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mercoledì 24 marzo 2021

LA MEMORIA DEI NONNI

 Ho finito di leggere,meglio,centellinare con la giusta lentezza il libro,a più mani e più voci, “La memoria dei nonni.”

Il progetto del libro,coordinato dalla scrittrice Marinella Fiume,nasce come omaggio ai tanti nonni che la pandemia ha purtroppo portato via,privandoci,oltre che della loro affettuosa presenza,anche di tanta memoria storica, tanta  esperienza tanto sapere,rendendoci tutti un po' più poveri.

Un racconto corale,a più mani..

Quando i nonni vengono a mancare,quando si chiudono le porte delle loro case,non è solo la loro storia personale che si consuma,si concludono per sempre stagioni importanti della vita,in partricolare per i nipoti.

Dentro quelle assenze,fra le pareti di quelle case vuote rimane parte della nostra infanzia e giovinezza,rimangono le piccole confidenze che i nostri anziani sapevano sollecitare ed accogliere,rimangono i profumi dei pranzi della domenica,dei biscotti col latte, delle merende amorevolmente preparate da mani sapienti .

Una vera emozione il susseguirsi delle storie :ogni autore con il proprio stile un proprio linguaggio, i propri ricordi,ma in comune il piacere di raccontare, di condividere l'emozione di momenti di vita, vissuta assieme a persone speciali,oggi in molti casi non più con noi.

Questo e tanto altro ho trovato fra le parole di tanti racconti.

E fra gli argomenti delle varie storie non possono certo mancare i racconti sulle emigrazioni e sulle guerre.

Fatti che hanno segnato il secolo che ci siamo lasciato alle spalle e che coincide con l'età di nonni e bisnonni.

Racconti e ricordi riportati con la delicatezza riservata a cose preziose,da maneggiare con cura ed attenzione quasi potessero svanire o travisarsi,con le parole nuove.Altri raccontati con linguaggi quasi inventati e personali,come a voler dare brio e leggerezza alla bellezza del ricordo.

Ci sono anche due miei racconti,e mi sono trovata quasi per caso a condividere tratti di vita con i tanti altri che hanno parteciparo a questa esperienza .

Un bel quadro di insieme,con ritratti in bianco e nero fra i quali,cercando bene chi legge può immaginare di vedere una persona cara e familiare,o proprio quei nonni che non ha avuto la fortuna di poter conoscere.

                      Ho condiviso la foto con i nomi degli autori e  le relative foto,in una

                                elaborazione di Raffaello Di Mauro,uno dei coautori. 
                     


mercoledì 17 giugno 2020

LE SORPRESE DELLA QUARANTENA

In questi mesi di quarantena,girando, ho trovato per caso la pagina della Libreria Ave,di Reggio Calabria.Lo so,ora sono in Sicilia ,provincia di Catania,non mancano le belle e fornite librerie,molte delle quali convertite ed adeguate alle nuove esigenze,con attività diversificate e parallele al libro.
Ma leggendo di questa pagina ho fatto un tuffo nel passato..Non sapevo esistesse ancora,ne ho avuto conferma leggendo la sua piccola ed importante storia.Io la frequentavo nei primi anni 50,gli anni delle superiori.
                                     Questa la mia scuola:stituto Tecnico  "R.Piria"Reggio Calabria


Lascio degli indizi che faranno ricostruire la mia età,non importa,fino a quando posso raccontarla,mi va bene!
Non avevo mai visto prima una libreria,arrivavo da un piccolo paese dove c'era ,e per fortuna,solo un'edicola.
Era vicina alla scuola,ci passavo per qualche testo scolastico,ma c'era tutto un mondo di altri libri,un mare dove avrei voluto naufragare,a rischio di essere sommersa,ma da onde di parole.
Soldi per acquisti estra,diciamo voluttuari, non ne avevo.Ci passavo ogni mattina,avanzava tempo fra l'arrivo del treno e l'entrara a scuola.
Ormai il titolare non mi chiedeva più nemmeno di cosa avessi bisogno,conosceva già la mia risposta ed anche il mio imbarazzo:guardavo.Poi uscendo prendevo qualche catalogo,quello era gratis.
E per qualche giorno avevo da leggere.Leggevo il nome degli autori,i titoli dei loro libri,il contenuto lo potevo solo immaginare..
Facendo la cresta sul panino racimolavo qualcosa durante la settimana ed ogni tanto mi potevo perrmettere qualche lusso.Le prime edizioni economiche che ricordi erano i BUR della Rizzoli:70 lire,o 140 se doppi.Ho una decina di questi volumetti,li ho tutti foderati in rosso, col nome stampato sopra .Hanno resistito agli anni,ai mille traslochi,a qualche scossa tellutica,ed hanno un posto speciale ,nella mia libreria,ma anche nel mio cuore.
La Libreria sopra citata,ha dei video interessanti con la lettura di brani di autori vari,piccole presentazioni,fatte spesso dagli autori o anche dai clienti.Ci passo spesso ad ascoltare.
ho anche inviato un messaggio ai nuovi titolari,persone molto attive ed attente,con la promessa che alla prossima occasione ,trovandomi dall'altra parte dello stretto,passerò a salutare..
Di solito sono i libri che ci raccontano le storie,ma per me è vero anche il  contrario,su molti miei libri ho belle storie da raccontare.per adessoparto da qui,la mia minibiblioteca che mi segue da un'infinità di anni..

