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venerdì 30 dicembre 2011

Rieducational channel

Eravamo a settembre e Castagna tornava da un mese di aspettativa e due di ferie, quasi del tutto spersonalizzata, e si gettava a capofitto nel recupero della sua professionalità.

Poi eravamo a ottobre e Castagna correva come una pazza per star dietro al lavoro che andava a rotoli, causa immani disgrazie abbattutesi su Scuolina Rosa.

Poi eravamo a novembre e Castagna sudava per far quadrare lavoro, percorso adottivo, affari di famiglia e festival del cinema con Uomo totalmente impazzito.

Poi eravamo a dicembre e il festival del cinema era finito, ma il lavoro no, il percorso adottivo era nel pieno, la commercialista chiamava un giorno su due e oltretutto qualche virus di stagione si era fatto strada fino ai vari apparati di Castagna e dell'Uomo, che arrancavano miseramente senza potersi fermare.

Infine giunsero le vacanze di Natale. E non è che mi facessi illusioni: quando ho contato i diciannove giorni a casa che avevo davanti, facevo già la sottrazione dei primi due (faringite), dei successivi tre (festività in famiglia), di quelli tra Natale e Capodanno (appuntamenti e pratiche per adozione), del 31 e dell'1 (veglione organizzato da Cognatina e postumi dello stesso): e non calcolavo ovviamente che, in tutto ciò, mi sarei ritrovata zoppa la mattina del 25.

Avevo ben chiaro che non sarebbe stato proprio semplice arrivare al 9 gennaio con un po' di cose finite e un po' di tempo da dedicare senza correre alla scuola, cosa imprescindibile, dato che gennaio non è mica un mese che per gli insegnanti possa essere riposante, insomma.

Però...

- l'assistente sociale è malata e poi ha ferie e quindi il percorso dei colloqui per l'adozione è rimandato a dopo il 12 gennaio.

- la commercialista, dopo averci presentato i calcoli di quanto dovevamo per il 2010, oltre che gli arretrati, le correzioni, i rimborsi e i conguagli per il 2009, il 2008, il 2007 e il 2006, ora vuole giustamente che ci presentiamo con tutti i contratti d'affitto e le altre cose per dare un andi un po' meno farraginoso al 2011. Quindi dobbiamo vederla il 9 o il 10 al più tardi.

- il dentista si raccomanda (e direi da qualche fittarella che ha ragione) che mi faccia vedere ai primi di gennaio, quando lui torna dalle ferie, per sistemare un molare sospetto. E di andarci con la panoramica della bocca per parlare di tutti gli altri interventi che vanno fatti.

- mia madre si raccomanda di andare a farmi vedere la gamba e magari farmi scrivere un'ecografia per verificare che il tessuto connettivo non sia danneggiato, cosa che andrà ovviamente fatta in questi giorni prossimi, perchè la gamba non ha l'aria di sistemarsi tanto facilmente.

- la psicologa si raccomanda di rispettare un po' due o tre appuntamenti di seguito, visto che finora abbiamo dato spazio ad altre priorità, e di cominciare un percorso di rieducazione alimentare decente, a partire dalla seconda settimana di gennaio.

Insomma, è chiaro che il mese di gennaio, salvando forse i giorni tra il 2 e l'8 (ma ci credo poco) sarà un altro delirio di appuntamenti sovrapposti, agende a orologeria, corse (o saltelli con la stampella? speriamo di no) e sbattimenti.

E allora cominciamo col parlare della rieducazione alimentare, che evidentemente è meglio iniziare durante le ferie, non al rientro sul lavoro.

Bene, da diverso tempo abbiamo elaborato una tabella dotata di senso sulla ripartizione dei nutrienti durante la settimana: dicendo dotata di senso vorrei chiarire che abbiamo tenuto conto della fretta, degli orari da professori, della scarsa voglia mia e soprattutto dell'Uomo di rispettare una tabella, della necessità di non ripetersi, ma anche delle aspettative (minime) per quanto riguarda la varietà dei cibi durante la settimana tipo. Abbiamo anche lasciato due o tre pasti alla belìn di gatto nell'arco della settimana, proprio perchè ci sforzavamo di essere realistici.

Poi ho elaborato un gigaquadernone che tiene conto di:
- questa tabella di riferimento molto generica
- un po' di consigli ayurvedici-lunari-yogici-di buon senso su come non ingrassare
- gli alimenti che comunque, un giorno, se qui in casa ci sarà un bambino, dovrò mettere in tavola con regolarità (quindi ahimè niente dieta vegetariana ancora per molti anni)
- le cose che in effetti io SO cucinare.

Dotata di questo quaderno mi sono molto tranquillizzata, intanto perchè ad avere un minimo di voglia anche io sono capace di variare, e poi perchè praticamente ho delegato il pensiero al quaderno: quando sono le sei di sera e io vado in crisi all'idea di cosa devo cucinare, apro e leggo le opzioni del giorno, e tra tutte le possibilità un'idea o due le trovo sempre.

Tuttavia, per quando si tratterà di entrare di fisso nella rieducazione alimentare e di provare anche a cimentarmi con qualcosa che mi terrorizza e/o mi abbatte, come una pasta non in bianco e/o un'intera cena per ospiti, ho preparato due nuove etichette per i post, così potrò dare sfogo alla mia disperazione qui nel mio refugium pecccatorum.

E sono quelle qua sotto, il che dà già un'idea di quanto me la sento.

mercoledì 28 dicembre 2011

Ohcchebbellaggiornatina

Ore 09,00: stampellando, Castagna entra dal dentista. Ne esce alle dieci con un dente ricostruito e una carie un po' dolente da rivedere tra dieci giorni.

Ore 10,10: stampellando, Castagna entra in banca, dove deve pagare una fucilata atroce di F24, e dove i codici sembra non vadano bene. Due telefonate con la commercialista e 40 minuti dopo, esce con la gamba pulsante e senza aver concluso (la scadenza dei pagamenti è domani) e corre le Paraolimpiadi fino allo studio della Fata Bionda, dove si schiera con onesti 30 minuti di ritardo. La Fata Bionda in pratica le fa solo gli auguri di buon anno, ascolta un breve resoconto delle procedure adottive, rilascia le ultime due fatture del 2011.

Ore 11,27: stampellando, con avvisaglie di crampi alla coscia, Castagna entra nell'atrio dell'ospedale dove l'Uomo la attende per metterle in bocca tre cioccolatini e una caramella alla menta, ossia la botta di glucosio che le serve per arrivare fino alle scale (senza ascensore) del reparto psicologia clinica.

Ore 11,30-12.35: incontro di pugilato con la psicologa del servizio adozioni, nel quale Castagna arriva a tanto così dall'usare la stampella per sbatterla sulla scrivania strillando: "se ho detto che NON diamo la disponibilità a prendere un minore con problemi mentali vuol dire che NOI NON DIAMO LA DISPONIBILITA', è inutile che ci giriamo intorno! Non è che se diciamo no vuol dire nomanonproprionoinrealtàunpo'anche sì!!!! Mettiamo quella dannata risposta sul foglio e BASTA!!!"

Ore 12,36: stampellando, con un crescente senso di bruciore alla spalla, e soffiando come una pantera isterica, Castagna torna a casa, dove l'Uomo dedica i successivi settantacinque minuti a impedirle di lanciare il divano dalla finestra per la rabbia, a cercare di nutrirla (un particolare dell'essere zoppa è che ci si mette il quadruplo del tempo a far tutto e alla fine si rinuncia, quindi, in questi tre giorni, di cui due passati senza marito, Castagna s'è dimenticata di mangiare), a ricopiarle manualmente tutti i calcoli dell'F24 sul modulo nuovo e a cercare di farla ridere.

Ore 15,00: stampellando, con polpaccio dolorante, ginocchio indolenzito, coscia contratta e spalla infiammata, Castagna ritorna minacciosamente in banca, dove terrorizza una cassiera che stava per sbagliarle con leggerezza un pagamento da 9000 euro e farglielo fare doppio, e infine compie l'atto definitivo di pagare le fottute tasse.
Poi si gira e l'Uomo, che la sta aspettando, vede distintamente che sta per scoppiare in lacrime dalla stanchezza e dal male e la porta a casa. Dove lei dà un paio di risposte brutali a padre, madre e Grande Pagliaccio, al telefono e via sms, e si accascia sul letto con i muscoli delle gambe bollenti che neanche quando andava a cavallo. E l'Uomo, che di Castagna oggi ha visto solo il peggio del peggio, esce, purtroppo, perchè la cassiera del cinema ha l'influenza e deve sostituirla (gli altri dicono che devono assolutamente comprare le sigarette).

Insomma, in tutto questo o il Nobile Toscano torna da Dubai e le fa un po' di fisioterapia come Gesù comanda, deliziandola intanto con i suoi difficilissimi quiz medici, o Castagna ne ha già le palle piene di avere una gamba fuori uso, ne ha le palle sfracellate, proprio, e non ce la può fare.

martedì 27 dicembre 2011

Oddio incredibile

No scusate, credo che qualcuno mi abbia battuto di lungo in questo Natale delle sfighe.

http://machedavvero.blogspot.com/2011/12/canto-di-natale-con-batticarne.html

Natale: AHIA!!!!!

Io di anatomia so poco e niente. Ho letto tutto il manuale Merck quando vivevo coi miei e so dell'esistenza di malattie assurde tipo la sindrome del cri du chat, la tripanosomiasi, il Cushing, so i sintomi della malattia di Lyme e della lebbra e la catena di diffusione della peste bubbonica, insomma, io e Dottor House ci capiamo benissimo.

Però quando mi visitano resto sempre stupefatta, mi sembra sempre che per sentirmi il cuore, o i reni, o le ovaie, mi schiaccino e mi tocchino in punti dove io non sapevo di avere codesti organi, che io mi immaginavo sempre un po' più in su, un po' più in là, etc.
Poi non so i nomi, per me lo sternocleidomastoideo è un muscolo della gamba e il metacarpo un osso dell'orecchio interno, non li so. Non so nemmeno come si chiama quel bellissimo muscolino addominale che gli uomini hanno sopra l'anca e che va giù, quello con l'indicazione "per la felicità da questa parte". Sì, ce l'hanno, ce l'hanno tutti, anche i vostri mariti, signore, ma per vederlo a occhio nudo bisogna purtroppo guardare Cristiano Ronaldo o Alessandro Gassmann coi jeans a vita bassa, e lo so che è un sacrificio.

Comunque, dicevo, e scusate se vi ho spettinato tutti gli ormoni divagando come mio solito, io non saprei dire da quanti fasci muscolari è costituita una gamba.

Ma che il muscolo del polpaccio sia tripartito, e precisamente formato da un fascio sotto, un fascio sopra a destra e uno sopra a sinistra, ragazzi, non me lo dimenticherò mai più.

Ho sceso (SCESO) tre (TRE) gradini nell'atrio del palazzo dei miei (dove ho abitato per ventun anni) e tra il primo e il secondo SENZA NEMMENO TOCCARE TERRA COL PIEDE mi è partito un dolore acutissimo che mi ha disegnato in un fiammeggiante verde fosforescente i contorni del gemello polipteo di destra della gamba sinistra in tutta la sua interezza.

Cioè: ero scesa saltellando per andare incontro a mia zia che è tutta una protesi e ha il bastone, e sono tornata tenendomi a mia zia, al suo bastone, al muro, ululando e chiamando aiuto.

Dieci minuti dopo, il Natale si svolgeva così:
- io sul divano in mutande che mugolavo
- mio padre che mi massaggiava il polpaccio con le mani gelate ripetendomi che il massaggio e il caldo mi avrebbero sciolto la contrattura
- mio marito che cercava di tastare i punti dolenti facendomi strillare e dicendo preoccupatissimo che se era il tendine d'Achille era un casino
- mia madre che versava l'acqua della pasta nella borsa dell'acqua calda e in contemporanea svuotava l'armadietto dei medicinali per trovare del Voltaren e guardava che non bruciasse il pranzo di Natale e cercava di metterci tutti seduti e distribuirci i regali (mi hanno spiegato che, in effetti, non ero io che vedevo quattro madri per il dolore, era sempre la stessa che faceva tutte queste cose contemporaneamente)
- mia zia ancora con il cappotto addosso e la borsa in mano che ripeteva "mi dispiace! santo cielo mi dispiace!", come se fosse colpa sua che io non son buona a fare tre gradini senza produrmi lesioni.

