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3UUDD La Giustificazione Dell'Impero

Il documento analizza la resistenza iniziale dei poeti romani, come Virgilio e Orazio, a celebrare l'ascesa di Ottaviano attraverso l'epica, preferendo forme poetiche più concise e individualiste. Virgilio, attraverso l'Eneide, riesce a coniugare il passato e il presente, esaltando i valori di romanità e giustificando l'impero di Roma, mentre Livio, con la sua opera storica, sottolinea la continuità etica tra la repubblica e il principato di Augusto. Entrambi gli autori riflettono la complessità della loro epoca, cercando di ricostruire un'identità culturale romana in un contesto di rinnovamento morale e sociale.

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3UUDD La Giustificazione Dell'Impero

Il documento analizza la resistenza iniziale dei poeti romani, come Virgilio e Orazio, a celebrare l'ascesa di Ottaviano attraverso l'epica, preferendo forme poetiche più concise e individualiste. Virgilio, attraverso l'Eneide, riesce a coniugare il passato e il presente, esaltando i valori di romanità e giustificando l'impero di Roma, mentre Livio, con la sua opera storica, sottolinea la continuità etica tra la repubblica e il principato di Augusto. Entrambi gli autori riflettono la complessità della loro epoca, cercando di ricostruire un'identità culturale romana in un contesto di rinnovamento morale e sociale.

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3UUDD La giustificazione dell’impero

Le sollecitazioni di Ottaviano a celebrare la propria ascesa politica con i tono dell’epica ebbero una
iniziale resistenza tra i poeti del circolo di Mecenate. Apre le recusationes Virgilio che nella VI
Bucolica ricorda il divieto di Apollo a cantare reges et proelia per dedicarsi alla poesia pastorale.
Siamo negli anni appena successivi la battaglia di Filippi, ma un decennio dopo Orazio nei
Carmina 1,6 afferma che la musa della lirica gli vieta il canto epico delle imprese di Ottaviano ed
Agrippa indicando l’amico Vario come il cigno dal canto omerico o Rufo. Si è pensato che i tanti
dinieghi nascessero dalla condanna neoterica del I sec., a questo genere primitivo anche per la
lunghezza preferendo recuperare una poesia individualista, concisa raffinata nell’intonazione
mitologica, ricordiamo i carmina dotta di Catullo, in realtà le perplessità è la storia contemporanea
difficilmente inquadrabile negli schemi e toni del genere ad indurre gli autori al topos della
dichiarazione dell’impari altezza del compito dedicandosi ad opere di ringraziamento minori
(Panegirico di Augusto Vario Panegirico di Messalla Tibullo).
Roma centro dell’impero dall’età di Cesare (78\ 44) alla battaglia di Azio 31 era stata teatro di
avvenimenti tragici ma continuava ad essere il polo di attrazione da ogni parte del mondo.
L’afflusso continuo di stranieri ha reso la città l’asse del simultaneo e diverso. L’attesa di
rinnovamento della popolazione sembra divenire realtà terminata la violenza diffusa che ha
sconvolto per anni tutti i ceti sociali si opera per restaurare una vita civile dopo anni di
imbarbarimento. L’opera di Ottaviano, con i suoi programmi di riforme, appare la realizzazione di
questo bisogno dei cittadini. Virgilio(70 a.C) con l’epica Livio(59a.C) con la storiografia
rappresentano questa felice sintesi di passato e nuovo nell’esaltazione dell’impero di Roma, del suo
destino civilizzatore, del valore ecumenico del principato. Contemporanei e conterranei vissero
l’incubo della guerra civile e, nonostante la loro fede repubblicana, considerarono l’avvento del
principato come l’inizio di un’età migliore. Il tempio di Giano fu chiuso due volte alla fine della 1°
guerra punica e sotto Augusto.
Virgilio esalta i valori di romanità, dopo il disimpegno dei neoterici, ricostruire il mos maiorum per
fornire un modello di società rinnovata in etica, politica per instaurare un clima di serenità e fiducia
per una pace consolidata e per la missione di Roma. I generi letterari praticati nell’età augusta
assumono caratteristiche diverse rispetto il passato. L’epos per i greci era la parola per eccellenza,
significava non solo comunicare ma anche mantenere il ricordo degli eroi e le gesta degli uomini. Il
poeta canta le opere umane non per conoscenza diretta ma perché gli sono testimoni le muse figlie
della memoria, portatore di una conoscenza non acquisita da sé ma direttamente da Apollo e dalle
Muse che gli hanno insegnato l’arte del canto. L’epica nasce dall’esigenza dei primi storici di non
dimenticare le imprese compiute dagli uomini. Si ritrovano nel genere i valori condivisi dai membri

