Orizzonte perduto

Titolo: Orizzonte perduto 

Autore: James Hilton

Editore: Sellerio

Traduzione: Simona Modica

Robert Conway è un diplomatico britannico costretto ad abbandonare la Cina a causa della guerra,  si imbarca su un aereo che viene dirottato e poi costretto ad un atterraggio di fortuna in una zona montuosa del Tibet. Quattro passeggeri, tra cui Robert, vengono accompagnati  da un monaco attraverso le montagne fino ad un valico che li porta nella vallata in cui si trova il monastero di Shangri La, luogo oggetto di leggende e racconti fantastici. 

Nel monastero vive una comunità di saggi, persone di varie culture e religioni da tutto il mondo, che trascorrono la loro vita studiando e trovando ognuno la propria via per la felicità, senza imporre nulla a nessuno. Il principio di vita del monastero è di insegnare la virtù di vivere rinunciando agli eccessi di ogni tipo. Tale principio genera felicità e sobrietà, è il segreto della qualità della vita nel monastero, dove gli ospiti vivono immersi nella meditazione, dimentichi dell’affermazione del proprio io.

Robert ha la fortuna di incontrare il Grande Saggio, che lo invita a fermarsi per sempre al monastero, dove potrebbe passare tutto il tempo a studiare, ascoltare musica e condurre una vita da sogno.  Robert sembra affascinato dalla proposta, ma alla fine andrà via per aiutare uno dei suoi compagni di viaggio a fuggire dal monastero con una ragazza del posto. I due innamorati non coroneranno il loro sogno d’amore, Robert perderà la memoria e dopo che la ebbe ritrovata, farà perdere le sue tracce definitivamente.

Un libro tra il magico e il fantastico, che utilizza il mito di Shangri La per trattare vari temi di grande attualità per l’epoca in cui fu scritto, ossia la critica alla guerra, alle pretese colonialiste, all’ossessione per la ricchezza materiale, oltre al declino della società occidentale. Un libro che ha mantenuto la sua attualità anche ai tempi nostri, dove mai come ora ognuno di noi avrebbe bisogno di un luogo come Shangri La per fuggire dalla realtà e rifugiarsi per trovare la pace interiore.

Cento milioni di anni e un giorno

Titolo: Cento milioni di anni e un giorno

Autore: Jean Baptiste Andrea

Editore: la nave di Teseo

Traduzione: Simona Mambrini

Un sogno di infanzia diventato una ossessione. 

La vita di Stanislas, paleontologo non proprio di successo, era stata condizionata dal racconto di un portiere di un palazzo di Parigi che aveva raccontato dell’esistenza di un fossile nascosto da uno spesso strato di ghiaccio in una grotta delle Alpi Occidentali francesi. 

Stan, arrivato ormai a fine carriera, nel 1954, decide di investire tutto quello che ha per finanziare la spedizione alla ricerca del fossile svelato dal portiere, con il suo fido vecchio assistente Umberto, il giovane Peter e Giò, la guida alpina.

La scoperta del fossile darebbe gloria scientifica a Stan, sarebbe una scoperta da dedicare alla memoria della adorata madre, scomparsa senza vedere premiati gli sforzi del figlio, oltre che una rivincita nei confronti del padre, mai convinto della scelta lavorativa del figlio. L’impresa non è semplice, per via del freddo, della fatica e delle tante difficoltà ambientali, che mettono a dura prova fin da subito i 4 della spedizione.

Il romanzo “Cento milioni di anni e un giorno” di Jean Baptiste Andrea ci racconta sotto forma di romanzo d’avventura la natura umana, il bisogno di tentare di realizzare i propri sogni, la voglia di lasciare un segno indelebile del transito terrestre. Stan tenta l’impossibile per dimostrare soprattutto a se stesso che è in grado di pensare in grande, di poter superare il limite della mediocrità per tendere in alto, dove nessuno ha il coraggio o la follia di osare.

La scrittura di Andrea è essenziale ma anche poetica, trasmette con efficacia le emozioni di Stan e dei suoi compagni di avventura. 

Realizzare i propri sogni vuol dire dare un senso alla vita, ma fino a che punto è lecito osare per un obiettivo improbabile quanto effimero ? 

Stan sembra non avere dubbi, anche quando è chiaro che non ci sarà vittoria e di fronte all’immensità del tempo e della natura, l’operato di un uomo è sempre qualcosa di insignificante. Ma questo non basta per rinunciare a sognare la propria grande impresa. 

Il veleno sei tu

Titolo: Il veleno sei tu

Autore: Frédéric Dard

Editore: Rizzoli

Traduzione: Elena Cappellini

 Victor Menda è un ex conduttore radiofonico che ha lasciato Parigi per tentare la fortuna in Costa Azzurra. Perde tutto al Casinò ed vaga per la notte indeciso se farla finita o cercare di rialzarsi. Solo con i suoi pensieri, viene affiancato da una grossa auto, guidata da una donna dal volto poco visibile per via di un fazzoletto che le copre parzialmente il volto. La donna lo invita a salire e dopo pochi minuti stanno facendo l’amore. Appena finito il rapporto, lei lo caccia dalla vettura, senza spiegazioni. Victor prende il numero di targa della vettura e l’indomani si reca alla polizia per scoprire il nome del proprietario. Si ritrova a casa di due sorelle,  Ève e Hélène Lecain, ricche ereditiere, che vivono con una anziana domestica. Inizia per Victor una vicenda incredibile che lo vede innamorato dell’innamorata sbagliata, nelle mani di un burattinaio sconosciuto, abile e inaspettato.

Un libro che dall’inizio ci mostra il buon Victor Menda segnato da destino. Poi sembra che le cose vadano nella giusta direzione, per quanto anomala e scivolosa. Poi tutto precipita definitivamente. 

Frédéric Dard è uno dei principali scrittori del Noir francese, autore di un numero infinito di libri. Scrittura elegante, trame dure, leggero humor ben dosato per stemperare la tensione, ambientazioni claustrofobiche e ostili. Pochi personaggi, dialoghi ben costruiti e diretti, il lettore partecipa con passione all’evolversi dei rapporti tra i protagonisti, rimanendo coinvolto in un vortice che lo trascina sempre più velocemente verso un epilogo di inevitabile crudeltà.

Il triangolo tra Victor e le sorelle è affascinante per quanto ambiguo e poco rassicurante. Victor sogna, spera, immagina che il buon senso e la razionalità possa sistemare le cose, ma tutti i suoi sforzi saranno vani. Il destino presenterà il conto, salato, come sempre. Una trama costruita in modo perfetto, tanto geniale quanto crudele, con un finale tremendo.