Poi la cosa degenera. Mio marito diventa nero come la notte in viso e non spiccica più parola, valutando cupamente le conseguenze di un eventuale strappo muscolare o di una lesione al tendine e gufandomi interventi e mesi di riabilitazione. Io mi dispero rendendomi conto che non sono autosufficiente perchè non posso posare il piede in terra. Mia zia si rammarica. I miei per tirare su il morale a tutti mi consegnano una stampella (essendo la zia plurifratturata siamo fortunati proprietari di parecchi supporti ortopedici) e cominciano a scherzare su quanto fa elegante a questa stagione girare con la stampella, e a decidere che devo dire che mi sono infortunata sciando a Gstaad. Non fatemela commentare, questa.

In effetti, faccio un grandissimo ingresso, un'ora più tardi, a casa dei suoceri: mia suocera OGM mi apre la porta, scoppia a ridere e gracida, perchè ha la tracheite: "E che cazzo è?" vedendomi con la stampella, poi arrivano la cognata e la cugina dal corridoietto del salotto e una dopo l'altra "Oh, cazz'hai fatto?" (la cognata milanese) e "Cazzo è, oh?" (la cugina romana), poi diventa tutto un turbine in cui una nonna mi abbraccia ("Uh mì, cosse t'è faeto?" in genovese) e una suocera e una cognata mi levano di mano i pacchetti e una cugina mi toglie il cappotto e un suocero mi bacia sulla guancia ("Belìn, ti sei rotta?")e, infine, esce la Zia Pazza dalla cucina, elegantissima in un vestito color crema un po' anni Quaranta, e sbotta con la voce bassa da Patty Pravo: "No, ma che cazzo è?"

Io ho una famiglia INCREDIBILE. INCREDIBILE. A metterli in un film diresti che sono inventati.

E ho uno stiramento, per fortuna parziale, del gemello popliteo.

venerdì 23 dicembre 2011

Natale? Boh? Capodanno? Mah!

Vi pareva strano, non è vero?, che non avessi cominciato con largo anticipo ad ansiarmi e a mugugnare sul Natale, ruminando maledizioni.

Beh, in effetti è andata così, che avevamo cose più importanti da fare che pensare al Natale, e questo, non si sa come, è finalmente stato riconosciuto da tutta la famiglia. Oggi è il 23 e in questa casa la parola Natale è stata distrattamente nominata tre quattro volte. Tre da mia madre. Una da noi due, che ci siamo posti il problema se farlo a Milano, col Biosuocero, la Suocera OGM e Cognatina. E siamo stati prontamente informati che loro lo fanno a Genova.

Così, senza che ce ne accorgessimo nè che venissimo coinvolti in nessun tipo di telefonata, briefing, ricatto e/o mafia, ci ritroviamo a fare il Natale come lo facevamo qualche anno fa: 24 dai miei, 25 a Sestri dalla nonna, 26 ad Arenzano dalla Biosuocera. Restando fermo che siccome, per tutti quanti, noi fino all'ultimo non si sapeva se ci saremmo stati o meno, possiamo comparire, regalare, baciare, spacchettare, assaggiare, e andarcene.

A me pare bellissimo.

Saremo pochi, saremo in tono di sobrietà, saremo tutti stufi di far finta che le feste siano significative. Addirittura pare che una zia sia ultimamente coinvolta coi Testimoni di Geova e non voglia festeggiare. E io che pensavo di essere quella strana, con le mie bandierine tibetane e le mie reliquie del Buddha. (Ora ce le abbiamo quasi tutte, dai battisti ai buddhisti, vedremo di adottare di corsa un bambino romeno così ci mettiamo pure l'ortodosso, peccato che Cognatina abbia mollato lo Zio Dei Miei Bambini che era cattolico, ma di sangue ebreo: è IMPERATIVO ormai che mio cugino si metta con un ragazzo musulmano, e magari l'altro cugino con una Hmong - ammesso che non sia anche lui gay, ma in gran segreto io e Sanguedelmiosangue abbiamo deciso che, se mai, a noi pare piuttosto biadesivo. E cocainomane, of course. Comunque sia, deve farci il favore di prendersi un partner quantomeno induista, o mormone.)

A casa mia, gli argomenti dell'anno saranno l'adozione e l'adozione. Perchè altri argomenti allegri da discutere non ce ne sono. A casa del Biosuocero, si parlerà della nuova casa di Cognatina e del Chitarrista. A pranzo con la Biosuocera si parlerà di quando il Cugino Mandrogno e la Mela Pausina faranno un bambino, si spera prestissimo, si spera ci battano di molto sul tempo in modo che poi quando toccherà a noi la famiglia non deliri eccessivamente.
Cioè, vuoi vedere che si parlerà di futuro, finalmente, di cose nuove che cominciano.

Boh? Io come sempre mi attesto su un clima di diffidenza. Però sono sicuramente meno scocciata e insofferente degli anni scorsi.

E poi è successa una cosa incredibile. Mia cognata e tutta la sua compagnia di amici vengono a fare Capodanno qui, e non abbiamo dovuto organizzare un cazzo. Si sono affittati un'intera locanda di camere e appartamentini con uso cucina e si organizzano la cena e la festa, alla quale noi potremo comparire o meno e dalla quale, udite udite, ce ne andremo quando vogliamo, perchè il cinema resta aperto e qualcuno deve ritirare gli incassi, e perchè gatta e cane hanno la tendenza ad andare in extrasistole a ogni botto che scoppia fuori. E così noi abbiamo due Natali, un compleanno dell'Uomo, un Capodanno, perfettamente organizzati senza che dobbiamo fare niente, portare nessuno da nessuna parte, schilometrare avanti e indietro.

Sono sinceramente stupefatta e persino un po' tentata di divertirmi.

Mah!

Intanto, auguri, amici in carne e ossa e amici virtuali, gemelle online, fratelli di server, creature varie sparse nei meandri del bloguniverso, vi voglio bene.
Soprattutto auguri a tutti quelli che cominciano cose nuove (neh, Noise, neh, Susi? tanto per citarne due con notizione fresche fresche) e a quelli che portano avanti con coraggio cose consolidate, anche quando la vita è dura. Quindi a tutti noi.

giovedì 22 dicembre 2011

Years go by

1985, scuola elementare
"Ma come mai non s'è ancora alzata? Ohu, cosa fai, guarda che è tardi!"
"Arrivo..."
"Ciao. Ma... cosa c'è?"
"Non mi sento bene..."
"Guarda che questa bambina ha la febbre. Tornatene a letto."
"Sì."
"Come, la febbre? Accidenti, è vero. Stattene a letto, io devo andare a lavorare."

1988, scuola media
"Ho la febbre..."
"Hai compito di storia, vai a scuola."

1992, liceo classico
"Ma... hai la febbre?"
"Sì. Dov'è la tachipirina?"
"Stai a casa?"
"No, ho compito di storia."

1998, facoltà di Lettere
"Oggi studio a casa, ho la febbre."

2004, di nuovo liceo (scientifico sperimentale)
"Ho la febbre, cazzo."
"Stai a casa."
"No, hanno compito di storia."

2010, di nuovo scuola media
"Hai la febbre?"
"Sì, ma a casa non ci sto."
"Hanno compito di storia?"
"No, ma se mi metto in mutua non posso andare in banca / dalla commercialista / a fare i colloqui preadottivi / a parlare con l'avvocato / a comprare il frigorifero / a pagare i contributi alla Fata Pugliese / a insultare l'amministratore / etc"

martedì 20 dicembre 2011

"Prof..."

"...li ha controllati i nostri quadernoni di geografia?"

("No, avevo la febbre e mal di gola" - Vero)
("Non ancora, ho avuto da fare" - Falso)
("Ieri sera sono uscita" - Falso)
("Certo, vanno benissimo" - Falso)
("Certo, non vanno bene" - Falso solo fino alla virgola)

Insomma, dovrò usare una di queste frasi.

PERCHE' NON POSSO DIRGLI LA VERITA'.

Che suonerebbe così.
"No, perchè ieri sera ho girato come una pazza su Internet alla ricerca di un modello di bouquet adatto al vestito da sposa di Noisette."

EHEHEHEHEHEH

Cerchi di corteccia

Oggi, come varie altre volte, guardavo dalla finestra della scuola gli alberelli del parcheggio. Uno è da anni la mia iconcina in questo blog: l'ho fotografato dalla III B una mattina di galaverna. Era il secondo anno che passavo a Paesino di Sogno, il 2008/2009.
L'arboscello candido della foto, così fragile nel suo abito di ghiaccio, ora fa ombra a tutta la mia auto, se ce la parcheggio sotto.

Così, guardando gli alberi attorno a me, ho passato finora la maggior parte dei miei incarichi nella scuola.
Ho ricordi affettuosi dei pini fuori da Scuolafica dei Quartieri Alti, così scuri, che ci proteggevano dal presente lasciandoci nel nostro mito di studi di eccellenza. E dei tigli grandi e profumati del cortile del liceo privato di Torino. Una cosa che mi affascina delle città piemontesi è questo: poter entrare in un cortile interno di un edificio e trovarci alberi vecchi cinquant'anni che dalla strada non si riescono a scorgere.
Poi avevo un bel rapporto col frutteto sulla collina di fronte all'aula di Scuolina Bianca, a Paesino Blu, e le sue oche, che, per inciso, se voi vivete in città non potete immaginarlo, non fanno "qua qua" ma fanno "AAAAAAKKK AAAAAAAAAKKKK", e lo fanno fortissimo. Tipo che la prima volta credevo fosse il Tremendo Paulista della III A, le cui urla selvagge solitamente passavano i muri.

Comunque la mia faticosa scalata alla graduatoria e il susseguirsi di tempeste addensatesi sulla mia cattedra traballante hanno, per il quinto anno ormai, come scenario la piccola scuola immersa nel ghiaccio e i suoi teneri alberelli che crescono di pari passo con le mie assegnazioni provvisorie. Parentesi, non so che alberi siano, ciò è vergognoso, domani chiedo.

Pensavo, stasera, complici una botta di nausea prima di cena risolta con una Cocacola e una botta di tosse dopo cena risolta con uno zuccherino al génépy (quindi con una strana sensazione allo stomaco), a quanto diverse sono state queste cinque annate.

Nel 2006/2007 arrivo, sono giovanissima, soprattutto di testa, e lavoro come una pazza fino a guadagnarmi i complimenti dei colleghi per lo sbattone. Mi hanno dato una terza di svogliati e alla fine sono il mio risultato più brillante. Poi ho i germoglietti di prima ed è amore eterno, con loro.
E' stato l'anno della morte di mia zia e di mia nonna, del lungo ricovero dell'altra zia, della crisi coniugale, dell'Amore Sbagliato, della prima tiroidite, eppure sul lavoro ero una star, facevo cose che oggi non saprei ripetere, forse proprio per tutto quel che andava storto a casa.

Quando finisce l'anno sento che qualcosa mi lega al posto, al paesaggio, alla strada che percorro ogni mattina. Vivo un po' come un esilio l'anno successivo, a sua volta molto pieno, con due terze, due scuole di cui una affidatami come "facente all'incirca funzione diciamo di vicepreside", incarico peraltro mai assegnato sulla carta ma, a fine anno, visto che l'avevo svolto, pagatomi a sorpresa con una specie di quattordicesima, come a una vera "funzione obiettivo".

E poi rieccomi a casa, in ruolo, e da allora non me ne sono più andata, sia pure con angosce estive e riassegnazioni autunnali. Da allora, duole dirlo ma sono molti mesi che ci penso, mi sono francamente seduta.

Prima perchè andava tutto bene: mi ero ripresa in terza i miei germoglietti amatissimi della prima e avevo i nuovi, la cucciolata, quelli che promettevano così bene e che ho licenziato con tanti rimpianti l'anno scorso.
Poi perchè andava malissimo, con il mio ingresso nella sezione C su un'orribile terza, di cui poi alla fine non serbo nemmeno un brutto ricordo, considerando quante me ne hanno combinate.
Infine perchè l'anno scorso avevo la testa dietro alle grane di salute di mio padre ed è andata com'è andata, con prove non consegnate e lavoro male organizzato, stanchezza cronica, sbadataggini varie.

Così, questo è l'anno della riscossa, o almeno vorrei che lo fosse.