sabato 23 maggio 2020

QUEL 23 MAGGIO


Era tiepido il pomeriggio palermitano di quel 23 maggio ,sapeva di fiori gialli di ginestre dal profumo dolciastro e di ronzio di api golose,attorno.Sapeva di profumo di zagara che a ondate invadeva anche quel nastro d'asfalto dove le macchine adavano,una dietro l'altra,andatura regolare,giusto distanziamento.La natura rigogliosa e colorata però non distraeva nessuno degli autisti,nessuno.Tutti assorti in un compito molto serio,che richiedeva il massimo di attenzione.
Ci sarebbe stato tempo per pensare ai colori ai prifumi,alle granite di quella incipiente estate palermitana.
Così pensavano gli uomini che scortavano Giovanni.
Lui no,lui pensava già ad altro,ad appuntamenti già programmati,a carte da sfogliare leggere e rileggere..
Poi fu un tonfo,sordo,fragoroso e il mondo si fermò.Si fermarono le parole a metà,i sorrisi,i pensieri,si fermò il sole e fu il buio di una notte infinita.Furono le sirene impazzite delle auto che già non c'erano più,le spie di qualche freccia che indicava deviazioni assurde su strade inesistenti.
Niente altro,neanche il giallo delle ginestre, ormai un non colore.Anche gli alberi avevano una innaturale immobilità,le foglie piegate dal peso dell'orrore.
Non abbiamo visto subito: le immagini arrivarono dopo,ma il fragore superò montagne e colline e raggiunse velocemente città e paesi di tutta l'Isolala.E anche oltre.Arrivò fino alle falde dell'Etna dove i ragazzi stavano preparandosi per uscire,bloccando azioni e movimenti in un fermaimmagine buffo,fra incredulità stupore,ed un urlo che si congelò in gola..
Sembrò la fine di ogni speranza,poi sembrò il momento del cambiamento,forse c'è anche stato.
Oggi è solo il giorno del ricordo...








domenica 8 marzo 2020

OTTO MARZO 2020-UNA VITA

               Ho attraversato quasi un secolo a contatto con la trasformazione della società e in particolare della condizione femminile:Non sono centenaria,ovvio,
ma le mie nonne erano dell'ottocento, le ho conosciute ,ho ascoltato i racconti della loro vita.I miei genitori dei primi decenni del secolo scorso,e anche da mia madre ho voluto ascoltare e di cose da raccontare ne aveva tante, senza forse la coscienza che la loro situazione come donne si poteva anche cambiare.
              Ho assistito alla prima volta del voto alle donne.Mia madre era una persona molto timida anche un po sottomessa,mentre mio padre era un ribelle,vedeva le ingiustizie e cercava di combatterle,ha fatto le sue battaglie ,anche lui,perchè le donne potessero andare al voto,ed ancora prima,perchè si tornasse a votare dopo la nera parentesi fascista.

              Così mia madre non ha avuto problemi,ha potuto votare,informata e convinta.Hanno votato anche le mie due nonne,assieme ai loro mariti.Per loro mio padre era una guida indiscussa..
Ho potuto studiare,con molti sacrifici da parte dei miei e per questo,anche perchè mi sentivo in debito con gli altri fratelli,ho cercato di impegnarmi al massimo,sempre.

(foto dal web)  

Ho avuto la fortuna di incontrare professori illuminati che ci hanno insegnato il mestiere di vivere,oltre che le discipline del corso scolastico.E così ho capito presto il significato di parole come libertà,giustizia sociale,diritti e doveri,ovviamente.
             C'ero quando si facevano i primi comizi per la scelta fra Monarchia e Repubblica,ero una bambina e mi aggiravo sotto il palco improvvisato dei vari comizianti,pronta a battere le mani,seguendo,ovviamente le indicazioni di mio padre..         
C'ero quando per festeggiate la vittoria della Repubblica tutto il paese si era radunato nella piccola piazza ed io giravo fra loro per distribuire le coccarde tricolori,assieme a mia sorella e le cugine,più grandi di me.

(Foto dal web) 
           
 C'ero quando le gelsominaie del mio paese hanno fatto i primi scioperi per chiedere migliori condizioni di lavoro ed assistenza per i bambini  che non potevano restare a casa da soli,si iniziava a lavorare prima dell'alba.

