Peritura

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Dolce e tanto amara vita,

A te che sei labile quanto uno schiocco di dita o un battito di ciglia.

Labile quanto un lampo in quello che speriamo possa sempre essere un cielo sereno.

Labile,

effimera,

peritura,

fugace,

la vita che ci (s)fugge tra le mani.

Tutti di corsa, perennemente

alla ricerca di non si sa neanche cosa.

Quando tutto quello di cui abbiamo bisogno, è probabilmente già accanto a noi.

Una malinconia colorata, quella che si fa largo in questo grigio lunedì.

Ogni tanto fa bene fermarsi a riflettere,

a quanto l’eternità sia solo un crudo miraggio che pensiamo di possedere,

e in realtà non conosciamo neanche un po’.

Tutto tace,

ma chi sa ascoltare, sa che il silenzio è un buco nero assordante, da cui si impara a risalire solo con il tempo.

Oggi, Vita,

ti respiro a pieni polmoni, più che mai.

E un pensiero va a te, nonno,

alla mamma di Roberta,

allo zio di Luca,

a Gabriel,

a coloro che ci hanno lasciato prima che potesse tornare a risplendere il sole.

Niente.

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Sto implodendo.

La testa è piena di pensieri, di preoccupazioni.

L’ansia scorre nelle vene e sento che le lacera piano piano.

Non mangio, non bevo, respiro a fatica.

Che periodo, mi dico, passerà, mi dico.

Non so più che fare, mi giro e mi perdo in me stessa.

Ho male ovunque, ma soprattutto al cuore.

Batte meno forte, la passione è scemata.

Mi hanno spenta, come si spengono le candeline dei compleanni. Ciò che di bello c’era in me si è sciolto, come la cera mentre la fiamma consuma la candela.

Non mi sono mai sentita così sola, senza entusiasmo e rassegnata. Neanche la scrittura mi regala più un effetto calmante. Tutto tace.

Non sono più io.

“X”

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Non giudico mai l’aspetto fisico di una persona.

Fin da piccola mi prendevo cotte per ragazzi molto più simpatici che carini.

Sono da sempre attratta dai ragionamenti logici, dalla sincerità d’animo, dal sano umorismo, e da un pizzico di sarcasmo. Sono attratta da chi mi tiene testa e addirittura mi supera.

L’aspetto fisico arriva sempre dopo.

Se mi tratti con i guanti, e mi stupisci con quello che dici, diventerai, ai miei occhi, la persona più bella che io possa incontrare.

Oggi mi hanno fatto una battuta su X, ma non ho risposto. Malgrado tutto quel che mi ha fatto nell’ultimo periodo, l’avrei difeso a spada tratta, ma ho preferito tacere. Il silenzio a volte dice di più di tante parole.

Per me è sempre stato bellissimo, sia dentro che fuori. I kg in più non sono mai stati un problema, mi piaceva così com’era.

Era intelligente, intuitivo, sagace e il più delle volte saggio.

Peccato che, come tutti gli uomini, non abbia capito molto di me e sulla persona che sono al di là di corazze e armature con cui mi sono circondata. Peccato che non abbia capito che l’unica cosa che volevo era che mi volesse bene per davvero e che mi tenesse per mano quando tutti me l’avevano lasciata.

Aria felice.

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Ho puntato sulle persone sbagliate, da sempre.

Potrei fare una lista dei motivi per cui sono arrivata a questa conclusione, ma la verità è che non ne ho voglia. Da anni a questa parte ho cercato il buono nelle persone, dando tutta me stessa, e volete sapere qual è stato il risultato? Che queste persone hanno preso il meglio di me e l’hanno buttato via, lasciandomi vuota, spenta e stanca.

Senza coraggio si rimane fermi, ad un punto morto. Ho dato coraggio a chi non ne aveva, e mi sono ritrovata completamente senza.

Spero che quest’anno finisca in fretta, ho voglia di tornare a respirare aria felice.

To lose.

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Ho perso.

Ho perso più di un compagno, ho perso una parte di me, la più bella, la più umana.

