Ilaria Salis è una rappresentate politica eletta dai cittadini italiani. È una donna con idee politiche non necessariamente condivisibili, espresse molto spesso con mezzi dialettici modesti, ma è espressione della democrazia italiana che sceglie in autonomia i suoi rappresentati. In virtù di questo merita rispetto. Non è difficile da capire. Del resto la democrazia tollera sempre molto, è fatta così, basti guardare che gente c’è fra le fila del governo “democraticamente eletto”. Così, in ogni caso, i “controlli di routine” della Questura di Roma, di mattina presto nell’albergo romano nel quale Salis alloggiava, non sono altro che una delle tantissime pietruzze antidemocratiche che il governo di questo Paese se non suggerisce (in alcuni casi le impone, in altri le suggerisce) per lo meno tollera con grande magnanimità. La strada verso i regimi è una strada a volte lunga a volte brevissima, ogni volta lastricata da tante piccole insignificanti pietruzze del genere.

27
Mar

Nessun bene è più impalpabile e aleatorio, difficile da valutare, e ondivago nel tempo, di una fornitura software. È complicato sapere cosa si compra e a che prezzo e se quel prezzo vale il servizio. Per questo gli appalti, pubblici e privati, sulle forniture informatiche, sono il luogo ideale del malaffare.

Ho letto un po’ di commenti sui social al presunto Manifesto del 13enne bergamasco che ha accoltellato l’insegnante e che i media, non so quanto oculatamente, hanno diffuso. In media su 10 commenti 6 sono di psichiatri, 2 di neuropsicologi dell’età evolutiva, 2 di esperti di IA.

Dal bellissimo pezzo di Giacomo Papi su Novecento di Bernardo Bertolucci:


«Perché una volta anch’io portai a desinare Giuseppe dai miei genitori a Vergaio. E la mia mamma gli preparò il coniglio arrosto e poi gli disse: e lei di chi è figliolo? Il suo babbo che lavoro fa? E lui disse: scrive poesie. E la mia mamma disse: ah… Ma come lavoro? Non trova lavoro? E Giuseppe disse sì, sì, fa il poeta. E quando andò via, la mia mamma mi disse: è un gran bravo ragazzo, buono e perbene, mi dispiace tanto che il suo babbo non trovi lavoro».





L’ultimo aggiornamento di iOS obbliga gli utenti di iPhone in UK a dichiarare la propria età. Lo fa lato software, senza alcun preavviso e, per quanto si capisce, Apple è per ora l’unica azienda a farlo. In pratica UK consente ad una azienda straniera di raccogliere dati personali sui suoi cittadini, subordinando tali informazioni all’accesso a Internet, in vece sua, peraltro con modalità vaghe di raccolta dati che Apple nemmeno chiarisce. Sono abbastanza impazziti tutti. Sono impazziti ad Apple, sono impazziti quelli di Ofcom. Quelli di Big Brother Watch dicono che “Apple ha passato il Rubicone”. Lo hanno passato un po’ tutti mi sa. In ogni caso è una notizia gigantesca.

Disdire SKY è un’esperienza religiosa. Siccome è appena iniziata ho deciso di tenere un diario che aggiornerò ogni tanto.

Giorno 1
Chiamo il numero dedicato, mi risponde una signorina con grossi problemi comunicativi (sarà nuova penso), le spiego che voglio disdire l’abbonamento TV mi chiede perché e mi mette in attesa. Dopo un po’ di minuti riattacco. Mi richiama immediatamente dicendomi, un po’ seccata, che stava chiedendo al suo responsabile. Cosa non si sa. Mi dice tutto ok il suo abbonamento scade il giorno X.

Giorno 2
Richiamo perché non mi è arriva alcuna conferma della disdetta, non una mail né un SMS. Sul sito di Sky risulto regolarmente loro cliente. La signorina di oggi, questa volta molto gentile e ciarliera, mi fa attendere un po’ poi mi dice che vede la mia pratica in lavorazione (le disdette evidentemente si lavorano) ma non sa se è tutto ok. Mi lascia in attesa abbastanza anche lei, ma ogni tanto si sincera che io sia ancora in linea. Poi propone di richiamarmi appena saprà qualcosa di più. Nel frattempo mi chiede come mai disdico (e due). Effettivamente mi richiama dopo un’oretta per dirmi che la pratica è in lavorazione ma che per completare la disdetta dovrò essere richiamato dalla sua collega (quella del primo giorno). Io penso oh no, poi penso, ma perché? Poi comunque alla fine dico ah ok. Stranamente non mi richiama nessuno.