E dopo tanti scioperi furono create delle strutture un po rudimentali, dove ospitare i bambini durante il lavoro e a turno le mamme ci badavano,potevano allattarli,cambiarli, dare loro da mangiare.

                                         foto mia

 C'ero,ancora prima,quando ci sono state lunghe battaglie per dare la terra ai contadini.Io con i miei abitavo in campagna,dove c'erano pure i nonni.Arrivavano dai paesi vicini,con le bandiere,erano quasi tutti uomini,ma c'era anche qualche donna.Ad organizzarli quasi sempre mio padre,con suo fratello ed altri pochi giovani.
               Le donne,nel vicinato preparavano qualcosa da mangiare.Pane 
fatto in casa,formaggio,olive,perchè  a turno gli uomini restavano fuori 
anche più giorni e notti.
               Ho distribuito le prime mimose quando frequentavo il primo anno 
delle superiori.Preparavamo dei cestini pieni di rametti,legati ad un biglietto che spiegava le motivazioni della ricorrenza.Un lavoraccio che impegnava tante persone giorni prima.
               Ho fatto le manifestazioni ,assieme alla scuola,negli anni 50,per la decolonizzazione dell'Africa,poi venne il Vietnam, ed io c'ero.
               Le campagne per il divorzio,per cambiare il diritto di famiglia,per l'aborto,le ho seguite,le ho vissute,le sentivo necessarie,perchè spesso la realtà della esistenza precede e preme per la creazione delle leggi.

               La Giornata Internazionale della Donna,non può essere considerata una festa.Chiamiamola una ricorrenza una celebrazione. Celebrazione di tutto quello che ho cercato di raccontare nel mio piccolo,ma è molto di più.La mia è stata una comoda passeggiata,  per molte altre sorelle è stato un calvario,spesso un vittoria costata la stessa loro vita.
(foto dal web)
               Questo OTTO MARZO ha un sapore particolare,sa di ospedale,di malattia ,sa di donne ,sì,ancora donne,che fanno turni massacranti,assieme ai loro colleghi,per cercare di curare rallentare rassicurare scoprire qualcosa che metta al sicuro noi,i nostri cari.

              A loro,ed a tutte le donne che ancora credono e sperano di poter cambiare il mondo,il mio grazie ed il mio abbraccio virtuale,assieme al rametto di mimosa che ricorda il sole la luce ed il profumo della primavera.


giovedì 12 dicembre 2019

QUEL DODICI DICEMBRE.









Sono passati 50 anni,da quel freddo dodici Dicembre,ma la memoria mi rimanda ricordi vivissimi,dettagliati, di quel giorno e dei giorni che si sono poi succeduti..
Vivevo a Milano,allora,dove ero arrivata nel 62,emigrata dalla Calabria,dopo la morte di mio padre.Qualche anno dopo arrivarono anche i miei fratelli e mia madre.
Il '68 ed il '69 sono stati anni difficili,di ribellioni, manifestazioni spesso violente. Tutto veniva messo in discussione.
Ma non ci si aspettava niente di così grave,drammatico,distruttivo in tutti i sensi.
Ero a casa quel giorno,anche se era giorno di lavoro,forse non stavo bene.Non avevo neanche sentito la notizia in TV,quando arriva una telefonata che mi fa raggelare.Amici mi chiedono se siamo tutti a casa,compresi i miei fratelli.E mi danno qualche frammentaria notizia,proprio nell'immediatezza dei fatti.Abitavamo in provincia ma lavoravamo tutti a Milano,in posti diversi.
Non potevamo fare niente,ovvio,se non stare attaccati alle notizie,ma poi la confusione aumentava ed anche la paura.Mio fratello,il più giovane,aveva sentito la telefonata ,ed era subito uscito di casa.Ho visto che prendeva le chiavi della macchina,ma non ho potuto chiedere niente.Ero preoccupata anche per lui,allora era molto attivo assieme ad altri giovani della sezione giovanile del P.C.I.Ho saputo dopo  che era voluto arrivare fino al luogo del massacro,e tutte le peripezie per rientrare a casa,con una città completamente blindata. Avevamo paura. Era una paura irrazionale,in quel momento,ma poi la paura diventò angoscia, incubo,man mano che le notizie aumentavano.Sapevamo che non si sarebbe tornati indietro facilmente,intuivo una realtà che avrebbe cambiato il nostro modio di vivere,nell'immediato.
La città e tutta la provincia hanno risposto in modo esemplare,al momento del raccoglimento e dei funerali,ma fatti di contestazione non sono mancate,e la verità faceva fatica ad emergere.Avremmo saputo dopo i motivi di tante false notizie,di tante trame...

Due anni dopo lasciavo Milano per trasferirmi in Sicilia.


mercoledì 6 febbraio 2019

E' DI NUOVO FEBBRAIO..