Anche se nelle ultime tre settimane, devo dire, proprio non sembra.

domenica 18 dicembre 2011

Uffa, quando Blogger mi fa così...

Scusate, neh, faccio prima a postare questo e mandarvi a leggere qua il nuovo post.

E' che se mi picchio con Blogger mi brucia il tortino di asparagi, capirete la tragedia.

sabato 17 dicembre 2011

Le parole per dirlo

Fiona l'Orchetta, intanto. Ormai sta un tantino sfilando i contorni della sua informe personcina infagottata fissa in una brutta tuta, e anche i lineamenti si stanno un po' raffinando, anche se ha sempre il monosopracciglio, poverina. E qualcuno dovrebbe mandarla dal dentista.
Però adesso la madre è stata operata, è a casa a letto con catetere etc, e lei viene a scuola sporca, trasandata, col collo nero, i capelli incrostati e i vestiti macchiati.
Il fatto che abbia due sorelle più grandi evidentemente non aiuta. Quella di mezzo, che a sua volta ha un nome da soap opera ed è molto bella, a gennaio fa diciotto anni e siccome ci conosciamo (perchè è stata iscritta da noi fino ai diciassette, per poi fare l'esame da privatista a giugno scorso) ho chiesto se ai prossimi colloqui può venire lei.
Vivono in una specie di casermone di mezzi zingari dove finiscono per sposarsi sempre tra appartenenti alle stesse due o tre famiglie, mettere al mondo diversi figli nessuno dei quali va bene a scuola, e vivere più o meno di espedienti, assegni del comune etc.
Sono una vera leggenda nella valle.
Infatti Fiona ha un sacco di altri casini. Ha il sostegno ma con l'Inutile è, in effetti, secondario, che ce l'abbia.
Siamo a dicembre e non ha i libri.
Su 67 giorni di scuola ha 26 giorni di assenza.
E' una bimba dolce e affettuosa, buona e disponibile, ed è un relitto della società a soli dodici anni.

Ma adesso io ho paura dei pidocchi. Fiona ha sulla testa una zazzerona di capelli nerissimi molto folti e grossi. E pochissimo pettinati.
E ora devo farmi coraggio e dirle che deve lavarsi, cambiarsi, pettinarsi e insomma essere presentabile. Perchè se non lo faccio io non lo farà nessun altro.

Poi, c'è Dolce Castoro. Dolce Castoro ha diciassette anni tra poco, un papà bracciante, una mamma che sembra avere trent'anni più di quelli che ha. E i servizi sociali addosso, perchè per anni non sono riusciti a mandarlo a scuola e non lo portavano dal medico e non gli tagliavano i capelli. Se si chiama Dolce Castoro e non Ragazzo Selvaggio è solo perchè è: 1) intelligente e attento, 2) delizioso come carattere con noi e coi compagni, 3) responsabile, 4) tutto sommato anche carino. Deve essere un problema di ansia cronica, quello che gli impediva di venire a scuola, perchè non è nè cattivo nè agitato, anzi, ora che da un anno intero segue con regolarità non solo è un bravo studente, ma è un ragazzino d'oro e ha fatto amicizia stretta coi più studiosi e beneducati della classe, due degli Arcangeli, che delle creature celesti hanno anche il nitore. Presto piacerà anche alle ragazzine, come appunto gli Arcangeli, che sono in cima alla lista, nelle preferenze delle femmine della scuola, data anche l'ampia varietà che offrono, quello tutto biondo, quello con gli occhi viola e quello tutto nero.

Ma prima Dolce Castoro deve lavarsi. I capelli, che sono per sua fortuna lisci e sottili e quindi sembrano meno pericolosi dei capelli di Fiona dal punto di vista sanitario. Le unghie, che sono nere. E le ascelle, perchè ha diciassette anni e suda come un uomo, non come un bambino. Tanto per limitarsi all'aspetto sociale e non a quello dell'igiene a tutto tondo, che spingerebbe a suggerire anche altre procedure altrettanto necessarie, cui però non intendo accennare.
E di nuovo, sarò io a dirglielo.

Una volta l'ho fatto, eh. Con il Poeta Hacker, a Paesino Sperduto. Gli ho fatto notare che era più grande degli altri (sedici anni, lui) e che per forza il suo corpo, cambiando a livello ormonale, lo tradiva con odori che prima non aveva. Gli ho fatto l'esempio dei miei problemi alla tiroide e del periodo in cui avevo dovuto cambiarmi tre maglie al giorno perchè sudavo troppo, anche se era inverno. Aveva l'incubo di essere grasso, non si era accorto che stava diventando anche alto, e gli ho suggerito un paio di jeans al posto della solita tuta, per valorizzare la sua persona. Non se li è mai messi finchè l'ho visto io, ma non si è mai più presentato a scuola meno che pulito e, cosa di cui ancora adesso mi stupisco, non me ne ha mai voluto di avergli fatto questo discorso.

Posso sperare che non me ne vogliano e non restino traumatizzati neanche i miei due alunni di seconda, ma ho paura.

venerdì 16 dicembre 2011

Ehi, no, un attimo

Please, leggete il commento sotto il post "Come si cambia".

Questo blog è un luogo dove mi lamento a ruota libera e mostro molti difetti, ma le regole le conosco anche io!

A volte anche per i maschi

"Si comportava benissimo, ultimamente, gli avevo anche fatto i complimenti. Adesso è di nuovo nervoso."

"Sì, anche a casa. Ha cominciato a limitarsi nell'alimentazione, tra l'altro, perchè dice che vuol essere meno rotondo."

"Cosa dice?"

"Eh,così..."

"Ma no! ma i bambini grassi sono una cosa diversa!"

"E però mangia meno, infatti ha perso peso. Anzi, se può, mi dia per favore un'occhiata se a mensa mangia, magari me lo dice solo a casa per attirare l'attenzione."

E' dura avere questa missione di essere il più fico, eh Dylan.

giovedì 15 dicembre 2011

Come si cambia

Cose che qualche anno fa non avrei mai creduto di fare pur di tirare avanti con la settimana lavorativa

Dire a un alunno particolarmente agitato: "Adesso esci in corridoio, fai tre giri interi della scuola camminando lentamente e poi torni."

Dare una nota al giorno sempre allo stesso ragazzino.

Mettere un'intera classe a copiare un capitolo del libro di storia.

Dare venti insufficienze nello stesso giorno.

Andare a lamentarmi dell'insegnante di sostegno con la coordinatrice della classe.

Mettere in un compito di geografia una domanda che inizia con: "disegna..."

Far fare un tema libero quando non mi vengono in mente titoli (lo so, lo so. Sono una pessima insegnante. Lo faccio di rado, però, perchè in realtà mi autopunisco subito: correggere il tema ad argomento libero è dieci volte peggio che correggere il tema normale.)

Dire la fatidica frase: "Okay, adesso però andate a fare l'intervallo, che io devo prendere un caffè."

mercoledì 14 dicembre 2011

auleintempesta proclama lutto nazionale

Oggi, ore 12,35, Scuolina Rosa.

"Stai fermo lì sul lavandino. Brucia? Deve bruciare. Ora metti la garza e aspettiamo che asciughi. Okay, ti metto il cerotto, vieni qui. Bene, a posto, bacino passa tutto, ora fatemi interrogare."
...
...
...
"Prof, scusi?"
"Eh?"
"No, è che ho un po' di sangue sull'altro dito, posso andarmi a lavare?"
"Umm sì, però mi raccomando, non bagnare il cerotto."
Si alza e va alla porta.
"Docteur Momo?"
"Sì?"
"Tu vuoi fare il medico da grande, no?"
"Sì."
"E allora, lo sai intanto che le medicazioni vanno tenute bene asciutte, no?"
"Certo. Grazie."
"Prego."

Lo giuro, il suo sangue era rosso come il mio.

E quando io ero all'università e al mattino passavo con l'autobus sotto al cartellone con la gigantografia dei tre cuori umani WHITE BLACK YELLOW, un po' mi faceva senso, quella carne morta, così dopo colazione.

Ma per fortuna quando un giorno Docteur Momo, che si chiama come il Profeta, ed è nato in Marocco, sarà di turno al pronto soccorso, a lui non farà senso il sangue, neanche quello dei bastardi razzisti.

domenica 11 dicembre 2011

auleintempesta featuring Claudia Sarritzu

Leggete, e meditate.

Una cosa è chiara. Qui è come all'epoca del giudizio universale: c'è da rifare il mondo. Ma bisogna che ci facciamo furbi e, la prossima alleanza che stabiliamo, siamo ben sicuri di stabilirla col dio giusto.

Che stavolta però deve essere una donna.




'ntu culu a Noè.

Dopo il festival - 2

A una settimana dalla fine del festival, penso di poter tirare qualche somma, anche considerando che pian piano mi si sta ristabilendo l'umore che è stato pessimo per giorni.

Ho capito che l'unico modo per raccontare come realmente è andata e come l'ho vissuta è abbandonarsi al bipolarismo più spinto e dichiarare, senza filtri e senza pretendere di essere coerente, tutte le emozioni e i ragionamenti assolutamente contrastanti che mi hanno attraversato la mente in queste settimane.

Per semplicità, userò la dicotomia mi piace / non mi piace che la venerabile Angela, dolcissima monaca e ottima insegnante del mio amato istituto buddhista, ci ha sottoposto come il peggior difetto dell'atteggiamento umano nei confronti della vita.

Ma in certi casi, come questo, probabilmente è l'unico atteggiamento che si può tenere.

Allora.

Mi è piaciuto conoscere tanta gente interessante.

Non mi è piaciuto che mio marito da solo organizzasse questa cosa e da luglio a dicembre in casa mia non si parlasse d'altro.

Mi è piaciuto scoprire che registi e attori pluripremiati attraversano volentieri l'Italia o l'Europa per venire a partecipare con passione e impegno a un microfestival di sconosciuti, che può vantare solo una bella location, e dove non guadagnano una lira.

Non mi è piaciuto litigare a sangue con l'Uomo per settimane perchè era talmente preso da questa cosa che trascurava tutto il resto e non gli si poteva parlare.

Mi è piaciuto rendermi conto che sono stata infinitamente a mio agio con gente mai vista prima che lavora con l'anima e il corpo a un progetto culturale, anche se io di mestiere faccio tutt'altra cosa.

Non mi è piaciuto che il nome di mio marito non uscisse sul giornale neanche una volta fino alla conclusione del festival e che invece ci fosse quello di Movie Man, che è il presidente dell'associazione sì, ma non ha fatto quasi niente per questo evento.

Mi è piaciuto girare per ristoranti con personaggi famosi e coccolarli a botte di specialità locali, vedendoli rilassarsi ed aprirsi nel contesto di accoglienza caldo e semplice che abbiamo cercato, anche e soprattutto grazie all'attenzione femminile che ci ho messo, di curare nei dettagli.

Non mi è piaciuto che ci abbiano giustamente dato dei poveri ingenui struttati per aver tirato su un festival con registi italiani e non, e con personalità come Cosimo Cinieri, Filippo Mazzarella e Giuseppe Battiston, con quattro soldi e tanta buona volontà, e senza neanche pretendere che il Comune ci sovvenzionasse in anticipo.

Mi è piaciuto che la sera del gran finale con premiazione tutti abbiano collaborato con impegno ed entusiasmo, dai ragazzi che fanno le maschere in teatro agli stessi attori e registi coinvolti, per far filare dritto un meccanismo complicatissimo e mantenere un clima di allegria in un contesto di grande tensione.

Non mi è piaciuto avere delle botte di adrenalina ogni tre minuti scoprendo che n cose restavano da finire all'ultimo minuto per non fare delle figuracce.

Mi è piaciuto che Giacomo Rebuzzi e Cristian Benaglio, che ora sono giovani e ancora poco conosciuti ma sono sicura che sfonderanno visto cosa hanno saputo fare prima dei trent'anni, siano diventati amici di famiglia con cui ci sentiamo un giorno sì e l'altro no e che siamo invitati da loro a Brescia a mangiare la polenta con lo spiedo.

Non mi è piaciuto che abbiamo sforato dal budget e adesso abbiamo qualche problema con le bollette finchè il Comune non sgancia i suoi bravi eurini.

