Giovedì 6 novembre 2025. Giornata di sole o nuvole o pioggia, non lo so, è ancora buio. Sveglia ore 4:11. Colazione con mela cotta e pancake alla banana, cannella e proteine vegan. Lettura dei giornali. Note. In breve, ha vinto Mamdani a NY, la sinistra italiana già si veste alla Mamdani (anni fa Arturo Parisi, in un momento simile del Pd con Obama, disse: “Ieri abbiamo perso in Lombardia, ma in compenso abbiamo vinto in Ohio”). Comunque le letture più convincenti vedono il nuovo sindaco di NY, e le due governatrici democratiche elette ieri, come una reazione antitrumpiana dell’elettorato (Flavia Perina sulla Stampa cita le leggi della fisica). Ma, a guardar bene, Mamdani usa lo stesso metodo antipolitico di Trump, vincendo in contrapposizione al suo stesso partito, e alzando i toni. Non ho potuto ancora leggere l’intervista a Safran Foer, che non l’ha votato, ma ho letto una analitica e suggestiva intervista a Giuliano da Empoli, che appunto parla di energia sprigionata e antipolitica. Anche il Giuliano cisalpino, sul Foglio, parla di radicalizzazione e pur citando le rottamazioni di Renzi, poi macronizzato, conclude che in fondo come sindaci noi abbiamo Gualtieri e Sala e da noi pure i populisti hanno la pochette (io direi semmai che abbiamo il populismo spalmato dappertutto come il burro d’arachidi, pure sui centristi, e non mi sembra una gran consolazione). C’è anche il caso Al Masri, con il governo libico che si mostra più scaltro di quello italiano, che per non rischiare impopolarità con segreto di Stato ha fatto un pasticcio (ma sta cercando di rimediare, almeno con la Cpi). Poi c’è la riduzione della pena per Alessia Pifferi con i giudici che pian piano si liberano della pressione dell’opinione pubblica e cominciano a sfrondare le aggravanti finora riconosciute, in questo caso i futili motivi. Capiamoci: il fatto è tremendo e ripugnante, ma è verosimile che da donna madre single abbia abbandonato la figlia di diciotto mesi non per un “weekend lungo”, come si è scritto, ma per esigenza di libertà. Tante donne del resto non fanno figli per questo e nessuno può dire che le loro ragioni siano futili. Direte: ma qui c’è un reato. Certo, un omicidio gravissimo, perché di una bambina e tra indicibili sofferenze, ma non motivato da un capriccio ma dalla volontà di avere una propria vita. Perché poi questa sventurata non abbia semplicemente affidato la figlia alla madre o alla sorella, oggi nel ruolo di parti civili che chiedono l’ergastolo, rimane mistero. Perché non gliel’hanno chiesto loro di lasciargliela, se si sono mai accorte dello stato in cui viveva la bambina e della volontà della madre di abbandonarla, non è chiaro. Direi però che la ripugnanza della morte di quella bambina interroga tutti, soprattutto chi è madre e più o meno inconsciamente può capire che quella donna ci fa particolarmente orrore perché allo stesso tempo ci fa sentire migliori di quello che non siamo e peggiori di quello che siamo (non abbiamo abbandonato nessuno, ma chissà se in condizioni diverse non avremmo potuto farlo). Chi non ha figli dovrebbe a maggior ragione riflettere prima di emettere giudizi. Quanto al dolo diretto non è verosimile e dunque anche i ventiquattro anni appena rivisti potrebbero risultare infine esagerati. Avesse voluto ucciderla non le avrebbe lasciato acqua, latte e té, che nella sua testa evidentemente dovevano garantire alla piccola la sopravvivenza nel weekend lungo. Sì, è un fatto di un orrore indicibile, anch’io ho difficoltà a osservarlo con lucidità, ma per quello che ho letto, per quello che sappiamo (che non è detto sia la realtà) il reato, la cui configurazione i giudici sono chiamati a verificare, e sempre che l’imputata sia valutata infine capace di intendere e di volere, sembra colposo, una colpa gravissima, o al massimo frutto di dolo eventuale (abbandono compiuto non per uccidere ma accettando il rischio che la bambina morisse).