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venerdì 16 gennaio 2026

KPop Demon Hunters (2025)

Spinta dai due Golden Globe ricevuti, uno per il miglior film d'animazione e l'altro per la miglior canzone, ho finalmente recuperato KPop Demon Hunters, diretto dai registi Chris Appelhans e Maggie Kang (anche co-sceneggiatrice), disponibile su Netflix.


Trama: Rumi, Mira e Zoey sono le tre componenti del gruppo di idol Huntrix. La loro è però un'attività di facciata, che cela il loro vero compito, quello di impedire che i demoni invadano la nostra dimensione. Il loro successo sembra scontato, almeno finché non compare sulla scena la boyband Saja Boys...


Un sacco di persone che conosco e di cui mi fido avevano speso parole di elogio per questo KPop Demon Hunters, ma lo avevo messo un po' da parte, presa da altre priorità. Ora posso dire di essere felicissima di averlo recuperato, perché il film di Chris Appelhans e Maggie Kang è davvero bellissimo e divertente, fruibile anche da chi, come me, di KPop non sa nulla. Siccome sono intrisa di cultura nipponica e sono totalmente ignorante in materia Corea, sarò costretta ad usare analogie a me familiari, cercate di non odiarmi. Rumi, Mira e Zoey, ovvero il gruppo di idol Huntrix, hanno una doppia vita come ogni majokko che si rispetti; vivono nel mondo scintillante della musica e della moda, ma lo fanno perché, attraverso la loro voce (soprattutto quella di Rumi) riescono a scaldare e unire i cuori degli esseri umani, creando l'energia che da vita a una barriera per tenere a bada i demoni ed impedir loro di invadere la Terra. Oltre a fungere da scudo, le ragazze sono anche delle guerriere, delle cacciatrici, e tra una canzone e l'altra non ci mettono molto a uccidere i demoni che tentano di attaccarle. Soprattutto, però, Rumi, Mira e Zoey sono giovani ragazze come tante. Hanno i loro segreti, i loro problemi, le loro paure, imperfezioni che nel mondo dorato degli Idol non devono esistere, perché i fan esigono che i loro idoli, appunto, siano emblemi di eccellenza ideale; questa stessa eccellenza, inoltre, vale anche per la loro attività di cacciatrici e guardiane della barriera. Il lato oscuro dell'industria dello spettacolo coreana (condiviso, in generale, da tutto l'Oriente) è lo spunto da cui si dipana la trama di KPop Demon Hunters, consentendogli di veicolare un necessario messaggio positivo. Più che ricercare una solitaria perfezione, odiando, senza capirlo, tutto ciò che ci fa paura o risulta "strano", l'invito è quello di aprirsi a chi abbiamo vicino, guardare oltre le apparenze, trasformare i difetti in una forza travolgente in grado di aprirci gli occhi sul mondo. Questo messaggio viene trasmesso senza pedanteria né sdolcinatezza, sfruttando in maniera assai divertente i cliché dei KDrama e dell'universo KPop e concedendo spazio anche a momenti più seri e drammatici, nel corso dei quali la protagonista Rumi diventa qualcosa di più di un bel faccino dotato di una voce angelica. 


