Trama: alla vigilia del 4 luglio, la salsiccia Frank e il panino Brenda aspettano solo di essere scelti dagli "Dei" umani per essere portati fuori dal supermercato, in un mondo migliore dove finalmente potranno consumare il loro amore. Purtroppo, ciò che attende il cibo fuori dal supermercato non è un destino gioioso...
E’ possibile che il senso dell’umorismo, così come i gusti, cambino ogni dieci anni? Me lo chiedo perché ai tempi di South Park – Più lungo, più grosso e tutto intero ricordo di essermi spanciata dalle risate e, magari in maniera più contenuta, è successo lo stesso anche guardando I Simpson – Il film, giusto per fare un esempio di lungometraggi dichiaratamente “per adulti”. Mettiamo un attimo da parte I Simpson, il cui umorismo col tempo si è fatto decisamente più “signorile” ed innocuo, ma il film di South Park, al netto di bestemmie e parolacce, era un trionfo di cattivo gusto, violenza e risate scatologiche, eppure quanto mi fa ridere ancora oggi (nonostante non segua la serie più o meno dai tempi del primo cambio di doppiatori)! Forse perché la creatura di Trey Parker e Matt Stone era uscita nel momento giusto, oppure perché per quanto presentasse un umorismo di grana grossa conteneva sempre qualche riferimento alla politica, allo spettacolo o al reale capace di scatenare il mio senso dell’assurdo ma sta di fatto che, come del resto succede anche con I Griffin, ancora non riesco a volere male a South Park, neppure quando tocca i più bassi livelli di becerume. Lo stesso, non riesco a voler male a “orsotto” Rogen, eppure Sausage Party, da lui co-sceneggiato assieme ad altri loschi figuri quali Evan Goldberg, Jonah Hill, Kyle Hunter ed Ariel Shaffir, è una belinata della peggior specie che mi lasciata spesso obnubilata all’interno di una coltre di perplessità oppure mi ha disgustata senza possibilità di recupero. Ho riso forse un paio di volte davanti all’epopea di Frank e Brenda, rispettivamente un wurstel e un panino da hot dog costretti ad affrontare la scomoda verità su ciò che si cela oltre le porte del supermercato che fa loro da casa. Il “great beyond” abitato dagli dei che scelgono la merce sugli scaffali è la promessa di una vita migliore e, soprattutto, della scopata tanto bramata da alimenti costretti a passare la loro breve esistenza stipati all’interno di involucri di plastica ma cosa succede quando gli dei (ovvero noi voraci esseri umani e sì, vegani, ce n’è anche per voi, mi dispiace!) si rivelano essere dei mostri “cannibali” capaci solo di dare la morte per i propri scopi egoisti? L’idea di base, effettivamente, ha un che di geniale, e il ribaltamento di punti di vista che trasforma un semplice scontro tra carrelli in un disaster movie zeppo di vittime o una cena in un horror-splatter sono i punti più alti della pellicola, assieme ovviamente ad una certa fantasia nel trasformare il supermercato in una sorta di megalopoli dove ogni genere alimentare ha il suo quartiere ben definito tutto da esplorare; non disprezzabile è anche una critica di tipo “religioso”, dove ci si fa beffe del desiderio di credere a tutti i costi in un piano divino o nelle punizioni per i propri peccati, anche quando gli dei si rivelano essere nient’altro che pie illusioni. Eppure, con tutto questo, mi sono ritrovata al massimo a sorridere con indulgenza.
Il problema di Sausage Party è che ogni tipo di satira o
critica, siano esse religiose, sociali o politiche, è subordinato all’umorismo
adolescenziale tipico dei film di Rogen o Seth MacFarlane, quello humour
demenziale tipicamente americano che si concretizza, più o meno dagli anni ’80,
in due cose soltanto: la patata e la fattanza. Certo, seguendo il trend attuale
Sausage Party raggiunge picchi di “depravazione” che forse nemmeno Fritz il
gatto, ma la mega orgia nella sequenza finale è talmente gratuita ed
esageratamente gretta da chiedersi se davvero tutto quello che c’è stato prima
non fosse altro che un mero contorno per arrivare al punto focale della pellicola,
ovvero sconvolgere lo spettatore attraverso il coito infervorato tra salsicce e panini. Che
per carità, Rogen, se ti ricorderai di aver pensato questa sequenza anche
quando verrà il momento di mostrare Jesus De Sade in Preacher potrei anche
applaudire, però solo se riuscirai a crescere mentalmente e contestualizzare la
cosa, evitando di renderla il fulcro della storia. Il problema però è che io, non
essendo un’americana puritana né un membro del MOIGE, dopo un’ora e mezza di
wurstel dritti, panine vulviformi, lavande vaginali dopate (giuro), doppi sensi
a sfondo sessuale, procaci lesbicone e personaggi cripto gay, se permetti invece
di sconvolgermi mi rompo anche un po’ i marroni. Poi posso dire che le
animazioni sono molto belle, alcune trovate divertenti, le parodie di film come Salvate il soldato Ryan o Terminator sono pregevolissime, il punto di vista “umano”
che ritrasforma gli oggetti da animati ad inanimati ha una resa molto
realistica, i flashback hanno lo stile gradevole dell’animazione bidimensionale
anni ’80, c'è un bell'omaggio a Meat Loaf, la colonna sonora è simpatica quanto basta (ecco, l’unico momento in
cui ho riso è stato quando i “fruits” che, come sapete, in inglese può indicare
non solo la frutta ma anche un modo scortese di chiamare gli omosessuali, sono
partiti all’attacco al ritmo di Wake Me Up Before You Go) e in particolare l’”inno
del supermercato” è esilarante ma, per il resto, parliamo di poca roba davvero.
Insomma, come sempre la Rogen Factory potrebbe fare molto di più ma non si
impegna abbastanza: passi un cartone, scemino e divertente quanto volete, ma se nella seconda stagione mi rovineranno
Preacher (e non miglioreranno Tulip, pensare che ci vorrebbe così poco!),
orsotto o non orsotto scasserò il buon Seth di mazzate nei denti.
Del co-regista Conrad Vernon (che presta la voce anche a vari personaggi) ho già parlato QUI. Michael Cera (Barry), James Franco (il drogato), Bill Hader (Firewater/Tequila/El Guaco), Salma Hayek (Teresa), Jonah Hill (Carl), David Krumholtz (Lavash), Danny McBride (Honey Mustard), Edward Norton (Sammy), Craig Robinson (Grits), Seth Rogen (Frank), Paul Rudd (Darren) e Kristen Wiig (Brenda) li trovate invece ai rispettivi link.Greg Tiernan è il co-regista della pellicola, inoltre presta la voce alla Patata e ai Noodles. Irlandese, ha diretto parecchi episodi della serie Il trenino Thomas. Anche animatore e doppiatore, ha 51 anni.
Al festival South By Southwest è stata proiettata una versione non ancora definitiva del film, contenente una scena che avrei molto apprezzato, magari dopo i titoli di coda; in essa, Seth Rogen, Michael Cera ed Edward Norton vengono attaccati dalle loro controparti animate mentre, seduti in un diner, discutono proprio del film. Detto questo, se Sausage Party - Vita segreta di una salsiccia vi fosse piaciuto recuperate il già citato South Park - Il film: più grosso, più lungo & tutto intero. ENJOY!