Mi è piaciuto che alla premiazione dietro di me ci fosse seduta Cinzia Mascoli che piangeva per aver appena finito di vedere l'ultimo splendido film con Battiston e che, a un certo punto, mi ha chiesto se aveva tutto il trucco sciolto, dopo di che è andata a prendere un premio meritatissimo per la sua interpretazione nel cortometraggio di Rebuzzi (sulla violenza familiare sulle donne), e quando è tornata piangeva ancora di più e abbracciava tutti con un sorriso bellissimo visto che non le venivano le parole.

Non mi è piaciuto fare una sera le due, una sera le tre, una sera le due meno un quarto, una sera l'una e una sera le cinque durante la stessa settimana lavorativa. E neanche tanto andare a lavorare la mattina sbandando come un'ubriaca.

Mi è piaciuto che Claudio Cipelletti, regista di un bellissimo documentario sui genitori di omosessuali, abbia vinto due premi, di cui uno tra l'altro è stato assegnato dai voti del pubblico, e abbia detto che non è la prima volta che vince con questo suo lavoro, ma è la prima volta che vince al di fuori di un festival del cinema gay. Lì mi sono messa a piangere io.

Non mi è piaciuto che mio marito si sia scordato di bere e mangiare per giorni e abbia smesso di dormire per la fatica una settimana prima della premiazione.

Mi è piaciuto che quando l'Uomo è salito sul palco a presentare i premiati, senza portarsi dietro neanche un foglietto con la scaletta, a me sia venuto un attacco di terrore al pensiero di tutto quello che poteva andare storto, e dalla fila dietro Eric Alexander mi abbia fatto i grattini su una spalla per tranquillizzarmi.

Non mi è piaciuto che ero così stanca e tesa che ho realizzato solo dopo ventiquattro ore suonate che mi erano stati fatti dei grattini da Eric Alexander.

Mi è piaciuto il fatto che in questo ambiente dello spettacolo evidentemente usa abbracciarsi e baciarsi per salutare: ho baciato più gente nelle ultime settantadue ore di festival che negli ultimi dodici anni della mia vita. Uno era Giuseppe Battiston, ve l'ho già detto.

Non mi è piaciuto che abbiamo perso il conto dei soldi che dobbiamo al tassista che ha portato tutti avanti e indietro dagli aeroporti e in giro per Asti, ma abbiamo capito che ci è costato complessivamente un paio di cornee.

Mi è piaciuto che alcuni degli attori come Andrea Bosca (che è di gran lunga più bravo e intelligente che bello... ed è un gran fico!) abbiano dormito in treno pur di presenziare alla masterclass organizzata per i ragazzi del liceo, aggratis e senza neanche il tempo di fermarsi a pranzo.

Non mi è piaciuto l'attorone, che per dispetto non nomino, che ha voluto essere andato a prendere in macchina fino a Bologna - 400 euro di autista solo per lui - e poi quand'è arrivato ha snobbato l'albergo e si è fatto portare nella migliore camera di quello più famoso.

Mi è piaciuto che tanta gente ci abbia lasciato numero di telefono privato e mail dicendo che dobbiamo risentirci presto e poi abbia richiamato per ringraziare e salutare nei giorni successivi.

Non mi è piaciuto che un ragazzo di ventinove anni che lavora per il teatro mi vedesse, nei giorni precedenti al festival, così trascurata dall'Uomo e così infelice e preoccupata (di come l'Uomo si stava gestendo questo impegno: come un giocatore d'azzardo compulsivo che continua a puntare finchè non si vende macchina, barca, casa e moglie), da decidere che se ci provava con me ci sarei sicuramente stata; e non mi è piaciuto essere presa in contropiede dalle mosse ad alto impatto ormonale di un ventinovenne e fare, per le prime ventiquattro ore, la figura della ragazzina scema.

Mi è piaciuto fare colazione al bar con Giorgio Faletti (che seguo dai tempi del suo primissimo personaggio al Drive In: "credete forse che io - e non vi veda???") e con sua moglie Roberta, che è una donna fine elegante gentile e simpatica come poche altre al mondo.

Non mi è piaciuto bere quattro caffè al giorno per mantenere la lucidità, più una dose massiccia di Pocket Coffee, e rendermi conto che non riesco più a smettere.

Mi è piaciuto che il regista gay mi abbia fatto i complimenti per come ero agghindata la sera della premiazione, e abbia detto che sta girando una cosa su Enrico VIII e io gli sembravo proprio uscita da uno scenario medievale, per via del vestito doppiato con corpetto in due toni di marrone e del pendente d'ambra incastonato in argento antico. Anche perchè, dopo il ventinovenne e le sue avances, la mia femminilità residua (poca) si stava nascondendo in un tombino per non essere vista, ma essendo il regista gay il complimento non poteva essere dovuto alla scollatura.

Non mi è piaciuto non avere più tempo per far conoscere persone piacevoli e interessanti a mia madre, che ha potuto fermarsi solo mezza giornata.

Potrei continuare a lungo.

Come ho detto, le ripercussioni economiche, fisiche e purtroppo anche coniugali di questo evento di per sè bellissimo sono pesanti.

Però certo, ieri sera ero a cena per la laurea di mia cognata e mi sono rilassata e divertita, con una bordata di quasi trentenni milanesi molti dei quali conoscevo già, ma andando via ho commentato con l'Uomo "sono stata molto meglio coi nostri amici della settimana scorsa" ed era vero.
Gli amici di mia cognata, ora che vanno verso i trenta e in parte lavorano, se la tirano moderatamente di meno di quando avevano vent'anni ed erano figlidipapà milanesi, pure di quelli parecchio spandimerda ("i miei amici broker navali" "sono stata da Prada e ho comprato un paio di sandalucci" "trovo che New York negli ultimi anni sia molto cambiata" "quella scema di una filippina mi ha rovinato il vestito di Fendi") e la serata è stata piacevole e allegra.
Ma la settimana prima ho conosciuto gente che ha preso premi dalle mani di Francis Ford Coppola, gente che ha fatto teatro con Carmelo Bene, gente che lavora con personalità che plasmano la cultura e in parte la società italiana con le loro opere, ed erano quasi tutti alla mano, beneducati, spiritosi, simpatici e carini: alla fine, giusto in tre, tra i più vecchi, si sono distinti per essere un po' più spocchiosi, ma, nell'ambiente che si era creato alla festa privata conclusiva, spiccavano come drag queen in seminario.

venerdì 9 dicembre 2011

Te lo dò io l'anello debole

Posto che la pagina de ilsussidiario.net è la stessa, incautamente intitolata Educazione, da cui ho tratto la perla di articolo sul vestirsi bene o meno dei docenti.

Posto che se un sito si chiama ilsussidiario.net già a me viene da pensare che lo tengano delle maestre, e non degli esperti di educazione e didattica di tutti gli ordini di scuola.

Posto che sono di un umore di peste in questo periodo.

Poste tutte queste premesse, ora commento punto per punto le affermazioni di questo Marco Gioannini della Fondazione Agnelli.

Fondazione Agnelli:
Gli studenti italiani nel passaggio elementari-medie rallentano molto più degli altri la loro velocità di apprendimento. È un calo fra i più intensi e preoccupanti del mondo. La spiegazione non può essere una sola; è complessa, e noi abbiamo tentato di esplorarne le cause. Dico subito che la responsabilità non è degli adolescenti italiani, che sono simili ai loro coetanei stranieri per capacità, fragilità, aspirazioni.


Castagna: Ma certo che la responsabilità non è dei ragazzi. Se le maestre danno nove a un alunno che fa sette errori di ortografia in una frase, in quinta, e poi io faccio un dettato in prima media e gli dò tre, non è l'apprendimento che cala, è il metodo di valutazione che è diventato realistico. Non succede quando i ragazzi arrivano da scuole le cui maestre, famose per essere "severissime, cattive, iene", li torchiano di dettati. Dicasi lo stesso per la matematica: ormai arrivano senza sapere le tabelline. Dicasi lo stesso per storia e geografia: se fino a dieci anni a scuola giocano a ricostruire il castello medievale coi Lego, o colorano le figure del libro di geografia, non avranno la stessa facilità di studiare una pagina di storia di quelli che hanno imparato a mettere insieme causa ed effetto. Noi ci troviamo regolarmente davanti un terzo della classe che non è in grado di spiegare un percorso "vai dalla chiesa alla farmacia" sulla piantina stilizzata di un paese. Poi però dobbiamo spiegare la deriva dei continenti e la tettonica a zolle (e i libri non aiutano: è un argomento da terza, ma ora "lo accennano" in prima, creando confusione nelle teste delle creature).
Il problema, e lo so che sono antipatica e classista, ma lo penso davvero e da anni, è questo: una volta le maestre facevano le magistrali e il tirocinio, arrivavano in classe a diciannove anni e si rimboccavano le maniche. I professori erano laureati e le maestre no, e bene o male questo si sentiva: le elementari si facevano con coraggio e umiltà un mazzo così e alle medie si poteva entrare a fare lezione con una classe di ventisette senza dover insegnare prima di tutto a stare seduti. Ora le maestre sono laureate in Scienze della Formazione e invece di prendere l'abaco e i gettoncini colorati e insegnare a contare fanno il percorso pedagogico-motivazionale di avvicinamento psicocognitivo alla matematica attraverso il gioco e il disegno. Che, almeno a descriverlo così, sembra una roba più adatta alla scuola materna. Poi non gli puoi andare più a dire niente: le vecchie sono esperte e ti mandano giustamente a fare in culo, le giovani sono laureate e quindi pari livello con te ma con una specializzazione diversa dalla tua, quindi sei tu l'ignorante e ti mandano giustamente a fare in culo.


Fondazione Agnelli: La scuola media è oggi una scuola senza missione. Quella che aveva, l’ha tradita: doveva essere scuola per tutti e al tempo stesso di qualità.

Castagna: signor Gioannini, ma che cazzo sta dicendo? E' esattamente quello che cerchiamo di fare!!!

Ma aspettate, perchè dopo dice una perla favolosa:

Fondazione Agnelli: Cosa non ha funzionato nella riforma della scuola media unica, introdotta nel ’62?

Quella riforma va collocata nel suo contesto storico. Parliamo di un periodo in cui il primo problema in Italia era ancora quello di alfabetizzare quanta più gente possibile, e la scuola media unica nacque per far coseguire la licenza al maggior numero di 14enni, elevando il livello dell’istruzione elementare. Il problema era di «quantità» e la scuola media riuscì a compiere questa missione abbastanza in fretta, perché la scolarità raggiunse il 100 per cento già negli anni settanta. Però nel frattempo il mondo cambiava e passare un certo numero di anni sui banchi per conseguire un titolo non bastò più; diventava molto più importante ciò che si impara realmente. È la nozione di successo scolastico.


La scuola media è riuscita a fare la prima cosa, ma non la seconda: non garantisce più a tutti gli allievi le stesse opportunità di successo scolastico. E non lo fa perché finisce per fare emergere nei risultati scolastici i divari di origine socioculturale: quello che conta, in altre parole, è la famiglia da cui si proviene. Quanto più questa è istruita, tanto più sono buoni i risultati degli alunni.

È un gap che non si colma più?

Lo dicono gli studi internazionali: dappertutto, in tutti gli ordini di scuola, piaccia o meno, l’origine socioculturale continua a contare moltissimo nei risultati scolastici; però ci sono Paesi in cui queste distanze sono contenute e vengono accorciate, nella nostra media invece esplodono in modo sensibile.

Le cause?

Sono di natura strutturale. Innanzitutto un passaggio troppo brusco elementari-medie: si passa da una scuola empatica, dove il lavoro coinvolge realmente tutti, e dove chi insegna usa talvolta metodologie didattiche innovative e personalizzate, a una scuola fatta sullo stesso modello delle superiori: il docente entra in classe, fa la sua lezione, esce. Stop. E la scuola finisce lì


Ma attenzione, sotto dice addirittura:

Non mi addentro nel problema della lezione frontale: molti docenti sono bravissimi in questo, il punto però è che nella scuola media di oggi gli insegnanti non sanno fare altro. Magari sanno che esistono altre metodologie, talvolta anche più efficaci, ma non le sanno usare perché nessuno li ha mai messi in condizione di farlo.