Il punto di forza di KPop Demon Hunters, assieme alla trama interessante e al messaggio potente che rivolge agli spettatori, è il mix tra una visione moderna della Corea e le leggende che ne caratterizzano la cultura. Il character design dei Saja Boys è un'esilarante mix dei cliché di ogni boyband mai esistita al mondo, e va a braccetto con la bellezza di ciò che si nasconde dietro gli apparenti ragazzi, ovvero degli splendidi messaggeri di morte che seguono l'iconografia moderna dei Jeoseung Saja, con quel loro tipico cappellaccio nero. Non parliamo poi di quanto siano meravigliose la gazza con tre occhi e la tigrotta azzurra, due spiriti complementari usciti dritti dai dipinti della tradizione coreana e pronti ad entrare nel novero delle mascotte animate più amate di sempre. Anzi, per quanto mi riguarda, i personaggi secondari o gli antagonisti sono anche più belli delle Huntrix, le cui animazioni mi hanno ricordato anche troppo lo stile delle Totally Spies, serie di cui non ho mai apprezzato l'inserimento di espressioni comiche e deformed vicine allo stile degli anime, che ho sempre trovato forzato in quello stile di disegno. Nulla da dire, però, sulla regia e l'animazione delle scene di combattimento o dei numeri musicali, coinvolgenti le prime e tremendamente accattivanti i secondi. Accattivante è anche l'unico aggettivo che mi viene in mente per descrivere brani che ti costringono a muoverti a tempo al primo ascolto, o ti catturano grazie alla bellissima voce della cantante Arden Cho, la doppiatrice originale di Rumi; il brano Golden ha giustamente vinto un meritato Golden Globe, ma le canzoni sono tutte belle e, soprattutto, perfette per i temi e le atmosfere del film. L'unico vero difetto di KPop Demon Hunters, almeno per me, è la mancanza di approfondimento delle due compagne di Rumi, la burbera Mira e l'entusiasta Zoey, ma so che sarebbe stato impossibile dare a tutte le ragazze lo stesso spazio. Per questo, spero nell'uscita di un sequel, dove magari si accenni al passato delle cacciatrici e si approfondisca di più il legame con la loro mentore, Celine, altro personaggio potenzialmente interessante ma mal utilizzato. Aspetto fiduciosa, nel frattempo credo che ascolterò in loop la colonna sonora del film!


Di Ken Jeong (voce originale di Bobby), Lee Byung-hun (Gwi-ma) e Daniel Dae Kim (dottor Han) ho già parlato ai rispettivi link.

Chris Appelhans è il co-regista della pellicola. Americano, ha diretto Il drago dei desideri. Anche animatore, sceneggiatore e produttore, ha 46 anni.


Maggie Kang
è la co-regista e co-sceneggiatrice della pellicola, al suo primo lungometraggio, inoltre doppia anche un paio di personaggi minori. Sudcoreana, come animatrice ha lavorato a Shrek terzo, Shrekkati per le feste, Madagascar 2, Shrek 4: e vissero felici e contenti, Il gatto con gli stivali, Le 5 leggende, Kung Fu Panda 3, Il Grinch Minions 2 - Come Gru diventa cattivissimo. Ha 45 anni.


Ji-young Yoo
, che doppia Zoey, era nel cast di Until Dawn - Fino all'albaKPop Demon Hunters vede anche la reunion di due amatissimi interpreti di Lost, che nella serie interpretavano marito e moglie, ovvero il già citato Daniel Dae Kim Yunjin Kim, qui doppiatrice di Celine. Nell'attesa che esca un sequel già annunciato, se KPop Demon Hunters vi fosse piaciuto recuperate Over the Moon - Il fantastico mondo di Lunaria, Belle, Red, Kubo e la spada magica e Nimona. ENJOY!

venerdì 20 novembre 2020

Over the Moon - Il fantastico mondo di Lunaria (2020)

Era uno dei titoli animati che consigliavano di tenere d'occhio; ci ho messo un po' ma, alla fine, sono riuscita vedere Over the Moon - Il fantastico mondo di Lunaria (Over the Moon), diretto dai registi Glen Keane e John Kahrs.


Trama: dopo la morte della madre, la giovane Fei Fei non concepisce che il padre possa risposarsi con un'altra donna. Decide dunque di costruire un razzo e andare sulla Luna per portargli le prove dell'esistenza di Chang'e, principessa protagonista di una leggenda d'eterno amore...

