Le cose cambiano

Ci sono alcune cose che nella vita cambiano, una di queste è la pennichella pomeridiana dopo pranzo. E’ una di quelle cose che da piccolo non ho mai sopportato: mi domandavo come riuscissero le persone a dormire a quell’ora del giorno quando io al contrario mi sentivo particolarmente attivo. Eppure c’erano!!!!
Ho vaghi ricordi, più che altro sono dei flash, di quando ero all’asilo e mi portavano nella classe deputata a questo scopo. Una classe con delle brande in cui i più piccoli venivano portati per farli dormire. Non lo so, forse al tempo ero piuttosto vivace e per farmi tranquillizzare mi costringevano a fare il pisolino anche se – ad essere sincero – non ricordo di essere mai stato particolarmente esuberante.
Ricordo che io in quella stanza non ci volevo andare, non avevo sonno, non sentivo gli occhi pesanti e non avevo nessuna intenzione di forzarli per chiuderli.

Come dicevo le cose cambiano e ora quando sono a casa dal lavoro, come il sabato, la pennichella dopo pranzo non me la toglie nessuno. E’ uno dei momenti più piacevoli della giornata. Anzi, mi azzardo a dire che forse riposo meglio durante quella mezz’ora (forse di più), trascorsa sulla poltrona reclinabile che ho nel mio salotto di quando invece la sera m’infilo sotto le coperte. Mi è sufficiente appoggiare la testa e – quasi come quei farmaci propagandati in televisione che hanno effetto in pochi minuti – dopo qualche istante gli occhi mi si chiudono da soli e vengo avvolto da un torpore che mi porta ad addormentarmi in pochi istanti.

Concludo questo breve post girando la domanda ai miei lettori: ci sono cose che quando eravate piccoli proprio non sopportavate e che crescendo avete imparato ad apprezzare?

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Handicappato

Con tempo il termine “handicappato” ha assunto connotati sempre più dispregiativi. Quando ci si rivolge ad una persona dandogli dell’handicappato lo si fa con lo scopo di offenderlo, per dirgli che è un incapace, un buono a nulla. Nel tempo per riferirsi a persone con disabilità si è cominciato ad usare altri termini che nel comune sentire non hanno connotati così denigratori: invalido, disabile, diversamente abile ma non handicappato.
Quando anni fa durante un incontro ho scoperto l’etimologia del termine handicap ci ho trovato più che un insulto un complimento.
Forse quasi tutte le persone che mi leggono conoscono già da dove deriva questo termine, ma forse non tutte. In fondo persino io che vivo l’handicap in prima persona ho scoperto la sua etimologia quando ero già abbastanza grandicello.

Handicap è un termine inglese che si usa nelle corse dei cavalli. Cosa c’entrano i cavalli con l’essere handicappati? Con questo termine venivano indicati i cavalli migliori ai quali veniva aggiunto un peso o qualche sorta di svantaggio per renderli al pari degli altri.
E’ un pò come dire che le persone handicappate sono persone superdotate che vengono messe in una condizione di sfavore per essere messe allo stesso livello delle persone normodotate.

Ammettetelo anche voi: se vista sotto questa prospettiva il termine assume un connotato tutt’altro che denigratorio