Ho perso il mio migliore amico, l’unico che mi capiva con uno sguardo. Non avevo bisogno di parlare, per comunicargli qualcosa. Mi guardava e capiva tutto ciò che mi passava per la mente. A volte avevo paura di questo suo modo di leggermi, ma col senno di poi ero felice di aver trovato qualcuno che mi capisse, e che riuscissi a capire a mia volta.

L’ho perso e non si può tornare indietro.

Come si superano le perdite? Il tempo passa, ma lui non passa mai. Come si supera la paura di camminare da soli? Come si supera l’assenza di qualcuno che è sempre stato presente?

A volte mi sembra di sprofondare, mi sembra di non respirare più. Vorrei sfogarmi, ma nessuno capisce il vuoto che mi perseguita.

Quando mi hai abbracciato venerdì ti avrei stretto forte, ma non volevo dimostrarmi debole, non volevo che vedessi tutte le ferite che continuano a sanguinare. Mi piangeva già il cuore, non potevo permettere che piangessero anche i miei occhi.

Mi manca, mi manca tanto.

Ho perso, e perdere lui è stato come perdere me stessa.

Incidente.

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Oggi ho vissuto una scena da film.

La mia amica ha sorpassato una macchina, nello specifico una Kia Sportage guidata da un uomo con tre suoi amici.

Sorpassando, lei ha suonato il clacson per far capire a quella mandria di imbecilli che non era normale fermarsi in mezzo alla strada ogni mezzo metro.

Incazzati, hanno cercato di sorpassarci, peccato che l’abbiano fatto dove non potevano e che proprio lì ci fosse un poliziotto che li ha fermati.

Noi abbiamo continuato per la via tranquille, finché non vediamo arrivare a tutta velocità quella Kia Sportage con gli abbaglianti accesi.

Ha tentato di superarci, e le abbiamo lasciato lo spazio per passare, quando una volta davanti a noi ha iniziato a frenare, rendendoci il tragitto impossibile.

Ovviamente li abbiamo mandati a quel paese dicendo di smetterla, e loro in compenso hanno iniziato a fare delle manovre che finora avevo visto solo nei film come Fast and Furious.

Li avevamo davanti, frenavano continuamente, quando la mia amica tentava di sorpassarli, loro diminuivano la velocità, per poi riaccelerare e non permetterle di superarli, facendoci rischiare così più volte di fare un incidente frontale con le macchine che provenivano dall’altra parte.

Ci hanno tirato bottiglie, lattine, e chi più ne ha più ne metta. Il motivo? Bella domanda.

Per più volte abbiamo rischiato di uscire fuori strada perché ci venivano addosso, oppure abbiamo rischiato di tamponarli perché frenavano all’improvviso, senza parlare degli incidenti frontali con le macchine che arrivavano dal senso opposto.

La fortuna ha voluto che nella macchina dietro di noi ci fosse un militare che ha poi cercato di risolvere la situazione.

In tutto ciò la giustificazione a questo atteggiamento omicida e suicida era il fatto che noi li avessimo superati, suonando il clacson e che li avessimo mandati a quel paese.

Mi chiedo come delle persone possano essere così problematiche? Ci avrebbero spinto a fare un incidente per una cosa così banale?

Non so.

Ho talmente tanta adrenalina addosso che si è trasformata in paura. Non ne ho parlato con nessuno, i miei si preoccuperebbero troppo e tu non sai più neanche della mia esistenza.

Ps: Oggi stavo per scrivergli, poi mi sono sentita una deficiente e ho lasciato perdere.

Se dovesse succedere qualcosa all’altro, neanche lo verremmo a sapere, che tristezza.

Sfoghi notturni.

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Non mi ero mai sentita così. Sono a 1671 km da casa e mi sento sola come non mai.

Vorrei parlare con qualcuno, vorrei parlare con te. Raccontarti quello che sta succedendo, vorrei una tua parola di conforto.

