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martedì 10 marzo 2020

Dragon Trainer - Il mondo nascosto (2019)

In occasione degli Oscar avevo recuperato anche Dragon Trainer - Il mondo nascosto (How to Train Your Dragon: The Hidden World), diretto nel 2019 dal regista Dean DeBlois.


Trama: mentre il villaggio di Berk affronta il sovrappopolamento dei draghi, Sdentato incontra una Furia bianca, dietro la quale si nasconde tuttavia la minaccia di un terribile cacciatore.


Come se avessi avuto un vago presagio di sventura, non ero andata a vedere il terzo (e, pare, ultimo) episodio della saga Dragon Trainer al cinema, nonostante i primi mi fossero piaciuti molto. Ho fatto bene, perché Il mondo nascosto è un film che si trascina stancamente come fosse un lungo filler per raggiungere il commovente, benché prevedibile, finale, durante il quale le avventure di Hiccup, Sdentato e tutta l'allegra banda vichinga trovano un degno compimento e una chiusura definitiva. "Amore si accompagna sempre al dolore, ma vale comunque la pena di viverlo" e chi lo sa meglio del padre di Hiccup, rimasto solo con un figlio a carico per tanti anni? Peccato che questo concetto meraviglioso, che conosciamo bene tutti e che è giusto insegnare anche ai più piccoli, si perda per buona parte del film in gag stantie (i due gemelli sono particolarmente insopportabili), malvagi da operetta e corteggiamenti disastrosi tra Sdentato e la nuova arrivata, una Furia bianca che non ci mette molto ad attirarsi l'odio dello spettatore per i suoi modi da figa di legno. Quanto al mondo nascosto che compare nel titolo, è un peccato che venga sfruttato così poco, una piccola, affascinante parentesi sulla quale ci sarebbe da raccontare molto e che invece viene semplicemente utilizzata come escamotage narrativo per far spostare i protagonisti da punto A a punto B e come miccia scatenante l'inevitabile conclusione del film (SPOILER Inevitabile, virgola. Capisco che Sdentato abbia desiderio di stare con la compagna e i suoi simili, ma che dopo un giorno scelga di abbandonare Hiccup senza nemmeno voltarsi indietro, tra l'altro senza portarsi dietro gli amici draghi di Berk, è perplimente. Tutto ciò che accade prima del finale avviene perché Hiccup lo va a riprendere, altrimenti il film sarebbe finito senza l'ultima mezz'ora FINE SPOILER).


La delusione causata dall'essermi aspettata un film all'altezza dei primi due capitoli della saga, che ho adorato, probabilmente mi sta spingendo ad essere un po' più dura di quanto Il mondo nascosto meriterebbe, e non vorrei che qualcuno si tenesse erroneamente lontano dalla pellicola. A livello di animazioni, infatti, Il mondo nascosto non ha nulla da invidiare ai suoi predecessori, omaggiati peraltro, per quanto riguarda alcune situazioni fondamentali, in maniera assai tenera, e il character design dei nuovi personaggi introdotti è assai carino; il villain è identico a Chris Sanders, co-regista del primo Dragon Trainer, mentre la Furia bianca è sicuramente una creatura poco simpatica, tuttavia è di un'eleganza incredibile e la sua bellezza felina compensa il fatto che questa volta Sdentato più che un gattone sembra un cagnolino scemo, con tutto quello che ne consegue. Molto bello, come ho scritto più sopra, anche il mondo nascosto, un trionfo di colori, ambienti lussureggianti e draghi di ogni genere e dimensione che, probabilmente, sarà stato un delirio da animare e forse anche questo ha influito sulla durata della sua presenza sullo schermo. Per il resto non ho molto altro di cui essere entusiasta e mi spiace davvero: la saga Dragon Trainer ha saputo emozionarmi per le sue soluzioni non convenzionali e i suoi colpi al cuore per due film, quindi speravo che nel capitolo conclusivo ci sarebbero state le stesse emozioni moltiplicate per tre. Purtroppo, rimane solo un bellissimo quarto d'ora finale e la dolorosa consapevolezza che la storia di Hiccup e Sdentato, per come l'abbiamo conosciuta, è finita. Chissà, che nel futuro non vengano raccontate altre storie di amicizia tra uomini e draghi, in maniera altrettanto poetica.


Del regista e co-sceneggiatore Dean DeBlois ho già parlato QUIJay Baruchel (Hiccup),America Ferrera (Astrid), F. Murray Abraham (Grimmel), Cate Blanchett (Valka), Gerard Butler (Stoick), Craig Ferguson (Skaracchio), Jonah Hill (Moccicoso), Christopher Mintz-Plasse (Gambedipesce), Kristen Wiig (Testabruta), Kit Harington (Eret), e David Tennant (Spitelout / Ivar the Witless) li trovate invece ai rispettivi link.


Dragon Trainer - Il mondo nascosto è l'ultimo film di una trilogia cominciata con Dragon Trainer e proseguita con Dragon Trainer 2; recuperateli tutti, perché sono davvero belli, e se vi ritroverete con un'insana passione per i draghi aggiungete la serie Dragons: I paladini di Berk. ENJOY!

venerdì 16 giugno 2017

The Lego Movie (2014)

L'avevo snobbato all'uscita cinematografica ma ora ho finalmente recuperato anche io The Lego Movie, diretto e sceneggiato nel 2014 dai registi Phil Lord e Christopher Miller.


Trama: nella città di Bricksville, un operaio edile viene designato come "prescelto" dopo avere trovato per caso il cosiddetto "pezzo forte", l'unica arma in grado di contrastare il perfido Lord Business, intenzionato ad utilizzare il Kragle per distruggere l'universo Lego...



Come ho detto all'inizio, all'epoca avevo snobbato The Lego Movie per un motivo molto ma molto semplice: carini i Lego, sì, ma non mi hanno mai entusiasmata, neppure da piccola. Sarà che i miei tendevano a non comprarmi molti giocattoli (e si vede, visto che ora mi scoppio degli stipendi in cazzate, per compensare) o magari perché, abitando in un paesino, non era neppure così facile vedere quei set "meravigliosiiii" figli degli anni '80 per i quali molti nerd hanno provato un tuffo al cuore ritrovandoli nel film, sta di fatto che da bambina preferivo giocare con altre cose e, crescendo, l'avvento dei Lego Store non ha scatenato in me il desiderio di fare follie (se però mi regalate la caserma Lego dei Ghostbusters non mi offendo, giuro). La visione di The Lego Movie è stata tuttavia molto piacevole e divertente, sebbene mi sia dispiaciuto non cogliere tutte le citazioni legate al mondo dei mattoncini; la storia di Emmet, "medioman" assoluto se mai ne è esistito uno, entusiasta di una vita programmata al confronto della quale Matrix e The Truman Show sono delle barzellette, è avvincente e nasconde molte sorprese inaspettate, oltre ad essere una bellissima parodia dei due film già citati. Perfetto sia per gli adulti che per i bambini, The Lego Movie strappa moltissime risate e fa riflettere, non solo quando sottolinea l'importanza del lavoro di squadra, dell'amicizia e dello sviluppo delle capacità individuali (mi è piaciuto molto in modo in cui gli sceneggiatori sono riusciti a comunicare il ruolo chiave di una persona magari priva di fantasia ma capace di organizzare al meglio il lavoro altrui, così da far risaltare le qualità di ognuno) ma anche, e soprattutto, durante la rivelazione dell'intelligentissimo twist finale, che mi ha strappato più di una lacrima commossa. Seguire le vicende di Emmet e compagnia, poi, è veramente spassoso, anche perché tutti i personaggi, buoni o cattivi che siano, sono ben caratterizzati e, diciamolo, The Lego Movie mette in scena il Batman migliore di sempre, secondo solo al Renato di Sensualità a Corte, al punto che ora finalmente comprendo la necessità di uno spin-off interamente dedicato a lui.