Castagna: questa del professore che entra spiega e esce non la voglio neanche commentare.
Se penso a cosa ho fatto in questi dieci anni per motivare delle classi a lavorare con impegno e per coinvolgere i meno collaborativi, signor Gioannini, le dò una testata. Peraltro non si può pensare che dalle medie escano senza essere in grado di reggere ANCHE un'ora di lezione frontale, altrimenti alle superiori poi come fanno?
Sul classismo non lo so. A me pare che si lavori per dare a tutti delle buone opportunità. Ma non potrei dire cosa succede in tutte le scuole italiane. Invece sul fatto di fare lezione gelidamente frontale, senza empatia, sono sicura che non parlo solo della mia scuola e dei miei colleghi.


Fondazione Agnelli: I nuovi docenti devono essere assunti con modalità che li rendono dei professionisti di questo livello scolastico: non solo devono conoscere la loro materia, ma avere anche la «cassetta degli attrezzi» pedagogica e didattica per insegnare a persone di 11-13 anni, un’età che non assomiglia a nessun’altra. Dobbiamo evitare di avere docenti parcheggiati nelle medie in attesa di finire al liceo.

Castagna: Pensando ad alcuni colleghi che usano le medie come un trampolino di lancio per fare carriera, in effetti, rabbrividisco.
Può darsi che questa sia una buona idea, ma bisogna vedere come viene declinata nella pratica. Io sono una docente da liceo che ha scelto di restare nella media, proprio perchè si è posta di fronte la scelta tra soddisfazione personale e utilità sociale. Quelli come me SERVONO alle medie, proprio perchè pensano da insegnanti di liceo e capiscono che in tre anni devono mettere i ragazzi, che liceali non sono e forse non saranno mai, in grado di poter anche scegliere di andarci, al liceo, e di sopravviverci. Ma se intendiamo preparare un docente per la fascia 11-13 anni nel senso di far fare anche a quelli del mio ordine di scuola i giochini motivazionali invece delle materie, io resterò con la vecchia guardia, diventerò "severissima, cattiva, iena" e i miei alunni continueranno ad andare alle superiori con la preparazione tradizionale, poi mi verrete a dire chi passa l'anno, tra i miei e quelli degli altri.


Fondazione Agnelli: Il tempo scuola?

Occorre dilatarlo. È il contrario di quello che si è fatto finora: noi crediamo molto nella scuola del pomeriggio, il che non vuol dire essere sempre a lezione, ma fare lezione, approfondimenti, recupero, musica, teatro, sport, eccetera.


Castagna: Su questo sono d'accordo. Anche perchè fuori gli stimoli spesso sono pochi, ripetitivi e non di rado anche negativi. Meglio un corso collaterale alla scuola, che sia di musica, di teatro, di cucina o sportivo, non importa. Comunque sarà più socializzante e più motivante che stare in piazza a ciondolare o da soli davanti al computer.
Qui anzi ne approfitto per contestare quel che dice labiondaprof di concerto con Gioannini, di cui a sua volta commenta l'articolo:


Le materie sono troppe: undici. L’origine del “peccato” sta nella nascita della scuola media unica, che ha unificato la scuola “media” che preparava alle superiori e la scuola di “avviamento” al lavoro. Quindi si sono accorpate le materie umanistiche scientifiche e linguistiche e le varie materie “pratiche” o laboratoriali: musica, ed. tecnica, disegno e storia dell’arte. In più l’ora di religione. Troppe materie. Secondo molti esperti, basterebbero le ore di italiano storia geografia matematica scienze una lingua straniera (fatta bene) e poco altro. Modestamente sono d’accordo…

Castagna: Ma no. Le materie sono tante perchè è giusto poter capire, in questa fascia d'età, per cosa un ragazzo è tagliato. Se aboliamo tecnica, arte o musica, perdiamo delle informazioni importantissime sulle reali capacità, talvolta sui talenti, dei nostri alunni... e effettivamente facciamo perdere loro l'elasticità mentale di collegare gli argomenti e le discipline, secondo un modello americano per cui se io mi specializzo in una cosa tutte le altre per me non esistono. Per differenziare gli interessi e i curricula ci sono invece le superiori.

Pronti via, dibattito aperto.

giovedì 8 dicembre 2011

Il piatto incubo

...sì, sono ciclotimica, è ufficiale.

Mi prendono queste botte abnormi di tristezza alle sei e mezza di pomeriggio, e mi durano fino alle otto, che vorrei tipo morire / piangere ascoltando roba straziante / arrotolarmi il piumone sulla testa e uggiolare. Di solito faccio solo la terza.

Comunque l'altro giorno avevo del tempo da perdere causa un mio chiamarmi fuori temporaneo (di meno di mezza giornata) dal festival del cinema (benedetto sia mio marito e benedette le sue idee di gestire una cinquantina di invitati e un evento di quattro giorni da solo: se lo sai fare da solo... FATTELO DA SOLO! Me ne vado a casa io capito? Che ho male ai piedi! Ecco!!! L'ho detto!!!)

E mentre mi mettevo su una cena tristissima mi sono soffermata sul pensiero dei pasti tipici. Non nel senso del piatto tipico locale, ma del piatto tipico di un periodo di merda.

Così ho scritto questo, e oggi dopo aver letto il post Mammina cucina di Polly volevo assolutamente dire la mia su quanto può essere triste il rapporto di una donna con il suo piano cottura, quindi lo pubblico.

Mai stata una grandissima cuoca, ma dignitosa, a tratti, sì. Solo che non è come andare in bicicletta: io, se smetto di impegnarmi in cucina per qualche mese, disimparo tutto. Comunque per un po' mi sono data da fare e producevo cose almeno commestibili, cercando di non annoiare nè me nè altri. Poi ho inanellato una serie di periodi no, ma proprio no no no no, ad ognuno dei quali si collega nella mia memoria gustativo-olfattiva un sapore.

Spiego. Qua e là affiorano ricordi felici associati ad un pasto (rari, dato il mio rapporto malato col cibo) ma sono degli una tantum: per esempio, la volta che ho scoperto il carciofo crudo in pinzimonio, cioè la volta che l'Uomo, poche settimane dopo l'inizio della nostra storia, ha scoperto che io ero un'ignorante pazzesca in fatto di gusto culinario e ha iniziato a darmi lezioni sui veri piaceri della tavola. (E di vari altri mobili della casa.)

Ai momenti creativi, attivi e gioiosi, sparsi nella mia esistenza, non si associa nessun piatto ripetuto più volte nello stesso periodo: probabilmente perchè, soddisfatta e felice, non ripetevo granchè, anzi variavo, inventavo, degustavo.

Invece, in tutti i momenti della mia vita che sono stati contrassegnati da pressione psicologica o da tristezza, posso dire esattamente qual era il piatto incubo, il piatto fisso che si ripeteva perchè il cervello non era in grado di elaborare altro.

Per esempio, nel periodo degli studi, quando stavo ancora dai miei, il piatto tipico dell'esame di terza media erano le fragole con il gelato al limone. Sotto maturità, il caffè con dentro una cucchiaiata di gelato alla crema. E ovviamente si trattava solo delle merende: a variare i pasti principali ci pensava mia madre.

Poi c'è stato il periodo blu, molto blu che era quasi nero, e ricordo solo crackers integrali e yogurt. Infatti un pomeriggio mi sono svegliata lunga distesa per terra con sconosciuti che mi prendevano le pulsazioni e sono finita ricoverata per settantadue ore. Dopodichè ho fatto l'unica dieta della mia vita che io abbia mai preso seriamente: quella per ingrassare.

Poi c'è stato l'andare a stare da sola, e per un po' tutto bene, fino al primo faticosissimo anno di lavoro e di pendolarismo: pasta con i porri e lo zafferano, la sera, tipo tre anche quattro volte la settimana, e torta di zucca o pane e formaggio, a pranzo, tipo tutti i giorni feriali.

L'anno dopo ero sola qui, coabitavo con una coinquilina ma non mangiavamo insieme, facevo la prof di sostegno, mi annoiavo a morte, aspettavo che l'Uomo si decidesse a sposarmi e mangiavo minestre Knorr. E pizza.

Poi si è andati un po' a periodi. Appena sposati, con me che pendolavo da Torino: Quattro Salti e insalate, a pranzo, però la sera facevo la mogliettina e provavo ricette e manicaretti. Zia ammalata e andirivieni da Genova: farinata e focaccia, in macchina. (L'ultima sera che ho mangiato la farinata era ai primi del giugno scorso, e la mattina dopo alle sette ho portato mio padre in pronto soccorso: per ora non ho più neanche voluto sentirne l'odore.)
Periodi di bassa vari: belga saltata in padella col formaggio.

E voi, quando avete l'elettroencefalogramma piatto per qualche periodo faticoso, di che vivete?

mercoledì 7 dicembre 2011

Dopo il festival - 1

Ho molto da raccontare ma la verità è che sono ancora troppo stanca per connettere.

Le ripercussioni di questo evento sulle nostre vite saranno molte, non tutte positive temo.

Decido di andare per brevi flash.

Il primo breve flash.

Io.
Ho.
Baciato.
Sulla.
Guancia.
GIUSEPPE.
BATTISTON.

lunedì 5 dicembre 2011

auleintempesta featuring un altro esempio di come siamo ridotti

http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2011/11/30/SCUOLA-Perche-da-un-docente-malvestito-si-impara-meno-/2/225548/

A parte l'orrore che mi suscita l'idea che questo articolo stesse in una pagina intitolata "educazione".

A parte che 'sta settimana, tra i deliri di padre Amorth, il privo di vergogna del post precedente, e quest'altro, mi sembra di essere finita in un incubo.

Comunque ci tengo a riportare qui quanto già detto sul blog di Ellegio:

E’ da discorsi sconclusionati e incredibilmente cretini come questo articolo che si vede la differenza tra un ignorante e un professionista.
Io sono una professionista, giro in jeans, maglia e scarpe da ginnastica, faccio un favore ai miei alunni maschi di terza se mostro poca gamba e zero seno, e se a giugno con trentaquattro gradi ho l’ascella pezzata è perchè sto lavorando sodo da ore, e posso andarne fiera, anche se ovviamente desidero tanto andare a casa a farmi un’altra doccia oppure trovare tre minuti per ficcarmi in un bagno e darmi una deodorata.
Questo signore è un coglione fatto e rifinito e le sue argomentazioni, magari profumate di costosa colonia, sono quelle di una mezza sega influenzata dai premier in maglia senza colletto o peggio a torso nudo, alla Berlusconi e alla Putin, per i quali conta solo quello che così bene riassunse un altro coglione una volta da Santoro, insultando pesantemente una docente precaria: “lei è giovane e carina, sorrida e la smetta di lamentarsi” . Mi fa pena.

auleintempesta NOT featuring quel decerebrato di "giornalista"

Qualcuno di mia conoscenza scrive sulla bacheca dell'idiota di cui sopra (al quale non intendo fare pubblicità anzi dedico una bella damnatio memoriae):
lei è un ignorante di una categoria così infima che non dovrei neanche sprecarmi a commentare. E' chiaro che il suo stupido articolo offensivo meriterebbe una querela da parte di chiunque abbia un po' di sale in zucca, non entro neanche nel merito del discorso sull'istruzione, salvo dire che sono estremamente contenta di vedere che qui sotto ci sono anche molti uomini che le danno dell'imbecille. Invece le voglio dire una cosa a nome di tutte le donne intelligenti e in gamba (che lei evidentemente non ha la fortuna di conoscere, e non mi stupisce, dato l'ambiente lavorativo in cui si muove) che come me non hanno avuto la fortuna di poter essere madri: lei è anche crudele nei confronti di chi la maternità se la deve sudare. Dovrebbe vergognarsi finchè campa di essere stato così meschino

sabato 3 dicembre 2011

Se vedete

...un ex bell'uomo aggirarsi pallido ed emaciato come il conte Vlad dopo un prolungato digiuno, con un occhio iniettato di sangue (tipico suo quando si stanca) e un telefonino all'orecchio, lo sguardo perso nel nulla, mentre parla con sette persone diverse in tre diverse stanze più quella al telefono...

...è l'Uomo in pieno festival del cinema.

Abbiamo anche finito i soldi stanziati per portare gente a cena e in giro per aperitivi, caffè e colazioni.

Io stamattina ho ribaltato in terra una caffettiera piena direttamente dal fornello.

No, ma va bene. I protagonisti del film di ieri sera erano molto contenti dell'ospitalità. I fiori per Ughetta D'Onorascenzo (rose bianche a bordo rosso, foglie verde scuro lucide e bacche rosse) erano veramente belli. La moglie di Faletti è una donna deliziosa sotto ogni possibile punto di vista.

