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giovedì 1 dicembre 2011

Grand Prix 10x400 in salita a Villa Glori


Allenandomi quasi sempre da solo, per una volta che mi capita di correre con altri 4 amici, non posso assolutamente perdere l'occasione di invertarmi qualche cazzata.
I compagni di allenamento sono:
  • Marco "The Rock": solidissimo triathleta da 1h17' sulla mezza e maratona sotto le 3h
  • Gianluca "The Colonel": runner da 38' sulla 10k
  • "Cyborg" Danilo: runner da 1h25' sulla mezza
  • Roberto "Wolf": Ironman finisher, 3h sulla maratona
E poi ci sto io, che ho 42'30" sui 10km ed 1h34' sulla mezza. In pratica una pippa.

Il programma prevede dieci ripetute su una salita di 400mt a Villa Glori.
E così lancio la sfida: all'ultima ripetuta chi arriva ultimo paga il caffè.

Ogni ripetuta ha la sua piccola gerarchia: davanti "Colonel " e "Wolf", poco dietro "The Rock" ed infine arranchiamo io e Danilo.
Danilo, cagnaccio che sarebbe in grado di mordere i polpacci anche a Stefano Bladini pur di non lasciarlo andare, in realtà va molto meglio di me, ma è sofferente da qualche mese per una pubalgia...

Dopo la seconda ripetuta provo a barare dicendo che era la terza, ma non ci casca nessuno.
Alla quinta dico di stare molto bene e potrei farne addirittura altre cinque.
Alla settima "Wolf" ipotizza che io stia andando lento apposta per risparmiarmi per lo sprint finale.

Decima ripetuta. Pronti e via.
"The Colonel" schizza subito avanti e lo perdo subito.
"Wolf" e "The Rock" rimangono vicini, ma secondo me non forzano neanche più di tanto...
Danilo rimane attardato e comincia a strillare "Bastardi!"
Piano piano supero "The Rock" e vado a riprendere pure "Wolf" che aveva allungato.
"Aò, come corri quando se tratta de soldi eh!" mi strilla appena lo passo.
Secondo me vuole mantenere lo stesso passo delle altre ripetute.
Io invece in piena trance agonistica faccio la volata e finisco secondo.
Dopo di me arriva "Wolf" e poco dopo "The Rock".
Mentre sta arrivando stremato Danilo lo accolgo dicendogli "macchiato al vetro, grazie!"
"Li mortacci vostri! Avete aspettato che c'avevo la pubalgia per giocarvi il caffè!"
E c'hai ragione Danì, maquando cazzo mi ricapita di arrivare davanti a 'sti tre?

domenica 8 agosto 2010

La salita di Montecelio e l'arte di trovare un bar

Programma per oggi, Montecelio “quota” 370.

Mio suocero mio consiglia di farla dal versante “dolce” di Guidonia, evitando la rampa che inizia dalla Maremmana.

Naturalmente scelgo la seconda.

Nei primi 200 metri capisco la cazzata che ho fatto.

Ma alla fine va bene così, se avessi fatto l’altra strada mi sarei sempre chiesto come fosse questa salita.

Ogni 200 mentri mi trovo costretto a scalare un rapporto.

Alla fine arrivo addirittura a mettere davanti il 30, roba che avevo sempre considerato un’umiliante mountanbikkata da evitare.

Arrivato su in cima però, come sempre, la soddisfazione è tanta. (7,1% con picco al 17%)

Ci vuole il meritato caffè, ormai un’abitudine al termine delle salite.

Imbocco una stradina che mi porta in un parcheggio chiuso.

C’è una ragazza.

“Scusa dove lo trovo un bar?”

“Beh, in piazza”

“Grazie, ma dov’è la piazza?”

“Ah, è vero…torni indietro e poi giri a destra” fa lei indicando con la mano che gira a sinistra…

“Bene, grazie”

Torno indietro ed al bivio c’è un’altra ragazza affacciata ad una finestra.

“Scusa, un bar dov’è?”

