica, il nuovo sbiancante personale per coscienze sociali già pallide. Trasparenti. Tutto ormai è permesso.

Personalmente sono PROFONDAMENTE DISGUSTATO dal fatto che la MASSIMA ISTITUZIONE che dovrebbe elargire il MASSIMO livello CULTURALE sia la prima a fare l'anti-cultura. Che sia una cosa vuota, fredda, insensibile, prostrata alla minimizzazione dei costi, strumento di precarietà, che non crede e non investe nel futuro stesso di giovani ma pure di persone normali. Sono PROFONDAMENTE INDIGNATO dal fatto che tutto questo sia possibile perché gente che viene da XXX, piuttosto che da YYY con una laurea non riconosciuta MA LAUREATA è facile da trovare. Che un/a neo laureato/a venga assunto per ciò che è: uno studente che si inserisce nel mondo del lavoro, ma che in realtà non lo si inserisca in nulla. Sfruttando la sua precarietà, la sua giovinezza, la sua voglia di vedere cose nuove dandogli/le una "borsa di studio" per fare un lavoro da segretario/a! Perché tanto ce ne sono tanti e sempre. Perché tanto avanti il prossimo.
Cari signori, cari politicanti. Assumerei voi per ciò che DIMOSTRATE essere. Ma non credo che ci sia un contratto adatto. O meglio, forse, ve lo siete trovato pure, ve lo siete creato. Il vostro attuale! Siete bravi a costruire nulla e a nascondere merda su merda. Siete davvero i primi, complimenti. Ve ne do atto e ve ne do merito. Ma vi darei pure una "borsa di studio" a scadere ogni sei mesi o ogni anno, pure a voi. Ma anche calcio nel culo alla fine se fate le cose come ora. Alla cazzo. Grazie, Viva l'Italia!*

DOV'E' FINITA LA VOSTRA COSCIENZA?

Mio


*all'estero non so come funzioni: uguale meglio o peggio. Non me ne frega. Qui ho vissuto e qui a queste condizioni non so se me la sentirò di starci. Questo è quanto.


Resterà Nulla a nome del Poi...

Friday, 17 December 2010

Magari

Non è che è colpa della neve. La mia neve non mi ha mai dato fastidio, il mio freddo pure, la mia gente anche. Probabilmente non ci apparteniamo più. Loro a me, sicuramente. Io a loro forse mai ma me ne accorgo drammaticamente solo ora.
Non è che è una questione di luoghi, non solo almeno. I brutti ricordi nascosti con ottima dovizia di particolari qui e la mi scappano ma si fanno sentire. Magari fosse solo questo. Magari non fosse altro.

In questo mio apatico misantropico languido meschino egoistico fine di anno sospeso tra autunno ed inverno  mi trovo in un posto dove non vorrei essere espatriato in una patria non mia, compatriota in un luogo che da salvare ci è nulla. Forestiero sempre e comunque. Ovunque. Nevica.

La gente crede che vivo alla giornata magari, altra al contrario, crede che abbia già tutto pianificato. Nessuna delle due solo la consapevolezza che la vita è a scadere ed è chiusa in un vuoto a rendere. Anche quando è finita rimane la fregatura se non lo si passa alla cassa per chiedere la restituzione dei soldi.

Non credo che starò tanto bene, almeno per i prossimi tre quattro mesi. Poi... poi un po' di luce due tre sorrisi e un po' di calore e avanti con il ciclo. La consapevolezza di una indipendenza duratura da me stesso che non esiste pesa già ora. Sarò altrove poi, come ora. Come ora senza capire perché non riesco a godere di nulla come è normale che sia. Anormale me stesso! Poi si ricomincerà timidamente a pranzare, un paio di chili in più un po' di convivialità e di maschere tanto per... per nascondere la realtà. C'est la vie.

Devo trovare un modo per fare le cose meglio, no sbaglio: per fare le cose come VOGLIO. Come penso che vadano fatte. Questo non necessariamente è bene.

Non una città differente, non un paese Stato o nazione. Solo un piccolo angolo dove potermi talvolta fermare guardare contemplare ammirare. Ascoltare. Raccontarmi una storia, di quelle di un tempo bambino.

Mio

Ecco un piccolo racconto per voi:




Saturday, 4 December 2010

Di Numeri e Persone Complesse

Strano a dirsi ma talvolta la realtà non è reale. O meglio non la si può descrivere con quantità meramente reali, per quanto complicate possano essere non ce la si fa. Per riuscire a descriverla pienamente bisogna ricorrere a qualcosa di differente, a quantità reali ma anche immaginarie descritte entità complesse diremo. 

Un numero complesso è un oggetto abbastanza bizzarro per chi lo vede per la prima volta. Si mostra con due facce, una reale e una immaginaria. Non può essere tracciato su un piano cartesiano in una semplice retta ma ha bisogno di un qualcosa di differente, un piano complesso dove, usualmente, la parte reale giace sdraiata sulle ascisse mentre quella immaginaria si impenna sulle ordinate. Ogni numero appartiene ad una coppia di valori ma può essere descritto anche attraverso una quantità alternativa, il modulo e la fase. Il primo è dato dalla somma dei quadrati di parte reale ed immaginaria posti sotto radice, la fase è data dall'arcotangente del rapporto tra parte immaginaria e parte reale. L'utilità di questo tipo di trattazione, detta fasoriale, sta nel fatto che attraverso essa si riescono a descrivere molto agevolmente numerosi fenomeni fisici. Ad esempio la radiazione elettromagnetica, la luce che ora vi entra nelle pupille ne fa parte, può essere esplicitata attraverso un insieme di equazioni che ne descrivono il comportamento analiticamente nello spazio e nel tempo. Ma ora non vi tedio oltre. Passo oltre.

Che la Vita sia reale, credo che non sia sindacabile, è fuori di dubbio. Se lo si mette in discussione mi si descriva una realtà alternativa in forma compiuta e non attraverso opinioni e cambierò idea. Nessun problema. 
Che la Vita sia complessa è pleonastico, se così non fosse vorrebbe dire che tenderebbe ad essere banale ed allora, scusatemi, ma qualcosa che non va ci è! Magari uno è dio ma in tal caso vorrei un miracolo seduta stante per rendere la Vita banale* all'intera umanità. Un po' di par condicio cribbio!
Vedo questa Vita come un fenomeno fisico non ancora pienamente modellato e forse giammai modellabile -badate bene la fisica è tutto fuorché un qualcosa di freddo ed asettico-,  muta nel tempo, con un moto che talvolta segue percorsi che portano ad incroci trai i più disparati, tracciabili su un piano complesso che si propaga nel tempo e nello spazio. Incroci così puramente reali che ti fanno sorridere e piangere. Amare e odiare. Incroci tanto immaginari che ci si potrebbe stampare sopra un'etichetta di utopia ma anche di distopia -mi chiedo perché le genti tendano a non ammettere ciò!-. Vedo la Vita come chiusa nel senso che è delimitata nella sua parte, calata in un dominio ben definito la società che la circonda. Ma anche senza limiti in noi stessi, nella sua parte immaginaria e non parlo di illusioni. Volere è potere e la Mente non ha Limiti. Noi, il nostro propagarsi in questo tempo e in questo spazio (ancora), è fatto di molte fasi.  Fasi come quelle descritte all'inizio che, assieme alla loro intensità (o modulo), ci fanno percepire il valore del nostro muoverci in differenti istanti della nostra Vita, in medesimi luoghi in altri luoghi. In altri migliori o peggiori. La fase può esprimere un anticipo oppure un ritardo rispetto ad un evento certo, voluto o desiderato. La fase è l'unica cosa che noi, con il nostro DESIDERIO IMMAGINARIO possiamo pienamente governare perché la parte reale non dipende solo da noi.