Sei sempre stato l’unico a capirmi fino in fondo, certo l’ultimo periodo non ti sei molto interessato, ma quando ho avuto bisogno c’eri, sapevo di poter contare su di te. Mi hai fatto tante promesse, e non ne hai mantenuto nemmeno una.

Mi sento persa. Quanto vorrei aprire gli occhi e scoprire che era tutto un incubo, e che in realtà è tutto differente.

È venuto a mancare un pezzo importante che da quasi cinque anni a questa parte mi aiutava nel suo piccolo a proseguire nel mio cammino.

Vorrei tanto piangere a più non posso. Hai lasciato una ferita enorme.

Untitled four.

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A volte, come stasera, prende il sopravvento la tristezza.

Ormai riempio le mie giornate a più non posso per non ritrovarmi tra me e me, da sola con i miei pensieri. Cerco di ridere e scherzare e tutti mi dicono: “Sara sei più solare”.

A volte l’apparenza inganna, e qua inganna sicuramente. Nascondo a tutti il mio stato d’animo, perché nessuno mi capirebbe, nessuno saprebbe dirmi una parola reale di conforto. Sarebbero tutti pronti a dirmi: “Beh vedrai che passa, non è la fine del mondo”.

In parte hanno anche ragione, non è la fine del mondo, ma è sicuramente la fine di una parte di me.

Mi sento sconsolata.

Ho perso il mio punto di riferimento, la colonna salda che pensavo non si sarebbe mai spostata. Cosa succede quando le fondamenta crollano? Che tutto quello che si erge sopra crolla di conseguenza. Cosa mi resta? Niente, a parte scrivere anonimamente su un blog che leggono due o tre persone, per buttare fuori ciò che a parole non riesco a dire.

Non mi sono mai sentita così abbandonata in vita mia. Che senso ha costruire dei rapporti? Viverli a pieno se poi mi sento così svuotata?

Mangio il giusto indispensabile, cerco di farlo per il mio bene, anche se l’appetito non accenna a farsi vivo.

Non racconto più niente a nessuno. Mi chiedono: “Come stai?”, rispondo: “Bene”. Nessuno mi chiede se sto davvero bene, e io non dico che non è realmente così. A volte suona il telefono e spero; non so neanche cosa spero in realtà, alla fine sono le notifiche dei giochi, o persone con cui non ho la minima voglia di parlare.

Ho costruito tanto, e si è distrutto tutto in un attimo. Come potrei farlo nuovamente?

Lo vedo ovunque, lo sento ovunque. Ogni cosa mi ricorda quella persona. Come dovrei comportarmi? Cosa dovrei fare?

Prendo la realtà per quel che è, mostrandomi la Sara di sempre. Dico che va tutto bene, ma dentro di me non va niente bene.

Perché è così difficile? È un buco nero da cui non so uscire.

Untitled three.

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Quanto vorrei un abbraccio, magari il tuo. Vorrei svegliarmi domani, accorgermi che è stato tutto un incubo e che in realtà le cose si sistemeranno.

Incredibile come io per tutti questi giorni abbia creduto di essere forte e di poter tornare a camminare, ma che sia bastato un tuo messaggio per farmi tornare così vulnerabile.

Mi è bastato ascoltare la tua voce per sentirmi di nuovo un po’ a casa e non persa tra pensieri che non riconosco neanche.

Mi piange il cuore. Mi piange l’anima. E mi piangono anche gli occhi.

Vorrei che domani tu fossi davanti alla mia aula di lezione, durante il cambio di professore con il tuo sorrisone smagliante pronto per darmi un abbraccio. Ti prometto che mi potrai stritolare e non mi lamenterò se mi schiaccerai tra le tue braccia, perché ora non vorrei essere altrove.

E se un giorno mi dimenticassi l’odore del tuo profumo? O se non riconoscessi più la tua voce?

Come si fa a lasciar andare qualcuno per cui provi così tanto? Come si fa a lasciar cadere tutto a terra?

Vorrei essere tanto forte, ma sei sempre stato tu la mia forza, e ora, senza di te, mi manca un pezzo.

Un pezzo di me.

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