In Cina vietato l’uso degli appartamenti come cimiteri

La Cina ha vietato il seppellimento dei defunti in appartamenti vuoti, che sono chiamati “appartamenti per le ceneri”.

Visti i costi proibitivi dei lotti adibiti a sepolture, in molti hanno approfittato della bolla immobiliare che ha portato a un crollo dei prezzi nei quartieri periferici per acquistare case in cui conservare i resti dei defunti.

Questa legge è arrivata poco prima della celebrazione della Qingming cioè della festa dedicata alla pulizia delle tombe.

La rapida urbanizzazione ha aumentato la domanda di lotti cimiteriali, che nelle città sono limitati.

Inoltre se per gli immobili residenziali i diritti di godimento concessi valgono per 70 anni, per le tombe il contratto di locazione può  essere di soli 20 anni.

La popolazione cinese, inoltre, sta invecchiando a uno dei ritmi più rapidi della storia. Il numero di decessi nel 2025 è stato di 11,3 milioni, in aumento rispetto ai 9,8 milioni del 2015 e superiore ai 7,9 milioni di nascite dello scorso anno.

Le spese funerarie medie in Cina nel 2025 erano le seconde più alte al mondo, pari a circa 37.375 Renminbi (5.400 dollari), dopo il Giappone, rappresentando circa il 45% del salario medio annuo.

Con questa nuova legge il governo incoraggia anche pratiche funerarie alternative, note come ‘sepolture ecologiche’, ad esempio spargere le ceneri di una persona cara in mare.

Queste perché ritiene che queste procedure siano più economiche ed abbiano un minore impatto sull’ambiente.
   

Rosi, la gattina in fin di vita

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È in condizioni critiche e lotta fra la vita e la morte Rosi, la gatta stuprata e torturata tra sabato e domenica 22 marzo a Roma nei pressi del parco di Tor Tre Teste.

Una donna e il figlio hanno notato l’animale che trascinava le gambe  e subito dopo l’atroce scoperta: la micia presentava una profonda lacerazione nella zona genitale.

Lunedì 30 marzo è stata necessaria anche una trasfusione di sangue a causa delle infezioni diffuse legate alle ferite.

Rosi ha però un gruppo sanguigno di tipo B, molto raro e non c’erano sacche compatibili.

Così la volontaria di una associazione di Viterbo ha reso disponibile il sangue del suo gatto Ziva che ha lo stesso gruppo sanguigno.

Rosi resiste, lotta, ma è come se stesse perdendo le forze. Troppo devastanti le ferite e le torture subite durante lo stupro.

La pena di morte in Israele

“La pena di morte è una legge vile e razzista”. Così il celebre giurista israeliano Mordechai Kremnitzer condanna senza appello il provvedimento approvato dalla Knesset israeliana.

La nuova norma, che prevede  l’impiccagione come sanzione per i palestinesi della Cisgiordania condannati per terrorismo, interrompe un lungo silenzio del patibolo durato oltre sessant’anni.

L’ultima volta che Israele ha applicato la pena capitale è stato nel 1962, con l’esecuzione del gerarca nazista Adolf Eichmann.

I condannati saranno tenuti in strutture separate e non potranno ricevere visite dai familiari e le esecuzioni potrebbero avvenire entro 90 giorni dalla sentenza.

La stessa Associazione per i diritti civili in Israele ha dichiarato di aver presentato ricorso contro la legge presso la Corte suprema.

Nel 2025, la pena di morte ha fatto registrare un aumento allarmante a livello globale.

L’Iran nei normali processi ha superato le 1.500 esecuzioni mentre l’Arabia Saudita ha battuto il proprio record con oltre 356 esecuzioni. Negli USA, le esecuzioni sono quasi raddoppiate rispetto al 2024, arrivando a 48. 

L’abolizione della pena di morte è ampiamente considerata un successo nel campo dei diritti umani, con oltre tre quarti dei paesi del mondo che l’hanno eliminata per legge o nella pratica.

Questa tendenza globale ha riflettuto un crescente rispetto per il diritto alla vita e per la dignità umana e rappresenta una crescita di civiltà.

Resta per questo sgradevole ed inaccettabile che il  ministro della Sicurezza Nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, esponente di estrema destra, abbia potuto festeggiare l’approvazione della legge  brindando e stappando una bottiglia.

I controlli di persone nello spazio Schengen.

Il controllo da parte di forze di polizia dell’europarlamentare di Avs Ilaria Salis, avvenuto sabato 28 marzo 2026 in un hotel di Roma, è stato effettuato su segnalazione del 3 marzo 2026 da parte della Germania

I controlli specifici di persone nello spazio Schengen sono disciplinati dal regolamento EU 2018/1862 e Ilaria Salis è stata controllata ai sensi dell’articolo 36 (3) del regolamento.

Ogni Stato che aderisce al SIS (banca dati sistema di informazioni Schengen) può inserire delle segnalazioni che hanno una validità temporale.

Lo Stato che inserisce una segnalazione nel SIS decide quanto deve durare e per ogni segnalazione il regolamento spiega che tipo di azione la forza di polizia deve fare se la persona segnalata viene individuata in uno degli Stati membri, rispettando le norme e le procedure di diritto interno.