Non tutto ciò che appare è ciò che è ed è ciò che si può percepire ma qui mi toccherebbe introdurre ancora altro come ho fatto all'inizio all'inizio. Non è questo forse il luogo e neppure io sicuramente la persona più brillante per farlo.

Ed ora Immagino...

Mio


*banale da intendersi come "facile".



A voi che amate immaginare una piccola dedica:


Watermelon in Easter Hay -Frank Zappa


This is the CENTRAL SCRUTINIZER...Joe has just worked himself into an imaginary frenzy during the fade- out of his imaginary song...He begins to feel depressed now. He knows the end is near. He has realized at last that imaginary guitar notes and imaginary vocals exist only in the imagination of The Imaginer...and... ultimately, who gives a fuck anyway...So...So... Excuse me...So...Who gives a fuck anyway? So he goes back to his ugly little room and quietly dreams his last imaginary guitar solo...


...




This is the CENTRAL SCRUTINIZER...As you can see, MUSIC can get you pretty fucked up...Take a tip from Joe, do like he did, hock your imaginary guitar and get a good job...Joe did, and he's a happy guy now, on the day shift at the Utility Muffin Research Kitchen, arrogantly twisting the sterile canvas snoot of a fully-charged icing anointment utensil. And every time a nice little muffin comes by on the belt, he poots forth...


Wednesday, 24 November 2010

(R)Esistere

La realtà non esiste, non univoca almeno, scontato. Non univoca personalmente e per ciascuno di noi, scontato bis.
Non credo, come molti penso, in destini scritti, percorsi deterministici che ci portano ad un dove, un come e un quando già deciso. L'unica cosa ineluttabile è la morte che ci attende, scontato tris.

Credo che ogni realtà nasca al passato, sembrerebbe strano a dirsi ma questo che voi state leggendo è reale ed è nato ora, al passato appunto. Prima non esisteva qui di fronte a voi ed in parte pure nella mia testolina prima di scriverlo. Non è neppure nato e neppure è stato creato, il creazionismo è arduo da accettare sempre talvolta impossibile, questo contesto neppure si esime. Ma allora cosa è la realtà?
La realtà credo che si a un sistema multidimensionale ad N dimensioni dove (N=infinito) nel quale ogni dimensione è legata l'una all'altra da un cammino determinato che noi si chiama scelta. Ogni scelta si basa su principi personali: indotti, acquisiti, irrazionali e pseudo-razionali visto che la ragione fa falle sempre, comunque ed ovunque.

Esistono persone che credono che tutto sia già stato deciso altrove, da tempo. Che le realtà siano limitate e circoscritte in un particolare piano diciamo multidimensionale e continuo sul quale la nostra esistenza si muove. Loro appellano questa cosa in svariati modi tra i tanti ci sta anche dio. Per me non è neppure questo visto che neppure suona! (Pessima battuta, scusate defezione dovuta a studio passato e presente!).
Esistono persone, evidentemente altre, che non credono che tutto sia necessariamente continuo e collegato. Credono che si possa passare da un piano all'altro come attraverso un tunnel che le nostre scelte riescono ad aprire e chiudere sotto i nostri piedi. Talvolta si sbaglia apertura e chiusura. Talvolta una delle due. Talvolta proprio nulla, BINGO!

Che poi cambia mica molto, forse pure nulla in questa nostra esistenza destinata a cresce ed a morire nell'attimo istante della sua genesi. Ancora e poi ancora.

Spero e sogno solo perché ormai più non credo in altro che me stesso. Ecco il mio semplice (R)esistere.

Mio


Una mia metacanzone per voi:

Sunday, 21 November 2010

Al centro di me stesso. Se ci fosse un uomo

Lo conosco questo dolore passante, tra stomaco e milza. So cosa è. Non è la fame, ho mangiato. Poco ma ho mangiato. Potrei mangiare un frigo di roba, questo buco rimarrebbe la con il suo mordere lento come di tarlo. non cambierebbe nulla. Già sperimentato.
Scrivevo, quando lo facevo di più, di "dividere per ordinare/governare", pensieri parole opere ed omissioni. Cose di mia colpa. Non credetemi blasfemo e, anche se non credo in dio, non credo di fare torto ad alcuno pronunciandomi così. L'unico dio molto minore in cui credo sono io, me stesso.
Non ho ordinato a dovere e di governare allora è impossibile. Eccomi qui ancora, freddo. Secco. Servirebbe acqua e voglia di bere. La prima esiste ancora in me? La seconda forse non ci è più. No, voi che mi avete visto, voi che mi avete incrociato anche per sbaglio e per sbaglio avete gettato uno sguardo di lettura su di me. a voi vorrei dire che non è tristezza la mia, non è neanche grigiore. Solo blue, malinconia molto spinta.

Fa male scoprire che non esistono pezzi di ricambio per ciò che si rompe definitivamente, fa ancor più male scoprire che frammenti minuscoli o grandi mai più saranno trovati. Chi ha inventato anime fragili come il vetro, almeno fosse di cristallo la mia si potrebbe dire preziosa. Almeno.
Credere che nulla è andato e perso per sempre è la linea di divisione tra affrontare la Vita con gioia. Purtroppo non ho mai creduto in questo. Purtroppo.

Mio




Al centro di me stesso. Se fossi un uomo...




Se ci fosse un uomo (Gaber - Luporini)


Se ci fosse un uomo
un uomo nuovo e forte
forte nel guardare sorridente
la sua oscura realtà del presente.


Se ci fosse un uomo…

Forte di una tendenza senza nome
se non quella di umana elevazione
forte come una vita che è in attesa
di una rinascita improvvisa.


Se ci fosse un uomo.

Se ci fosse un uomo generoso e forte
forte nel gestire ciò che ha intorno
senza intaccare il suo equilibrio interno

forte nell'odiare l'arroganza
di chi esibisce una falsa coscienza
forte nel custodire con impegno
la parte più viva del suo sogno

se ci fosse un uomo.