 Che pazzi felici eravamo
Pazzi ed innamorati .
E non ci accorgevamo
Di quanto il mondo corresse
 Di come il tempo passava
 E tutto cambiava veloce.
E noi ci trovammo, alla fine
Pazzi ed innamorati,
come era stato all'inizio,
stringendo un pugno di sogni
unica nostra ricchezza.
E noi ci trovammo alla fine
con un  cuore di teneri amanti
in un  corpo stanco ed incerto
che superava già
i brividi della passione.
Ora mi trovo, alla fine
 a custodire da sola
lo scrigno dei nostri ricordi



lunedì 4 giugno 2018

CORRONO I RICORDI..... SU UN FILO DI COTONE

Ho piantato dei semi di cotone,omaggio graditissimo di un'amica,duante le ultime vacanze.









Quando ha visto il mio interesse,oltre ai semi mi ha fatto omaggio anche di alcuni fiori che ho rovato molto belli,e di tanti batuffoli,appena raccolti,dai quali ho ricavato altri semi che ho regalato a mia volta.













Ed ho seguito idealmente, su un filo di cotone i ricordi che mi riportano all'infanzia.
Tempi di crisi,una guerra finita in tragedia,il fascismo,frutto velenoso che maturò e crebbe anche sullo sfacelo di quella guerra,e poi un'altra guerra che ha portato nuovi problemi e nuovi massacri.
Chi aveva un pezzetto di terra poteva in qualche modo sopperire alle immediate necessità quotidiane,ma c'erano mille altre cose di cui si sentiva il bisogno.Le donne,nonne e mamme,si davano da fare,si industriavano,elaboravano piani e programmi,acuendo l'ingengo e sacrificando energie e tempo per avere qualche risultato.
La nonna piantava  il cotone Non più di trenta piante ,ogni anno,che però garantivano filato a sufficienza per  asciugamani,strofinacci,tovaglie.
La filiera era completa-raccoglievamo il cotone,io mi intrufolavo sempre fra gli adulti.Veniva pulito,pettinato filato e tessuto,tutto in casa.





foto dal web





La nonna era un'abile tessitrice,ma anche la zia e mia mamma facevano la loro parte.



                                                        Foto dal web
Si seminava anche il lino,e mi incantava sempre quell'ondegiare morbido di esili fili con in cima i loro piccoli fiori fra l'azzurro e il pervinca,quando verso sera una brezza leggera prendeva il posto del cocente sole del giorno.Mi veniva voglia di lasciarmi andare in quel mare colorato.





Meno belle erano le piante di canapa,ma ugualmente utili,per lavori meno  meno pregiati del lino e del cotone.Serviva tutto..



Ho ancora,qualche asciugamano in cotone e in lino.Li  conservo con cura e quando li prendo fra le mani è come se ci leggessi fra l'ordito e le trame del prezioso tessuto un po di  storia di famiglia,come se vedessi ancora abili dita  muovere quei fili al telaio ,a legare le frange con precisi intrecci di macramè,a contare i fili per dare forma e colore ai ricami . 
Un seme,qualunque seme,ha in sè la vita:una vita che deve ancora iniziare e che non sappiamo mai dove porta.
Ci vuole pazienza,molta,curiosità,senso del tempo per seguire il nascere crescere e completarsi del miracolo.

domenica 13 maggio 2018

MAMMA,LO SO...


Lo so che non ci sei ,che non puoi ascoltarmi,ma spesso ti chiamo,o ti chiedo ancora qualche consiglio,in silenzio.
Lo so che non ci sei,che non puoi più rimproverarmi,come facevi quando ero una bambina,ma certe cose le ricordo con amore e riconoscenza,perché ho capito dopo che i rimproveri servivano.
Lo so che non sempre eravamo d'accordo,su come la pensavo,su quello che decidevo di fare,ma ti ringrazio per avermi sopportata,ed anche supportata nelle mie scelte,qualche vota con un velo di rammarico o un celato rimprovero.
Molte cose le so,perché ad essere mamme si imparano e si capiscono le cose che si rifiutavano da figlie .
Non si torna indietro,so anche questo,ma se potessi farlo anche per un momento, ti butterei le braccia al collo,per poter meglio sentire il tuo cuore battere vicino al mio.















Non c'erano molte effusioni,fra noi,c'era quasi un pudore per i sentimenti che ci poneva sempre su due piani diversi:
La tua severità era la corazza che sembrava doverti proteggere contro le asperità della vita quotidiana,contro i lutti che troppo presto hanno segnato la tua vita,contro i bisogni e le privazioni che si riversavano necessariamente anche su di noi figli.
La nostra riservatezza era rispetto per il tuo essere sempre preoccupata,sempre un po triste,quasi a sembrarci distante.
Quando gli anni ti hanno liberata dal peso delle necessità quotidiane,abbiamo passato momenti di complicità inimmaginabili, abbiamo conosciuto la tua allegria,il tuo senso dell'ironia ,la tua capacità di prenderci in giro per i nostri difetti,le nostre abitudini. Parlo al plurale,è vero,perché penso di poter condividere almeno parte di queste mie considerazioni,anche con gli altri tuoi figli.

