
Vorrei la luce per dirti … ti amo!
Vorrei la notte per dirti … sei mia!
Vorrei una vita con te per dirti perché
mi sono perdutamente,
… innamorato di te.
© Copyright 2011 Raffaele Spera. All rights reserved.

Vorrei la luce per dirti … ti amo!
Vorrei la notte per dirti … sei mia!
Vorrei una vita con te per dirti perché
mi sono perdutamente,
… innamorato di te.
© Copyright 2011 Raffaele Spera. All rights reserved.
Qui, in questo dolce silenzio,
lascio scivolare via,
i ricordi celati nella mia anima,
non cerco di fermare,
queste figure, evanescenti
che si ricorrono,
come uno sciame di lucciole,
pulsando alla ricerca di un compagno.
Il buio è stranamente,
illuminato dal mio passato,
egli scorre veloce davanti ai miei occhi,
ma non riconosco nessuna, di quelle immagini.
Oggi non esistono più,
è qualcosa che appartiene ai ricordi,
vittime nostalgiche del presente.
Mai lasciarsi condizionare,
da un vissuto contorto e distorto dalla realtà,
per cadere vittime della nostalgia,
il tutto equivale al suicidio,
della parte più bella, di ogni essere … l’anima!
© Copyright 2011 Raffaele Spera. All rights reserved.
Spesso, mi fermo a osservare il mio corpo,
non guardandolo nel riflesso di uno specchio,
ma osservandolo dall’esterno.
Vi giro attorno e ogni volta,
noto qualcosa di diverso e di nuovo.
Forse, dovremmo osservare più spesso,
chi abbiamo accanto e se non osserviamo,
alcun cambiamento, non vuol dire
che ha guadagnato la giovinezza eterna,
ma solo che è diventata,
la pagina ingiallita e sbiadita ,
di un libro, chiamato esistenza.
Ogni ruga è la piega di un vissuto,
e più rughe compongono la pagina dei ricordi.
Ogni piega, ha qualcosa da raccontare,
ogni segno indelebile, alla vista,
ha il suo peso e il suo significato.
Un mare pacato, non è mai scontato,
una vita senza l’ebbrezza del futuro,
non ha il senso del sicuro.
La realtà è la nostra nemica
ma potrebbe essere,
se sappiamo osservarla,
del futuro, la nostra amica.
L’amore va vissuto nel presente,
e non riversato nell’attesa del futuro.
La certezza è solo dell’istante,
in cui riconosci la sorgente della vita,
e se scappi dal godere, questa pausa d’eternità,
nella certezza del dolore che ti regalerà,
vivrai ogni attimo del futuro, che t’attende,
con un senso di … profonda incapacità.
© Copyright 2012 Raffaele Spera. All rights reserved.
Raccolgo i cocci, di ciò che resta,
di un immagine riflessa del passato,
un attimo dopo, essersi confrontata,
con lo specchio del presente.
Tanti i cocci, quante le lacrime,
tanti gli attimi da ripescare,
quanto la sofferenza da dimenticare.
Una realtà che non appaga, ne ripaga,
di un vissuto donato al passato,
che nulla ha riscattato,
della sofferenza vissuta.
La fioca luce dell’alba,
si proietta su quei cristalli,
moltiplicando in essi le immagini,
ma con essi i fantasmi del passato,
dove un anima disperata,
alla ricerca di tranquillità,
si perde in un mare torbido,
il cui colore e quello del dolore.
Un espressione diversa all’apparenza,
un esperienza da condannare, senza giudicare.
Il presente è figlio del passato,
mentre il futuro e il frutto del vissuto,
inutile cercare di modificare,
quello che ormai è stato,
inutile mordere la rabbia
per combattere il dolore,
ma vivere il presente
nella misura in cui ci è dato,
quale orma del futuro,
su cui costruire un nuovo stato.
Impariamo, che la vita è figlia dell’ignoto
e quando alla fine della strada,
superiamo quella soglia,
nulla ci verrà dato, di quanto regalato,
nulla ci verrà ascritto,
quale premio per un diritto,
il nulla sarà la nostra sostanza,
dove vivremo la nostra inutile esistenza.
La vita non ha altre uscite,
quella porta, vale come monito ardito,
non come freno al godimento.
I cocci, sono i resti e ricomporli non aiuta,
costruire una nuova vita,
alla ricerca di una nuova identità,
ci darà la forza che cerchiamo
in questo mondo, avverso alla realtà,
per trovare … la nostra oasi di serenità.
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Sono qui, disteso sui miei pensieri,
a violare l’impossibile, attraverso un sogno,
che mi regalerà una pausa di libertà.
Le mie labbra che sfiorano le tue,
mentre una punta morbida,
gioca sui loro contorni,
prima di gustarne l’umore,
giocando a violare il virtuale,
sino a quando, il gusto dell’umore,
non gli riconosce, il sapore del piacere.
Le due punte si divertono fra loro,
a cercarsi, rincorrersi, per poi avvolgersi
sino all’apice del dolore … piacere.
Il distacco è un temporaneo dispiacere,
perché un fremito, risorge dall’intimità,
sfiorato con la delicatezza di una piuma
e la voluttà dei sensi,
abilmente richiamati al gioco,
cercato, voluto, atteso
dove il consenso non si chiede
ma si conquista sulle vette delle colline,
alle cui sommità, spiccano,
erti e rigide per il piacere,
due piccole carnose antenne,
frementi al passaggio,
educate alla carezza,
di chi abilmente bussa alla porta della vita.