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di una cultura, le conoscenze religiose- rituali, la saggezza, anche le conoscenze tecniche per es:
l’arte del combattimento e della navigazione. Si celebrano le gesta di una collettività attraverso gli
eventi di un eroe che hanno segnato profondamente la storia. I poemi epici si trovano agli inizi delle
civiltà e letterature per tramandarne il passato eroico attingendo ad un patrimonio di leggende orali
delle generazioni precedenti. Virgilio componendo un’opra epica e non storica connota i suoi versi
con la suggestione magico religiosa della profezia L’Eneide e la storia si armonizzano con spirito
celebrativo del tempo. Al mito è assegnata la funzione del ritorno alle origini e la celebrazione della
dinastia di Augusto attraverso il fondatore Enea ma nel collegamento ad Omero si gareggia
nell’emulatio
Virgilio, come altri romani, aveva reagito alla desolazione della sua età con gli studi epicurei ed
alessandrini ora partecipa al programma di rinnovamento morale, non solo per le insistenze dei suoi
potenti amici ma perché il ritorno al passato con i costumi incorrotti e puri è la realizzazione dei
modelli di vita vagheggiati nelle Bucoliche e Georgiche. Si tratta di esaltare l’ordine provvidenziale
che ha dato origine a Roma, seguire le tappe della sua crescente grandezza che giustifica , nel
presente, il suo impero sulle altre genti, queste le tappe dell’Eneide e della propaganda imperiale, V.
segue, però, una prospettiva diversa dai committenti e dall’epica tradizionale.
Nevio ed Ennio avevano posto al centro delle loro opere la città, le sue vittorie per risalire al mito
V. , timoroso forse che l’opera potesse rivelarsi un panegirico, capovolge la prospettiva poiché i
romani nello sconvolgimento politico avevano combattuto non hostes esterni ma cives che
consideravano la re pubblica un qualcosa di personale da difendere con la spada. Gli hostes non
erano gli stranieri con valore e regole di comportamento di un’altra comunità bisognava elaborare
perciò un’ideologia che accomunasse i nuovi modelli culturali provenienti dalla Grecia, ma
specialmente il mos maiorum, gli exempla del passato per ricucire pur nelle diverse forme
espressive di simultanea alterità un’unica tradizione culturale romana nei modelli rappresentati da
figure mitiche della tradizione e specialmente nella rete di valori di pietas verso gli dei, i genitori, i
legami familiari, la lealtà i buoni costumi femminili, costantia, gravitas,fidei..
Prima di V. il genere epico è caratterizzato da oggettività. Poeta e protagonisti condividono il punto
di vista in opposizione binaria tra eroe e nemico. Il mantovano inserisce eccezioni nella norma,
complicanze che determinano rallentamenti, la compassione dell’eroe per il nemico ,il dolore per il
dolore altrui, l’amore personale per Didone. La regina, nonostante nemica, è riconosciuta come un
personaggio positivo, di cui si rispettano i valori ed il soffrire fino all’annullamento. La norma epica
è ,quindi, vista come relativa poiché si accetta il punto di vista di chi è al di fuori dei voleri del Fato
distaccandosi così dall’epica arcaica i nemici assumono una dignità tale da morire per i valori in
cui credono e rappresentare le ragioni e la storia di altri popoli. Virgilio, influenzato dalle