Oggi ti avrei regalato dei fiori.



sabato 14 ottobre 2017

I COLORI DELL'AUTUNNO E LA SCUOLA DI IERI E DI OGGI


Ottobre,tempo di caldarroste,di funghi,




di rossi purpurei e gialli sfumati.

Tempo di  vendemmie , di mosto frizzante,di viti che vestono
foglie di merletti,ora che i loro grappoli vanno altrove. 

Tempo di frutti succosi che danno colore e sapore alle nostre tavole quasi a voler conservare il sole dell'estate


Tempo di pensare all'olio che conquisterà i nostri palati dando sapore alla vita.Le piante cariche di perle nere e oro aspettano carezze di  mani sapienti.
Altre perle,nere e profumate ci ricordano che l'alloro è pronto ,con i suoi piccoli fruttie le foglie che arricchiranno di sapore i nostri arrosti,le nostre grigliate. 


Tempo di  nuvole basse,che si fanno gioca delle nostre previsioni,e con la complicità del vento volano alte,felici aquiloni in cerca del sole negli spazi siderali.



Tempo di coccole e  cioccolato caldo,di morbidi plaids e qualche carezza..
tempo di scuola,almeno nei ricordi di noi dell'altro secolo.
Altro secolo,il 900,quando la scuola iniziava in ottobre,finiva a giugno e per accedere alle scuole medie serviva un'esame di ammissione.
Nonostante io abitassi in un piccolissimo borgo di un piccolo paese,all'estremo sud di quell'Italia che si era appena liberata dalla dittatura e dalla guerra,ma non ancora dalla miseria e dalle brucianti ferite che la guerra si porta dietro,quell'anno,1946,la scuola iniziò puntuale.
Una  piccola stanza messa a disposizione dal barone di turno in un suo palazzotto,dove arrivava spesso per controllare i lavori dei suoi coloni,le varie raccolte e la lavorazione del bergamotto,molto redditizio a quei tempi.


Una pluiclasse con maestri,sepre uomini,immagino per le difficoltà che si incontravano per raggiungere quella sede disagiata.
Corredo scolastico così,come era possibile.
Banchi non proprio comodi
Le cartelle di cartone erano un lusso,più comuni le cartelle di tessuto,opera delle ingegnose mani di madri e nonne
Quadernetti di pochi fogli,e dopo qualche anno anche quelli con copertina  nera e bordi rossi


Per raggiungre la scuola facevo un lungo  tratto di strada a piedi costeggiando il torrente,spesso in secca.Ma con le piogge invernali,spesso si gonfiava di acqua grigia e fangosa, e allora bisognava cercare percorsi alternativi,più lunghi e difficoltosi.



Non ho ricordi precisi dei libri,ricordo bene invece quaderni,matite sempre ridotte a mozziconi a furia di temperarle,e le penne a cannuccia,col pennino quasi sempre spuntato.
I libri, poi, credo mi servissero poco.
La natura era un libro aperto e la mia curiosità famelica sfogliava pagine memorabili di scienze,botanica,zoologia.Non conoscevo bene l'alfabeto,ma potevo raccontare e spiegare ,ad esempio,tutto il ciclo vitale delle rane,dalle uova,ai girini,a quei curiosi animaletti che saltellavano,veloci,fuori dagli  stagni per iniziare una vita autonoma.Quelle che sopravvivevano.
Vedevo nascere e crescere piante che regalavano fiori, profumo e bellezza,prima di completare la loro esistenza lasciandosi bruciare dal sole,assieme ai loro semi,ora pronti  a rinascere.








Ottobre,la scuola,la refezione a base di pastasciuta al sugo o pasta e  fagioli,rigorosamente in scatola,e pane e formaggio,giallo,olandese,che sapeva di zucca,o raro premio,pane e marmellata- rettangolini di cotognata,una porzione ciascuno..
Non è nostalgia,non posso dire che tutto era bello.Ma era quello che potevamo avere e ce lo facevamo anche piacere.
Sono passati esattamente trent'anni ed anche per i miei cuccioli inizia l'avventura scolastica.La novità dell'evento e la nuova cartella,regalo della nonna,rende tanto felice lo scolaro da accontentare anche il fratellino,omaggiandolo dell'astuccio.