In tutto questo, The Lego Movie è soprattutto realizzato benissimo. Favoloso mix di computer graphic, stop motion e live action, ha il pregio di non avere neppure una scena che non sia riproponibile con l'ausilio di mattoncini e, soprattutto, i realizzatori hanno scelto di mantenere la rigidità di movimenti che avrebbe, ragionevolmente, un Lego semovente, senza ricorrere a camminate o corse fluide e naturali. Per chi, come me, non è ferrato in materia Lego, probabilmente avranno più valore i dettagli "reali" inseriti qui e là, come per esempio la collezione di materiali umani che fa bella mostra nell'ufficio di Lord Business, ma vedere un mare o delle fiamme realizzati interamente di mattoncini, oltre che un branco di maialini che esplodono in un tripudio di salsicce Lego scalda il cuore, lo ammetto. I Lego fan all'ultimo stadio invece apprezzeranno il fantasioso utilizzo di moltissimi set più o meno famosi, combinati in maniere spesso esilaranti ma comunque riconoscibili, e soprattutto il potere che hanno alcuni personaggi di plasmare letteralmente la realtà che li circonda, ricavando una moto da un muro o un'astronave, la benedetta astronave che non c'è verso di completare. Io, molto banalmente, ho adorato il fatto che a molteplici set siano corrisposti improbabili crossover tra personaggi di film, fumetti, universi e serie TV che mai avrebbero potuto comparire assieme in un film (stupenda la gag Silente/Gandalf) e, ovviamente, non riesco a togliermi dalla testa il brano portante della colonna sonora, E' meraviglioso... anche se la canzone di Batman è molto, ma molto meglio. D'altronde stiamo parlando del Cavaliere Oscuro versione rapper, che cavolo!


Di Will Arnett (voce originale di Batman, in italiano doppiato da Claudio Santamaria), Elizabeth Banks (Wyldstyle/Lucy), Charlie Day (Benny), Will Ferrell (Lord Business/Presidente Business/Uomo del piano di sopra), Morgan Freeman (Vitruvius), Jonah Hill (Lanterna Verde), Liam Neeson (Poliziotto buono/Poliziotto cattivo/Papà poliziotto), Chris Pratt (Emmet), Cobie Smulders (Wonder Woman), Channing Tatum (Superman) e Billy Dee William (Lando) ho già parlato ai rispettivi link.

Phil Lord (vero nome Philip A. Lord) è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Piovono polpette, 21 Jump Street e 22 Jump Street. Anche produttore, doppiatore e animatore, ha 42 anni e un film in uscita, la pellicola dedicata ad Han Solo che dovrebbe uscire l'anno prossimo.


Christopher Miller è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, inoltre doppia in originale il presentatore. Americano, ha diretto film come Piovono polpette, 21 Jump Street e 22 Jump Street. Anche produttore e animatore, ha 42 anni e un film in uscita, la pellicola dedicata ad Han Solo che dovrebbe uscire l'anno prossimo.


Tra le altre guest star presenti nel film, Anthony Daniels presta anche qui la voce allo storico C-3PO mentre Shaquille O'Neal interpreta la sua versione Lego. Non so per quale motivo, è stata abbandonata l'idea di fare doppiare Batman da Michael Keaton, Val Kilmer, George Clooney o Christian Bale; allo stesso modo, Indiana Jones e R2-D2 hanno perso il ruolo di co-protagonisti principali che era stato loro assegnato nelle prime fasi di sceneggiatura mentre a Denzel Washington è stato preferito Morgan Freeman per doppiare Vitruvius. Da The Lego Movie sono nati due spin-off, uno già uscito (The LEGO Batman Movie) e The LEGO NINJAGO Movie, che dovrebbe uscire il 22 settembre in America ma non ha ancora una data italiana, mentre The Lego Movie Sequel è previsto per il 2019; nell'attesa, se The LEGO Movie vi fosse piaciuto recuperate The LEGO Batman Movie, Ralph Spaccatutto e la saga di Toy Story. ENJOY!


mercoledì 14 dicembre 2016

Trafficanti (2016)

Sempre spinta da recensioni positive, ho recuperato un film snobbato al tempo dell'uscita italiana, ovvero Trafficanti (War Dogs), diretto e co-sceneggiato da Todd Phillips e tratto dall'articolo Arms and the Dudes, pubblicato su Rolling Stones.


Trama: David è un massaggiatore che stenta a sbarcare il lunario. Quando la compagna gli comunica di aspettare un bambino David è in piena crisi economica ma un giorno reincontra Efraim, vecchio compagno di scuola diventato un intermediario per la compravendita di armi, che gli offre di diventare suo socio...



E' sempre spiazzante quando registi e attori riconosciuti universalmente per commedie pseudo-demenziali diventano all'improvviso "seri". Voglio dire, sia Miles Teller che Jonah Hill si sono liberati già da qualche anno dal pregiudizio derivante dai loro primi film ma probabilmente la maggior parte di quelli che sono andati a vedere Trafficanti si sarebbero aspettati, vista la regia di Todd Phillips, qualcosa alla Strafumati o giù di lì. Invece, uno dei motivi che mi avevano spinta a stare lontana da Trafficanti è stata proprio la consapevolezza che mi sarei trovata davanti una storia (attenzione, non ho detto un film) alla Quei bravi ragazzi, Casino, Scarface, insomma nominate uno qualsiasi dei gangster movie che tanto ho amato e ancora amo e i quali necessitano di signori autori dietro la macchina da presa o alla sceneggiatura per funzionare e diventare cult, non certo uno come Todd Phillips. Che, per carità, visti i precedenti porta a casa anche un lavoro dignitoso, "trattenendo" la sua vena umoristica incanalandola per ravvivare la prima parte della pellicola, però il risultato è quello di un film derivativo e fuori tempo massimo. Trafficanti è infatti il compendio di ogni cliché del genere, sia per quel che riguarda la sceneggiatura che per quel che riguarda lo stile: in base alle regole codificate del gangster movie, c'è bisogno di un protagonista (anche voce narrante) che si impelaga in traffici poco puliti suo malgrado per poi accorgersi di tutti i vantaggi derivanti dalla cosa, un "mentore" già avviato alla professione che all'inizio sembra infallibile poi si rivela l'anello debole della catena, una prima parte fatta di successi ininterrotti e una seconda più tragica in cui tutta l'attività criminale va a rotoli (solitamente perché il "mentore" l'ha fatta fuori dal vaso incurante dei consigli del novellino più cauto), una conclusione a base di morti, arresti, processi, condanne e infine un eventuale spaccato sul destino dei protagonisti. Il film di Phillips, tratto da una storia vera, segue tutte queste regole ed è pertanto prevedibile dall'inizio alla fine (per chi non ha letto l'articolo di Rolling Stones rimane solo da sapere quanti anni di carcere si sono fatti Packouz e Diveroli oppure se sono riusciti ad evitarlo dandosi alla macchia) e anche la critica all'arricchimento sconsiderato fatto sfruttando una cosa orribile come la guerra è all'acqua di rose e quasi interamente confinata al titolo originale, come al solito più incisivo di quello italiano.