Se ci fosse un uomo.

Questo nostro mondo ormai è impazzito
e diventa sempre più volgare
popolato da un assurdo mito
che è il potere.
Questo nostro mondo è avido e incapace
sempre in corsa e sempre più infelice
popolato da un bisogno estremo
e da una smania vuota che sarebbe vita
se ci fosse un uomo.

Se ci fosse un uomo.
Se ci fosse un uomo.

Allora si potrebbe immaginare
un umanesimo nuovo
con la speranza di veder morire
questo nostro medioevo
col desiderio che in una terra sconosciuta
ci sia di nuovo l'uomo al centro della vita.

Allora si potrebbe immaginare un neo rinascimento
un individuo tutto da inventare
in continuo movimento.
Con la certezza
che in un futuro non lontano
al centro della vita ci sia di nuovo l’uomo.

Un uomo affascinato da uno spazio vuoto che va ancora popolato.
Popolato da corpi e da anime gioiose che sanno entrare di slancio nel cuore delle cose
popolato di fervore e di gente innamorata ma che crede all'amore come una cosa concreta

popolato da un uomo che ha scelto il suo cammino senza gesti clamorosi per sentirsi qualcuno
popolato da chi vive senza alcuna ipocrisia col rispetto di se stesso e della propria pulizia.
Uno spazio vuoto che va ancora popolato.
Popolato da un uomo talmente vero che non ha la presunzione di abbracciare il mondo intero

popolato da chi crede nell'individualismo ma combatte con forza qualsiasi forma di egoismo
popolato da chi odia il potere e i suoi eccessi ma che apprezza un potere esercitato su se stessi
popolato da chi ignora il passato e il futuro e che inizia la sua storia dal punto zero.
Uno spazio vuoto che va ancora popolato.
Popolato da chi è certo che la donna e l'uomo siano il grande motore del cammino umano

popolato da un bisogno che diventa l'espressione di un gran senso religioso ma non di religione
popolato da chi crede in una fede sconosciuta dov'è la morte che scompare quando appare la vita
popolato da un uomo cui non basta il crocefisso ma che cerca di trovare un Dio dentro se stesso.

Allora si potrebbe immaginare
un umanesimo nuovo
con la speranza di veder morire
questo nostro medioevo
col desiderio
che in una terra sconosciuta
ci sia di nuovo l'uomo
al centro della vita.

Con la certezza
che in un futuro non lontano
al centro della vita
ci sia di nuovo l'uomo.

Saturday, 6 November 2010

Noia

"Mi annoio!", mai prima queste parole mi hanno fatto pensare. Mai come poco fa. La normale reazione compensatrice alla noia è lo svago, bene, si svaghino come credano gli altri. Che poi tutto finisce sempre così, non va a finire, finisce.

Pensavo che io mica so tanto bene cosa sia la noia, non ricordo di aver mai provato questo sentimento intensamente a tal punto da pronunciare la frase di cui sopra. La mia vita non è stata e credo non sia  interessante ai molti, ai più, ma questo non mi esime da trovare a malapena il tempo di girare un'altra volta su dei roller praticamente nuovi ed usati una sola volta. Leggere un libro con una continuità molto lasca è chieder  fin troppo. 
Non faccio nulla di che, "studio"(!) penso(?!) rifletto(!?!?) e spero di ricominciare a scrivere, come ora, anche se non vale nulla mi piace mi distende e mi calma. Non ho amici vicini prossimi. Non ho una cerchia di scambi sociali da inanellare in serate di compagnia se non con una frequenza molto blanda e molto discontinua. Di tutto questo non mi lamento. Il sabato e la domenica si differenziano dagli altri cinque giorni solo perché le abitudini degli altri cambiano, le mie un po' meno. Una vita piatta sembrerebbe e forse lo è ma, probabilmente, i miei limiti mi impediscono di percepirlo.

Piove ininterrottamente da tutto il giorno su questa casa che sembra come di mastio medioevale segato. Casa accerchiata da altre case come mura, alte come lei. Bagnate come lei. Silenziose come lei.
Eppure qui, qui in questa stanza dove ci si arrabatta in ogni modo per asciugare il bucato in tempo prima che venga a puzzare. Qui, qui in questa stanza dove mi chiedo se sono solo proiezioni quelle di altri perché le mie mica lo sono. Qui, qui dove posso sentire il rumore dello scrivere di penna su questo foglio, io non mi annoio! Forse perché sto bene anche con me stesso. *

Mio


*PER GLI ALTRI MICA SO!

Thursday, 7 October 2010

Un Abbraccio

Felicità a sprazzi, di minuti che vorremmo essere ore. Di orologi smemorati che contano senza mai arrivare a sessanta.
Felicità a tratti che vorremmo allungare estendere. Tendere. Tratti che non dovrebbero interrompersi mai. Ma questo non è possibile, per definizione.

E quando il sorriso nasce sperando in parole messe in croce.
E quando il sorriso si ritrova in parole vecchie che in certi giorni si dipingono come nuove perché, poi, potrebbero diventare uniche. Parole che non si potranno definire famigliari, non più.

Mi domando perché.
Mi domando quante lacrime un'anima che incontra la dimensione della caduta può contenere.
Mi domando perché la Vita sia a strati alternati con dovizia micidiale nel mantenere la parità.

TI auguro un po' di felice disparità in questa Vita di battaglia che per TE è stata una troppo impari.

Con Amicizia,

Roberto

Sunday, 22 August 2010

Quasi un mese! Non è normale.

lo ho visto ora e non mi piace.

E' da molto tempo che non scrivo, lo so. Mi risulta difficile ora. Non riesco a capirne bene il perché, forse il rapporto con il tempo che ora si è fatto strano. Più di prima. non riesco ad espanderlo a dovere, mi restringe comprime; taluni lo chiamerebbero stress, io lo chiamo realismo (lo so mi piace molto questa parola), lo chiamo così perché di tempo, di quello che conta mi sembra di averne davvero poco. Vedremo se mi sono sbagliato, poi.

E' molto tempo che non scrivo, dicevo, mi risulta difficile, sottolineo, anche perché una linfa nuova sta riattivando vecchi sentieri, si fa breccia. Lenta ostinata inesorabile. Magnifica. Credo che bisogna lasciar fare al piacere, quasi sempre. Le lascio fare visto che di Piacere Puro si tratta. Però una cosa mi scoccia (e molto sapete), il non riuscire ad esternare è talvolta fastidioso. Farlo senza efficacia è tedioso. Bene, sono fastidiosamente tediato e tediosamente infastidito. Non va bene. Mi chiedo se ho bisogno di riposo o se non ho fatto ordine a dovere. Bella domanda questa. Al tempo ai nodi ed al balsamo che saprò mettere ora la risposta.