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condizioni storiche sostituisce un punto di vista unico con il molteplice (Conte)---(La Penna) V.
comunica valori assoluti esprimendo in modo lirico i diversi punti di vista dei personaggi
Enea personaggio nel contrasto con il fato deve rinunciare al suo modo di essere gli altri personaggi
,invece, nel contrasto periscono. Enea, l’esule fondatore di una potenza vincitrice, è un eroe sofferto
che spesso deve rinunciare alle proprie aspirazioni individuali, non si risolve senza dolore il
rapporto libertà necessità, ma poiché eroe maturo ha rinunciato ai suoi sogni per compiere il suo
dovere , a differenza dei giovani che mantengono le illusioni e per esse muoiono eroici ed ingenui.
Virgilio attira i giovani alla carriera militare al culto dell’eroismo, se le ambizioni politiche possono
rappresentare un turbamento all’ordine costituito, l’esercito è invece il primo sostegno alla
monarchia sia per mantenere l’ordine interno che i confini esterni.( La Penna)
Il fato che non può essere modificato né dagli dei, né dagli uomini, gli dei convivono con il fato, il
volere di Giove coincide con quello mentre gli altri dei perseguono fini propri, sono accessibili con
le preghiere e la venerazione. Lo stato di Roma poneva tanta cura nell’amministrare i suoi rapporti
con gli dei attraverso un complesso rituale liturgico, adottava misure per placarli o ingraziarseli. Il
vittorioso cammino di Roma era la prova evidente della loro benevolenza, le forme di culto
ripristinate una prova dell’ordine ristabilito al termine delle guerre.
Nell’epica alessandrina nelle Argonautiche si concede spazio al sentimento amoroso tra Giasone e
Medea, il sentimento si ritroverà ne IV libro dell’Eneide tra il profugus Enea e Didone. Il debito di
V. all’età ellenistica è grande poiché da voce ai sentimenti dei singoli personaggi dal loro
particolare punto di vista. Nell’Eneide il protagonista vive una sua esperienza non sempre
condivisa, ma questa pluralità non è frammentazione bensì il pius è un personaggio profondamente
umano aspira alla pace ed è consapevole che si conquista con la lotta, la dedizione totale alla
propria sorte, il mantovano opera una sintesi mirabile tra la tradizione ed il nuovo. Doveva
celebrare la grandezza di un potere appena sorto dalle guerre fratricide ne giustifica l’imperio
allontanando in un passato lontano e mitico con una genesi voluta e guidata dal Fato. Enea, eroe
troiano dell’Iliade capostipite dei romani è l’origine di un evento mitico per eccellenza che pone la
città di Roma al centro del Mediterraneo. Inoltre la casa regnante discende dalla gens Julia e quindi
da Enea il fondatore, capo carismatico, racchiude in sé le caratteristiche tipiche e distintive dei suoi
discendenti, si chiude così un circuito di unità e potere radicando a Troia, non in Grecia le origini
dell’impero. L’Eneide accoglie le caratteristiche dell’epos un gruppo di troiani reduci dalla caduta
di Troia raggiungono per mare l’Italia e di nuovo devono combattere per affermare il proprio regno.
Enea è la responsabilità dell’uomo di ubbidire al disegno divino
.Lo schema del viaggio nella 1 parte del poema riprende l’Odissea, la guerra della 2 parte l’Iliade, la
discesa dell’eroe agli inferi del VI libro è nel IX dell’Odissea.

