Le bacchette per il cibo provengono dall’antica Cina e sulla loro origine sono fiorite numerose leggende. Si sa con certezza che il loro utilizzo era già presente all’epoca della dinastia Shang (1600-1100 a.C.).
Nell’antichità erano usate in gran parte dell’Asia ma sono state ritrovate delle bacchette perfino a Megiddo, in Israele, facendo supporre già l’esistenza di antichi rapporti commerciali tra il Medio Oriente e l’Asia.
Oggi invece ci colpisce l’uso delle bacchette perché mangiamo con le forchette ma il libro il Milione di Marco Polo non menziona mai le bacchette.
Questo perché in Europa allora si mangiava con le mani e ci si aiutava con dita, ditali e cucchiai. Alla fine del “200, infatti, non esistevano le forchette che comparvero in Europa solo un secolo dopo.
Le forchette sono state introdotte nel Regno di Napoli, dove all’epoca si consigliava di adoperare un punteruolo di legno per mangiare nella maniera migliore la pasta appena cotta e scivolosa.
Erano modelli quindi molto rudimentali di forchette e proprio per questo motivo anch’esse non vennero mai citate da Marco Polo.
Novara di Sicilia, situata sui monti Peloritani al confine tra l’entroterra e la costa tirrenica della provincia di Messina, è un borgo medievale che conserva una parlata antichissima: il galloitalico di Sicilia.
È una lingua d’origine norditalica che ha resistito nei secoli all’omologazione linguistica, preservando intatte proprie caratteristiche fonetiche e culturali.
L’origine di questa parlata risale all’epoca della dominazione normanna in Sicilia, tra XI e XIII secolo, quando i sovrani Altavilla favorirono l’insediamento di coloni provenienti dal Nord Italia.
Molti giunsero dal Monferrato, dalla Liguria e in parte dalla Lombardia e dall’Emiliama furono chiamati “lombardi” anche se costituivano un gruppo eterogeneo.
A Novara di Sicilia, queste comunità conservarono nei secoli la propria lingua, trasformandola in un elemento distintivo dell’identità locale.
La parlata di Novara di Sicilia si distingue per l’impostazione fonetica tipica delle lingue galloitaliche.
Pur avendo inevitabilmente subito influenze dal siciliano, conserva suoni e cadenze che ricordano il piemontese e il ligure.
Il lessico, in parte assorbito dal siciliano, ha perso alcune caratteristiche arcaiche, ma la struttura e l’intonazione rimangono ben riconoscibili.
La lingua si è tenuta viva grazie all’uso quotidiano, soprattutto tra anziani e in ambito familiare, e all’impegno di studiosi e appassionati locali.
Per questo motivo è ancora usata nei rapporti interpersonali, soprattutto tra persone del posto.
Il mantenimento del galloitalico a Novara è legato anche alla posizione geografica del paese. Il suo isolamento naturale tra le montagne ha contribuito per secoli alla conservazione della lingua, tenendola al riparo da contaminazioni esterne.
Come molte parlate minoritarie, anche il galloitalico di Novara è oggi a rischio. L’avvento dei mass media, la mobilità e il predominio della lingua italiana rendono difficile la trasmissione intergenerazionale.
La lebbra, o malattia di Hansen, è ancora abbastanza diffusa in India, dove si registrano oltre 100.000 nuovi casi l’anno.
Sì riteneva che i primi casi di lebbra al di fuori dell’Asia risalissero all’epoca di Alessandro Magno, quando le sue truppe importarono in Egitto il batterio di ritorno dalla spedizione nella Valle dell’Indo, tra il 327 e il 326 a.C.
Secondo uno studio recente però, il batterio della lebbra avrebbe contagiato persone al di fuori dell’Asia meridionale migliaia di anni prima e cioè durante l’Età del Bronzo.
Allora era stato trasportato lungo le rotte commerciali che univano il sud dell’Arabia con il sud dell’Asia.
Sono stati analizzati una serie di frammenti ossei risalenti al III millennio a.C., ritrovati in Oman, che riporterebbero infatti segni inequivocabili della malattia.
Il ritrovamento è avvenuto presso ilsito archeologico di Dahwa, ai piedi dei Monti Hajar, dove, durante l’Età del Bronzo, si lavorava il rame.
Qui sono stati rinvenuti numerosi frammenti di ceramica rossa e nera provenienti dalla Valle dell’Indo poiché il popolo locale degli Umm an-Nar, commerciava con l’Asia meridionale già 4.000 anni fa.