Settembre 1977
Altri anni,altri cambiamenti,altre comodità ma anche altri problemi..
E la vita continua,con l'alternarsi delle stagioni,dei colori,dei profumi dei dolori e delle gioie.
foto mie

lunedì 14 agosto 2017

QUELLA STRANA ESTATE

14 AGOSTO 1940

Qualche mese prima
dei buffi copricapo
su delle teste vuote
avevano deciso
di dichiarare guerra.
Ma in quell'angolo di mondo
le notizie arrivavano lente
fra i campi di grano da mietere
e la fatica del vivere.















dal web

Sembravano quasi uno scherzo:
a diffonderle,infatti
dei gerarchetti da ridere
teste leggere e pance piene di vento,
sostenuti da rigidi stivali.
Fu tragedia, ma dopo..
Dopo forse racconterò.
























dal web

Qualche giorno prima
in cielo fu grande festa
di stelle in movimento
e in terra fu stupore
come per la cometa
di ancestrali ricordi.


















Ma in quell'angolo di mondo
tutto è sempre in ritardo
e una piccola stella
forse perse la strada,
si avvicinò alle case
ed ascoltò,stupita
un'esile vagito:
in quel piccolo mondo
c'era una nuova vita.

venerdì 2 dicembre 2016




L'amica Sciarada mi ha dato anche quest'anno l'opportunità di partecipare a questa bella iniziativa,
ed anche quest'anno apro la mia terza finestra,ricevendo il testimone daPatricia-mirtilla'shouse

Vi racconterò di un viaggio...
Il mio è un viaggio geograficamente breve, un  centinaio di chilometri,poco più,su strade che devo bene ricostruire chiamando in aiuto la memoria. Ma anche un viaggio nel tempo e qui mi allontano di di almeno 70 anni.
Un paesino arroccato in montagna,lontano da strade asfaltate,da luci,da vetrine.Meno di mille anime.

Quasi un presepe..

Quell'anno l'inverno arrivò presto e la neve,abbondante e le tradizionali mulattiere che permettevano i rifornimenti indispensabili erano impraticabili. La piccola comunità di bambini donne ed uomini   sentiva più profondo in senso di isolamento e la mancanza di tanti giovani figli padri fratelli rimasti vittime della guerra.
Vero che la guerra era appena finita ma le cose non andavano meglio. Era una quotidiana lotta per la sopravvivenza.
Iniziata la  novena ,gli anziani pensavano già al Natale,alle cose che mancavano,alla miseria di tante famiglie.
I più saggi,ci sono sempre  in ogni villaggio che si rispetti,ebbero un'idea che, discussione dopo discussione prese corpo.
Quell'anno il Natale sarebbe stata una festa da passare insieme,tutta la comunità.
D'accordo il parroco,la Chiesetta  fu trasformata in un'accogliente sala:


Qualche asse di legno come tavola,le panche ,qualche braciere acceso e la prima parte era fatta.
Le donne,tutte,parteciparono apparecchiando con le tovaglie e le stoviglie migliori,il vino non mancava in paese,e poi polenta bianca,il pane scarseggiava,c'erano conigli e polli da cuocere e anche qualche dolce per i più piccoli.
Don Pietro,titolare di una rivendita “Sali e tabacchi “usciva poco da casa e dal negozio,ma quella sera era insieme agli altri .Le figlie si preoccuparono dei dolci fatti in casa e biscotti.
Il Signor. Emilio  aveva l'unica bottega dove si trovava di tutto,dagli aghi alle bacinelle ai tessuti che nei suoi viaggi a dorso di mulo,portava in paese:portava anche medicine ed i consigli di qualche medico se necessario.
Partecipò anche lui,mettendo a disposizione lumi , petrolio e tanto altro.


Una pregevole Madonna del Gaggini,
ancora conservata nella parrocchia. 

Le più anziane e le mamme con bambini piccoli arrivarono per ultimi,avvolte nei loro scialli neri e caldi,trovando un ambiente già caldo di allegria e familiarità.
Per una sera i problemi e i dispiaceri erano rimasti fuori dalla porta della Chiesetta.
A mezzanotte la messa della natività ha trovato insieme tutto il paese,qualcuno forse alticcio,qualche bambino addormentato ed altri assonnati,ma che Natale!!
Dimenticavo,c'erano anche i miei nonni ed i miei zii fra i tanti.
Il viaggio mi ha portato a cercare gli ultimi testimoni rimasti,di questa storia.
Senza le loro parole,cercate a fatica fra i ricordi,questo sarebbe sembrato un altro racconto di Natale,di buoni sentimenti fra fiaba e realtà.
E' anche questo,ma è  storia vera.
Sperando di non avervi annoiati,passo il testimone a -Gianna-il bene in noi