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Fierofobico

Immagine realizzata con IA

Da dove partire a raccontare questa storia? Cominciamo con il premettere che il 15 febbraio a Brescia si festeggiano i patroni: San Faustino e Giovita, 2 martiri cristiani.
In occasione di questa festività si organizza una fiera che dura per l’intera giornata. Nonostante la manifestazione si svolga a poca distanza da casa mia la evito come la peste.
Ho un ricordo di questo evento di quando ero piccolo: tenevo la mano di mia mamma e ci eravamo appena immessi nello stradone principale: San Faustino appunto. Ad un certo punto la folla si accalca contro di me – che ero ancora un nanerottolo – e non riesco più a tenere la mano di mia mamma e la presa mi sta sfuggendo. Ad un certo punto, per evitare di essere risucchiato dalla bolgia comincio a sgomitare e a calpestare i piedi della gente che mi guarda pure storto. Tra me e me penso: “Si, ok che sono piccolo ma esisto anch’io, mi state schiacciando, faccio fatica a respirare e sto perdendo la mano di mia mamma.” Oggi, ogni volta che mi devo immettere in una strada affollata di gente mi viene sempre in mente questo avvenimento.
Solitamente la domenica vado a messa con mio papà in una chiesa del centro e per arrivarci il percorso più semplice è proprio quello di attraversare proprio via San Faustino. Per evitare la calca penso di raggiungere la chiesa usando un altro percorso che non contempli l’attraversamento della fiera. Quando sono in procinto di uscire – generalmente esco sempre con un certo anticipo per evitare di arrivare all’ultimo momento – mi squilla il cellulare. E’ mia sorella: “Mario io e papà abbiamo già fatto un giro per la fiera e pensavamo di andare alla messa di San Faustino.” Io guardo l’ora e gli rispondo: “Spero di fare in tempo, manca ancora mezz’ora. Generalmente è un tratto di strada di cinque minuti ma con la calca non si sa mai.”
Alla fine arrivo in tempo ma quando entriamo nella cattedrale scopriamo che per l’occasione gli orari delle messe sono stati modificati e la celebrazione in corso è ormai al termine. Usciamo e decidiamo di andare alla solita chiesa dove andiamo tutte le domeniche ma manca ancora un’ora prima dell’inizio della celebrazione.
“Che facciamo? Facciamo un giretto?” chiede mia sorella “Si, ma fuori dalla fiera” rispondo io “Mario sei proprio fierofobico!!!”

Non credo proprio che il termine esista ma sicuramente rende la mia fobia per le fiere e tutti quei luoghi troppo affollati!!!

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Incubi mattutini

Questa mattina mi sono svegliato piuttosto presto, ho aperto gli occhi e il tempo era pessimo: cielo cupo, pioggia e vento. Il tempo ideale per starsene al caldo sotto le coperte. Per mia fortuna oggi è sabato!!! Decido così di fare un pit stop al bagno per poi rientrare sotto le coperte e godermi un’altra ora di sonno prima di alzarmi.
Tornato a letto appoggio la testa sul cuscino e dopo pochi istanti mi addormento nuovamente nelle braccia di Morfeo.
Forse era meglio alzarsi e andare a fare direttamente colazione!!! Il mio neurone deputato alle immagini onoriche ha realizzato qualcosa che più che un sogno è stato un mezzo incubo.

Ero seduto sul bordo di  una panchina in un parco pubblico immerso nei miei pensieri quando ad un certo punto vedo avvicinarsi una persona con due cani piuttosto grandi. Uno dei due, non tenuto al guinzaglio, si avvicina alla panchina e con un salto si siede accanto a me. Nonostante la sua taglia sembra tranquillo ma io dentro di me non sono altrettanto fiducioso, anzi sono piuttosto inquieto, ed infatti quello che temevo succede. Ad un certo punto il cane si gira  verso di me e tenta di azzannarmi il braccio sinistro.
Per mia fortuna, prima di sentire il dolore dei denti del cane che entrano nella mia carne, qualcuno nella mia testa decide di staccare la spina. Mi ritrovo con gli occhi spalancati e mezzo sudato, pronto per uscire dal letto caldo per andare a fare una bella doccia.

Ma io mi domando: quante volte mi è capitato di fare un bel sogno che devo interrompere bruscamente perché la radio – sveglia suona e mi tocca andare al lavoro? Proprio oggi che è sabato e posso starmene tranquillamente a letto, invece di fare un bel sogno mi capita un mezzo incubo?

