Amo tutto ciò che è stato, tutto quello che non è più, il dolore che ormai non mi duole, l’antica e erronea fede, l’ieri che ha lasciato dolore, quello che ha lasciato allegria solo perché è stato, è volato e oggi è già un altro giorno. (Fernando Pessoa)
Fernando António Nogueira Pessoa ( Lisbona,1888 – Lisbona,1935) è stato un poeta, scrittore e aforista portoghese.
Uno studio da poco realizzato da un gruppo internazionale di ricercatori ha rivelato che alcuni dinosauri, come il famoso Tyrannosaurus rex, non avevano i denti sporgenti e in bella vista ma nascosti da labbra simili a quelle delle lucertole di oggi.
Gli studiosi si sono basati sull’esame della struttura dei denti, sulla morfologia della mascella di rettili con e senza labbra, e hanno confrontato i differenti modi di usura, per giungere alla conclusione che la bocca dei teropodi somigliava di più a quella delle lucertole che a quella dei coccodrilli, che ha i denti scoperti.
I denti inoltre quando non sono coperti dalle labbra, con l’alimentazione e l’esposizione costante alla luce e all’aria esterne, si seccano e si rovinano di più, mentre i denti dei teropodi, proporzionati al cranio, avevano uno smalto sottile e potevano essere perfettamente coperti dalle labbra.
Il T. rex aveva quindi labbra squamose e senza muscoli, come il tuatara (Sphenodon punctatus), unico sopravvissuto dell’ordine dei rincocefali, che vive ancora oggi in Nuova Zelanda.
“Vivete, se volete credermi, non aspettate domani. Cogliete fin da oggi le rose della vita .” Pierre de Ronsard
Pierre de Ronsard (Couture sur Loir, 1524 – Prieuré de Saint Cosme, 1585) è stato un poeta e cortigiano francese. Conosciuto come Il principe dei poeti, è celebre anche per la partecipazione al movimento poetico La Pléiade.
Sono state ritrovate molte impronte preistoriche di mani, realizzate con il colore, sulle pareti delle grotte e non era chiaro il motivo per cui molte dita risultavano mozzate o mancanti. Gli uomini, allora come oggi, fanno molto affidamento sulle mani che utilizzano per molte attività di primaria importanza ed è difficile pensare che così tanti individui avessero perso accidentalmente delle dita nelle loro attività quotidiane. Per questo alcuni studiosi avevano pensato anche che i frequenti congelamenti potessero esserne state le cause.
Ora però uno studio ha chiarito questo mistero poichè alcuni ricercatori della Simon Fraser University (SFU) ha preso in esame circa 300 orme di mani dove mancano alcune falangi di una o più dita, provenienti da siti spagnoli e francesi, e sono arrivati alla conclusione che queste orme mutilate siano il risultato di amputazioni rituali.
Nelle grotte di Gargas, alti Pirenei francesi, sono state censite 231 impronte di mani, realizzate da circa 45-50 individui e a volte mancava una delle tre falangi del dito, mentre in 114 mani mancavano più falangi anche di diverse dita. Nella grotta di Cosquer, sempre in Francia, 28 su 49 mancano di alcune falangi. E a Maltravieso, nella Spagna occidentale, è lo stesso per 61 delle 71 figure di mani.
In genere le orme rilevate sono stampi che venivano lasciati soffiando ocra o polvere di carbone di legna mediante un osso cavo sul dorso della mano con il palmo tenuto contro la roccia e quindi sarebbe bastato piegare una o più dita per simularne la mancanza.
Gli studiosi dell’Università canadese hanno però osservato che l’amputazione rituale riguarda oltre un centinaio di culture sin dall’antichità e che le stesse motivazioni che inducevano le antiche civiltà a praticare amputazioni sono valide anche all’uomo preistorico.
In conclusione gli studiosi ritengono che molte immagini di mani sulle pareti delle rocce, in particolare del Gravettiano (29 mila-20 mila anni fa), siano la prova di riti sacrificali per ottenere aiuto da un’entità o un potere superiore, in linea con l’animismo che caratterizzava le prime forme religiose.
In passato Walter Burket aveva affrontato le origini ” biologiche” dei sacrifici umani. Il taglio di dita e altre usanze sacrificali avrebbero delle analogie in natura che l’uomo ha elaborato nella sua visione simbolica e rituale. Per esempio, quando un animale predatore in natura attacca un gruppo di erbivori, si assiste al sacrificio di un suo componente che libera così tutti gli altri del branco dal pericolo.
A volte addirittura avviene il processo per cui alcuni animali riescono a mutilare parte del proprio corpo, il caso più noto è la perdita volontaria della coda della lucertola, quando sacrifica una parte di sé per salvarsi se sta venendo catturata. L’uomo del Gravettiano viveva costantemente circondato da pericoli e gli occorreva un gesto magico-religioso per sperare di restare vivo.