La natura di "omaggio" al genere, al di là della storia vera da cui parte Trafficanti, è palese ed evidente quanto il poster di Scarface che campeggia sulle pareti dell'ufficio di Diveroli (per non parlare della continua citazione del film di De Palma anche nei dialoghi, nella granata d'oro con su scritto "Il mondo è tuo", persino nell'appartamento in cui si trasferisce David a un certo punto) e diventa sempre più smaccata mano a mano che il film procede, arrivando a scomodare inquadrature Scorsesiane durante il momento del confronto nel diner e adeguando persino costumi e colonna sonora, cose che rendono Trafficanti un film ben fatto ma in qualche modo "vuoto", più di forma che di sostanza. Fortunatamente, l'alchimia tra i due protagonisti è godibile ed intrattiene lo spettatore (se dobbiamo dare retta al mio "sonnometro" il film cala terribilmente di ritmo proprio nel momento in cui David ed Efraim tentano il colpaccio in Albania, forse perché i due personaggi si trovano ad interagire solo via telefono), anche perché Teller e Hill si compensano alla perfezione: tanto è serio e posato il primo, con qualche concessione allo stile gangsta dato dall'entusiasmo per l'abbondanza di denaro, quanto è debordante ed insopportabile il secondo, con l'abbronzatura posticcia, la totale mancanza di rispetto per le donne e quella risatina fasulla che da sola basterebbe a procurargli mazzate nei denti da qui all'eternità. Deludente il cammeo di Bradley Cooper che, per quanto sia sempre incredibilmente gnocco, nei panni del gangster misterioso è credibile quanto il Fabius di Mai Dire Gol, mentre è sempre bello vedere Kevin Pollak, qui nei convincenti panni di un farabutto ebreo che si crede più grosso di quanto non sia. Riassumendo, visti i presupposti e gli inevitabili pregiudizi Trafficanti non è malaccio ma non è neppure un film imprescindibile; potrebbe piacere a chi è interessato al genere pur non essendone appassionato mentre chi, come me, porta sempre nel cuore determinati capisaldi imprescindibili lo dimenticherà probabilmente nel giro di un giorno o due.


Del regista e co-sceneggiatore Todd Phillips ho già parlato QUI. Miles Teller (David Packouz), Jonah Hill (Efraim Diveroli), Kevin Pollak (Ralph Slutzky) e Bradley Cooper (Henry Girard) li trovate invece ai rispettivi link.

Ana de Armas interpreta Iz. Cubana, ha partecipato a film come Knock Knock. Ha 28 anni e due film in uscita tra cui Blade Runer 2049.


Nel cast compare anche il vero David Packouz, ovvero il cantante che nella casa di riposo si esibisce con Don't Fear the Reaper dei Blue Oyster Cult, mentre Efraim Diveroli non ha voluto nemmeno incontrare Jonah Hill e, anzi, ha fatto causa a produttori, regista e Warner Bros. sostenendo che la sceneggiatura si sarebbe basata sulla sua autobiografia Once a Gun Runner invece che sull'articolo di Rolling Stones Arms and the Dudes. A parte questo, se Trafficanti vi fosse piaciuto recuperate The Wolf of Wall Street, American Hustle, Quei bravi ragazzi e Scarface. ENJOY!

venerdì 18 marzo 2016

Ave, Cesare! (2016)

Martedì sono andata a vedere l'ultimo film scritto e diretto da Ethan e Joel Coen, Ave, Cesare! (Hail, Caesar!) e mi rendo conto che scriverci su un post sarà un bel casino!


Trama: durante le riprese del film Ave, Cesare! l'attore protagonista viene rapito e gli ignoti malviventi chiedono anche un riscatto. Ad Eddie Mannix, responsabile degli Studios, non rimane altro da fare che sistemare la faccenda, occupandosi nel mentre di altri mille piccoli problemi legati alle capricciose star.



Ave, Cesare! è una storia ambientata in un'epoca d'oro del Cinema che, per fortuna o purtroppo, non tornerà più. In essa i Coen profondono non solo tutto il loro amore per la Settima Arte ma anche la loro abilità registica e narrativa, realizzando un divertissement ironico, surreale e anche molto interessante, soprattutto nella misura in cui buona parte dei personaggi presenti nel film (o degli eventi di cui essi sono protagonisti) è ispirata a fatti realmente accaduti nella Hollywood degli anni '50. Strutturato in parte come un noir, in parte come una sequenza di scatole cinesi in guisa di pellicole, Ave, Cesare! si concentra sul "risolutore" della Capitol Pictures, Eddie Mannix, il quale oltre a dover mettere una pezza ai comportamenti immorali degli attori letteralmente posseduti dagli Studios deve anche risolvere l'increscioso rapimento della stella della Capitol, quel Baird Withlock che pare un incrocio tra Kirk Douglas e Charlton Heston. Partendo da questo canovaccio di base, i Coen intrecciano una trama che tocca argomenti assai sentiti nell'industria cinematografica dell'epoca, come per esempio la neonata minaccia del comunismo, capace di affascinare anche quegli attori che dalla società capitalista traevano i maggiori profitti, l'apparente inconciliabilità tra cinema d'intrattenimento e religione (il confronto iniziale tra preti, rabbini, pastori e quant'altro è esilarante), il profilarsi dello spettro della televisione come alternativa popolare ai film, soprattutto la necessità di creare per le star un'immagine pubblica che fosse all'altezza dei sogni degli spettatori di tutto il mondo. I Coen si divertono a giocare soprattutto con questo ultimo aspetto, accostando spesso e volentieri sequenze di pellicole che richiamano quelle maggiormente in voga negli anni '50 ad una sorta di backstage che rivela la vera natura degli attori coinvolti, impegnati in un gioco di inganni che si protraeva anche fuori dal set grazie a giornalisti più o meno compiacenti e, ovviamente, a "risolutori" come Eddie Mannix; lo stretto rapporto tra attori e Studios ha dell'inquietante soprattutto per l'esistenza di questa entità potentissima capace di decidere letteralmente della vita e della morte di persone che hanno ancora meno diritti di un qualsiasi manovale, prigioniere di una scala gerarchica che vede produttori e registi in cima, gli attori famosi in mezzo e le comparse all'ultimo gradino della scala sociale.


