
Vestita di acque salmastre,
hai lasciato il grembo materno
per entrare nella realtà della vita.
Ti ho ammirato come la nascita della venere,
mentre abbandonavi le onde spumeggianti,
che tentavano di coprire il tuo pudore.
Bella della tua nudità mi sei apparsa,
incurante degli sguardi, delle critiche,
forte della tua pudicizia.
Assurda incoerenza che cozzava
contro una nuda realtà,
eri impassibilmente vestita in adamitico costume.
I tuoi lunghi capelli scuri,
avvolti di un’acqua gratificata
che ti aveva accarezzata in ogni dove.
Ti eri concessa senza alcun riserbo,
a ogni sua richiesta
pur di soddisfare la tua voglia di vita.
Hai incrociato il mio sguardo,
e in quel momento hai realizzato
che eravamo i soli su quella battigia.
Ti ho sorriso senza guardarti al fine di non imbarazzarti,
sei venuta vicino a me pura di te stessa,
con un braccio hai coperto i seni e l’altra mano la vita.
Hai eluso il mio sguardo e hai inteso dirmi,
chiediti se amarmi
è il desiderio di un attimo,
oppure il futuro infinito.
Io non ho risposto
ho chiuso gli occhi per poi riaprirli,
per capire se vivevo un sogno oppure era una realtà
poi mi sono fatto coraggio
e prima di abbracciarti per baciarti,
ti ho detto …
Ho smesso di sognare perché da oggi
voglio vivere di te con te.
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