Adesso, per favore, se qualcuno lo sa, mi dica come si possono avere giorni da 36h e settimane da 10 giorni in un anno da 365. La matematica è l'opinione dei matematici, voi ditemi la vostra e non appellatevi ad impossibilità oggettive! Magari funziona pure con me. Grazie.


A presto (spero),

Roberto

Sunday, 25 July 2010

Empty Room

La stanza si svuota e sembra lo specchio di violenza di resti di devastazione. Desolazione e guerra. In realtà non è nulla di questo, anche la pace cercata ha strani modi di manifestarsi. Talvolta.

Un asciugamano umido attorno al collo, petto nudo, camomilla tripla sulla destra in una bottiglia di vetro di quelli da passata di pomodoro, l'unico bicchiere mai posseduto qui. Oggi caffè meglio che no, si rischiano tragedie stantie.
Pensi alla casa che ti ospiterà, forse sarà "tua". Almeno per un po', magari per un po' di più. Pensi come è strana la lontananza e poi dicono di chiedere, ma loro chiedono mai. Quando troverai qualcuno come te? Qualcuno che ha i tuoi stessi criteri. Forse, qualcuno come te forse non si trova in giro tanto facilmente.

Ho cambiato tre case in otto mesi, nessuna mai prima d'ora.
Tutta la mia vita vissuta e triviale, tutta quella che si conta  fino ad ora, può stare comodamente in tre valige. Non importa poi che siano grandi. Sono tre.
C'est la vie. A me piace così, ora.

Mio



Removed -Calexico
Follow the current through the city that lies in ruins
Bottle is washed up but the message is missing
Heroes and ghosts, graveyards and buildings
Pay the price of admission

Haunted for years in a hallway of mirrors
Till I step through the window
Over the river, coat of feathers sweeping out of view
Weigh the difference, the scales are turned
Let conscience be so judged

Arrows with strings flung from below
Striking and reeling you in
Tied to mistakes, left there for days
Seeing which side you're in
Lately I feel so removed
Fell back into the ditch I dug

Wednesday, 21 July 2010

Di Agende Rosse,Di Moniti Nefasti e Di Alfredo

Forse è misantropia, non so. Il sentimento è quello ma è diretto, non stereotipato o generalizzato. Ben mirato verso una parte di popolo e nazione. Le eccezioni non mi consolano perché, poi, anche loro smetteranno di essere tali. Vorrei sbagliarmi ma non sarà così credo.
Mi sono chiesto in questi giorni il perché del mio non sentirmi bene qui o meglio, del mio sentirmi meglio fuori. Sapete ho cercato di giustificarmi e di giustificare. "Gap" nella comunicazione mi sono risposto, spero che si a questa l'unica differenza sostanziale ma per molte cose già so che è una risposta illusoria.

Vedo la gente cambiare, forse io sono e sto cambiando. Forse entrambi con direzioni differenti, diversamente. Non conta, il risultato è lampante è lo stesso. Diversità la chiamano di solito e questo mi rende triste. Tanto.
Mi sono chiesto il perché di una nostalgia legata solo a luoghi a cose immote e talvolta senza vita. Insieme non vivo che per molti può essere benissimo trattato con un criterio di succedaneità che ne svincola l'essenza dallo spazio. Per me non è così, probabilmente troppi ricordi, stranamente non belli, sono legati a tutto ciò attraverso situazioni ed emozioni.

Credo che il primo passo per un mio cheto vivere passa attraverso un'assioma di diversità nel quale, assunta questa condizione come statica, il resto, tutta la componente sociale intendo, diventa più sopportabile. Una condizione, questa, che ora mi permea e mi fortifica. Mi è di grande consolazione ed aiuto.

Ora come ora spero di non tornare per sempre da queste parti che, a buon auspico, vorrei dire "quelle" parti. Una possibile famiglia qui (li), proprio  non riesco ad immaginarla. Non saprei insegnare diversamente ai miei figli da come vedo le cose. Non voglio donare a loro una totale incomprensione congenita che li porterà a un vivere triste, tra sangue amaro e frustrazione. Se questo non sarà vorrà dire che non sarò stato in grado di insegnare nulla. Vorrà dire che sarò deluso di me stesso in primis e dalla società poi, da loro anche. Vada come vada qui (li) vedo speranze vane e futuri vuoti.

Care lettrici e lettori, mi sento cieco di fronte ad un futuro troppo chiaro e lampante è che di abbaglio non si tratta, le tenebre ci circondano mi fanno dire ciò.  Spero di sbagliarmi.

E' passato un secolo da quando il bisnonno di Alfredo cercò fortuna negli Stati Uniti prima, il prozio in Francia poi. Ora Alfredo è uscito come loro, calca le stesse orme con motivi che stanno diventando paurosamente analoghi. Chissà se ritornerà. Sapete, trovo strano che i primi non avessero pressoché la minima istruzione e che lui abbia praticamente la massima possibile. Sembrerebbe che poi l'istruzione non conti, LI.

Mio



Wednesday, 14 July 2010

Non Cambia, Il Sentimento Intendo.

Non è che mi serva molto tempo di più. No davvero.
Mi mancano le mie montagne, la mia bicicletta e a tratti il cibo, quello buono. Nulla più. Non facce famigliari non Amici, non come potreste pensare voi, credo. Sono strano, sicuro.
Non mi manca nulla del resto perché non è fisico e non necessariamente è qui, è in me è differente ed a molti non basta. Non mi manca perché è qui che si trova, questo contorno fatto di verde predominante che vorrebbe dominare me lo ricorda. Magari è solo una mia malizia ma magari anche no.
Credo che quanto prima, questo dipenderà dalle mie capacità acquisite e dalla mia dimestichezza visto che domestico già mi sento, mi informerò per non essere più di queste parti. Formalmente intendo visto che per il resto mica lo sono da molto tempo.

Non per dare la colpa a qualcosa o a qualcuno ma di Gazzetta ed infradito imperanti ne faccio a meno. Non le sopporto più. Scusate.

Mio



Per me sperando di riuscirci un giorno...



Thursday, 8 July 2010

Sortir

Sortir, quando uscire non è più possibile.
C'è stato un periodo che uscivo sistematicamente, ogni sera. Non per divertimento, non di certo. Dentro quelle quattro mura di una mansarda non ci potevo stare. Esplodevo con me stesso, implodevo nei miei pensieri. Uscivo e camminavo, nulla più.
Uscivo perché le cose fatte bene, talvolta, bisogna non farle. Personalmente quella volta le feci troppo bene.
Non so cosa ho creato allora, a chi o a che cosa diedi i natali. So solo che lo feci inconsciamente. Ora quella bestia è in me. Sono anche io.

La sensazione di pienezza straripante nello stomaco. Senza che si ceda. I morsi famelici e voraci. Senza gusto.
Una porta che si apre. Ancora per uscire. Questa volta mi sono fermato al cortile, ma non conta. Il gesto era lo stesso. Medesimo slancio.
La smodata solitudine non mi esime dal provare il vuoto dirompente del sentirsi soli. Poi.