Gli esperti hanno ritrovato anche due tombe circolari contenenti circa 180.000 frammenti ossei ed hanno ricercato ossa nasali o narici consumate, palato ammaccato o deformato a causa di un’infezione o perdita dell’osso in seguito alla caduta dei denti.
Dodici individui presentavano chiari segni evidenti di lebbra. Per esserne totalmente certi gli esperti hanno analizzato anche tre delle ossa mascellari più complete tramite una microtomografia computerizzata.
Le lesioni ossee non superficiali evidenziate, dunque chiaramente riportate in vita, sembrano documentare che le ossa, datate tra il 2.500 e il 2.000 a.C., testimoniano i più antichi casi di lebbra avvenuti al di fuori dell’Asia meridionale.
Nel 1513 morì il re Giovanni I di Danimarca che governava l’Unione di Kalmar comprendente le monarchie di Svezia, Norvegia e Danimarca.
Fu incoronato re il figlio Cristiano II famoso per essere tanto abile sul campo di battaglia quanto spietato con i suoi sudditi.
Nel 1517, scoppiò una crisi interna in Svezia, a causa dello scontro tra Sten Sture “il Giovane” reggente della regione, che sosteneva l’indipendenza della Svezia, e l’arcivescovo Gustav Trolle fedele invece all’Unione.
Cristiano II cercò allora di conquistare il trono di Svezia per cui invase il regno ma fu sconfitto nella battaglia di Brännkyrka.
Sten Sture gli consegnò alcuni dei suoi uomini come ostaggi fino al confine con la Danimarca garantendogli così la sicurezza e di non essere attaccato durante la fuga.
Tuttavia, Cristiano II ruppe il patto e imprigionò in Danimarca gli ostaggi, tra i quali Gustavo Vasa.
Poi nel 1519, il sovrano danese, con il benestare di papa Leone X, attaccò nuovamente la Svezia con l’obiettivo di conquistarne la corona.
Cristiano II riuscì entrò a Stoccolma, dopo la morte del reggente in combattimento, e il 4 novembre 1520 fu incoronato re di Svezia.
Cristiano II offrì poi il perdono ai suoi oppositori, tra i quali i membri più importanti della nobiltà e del clero.
Tuttavia poco dopo egli diede inizio al massacro noto come il bagno di sangue di Stoccolma, in cui il re accusò di eresia i suoi detrattori, giustiziando tra le 80 e le 100 persone nella piazza di Stortorget e guadagnandosi così il soprannome di Cristiano “il Tiranno”.
Tuttavia, l’oppressione esercitata da Cristiano II sul popolo svedese aumentò il malcontento nei suoi confronti e nel 1521 avvenne una rivolta popolare guidata da Gustavo Vasa che si diffuse rapidamente in tutto il regno.
Il re Cristiano II chiese aiuto a suo cognato, l’imperatore Carlo I di Spagna e V del Sacro Romano Impero, fratello di sua moglie, Isabella d’Austria, che però gli negò il sostegno a causa di dispute di natura religiosa.
La città di Lubecca inoltre appoggiò la rivolta svedese a causa dell’egemonia commerciale imposta dal re danese.
Alla fine, dopo diversi anni di guerra, Cristiano II fu rovesciato, la Svezia divenne indipendente e Gustavo Vasa fu incoronato re.
A seguito di una congiura, in Danimarca, Cristiano II fu costretto poi ad abdicarea favore di suo zio Federico che salì al trono danese il 26 marzo 1523.
Dopo un lungo esilio Cristiano tentò di riconquistare il suo regno nel 1530 invadendo la costa norvegese, ma suo zio Federico I lo fece prigioniero e lo rinchiuse in diverse fortezze fino alla sua morte.
Nel 1252, il re Enrico III d’Inghilterra ricevette in dono dal re Haakon IV di Norvegiaun orso polare inviato in segno di amicizia diplomatica.
L’orso, esotico e maestoso, fu portato nella Torre di Londra, che all’epoca serviva come prigione ma ospitava anche una sorta di zoo reale.
Qui i re inglesi tenevano gli animali rari, ricevuti in dono da altre corti europee o acquistati per dimostrare il loro potere e la loro ricchezza.
All’orso polare fu persino assegnato un custode e una lunga catena che gli permetteva persino di muoversi nell’acqua del Tamigi.
Lo zoo reale col tempo ospitò leoni, elefanti, scimmie e uccelli esotici ma l’orso polare lasciò un ricordo così duraturo da essere registrato ufficialmente nei documenti della corte.