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La metamorfosi

L’idea di questo post mi è venuta pensando ad un oggetto con la medesima funzione ma che con il tempo cambia come noi.
In principio c’era la cartella ve la ricordate? Ma si dai, quella che si usava alle elementari, rigida, con i due pulsanti per la chiusura a scatto e le cinghie per portarla sulle spalle (anche se qui non si vedono). E’ un oggetto talmente jurassico che mi ci è voluto un bel po’ perché l’intelligenza artificiale mi creasse un’immagine simile: Poi alle scuole medie si è passati allo zaino della zeven. Chissà se esiste ancora questa marca
Anche per questo reperto ho dovuto farmi aiutare dall’intelligenza artificiale per riuscire a ricreare un’immagine. Non sono mai stato una persona che seguiva le mode ma ricordo che al tempo tutti portavano questa marca di zaino.
Ricordo che al tempo lo zaino con i libri e i quaderni del giorno successivo lo preparavo alla sera dopo cena, prima di andare a letto. E ricordo pure quanto pesava, ma i professori al tempo volevano che ogni studente si portasse il proprio materiale e il risultato era che alla fine la sacca pesava quanto me.
Rammento che un giorno mio papà preoccupato per il peso eccessivo mi chiese se dovevo portare proprio tutto; alla mia risposta affermativa scrisse una lettera da recapitare ai professori sostenendo che non era ammissibile che gli studenti dovessero portare uno zaino che pesava quanto lo studente che lo portava sulle spalle.
Ricordo anche che al tempo si domandava come mai le aziende produttrici di zaini non facessero delle ruote in fondo per poter trasportare gli zaini come trolley.
In effetti oggi quando vado al lavoro, vedo moltissimi studenti con zaini – trolley. Si vede che al tempo mio papà ci aveva visto giusto!!!
Bene, veniamo al presente: questa è la mia borsa attuale: almeno per questa non mi sono dovuto rivolgere all’intelligenza artificiale, è stato sufficiente scattare una fotografia. No, qui dentro non ci vanno i libri e nemmeno il pc portatile. E allora cosa? Quella scatoletta di plastica azzurra dovrebbe darvi un suggerimento… Lì ci metto la forchetta. Nella sacca invece ci va la schiscetta. In molti prendono qualcosa da mangiare nella gastronomia all’interno del supermercato che abbiamo di fronte all’ufficio, io ho imparato a portarmi il pranzo da casa, mi preparo tutto durante il week end, lo metto in frigo e ogni giorno preparo la razione giornaliera.
Per questa settimana il menù prevede pasta il lunedì e peperoni ripieni fino a giovedì.
Il venerdì generalmente vado in una forneria poco distante dall’ufficio che mi prepara un panino con prosciutto e formaggio ad un modico prezzo. Rientrato in ufficio lo scaldo trenta secondi nel forno a microonde che abbiamo a disposizione così – anche d’inverno – mi mangio qualcosa di caldo.

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Non sempre gli aggiornamenti sono positivi


Chi mi legge da qualche tempo sa che non ho mai digerito il nuovo editor a blocchi che da qualche anno wordpress ha implementato, preferivo quello vecchio.
Ogni volta che mi accingo a scrivere un nuovo post la prima cosa che faccio è quella di impostare un editor classico.
Questa mattina dopo che da qualche tempo non scrivevo più sul blog e mi ero deciso a metterci su mano ho avuto una pessima sorpresa: impostando l’editor classico mi si è aperta una finestra pop up fissa, che non si può allargare o impostare a tutto schermo.
Interrogando l’IA di wordpress mi ha confermato che è la nuova modalità scelta dagli editori: l’intenzione è quella di fornire al blogger che scrive un format che gli permetta di concentrarsi di più su ciò che scrive senza ulteriori distrazioni.
A questo punto ho chiesto all’assistente IA se era possibile scrivere su un blocco classico senza usare la finestra pop up che sinceramente trovo molto irritante perché non permette di leggere ciò che si è scritto nella sua interezza ma, secondo l’assistente, non è stata prevista la possibilità di scelta, cosa che – personalmente – trovo ancora più irritante.
Avete presente quando cercate di leggere l’articolo di un giornale e vi compaiono banner pubblicitari, finestre pop up con video di propaganda non richiesti e lo spazio per leggere il vero e proprio articolo vi si riduce ad un decimo dello schermo? Ecco mi sembra di sperimentare lo stesso effetto.
Inoltre, a parer mio, con questa modalità diventa più complicato inserire un’immagine che accompagni l’articolo, cosa che a me è sempre piaciuto fare perché fai fatica a vedere l’effetto complessivo.
Infine – ma questa cosa devo verificarla con sicurezza – credo che la finestra pop up venga attivata solo per l’editor classico e non per gli altri generi di blocchi.
Dicono che a pensar male non è cosa buona ma ci si azzecca. L’impressione personale che provo e che WP stia cercando in tutti i modi di complicare la vita agli utenti con l’intenzione di costringerli ad utilizzare precise modalità di scrittura. Il motivo però ancora non lo capisco.

