S’è vista l’esistenza delle schede telefoniche svizzere taxcard. Contrariamente a quanto accadeva in Italia, la telefonia e la telegrafia erano gestite dalla Posta svizzera.
Il logo di quei tempi è ben chiaro su questo timbro del 1983:

Francobollo svizzero del 1983 e scritta: IL VOSTRO PARTNER GIORNO PER GIORNO.
Il francobollo commemora l’Università di Zurigo… in particolare la famosa facoltà di ingegneria. Non lontano è l’Ospedale Cantonale sede della facoltà di Medicina dove ho potuto imparare l’arte dell’Anestesiologia… nel lontano 1963. Ormai son vecchio e ricordo con grande piacere l’anno passato all’Università di Zurigo dove, appena laureato, oltre ad imparare ad alto livello ricevevo uno stipendio equo che mi permetteva di vivere dignitosamente. Non era un gran stipendio; era però importante… anche perché ero lì per imparare dato che la laurea era molto… ma molto teorica.
Scrivo questo perché sono anni che in Italia si continua a ripetere che i “cervelli” dopo la laurea lasciano l’Italia in cerca di lavoro… ma forse anche per potersi mantenere.
È proprio così! Cercai un posto di lavoro in Svizzera prima ancora di laurearmi; non mi andava di dover fare il “lecchino”, senza guadagnar niente, per arrivare ad imparare qualcosa. Ora che sono vecchio… ma anche prima… trovo scandaloso che giovani laureati, non solo in medicina, debbano lavorare gratuitamente per imparare… come se il pane quotidiano fosse gratuito e i genitori col borsellino sempre pieno. Si è creata in me la consapevolezza che, per diventare vecchi, è necessario “aver” risparmiato; essere cioè riusciti a metter da parte quel gruzzoletto che potrà aiutarci a pagare non solo chi ci darà una mano, ma soprattutto quello stato “fantasma” che ci coprirà di folli balzelli per “tutelare” chi ci aiuterà. I vecchi saranno “tutelati” da quanto avranno risparmiato oppure saranno pregati di tirare il gambino il più presto possibile. Oggi la società non guarda in faccia nessuno e i “figli” si sono piuttosto “modernizzati”. Senza contare il fatto che lo stato ci depaupera la misera pensione come se fosse un guadagno. In più, personaggi senza coscienza o con la coscienza a brandelli continuano ad ammazzare centinaia di civili perché è così che si deve fare contro il nemico… lo fanno schiacciando un pulsante senza sporcarsi le mani.
Lascio da parte la tristezza che s’è instaurata in me considerando il precipizio nel quale è scivolato il Genere Umano e torno a quel timbro che ha inaugurato il mio scritto. Nel timbro infatti è quello che era il logo delle poste svizzere… quando ero bambino e anche un pochino adulto. È in bianco e nero. Sulla taxcard di Posta & Affini60 c’è piccolino il logo colorato con la croce svizzera e PTT che stava per POSTA TELEGRAFO e TELEFONO.

Il logo svizzero del passato.
Analizzando la T di telegrafo vengono menzionati i telegrammi. Ma se io oggi 2026 chiedo ad un giovane adulto se sa cos’è un telegramma, difficilmente riuscirebbe a rispondermi. Eppure sarebbe bello se avesse imparato, come cultura generale, che è esistito l’alfabeto Morse o Codice Morse grazie al quale, coi punti e le linee, fu possibile comunicare velocemente a distanza.
La T relativa a telefono, non solo significava la gestione della telefonia, ma anche il fatto che in ogni ufficio postale esisteva una cabina che permetteva di fare le telefonate a distanza; dopo aver parlato a telefono si pagava la telefonata allo sportello.
Nel 1998 ci fu la separazione fra posta e telefonia… che si chiamerà SWISSCOM… che gestirà anche le schede telefoniche come questa… piuttosto svizzera.

Taxcard piuttosto appetitosa
In Italia la situazione era un po’ diversa. La telefonia era dapprima gestita da compagnie diverse… per Liguria e litorale tirrenico c’era la TETI… Telefonica Tirrena.
Le schede telefoniche erano gestite dapprima dalla SIP (Società Idroelettrica Piemonte) che, incorporando parte della telefonia italiana continuò a chiamarsi SIP ma divenne:
Società Italiana per l’Esercizio Telefonico divenneSocietà Italiana per l’Esercio delle Telecomunicazioni.