Quello dei Coen è diventato col tempo un Cinema sempre più autoriale e criptico, più legato alla forma che alla sostanza, eppure anche in questo caso scavando sotto all'incredibile bellezza di una fotografia capace di richiamare i tempi gloriosi del Technicolor e di immagini dal sapore antico e quasi ingenuo, veri e propri omaggi ai generi più in voga all'epoca (il balletto di Channing Tatum è fenomenale, una delle sequenze più azzeccate del film), c'è la possibilità di capire un modo di intendere il cinema e il cosiddetto Stardom che, oggi come oggi, pare quasi alieno. E nonostante Ave, Cesare! mi sia piaciuto molto, assai più di A proposito di Davis, ci sono un paio di cose che rimprovero ai Coen. La prima, molto banalmente, è di avere sfruttato male il cast stellare che avevano a disposizione, relegando grandissimi nomi come Jonah Hill, Scarlett Johansson, Ralph Fiennes, Tilda Swinton e Frances McDonald, solo per citarne alcuni, in ruoli piccolissimi che vanno a formare tante tessere di un mosaico globale che rischia di non calamitare del tutto l'attenzione dello spettatore e di perdersi tra un omaggio e l'altro; molti attori "minori" sono un gradito omaggio per gli amanti del cinema e i protagonisti sono ovviamente bravissimi ma la cosa lascia un po' l'amaro in bocca. Così come lascia l'amaro in bocca la scelta di sorvolare sul lato più oscuro della Golden Age Hollywoodiana, quell'infinita serie di omicidi collegati alla mafia, di storie di droga, violenza e abusi, di carriere nate da "piccoli" favori e di segretucci inconfessabili; se devo essere sincera, la scelta di buttare in caciara il rapimento di Baird Withlock mi ha fatto storcere il naso nonostante abbia molto apprezzato la conclusione surreale del tutto, soprattutto grazie ad un uso perfetto della colonna sonora. Forse i Coen stavolta avrebbero potuto osare un po' di più e richiamare le atmosfere di Fargo non solo con l'ausilio di un rapimento e una valigetta zeppa di soldi, oppure aumentare il carico di ironia nera come già avevano fatto ai tempi di Burn After Reading - A prova di spia o Ladykillers, ma tant'è: la storia di Eddie Mannix e il suo dilemma interiore mi hanno divertita tanto quanto mi ha entusiasmata tutta la bellissima cornice metacinematografica e nostalgica, quindi dichiaro Ave, Cesare! promosso in pieno!


Dei registi e sceneggiatori Joel ed Ethan Coen ho già parlato QUI. Josh Brolin (Eddie Mannix), George Clooney (Baird Whitlock), Ralph Fiennes (Lawrence Laurentz), Scarlett Johansson (DeeAnna Moran), Tilda Swinton (Thora Thacker/Thessaly Thacker), Frances McDormand (C.C. Calhoun), Channing Tatum (Burt Gurney), Jonah Hill (Joseph Silverman), Alison Pill (Mrs. Mannix), Clancy Brown (Gracco), Fisher Stevens (uno degli sceneggiatori comunisti), David Krumholtz (uno degli sceneggiatori comunisti), Michael Gambon (il narratore) e Dolph Lundgren (non accreditato, è il comandante del sottomarino russo e la sua parte doveva essere molto più lunga) li trovate invece ai rispettivi link.

Alden Ehrenreich interpreta Hobie Doyle. Americano, ha partecipato a film come Stoker, Blue Jasmine e a serie come Supernatural e CSI. Ha 27 anni e un film in uscita.


Christopher Lambert (vero nome Christophe Guy Denis Lambert) interpreta Arne Seslum. Americano, lo ricordo per film come Greystoke - La leggenda di Tarzan il signore delle scimmie, Highlander - L'ultimo immortale, Highlander II - Il ritorno, 2013 - La fortezza, Palle in canna, Highlander 3, Mortal Kombat, Nirvana, Highlander: Scontro finale e Ghost Rider - Spirito di vendetta inoltre ha partecipato a serie come Highlander. Anche produttore e sceneggiatore, ha 59 anni e due film in uscita.


Tra le varie guest star segnalo anche la presenza del Dottore di Star Trek: Voyager, Robert Picardo, qui nei panni del rabbino, e di Wayne Knight, la comparsa cicciona. La Capitol Pictures di cui si parla in Ave, Cesare! era già comparsa nel film Barton Fink - E' successo a Hollywood, sempre dei Coen. Passando al protagonista del film, E.J. Mannix è una figura davvero esistita ed effettivamente era conosciuto come "Il risolutore" della Metro Goldwyn Mayer ma non era una figura limpida come quella descritta dai Coen: se andate a leggere la sua pagina su Wikipedia scoprirete un sacco di vicende poco chiare che hanno costellato la vita del produttore. Altre fonti di ispirazione sono state la gravidanza di Loretta Young (che ha avuto una figlia dopo essere stata praticamente stuprata da Clarke Gable e, per evitare che gli studios ne venissero a conoscenza e la facessero abortire, ha finto di essere ammalata per mesi, ha affidato la bambina ad un orfanotrofio subito dopo il parto e dopo qualche tempo l'ha adottata), la giornalista Hedda Hopper, già ritratta in Trumbo (le sorelle Thacker sono un mix della Hopper e delle gemelle Ann Landers ed Abigail Van Buren, giornaliste rivali), Carmen Miranda, Gene Kelly, l'addetta al montaggio Margaret Booth e ovviamente il film Ben Hur, che ha lo stesso sottotitolo di Ave, Cesare! ("Una storia di Cristo"). Detto questo, se Ave, Cesare! vi fosse piaciuto recuperate Fratello, dove sei?, Barton Fink - E' successo a Hollywood, L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo e magari anche il meraviglioso Viale del tramonto. ENJOY!

martedì 17 febbraio 2015

Dragon Trainer 2 (2014)

Dopo aver visto e amato Dragon Trainer pensavate mi sarei lasciata scappare Dragon Trainer 2 (How to Train Your Dragon 2), diretto e co-sceneggiato nel 2014 da Dean DeBlois nonché candidato all'Oscar come miglior film d'animazione?


Trama: durante uno dei loro voli esplorativi, Hiccup e Sdentato trovano un paese devastato dal ghiaccio e base di cacciatori di draghi al soldo del terribile Drago Bludvist; nel tentativo di scovare il malvagio e farlo ragionare, nonostante il padre tenti di dissuaderlo in ogni modo, Hiccup incontrerà un altro misterioso Cavaliere dei Draghi...


Dopo gli eventi del primo film, Dragon Trainer 2 si apre con un bello scorcio della rinata Berk, cittadina dove i vichinghi e i draghi convivono in armonia e dove la sete di competizione del popolo viene tenuta a bada da tornei volanti nel corso dei quali chi lancia più pecore in un cesto vince. Nonostante sia ormai considerato un eroe da tutti gli abitanti del villaggio (e nonostante si sia ormai fidanzato con la bella Astrid) Hiccup ha sempre qualche problema che lo affligge e il suo rapporto col padre è migliorato fino a un certo punto; se nel primo film il protagonista era considerato uno sfigato della peggior specie nonché la spina nel fianco del potente genitore, nel secondo si assiste ad uno scontro generazionale/psicologico tra i più classici, con Stoick che vorrebbe Hiccup capovillaggio mentre il ragazzo, ancora incerto su quale sia la sua vera natura e desideroso di libertà, non ne vuole proprio sapere. Le tensioni tra i due esplodono con l'arrivo di un vecchio e minaccioso nemico, Drago Bludvist, che l'ingenuo Hiccup vorrebbe "sedare" con discorsi di pace e convivenza mentre giustamente Stoick, scampato già una volta alla sua furia assassina, vorrebbe solo che il figlio lo lasciasse stare e pensasse piuttosto a proteggere il villaggio da un suo eventuale attacco; nel corso del film accadrà davvero di tutto, tra eventi allegri e commoventi ma anche altri incredibilmente tristi, che porteranno Hiccup e Sdentato a scoprire qualcosa di più su sé stessi, sul loro legame e, soprattutto, a raggiungere una consapevolezza assai simile a quella dell'età adulta, lasciandosi alle spalle non già una coda o un arto ma buona parte della loro ingenuità ed innocenza.