giovedì 2 giugno 2016

QUELLA PRIMA VOLTA







Mia madre,classe 1915,non aveva mai votato.Con emozione e tanta paura di sbagliare andò a votare:era la sua prima volta,mio padre l'aveva rassicurata,spiegandole come e cosa fare.
Nonna Cristina,anche lei andò a dare il suo contributo,assieme alla giovanissima figlia.Il figlio più giovane,classe 1930,non votava ancora,ma c'erano i voti del nonno e degli altri sei figli maschi.
Di nonna Anna non so,ma mio padre era molto attivo ed entusiasta e credo sia riuscito a coinvolgere anche lei.
Io?non avevo ancora sei anni,avrei dovuto aspettare ancora fino al 28 aprile del 1963.
Fu la mia prima volta ,e per la prima volta prendevo parte attiva nel seggio elettorale,con il compito di controllare,assieme ad altri,che tutto si svolgesse secondo le regole.
Non ho mai rinunciato a votare,da allora:Mai!
Il voto era una conquista,per le donne che mi avevano preceduto,ed anche per loro e per quelle che non avevano avuto voce,continuo a votare,qualche volta con delle incertezze,ma senza mai rinunciare.
Andrò a votare ancora,fra qualche giorno,per eleggere il prossimo Sindaco e una nuova amministrazione.Il precedente si è dimesso e da qualche mese abbiamo un commissario.
Sento però che non basta,non basta partecipare con un voto,le cose cambiano lentamente e faticosamente.Facciamo un passo avanti e poi le cronache ormai quotidiane ci smentiscono,ci fanno tornare indietro,quando le donne erano proprietà a disposizione,oggetti da usa e getta.
DOVE ABBIAMO SBAGLIATO?
Siamo andati troppo avanti da sole,creando frustrazioni e paure?Ha sbagliato la scuola?o le famiglie?Non so dare risposte,credevo di avere delle certezze,ma ora ho paura anch'io ed angoscia,se penso alle nostre ragazze,sorelle,figlie,nipoti.


domenica 1 maggio 2016

PRIMO MAGGIO-NEI MIEI RICORDI


Oggi è il Primo Maggio -2016.
Mi trovo per caso nel mio paese di origine,in Calabria ed avevo già programmato di rivivere, a distanza di anni,qualche momento di questo particolare giorno,con amici,quelli che ancora restano,della mia generazione.Ma la pioggia mi ha dissuasa dal parteciparvi,sia pure in misura simbolica.
Qui il primo maggio si celebra alla stessa maniera, da quel primo maggio festoso ed entusiasmante dell'inizio della Repubblica.E'il più longevo dell'intera regione.
Non si è fermato neanche quando un' ordinanza del Ministro Scelba ne aveva vietato la celebrazione.Il corteo ebbe luogo comunque,scortato dalle camionette della polizia.Ma subito dopo almeno trenta persone,fra gli organizzatori sono stati denunciati, processati e condannati in prima istanza.
Ne sono usciti liberi e "puliti"in appello.
C'erano anche mio padre,zio Domenico e molti altri.A ricordare l'episodio è l'ultimo dei protagonisti ancora in vita,Peppino,memoria storica di quel periodo.
Certo allora era una festa più ricca di significati,di entusiasmo,di motivazioni.Iniziava tutto con la banda musicale alla testa di un nutrito corteo e una selva di bandiere,ovviamente rosse.
Il corteo si sodava per le vie del paese,anche le stradine interne,e man mano cresceva,fino a diventare un consistente serpentone umano.Veniva voglia di cantare,seguendo la banda,ma era il piacere di ritrovarsi,di stare insieme,che dava un significato a questa festa:per un giorno si dimenticava il lavoro della terra,delle botteghe artigianali,del piccolo commercio e si diventava protagonisti.
Ho vissuto quegli anni da bambina e da adolescente,e ne conservo un vivo ricordo.Anche per noi ragazzi era una festa.
Nonostante il mal tempo,ho visto comunque il corteo,meno gente,anche per la giornata un po fredda e piovosa,meno bandiere,meno entusiasmo.Il tempo passa e ridimensiona persone e cose.Il solito comizio di chiusura,un po di musica,le bancarelle con i prodotti locali,assaggi gratuiti,come nella tradizione.
Mi sarebbe piaciuto...