E noi corriamo. Ancora due giornate, veramente il clou dell'evento, poi ripiomberemo nell'anonimato (spero) ma con un sacco di amici in più. Se riusciamo a far funzionare tutto, almeno.

venerdì 2 dicembre 2011

Gente di spettacolo

Okay, e allora, dopo sei mesi che in casa nostra non si parla praticamente d'altro, da ieri sera siamo entrati nella fase conclusiva, e full immersion, del primo festival del cinema totally by Uomo.

E siccome il primo pezzo del festival, quello in cui intervenivano autori di cortometraggi e documentari, è durato due mesi, stiamo vedendo e rivedendo da un po' di tempo persone che vivono a Roma, che hanno lavorato in giro per il pianeta, e di mestiere appartengono al magico mondo dello spettacolo. In questi ultimi quattro giorni, poi, giriamo col jet set, a mazzi di cinque sei otto attori e registi per volta, con l'aggiunta di alcuni altri tecnici del settore, come un noto critico cinematografico, operatori tv e fotografi.

Non vi dico in che condizioni ho i piedi, e siamo solo al secondo giorno di tacco assassino.

Stiamo parlando con gente molto, molto carina, a parte tutto. Gli attori, una volta che si rilassano, non sono poi così impostati. I registi, soprattutto quelli che abbiamo invitato noi, che sono giovani e rampanti, e in particolar modo quelli dei documentari, che spesso sono belle persone che lottano per portare in giro un'idea, sono gente interessantissima, acculturata, piena di fascino intellettuale e non di rado anche fisico. Hanno ovviamente tutti una personalità fortissima.

Comunque io ho rifatto i riflessi biondi, sfodero tutti i mejo gioielli di mammà, trampoleggio sui tacchi mandando dei santioni su ogni tratto di pavé, e faccio le due di notte di giorno feriale. E intanto cerco di rispolverare, dal profondo della mia vita ormai campagnola e ritiratissima tra scuoline di paese, uncinetto e templi buddhisti, le competenze sociali della donna di mondo (ma non è un problema, per una che è cresciuta in Albaro, è come il campanilismo per quelli di Carignano, o la cocaina per quelli di Castelletto, ce l'hai già nel sangue quando nasci).

Poi osservo. Osservo tantissimo. E vi rendo partecipi delle seguenti osservazioni e di alcune domande, in ordine sparso:

1 - "Grazie, ma sono reduce da un'influenza, non ho molto appetito" - "Grazie, ma sono sotto antibiotici, ho lo stomaco un po' sconvolto" - "Grazie, ma stasera voglio fare una follia e prendo solo la carne cruda con il tartufo" - "Grazie, ma ho già mangiato" - "Grazie, ma è molto tardi e non ho più fame, prenderei solo un'insalata": oh, neanche una che pronunci le parole "dieta", "stare leggera", "proteine", tra tutte queste donne di spettacolo, eppure non mangiano un cazzo, al massimo gamberi al vapore e carne cruda con un filo d'olio, spesso niente vino, praticamente mai pane, in alcuni casi solo ed esclusivamente verdura. Ne deduco che a Roma e dintorni sia estremamente kitsch definirsi a dieta o parlare della propria linea: cioè, loro non devono assolutamente confessare che mangiano solo dieci grammi di fibre una volta al giorno per non ingrassare, perchè nessuna di loro è mai stata grassa o teme di diventarlo, giammai, piuttosto preferiscono farti credere che mangiano così per capriccio o per fastidi di salute, figuriamoci. Io, per reazione, o mi vedo grassissima e mi si chiude lo stomaco, o mi scofano con entusiasmo un piatto di agnolotti e il dolce senza il minimo rimorso.

2 - Quando un uomo è pieno di sè, è pieno di sè e monopolizza a tratti la conversazione. Quando un uomo è un regista ed è pieno di sè, ti tiene in piedi fino alle tre di mattina con le chiavi della macchina in mano per raccontarti quella volta che ha mandato in culo un produttore ricchissimo, perchè lo limitava nella sua espressività artistica. Dimenticandosi che te l'ha raccontato due settimane fa, e che la settimana scorsa hai già risentito tutta la storia perchè l'ha raccontata ad altri con cui eravate entrambi seduti a cena.

3 - Questa gente vive di notte. Noi no. Stamattina sono entrata in classe sbandando.

4 - Capisco tutto, io, ma una cosa non riesco a immaginarmi. Che tu sei una ragazza, ti svegli la mattina, vai in cucina e in cucina c'è tua madre, cinquantenne, in vestaglia e spettinata. E però tua madre è Laura Morante, alias una che in vestaglia e spettinata a momenti è più bella di quando è in abito da sera con lo chignon. Come cresci? Come sopporti il fatto di avere, anche solo temporaneamente, dodici anni, le tette piccole e i brufoli?
(Questa fa il paio con un'altra domanda che mi sono sempre fatta. Tu hai sedici anni e vai a studiare da una tua amica, e quando siete lì che fate i compiti arriva il papà della tua amica ed è Harrison Ford, o Mel Gibson, o Bono, o Brad Pitt. Cosa fai?)

5 - Le donne sono bellissime. Madonna, sono BELLISSIME, anche le più banali, anche quelle che stanno dietro la macchina da presa e non davanti, anche quelle che si presentano apparentemente in stile casual. Sono naturali e fini e assolutamente impeccabili: fondotinta da cento euro che tiene per ventotto ore, sopracciglia ad ala di gabbiano, trucco così delicato che a volte devo pensare attentamente per capire se certi effetti di colore sono naturali o artificiali. E i capelli: Gesù, i capelli di queste donne.
Io torno a casa, scendo con due urli di dolore (uno per piede) dai tacchi, mi guardo allo specchio e, lo giuro, i peli in eccesso del sopracciglio che avevo strappato la sera prima sono di nuovo lì. E ho le occhiaie. Insomma, da quando lavoro per il cinecircolo ho imparato che per non sentirmi totalmente una merda devo giocare d'anticipo e esporre in modo esagerato le caviglie e la scollatura, due punti di forza che non tutte possono vantare, soprattutto il primo, per il quale non c'è chirurgia che tenga. E comunque queste donne elegantissime non hanno il seno rifatto, quindi se sono piatte sono piatte. Però hanno delle vite talmente sottili che la mia autostima si taglia le vene lo stesso.

6 - Fare la first lady però è divertente. Soprattutto perchè gli uomini di spettacolo, anche quelli pieni di sè, sono gente abituata a girare per cene, ricevimenti e occasioni ufficiali. Quindi sono educati ed eleganti, ti reggono l'ombrello, ti danno cortesemente il braccio per accompagnarti, ti tengono le porte, ti coinvolgono nella conversazione e ti regalano rose, con enorme savoir faire. E io rido sotto i baffi (che ho dolorosamente strappato la sera prima, di nuovo) e penso che stanno trattando come una regina una che tra sette ore si metterà una braga sformata e le scarpe da ginnastica e farà lezione seduta su un banco in mezzo a venti dodicenni di campagna. E questa doppia vita mi riempie di benessere. A parte la pianta dei piedi, quella mi fa male 24 ore su 24, anche a scuola.

7 - Non ho molta paura di tutte queste donne spettacolose che girano con mio marito, credevo peggio. In realtà lui ha talmente tanto da fare che non credo veda un quinto di tutto quel che noto io. In compenso a me stanno succedendo fatti incresciosi, tipo scendere nel foyer del cinema e, invece di abbracciare l'Uomo che non vedo da sedici ore, ritrovarmi a bruciapelo a stringere la mano di un trentaduenne ficherrimo dallo sguardo magnetico che si presenta col solo nome, così io non riesco a ricordarmi se è un attore o un regista e di che film, e mentre cerco di connettere e sono concentrata sul nome non mi rendo conto che lo sto letteralmente mangiando vivo con gli occhi, a bocca aperta. Dopodichè mi ripiglio e, acquisendo consapevolezza della figura di merda che ho appena fatto, divento scarlatta e perdo la favella.



(il trentaduenne ficherrimo di ieri sera)

giovedì 1 dicembre 2011

Povera me

Non so veramente più cosa farne di 'sti qua, ormai straparlo.

Ieri in II C:
- Dai, su, non facciamo discorsi sessisti. E guardate che sessista non vuol dire "bravo a fare sesso", ma persona che discrimina gli altri in base al genere. No, specifico, perchè poi voi usate le parole senza sapere cosa vogliono dire: ieri pomeriggio al recupero mi avete detto che "forestiero" vuol dire "boscaiolo".

mercoledì 30 novembre 2011

Lavori del cuore

(per questo post si ringraziano: Fabio Salmoirago - di cui ora mi leggerò i nuovi blog - per gli aggiustamenti delle foto, la Frenci perchè il pomeriggio passato a truccarla e acconciarla con Donna Popcorn è un ricordo tra i più belli della nostra amicizia, e Noisette per la telefonata in cui si è chiarito che no, non stava scherzando)

Da piccola, dicevo spesso che mi sarebbe piaciuto da matti lavorare in una cartoleria (per il profumo di matite, i colori e la sensazione della carta sotto le dita) o in una torrefazione (per i cioccolatini, l'aroma di caffè e i pacchetti da confezionare).

Attualmente, assodato che io faccio il mestiere più bello del mondo, se un giorno per qualsiasi motivo dovessi cambiare e potessi scegliere, avrei altri due mestieri che mi riempirebbero di benessere.

Uno, come dicevo a Noisette ultimamente, mi entusiasmerebbe, ed è fare la wedding planner. Sostanzialmente perchè io ai matrimoni, alle cerimonie, etc ci vado abbastanza malvolentieri, ma in realtà quando poi ci sono osservo tutti e tutto nei minimi dettagli e potrei farvi la recensione precisa di ogni pregio, difetto, tocco di classe o sbaffo di kitsch che ho visto da quando ho l'età di ragione. Poi ho seguito da vicino i matrimoni di abbastanza amiche per sapere di che cosa hanno bisogno la sposa, lo sposo, i parenti e gli ospiti per stare a loro agio.
Il mio matrimonio naturalmente mi ha visto un po' sopraffatta, ma non è stato poi male, alla fine. In compenso, di lì a poco ho visto il dietro le quinte del matrimonio della Frenci. E voi dovete capire che io e la Frenci, ambedue, eravamo convinte che mai, MAI, ci saremmo convinte a sposare chicchessia: io sono mia, era il messaggio che si leggeva chiaramente in sovraimpressione a tutti i nostri grandi discorsi. Poi va beh, da una parte il messaggio in bottiglia sullo zerbino, dall'altra mille appostamenti nei recessi della facoltà di Lettere e altrettanti passaggi in macchina con la musica di Lezioni di Piano, insomma ci hanno fregate, tutte e due. Solo che lei, quando è toccato a lei, aveva chiari due o tre punti fondamentali e basta, e invece io ho cominciato:
"Umm sì bene però... e al trucco hai pensato? Alle partecipazioni? Alle bomboniere? E i parenti di una certa età dove li metti? Viene gente con bambini piccoli? Ma addobbi le panche della chiesa o solo l'altare? E il bouquet? E il fiore all'occhiello di A.?"
E così nel corso di una passeggiata sull'Aurelia abbiamo messo a punto tanti particolari, poi a me è stata affidata la sezione make up, con tanto di prove tecniche, documentate da bellissime foto di Donna Popcorn in cui io sembro professionalissima e la Frenci, che bisogna dirlo quando s'è sposata era al massimo della forma, sembra un'attrice francese di quelle fini, semplici e intense alla Juliette Binoche (ma lei sembra sempre fine, semplice e intensa alla Juliette Binoche, con quegli zigomi, e quando è stanca al massimo somiglia a Margherita Buy: alzino la mano quelle che non vorrebbero somigliare a Margherita Buy, anche stanca).
Quanto mi sono divertita!!!

Ma se vogliamo essere sinceri fare la wedding planner è solo un'estensione di un lavoro che veramente sarebbe una passione mai sazia, per me: fare la fiorista.

Passione che è cominciata quando ero piccola e mia madre, grande appassionata di piante, faceva code interminabili al negozio (caro come il sangue) del vivaista vicino casa per comprare piante o ordinare mazzi di fiori. Io mi annoiavo e gironzolavo lungo una serra che mi ricordo umida, spesso anche un po' buia e un po' incasinata. E aspiravo con tutte le mie forze l'odore della terra bagnata che mi faceva un po' schifo e un po' piacere. A tutt'oggi entro nei vivai come se varcassi la soglia di una chiesa, e starci dieci minuti mi rigenera.