In Dragon Trainer 2 si ride (la gag ricorrente delle pecore è favolosa!), ci si emoziona e ci si commuove (diciamo pure che si piange come delle fontane) e come sequel l'ho trovato assolutamente all'altezza del primo capitolo. Alcuni personaggi si sono evoluti, altri, come la bionda e grezzissima Testabruta o come la meravigliosa "Vecchietta dei Draghi", vedono aumentare il loro tempo sullo schermo mentre altri vengono un po' sacrificati a favore dei nuovi ingressi: Drago Bludvist è la nemesi perfetta per Hiccup, tanto malvagio ed irrispettoso nei confronti dei draghi quanto l'altro è buono ed affezionato alle creature alate mentre il secondo personaggio nuovo (di cui non vi svelerò affatto l'identità!) viene tratteggiato fin dall'inizio con una delicatezza incredibile e la volontà di non rispondere immediatamente a tutte le domande che potrebbero sorgere sul suo passato. Inoltre, il personaggio in questione permette agli animatori di sbrigliare abilità e fantasia, deliziando lo spettatore con una favolosa "caverna dei draghi" zeppa di colori, elementi naturali e draghi volanti di ogni specie. Certo, il character design dei draghetti lascia sempre un po' a desiderare (non posso farci nulla, a me piace solo il gattesco e tenerissimo Sdentato) ma i molti scontri all'ultimo sangue, le epiche scene di volo o i "Giochi senza frontiere con pecora" di cui ho parlato all'inizio sono animati benissimo e molto probabilmente faranno la gioia di qualsiasi spettatore, piccolo o grande che sia. La franchise di Dragon Trainer si conferma indubbiamente una delle migliori e più emozionanti mai realizzate e sono contenta di averla recuperata... adesso aspetto con trepidazione il terzo capitolo, sperando che la qualità continui a mantenersi alta!


Del regista e co-sceneggiatore Dean DeBlois ho già parlato QUI. Jay Baruchel (Hiccup), Cate Blanchett (Valka), Gerard Butler (Stoick), Craig Ferguson (Skaracchio), America Ferrera (Astrid), Jonah Hill (Moccicoso), Christopher Mintz-Plasse (Gambedipesce), Kristen Wiig (Testabruta) e Djimon Hounsou (Drago) li trovate invece ai rispettivi link.

Kit Harington, che presta la voce alla new entry Eret, interpreta Jon Snow nella serie Il trono di spade. A Dragon Trainer 2 dovrebbe aggiungersi un terzo seguito nel 2017; nel frattempo, se il film vi fosse piaciuto potete leggere la serie di libri How to Train Your Dragon (tradotto in italiano con Le eroiche disavventure di Topicco Terribilis Totanus III) di Cressida Cowell oppure recuperate Dragon Trainer, lo spin-off  Dreamworks Dragons: I cavalieri di Berg, serie tuttora in corso e mandata in onda su Cartoon Network e Boing e i corti La leggenda del drago Rubaossa, Dragons: il dono del drago e Book of Dragons. ENJOY!


domenica 15 febbraio 2015

Dragon Trainer (2010)

Il tempo passa eh, ma alla fine anche io riesco a vedere i film sulla bocca di tutti. Magari con cinque comodissimi anni di distanza. E’ quello che è successo con Dragon Trainer (How to Train Your Dragon), diretto e co-sceneggiato nel 2010 dai registi Dean DeBlois e Chris Sanders e tratto dalla serie di libri How to Train Your Dragon (tradotto in italiano con Le eroiche disavventure di Topicco Terribilis Totanus III) di Cressida Cowell.



Trama: in un villaggio di vichinghi vittima di continui attacchi di draghi, il giovane Hiccup è l’unico incapace di combattere. Un giorno, per pura fortuna, riesce ad abbattere il drago Furia Buia ma gli risparmia la vita; da quel momento, tra Hiccup e il ribattezzato Sdentato nasce una profonda amicizia..



Avete presente da bambini, quando guardavate un cartone animato, quella sensazione mista di meraviglia e perdita? Mi spiego. Guardando Roger Rabbit non vi era venuta una voglia mostruosa di prendere un aereo e andare a Cartoonia? La pietra azzurra di Nadia, ma quanto era bella da uno a mille? Ma quanto sarebbe stato figo avere un castello pieno di personaggi parlanti come quello de La bella e la bestia? E vogliamo parlare del Paese delle Meraviglie di Alice? Tutto molto bello, sì, ma queste cose non si possono fare né avere perché, di fatto, non esistono; da bambini ci si rimane male, poi si cresce e simili insani desideri non dovrebbero più insorgere. Invece, dopo aver visto Dragon Trainer, mi sono sentita letteralmente tradita dalla realtà e schiacciata dall'impossibilità di avere un drago puccio e meraviglioso come Sdentato, per tenerlo in casa, giocarci, volare nonostante il mio atavico terrore delle altezze, coccolarlo fino a non poterne più. Potenza di uno dei film animati più belli che abbia visto da qualche anno a questa parte, un trionfo di umorismo, azione, avventura, tenerume e meraviglia, adatto ai grandi e perfetto per i piccini, con quel tocco di inaspettato realismo che è riuscito a stupirmi e catturarmi tanto quanto i grandi occhioni di Sdentato. Il protagonista, Hiccup, è un "normalissimo" disadattato all'interno di un paese di giganteschi e coraggiosi eroi: è mingherlino, pasticcione e pauroso, dolorosamente consapevole del fatto che nessuno ha un minimo di fiducia in lui, suo padre in primis. Per dimostrare di potercela fare decide di andare contro la sua natura e catturare l'imprendibile Furia Buia, impresa in cui riesce con l'ingegno, non con la forza bruta; al momento di uccidere il drago, tuttavia, il ragazzo rifiuta mosso da pietà e da quel momento riuscirà a creare un nuovo percorso di vita, per sé stesso, per l'avversario ferito (con cui instaurerà un rapporto di amicizia e reciproca dipendenza) e per l'intero paese. Dragon Trainer diventa così un invito ad uscire dagli schemi e trovare la propria strada al di là delle aspettative altrui, nonché un necessario inno al dialogo e alla conoscenza reciproca come uniche fonti di civiltà e arricchimento personale, in contrasto con errati pregiudizi che portano soltanto guerra, dolore ed incomprensione.



Oltre al necessario messaggio positivo, poi, c'è Sdentato. Uno dei bestiolini più belli mai creati per il grande schermo, un incrocio tra un rettile, Stitch e un gatto, praticamente un trionfo di pucciosità cattivella. Ogni interazione tra lui e Hiccup è deliziosa, divertente e commovente, sopratutto per quel che riguarda i primi, timidi tentativi di conoscenza reciproca. Le scene di volo poi sono strepitose, mozzafiato ed animate benissimo; i rocamboleschi allenenamenti di Hiccup e Sdentato non hanno nulla da invidiare alle riprese aeree di blockbuster zeppi di effetti speciali mentre la sequenza, più lenta ma non meno emozionante, del romantico viaggio tra le nuvole è di una bellezza incredibile e fa davvero venire voglia di salire a toccare quelle spumose masse dai colori tenui. I singoli personaggi sono stati realizzati benissimo e chiunque, anche quelli secondari che magari hanno giusto una, due battute di dialogo, hanno comunque una caratteristica che li fa saltare all'occhio dello spettatore, rendendoli di conseguenza indimenticabili; in questo, l'unica nota negativa di Dragon Trainer è il fatto che, Sdentato e dragone finale a parte, gli altri draghi presenti nella pellicola sono di una bruttezza rara e sembrano dei mostrilli fasulli fatti di pixel mentre gli esseri umani sono nell'insieme piuttosto gradevoli e per nulla spigolosi. Ho molto apprezzato, inoltre, l'idea di strutturare buona parte del film come una serie di lezioni sui draghi, con tanto di esercizi, manuali da leggere, diari da riempire con annotazioni personali e quant'altro, tanto che mi sembrava di essere tornata ai bei tempi di Harry Potter, quando potevo imparare assieme a Harry e compagnia un sacco di nozioni che non mi serviranno mai ma che sicuramente mi hanno permesso di immedesimarmi maggiormente nei personaggi; ora, visto che la mia personale Furia Buia non è ancora arrivata, sono curiosissima di sapere come se la caveranno Hiccup e Sdentato in Dragon Trainer 2 e non vedo l'ora vivere una nuova avventura assieme a loro!



