
Sono qui, disteso sui miei pensieri,
a violare l’impossibile, attraverso un sogno,
che mi regalerà una pausa di libertà.
Le mie labbra che sfiorano le tue,
mentre una punta morbida,
gioca sui loro contorni,
prima di gustarne l’umore,
giocando a violare il virtuale,
sino a quando, il gusto dell’umore,
non gli riconosce, il sapore del piacere.
Le due punte si divertono fra loro,
a cercarsi, rincorrersi, per poi avvolgersi
sino all’apice del dolore … piacere.
Il distacco è un temporaneo dispiacere,
perché un fremito, risorge dall’intimità,
sfiorato con la delicatezza di una piuma
e la voluttà dei sensi,
abilmente richiamati al gioco,
cercato, voluto, atteso
dove il consenso non si chiede
ma si conquista sulle vette delle colline,
alle cui sommità, spiccano,
erti e rigide per il piacere,
due piccole carnose antenne,
frementi al passaggio,
educate alla carezza,
di chi abilmente bussa alla porta della vita.
Un tocco dolce, delicato, quasi sfiorato,
in attesa di una risposta suadente.
Un gioco intimo che non attende l’attesa
e rivolge le su attenzioni, all’altro versante,
senza trascurare nessun istante,
tastando, e tracciando con l’umore,
quasi a sancire il territorio violato,
in attesa che il corpo dell’amata,
si conceda alla passione, esponendo all’ardore,
ogni suo singolo e pregiato umore.
Le parole sono state sostituite dagli sguardi,
che hanno carezzato la scena,
senza offendere con la sosta,
con l’udito, che ha vissuto dei suoi gemiti,
con l’olfatto, che s’inebriato dei profumi,
che il corpo dell’amata, liberava a ogni tratto
e infine dal tatto, quando arcuandosi si prestava,
e il suo amato invitava, a prendere possesso
della sua purezza, come offerta alla sua gentilezza.
Nel sogno ti ho avuta ma non ti ho goduta,
in verità … concedimi di amarti cosi, nella realtà!
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