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Attesa


Tranne una breve parentesi vado  quasi sempre a fare le spese durante la settimana. Uno degli inconvenienti di andarci dopo il lavoro è che non sempre trovo il pane, devo incrociare le dita e augurarmi che non sia terminato; in caso contrario lo ordino e lo ritiro il giorno successivo, nella speranza che non diluvi a dirotto, dato che non ho la macchina e ci vado a piedi.
Oggi dovevo comunque uscire per andare a prendere frutta e verdura e così tra me penso: “Andiamo a prendere subito anche il pane. Oggi è sabato mattina se vado lì presto non l’avranno ancora finito. Anche perché per la prossima settimana prevedono quasi sempre brutto tempo.” E così mi avvio al mercato dietro casa. Arrivato al bancone del pane vedo che non c’è nessuno ma poco più in là, nel bancone accanto della gastronomia un’addetta sta incartando del formaggio.
A questo punto devo fare una piccola premessa: anche io nel mio lavoro devo interfacciarmi con il pubblico e se c’è una cosa che mi da fastidio è quando chiedi di pazientare qualche minuto perché sei concentrato in un lavoro e le persone come se non avessero sentito insistono ugualmente.
Memore delle mie esperienze mi faccio vedere ma attendo pazientemente. Dopo un po’ ho il sospetto che l’incaricata in realtà non mi abbia visto e così mi avvicino con l’intento di farmi notare. Mentre mi sto avvicinando sento dietro di me che qualcuno suona il campanello posto sul bancone per chiamare gli addetti, mi giro e vedo una persona in attesa e dalla porta dietro uscire l’incaricato.

Devo essere sincero mi sono sentito un po’ stupido: oltre a lasciar passare avanti una persona che era arrivata dopo di me avrei potuto anch’io suonare il campanello. Non è che non sapessi della sua presenza ma tra me penso sempre che se sono dietro è perché hanno dei compiti da svolgere e io posso aspettare un minuto senza sembrare assillante, prima o poi qualcuno uscirà per vedere se c’è qualche cliente in attesa. Comincio a pensare che forse sono io che mi faccio troppi problemi.

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Giochi al computer

Oggi sono a casa in ferie e così né ho approfittato per andare a fare le spese della settimana. In questo modo i prossimi giorni non dovrò fare le corse nella speranza di non perdere l’autobus del rientro dal lavoro o che questo salti la corsa.
Nonostante ci sia il sole la temperatura è gelida e il freddo si fa sentire. Abitare all’ultimo piano ha il vantaggio di avere una vista spettacolare ma ha uno svantaggio a cui nessuno pensa: il calore si disperde più rapidamente perché sopra di te non c’è un appartamento che lo trattiene, c’è solo il tetto. Alcune volte, nonostante i caloriferi accesi, il freddo si fa sentire, soprattutto alle mani.
Si dice sempre che per scaldarsi occorre muoversi, e qual’è l’esercizio migliore per scaldare le mani se non quello di scrivere sul blog?