domenica 20 dicembre 2015

CARO AMICO TI SCRIVO

Aspettando Natale,ritorno con la mente ad altri Natali passati...
Allora si scrivevano cartoline ad amici parenti o semplici conoscenti.
Ne comperavo tante,di vario tipo,poi passavo al recupero degli indirizzi,alle frasi da scrivere,e finalmente...
ma all'ultimo momento iniziavano i dubbi.Sarà gradita?E' scritta in modo appropriato?e spesso,di dubbio in dubbio, partivano in ritardo,o non partivano del tutto.
Se gli auguri riguardavano l'intera famiglia e si scambiavano fra parenti,scrivevamo delle lettere.Era l'occasione per completare i semplici auguri con altre notizie,sulla salute,su qualche novità.E comunque anche questo compito era riservato a me.
Poi c'erano i biglietti che accompagnavano qualche regalo importante,di solito riservato a medici e professionisti vari,e qui il compito diventava davvero difficile.Ci si metteva tutta la famiglia,si facevano varie minute,si limavano, abbellivano,fino a quando mio padre,di poche parole e poco portato al superfluo,vergava su un biglietto,quelli così detti da visita, semplicemente nome cognome e data.
Tanto,diceva,mica leggono le frasi,vanno subito al sodo,e forse non aveva tutti i torti.
Le maestre ci facevano scrivere le poesie di Natale,da leggere quando la famiglia era riunita al completo.
Spesso per il pranzo di Natale ci incontravamo dai nonni paterni,assieme agli altri zii con le rispettive famiglie.
E qui i primi problemi:eravamo in tanti,e bisognava leggere quando erano tutti presenti,al momento di metterci a tavola.
Le nostre mamme ci invitavano a fare presto,le pietanze si sarebbero raffreddate,nell'attesa,e così si faceva a spinte a chi riusciva a conquistarsi un primo posto e l'attenzione di tutti.Qualcuno doveva rinunciare, con la promessa di proseguire a pranzo finito,ma non era la stessa cosa.

C'era da scrivere anche la letterina di Natale:una dichiarazione di amore per i nostri genitori,fratelli e Gesù Bambino,assieme alla promessa di diventare più buoni,studiosi e obbedienti:oggi diremmo una semplice dichiarazione d'intenti.

Bisognava metterla sotto il piatto di papà,al momento opportuno,ma si sbagliava momento,e ..patatrac,venivamo scoperti,o peggio provocavamo maldestramente dei pasticci in tavola.
(Questi sono dei miei bambini al tempo delle elementari..)









Ho un po di nostalgia,ma indietro non si torna.Oggi i moderni mezzi ipertecnologici ci permettono tutto,in tempo reale,ma si è perso il senso della preparazione all'evento,dell'attesa della sorpresa.



Alla vecchia maniera,in-posto questa virtuale cartolina di auguri per un Buon Natale e felice Nuovo Anno,per voi amici che vi trovaste a passare da qui

lunedì 25 maggio 2015

QUANDO LE FOTO RACCONTANO


Certe fotografie segnano indelebili momenti di storia.
E qualche volta la storia la raccontano meglio ,forse,di tante parole.


Certo,quando il giovane fotoreporter del Giornale di Sicilia,Tony Gentile, scattò questa foto,non immaginava ancora il sapore amaro che avrebbero avuto quel sorriso,quella complicità di vecchi amici solo qualche mese dopo.
Era il 27 marzo 1992,era una riunione fra amici per presentare la candidatura a deputato di Ajala erano le elezioni del 5/6 aprile dell'era Mani Pulite,e Gentile era stato inviato,come fotografo per l'evento .
La foto assieme ad altri scatti,non fu neanche pubbliata in quell'occasione:solo archiviata.
Sarà ripescata e pubblicata dopo la strage.Diventa subito un simbolo,una bandiera ,racchiude i valori dell'amicizia,la voglia di ribellione verso la mafia,la lotta per la legalità.

Non ho voluto ricordare l'anniversario della morte di Giovanni Falcone,seguita a breveve da quella di Paolo Borsellino.Due stragi che hanno tolto la vita a i due giudici alla moglie di Falcone
ed agli uomini della loro scorta.
Io,oggi, riporto solo un mio ricordo personale.
Era un sabato di sole primaverile e ci trovavamo nel nostrio rifugio di campagna.
Abbiamo vissuto quella tragedia in diretta quasi,momento per momento,cronaca concitata incerta imprecisa,che si andava via via chiarendo,delineando in tutta la sua crudele e tragica realtà.
I giorni successivi,notizie commenti,particolari,coincidenze,polemichechiarivano un quadro molto preoccupante.
La strage di Paolo Borsellino ha portato ulteriore sconforto,senso di impotenza,voglia di ribellione.
Spiegare ai figli il perchè di tanti morti ammazzati,di tanto raffinato incrudelimento da parte della mafia verso uomini dello stato e della società civile,non era certo facile,ma era comunque necessario.
Anche allora,come al tempo degli anni di piombo,avevo l'anzia da notizie ,mi rifiutavo di seguire i telegiornali,ma poi le notizie arrivavano comunque...
Nel 1993,a Milano per il CHIBICART-Fiera del mio settore cartario,vidi la foto che poi diventerà un simbolo :un quadro-poster 50x70 -Lo acquistai subito,era alquanto voluminoso e scomodo,ma l'ho portato a casa,tornando in Sicilia.Più che una foto era una bandiera,e l'ho custodito con la stessa cura e rispetto.
Ha tenuto compagnia ai miei ragazzi,per tantissimi anni,nella loro stanza.Poi le cose cambiano,la stanza è vuota,e la foto-bandiera non doveva restare sola...
Oggi ne ho fatto dono ad una biblioteca di quartiere,presenza e ricordo per altri ragazzi.