Giorno 3
Chiamo per la terza volta. Questa volta mi risponde un maschio, anche lui gentile e sveglio, guarda a monitor la mia pratica mentre gli spiego le mie vicissitudini, lascia trasparire un lieve tono di biasimo verso le sue colleghe e mi dice: ok senta, potevano farlo loro, la disdico io. Ringrazio sentitamente, come se un passante mi avesse aiutato a cambiare una gomma sotto la pioggia. Poi mi chiede come mai disdico (terza volta). Poi mi dice: glielo hanno detto le mie colleghe che ha una penale di 90 euro? Ah non glielo hanno detto? (altro tono di biasimo), ok, disdice lo stesso? Le possiamo fare delle offerte. Certo rispondo, immagino, ma vorrei disdire lo stesso. A questo punto disdirei anche le sa penale fosse camminare in ginocchio fino a Recanati.

Finalmente dopo mezz’ora mi arriva la mail di conferma da Sky.

Giorno 4
Sono in auto verso l’ora di pranzo mi chiamano da Sky per chiedermi come mai disdico (quarta volta) e per dirmi. che mi possono fare delle ottime offerte per rimanere con loro. Ringrazio e confermo la disdetta. L’operatore mi butta il telefono in faccia.

Poi c’è il weekend e miracolosamente sabato e domenica SKY mi lascia in pace.

Giorno 7
Telefonata di SKY in mattinata ma mi sono fatto furbo e non rispondo. Cerco sullo store una app che mi consenta di bloccare i numeri con le ultime tre cifre variabili (il numero di Sky è così 0280731 xxx) ma non la trovo. Ne provo un paio che dovrebbero farlo ma non mi pare funzionino.

Giorno 8
Due mail di Sky e nessuna telefonata. La prima alle 13.19 recita “Siamo solo all’inizio: continua il viaggio con noi”. Non capisco se è una minaccia ;). La seconda alle 18,03 con le offerte economiche per rimanere con loro. Per riassumere 30% di sconto su tutti i pacchetti per 18 mesi.

Giorno 9

Telefonata di Sky alle 10.40 non bloccata ma identificata da Hiya come PROMOZIONE COMMERCIALE. Non ho risposto.

Telefonata di Sky alle 18.31 non bloccata ma identificata da Hiya come PROMOZIONE COMMERCIALE. Non ho risposto.

(in aggiornamento)


Avendo del tempo da perdere eccoci. Due cose mi sentirei di dire sul perché ha prevalso (di poco, ha ragione Luca) il NO. Velocissime che in questi giorni su queste questioni ho sbrodolato troppo.

La prima è una questione di sistema. Questo Paese odia da sempre ogni cambiamento. Lo detesta in generale, con una tendenza a detestarlo che cresce con l’età. E in Italia vota un numero straordinario di vecchi, si sa. Impossibile che una così ampia e nota predisposizione non abbia contato.

La seconda riguarda i più giovani. Il punto di debolezza maggiore dell’attuale governo verso i giovani (e la ragione principale di un loro voto così ampio per il NO) non è tanto il sovranismo ostentato, che è in fondo una forma di egoismo nazionale (la patria, la difesa dei confini, la sicurezza, quelle cose lì che anche molti giovani forse apprezzano) che ha fatto la fortuna del centro destra negli ultimi anni, ma è la scelta delle amicizie fuori dall’Italia. L’assoluta sudditanza di Meloni verso il matto americano, gli attacchi frequenti e intenzionali agli altri Paesi europei e alla UE, le sviolinate di Salvini a Putin e Orban, i silenzi colpevoli verso i crimini di Israele. Tutto questo incide maggiormente su una generazione che un po’ ha viaggiato, è andata in Erasmus, ha guardato il mondo intorno con i propri occhi. Mai come negli ultimi tempi siamo stati costretti, come tutti, a schierarci su faccende internazionali di vasta portata. Meloni, Salvini e gli altri sono stati quasi costretti a mostrare di che pasta sono fatti. E i più giovani, più degli altri, secondo me se ne sono accorti di che pasta sono fatti.