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Enea rappresenta l’identità del popolo narrandone le leggi i modelli culturali romani. E’ insieme il
pater per eccellenza, ma anche il filius espressione della centralità dei valori che assume la figura
paterna nell’organizzazione sociale. Il suo attributo è PIUS rispettoso degli dei e degli antenati.
Virgilio ripropone la polarità Grecia Roma in una forma mitica ma vi immette l’eccezione alla
norma per esplicitare così la tradizionale rivalità Roma Cartagine. I troiani giunti in Italia per
fondare una nuova città non sono eroi sprezzanti ma sopravvissuti ad una strage, quello di V è
l’epos di chi soffre e muore, ma soffre anche chi uccide Enea e Turno. Quando Enea discende
nell’ade e assiste alla sfilata di re ed eroi fino a Marcello figlio di Ottavia, sorella di Augusto sono
tutti personaggi destinati a far grande la città, immagini in movimento perché il fato non può essere
arrestato.// funerali dei romani.
V è quindi nella norma dell’epica romana per la preminenza dello stato come interesse collettivo,
nel consenso e guida del fato. Il preservare pratiche antiche garantisce la protezione divina,
relativizza però la norma con l’inclusione dell’amore ed inserisce la storia di Cartagine. V individua
i caratteri della romanità nella semplicità delle origini e nelle vicende storico mitiche..
Nel Medio evo dopo il contrasto tra la cultura pagana e cristiana si giunse ad un compromesso gli
auctores pagani erano modelli di stile ma si doveva respingere la civiltà di cui erano portatori, se
questa non potesse essere reinterpretata in chiave cristiana. Nell’Eneide l’interpretazione allegorica
è compatibile con una visione mistico religiosa per cui Virgilio assume i tratti del saggio che
annuncia con parole profetiche la nascita di Cristo. Il medioevo attualizza e reinterpreta i testi latini.
L’umanesimo scopre i padri antichi che furono emendati e trascritti, riscoperti dall’oblio del
passato. Si rivaluta il pensiero, i valori, la visione del mondo, le arti figurative del passato,
l’esemplarità da imitare nell’illusione di una rinascita dalle barbarie. Ogni epoca rispose ai problemi
leggendo i classici con filtri culturali differenti. I giacobini francesi trovarono le radici nella lotta
per la libertà nello stoicismo eroico in funzione antitirannica, ma anche chi era in opposizione alla
abolizione della schiavitù si appellò ai classici per sostenere la base naturale dell’ordinamento
schiavistico. Il fascismo utilizzò la civiltà latina in chiave ideologica attualizzando simboli e termini
il fascio di verghe con la scure diviene emblema del regime. La struttura gerarchica della milizia
fascista prevedeva manipoli, corti, centurie, legioni. La romanità in funzione imperialistica e
colonialistica per trovare fondamento ideologico alle velleità imperialiste del regime
(poema omerico=viaggio pieno di pericoli e avventure, lotta eroe contro nemico morte di uno dei
due, esaltazione eroe anche se morto nel conflitto)

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LIVIO
59 a.C Gallia Cisalpina a Padova rispetto a Roma dove dilagavano corruzione e dissolutezza visse
in un ambiente conservatore di ideali etici e politici. Strinse amicizia con Augusto di cui disse
restituì pace all’impero sedando interne discordie, fu apertamente contro Cesare di cui Ottaviano si
proclamava continuatore ma vide una continuità etica tra i valori della repubblica e l’operato del
princeps restauratore dell’ordine che le guerre civili avevano distrutto. Gli storici precedenti
avevano partecipato alla vita pubblica Cesare, Sallustio L visse ritirato con una spontanea adesione
alle nuove istituzioni, scelse la professione di letterato, morì a Padova 17 d.C..
Ab urbe condita 7 sec storia da 754 origine di Roma a morte di Druso ,figlio adottivo di Augusto.
Opera divisa in 142 libri pubblicata in gruppi ripartita in decadi forse perché più adatta così al
commercio ed alla lettura, ne rimangono solo 35.
Poiché appartiene al genere storiografico è introdotta da una prefazione che ne illustra il contenuto e
alcune riflessioni: intende dare ai romani non un documento storico ma un monumento del loro
passato glorioso, la grandezza delle origini, la decadenza dei secoli repubblicani per lo
allontanamento dagli antichi costumi, l’adesione alla nuova istituzione garante del mito delle
origini, quindi un alto legame con il presente. Tacito ricorda che Augusto lo definì pompeiano
scherzosamente perché la prima fase dell’antica Roma è romanzata e quella più recente cupa, non
possiamo dare giudizio perché opera perduta ma il princeps non si preoccupò eccessivamente se lo
fece istruttore del nipote, il futuro imperatore Claudio, di sicuro la restaurazione che proponeva era
funzionale al suo programma.
Oggi lo storico cerca le fonti negli archivi e le vaglia a Roma la storiografia ha un carattere sacro
nasce dagli annales dei pontefici, legata agli interessi ideologici dell’oligarchia senatoria è
propaganda politica, per i letterati opus oratorium maxime, rappresenta gli eventi con il fine
esclusivo di esaltare la grandezza di Roma.
L ai suoi tempi fu uno storico, per noi è un narratore, privo di rigore scientifico che utilizzò una
sola fonte proponendo talvolta ricostruzioni dei fatti senza assumere consapevolezza critica dei
limiti e difficoltà della sua opera. Ama la tradizione l’accetta la giustifica, questo è il carattere della
sua romanità, lo spirito pervade la politica dell’impero e non possiamo farci un’idea chiara, dalla
sua opera sui sanniti, cartaginesi , etruschi.
La storiografia greca si rivolgeva al pubblico delle polis, lo storico quindi, era pervaso da un
sentimento di universalità sul barbaro che studia, valuta. Al popolo romano non interessavano gli
altri popoli ma la sua vita, la città che ha fondato il più glorioso degli imperi. Non esistono indagini
particolari, sono importanti le vittorie di cui tranne Cesare, generale che rendeva conto ai suoi
concittadini, non è mai descritta la tecnica militare.