Oggi parliamo dei giochi sul computer. Qualche gioco ce l’ho anch’io ma molti mi sono preclusi per un semplice motivo: per giocarci bisogna usare due mani.
Uno dei giochi che è possibile usare con una sola mano è SimCity. Per chi non lo conosce il giocatore è il sindaco di una città che deve creare a zero. Ha un budget iniziale con il quale deve iniziare con costruire infrastrutture: centrali elettriche, pompe per l’acqua, strade, zone industriali, commerciali e residenziali.
Quando la città comincia ad essere abitata i consiglieri sollecitano la creazione di servizi: scuole, ospedali, trasporti, parchi giochi, stazioni di polizia, vigili del fuoco. Ogni servizio corrisponde ad una spesa in più e il sindaco deve stare attento a far quadrare il bilancio: se aumenta le tasse gli abitanti scappano, ma se non crea servizi la gente non arriva. Per me il bello è quando la città comincia ad ingrandirsi e vedi che gli edifici diventano sempre più moderni. Quando la città ha occupato quasi tutto lo spazio possibile noti non c’è più richiesta di aree residenziali, commerciali e industriali. E’ giunta l’ora di creare città limitrofe con cui commerciali e fare accordi economici.
Ammetto che alla lunga è un gioco un po’ ripetitivo ma se preso a piccole dosi, magari a distanza di tempo, è divertente.
Adesso che le mie dita si sono scaldate vi lascio ma prima vi faccio un’ultima domanda: vi capita ancora di giocare al pc ogni tanto? Se si a cosa giocate?

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La solita routine

Questa mattina stavo cercando un’immagine da accompagnare al primo post dell’anno e quella trovata mi sembrava adatta: un taccuino ancora intonso, pronto per essere riempito ed un pc aperto dove trascrivere i propri pensieri.
Ad essere sincero il taccuino è più un’immagine romantica, io in realtà non lì uso, scrivo direttamente sul pc. Una volta ho provato ad acquistarne uno e provare a scriverci a mano ma non credo di aver scritto più di una pagina: da quando ho terminato la scuola e ho imparato ad usare il computer ho perso l’abitudine di scrivere a mano preferendo di gran lunga la tastiera. Uso la biro per scrivere piccoli appunti su post it quando sono al lavoro ma nulla di più.
Si, lo so che molti suggeriscono di continuare a scrivere a mano perché attiva aree cerebrali che con l’uso della tastiera rimangono spente e che potrebbero risultare anche utili per la creatività ma cosa volete: è più forte di me!!! Da una parte c’è la pigrizia e dall’altra il fatto che anche quando scrivevo a penna i risultati non erano granché. Almeno con il pc la scrittura mi risulta più ordinata, cosa che con la penna non mi è mai riuscita!!!

Giusto un anno fa scrivevo questo post sulle ferie: generalmente – e non so per quale motivo – anche quando mi prendo tutto il periodo di ferie dalla vigilia di Natale fino all’epifania, una volta scollinato Santo Stefano ho l’impressione che le ferie siano. ormai al termine anche se obiettivamente parlando so che non è così, sono appena iniziate.
Quest’anno non so cosa è scattato nella mia testa ma l’approccio si è completamente ribaltato: mancano ormai tre giorni al termine delle vacanze natalizie e io ho ancora idea che ci sia ancora tanto, ma tanto tempo a disposizione. E come se una volta entrato in modalità “sono in ferie” non riesca più ad uscirne. Faccio fatica a  ritornare nell’ottica che tra qualche giorno dovrò ricominciare a svegliarmi presto, uscire di casa con il buio, affrontare una giornata di lavoro, rientrare quando i lampioni delle strade saranno ormai accesi e dopo cena andare a letto presto perché il giorno dopo non potrò stare a letto oltre una certa ora, dovrò alzarmi presto per riprendere la solita routine!!!

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