Uscita da tutto quello che ho creato non vedo più di fronte a me.
Sortir, dicevo. Appunto.

Mio





I mostri che abbiamo dentro di Gaber - Luporini
Fa un certo effetto non capire bene
da dove nasce ogni tua reazione.
E tu stai vivendo senza sapere mai
nel tuo profondo quello che sei
quello che sei.


I mostri che abbiamo dentro
che vivono in ogni uomo
nascosti nell'inconscio
sono un atavico richiamo.


I mostri che abbiamo dentro
che vagano in ogni mente
sono i nostri oscuri istinti
e inevitabilmente
dobbiamo farci i conti.


I mostri che abbiamo dentro
silenziosi e insinuanti
sono il gene egoista
che senza complimenti
domina e conquista.

I mostri che abbiamo dentro
ci spingono alla violenza
che quasi per simbiosi
si è incollata
alla nostra esistenza.

La nostra vita civile
la nostra idea di giustizia e uguaglianza
la convivenza sociale
è minacciata
dai mostri che sono la nostra sostanza.

I mostri che abbiamo dentro
i mostri che abbiamo dentro.

I mostri che abbiamo dentro
ci fanno illanguidire
di fronte a quella cosa
che spudoratamente
noi chiamiamo amore.

I mostri che abbiamo dentro
sono insaziabili e funesti
sono il potere a tutti i costi
ma anche chi lo odia
soltanto per invidia.

I mostri che abbiamo dentro
ci ispirano il grande sogno
di un Dio severo e giusto
col mitico bisogno
di Allah e di Gesù Cristo.

I mostri che abbiamo dentro
ci inculcano idee contorte
e il gusto sadico e morboso
di fronte a immagini di morte.


La nostra vita cosciente
la nostra fede nel giusto e nel bello
è un equilibrio apparente
che è minacciato
dai mostri che abbiamo nel nostro
cervello.


I mostri che abbiamo dentro
crescono in tutto il mondo
i mostri che abbiamo dentro
ci stanno devastando.

I mostri che abbiamo dentro
che vivono in ogni mente
che nascono in ogni terra
inevitabilmente
ci portano alla guerra.

Saturday, 3 July 2010

Glasnov e Perestrojika: perché una piuma è troppo pensate.

No, non farlo. Poi sarà troppo tardi.
No, non farlo. Poi sarà guerra di pace.
No, non farlo. Perché le notti cambieranno colore. Ancora. Il colore chiaro come di plenilunio che a stento si estinguerà, di luna giunta al culmine e non ritrova più il ciclo.

Rapidi volano pensieri contrastanti, emozioni si incontrano in un incrocio e di righe e di colonne e di colori di base sovrapposti. Basta poco a creare immagini che sembrano reali. Inevitabilmente non la Realtà. Realtà è altro. Lei ha bisogno di molto di più, ora mancano particolari ed eccedono sentimenti.

Tutto o niente, non più indifferente.
Tutto o niente, nella solitudine della mia completezza personale che sento ancora lontana lo stomaco esplode.
Delicati equilibri da esplorare su braccia di una bilancia dove una piuma è più pesante di un'Anima. Dove fiducia spezzata tutto spazza.
Resteranno macerie per chi costruire non saprà. Resterà la normale condizione umana dicotomica e speculare faccia di Speranza. Il substrato naturale da cui tutto nasce prima del Niente, il minimo prima del Tutto. Resterà figlia degenere di Vita, Solitudine.

Questa è la Vita, non esiste altro, il resto sono illusioni a tratti nell'attesa di una nuova chance magari con lo stesso volto magari diverso che alla fine conta nulla. Per chi alla fisicità non si è piegato come discepolo.
Tutto è un combattere tra Amore e Ragione. Saggia la seconda che di tanto in tanto lascia fare al primo. Di tanto in tanto, per fortuna, la nostra genesi cade nell'oblio.

Perché alla fine si è simili. Ma poi si dimentica la coerenza o forse la coerenza è solo differente. Ma alla fine c'entra poco perché il risultato non cambia.

Perché una piuma è già troppo.

Mio


PS: porca mucca è restato scheduled per più di una settimana senza che me ne accorgessi ... ma che ci ho nella testa?


Monday, 14 June 2010

Radici

Scusa.
Se il mio terreno è duro. Da troppo tempo non lo dissodo, quei solchi mi hanno sempre fatto paura. Da troppo tempo è amico di freddo Inverno.

Scusa.
Se le mie radici sono contorte e stringono fameliche fredde pietre. Inutili pietre. Se si muovono rincorrendo la loro fine. In verticale, alla ricerca di qualcosa che forse pure non esiste. Acqua e Nutrimento non sono sempre nascoste. Stolte. Stolto.

Scusa.
Se il mio tempo è diverso.
Se il mio spazio è ristretto.
Se il mio fiato corto.

Cambio lentamente e continuamente, prima. Poco per volta.
Sto tentando di farlo più in fretta che posso per non sbagliare nulla, prima. Sto tentando di farlo anche e soprattutto assieme a te anche se così può non sembrare. Per capire la mia vera Forza, l'esistenza della mia completa interezza.

Mio


Sunday, 6 June 2010

Appartenenza in Libertà

Come sapete non credo agli stereotipi, è troppo facile giudicare le persone sulla base di questo. Inoltre la statistica ci può sicuramente dire che questo modo di operare è falso. Troppi pochi campioni esaminati possono condurci a questa conclusione. Personalmente le persone le stereotipo una per una, separatamente. Ad ognuno il suo "stampo solido". Inoltre, non secondariamente, non credo agli stereotipi perché significherebbe accettare intrinsecamente il rientrare in essi. No grazie per entrambi quindi.

In una delle nostre chiacchierate nella Philosophical Kitchen, DJ. si lamenta sul fatto che qui ci è molto razzismo soprattutto contro i musulmani. E. trovava una giustificazione per l'invidia da parte della gente comune per certi ideali che si erano andati a perdere dopo il '68. (O__o) Insomma parlava più o meno la donna vecchio stile: calzetta, lavare, stirare e pulire ecc. ecc., DJ. concordava. Io, come al solito anche per partito preso, ma non in questo caso, ero contro. Quando vado contro mi sento in dovere di dire, la voce si sente in dovere di aumentare di volume e nasce in me una vena polemica e provocatoria. Insomma a chi mi conosce in normali vesti mi direbbe incazzato ma è inevitabile e se poi mi si dice che il velo è per proteggere l'uomo (OMO) dalle debolezze carnali... allora mi incazzo veramente e la risposta: "Se sei debole tagliati il pene!" mi esce come risposta più gentile.