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Il carattere artistico del racconto di storico induce Livio a drammatizzare gli avvenimenti, a non
curarsi dei particolari che, quando servono, inventa, a presentare personaggi pieni di umanità. Le
alterazioni non sono criticate dalla vanità nazionale e gentilizia incurante dei documenti, presenti e
vari negli storici greci. Imparziale nei giudizi, sebbene conservatore, nel racconto dei contrasti plebe
ottimati non ebbe preconcetti Tacito lo definisce “ fidei preclarus in primis”.
Il patriottismo gli fa considerare i condottieri romani unici esempi di sanità morale e saggezza
politica.
Una linea ininterrotta lega la nave di Enea , la capanna di Romolo (di cui modifica in parte il mito),
il palazzo di Augusto. Il fato, ordine inviolabile delle cose ha scritto gli avvenimenti. I personaggi
sono l’incarnazione delle virtù caratteristiche dell’antico cives e l’idealizzazione del passato poiché
in esso le qualità morali indispensabili per la grandezza di uno stato: Muzio Scevola, Orazio
Coclite, Numa Pompilo. La storia è magistra vita, di moralità tramite esempi di probità , sacrificio.
empietà cui devono rifarsi non solo gli uomini ma gli stati per consolidarsi Le leggende esprimono
la grandezza di Roma per i suoi valori etici e religiosi del mos maiorum che gli esempi
rappresentano e Augusto vuole restaurare.
Non seguì l’impianto delle monografie di Sallustio da cui derivò per es i discorsi fittizi dei
personaggi illustri in momenti cruciali. Questi in forma diretta o indiretta evidenziano le
caratteristiche psicologiche dei personaggi, ampliano la drammatizzazione e la spettacolarità, due
sono le forme di oratoria una solenne e ufficiale con domande antitesi iperboli, l’altra personale
densa e breve.
Quintiliano per indicare la ricchezza della lingua contro la brevitas di Sallustio definisce il suo stile
lacteas ubertas. Lessico familiare, arcaismi, formule di carattere religioso e giuridico .Periodare
ricco di subordinate e ornamenti retorici
Asinio Pollione lo accusa di Patavinitas per le espressioni di dialettale provincialismo ma l’accusa
è in realtà di conservatorismo ideologico.
Ebbe una concezione eroica della potenza di Roma ma accenni pessimistici nella previsione
dell’imminente decadenza dei costumi
Ebbe fama pari a Virgilio per la prolissità dell’opera si avvertì il bisogno di epitomi Dante “ come
scrive Livio che non erra” lo affianca a Virgilio nel Monarchia
Per Leopardi Livio è il poeta della storia, la sua poesia crea l’illusione della contemporaneità a
differenza della storiografia che stabilisce un confine tra il lettore e la narrazione. La storia di Livio
è di parte come l’epos di Omero a favore dei greci.
Ad integros accedere fontis Rampioni ed Cappelli
Taic Grossi Rossi Paravia
Società e comunicazione letteraria in Roma antica Gianotti Pennacini ed Loescher