Io sulle cose della politica in Italia penso da tempo delle cose che ogni tanto dico ma molto più spesso no, perché mi pare non sia il caso di dirle, dato il disastro che mi circonda. Sembrano tutti matti, sembrano tutti storti nella politica italiana e, come se non bastasse, ho idea che lo siano veramente. Quindi mi adeguo alla saggia massima di Raffaello Baldini sui coglioni e alzo le braccia: sono troppi, sono ovunque: hanno vinto loro.

Poi ogni tanto, come oggi, capitano quelle cose inattese che non ti aspetti e che, siccome sei scemo, ti fanno un po’ sperare e magari ti fanno ricominciare a credere, almeno per cinque minuti, che possa esistere una politica migliore di quella orribile che vedi intorno. Le cose di oggi le sapete: una inattesa grande partecipazione popolare ad un referendum costituzionale che ha trasformato un tentativo di resa dei conti della destra contro i giudici (che per carità mica sono dei santi) in una consultazione politica a tutti gli effetti.

Ed è quando – in casi del genere – si riaccende dentro di te quella piccola speranza di una politica che ti assomigli un po’, anche solo vagamente, che i nodi vengono di nuovo al pettine e sono nodi grossi, del tutto irrisolvibili. Vale la pena di parlarne ancora? Di solito no, oggi per 5 minuti forse sì.

Lasciamo perdere la destra, brutta gente e fascisti più o meno mimetizzati al governo: i Salvini, Meloni, Tajani, tutto quell’autobus di gente impresentabile che domina questo paese assieme alle loro protesi. Lasciamoli proprio perdere. Oggi hanno perso ma chissenefrega: lì sono e lì restano. Continueranno a fare danni anche in futuro.

Parliamo invece del campo riformista, oppure del centro sinistra, chiamatelo come vi pare. Oggi la soddisfazione per il NO alle urne è stata seguita, com’era normale, dalla usuale ripresentazione del campo largo come alternativa ai reazionari al potere. Con questi voti alle prossime elezione gliele suoniamo a quei marrani! Tu pensi che il referendum apra correnti di aria fresca nella politica italiana, lo pensi perché sei scemo e molto ingenuo e non ci puoi far niente, e il risultato è invece la solita consorteria fra PD, Landini (chissà poi cosa c’entra Landini), Conte, Fratoianni, l’altro, quello dei Verdi che non conta nulla. Robe così, una tristezza che le gioie del referendum si estinguono in un attimo.

Il campo largo è forse una forma raffinata di conta dei birilli che ti servono per salire al potere, non discuto, ma è una associazione di mostri del tutto differenti uno dall’altro che fanno finta di essere simili per interesse. Solo così – pensano con il pallottoliere in mano – potremo vincere le elezioni. Magari hanno ragione resta il fatto che il campo largo è come il maiale del quale non si butta via niente (nemmeno Landini che passava di lì). Il suo vero nome non dovrebbe essere campo largo ma campo lardo, così almeno le cose sarebbero più chiare.

Allo stato il riformismo in Italia è questa roba qua: un mescolone di opportunisti senza grandi punti fermi etici, o meglio con grandi punti fermi etici semoventi, in una scacchiera che sembra interessante solo ai cavalli agli alfieri e alle regine che ci stanno sopra. L’esatto opposto della flebile brezzolina di rinnovamento che esce dalle urne in un giorno come questo.

Mentre il centro destra ha una sua chiara connotazione reazionaria e conservatrice, della cui vecchiezza non ci si capacita ma così stanno le cose, in un plot che, soprattutto, funziona, il centro sinistra ha come unica identità comune l’opportunismo di una classe politica che vuole prima di tutto campare. Non basterà cambiare il leader del PD perché le cose cambino e non servirà a nulla la sottile brezza di novità che il referendum di oggi ha suggerito. Finchè il campo sarà lardo quelli come me, pochi o tanti che siano, non avranno nessuno di decente per cui votare.

Il risultato del referendum costituzionale odierno è una buona cosa. Sarebbe stata un’ottima cosa se nel centro sinistra ci fosse qualcuno da poter votare. Ma siccome non c’è resta una buona cosa. Non un’ottima cosa. È una telecaster del 56 senza nessuno che la sappia suonare.

Sono ore frizzanti sui social network. Tutti sondaggisti, certo, ma anche tutti depositari di informazioni segretissime che non si possono divulgare ma il cui possesso si dichiara pubblicamente con un certo orgoglio. Che molti di questi mitomani siano giornalisti più o meno noti forse non è del tutto casuale.