Antiche strade
Risalgo velocemente la strada, camminando su pietre antiche che hanno visto passare mercanti e contrabbandieri, fuggiaschi ed eserciti. Un tempo qui terminava l'antica Riviera di San Giulio, un feudo che per oltre cinquecento anni fu praticamente indipendente, e iniziava il Ducato di Milano. Oltre il confine s'ergeva la forza delle armi viscontee, sforzesche, spagnole e infine austriache.
Da questa parte la fragile difesa delle leggi e di un diritto consuetudinario che non era disposto a venire a patti con l'arbitrio.
Lo imparò a sue spese un signorotto che aveva la sua base nel Vergante e passò alla storia come "il Viscontino". Una mattina partì baldanzoso da Massino alla testa di un centinaio di masnadieri per saccheggiare Ameno e Armeno e catturare dei prigionieri che a caro prezzo avrebbero poi dovuto riscattare la propria libertà .
La pazienza delle genti della Riviera era però finita. Fin dal mattino, quando gli invasori erano stati avvistati, da ogni campanile e da ogni torre le campane avevano preso a suonare a stormo. Dai pascoli del Mottarone al castello di Gozzano, dalla ricca sponda orientale agli aspri monti di quella occidentale ogni uomo valido, e anche molte donne, brandivano picche, moschetti, lance, scuri falci, roncole, forche e ogni tipo di arma o strumento adatto a combattere.
Se li trovò davanti nella valle ai piedi del Motto Duno. Erano contadini, artigiani, pescatori, boscaioli e pastori, ma c'era persino qualche notaio e dottore. Li guardò e rise il Viscontino che maneggiava le armi fin da bambino e aveva imparato a cavalcare prima ancora di camminare. Ordinò sprezzante ai suoi uomini di spazzare via quella marmaglia e lui stesso guidò la carica.
Ma le genti di Riviera non si diedero alla fuga, stringendosi compatti e protendendo le picche e le lance per fermare i cavalli, mentre con ogni tipo di arma bersagliavano i nemici.
Essendo impossibile vincere il Viscontino ordinò la ritirata, ma troppo tardi si accorse di essere finito in trappola. La milizia della Riviera era sbucata dai boschi e scesa dai monti, chiudendo ogni via di fuga. Una collera sorda animava i rivieraschi. Non avevano scordato le violenze, le ruberie, gli stupri e gli omicidi degli anni precedenti. Non si sarebbero fatti prigionieri quel giorno.
Il Viscontino abbandonò i suoi soldati che a piedi tentavano invano di resistere a quella marea montante e si lanciò a cavallo in un punto dello schieramento avversario che aveva notato essere meno fitto. Lo sfondò brandendo la spada e fuggì verso il suo castello.
Un colpo di archibugio lo prese in pieno, sbalzandolo di sella. Un piede rimase attaccato al cavallo in fuga, che prese a trascinarlo sul terreno. Riuscì con la lama a tagliare la staffa, ma mentre tentava di alzarsi, ferito e sfinito, fece appena in tempo a vedere la furia piombare su di lui.
“Dove l’uomo più pecca, là egli muore” scrisse come epitaffio di quella vicenda il notaio Olina di Orta, che partecipò a quel "gran duello", una resa dei conti finale in cui trovarono la morte un'ottantina di masnadieri.
Non sono però le vicende del Viscontino avvenute nel secolo decimosesto a guidare i miei passi su questa strada. Mi sto recando a casa di un amico. L'unico, credo, che possa aiutarmi a svelare il mistero della ragazza del sogno che è tornata a trovarmi puntualmente ogni notte, come un incubo che non riesce a trovare pace. E del biglietto che ho trovato realmente e che riporta le sue stesse parole.
C'è solo un uomo, tra quanti conosco, che abbia avuto modo di confrontarsi con fenomeni ai confini della realtà . Un amico che in passato affrontò orrori indicibili e sopravvisse per raccontarli.
Devo incontrarlo e per farlo devo andare a Pregallo. Lì abita Ottavio Errante.
Questa è la seconda parte di una storia a puntate intitolata "La ragazza del sogno".
Terza parte
Qui puoi trovare la prima parte