Sapete mi da fastidio, o meglio non capisco, la gente che ha bisogno di riconoscersi in gruppi in appartenenze, case, religioni. Non capisco perché per essere, bisogna appartenere e non viceversa. Io mi sento e sono me stesso, poi mi si può chiamare italiano ma ciò conta solo per un punto di vista amministrativo. credo che essere critici con noi stessi prima e con gli altri poi ma non necessariamente se non la pensano come me. Sono sempre contro ricordate...

Sapete credo che gli stereotipi nascano quando ognuno non segue se stesso ma subisce scelte altrui. Gli stereotipi esistono quando si smette di pensare con e per noi stessi, ma soprattutto per gli altri. Cominciano quando si inizia a pensare con un pensiero altrui univoco e praticamente insindacabile, prendendolo come assioma. Quando si cerca il piacere personale attraverso e non con altre persone. Se è personale non può passare per altri no? Se è personale lo si può scoprire con altri in noi stessi e talvolta, risulta pure più profondo.
Tutto questo per dire che non mi curo di chi mi classifica in una determinata categoria, insieme o cerchia perché, se così fosse,  automaticamente vorrebbe dire che in qualche modo mi dichiaro appartenente ad altri.
L'appartenenza non è essere parte di qualcosa, ma è come dice il Signor G. avere gli altri dentro di se 
Questo può essere il massimo dell'egoismo e forse pure della presunzione, lo so, ma anche l'accettazione naturale delle persone se lo si fa senza base di giudizio alcuna. Non so perché ma in questo vedo parte della piena Libertà personale ed altrui.


Mio



Thursday, 3 June 2010

I miei 500 metri di libertà

                              Note su una busta paga. Quando la mano chiede di scrivere ciò che la mente non riesce a trattenere dal dire.


E poi si chiude il portone di legno e le immondizie vanno nel cestino. Qui non si differenzia ancora. Tutto assieme, dentro.

Grande musica nelle orecchie ma mal musicata da vecchi auricolari. Un'ingiustizia.
Scendi in quella piccola stretta e cieca via. Testa reclinata da un lato solo leggermente, in avanti pesantemente. Forse sono solo gli occhiali da sole troppo pesanti. Forse.
Passi cadenzati quasi come quando li si conta e poi qualcosa si stacca da te, esce. esce come quelle parole prepotenti e che non provano ritegno ad abbracciare l'aria, a lasciare la tua bocca. Il ciclo è iniziato, sempre lo stesso come quello della musica.
Svolta a sinistra, c'è gente ma fa lo stesso. Non ti censuri perché è quello che vuoi. Sai che gli altri ti guardano tu li guardi ma non per questo ti zittisci forse, inconsapevolmente, fai più forte. Il ritmo dei tuoi tacchi ti accompagna in quel sottopassaggio e ti ascolti perché ti piacciono quei rintocchi, quel lieve eco accompagnato a parole che altri sentono straniere.

C'è un perché a tutto, è solo che talvolta non lo si considera. Difficilmente lo si affronta fino in fondo. Almeno questo pensi per te.
Ti chiedi il perché di quella musica continua, sempre uguale che scava dentro come l'acqua, ogni mattina, ogni sera. Ultimamente.
Ti domandi il perché e poi ecco la risposta: semplice, secca e netta. TU il TUO lato che hai alimentato invece di limitarlo in confini ben stretti è la tua risposta.
Sempre qui si torna.
Sempre dentro.
"In una polemica di dignità".
Resta il dolce di non concedere nulla al TE che non apprezzi, l'amaro di toglierti qualcosa che sarebbe bello ma non giusto, almeno non così. Per te.
Ho bisogno di evadere.

           E gli occhi si fanno insolitamente vicini, il viso diventa allungato quasi appuntito. Un muso. Con questo riflesso si spegne la giornata.

Mio




Nella Mia Ora di Libertà -Fabrizio de André

Di respirare la stessa aria
di un secondino non mi va
perciò ho deciso di rinunciare
alla mia ora di libertà

se c'è qualcosa da spartire
tra un prigioniero e il suo piantone
che non sia l'aria di quel cortile
voglio soltanto che sia prigione
che non sia l'aria di quel cortile
voglio soltanto che sia prigione.

È cominciata un'ora prima
e un'ora dopo era già finita
ho visto gente venire sola
e poi insieme verso l'uscita

non mi aspettavo un vostro errore
uomini e donne di tribunale
se fossi stato al vostro posto...
ma al vostro posto non ci so stare
se fossi stato al vostro posto...
ma al vostro posto non ci so stare.

Fuori dell'aula sulla strada
ma in mezzo al fuori anche fuori di là
ho chiesto al meglio della mia faccia
una polemica di dignità

tante le grinte, le ghigne, i musi,
vagli a spiegare che è primavera
e poi lo sanno ma preferiscono
vederla togliere a chi va in galera
e poi lo sanno ma preferiscono
vederla togliere a chi va in galera.

Tante le grinte, le ghigne, i musi,
poche le facce, tra loro lei,
si sta chiedendo tutto in un giorno
si suggerisce, ci giurerei
quel che dirà di me alla gente
quel che dirà ve lo dico io
da un pò di tempo era un pò cambiato
ma non nel dirmi amore mio
da un po' di tempo era un pò cambiato
ma non nel dirmi amore mio.

Certo bisogna farne di strada
da una ginnastica d'obbedienza
fino ad un gesto molto più umano
che ti dia il senso della violenza
però bisogna farne altrettanta
per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni.

E adesso imparo un sacco di cose
in mezzo agli altri vestiti uguali
tranne qual'è il crimine giusto
per non passare da criminali.

C'hanno insegnato la meraviglia
verso la gente che ruba il pane
ora sappiamo che è un delitto
il non rubare quando si ha fame
ora sappiamo che è un delitto
il non rubare quando si ha fame.

Di respirare la stessa aria
dei secondini non ci va
e abbiamo deciso di imprigionarli
durante l'ora di libertà
venite adesso alla prigione
state a sentire sulla porta
la nostra ultima canzone
che vi ripete un'altra volta
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.

Per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.

Wednesday, 2 June 2010

Atto di Fede

È come firmare la propria condanna a morte. Nulla più nulla meno. Piccola postilla, non sei tu il boia, non sei tu a tirare la leva. Un'altra persona ti brucerà il cervello, ti fermerà il cuore. Ancora. Poi freddo e inverno. Poi.

Mi sono formato a spigoli taglienti, cazzo se taglio, sono lama di rasoio lungo i bordi. Un foulard di seta si dividerebbe in due come per incanto al solo sua lieve poggiare laddove il bordo si fa netto.
Conosco poche persone come me, davvero poche. Probabilmente è solo la statistica che mi vieta di conoscerne di più, il numero di campioni. Ma posso dire che siete buonisti, voi, gli altri che di cui molti ne ho conosciuti e qui, in questo caso, la statistica pure non aiuta ma cambierebbe nulla. Ne sono certo. 
Mi additate come bastardo, voi, può darsi ma lo faccio bene, così bene che me ne vanto. Poi rincaro la dose. Non ho pena ne paura per voi. Sono abituato a me stesso, io. Voi siete acqua sulla pelle, gocce destinate a finire sotto i miei piedi. Io vi calpesto e, sinceramente, non me ne fotte più un cazzo. Non più ora.