Gli auguri dell’innocenza “Vedere un mondo in un grano di sabbia e un universo in un fiore di campo, possedere l’infinito sul palmo della mano e l’eternità in un’ora.” (William Blake)
Auguries of Innocence «To see a world in a grain of sand And a heaven in a wild flower, Hold infinity in the palm of your hand, And eternity in an hour.» (William Blake)
William Blake (Londra, 1757 – Londra, 1827) è stato un poeta, pittore e incisore britannico.
Non sai bene se la vita è viaggio, se è sogno, se è attesa, se è un piano che si svolge giorno dopo giorno e non te ne accorgi se non guardando all’indietro. Non sai se ha senso. In certi momenti il senso non conta. Contano i legami. (Jorge Luis Borges)
Jorge Luis Borges è stato uno scrittore e poeta argentino (Buenos Aires 1899 – Ginevra 1986).
È il kodkod, nome scientifico Leopardus guigna, è il più piccolo felino delle Americhe e uno dei più rari al mondo pertanto a rischio di estinzione. Conosciuto anche con il nome di güiña, il kodkod è distribuito tra il Cile e l’Argentina, dove vive nelle fitte foreste delle Ande meridionali ad altitudini inferiori a circa 2.000 metri. Sono riconosciute 2 sottospecie di kodkod: il Leopardus guigna guigna e il Leopardus guigna tigrillo.
Il felino ha delle dimensioni davvero contenute: è alto circa 25 cm., pesa sui 2-3kg e il corpo misura dai 40 ai 50 cm con una coda che raggiunge i 25 cm. La testa è minuta, il muso leggermente schiacciato, gli occhi sono grandi e vivaci, le orecchie larghe alla base e arrotondate.
Il mantello del kodkod è di colore giallo tendente al grigio o al marrone ed è caratterizzato da tante piccole macchie più scure. La coda, corta e ricoperta da abbondante pelo, ha dai 10 ai 12 anelli più o meno marcati. Non sono rari casi di melanismo ossia kodkod dal mantello scuro/nero dovuto a un eccesso del pigmento della melanina. .
Il kodkod è un felino piccolo ma agile e muscoloso e dal comportamento solitario, ma attivo sia di giorno che di notte. Una delle sue caratteristiche è sicuramente ilsuo miagolio che ricorda il canto degli uccelli. L’animale è anche un abilissimo scalatore e, sebbene non sembri cacciare sugli alberi, sfrutta le altezze per inseguire le prede cioè roditori, uccelli e anche piccoli animali d’allevamento come i polli.
Bisogna sempre essere ubriachi. Tutto qui: è l’unico problema. Per non sentire l’orribile fardello del Tempo che vi spezza la schiena e vi piega a terra, dovete ubriacarvi senza tregua. Ma di che cosa? Di vino, di poesia o di virtù: come vi pare. Ma ubriacatevi. E se talvolta, sui gradini di un palazzo, sull’erba verde di un fosso, nella tetra solitudine della vostra stanza, vi risvegliate perché l’ebbrezza è diminuita o scomparsa, chiedete al vento, alle stelle, gli uccelli, l’orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che scorre, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, chiedete che ora è: e il vento, le onde, le stelle, gli uccelli, l’orologio, vi risponderanno: – È ora di ubriacarsi! Per non essere schiavi martirizzati dal tempo, ubriacatevi, ubriacatevi sempre! Di vino, di poesia o di virtù, come vi pare–. Charles Baudelaire
Charles Pierre Baudelaire (Parigi, 1821 -Paridi, 1867) è stato un poeta, scrittore, critico letterario, giornalista, filosofo, saggista e traduttore francese. È considerato uno dei più importanti poeti del XIX secolo ed esponente chiave del simbolismo.
La lingua giapponese contiene la parola komorebi [木漏れ日] che descrive l’affascinante fenomeno della luce solare che filtra attraverso le foglie degli alberi creando quasi un canto di bellissime immagini prima di arrivare al suolo. Questa parola è scritta con gli ideogrammi di albero [木] luminosità, filtro, fuga [漏れる] e sole [日].
Ci sono parole in altre lingue che cercano di spiegare questo fenomeno, ma nessuna si riferisce direttamente al sole che scivola sugli alberi. In inglese ad esempio esiste solo l’espressione luce solare, ma può riferirsi a qualsiasi luce solare e quindi corrisponde in giapponese a youkou [陽光].
Komorebi si riferisce pertanto in particolare alla luce vista tra gli alberi, a quella cortina di luce o agli effetti che il sole produce sul suolo filtrato dagli alberi, fenomeno che può trasformare semplici alberi in un paesaggio emozionante molto apprezzato anche da pittori, fotografi e poeti.