In banca dati SIS è inoltre indicata l’autorità straniera che ha fatto la segnalazione e gli Stati che aderiscono al SIS Schengen non possono sottrarsi dall’eseguire l’azione corrispondente alla segnalazione.

In sintesi, la segnalazione comporta l’identificazione, ma l’immunità parlamentare può bloccare o ritardare le conseguenze dell’identificazione (es. arresto) fino alla revoca della stessa da parte del Parlamento Europeo. 

Il nome di Salis, pur non essendo accusata di organizzazione eversiva, è negli atti dell’inchiesta tedesca sul gruppo eversivo di estrema sinistra «Hammerbande», insieme con quello di altri italiani.

Nei suoi confronti dalla Germania era stato chiesto un controllo personale, del veicolo utilizzato e anche dei suoi accompagnatori, con l’ora e il luogo dell’identificazione.

La Germania ha avviato un procedimento penale «a specchio» con quello dell’Ungheria per i fatti del 2023 anche nei confronti del gruppo «A tifa’ Ost», classificato da Budapest e dal Dipartimento di Stato USA come organizzazione terroristica.

Il Giappone potrà lanciare missili da crociera a lungo raggio

Il Giappone ha dotato una delle sue principali unità navali della capacità di lanciare missili da crociera a lungo raggio.

La scelta è stata dettata dalle crescenti tensioni presenti nell’Asia- Pacifico nonché dalla volontà di rafforzarsi nei confronti dei potenziali avversari regionali come Cina e Corea del Nord.

Il cacciatorpediniere Aegis Chokai, della Forza marittima di autodifesa, è diventato la prima nave giapponese in grado di trasportare e lanciare missili Tomahawk di produzione statunitense.

Le modifiche sono state completate presso un cantiere della Marina americana e rappresentano un avanzamento nelle “capacità di contrattacco”.

I Tomahawk, con una gittata di circa 1.600 chilometri, consentono teoricamente di colpire obiettivi in profondità.

La Chokai dovrà ora completare una fase di test operativi, tra cui esercitazioni di tiro reale e addestramento dell’equipaggio, prima di rientrare in servizio attivo previsto entro settembre.

La trasformazione della Chokai è quindi parte di una strategia che punta a dotare il Giappone di  strumenti avanzati per colpire a distanza.

Tokyo ha già avviato l’acquisto di circa 400 missili Tomahawk e prevede di equipaggiare progressivamente tutti gli otto cacciatorpediniere Aegis della propria flotta.

Inoltre le Forze di autodifesa stanno sviluppando sistemi nazionali, come la versione potenziata dei missili Type-12, destinati a sostituire in futuro quelli di produzione americana con capacità analoghe.

Il concetto di “stand-off”, ossia colpire da fuori dal raggio delle difese nemiche, è al centro di questa strategia che mira a scoraggiare qualsiasi aggressione rendendo evidente la capacità di risposta.

Il nuovo divieto in Siria

Una ordinanza emanata dal governatorato di Damasco prevede, a partire da metà marzo 2026, il divieto di vendita di alcolici nei ristoranti e nei bar.

L’eccezione concessa ai quartieri a maggioranza cristiana (Bab Touma, Bab Sharki, Qassaa) è l’elemento più critico.

Non si tratta solo di regolare un consumo, ma di utilizzare un elemento della vita quotidiana come pretesto per marcare dove finisce il “mondo musulmano” e dove inizia quello “cristiano”.

Imponendo queste barriere, il regime, interviene attivamente per inibire i rapporti sociali spontanei.

Questa norma spinge gli individui a identificarsi primariamente attraverso la propria confessione religiosa piuttosto che attraverso l’appartenenza nazionale o civile.

I quartieri cristiani diventano “isole di eccezione” che rischiano di essere percepite con risentimento o estraneità dalla maggioranza.

Storicamente, Damasco è stata un laboratorio di coesistenza dove le differenze sfumavano nella quotidianità.

È innegabile che l’alcol sia una sostanza che comporta gravi rischi. L’abuso di alcol causa patologie croniche, incidenti stradali e può esacerbare tensioni domestiche o violenze urbane.

Qualsiasi Stato moderno ha il dovere di implementare politiche di sensibilizzazione, prevenzione e limitazione dell’abuso per proteggere il benessere dei propri cittadini.

Tuttavia, nel caso del governatorato di Damasco, il divieto non nasce da una preoccupazione sanitaria.

Se l’obiettivo fosse la salute pubblica, il divieto sarebbe uniforme, accompagnato da campagne mediche e applicato a tutti senza distinzione di fede o quartiere.

La decisione dei nuovi leader siriani riflette un approccio tipico di molte teocrazie o governi a forte impronta confessionale: lo Stato si eleva a tutore morale del cittadino.

Se un musulmano e un cristiano non possono più condividere un tavolo in un ristorante del centro, si erode il tessuto connettivo della società civile.