“E io che ne so?”

Comincia a salirmi la carogna.

Finalmente trovo una piazzetta con i soliti vecchietti che si godono ogni spicchio di sole.

“Salve, dove sta un bar?”

“Qui, là, di bar qui ce n’è quanti ne vuoi!”

“Immagino, ma a me ne basta uno!”

“Allora puoi andare lì”

Finalmente trovo il bar.

Se non mi avessero visto i vecchietti che entravo, sarei scappato di corsa appena messo il piede all’interno.

Aria triste, scaffali vuoti e nessuno al banco.

Dopo una ventina di secondi si sente un rumore di tacchi.

Ed arriva lei. Bionda platinata, canottiera con seno ampiamente in vista, unghie lunghe smaltate di rosa anni 80 e viso iper truccato. Uno spettacolo.

Il caffè, però, è accettabile.

Mi auguro vivamente che Montecelio sia ed abbia più di quanto ho potuto apprezzare.

Piano piano me ne torno verso casa.

Col dubbio su quale strada fare per risalire a Tivoli, ho la brillante idea di passare per “il colle”, nota erta via d’accesso alle porte della città (5,2% media con picco al 12%).

E mestamente, rimetto il 30 davanti.



giovedì 19 novembre 2009

Un caffè a Percile

E' una tiepida giornata autnnale, neanche troppo fredda, finchè non comincia a calre il sole (ovvero 15 minuti dopo che esco). Me ne vado in bicicletta fino a Vicovaro, poi sono indeciso se fare il giro di Sambuci o andare a Percile. Visto che a Percile non ci sono mai andato, giro a sinistra e imbocco la salitella. Supero Licenza tra le foglie dei castagni che ricoprono la strada e mi appresto a fare questi altri 3 chilometri. Percile, da sotto, sembra uno di quei tanti borghi della Valle dell'Aniene, piccoli, senza niente, ma con un grande senso di calore che trasuda da ogni vicoletto. Arrivato alla solita piazzetta centrale mi accorgo che non è proprio così. C'è il solito bar aperto (uno ed uno solo) con i soliti vecchietti seduti fuori a riscaldarsi al sole (che non c'è). Poi, seduta su un muretto c'è una ragazza sulla trentina, forse straniera, immobile. Non sembra aspettare qualcuno o qualcosa. Se ne sta lì e basta. Un posto stranuccio. Entro nel bar. Piuttosto squallido e buio, senza neanche una musica in sottofondo. Appoggiato alla cassa c'è il proprietario, zitto in silenzio con la testa appoggiata alla mano. Entro e chiedo un caffè. Si avvicina al banco, mi prepara la tazzina e poi tira da sotto il banco il portazucchero. Senza zucchero. (Poco importa che le bustine sono più igieniche). Provo a scuoterlo ma escono sulo due granelli bianchi. "Ah, è finito" borbotta lui, e riempie il barattolino. Abbondo un po' con lu zucchero immaginando come sarà il caffè, ma il sapore bruciato si sente lo stesso. Esco fuori, accendo il telefono per vedere se qualcuno mi ha cercato. Ma linea non prende, a Sambuci. Comincio ad averne abbastanza di questo posto. La ragazza intanto sta sempre ferma lì. Salgo in bici, anche piuttosto velocemente, e faccio per andarmene. Alzo gli occhi e da una finestrella c'è una signora, cinquant'anni circa, che mi guarda biecamente da dietro mezza tenda. Proprio come la vecchia mamma Bates di Psycho. Inquietante. Mi butto a tutta velocità in discesa. Dopo appena mezzo chilometro, dal bosco (ma proprio dai rami fitti fitti) esce una signora. Capelli biondi appena rifatti e cappottino leopardato. Insomma sbuca dai rovi e comincia a camminare in direzione Licenza. Ovvero, davanti a lei ci sono due chilometri e mezzo di nulla. Ma che cazzo di posto è Percile? Se qualcuno lo fa vedere a David Lynch, come minimo ci si compra casa...

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