Un tocco dolce, delicato, quasi sfiorato,
in attesa di una risposta suadente.
Un gioco intimo che non attende l’attesa
e rivolge le su attenzioni, all’altro versante,
senza trascurare nessun istante,
tastando, e tracciando con l’umore,
quasi a sancire il territorio violato,
in attesa che il corpo dell’amata,
si conceda alla passione, esponendo all’ardore,
ogni suo singolo e pregiato umore.
Le parole sono state sostituite dagli sguardi,
che hanno carezzato la scena,
senza offendere con la sosta,
con l’udito, che ha vissuto dei suoi gemiti,
con l’olfatto, che s’inebriato dei profumi,
che il corpo dell’amata, liberava a ogni tratto
e infine dal tatto, quando arcuandosi si prestava,
e il suo amato invitava, a prendere possesso
della sua purezza, come offerta alla sua gentilezza.
Nel sogno ti ho avuta ma non ti ho goduta,
in verità … concedimi di amarti cosi, nella realtà!
© Copyright 2012 Raffaele Spera. All rights reserved.
Il mare, abbandona sulla riva,
il mio corpo, disteso sotto l’infierire del sole,
le mie membra bruciano, per l’urente dolore,
mentre la salsedine, si diverte a flagellarmi,
complici, le carezze delle onde.
Il mio corpo, non è che il mio pensiero,
quella spiaggia, la mia vita,
quel sole, il mio vissuto,
quel mare con la salsedine … la mia realtà,
che infierisce contro di me,
colpevole, senza nessun addebito,
se non quello di aver sempre amato,
e mai ricambiato, nella misura cui ho dato.
Io non rinnego l’amore donato,
non rinnego gli attimi di serenità,
elargiti, a chi mai avrebbe conosciuto,
l’essenza della mia bontà.
Se oggi, qualcuna, ancora mi cerca,
io la ripudio e non l’accetto,
non vivo di elemosina del passato,
non vivo dei ricordi a chi ho dato,
ma vivo del mio silenzio,
ove amo ascoltare, l’animo di chi mi parla.
Lei non s’avvede della mia gioia,
lei non s’avvede, di quello che mi racconta,
riconosce la fede, del suo raziocinio,
ma non la bellezza, dei suoi lunghi silenzi,
in cui nulla leggo, nelle pagine della vita,
perché non serve riscrivere il passato,
perché già tracciato,
non serve costruire del futuro,
ancora non è assorto al vero,
ma vivere delle gioie del presente,
come l’anima tua grida,
nei tuoi lunghi silenzi,
in cui io amo perdermi,
per godere delle sensazioni,
mai niuno regalate,
che il tuo silenzio mi dona,
stringendosi dolcemente a me,
carezzando sublimemente, la mia anima.
Io vivo … ascoltando il tuo silenzio.
© Copyright 2012 Raffaele Spera. All rights reserved.
Questa sera sono solo,
in compagnia dei miei perché,
osservo la luna, che si riflette su di me,
e lascio per un attimo,
la porta aperta della mia vita
mentre, un luce rompe il silenzio,
dove si erano rifugiati i miei sentimenti.
Una scelta voluta … no dovuta,
perché non sarò mai carnefice,
dell’altrui sofferenza,
che sotto sembianze improprie,
invade il mio silenzio.
L’amore e il bene sono la differenza,
che si esprime tra il vivere e l’esistere.
Io non faccio raffronti,
ma contro il mio costume,
sono chiamato a una scelta,
dove da un lato, osservo il piacere,
l’acronimo improprio, di una vita serena,
vissuta in attimi di serenità
e dall’altra, vedo la pigrizia e l’apatia,
di una storia arenata, sull’ipocrisia e falsità
di chi professa quello che non ha.
Io non ho alcuna incertezza,
sulla strada che desidero percorrere,
ma vorrei viverla e per farlo,
ho bisogno di te.
Angelo mio, ti amo ancora …
non chiedermi perché.
© Copyright 2012 Raffaele Spera. All rights reserved.
Io che credevo che la vita
mi avesse messo alla prova,
già troppe volte.
Amore e sofferenza,
sono stati gli autori del mio dolore,
mentre la mia storia scivolava ignava,
sulla soglia tra l’apatia e la realtà,
ma ecco che qualcosa mi colpisce …
ho timore, perche ne riconosco il dolore
ma non arretro, davanti al suo volere,
non parlo ma ascolto, vorrei scappare ma resto
di lei non conosco che il volto,
ma amo il colore dei suoi occhi,
quel colore che mi penetra dentro,
dove non vorrei che arrivasse una luce,
perché quando ti svegli e non c’è,
il buio che mi stringe l’anima,
resta solo a me, mentre lei chissà dov’è.
Amare e condividere ogni giorno della vita,
mentre non potrei donarle che attimi,
il momento e il luogo cambierà,
ma il sapore di questo amore, resterà.
© Copyright 2012 Raffaele Spera. All rights reserved.
Tu sei qui davanti a me,
e io inerme, assisto alle tue carezze
che regali a chi a te si abbandona,
in attesa del suo supplizio.
Il mare regala carezze
e la spiaggia, impotente, le accetta …
vorrebbe ricambiare
ma non gli è data questa opportunità.
Così chi ama, osserva la sua amata,
e si emoziona al suo volto,
non potendo sfiorare,
con le sue labbra le sue,
se non con l’immaginazione ,
allorché in lui, mai albergherà ,
il piacere di conoscere,
il significato del verbo, amare.
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