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DIVino enoteca di design a Budapest



Come i funghi dopo la pioggia, luoghi sempre più alla moda, tra cui boutique hotel, club, bar e ristoranti stanno spuntando in tutto il mondo.
L'Ungheria non fa eccezione a questa tendenza. Budapest sta rapidamente riconquistando la sua vecchia magia: architettura contemporanea e progetti di design insoliti possono essere individuati in ogni angolo del centro della città in grado di sorprendere anche i viaggiatori più esperti. Grazie alla miscela unica di un ricco passato e di un presente fiorente, la città ha un'atmosfera senza pari.
Molte cose sono possibili qui che forse non sono ammesse o accettate in altre grandi capitali a causa di norme rigorose.

Questo tour particolare nel mondo del design, ci porta a prendere un drink a tarda notte al Winebar DiVino nella capitale ungherese. Questo elegante bar aperto lo scorso anno, è situato nel cuore della città, accanto alla Basilica di Santo Stefano. E 'uno dei luoghi più interessanti di Budapest: vini locali ungheresi possono mescolarsi con quelli stranieri facendovi ispirare dalle caratteristiche mozzafiato di interior design di questo locale.  Il merito va allo studio di design ungherese Suto Architetti di Interni.

Grazie alla combinazione del legno con il cemento ed un tocco di nero, Kata Suto hanno creato qualcosa di straordinario. I tavoli bassi sono un'ottima soluzione con le sedie e le panche di legno.
Un sistema di illuminazione incredibile che corre sopra il bancone.

Ottima selezione di vini ed atmosfera rilassante per degustare al meglio un buon calice di vino.









de.gust.azio°ni

Che pal°°le!
Sono proprio stufa di leggere :: " note di legno antico e di cera d'api..." ° "...così nitido da carezzare l'olfatto delicatamente uvoso da avvolgere impeccabile al palato nel suo didattico equilibrio acido/morbido souplesse di un sapore del tutto assente d'amaro..." ° " ...odore di pipì di topo..." ° "...sudore di cavallo mescolato al cuoio..." ...EEEEEEH!?????
Ma che vuol dire?
Che schifo, passiamo dalla falegnameria alla stalla per non parlare poi degli strani vaneggiamenti di qualche pazzo mitomane!
Ma insomma, io credo che in fondo di Vino si tratta e niente più.
Piace o non piace.
Certo, è vero che gli aromi ed i profumi sono strettamente legati alla composizione chimica del prodotto, come ad esempio l'acido feniletilico ci rimanda all'odore del miele, l'acetato di feniletile agli odori della rosa e del tè, l'acetato di isoamile alla banana...e via dicendo.
Così è anche vero che queste componenti mescolate tra loro creano degli altri profumi, inoltre bisogna metterci la componente territoriale dei vitigni che in alcuni casi è fondamentale perchè conferiscono a determinati vini dei profumi e degli aromi inconfondibili, come ad esempio il vino della Rioja sa di liquirizia, o come alcuni cabernet sauvignon e merlot dell'Alto Adige che emanano profumi nettamente erbacei, o il sauvignon che sa di pipì di gatto (è vero, è proprio così). ......
Però insomma mi pare che questi guidaioli ci marcino su un pò troppo!
Ma chi se ne frega, dopo un po' che li senti parlare o ti senti così sfigata da non capirci niente, o ti passa la voglia di berlo... il VINO!!!

la prima volta fu con il Sossò di L.Felluga

Nel 1999 ho scoperto il vino… scoperto nel senso più ampio del termine, direi quasi che in quell’anno la mia mente si é aperta a nuovi incontri sensoriali.
Pur provenendo da una terra vinicola non ero mai stata educata ad un approccio più ampio nei confronti di questo nostro meraviglioso prodotto della terra e dell’uomo.
La folgorazione é arrivata una sera grazie ad un nostro comune amico grande appassionato e buon conoscitore di aziende del nostro territorio.
Ci portò in omaggio alcune bottiglie tra cui una bottiglia di Sossò di Livio Felluga che decidemmo di aprire.
Non appena avvicinai il naso al calice mi accorsi di quali meravigliose sensazioni possono essere percepite dall’olfatto, uno dei nostri 5 sensi che solitamente viene sottovalutato.
I sentori di spezie, di frutti di bosco, di ciliegie vennero percepiti in modo netto, si trattava solo di fermarli nella mente. Avvicinando la bocca al calice ritrovai quella sensazione di calore avvolgente che si trasformò in una morbidezza piacevolissima e ritrovai quei profumi che mi erano piaciuti tanto.
In un certo senso potrei affermare di essere stata folgorata da questo splendido vino che porta un nome così curioso ed indimenticabile.
Grazie a Livio Felluga, grande maestro dell’enologia friulana.

E::PI