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Friday, 20 May 2011

Noruwei no Mori (Norwegian Wood) -Murakami Haruki


Cos’è stata la lettura di Norwegian Wood? No, comincio dall’inizio.
Ho acquistato questo libro subito dopo aver terminato Dance Dance Dance, libro che ho amato molto e che mi era stato consigliato da un’amica. La scrittura di Murakami Haruki, mi piace perché leggera ma, soprattutto almeno per me, è acqua fresca mi ravviva. Allora come ora che la lettura mi chiama ancora, ora che traggo ancora piacere da ciò che leggo.Dopo un anno e mezzo o giù di li.

Ma parliamo di questo libro, dei personaggi dei tratti salienti che Murakami sa plasmare tra le sue linee scritte. Norwegian Wood libro noir per qualcuno, un libro malinconico, blue, per me. Nel blue non ci ho mai trovato nulla di male, solo, talvolta, da un po’ troppo di contagioso distacco dal mondo. Credo che questo libro dia con estrema acutezza il senso della Vita quando questa lo perde. Quello che ho capito e condivido in questo libro è il senso di fragilità estrema della nostra esistenza. Talvolta un lieve peso in più conduce a quel senso di inutilità che è del tutto personale, dal quale si riesce difficilmente a rifuggire. Indipendente da qualsiasi giudizio esterno, solo noi si può essere felici per noi stessi, nonostante tutti i riscontri positivi o negativi che l’esterno, gli altri, mai ci daranno. Bisogna salvarsi da noi stessi, non avere la minima speranza di essere salvati da altri, la presunzione di salvare altri. Questo credo che sia il senso dei due unici “superstiti”, due personaggi opposti, Reiko e Nakasawa. Opposti come facce di una medaglia, personaggi che per differenti motivi hanno capito, a mio parere, questa lezione. C’è che, invece, come Watanabe che non si rassegna per ciò che non ha potuto fare per il suo grande amore e non si accorge che questo lo conduce lontano dalla Vita ma pure dalla morte. Da altri amori. Vita sospesa tra un senso di responsabilità per Naoko e che impedisce di trovare la felicità piena con Midori. Fluttuante a metà che è quello che si potrebbe chiamare sopravvivere. Un libro fatto di martiri per una causa persa, la redenzione degli altri, la nostra redenzione attraverso gli altri.
Questo è per me Norwegian Wood, si è soli si vive in compagnia e si morirà sempre soli. La possibilità, l’unica per non soffrire, o meglio soffrire il meno possibile, è riuscire a costruire uno schema di condotta personale che non implichi ripensamenti. Perché di rimpianti o rammarichi ce ne sarà sempre qualcuno ma se si sbaglia, almeno, lo si fa bene altrimenti non si impara un granché. ;) Altrimenti ci si trova a vagare senza meta in luoghi prima sconosciuti. Luoghi fisici e mentali non dei più belli.
Credo che questo discorso potrà suonare terribilmente freddo egocentrico e presuntuoso. Sapete, probabilmente lo potrà anche essere ma l’alternativa non è sicuramente migliore o almeno io non ne vedo di migliori. La condivisione totale come elemento fondante di una crescita personale non credo che sia corretta per noi in primis, il riscontro degli altri ancor meno. Ma, di contro, credo che entrambe siano indispensabili per una crescita collettiva (di coppia o sociale) del tutto non secondari. Questo, per me, è il messaggio di questo libro. Chi riesce a trovare la pace in se stesso, la sua pace personale, troverà la sua meta. Effimera, consistente, condivisibile o rigettabile. Non conta. Poi la Vita, già di per se, non fa prigionieri, se poi noi ci si costruisce prigioni si gioca contro noi stessi.
Da evaso e continuo fuggiasco talvolta penso a che senso abbia tutto questo mio incespicare racchiuso in due esili parentisi che non ho deciso di tracciare tracciate.

Mio


PS: ed io che te lo volevo regalare a te! Mi è andata male... ;)
PPS: anche "L'arte di correre", sempre di Murakami Harauki non è male... ma io preferisco la bicicletta. Ah la bicicletta :.(

PPPS: allora Miss Refuso :P ho corretto il nome e altre cose, sicuramente me ne sono scappate altre ma ci ho la testaccia stanca questa sera... che poi, chissà perché, a me MI piace "lasciare gli errori" anche se non è bello e rispettoso per chi legge... 

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