Di Jay Baruchel (Hiccup), Gerard Butler (Stoick), Craig Ferguson (Skaracchio), Jonah Hill (Moccicoso), Christopher Mintz-Plasse (Gambedipesce), Kristen Wiig (Testabruta) e David Tennant (Spitelout) ho già parlato ai rispettivi link.

Dean DeBlois è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola. Canadese, ha diretto film come Lilo & Stitch e Dragon Trainer 2. Anche animatore e produttore, ha 44 anni e un film in uscita, Dragon Trainer 3, che dovrebbe essere pronto per il 2017.


Chris Sanders (vero nome Christopher Michael Sanders) è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Lilo & Stitch e I Croods. Anche doppiatore, animatore e produttore, ha 54 anni e un film in uscita, I Croods 2.


America Ferrera doppia in originale Astrid. Americana, famosissima protagonista della serie Ugly Betty, ha doppiato anche Dragon Trainer 2 e partecipato ad altre serie come CSI - Scena del crimine. Anche produttrice, ha 30 anni.


Occhio, qui ci sono SPOILER. Il finale originale prevedeva che Hiccup uscisse dallo scontro col dragone praticamente illeso ma i realizzatori hanno pensato che la cosa fosse, giustamente, poco realistica e, con l'approvazione di Cressida Cowell, hanno deciso di fargli perdere parte della gamba, così come succede all'inizio a Sdentato con la coda; a tal proposito, la scena in cui Hiccup si rende conto di essere ormai monco e viene aiutato sia psicologicamente che fisicamente da Sdentato è stata suggerita nientemeno che da Steven Spielberg perché lo script originale prevedeva che il ragazzo prendesse coscienza dell'accaduto da solo, riducendo così il ruolo del draghetto a quello di mera "cavalcatura". Quindi, grande Spilby sempre e comunque! Dragon Trainer ha generato, oltre al seguito Dragon Trainer 2 (a cui dovrebbe aggiungersene un terzo nel 2017), anche parecchi spin-off, come la serie Dreamworks Dragons: I cavalieri di Berg, tuttora in corso e mandata in onda su Cartoon Network e Boing, e i corti La leggenda del drago Rubaossa, Dragons: il dono del drago e Book of Dragons. Se Dragon Trainer vi fosse piaciuto recuperateli tutti assieme magari a Mulan, Ribelle - The Brave e Le 5 leggende. ENJOY!

martedì 14 ottobre 2014

Facciamola finita (2013)

Ho lasciato passare un anno ma anch'io sono riuscita a guardare Facciamola finita (This is the End), diretto e sceneggiato nel 2013 da Seth Rogen ed Evan Goldberg!


Trama: mentre a casa di James Franco è in corso un megafestone zeppo di vip, Los Angeles viene praticamente rasa al suolo da terremoti, incendi e altri misteriosi e mortali avvenimenti. I pochi sopravvissuti, barricati a casa di Franco, dovranno cercare di capire come uscire vivi da quella che sembrerebbe proprio la fine del mondo...


Ultimamente trovo sempre più difficile trovare delle commedie che mi facciano ridere. Facciamola finita, per fortuna, mi ha lasciata a terra dalle risate in più di un'occasione perché è talmente assurdo e gli attori coinvolti sono così genuinamente e palesemente divertiti che è davvero difficile non farsi contagiare dall'amichevole atmosfera che si respira in ogni fotogramma e in ogni dialogo della pellicola. Seth Rogen, Jay Baruchel e compagnia mettono in scena esattamente quello che lo spettatore si aspetta quando immagina le feste vip: dei "personaggi" (non persone reali, assolutamente!) che si sbronzano, si devastano, copulano a destra e a manca e, in generale, si danno ad ogni stupido stravizio ed eccentricità solo "perché sì" e, a seconda dell'attore, assecondano i cliché dei vari film e gossip, come nel caso di James Franco, oppure costruiscono un personaggio diametralmente opposto, come nel caso di Jonah Hill, falso come Giuda e fintamente tenero e carino. Eliminata la marea di guest star iniziali, la sceneggiatura si concentra su un manipolo individui e, da quel momento, le poche apparizioni speciali sono mirate e funzionali alla trama, oltre che esilaranti, mentre la storia, nonostante non manchino diversivi per allungare un po' come per esempio il finto trailer di Pineapple Express 2, si mantiene interessante e coerente fino alla fine. Rogen e soci inanellano una gag dopo l'altra, danzando allegramente a braccetto col cattivo gusto senza mai farla fuori dal vaso, accontentano gli spettatori più esigenti piazzando qua e là un paio di citazioni esilaranti (una su tutte, quella de L'esorcista, che mi porta a consigliarvi ovviamente di guardare Facciamola finita in lingua originale perché lo scambio di battute tra Baruchel e Hill, per non parlare di quello volgarissimo tra Franco e McBride, mi ha annientata: "The power of Christ compels you!" "Oh does it? Does it compel me? Does it Jay? The power of Christ compelling me, is that what's happening?.. GUESS WHAT?....It's not that compelling!) e concludendo l'intera operazione con un finale talmente supercazzola che sono stata praticamente costretta a rivederlo almeno tre volte di fila, con annesso balletto finale ovviamente!


Tolto l'aspetto esilarante che, visti i coinvolti, già immaginavo sopraffino, quello che stupisce di Facciamola finita è tuttavia l'estrema professionalità della realizzazione. Gli effetti speciali impiegati non sono affatto dozzinali, anzi, le scene di morte e distruzione sono davvero catastrofiche, quella iniziale su tutte, e i demoni realizzati in CG non sembrano fasulli né risultano fastidiosi (al limite, l'unica cosa un po' bruttarella è il trucco del povero Jonah Hill sul finale). Altra cosa molto gradevole sono la regia ed il montaggio, soprattutto quello alternato che vede il gruppetto diviso ed impegnato ad affrontare due minacce differenti, inoltre ho trovato incredibilmente azzeccati anche gli inserti in stile confessionale del Grande Fratello, le sequenze "strafumate" accompagnate da una colonna sonora grandiosa e, ovviamente, i pochi ma efficaci momenti gore, mirabili esempi di nerissimo umorismo. Anche gli attori sono tutti grandiosi, tanto che non saprei dire chi ho preferito. Tra i protagonisti, James Franco potrebbe tranquillamente vincere la palma del migliore per il già citato scambio di battute con Danny McBride e, soprattutto, per il suo momento di "gloria" nel pre-finale, ma anche Jonah Hill con quel suo fare da criptogay e Danny McBride per la sua natura bastarda danno davvero il bianco e riescono persino ad eclissare il mio adoratissimo Seth Rogen; tra le guest star, spiccano invece un Michael Cera particolarmente laido, un indimenticabile e scioccante Channing Tatum, una Emma Watson armata di accetta spaccaculi come non mai e, soprattutto... LORO. Sì, loro. I responsabili di quel finale meravigliosamente trash e anni '90, così esilarante che non saprei dire se è meglio questo di Facciamola finita o The Age of Aquarius in 40 anni vergine. Intanto che io ci penso, voi recuperate assolutamente Facciamola finita e guardatelo sgranocchiando un ottimo, scioglievolissimo Milky Way, se ancora lo distribuiscono in Italia!