Il fenomeno può essere osservato in qualsiasi periodo dell’anno o in qualsiasi luogo ma è particolarmente evidente quando il sole è basso e la nebbia o il fumo ne aumentano l’effetto, soprattutto in primavera.
Il regista tedesco Wim Wenders, autore anche di Il cielo sopra Berlino ha raccontato nel film Perfect days attraverso la storia di Hirayama, l’attore Kôji Yakusho, la sensazione e le emozioni che l’uomo può provare osservando le luci e le ombre degli alberi attraversati dal sole.
Le immagini, che riflettono le foglie mentre silenziose si muovono tra il vento e il luccichio del sole che si intravede tra loro, creano un senso di pace. Possono regalare quindi un momento di quiete e di luce, attraversato però anche dal buio di tutte quelle ombre che ci accadono nel corso della vita.
La menopausa una volta era considerata un fenomeno solo umano poichè ad esempio cane, gatto, bovino, suino possono riprodursi fino alla fine della vita anche se nelle femmine di altre specie, tra cui gli scimpanzé, i babbuini, alcuni piccoli pesci d’acqua dolce, i parrocchetti o i topi, vi è una diminuzione della fertilità a partire da una certa età.
Negli animali che manifestano una periodicità della riproduzione esiste quello stato fisiologico caratterizzato da una forte pulsione sessuale in cui l’animale cerca gli individui di sesso opposto per accoppiarsi. Questo periodo si chiama periodo estrale (comunemente periodo del calore) e quello non riproduttivo, durante il quale gli stimoli sessuali sono quiescenti, viene definito periodo di anestro.
Il ciclo estrale può essere unico, con una sola stagione riproduttiva all’anno, o plurimo come in alcuni mammiferi come il coniglio, la cavia, il topo. Gli ovini, i bovini, gli equini allo stato selvatico sono monoestri e le razze domestiche sono per lo più poliestre.
Nella specie umana invece la cessazione della fase riproduttiva è completa e molto precoce rispetto alla durata media della vita. Anche nelle società di cacciatori-raccoglitori l’età media dell’ultima nascita si aggira intorno ai 38 anni anche se le donne possono aspettarsi di vivere ancora molti altri anni.
Per lungo tempo si è creduto che questo modello di interruzione precoce della riproduzione, seguito da una sopravvivenza post-riproduttiva prolungata, fosse estraneo agli animali non umani. Poi, sono arrivate le prove che anche le orche vanno in menopausa: la loro fecondità diminuisce gradualmente dopo i 23 anni, poi più rapidamente dopo i 40 anni e, infine, cessa intorno ai 45 anni nonostante possano vivere fino a 90.
Le cure parentali “in tarda età” delle orche sembrano però essere riservate in particolare ai maschi e uno studio del 2015 ha rilevato che, quando vanno a caccia di salmoni e ne catturano uno, lo tagliano in due con un morso: metà se la mangiano, l’altra la danno al figlio, ma solo se è maschio, mentre le femmine devono imparare ad arrangiarsi fin da piccole.
Sembra che questo comportamento derivi dal fatto che un singolo maschio si può accoppiare con tante femmine, le quali a loro volta preferiscono i maschi adulti e di grosse dimensioni: prendendosi cura dei figli anche quando sono già cresciuti, le madri in menopausa si assicurano pertanto di avere molta discendenza.
Altri ricercatori hanno fatto uno studio ed hanno osservato e monitorato 185 femmine di scimpanzé della popolazione Ngogo, nel parco nazionale di Kibale (Uganda) dal 1995 al 2016, scoprendo un grande parallelismo con l’essere umano, a conferma della vicinanza genetica tra le due specie.
Grazie all’analisi di campioni di urina di 66 esemplari, gli scienziati hanno scoperto che la fertilità delle scimpanzè comincia a calare dopo i 30 anni: le probabilità di gravidanza diminuiscono e non si verificano più nascite dopo i 50 anni anche se 16, fra gli esemplari di scimpanzè presi in esame, in media hanno condotto un quinto della loro vita adulta, quindi dai 14 anni in avanti, in uno stato post-riproduttivo.
Da una prospettiva solo evolutiva, la collaborazione con i parenti permette di aumentare la prole che condivide alcuni dei propri geni, anche se per una femmina sarebbe più vantaggioso continuare a generare prole propria a cui trasmettere metà dei propri geni, invece che allevare nipoti che ne ricevono solo un quarto.
Accade però che, quando l’età avanza, la riproduzione diventa per la femmina un evento troppo rischioso, in termini di nati – mortalità, di difetti alla nascita o di morte materna durante il parto. Smettendo di riprodursi molto prima di morire, ad esse rimane tanto tempo da dedicare all’allevamento dei discendenti e alla trasmissione, agli altri membri del gruppo, di informazioni culturali preziose acquisite grazie all’esperienza, come ad esempio le indicazioni sulle aree dove la caccia può essere più proficua.