Ma il vero amore è esploso, come capita per molti mestieri, perchè ho incontrato un'artista geniale che mi ha aperto gli orizzonti della creatività, e cioè la signora bionda ed elegante che si è occupata dei fiori per il mio matrimonio. Io mi sposavo a ottobre e volevo che le decorazioni fossero qualcosa di luminoso ma che non facesse a pugni con la stagione (che io adoro, mica mi chiamo Castagna per caso).
Quella creatura celeste ha capito in dieci secondi il genere di persona che sono e in pochi minuti ha detto le parole magiche: bacche, foglie, frutti.

Questo è il bouquet a tirso con cui mi sono presentata:



e questo stava all'occhiello di mio papà quando mi ha accompagnata:



Ma non solo. La donna geniale aveva pensato di mettere frutti di stagione dappertutto e così avevamo bacche anche nella composizione sul lunotto posteriore dell'auto e mele Fuji nei centrotavola.

Lì mi si è aperto un universo. Adesso, quando vado a farmi fare un mazzo di fiori per un'attrice o una regista, o devo scegliere una pianta o una composizione da regalare, mi prendo tempo come se andassi a farmi fare un abito su misura o dovessi scegliere la parure della mia vita da Tiffany. E me la godo molto di più.

E con questo punto di rosa pallido il verde deve essere scuro ma non lucido, e qui ci vedo bene una calla, e volevo un mazzo molto yin e uno decisamente più yang, e senta ma mettiamoci magari anche un po' di quelle foglie sottili che ricadono giù come fossero ciglia, sa, ai lati, e per questa persona ci vuole un messaggio forte, ce l'ha un girasole?, vorrei due spighe - un mazzolino di bacche e una foglia gialla - un ramo di ciliegio nudo dietro a una nuvola di fiorellini bianchi e rosa, ma disposti in diagonale...

Ora, di solito faccio cose che hanno discreto successo. Ma soprattutto, potrebbe sembrare che un negoziante si senta anche un po' sfracellare i coglioni da una che arriva già tutta con la sua idea e poi ci ragiona ancora mezz'ora a voce alta.

Dovete però immaginarvi la vita di una fiorista dall'animo gentile, che vede entrare ogni giorno gente tipo l'uomo medio:
"Ah uhm volevo... un mazzo di fiori."
"A chi deve regalarlo?"
"A una donna."
"Eh. Sì. Ha delle preferenze?"
"Euhm... boh... rose?"
E lì già io gli rovescerei il bancone in testa. Come, rose? Che rose? ma chi è costei, tua madre che fa gli anni, tua figlia che si laurea, tua moglie, la tua collega ricoverata, è una che ti scopi, che vorresti scoparti, che deve perdonarti qualcosa (oltre al fatto di essere ignorante in fatto di fiori, e di donne, evidentemente), che ha avuto un figlio, che è morta??? Guarda che fa differenza!!!

Poi invece arrivano persone come me o mia madre. E entrano dicendo: "Devo fare un mazzo per una donna di una trentina d'anni, molto bruna, un tipo con molta energia, volevo un giallo acceso, un arancio pallido e forse un punto di rosso qua e là, ma deve essere una composizione che sia comoda da portare in treno, elegante da reggere in mano facendo una foto sul palco, e assolutamente non banale". Oppure, come stasera: "Questa ragazza... beh, guardi, è la figlia di Laura Morante, ha presente? Ecco, però guardi che è piuttosto diversa come colori da sua madre, non è così scura." E la fiorista, entusiasta: "Ho capito!"

E insomma, quando arrivo io, le due o tre fioriste da cui mi servo mi accolgono con il sorriso, perchè le volte precedenti si sono esaltate a cercare di soddisfare le mie aspettative, e tutte rincuorate nel sentire che chiamo i fiori con il nome giusto e nel vedere come mi entusiasmo quando scopro un abbinamento audace e innovativo. Finalmente si sentono apprezzate come artiste, e vedono gioia pura negli occhi di un pubblico competente. Alla fine, mi fanno anche lo sconto e io vado via con un'espressione così trionfante, col mio mazzo magnifico tra le braccia, che spesso qualche uomo mi fa i complimenti per strada.

Credo che se fossi io la fiorista e dovessi, poniamo, preparare gli addobbi per una chiesa dove si devono sposare due tizi, sarebbe peggio che avere a che fare con un regista di quelli tosti: di certo vorrei vedere la location con tutte le luci delle varie ore del giorno e conoscere gli sposi e le loro famiglie fino al quarto grado. Ma come sarei felice.

martedì 29 novembre 2011

Piccoli uomini crescono

Stai dritto non ti girare non ti distrarre sei distratto stai zitto stai attento non fare versi sei deconcentrato muoviti prendi il quaderno stai seduto composto dammi il diario lavora non ti distrarre vai fuori piantala stai zitto non ti girare stai attento vieni con me dal vicepreside smettila non alzare gli occhi al cielo non fare quella faccia piantala stai dritto stai attento stai seduto bene lavora

Ovvero: Atreiu adesso è in primo banco. Davanti alla cattedra. Incastrato tra la mole di Little John e il banco ordinatissimo di Biondo in Gamba, ed esposto a una dose massiccia di Quando La Castagna Decide Che E' Ora Di Far Rigare Diritto Qualcuno.

Come trasformare un bambino sconclusionato in un adolescente con lo scazzo, in meno di sette giorni.

***

"Bene, per Pippi Calzelunghe, allora, si occuperà di copiare tutti i compiti e gli avvisi della settimana bene su un foglio... Huck Finn, che scrive bene chiaro, e però, per sicurezza, ci si mette anche Winnie Pooh, così controllate di non perdere pezzi."
Hanno lavorato un'ora concentratissimi, in squadra, e alla fine sul foglio c'era persino scritto di ricordarsi la firma del sabato, che tra l'altro, essendo finora Pippi stata in ospedale e a casa, è di gran lunga superflua.
Huck Finn adesso non rugna più quando lo riprendo perchè si gira. Io cerco di non dargli mai note perchè a casa si stanno separando e, la sola volta che ho usato la biro rossa sul suo diario, ha pianto in silenzio per mezz'ora d'orologio, senza farsi vedere dagli altri, ma con un'espressione così devastata che ho capito che non è il momento per lui di portare comunicazioni negative da scuola. Lui ha capito che ho capito e, quindi, il diario arriva ancora fino alla mia cattedra, perchè lui è Huck Finn, ma poi riesce a contenersi per il resto dell'ora e io mi dimentico casualmente di scrivere. Quando passo davanti al suo banco, arrivando, abbasso gli occhi sul suo muso pieno di lentiggini bionde e mi spara dei sorrisi sbruffoni che sono meglio della vitamina B, per cominciare la giornata.

***

Passando vicino al banco di Dylan McKay, quasi alla fine della terza di tre ore consecutive con la prima, a mezza voce:
"Oggi hai lavorato bene, bravo."
Pensavo si voltasse con l'occhio luminoso e si mettesse a parlarmi, invece mi ha dato ancora più soddisfazione. Altrettanto a mezza voce, con un tono serio stranamente da grande e senza alzare gli occhi dal foglio nè smettere di scrivere, ha detto asciutto: "Grazie."
Che sensazione bellissima.

Ringraziamenti

Vorrei dire un grazie

Perchè corro sempre e passo da casa correndo e non ho mai tempo di cucinare e faccio cento cose e sono molto tesa per le mie questioni personali, lavorative e di gestione di casini economici, familiari e organizzativi vari, e però

ogni giorno quando arrivo mi fate la faccia felice

e mi riempite di bacini

e poi quando riusciamo ci raggomitoliamo insieme sul piumone e mi guardate sprofondare dieci minuti nel sonno

e se appena mi muovo e apro un occhio venite più vicini, e uno mi dà le zuccate sulle guance facendo ronron con gli stessi decibel di un caterpillar acceso col motore ingolfato, e l'altra mi si sdraia vicino e mi mette la zampina in mano e dice, testualmente, "vvrrr-ì", che è il suo suono per dire che mi vuole bene.

Ultimamente me lo dice più spesso del solito. E a volte mi giro e la trovo che mi guarda con l'aria come dire: vediamo come va, se sta bene, povera, è così stanca.

Quelli che dicono che i gatti si fanno i fatti loro e se ne fregano dei padroni non capiscono un cazzo.


Lettera al marito

Amore mio,

Vorrei che fosse chiaro che a) ti amo b) ti stimo c) mi sono rotta in modo fragoroso i coglioni di questa storia del festival del cinema.

Perchè, amore, va bene l'hobby che era il sogno della tua vita e va bene che sei realizzato e felice e va bene che tutti ti fanno i complimenti per i risultati.

Ma, amore, te ieri sei rimasto a piedi con l'auto, perchè ti sei svanito di fare benzina.

E, amore, va bene che tutto questo è cultura ed è educazione ed è sostenere il vero buon cinema italiano, i giovani autori di documentari, gli attori emergenti e un sacco di buone iniziative e produzioni indipendenti.

Ma, amore, oggi c'han staccato la luce in ufficio, perchè te ti sei svanito di pagare la bolletta.

E, amore, va bene che io passerò tre giorni a chiacchierare con gente deliziosa come i Due Adorabili (registi bresciani molto giovani coi quali è stato reciproco amore a prima vista), e domenica sera cenerò seduta vicino a Giuseppe Battiston, e abbiamo il numero di cellulare di Elio Germano. O meglio, ce l'hai tu, perchè se lo dessi a me io passerei le notti a far squillare il cellulare a Elio Germano solo per sentire la di Lui divina Voce quando Egli proferisce la parola "Pronto". Il Verbo, non so se mi spiego.

Ma, amore, io ti devo sorvegliare perchè te sei così preso che ti dimentichi di bere.

Il successo è una droga, sappiatelo. E, comunque, Elio Germano non viene, e neanche Alessandro Gassman, quindi esattamente PERCHE' io dovrei sopportare tutto ciò???

lunedì 28 novembre 2011

Non che stessimo parlando di questo

...nel post su Scattone: non si metteva certo in discussione la questione della pena, della lunghezza della pena nè della sua funzione punitiva /riabilitativa etc, nè si intendeva dire che uno come lui dovrebbe penzolare da una forca (dicevo solo che se mi avessero detto che aveva scontato i suoi anni e faceva l'impiegato avrei di gran lunga preferito).

Comunque, se volete sapere come la penso sulla pena di morte, non dovete vedere "Il miglio verde" e nemmeno "Dead Man Walking" (entrambi da me apprezzati tantissimo, e sono anche andata a sentire Sister Helen, quella vera, anni fa, con Donna Popcorn e Silvietta).

Dovete fare un passo più in là e vedere "The Life of David Gale". Che tra l'altro contiene una delle prove attoriali più splendide di Kevin Spacey, Laura Linney e Kate Winslet, cioè di tre dei miei attori preferiti di tutti i tempi. (Non che Susan Sarandon e Sean Penn, nevvero, non siano delle creature mitologiche, secondo me. E neanche Tom Hanks.)

Però occhio, perchè a me il film e tutte le sue implicazioni hanno devastato per settimane. Non è una robina leggera, non solo per quel che dice sulla pena di morte, ma per quel che dice sulle persone che credono in qualcosa.

Io l'ho adorato. Sono quei film per i quali vorrei TANTO aver finito di abilitarmi anche per storia e filosofia e insegnare in un triennio superiore, perchè alle medie ovviamente non si possono far vedere. Sappiatemi dire.

Un sogno

In questo sogno io ero in alto, in alto, tutta vestita di rosa, ed erano le otto del mattino.

E a parte Atreiu, che faceva strani versi in primo banco, tutti stavano buoni e ripassavano letteratura mentre io giravo tra i banchi per controllare le firme settimanali sui diari.

Poi interrogavo sull'Iliade e Bambola sapeva tutto, ma anche gli altri non erano male. Lapidavamo Bambola a botte di domandine carogna da posto, con grandissimo gusto dei suoi compagni, e lei reggeva benissimo. Alla fine le stringevo la mano e le davo dieci, coi complimenti dell'insegnante sul diario. Applauso della classe.

Non erano nemmeno le nove e già mi pareva che la settimana fosse partita benissimo.

