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Scusate se mi intrometto; da un lato sono un po' fermo con i dati sulla pedofilia, dall'altro vi ho seguito sin dall'inizio, e non ho potuto non notare una progressiva perdita di prospettive nel merito.
Di fronte alla domanda originaria giusto comunicare a Berlusconi? il punto forse è capire cosa si vuole intendere per giusto.
Possiamo convenire sul fatto che la Chiesa è un club che negli anni ha inventato un suo proprio regolamento con tanto di prassi attuativa a corredo. Dunque, se per giusto si voglia intendere la normalità rispetto al tale codice, allora ha ragione Leonardo: poichè sappiamo (e se non lo sapevamo, lo apprendiamo in questa sede) che tra le regole del club c'è il principio di indeterminazione dei peccati dell'individuo, allora a chiunque dovrebbe esser dato libero accesso ad un pan-dio per cada messa.
Da questo punto di vista il nome Berlusconi non gioca alcun ruolo: pure un Mengele qualsiasi avrebbe diritto al suo dischetto di pane azimuth, ed anzi il prete che fosse riottoso a consegnarglielo sarebbe uno che non si strava, un presuntuoso, un cattivo cristiano.
Collateralmente, questo risolve anche una delle obiezioni di Tibi, quella sulla disuniformità di trattamento: comunione rifiutata a poveraccio? evidentemente il prete ha sbagliato, proprio come il tale arbitro che nella tale partita negava un rigore solare alla tale squadra, dando inizio per effetto farfalla alla crisi mondiale; chi ha avuto ha avuto, e compagnia.
La questione potrebbe clamorosamente riaprirsi se per giusto si voglia intendere quel "buono e giusto" che più volte compare in diverse versioni accreditate del copione di Yeoshua Ben Yosef. Qui però si finirebbe nell'ermeneutica, trattandosi di provare ad individuare un concetto di giusto alla Gesù; ed è una fatica che lascio volentieri agli ermeneutici.
C'è poi un concetto di giusto nel senso di opportuno, politicamente e/o socialmente, ossia ammettendo l'esistenza di altre entità ed altre regole, delle reciproche interrelazioni, e delle conseguenze pratiche delle azioni compiute in quel contesto; in questa prospettiva, uno dei rilievi mossi da Tibi (l'ammissione alla mensa è atto politico, sdoganamento) ha perfettamente senso. Con le dovute proporzioni, proporrei un bislacco parallelo con le reazioni dalla comunità ebraica in relazione alla procedura di canonizzazione di Pio XII; dal punto di vista dei critici credo che non sia tanto rilevante se quando si parla di "virtù eroiche" lo si stia facendo non nel senso usuale del vocabolario ma in uno tutto particolare e teolofuffo, sulla cui scorta anche il più vile dei codardi potrebbe essere giustamente (ove per giusto si intenda nuovamente a norma del libro della società dello stucco) etichettato come eroico [e del resto a che serve l'esegesi se non a poter pensare all'occorrenza un sì come la metafora di un no?, quale migliore strumento per poter avere sempre ragione?]; ma probabilmente solo che si sta esprimendo un giudizio in qualche modo di apprezzamento verso qualcuno che andrebbe al più disprezzato. Per cui: la chiesa vuole un dialogo con gli ebrei?, allora non dovrebbe dire che tal de tali era eroico/santo - anche se lo era ai sensi del tale delirio. La chiesa vuole presentarsi alla società come custode di valori non negoziabili come l'indissolubilità della "famiglia naturale"?, allora non dovrebbe dare il pan-dio al divorziato puttaniere in diretta tv.
PS: Prevengo un'obiezione: ma come poteva quel povero prete rifiutarsi?; credo che arrivare a tanto non sarebbe stato affatto necessario: magari si accostava il puttaniere prima della celebrazione, o si faceva ancor prima una opportuna telefonatina di istruzioni ad un servo comune - chessò, Letta. Certo Berlusconi è un po' pazzo, ma già altre volte si è trovato modo di fargli capire cosa conveniva e cosa no. In questo modo, come prescritto metaforicamente dal sacro libro, ancora una volta si sarebbe evitato lo scandalo.
May 5, 2010, 8:50:49 PM
Posted to Il vigile urbano interiore