Teufelstritt o “impronta del diavolo”

All’ingresso della Frauenkirche di Monaco di Baviera in Germania si trova la cosiddetta Teufelstritt o “impronta del diavolo”.

La leggenda narra che il diavolo intendeva aiutare il costruttore nella realizzazione della chiesa a condizione che questa venisse eretta senza finestre.

Il costruttore però aveva creato una chiesa apparentemente senza finestre  ma in realtà erano nascoste dalle colonne. 

Infatti, se si guarda verso l’altare, le colonne delle navate nascondono alla vista qualsiasi finestra.

Quando però il diavolo entrò in chiesa fece un passo in avanti e vide le finestre, allora dalla rabbia sbatté talmente forte il piede da lasciare un’impronta nera.

Poi il diavolo furioso si trasformò nel vento gelido che ancora oggi soffia spesso intorno alla cattedrale.

L’universo è una sinfonia perfettamente ordinata

 I Pitagorici celebrano il sorgere del sole., di Fëdor Andreevic Bronnikov, 1869.

Pitagora nacque intorno al 575 a.C. a Samo, un’isola greca dell’Egeo. La sua giovinezza fu un lungo pellegrinaggio alla ricerca della sapienza: viaggiò in Egitto, Babilonia, Persia, assorbendo conoscenze in ambiti diversi come la matematica, l’astronomia, la medicina e la religione.

Poi si stabilì a Crotone, nell’attuale Italia meridionale dove fondò una scuola che somigliava più a una comunità spirituale che ad un’accademia.

I pitagorici credevano nella reincarnazione dell’anima (metempsicosi), nella purificazione attraverso l’ascesi e, soprattutto, nell’idea che i numeri fossero i principi universali della realtà.

Per loro l’universo non era caotico, ma una sinfonia perfettamente ordinata: l’armonia musicale, le forme geometriche e il movimento degli astri seguivano il ritmo di una matematica sacra.

In questo contesto di vita disciplinata e contemplativa, i discepoli dovevano osservare cinque anni di silenzio come pratica iniziale e rinunciare al consumo di carne per non turbare l’anima.

Pitagora sosteneva che il valore dell’azione era indiscutibile e le promesse fossero parole vuote se non sostenute dai fatti.

Nella sua visione, la vita filosofica non consisteva nell’accumulare sapere, ma nel metterlo in pratica. Non contava ciò che si diceva di voler fare, ma ciò che si faceva davvero.

Nella scuola pitagorica, il maestro esortava i discepoli a «praticare ciò che hanno appreso» e a «dominare se stessi attraverso l’esempio, non attraverso la retorica».

E la sua comunità fu davvero un esperimento sociale fondato su questo principio: una vita di armonia, disciplina, silenzio, studio e rispetto per gli animali e per il cosmo.

Per Pitagora, la vita non era una competizione per la ricchezza o il prestigio, ma un’occasione per comprendere il mistero dell’universo attraverso azioni consapevoli, meditate e utili.

Sebbene non ci siano giunti scritti diretti di Pitagora, il suo pensiero ha attraversato i secoli, influenzando figure come Platone, Copernico, Keplero e persino Albert Einstein.

Il nome di Pitagora è subito associato a un triangolo rettangolo e alla formula matematica imparata a scuola (a² + b² = c², il teorema di Pitagora).

Ma ancora oggi, il suo insegnamento invita all’autenticità e ricorda di non agire per il riconoscimento o la visibilità, ma per convinzione.

I proiettili parlanti

proiettile

Un proiettile da fionda di 2.000 anni fa, trovato in Israele, riporta un’incisione che recita “Impara (la lezione)!”.

Sparare al nemico è una pratica antica e sono state utilizzate fionde, catapulte, cannoni o fucili.

Sono stati lanciati migliaia di miliardi di proiettili in pietra, argilla, piombo, bronzo, fino ai materiali moderni come il tungsteno e l’uranio impoverito.

Oltre a colpire i nemici, però, alcuni proiettili prodotti nell’antichità miravano a deriderli.

Il proiettile, ritrovato nel 2025 durante degli scavi alla necropoli meridionale di Antiochia Hippos, in Israele, misura circa 3×2 centimetri e si stima che il suo peso originale fosse di 45 grammi.

La particolarità di questo proiettile è l’iscrizione in greco antico che si trova su un lato e recita “manthou”, la forma imperativa del verbo manthànō, imparare.

Secondo gli archeologi la scritta sarebbe dunque una beffarda provocazione lanciata  ai nemici, come a dire «imparate la lezione!».

Il proiettile, che fu forse usato durante le campagne del re della Giudea Alessandro Ianneo (103–76 a.C.) contro la città di Hippos, non è l’unico esempio storico che abbiamo di munizioni “parlanti”.

Sono state ritrovate altre munizioni parlanti risalenti al periodo ellenistico (IV-I secolo a.C.) che arrecavano incisioni come “prendila!”, “ahi!”, “rimani incinta con questo”, “vittoria!”, “sangue”, “un regalo sgradevole” o “per il sedere di Pompeo!”.

Insomma, l’istinto di umiliare il nemico è antico quanto quello di combatterlo.