Poi nel sogno sedevo su uno scivolo e, dalla vetta di quella ridente montagna bianca e verde, col cielo azzurrissimo, scendevo, scendevo, scendevo. E parlavo con la madre di Briciola di Titanio e quella di Principessina Russa e quella di Orsetto Marrone e quella di Vomitino e cercavo di essere ferma ma incoraggiante, critica ma non giudicante, e di dire le cose senza fronzoli ma col sorriso, e il panorama intorno era collinare, più giallastro, meno salubre, più normale.

Poi lo scivolo, che era un toboga di quelli a curve, faceva altre anse e io giù giù continuavo a scendere e ormai intorno a me c'era un paesaggio cittadino in cui l'Inflessibile vaticinava tagli di cattedre e accorpamenti di plesso e ore da completare su altre scuole, e io mi rendevo conto che aveva ragione.

E poi era mezzogiorno e tre quarti e io scendevo e incontravo la preside che mi diceva "Brutte notizie" e mi portava in presidenza per dirmi che Piccolo Gangster, che i servizi sociali avevano spostato ad Asti, per cui in I A non ci aveva mai messo piede, facilmente verrà spostato da noi in settimana, o la prossima settimana.
E mi chiariva che questo bambino, noto per avere una famiglia UN PO' particolare, da cui il nickname poco rassicurante, praticamente negli anni delle elementari a scuola c'è andato pochissimo, e in questi primi mesi di medie anche. E già che c'era mi confermava che non avremo tre sezioni l'anno prossimo, quindi la necessità di completare le ore e, buon peso, anche l'accorpamento con un'altra media più distante.

E io pensavo alla vetta limpida e profumata di pino, mentre, cercando inutilmente di frenare, vedevo avvicinarsi la fine dello scivolo che, inutile dirlo, dava esattamente sull'uscita di un canale di scarico delle fo... PLUFF.

venerdì 25 novembre 2011

Errata corrige

Oh, beh.

Come colleghi, poteva andarmi peggio, direi

giovedì 24 novembre 2011

Io mi domando

Ci sono persone che io non capisco.
Fondamentalmente perchè sono stupide, così stupide che io non ci arrivo.

Siamo in consiglio di classe, e in I A io ho Italiano e Geografia, la Bestia Nera ha Storia.

Celhoduro porta alla collega Barbie Ipocondriaca una bevanda dalla macchinetta. Siccome la collega è ipocondriaca, e in particolare soffre d'ulcera, non avvicina le sue barbiesche labbra al bicchierino senza prima aver chiesto sospettosa: "Ma è solo ginseng, vero, non caffè e ginseng?"
E qualcuno esclama: "Abbiamo il ginseng nella macchinetta? Che lusso!"
Celhoduro fa: "Sì che ce l'abbiamo, e sapete perchè? E' venuto quello delle macchinette e ha visto che siete tutti così vecchi che ha pensato di ringalluzzirvi un po'."
Risata generale, commenti sparsi su quanto siamo anziani grigi e decadenti tra tutti, io unendomi al coro: "Eh, cadiamo a pezzi..."
Abbaiare della Bestia Nera, che fino a un attimo prima se la rideva con gli altri: "Cosa, cadiamo a pezzi??? Ma per piacere!!! Qua già tocca a noi vecchi lavorare per i giovani!!!"
Io capisco che le è partito uno dei suoi soliti emboli e, tanto per evitare che abbia l'ultima parola, sempre con tono giocoso, dico: "Beh, ora, non mi pare che siamo a questo punto..."

La Bestia Nera è fissata che lei lavora tantissimo e gli altri, soprattutto io e l'Inflessibile che siamo le giovani (l'Inflessibile ha passato i quaranta), un cazzo. Ora, nessuno nega che lei lavori, a parte il fatto che ha l'appalto eterno e indiscusso di praticamente TUTTE le funzioni obiettivo PAGATE, quindi si faccia pure il mazzo, prego. Ma da lì a dire che io e l'Inflessibile battiamo la fiacca...

Poi c'è questa tematica delle vecchie e le giovani. Lei, il Troll e la Bionda Svampita si autodefiniscono "la vecchia guardia" e una volta, presenti sia io che l'Inflessibile, se ne sono uscite asserendo che quando c'era solo la vecchia guardia si lavorava benissimo. Peccato che non risulta a nessuno che adesso si lavori male, in compenso

- la Bestia Nera mi ha fottuto le programmazioni di Latino, pur vantandosi di fare da sempre Latino tutti gli anni e a tutta la classe, mentre io e le altre (evidentemente ignoranti con alunni subnormali, paragonati ai suoi fenomeni, che tra l'altro, chissà come mai, sono noti per essere sempre, tutti gli anni, i più strafottenti e maleducati della scuola) facciamo dei corsi a gruppi solo quando abbiamo le terze;
- il Troll ha fottuto all'Inflessibile i titoli dei temi (una raccolta intera)e la Bestia Nera altri materiali senza nemmeno chiederle il permesso, semplicemente fotocopiandoseli e via;
- quelli che malauguratamente passano dalla Bionda Svampita o dal Troll a me di Storia prendono delle facciate terribili, perchè la prima insegna quattro cazzate in croce, la seconda interroga col libro sotto e fa rifare le prove andate male, mentre io apro dei mazzi cubitali (e infatti i miei exalunni alle superiori fanno bella figura soprattutto su Storia).

Mah.

Si parla, poi, dei bambini e il Gigante, al computer, prende qualche appunto: sul rendimento, principalmente.
Su uno, non saprei su quale, diciamo "mah da me ha sette", "da me sette e mezzo", da me otto", "da me va bene". E lui: "quindi cosa metto?" Io e un'altra collega: "ma, bene, più che sufficiente, sufficiente abbondante".
La Bestia Nera: "ma con me ha quattro, quindi no, metti sufficiente".
Io: "no, scusa, se qui ha sette, qui sette e mezzo, qui otto, è più che sufficiente. Ma ha quattro sempre, con te?"
Lei: "Ma no, beh, in questo compito. Dici che può essere un incidente?"
Io: "Potrebbe. Diamogli tempo fino alla prossima volta."
Lei non sembra in disaccordo, cosa scriva il Gigante io non lo so, rimaniamo così. Non mi pare una roba conflittuale, solo una precisazione, in fondo non è mica uno scrutinio.

Andiamo avanti sulle varie situazioni, sembra tutto normale. Lei interviene poco, su alcuni non dice niente.

Poi nel marasma tra la discussione su un alunno e quella su un altro la sento che dice alla preside e al vice, con il solito sorriso beffardo sulla faccia: "Io in questo consiglio di classe faccio la comparsa!"

Eh. Anche perchè se tu su questa classe hai tre ore, la collega di matematica ne ha nove e io ne ho dodici, sì, forse qui non detti legge.

E allora?
Ciò ti crea problemi?

mercoledì 23 novembre 2011

Chi può fermare i primini?

"Atreiu, è inutile che alzi la mano adesso, ora spiego grammatica, stai morendo di appendicite?"
Scuote il viso lentigginoso, appuntito, praticamente coperto dalle onde di capelli castani lunghi e folti.
"No? Allora chiedimi quel che vuoi, ma dopo, quando ho finito di spiegare."
Guarda la mano come se fosse di qualcun altro, con distacco.
Poi bofonchia: "Va beh, io la lascio su, altrimenti poi mi dimentico."

L'altro giorno becco questo bigliettino che viaggia da Huck a Dylan passando per Malinconelfo, Little John e Topoloso. Compito di punizione. Malinconelfo e Topoloso scoppiano in lacrime, oltraggiati.
"Ma noi cosa c'entriamo?"
"Ma c'entrate eccome!!! Quella lì" e faccio segno indicando il percorso che ha fatto il bigliettino, da Huck seduto davanti a sinistra, per i tre della fila centrale, fino a Dylan seduto in fondo a destra, "è... è... praticamente l'Autostrada del Male!!!"
Si offendono. Comunque la mattina dopo, ore otto, sulla cattedra ho i fogli con scritto cinquecento volte che non si passano i bigliettini durante la lezione.
Oggi sposto un po' di gente, per portare davanti alcuni che hanno bisogno di essere seguiti e in previsione del fatto che Pippi Calzelunghe tornerà ingessata dopo un intervento a un tendine e avrà stampella e gesso per 45 giorni.
Prendine uno qua, spostane un'altra là, no questo è alto non va bene davanti, questa si gira, questo parla, là l'Elfo si dondola, qui il Bimbo Transfert si distrae, a destra no, a sinistra guai, a babordo non va bene, a tribordo no, a prua, a poppa, di fianco, di lato, obliqui, a scacchiera, a schidionata, a macchia di leopardo nemmeno, santiddio quanto è difficile far sedere nei posti giusti quattordici maschi di varia statura, e le ragazze poi che non devono andarci di mezzo se loro sono delle piccole belve, ommioddio che mal di testa: quando finalmente finisco la fatica erculea e ho pronta davanti la piantina, mi sento chiamare e mi dicono:
"Ma prof, lei non ha visto una cosa..."
Alzo lo sguardo. A destra, perfettamente allineati su una retta che fa un angolo di trentasette gradi rispetto alla cattedra, campeggiano in primo banco Little John, in secondo il Malinconelfo e in fondo Dylan McKay che sorridono tutti e tre estasiati.
"Guardi qua!!! La Diagonale della Morte!!! "

martedì 22 novembre 2011

L'asticella non scende

Fedele al mio programmino di tenere in alto l'asticella, sto prendendo la letteratura medievale con calma (un po' troppa, a dire il vero) e con tutti gli approfondimenti che farei fare a una classe di liceo. Un po' ammorbiditi: per spiegare le lingue romanze faccio esempi peregrini, tipo il testo in sardo di una canzone dei Tazenda, così ho la scusa per far sentire un po' di musica.



Poi oggi, ripristinata la lavagna multimediale, ci siamo messi a guardare i primi documenti del volgare, compresa l'iscrizione di San Clemente, fili de le pute, traite che ha sempre un certo successo, a spiegare il placito di Capua e a risolvere l'Indovinello veronese. Con un certo coinvolgimento, bisogna dire. Non è roba per tutti, lo so. In parte è anche tempo perso. Ma devo scuoterli.



Devo raccontarvi le altre cose che ho tentato, a questo proposito. Ma prima godetevi questa: http://www.youtube.com/watch?v=4KACdSV-NN4&feature=related
(a 0:45 c'è una spiaggetta identica a una dove io e l'Uomo, una volta favolosa dieci anni fa, abbiamo fatto il bagno nudi, mannaggia alle famigliole che alle otto e mezza di mattina gironzolano per la costa sarda con tanto di bambini...)

Il mazzo

Dylan McKay ha preso NOVE E MEZZO di una prova, peraltro facile, di comprensione del testo.

Ieri sua madre, che è rappresentante dei genitori, stava scappando via perchè io mi intrattenevo dopo il consiglio di classe con la mamma di Bimbo Transfert, e io l'ho rincorsa per dirle che, da quando ha parlato con noi prof di note e richiami vari e lo ha messo in punizione fino alla santa Pasqua duemilaquindici, il ragazzino è tanto migliorato. Per esempio non interrompe più. (L'unica cosa, quando io entro in classe, lui parte e mi arriva alla cattedra, io lo guardo tipo "cosa ci fa qui questo grosso insetto?" perchè gli ho già detto centoundicimila volte di alzare la mano e restare nel banco, e lui si rende conto che l'ha fatto di nuovo, fa una faccia buffissima come quella del mio cane quando sa di aver prodotto un disastro e si sente in colpa, dopodichè in perfetto silenzio trotterella verso il banco, si siede, alza una mano e si mangia fino all'osso le unghie dell'altra.) Poi lavora, è più autonomo, ha imparato a non protestare se viene richiamato.

La madre, che è un tipo piuttosto sostenuto, annuisce con aria serissima, deglutendo chiodi, sembra che si aspetti che ci sia un "certo però che..." in fondo al discorso; poi, quando si rende conto che volevo solo complimentarmi, si scioglie all'improvviso in un sorriso stupendo e mi fa: "Grazie per avermelo detto... se lei sapesse i mazzi che mi sto facendo..."

Immagino, signora. Infatti mi ricordo di rincorrerla e dirle che sta funzionando, perchè ai genitori che si fanno il mazzo bisogna sempre dire bravi, in questo mondo abbastanza schifoso glielo dicono proprio in pochi, e non è giusto.