È un periodo a dir poco intenso.
Il sunto è: lavoro tanto e dormo poco. Ma le due cose non sono correlate tra loro.
Cioè: non è che dormo poco perché torno a casa a chissà che ora dall'ufficio.
Forse c'entrano i pensieri e la tensione dei mille lavori da gestire simultaneamente, quello sì, potrebbe essere.
Ma d'altronde le gioie del lavorare in proprio quali sono, se non - costretto in un angolo di 35 cm di larghezza del tuo letto dal sovraffollamento motturno - mettersi a pensare come fare il banner pubblicitario che devi presentare il giorno dopo?
Insomma, ogni tanto mi mancano le energie.
Più quelle mentali che quelle fisiche.
Il corpo, nonostante l'avanzante età , regge bene.
Saranno i caffè, chissà .
È la testa che che avrebbe bisogno di riposo.
L'agognato vuoto pneumatico della non-responsabilità .
Perché avere sulle spalle una famiglia (con moglie che lavora part-time) e un'azienda sulle spalle ti dà una responsabilità che alla lunga può logorare.
Intendiamoci,
mes amis: non mi sto lamentando.
È solo che capisco perché certe persone bevono o fumano o vanno a troie o si fanno un'amante: si cercano un loro spazio personale. Una loro bolla di sapone in cui non vogliono far entrare tutti i casini e i pensieri della quotidianità .
C'è bisogno di spazio personale, di un'ora di "fuori tutti".
Per esempio, io non vedo l'ora che vadano a letto tutti, per starmente un quarto d'ora in pace da solo. A fare che? non lo so.
Certe sere leggo un libro, certe sere guardo la tv, oppure mi metto sul terrazzo e sto lì a pensare ai fatti miei.
È che - semplicemente - c'è bisogno di "un pensiero superficiale che renda la pelle splendida", come cantano gli Afterhours.