Del co-regista e co-sceneggiatore Seth Rogen (che interpreta sé stesso come tutti gli altri coinvolti nel film) ho già parlato qui. James Franco, Jonah Hill, Michael Cera, Emma Watson, David Krumholtz, Christopher Mintz-Plasse, Paul Rudd e Jason Segel li trovate invece ai rispettivi link.

Evan Goldberg è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola. Canadese, è al suo primo film come regista. Anche produttore e attore, ha 32 anni e un film in uscita, The Interview, sempre con Seth Rogen e James Franco.


Jay Baruchel (vero nome Jonathan Adam Saunders Baruchel) interpreta sé stesso. Canadese, ha partecipato a film come Quasi famosi, Le regole dell'attrazione, Million Dollar Baby, Tropic Thunder, Una notte al museo 2 - La fuga, RoboCop e a serie come Hai paura del buio? e Numb3rs, inoltre ha lavorato come doppiatore in Dragon Trainer e Dragon Trainer 2. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 32 anni e quattro film in uscita tra cui 10 O'Clock People, tratto dall'omonimo racconto di Stephen King, e Dragon Trainer 3, previsto per il 2017.


Danny McBride (vero nome Daniel Richard McBride) interpreta sé stesso. Americano, ha partecipato a film come Suxbad: Tre menti sopra il pelo, Tropic Thunder, Parto col folle, Sua maestà e ha lavorato come doppiatore in Cattivissimo me e Kung Fu Panda 2. Anche sceneggiatore e produttore, ha anni e sette film in uscita.


Craig Robinson interpreta sé stesso. Americano, ha partecipato a film come Zack & Miri - Amore a primo... sesso, Una notte al museo 2 - La fuga e a serie come The Bernie Mac Show e Friends, inoltre ha lavorato come doppiatore in Shrek - E vissero felici e contenti e nella serie The Cleveland Show. Anche sceneggiatore e produttore, ha 43 anni e tre film in uscita.


Channing Tatum interpreta sé stesso. Americano, ha partecipato a film come La guerra dei mondi, G.I. Joe - La nascita dei cobra, 21 Jump Street, Magic Mike, Don Jon, G.I.Joe- La vendetta, 22 Jump Street e a serie come CSI: Miami, inoltre ha lavorato come doppiatore nel film The Lego Movie e nella serie I Simpson. Anche sceneggiatore e produttore, ha 34 anni e sei film in uscita tra cui X-Men: Apocalypse e Gambit, dove interpreterà appunto il bel Remy LeBeau.


Tra le varie guest star segnalo anche Rihanna e lo stesso co-regista Evan Goldberg. Il ruolo di Emma Watson era in origine stato scritto per Mila Kunis ma l'attrice ha dovuto rinunciare per impegni pregressi come anche Cameron Diaz, Edward Norton ed Elizabeth Banks, mentre quel pusillanime di Daniel Radcliffe ha direttamente rifiutato di partecipare. Ovviamente, Rogen e Goldberg hanno avuto alcuni problemi anche con un paio di scene definite "di cattivo gusto" e che, di conseguenza, sono state tagliate in fase di montaggio, come quella in cui Franco e McBride fumano marijuana insieme a Hitler o quella in cui Tatum si da palesemente al cannibalismo; inoltre, sul finale è stata usata I Will Always Love You di Whitney Huston come omaggio alla cantante, morta da poco, al posto di Purple Rain di Prince, scelta iniziale dei due registi. Detto questo, aggiungo solo che Facciamola finita è l'estensione del corto Jay and Seth Versus the Apocalypse (che potete trovare QUI); se il film vi è piaciuto dateci un'occhiata e recuperate anche Shaun of the Dead e The World's End. ENJOY!





mercoledì 29 gennaio 2014

The Wolf of Wall Street (2013)

In totale ritardo rispetto al resto del mondo, con somma vergogna ovviamente, martedì sono finalmente andata anch'io a vedere l'ultima fatica del mio amato Martin Scorsese, The Wolf of Wall Street, da lui diretto nel 2013 e candidato a 5 Oscar: Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura non originale (la pellicola è tratta dall'autobiografia del vero Jordan Belfort), Leo Di Caprio Miglior Attore protagonista e Jonah Hill Miglior Attore non protagonista. Inutile dire che tifo per tutti loro!


Trama: il film racconta la vita sregolata, dissoluta e lussuosissima di Jordan Belfort, soprannominato giustamente Lupo di Wall Street per il modo spregiudicato con quale si arricchiva in borsa sulle spalle dei poveri gonzi...


A scanso di equivoci, togliamoci il dente: The Wolf of Wall Street non è IL capolavoro di Martin Scorsese ma è sicuramente uno dei suoi Capolavori, senza ombra di dubbio il migliore che abbia girato da dieci anni a questa parte. Per raggiungere l'apice avrebbe dovuto essere meno supercazzola e più tragicomico, così da consacrarsi definitivamente nel mio personale Olimpo, dove regnano incontrastati Quei bravi ragazzi e Casinò, con i quali The Wolf of Wall Street ha comunque parecchi punti in comune, in primis la forsennata, psichedelica e roboante parabola di autodistruzione in cui s'imbarca il protagonista a causa innanzitutto dei suoi peccati e, secondariamente, per colpa di consiglieri e amici poco fidati. Come già ai tempi Jimmy, Henry e Asso Rothstein, anche Jordan Belfort è un lupo e su questo non ci piove, un capobranco nato che non esita a spolpare vive le sue prede per "dare da mangiare" ai suoi seguaci, un Bravo Ragazzo della finanza che consapevolmente rinuncia a controllare i suoi appetiti e si annulla in un vortice di sesso, droga e denaro; a differenza degli altri, famosissimi criminali scorsesiani, però, Jordan ha il carisma, il cervello e, soprattutto, l'indipendenza del self made man capace di vendere (per citare Ghostbusters 2) "fumo e merda" ai boccaloni che gli capitano sotto tiro senza dover temere ritorsioni da parte di qualche sanguinario e permaloso boss della mala. Jordan è il capobranco, sopra di lui c'è solo l'FBI e sotto c'è un gruppo di scimmie ammaestrate alla "fine" arte dell'eloquio e della menzogna, dei burini con vestiti firmati, dei Neanderthal che venerano solo due dèi, Jordan e il Denaro, e che prendono a sputi, insulti e schiaffi chiunque non rientri nel ristretto novero dei loro idoli (il dialogo relativo ai nani o l'incontro con Steve Madden sono scioccanti in tal senso): persone vuote, stupide e, soprattutto, incapaci ed improduttive che, grazie ad apparenze e lingua svelta, vendono il nulla a gente altrettanto idiota, il paradosso su cui è costruita la nostra società.