Come si può decidere una possibile Eternità in pochi minuti. Non si deve farlo. Non lo voglio fare, non ha senso. L'Eternità non ha fine una traslazione temporale vale nulla. L'ho fatto.

TU, tu che hai tradito la mia fiducia, per la stupida ed infantile presunzione di scegliere per me hai fatto un grosso danno. Un danno che parla al plurale. Non conta che non lo rifarai più il danno esiste, bisogna cambiare tutto, non si possono aggiustare certe cose. Saprai farlo?
Il futuro è adesso, ora siamo ancora pari. Ti ricordo però che IO sono un bastardo, un figlio di puttana. Per queste cose ho finito i secondi, non arrivo neppure ad uno. Non conterò perché sparire costa meno fatica.

Continuare contro il baratro sapendo che il paracadute non esiste ma non preoccupandosi di ciò.


Mio


Wednesday, 26 May 2010

Meta-Lontananza

Strano come tutto sia acuito, come il facile diventi difficile. Come il contrario ne sia una semplice conseguenza. Strana ma forse normale, inevitabile.
Sensi moncati da fisici ostacoli sono accresciuti dal loro essere SENTITI, non PERCEPITI.
Nulla è più profondo del senso del tatto quando si afferra aria che diventa solida.
Nulla penetra di più i polmoni di un profumo dolce ma inodore.
Nulla lascia un così lungo ritorno al gusto, sulle labbra, che un desiderio di bacio.

Lontananza, limite in chi crede che questa possa essere un problema. Meta-Lontananza per chi crede e vuol vivere una nuova ed accresciuta dimensione. Per chi vuol provare, prima, ciò che è tangibile solo dopo averlo vissuto.
Meta-Lontananza è costruire un piccolo angolo di mortale paradiso tra terra e cielo, quando non si può far altro che vivere sospesi, a tratti, in virtuosi mondi virtuali.



Oltre lo Specchio Blue

Artificiali barriere 
aprono metafisici mondi.

Uno stanco Morfeo 
sorridente cede il passo
ad un prepotente Eros.

Infinito davanti.
Profondo. Sospeso. Atteso.
Oltre lo Specchio Blue.

Chrono si espande
con contrazioni senza controllo.
Scuotimenti d'Anima.
Luce si estende.
Mentre le parole diventano mute
in mal celati ansimanti sospiri.

Mio


A TE perché ti ho accanto sempre.Ma questo non serve che te lo dica. Già lo sai.

Sunday, 16 May 2010

Grazie Amici

Sono ritornato dal mio piccolo viaggio. Otto anni dopo ho rivisto J. di persona, ho conosciuto A..

E' stato normale e per questo incredibilmente forte, tutto non è cambiato di una virgola dentro o meglio, forse sì, i sentimenti sono maturati in una consapevolezza ora manifesta. J. con qualche ruga in più qua e la, stesso spirito di bambino una luce incredibile negli occhi un sorriso che mai dimenticherò. Uno di quei pochi Maestri inconsapevoli, come li chiamo io, che si ha la fortuna di incontrare nella Vita. Sai, mi hai insegnato tanto anche in questi pochi giorni, non te l'ho detto direttamente, spero di avertelo dimenticato anche se la comunicazione di sentimenti ed emozioni non è il mio forte. Non lo è mai stato. Sai, Tio grande, sei incredibile nel tuo esprimere le emozioni nel tuo trasmettere i sentimenti oltre le barriere del nostro linguaggio comune.
Ho avuto il piacere di incontrare A., una persona che mi è piaciuta molto perché in grado di bruciare per le cose che l'appassionano. Perché in grado di combattere per ciò in cui crede, per un ideale. Caspita se ci credi! Mi sei piciuta perché nella voglia di farti capire e di spiegare in un linguaggio che non ci appartiene nella tua sigaretta appena accesa nella mano sinistra tenuta leggermente alzata mi è sembrato di vedere un tremore adrenalinico. Magari mi sbaglio ma a me sembrava così, i tuoi occhi esprimevano tutto questo. Mi è piaciuta la tua naturalezza.
Caro J., cara A. Amici incompararabili come chi amico ho la preunzione di considerare, mi avete regalato un riso che sempre più spesso ultimamente mi coglie. Cari Amici, con voi ho condiviso una Presenza speciale che ora mi riempie pensieri svegliandomi dolcemente la mattina sussurrandomi una dolce buona notte quando il sonno mi chiama. Sai, mi dai emozioni dimenticate e mai vissute. Spero di condividere con Voi tutto il prima possibile. Sapete, mi avete mostrato ciò che penso possibile non è utopia. Sapete Voi sembrate averlo proprio raggiunto.
Caro J. e cara A. voglio augurarvi tutta la Fortuna, Felicità e la Serenità che vi meritate. Vi voglio bene. Grazie di tutto!!!

Mio


Sperando che possiate gradire:

Sunday, 9 May 2010

Alex il Leone

Sì come quello di Madagascar, il cartone animato.
Alex naufragò assieme ai suoi amici su di un'isola tropicale semi deserta abitata strane creature che, per proteggersi da iene selvagge che li attaccavano, elessero i nuovi naufraghi arrivati a sovrani dell'isola. Purtroppo Alex, unico carnivoro e predatore, presto sentì la mancanza di cibo, di carne. Il suo carattere mutò, divenne estatico la sua indole lo portava a quello stato prima represso. Presto tornò alle sue origini di predatore, di carnivoro affilato e finalizzato per un unico obiettivo. La caccia. Presto aggredì il suo compagno, la zebra Marty, azzannandolo. Capì che era mutato, capì che non era più ciò che era giusto essere. Si isolò dal mondo circostante rinchiudendosi in un recinto di pali appuntiti sotto una rocca grigia e tetra. Alzo un muro verso l'esterno per richiudere il suo dolore dentro, per non seminare dolore fuori. Chiuse il mondo fuori decidendo di lasciarsi morire di inedia.
Tutto sembrava destinato a finire affetti e vita, tutto sembrava destinato a rompersi. Il sentimento che non poteva più essere provato per nessuno era lasciato li in agonia in quell'angolo grigio di mondo. L'amico Marty non voleva permetterglielo perché era comparsa una nuova speranza, un ritorno alla vita. La nave era riapprodata sull'isola, la nave dalla quale erano caduti in mare. Marty tornò a chiamare l'amico, entrò in quel recinto a costo della propria vita, ma Alex non era più lui era feroce, senza controllo alcuno solo istinto. Ruggiti, unghie e denti lo fecero indietreggiare, lo spaventarono. Marty ritornò sui suoi passi tutto sembrava morto, tutto sembrava ormai perso. Mentre Marty lasciava il compagno ed amico venne attaccato da iene che stavano per divorarlo, ed allora qualcosa rinacque in Alex un sentimento nuovo più grande più forte dell'istinto di predatore, più grande di tutto. Alex oltrepassò il recinto e salvò l'amico da una morte certa. Alex cambiò ciò che era stato scritto dalla Natura. Alex cominciò a mangiare solamente pesce ed a godersi una nuova e consapevole e più grande e migliore dimensione della Vita.
Si può cambiare, si può abbandonare l'istinto ma bisogna essere in grado di risvegliare altro più in profondità. Qualcosa di più puro, unico.  Qualcosa che nasce dove le radici finiscono per perdersi nel Tutto.