Schede telefoniche italiane quasi identiche
La SIP cambiò ancora nome e divenne TELECOM ITALIA.
Si resero poi conto che era possibile guadagnare ancora di più facendo diventare la scheda un oggetto pubblicitario non solo per TELECOM ma anche per altri interlocutori.
È così che, specialmente sul retro della scheda la pubblicità tocca tutti i possibili argomenti… dallo sport al turismo e così via.
Che poi, ogni scheda ha la sua validità, e, dimenticata nel portafoglio… non serve più.
Di seguito la sequenza di tre schede sempre della TELECOM ITALIA che ci può far rivivere il passaggio dalla Lira all’Euro. La prima infatti è solo in Lire e scade nel 1999, la seconda è in Lire e Euro e scade nel 2002 e la terza è solamente in Euro e scade nel 2005.
Hanno tutte della pubblicità anche se in un caso la pubblicità è solo generica; il retro ha, si potrebbe dire, la continuazione della pubblicità annunciata sulla parte anteriore.

3 schede di TELECOM ITALIA con le monete correnti.
Queste sono solo 3 fra tutte quelle che sono state stampate… o coniate da TELECOM. Dico coniate perché le telefonie italiane, dapprima coi gettoni, poi con le schede, arrivavano quasi quasi a sostituirsi allo stato con pezzi di cartone di un certo valore.
Solo lo Stato può “Batter moneta” o stampare biglietti di banca… in più, diversamente dallo Stato Sovrano intascava soldi con la pubblicità.
L’importante è essere ben ammanigliati. Mi sovviene che recentemente la mia Patria Italia ha fatto “fuoco e fiamme” dopo la tragedia di Crans-Montana, ma ha dimenticato che, un po’ di anni fa crollò un ponte genovese autostradale, e, mi sembra ci furono molti morti… i colpevoli? Chissà perché ancora non li hanno trovati… o si preferisce non trovarli?
Una cosa è sicura e cioè che, con le schede telefoniche s’è parlato anche di soldi; dalla lira s’è passati all’Euro… quell’Euro che secondo “Qualcuno” avrebbe arricchito tutti gli italiani.
C’era la lira e, molto tempo fa l’italiano sarebbe stato felice se avesse guadagnato mille lire al mese… mille lire come sul francobollo commemorativo della Banca d’Italia.

Francobollo italiano del 1993
Sì, era proprio così ed anche molto grande… considerato un “lenzuolo”. Ai tempi, probabilmente valeva di più di 1000 Euro di oggi. Naturalmente, dopo la guerra il valore della lira scese precipitosamente dopo l’arrivo degli Americani che stamparono le Am-lire. Ne stamparono moltissime da 1 a 1000 lire. C’erano anche, dal 1947 le 1000 lire italiane.

Le mille lire italiane
Da notare nell’ovale di sinistra una delle tre Grazie dal dipinto di Sandro Botticelli. Il grande artista che dipinse appunto la Primavera dove è possibile ammirare le tre Grazie, verrà “utilizzato” nel 2002 per il francobollo di € 0.77 della serie definitiva in Euro… la serie denominata “La donna nell’arte”.

Francobollo da € 0.77 del 2002.
È sempre interessante andare a cercare l’originale e vedere come viene interpretato da chi ha inciso il francobollo. Una parte dei francobolli di questa serie apparve nel 1998… solo in lire, poi in lire ed Euro ed infine nel 2002 solo in Euro. Questo francobollo apparve solo in Euro.
Questo l’originale dal capolavoro del Botticelli.

L’originale (da Wikipedia).
Sarà interessante, come per le schede telefoniche, vedere sullo stesso francobollo il passaggio dalla lira all’Euro. Ma sarà molto più interessante arrivare a prendere atto che, l’avvento dell’Euro ha diminuito moltissimo il potere d’acquisto dei soldi che ci siamo trovati in tasca. Non solo lo si può vedere facendo dei confronti col franco svizzero, considerato un po’ moneta rifugio, ma semplicemente con le tariffe postali. Basta confrontare le tariffe da quando è apparso l’Euro per spaventarsi e dover prendere atto che siamo stati governati molto male. Non vorrò farne una questione politica… solo una questione gestionale. Abbiamo vissuto giorno dopo giorno dei personaggi politici che producevano o facevano opposizione. Se consideriamo il potere d’acquisto dei soldini sudati col nostro lavoro dovremmo arrivare a credere di essere stati “delicatamente o legalmente” derubati.
(Possibilmente continua)
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