Scorsese si siede davanti alla macchina da presa e ci riporta fedelmente questo mondo tribale, volgare, ridicolo e a tratti aberrante, senza ergersi a giudice ma mostrando alternativamente distacco e partecipazione, lasciando allo spettatore la scelta di rimanere affascinato o disgustato dalle immagini che scorrono sullo schermo. Sfruttando tutta la sua sapienza nel campo della regia, della fotografia e del montaggio, il vecchio Martin inganna impercettibilmente i nostri occhi assecondando gli stati psicofisici del protagonista e creando alla bisogna sequenze stridenti o leggermente sfocate quando Jordan è completamente fatto, ci stordisce con pregevoli piani sequenza, ci immerge nei balli, nei canti e nella depravazione (nei riti!) senza sorvolare su nessun dettaglio, nemmeno quello più scabroso, riempie lo schermo con primi piani e mezze figure del protagonista rendendolo un Dio anche ai nostri occhi, mescola senza soluzione di continuità immagini di repertorio, cartoni animati, spot veri ed inventati in un florilegio di immagini, dialoghi e musiche praticamente ininterrotto; Scorsese ubriaca consapevolmente il suo pubblico, conscio del fatto che almeno per il 90% i risvolti "finanziari" della vicenda non verranno recepiti e passeranno in secondo piano fino a risultare ininfluenti... proprio quello su cui contava Jordan nel corso della sua attività. Il risultato sono tre ore che sembrano una, dove l'attenzione non cala nemmeno per un attimo, anche perché Scorsese realizza senza dubbio il suo film più spassoso: la sequenza dove viene mostrato l'effetto del Quaalude prima al ralenti e poi in tempo reale è esilarante ma mai come quella del confronto "mentale" tra Jordan e il banchiere svizzero, che mi ha lasciata annientata e in lacrime a ridere da sola in mezzo alla sala gremita.


E a proposito di ridere, Di Caprio è mortale. L'avevo già detto per Django Unchained, lo ripeto: Leo, io ti ho perdonato. Tu sei un grande attore e io una capra svizzera che finalmente ha aperto gli occhi, continua su questa strada e non farmi pentire di quello che ho scritto. Di Caprio è nato per il ruolo di Jordan, si annulla completamente nel personaggio e in un attimo passa dal più squallido degrado ad essere il Re del Mondo, un carismatico sobillatore di dipendenti o un'ameba che rantola giù dalle scale in una delle scene più esilaranti dell'anno. Dire che è perfetto sarebbe un eufemismo, così come sarebbe riduttivo dare tutto il merito a lui e dimenticare lo stuolo di grandiosi caratteristi e sgnacchere che lo accompagnano, lo svergognato (nel senso di coraggiosissimo e senza vergogna) Jonah Hill in primis, ma non dimentichiamo Tappetino, il cinese mangione, un irriconoscibile Jon Bernthal e tutti gli altri "soggettoni" che magari compaiono solo per pochi istanti. In un lampo di genio, che spero sia voluto, Scorsese ha utilizzato un grandissimo attore (McConaughey) per insegnare al protagonista come si recita a Wall Street e ha messo tre registi  (Jon Favreau, Rob Reiner e Spike Jonze) a "dirigerlo"e cercare di frenare e regolare le sue ambizioni, per quanto inutilmente; inoltre, proprio per sottolineare la natura "pop" e a modo suo comica, caricaturale, dei personaggi rappresentati, non lesina la presenza di attori tirati fuori a forza dalle più famose serie televisive o di comici apprezzatissimi. E qui mi fermo. Ci sarebbero mille altre cose che vorrei dire ma davanti ai Capolavori tendo a perdermi inutilmente, diventando prolissa ma raffazzonata; ci sarebbero diecimila altre cose che sicuramente ho perso ma un film simile andrebbe visto perlomeno quattro o cinque volte per essere compreso e sviscerato appieno; ci saranno milioni di errori in queste mie indegne parole ma spero che da esse traspaia anche quell'Amore per Scorsese che dura fin dai miei primi passi nel meraviglioso mondo del Cinema e cazzo, questo è quello che conta. Non perdetevi assolutamente The Wolf of Wall Street, in italiano o in lingua originale, non fatevi assolutamente spaventare dalla durata o da altri futili pregiudizi perché questo è Cinema Vero, quello da vedere necessariamente in questi tempi di orrenda sciatteria.

Soocare.
Del regista Martin Scorsese (che in originale si può sentire parlare per telefono con Leonardo Di Caprio quando il suo personaggio vende le prime Penny Stocks) ho già parlato qui. Di Leonardo Di Caprio (Jordan Belfort), Matthew McConaughey (Mark Hanna), Kyle Chandler (agente Patrick Denham), Rob Reiner (Max Belfort), Jon Favreau (Manny Riskin), Jean Dujardin (Jean Jacques Saurel), P.J. Byrne (Nicky “Tappetino” Koskoff), Shea Whigham (Capitano Ted Beecham) e Spike Jonze (compare, non accreditato, nei panni di Dwayne, il “broker” che introduce Jordan al mondo delle penny stocks) ho già parlato ai rispettivi link. 

Jonah Hill (vero nome Jonah Hill Feldstein) interpreta Donnie Azoff. Americano, lo ricordo per film come 40 anni vergine, Suxbad: Tre menti sopra il pelo, Una notte al museo 2 – La fuga, 21 Jump Street, Django Unchained e Facciamola finita; come doppiatore, ha lavorato a film come Dragon Trainer, Megamind e l’imminente Lego Movie, oltre che per un episodio de I Simpson. Anche sceneggiatore e produttore, ha 30 anni e quattro film in uscita. 


Jon Bernthal interpreta Brad. Americano, famoso per essere stato lo Shane di The Walking Dead, lo ricordo per film come World Trade Center, Una notte al museo 2 – La fuga e Il grande match, inoltre ha partecipato ad altre serie come CSI: Miami, How I Met Your Mother, Numb3rs e doppiato un episodio di Robot Chicken. Anche animatore, ha 36 anni e un film in uscita. 


Ethan Suplee interpreta Toby Welch. Indimenticabile “comparsa” di moltissimi film di Kevin Smith nonché spalla di Jason Lee in My Name Is Earl, lo ricordo per l'appunto in pellicole come Generazione X, In cerca di Amy, American History X, Dogma e Clerks II. Americano, ha 37 anni e tre film in uscita.


Tra le millemila comparse che popolano la pellicola spunta anche Jake Hoffmann, figlio di Dustin, nei panni di Steve Madden (tra l'altro la scena è stata praticamente co-diretta da Steven Spielberg) e anche il vero Jordan Belford, che presenta Di Caprio alla folla sul finale. Se poi anche voi, come me, vi siete chiesti dove diavolo se l'è tirato fuori Matthew McConaughey quella sorta di rituale fatto al ristorante davanti ad un perplesso Di Caprio, sappiate che è una specie di "riscaldamento" che l'attore fa ogni volta prima di recitare. Per quanto riguarda gli attori esclusi, Amber Heard aveva fatto il provino per essere Naomi, ma alla fine il ruolo è andato all'australiana Margot Robbie; Julie Andrews era stata invece considerata per il ruolo di zia Emma mentre Ridley Scott avrebbe dovuto dirigere il film e per fortuna è finito a fare quella ciofeca di The Counselor o non avremmo avuto un simile capolavoro scorsesiano! Detto questo, se The Wolf of Wall Street vi fosse piaciuto, guardate anche Casinò, Quei bravi ragazzi, Il falò delle vanità e Wall Street. ENJOY!

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