Onda d'Urto


Fine brezza ti sento ancora
Senza volto, altro nome. 
Sei solo TU
Lo sento, 
Lo vedo.
Te lo dico.


Diventa Onda d'Urto,
Se vuoi spezzare le mie barriere,
Se vuoi questo e molto di più.
Raccontami CHI SEI 
Rubando le chiavi al Mio* carceriere.

Mio


* instead of "mio" si perché ci ha un volto e un nome proprio. Grazie Yuki.




Monday, 3 May 2010

Divide Et Impera

DIVIDE ET IMPERA, perché il problema è complesso, almeno per me. Il nemico è furbo, lesto e svelto. Sono IO.

DIVIDE ET IMPERA, quando non si capisce più nulla è necessario. Quando non si capisce noi stessi è un dovere. E' l'unica via.

DIVIDE ET IMPERA, se non ci si vuole accontentare di ciò che si è imparato dalla Vita. Perché imparare non è mai abbastanza.

DIVIDE ET IMPERA, perché sembrerebbe impossibile ma forse il cielo si è pure rabbuiato ulteriormente. Cazzo cambia! Fidati! Questo mi da speranza, l'equilibrio del Tutto mi da speranza.

DIVIDE ET IMPERA, perché c'è troppo fuori ad aspettare sempre. Perché troppo è Tutto e Tutti, Niente e Nessuno.

DIVIDE ET IMPERA, per un RIDERE, il mio, perso chissà dove e quando. Ma questo NON deve più importare.

DIVIDE ET IMPERA, per affrontare il futuro con GIOIA, qui e subito se possibile ora.

DIVIDE ET IMPERA, perché poi tutto verrà da se.

DIVIDE ET IMPERA, perché spero di farcela.


Mio


PS: buon compleanno a due grandi persone!







Saturday, 1 May 2010

Non è Solo Il Digiuno

E' il primo maggio, che fai? Lavori pur potendolo evitare?
Non è un lavoro questo, ma nonostante lo dica altro nome non può essere dato, da altri. Non farei le cose che faccio se lavoro fosse. Non sarei qui oggi se così fosse.

Presuntuoso? Può essere, all'esterno sembrerà così sicuramente, con me funziona che si deve evitare di chiedere o se lo fate chiedete risposte complete, grazie. L'unica mia presunzione è sapere cosa voglio, l'unico mio problema è come averlo. Il come è ciò che scrivo in queste pagine che a molti sembreranno lamenti ma che per me sono solo constatazioni e pura analisi di ciò che penso. Non voglio e non ho pretese di essere ascoltato e che voi possiate darmi soluzioni o certezze. Non ne ho io per me, l'estensione mi sembra naturale. PRESUNZIONE dicevo, vero?

"Fa lo stesso", non fidatevi di questa mia risposta. Non fidatevi di me. Si può cambiare solo se si è disposti a fare una Rivoluzione ad uccidere e morire, una volta uccisi per morire. Ora non ho nulla da uccidere chissà se potrò morire ancora. Sinceramente non trovo lo slancio e forse pure il senso per la Rivoluzione nei miei sentimenti.

Credo che in ogni persona sia presente un DNA sociale, una componente genetica mutevole e mutagena. Credo che vari in base agli stimoli e alla sensibilità delle persone chi riesce e, secondariamente almeno per me, vuole percepire muta verso ciò che desidera. A taluni può sembrare snaturarsi ad altri come di esplorarsi ad altri ancora entrambi. Personalmente mi sto esplorando e ciò che vedo e percepisco lo sento come mio e non mi piace e non è questione di fragilità quella, si sa, esiste. Non è pure questione di paura, è questione che se sono naturale non sono sopportabile da nessuno, neppure da me stesso. Siccome non voglio mutare il mio genoma prima di capire cosa esso sia nella sua versione naturale mi chiamo fuori. Rimango in compagnia di me stesso, del mio lupo e della mia steppa. Se non potrò sostenermi nulla ha realmente un senso.
Se non posso sostenere me stesso i rapporti sociali PROFONDI diventano come linfa vitale per una sanguisuga.

Dove inizia la mia NATURALITA'? Dove inizia il "perché è giusto"? Sono entrambe la stessa cosa? Dovrebbero essere la stessa cosa?
Una volta al mondo si può mutare rispetto a quanto già scritto nei nostri geni solo attraverso l'influenza di fattori esterni, l'ambiente naturale che ci circonda ci muta.
Sinceramente non trovo nulla di naturale nel mio voler mutare. Mi consolerebbe sapere che almeno le mie azioni e i mie pensieri fossero puri. Almeno qualcosa si salverebbe non potendo avere entrambi. Già, almeno qualcosa.

Voi, voi che ogni tanto mi leggete. Voi che forse volete capire chi sta dietro queste parole. Voi non sprecate il vostro tempo qui, un solo secondo è di troppo.
"... tu hai sempre il sorriso..."
così mi ha detto il cameriere in sogno di questa mattina. Talvolta è più facile vedere le cose che non esistono.

La fregatura di non avere punti di riferimento dentro è che ogni sistema che si esplorerà sarà equivalente. Ogni traslazione o rotazione non cambierà mai nulla. Non credo che sistemi esterni siano migliori di non avere punti interni, perché bisognerebbe capire il criterio di scelta e si è noi che si sceglie quindi... di cui sopra. 'fanculo l'autoreferenzialità.

Sono serio, non scrivo a caldo ora. Il foglio scritto giace qui sulla mia sinistra, e proprio ora Rimmel canta ancora quel ritornello... ancora.
Scusate ma per un po' mi chiamo fuori, non so per quanto. Un giorno, una settimana, un mese o forse molto di più. Non so.
Scusate ma non posso essere una pessimo due volte consecutive con speciali, gentili e care persone in separate occasioni e per differenti motivi. Non posso ammettere questo genere di comportamenti a me stesso. Se sono questo lo sarò SOLO.
Scusate ma ora non sono una buona persona, che per me è l'unica cosa che conta.

A presto, 

Roberto

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