Oggi, una scultura situata accanto alla Torre di Londra ricorda questa singolare vicenda.
l’Università di Leeds, dopo averlo acquistato per 45 mila sterline a un’asta nel maggio 2023, ha digitalizzato un manoscritto del XVI secolo interamente dedicato al formaggio.
Questo testo, il più antico nel suo genere sinora conosciuto in lingua inglese, è stato inserito all’interno della Cookery Collection, dell’Università che è una raccolta di manoscritti e testi dedicati alla storia dell’alimentazione.
Il manoscritto conta 112 pagine in pergamena ed è caratterizzato da una rilegatura in pelle con un leone rampante dorato impresso al centro di entrambe le copertine, un simbolo araldico probabilmente collegato alla famiglia Fisher.
Il testo non si limita a descrivere varietà e qualità dei formaggi di quel periodo ma illustra anche pratiche quotidiane e conoscenze agricole ed affronta temi medici citando anche Galeno.
Propone quindi una prescrizione contro la gotta: un impiastro di formaggio rancido misto a grasso di pancetta da applicare sulle articolazioni gonfie, con lo scopo di far “sfogare” i fluidi che causano il dolore.
Nel volume vi sono anche le firme di tre illustri personaggi dell’epoca tra i quali Edward Willoughby, membro di una famiglia di parlamentari del Kent.
Sì ritiene che egli possa essere l’autore del trattato poiché il manoscritto cita il villaggio di Kingsnorth, vicino ad Ashford situato nella contea del Kent.
L’Ordine degli Agostiniani, oggi diffuso nei cinque continenti con circa tremila religiosi, affonda le proprie radici nella religiosità medievale delle regioni dell’Italia centrale.
Gli agostiniani si prefiggono di esprimere la scelta sia contemplativa che missionaria del grande pensatore e pastore Agostino d’Ippona (354-430).
Sì tratta di una spiritualità da sempre attenta all’attualità, alle differenti culture ed alle mutevoli realtà sociali di ogni tempo.
Questi tre elementi costituiscono il nucleo della longevità di una famiglia religiosa che dal XIII secolo è incamminata verso gli ottocento anni di esistenza.
L’esperienza religiosa eremitico e missionaria era infatti molto diffusa tra Toscana, Umbria, Marche e Lazio tra il XII e il XIII secolo ed aveva un grande legame di fidelitas con la Santa sede.
L’Ordine fu istituito tra il dicembre 1243 e il marzo 1244: Innocenzo IV nel 1243 nomina l’influente cardinale Riccardo degli Annibaldi protettore delle congregazioni eremitiche della Toscana.
Il Papa sancisce poi nel 1244 la cosiddetta parva unio, piccola unione, ovvero la federazione degli eremiti agostiniani della Tuscia.
Sarà, poi, Alessandro IV a definirne l’esistenza regolare il 9 aprile 1256, approvando la magna unio, la grande unione, di ben cinque congregazioni eremitiche: Eremiti della Tuscia, Guglielmiti, Giamboniti, Eremiti di Monte Favale ed Eremiti di Brettino.
Da quel momento tutte avrebbero seguito la regola composta da Agostino tra i decenni finali del IV e il primo ventennio del V secolo.
Così nacque l’Ordine dei Frati eremiti di sant’Agostino, universalmente noti come Agostiniani, che hanno in Leone XIV il primo pontefice romano.
La vicinanza dell’Ordine ai Papi li condusse anche, a partire dagli anni Cinquanta del Trecento, al compito nell’ambito curiale romano di Sacrista del Palazzo apostolico ecclesiastico.
Ebbero infatti l’incarico di conservare i vasi sacri, gli arredi e le reliquie custodite nel Sacrario apostolico.
Il 22 maggio 1533 i primi sette missionari agostiniani sbarcarono a Veracruz in Messico e, tra il Cinque e il Seicento, l’Ordine fondò case anche in Perù, Colombia e Cile.
Radicati in una comunione di fede e di idealità secondo il dettato della regola agostiniana:
– cor unum et anima una in Deum –
ricercano l’equilibrio tra contemplazione e azione come suggerito da Agostino anche nel De Civitate Dei.
Non c’è nulla che sia totalmente in nostro potere, se non i nostri pensieri.
“Meditazioni metafisiche ”
Il filosofo francese René Descartes, nato a La Haye (in Turenna) nel 1596 e morto a Stoccolma nel 1650, riconosce una sola libertà piena e indistruttibile: quella interiore.