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VIRGILIO

Biografia più attendibile(numerose nel medioevo) Vita Vergili di Elio Donato grammatico delIV
secolo trae spunto da De viris illustrubus di Svetonio la cui opre giunta solo atratti attinge
direttamente da doc imperiali per es: testamento di Virgilio.
Nasce da famiglia agiata di proprietari terrieri della Gallia Cisalpina 15 ottobre del 70 a.C.
Studi completi grammatica retorica a Roma
Napoli circolo epicureo Sirone temperamento mite è attratto dalla filosofia e non dalla politica.
Quando aveva 20 anni scoppia guerra civile Cesare Pompeo 49a.C.
Nel 42 a.C. come era abitudine tra i triunviri spartiscono le terre ai veterani, forse fu coinvolto V.
che riebbe il podere grazie intervento di Asinio Pollione, governatore della Gallia Cis legato ad
Antonio che scompare successivamente dalla vita del poeta, o Ottaviano , allusione Bucoliche 42\41
a.C. (1°- 9° Titjro Menalca), pubblicate nel 38, quando Orazio testimonia che V. lo presenta nel
circolo di Mecenate. Dal 37/30 Georgiche pubblicate nel 29a.C. contemporaneamente inizia
composizione dell’Eneide , nel 19 durante un viaggio in oriente per vedere i luoghi narrati, ad Atene
incontra Augusto il quale lo convince a tornare a Roma muore nel tragitto per Brindisi, è sepolto a
Napoli .Georgiche 4 libri Poesia didascalica riferimenti “Le opere ed i giorni” Esiodo VII a.C e il
“de rerum natura” Lucrezio Argomento , già trattato da Catone nella Prima metà del 2 sec a.C.e da
Varrone De rustica V. non solo da consigli pratici ma indica , con Lucrezio, la felicità nella vita
rustica. L’opera si innesta nel programma augusteo del mos maiorum, dei cui valori era depositario
l’agricola con il paziente lavoro a contatto con la natura.
1 dedica a Mecenate precetti cereagricoli, presagi metereologici es: morte di Cesare guerre civili,2
cultura alberi olivo vite elogio vita campestre, 3 proemio di poetica allevamento del bestiame,4
allevamento api
1341 Ninfale d’Ameto Boccaccio
1504 Arcadia Sannazzaro
1537 Aminta Tasso Pastor fido Guarini
1690 Arcadia il genere ebbe successo in momenti difficili quando era più facile rifugiarsi dietro
figure e nomi convenzionali
1950 La terra promessa Ungaretti(Didone)
1956 Il passaggio di Enea

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18 marzo 44 a.C. + Cesare
43 a. C. Antonio Lepido Ottaviano triunviri per 5 anni
42 a.C. in Macedonia a Filippi Antonio Lepido Ottaviano <-> Bruto e Cassio
37 a.C. rinnovati i poteri ai triunviri
Antonio in oriente fonda potere su stati ellenistici con Cleopatra cerca di fondare potere dinastico
Ottaviano in occidente, nel 36 tribunicias potestas (propaganda con Agrippa e Mecenate) dichiara
guerra a Cleopatra e Antonio nemico pubblico
2 settembre 31 a.C. davanti Corfù Azio Antonio sconfitto, Egitto annesso impero
Ottaviano riceve massime magistrature
13 gennaio 27 a.C. introduce culto genius Augusti, dea Roma, pontifex maxime, pater patria,
(privo di figli adotta quelli di Agrippa e figlia Giulia e quelli del 1° matrimonio moglie
Druso(muore) Tiberio )
14 d.C. Augusto muore
14-37 d.C. Tiberio
37-41 d.C. Caligola
41-54 d.C. Claudio
54-68 d.C. Nerone

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