Quanto sono cambiati i tempi. Fin da bambina ho imparato che buona parte delle principesse Disney, oltre ad essere belle, più o meno intraprendenti o felici di affidarsi alle cure di un principe, hanno una caratteristica ad accomunarle: sono orfane di madre. Biancaneve lo era, Cenerentola nemmeno aveva più il papà, Belle, Jasmine e Ariel mamma non pervenuta. La morte della mamma era data per scontata, chissà perché, un po' per la questione matrigna cattiva da far subentrare alla bisogna, un po' per lasciare 'ste povere fanciulle nelle mani di vecchi buoni di cuore ma fondamentalmente incapaci di capire le loro strane figlie, e più non dimandate. Quindi noi con lo spettro della Signora con la Falce ci siamo cresciuti, però diciamo che era uno spettro anafettivo o che comunque non ci preparava ad una cosa così terribile come la perdita di un genitore. Ultimamente, invece, probabilmente a causa di un'incidenza sempre maggiore di persone che muoiono giovani all'interno di una società altrimenti molto longeva, i cartoni animati mostrano chiaramente quello che succede quando un genitore viene a mancare di malattia, si pensi per esempio il recente Onwards, ma anche, in generale, quando muore qualcuno che amiamo (si veda Up, si veda lo Coco) e offrono ai giovani spettatori (ma anche a noi adulti) una qualche forma di consolazione, la speranza che ci sia un modo per sopravvivere a un dolore straziante e a continuare a tenere vivi i ricordi di chi non c'è più senza sprofondare nella disperazione. Lo stesso vale per Over the Moon, che la coltellata emotiva la tira subito dopo 5 minuti di splendido idillio familiare e strappa allo spettatore tutte le sue lacrime lasciando orfana la piccola Fei Fei, figlia di una coppia che gestisce un ristorante la cui specialità sono le torte lunari tipiche della Festa di metà autunno, dedicata alla figura mitologica di Chang'e. Quest'ultima è protagonista di una leggenda molto amata dalla madre di Fei Fei, e anche lei è vittima di una tragica vicenda di affetti perduti: inghiottita per sbaglio la pillola dell'immortalità, Chang'e è volata sulla Luna, senza più riuscire ad incontrare l'armato arciere Houyi, condannato invece a rimanere mortale. Col tempo, Fei Fei cresce e il padre decide di risposarsi ; l'"affronto" del genitore viene collegato dalla ragazzina alla volontà di dimenticare la madre e a un progressivo scetticismo verso la leggenda di Chang'e, cosa che la porta a decidere di costruire un razzo per andare sulla Luna e portare le prove al padre dell'esistenza dell'immortale fanciulla.


Il risultato della decisione di Fei Fei è un'avventura lunare in equilibrio tra momenti più action e vivaci, attimi di umorismo delizioso e sequenze poetiche e malinconiche, con una protagonista indipendente, intelligente e mai antipatica, che nella testardaggine del rifiuto del "nuovo" arriva a crearsi una bolla di solitudine egoistica e a scoprire qual è il destino di chi si chiude all'amore e all'amicizia disinteressati, rimanendo compresi in un dolore sterile e dannoso. La Luna di Over the Moon è popolata di personaggi coloratissimi e realizzata con tecniche di animazione al computer "mista", che va dal realismo bambolottoso dei personaggi terrestri e della stessa Chang'e, capace di passare da un'insospettabile natura di idol a fragile e meravigliosa principessa triste, a un delirio di creaturine astratte dai vivaci colori al neon, realizzate con i character design più disparati, talvolta legati a un iperrealismo totale (vedi il cane dello spazio), altre volte alle leggende cinesi, spesso solo al desiderio di mostrare cose caruccette e colorate, parte di un bestiario lunare che si unisce a fantasiosi paesaggi e architetture che rendono Lunaria un delirio visivo. Over the Moon per certi aspetti ricalca la scia di Frozen; è molto cantato e, ovviamente, ha il pregio di avere numeri musicali di tutto rispetto, animati alla perfezione, ma fortunatamente rifugge la stucchevolezza di personaggi come Olaf, tra l'altro parodiato a un certo punto con un protagonista che si autodefinisce "annoying"e che, di fatto, viene introdotto ben oltre la metà del film, risultando piacevole anche per chi non ama particolarmente i musicarelli "à la Disney". Che il regista Glen Keane venga dalla scuderia della Casa del Topo è evidente dall'inizio alla fine del film mentre la pellicola è prodotta dal Pearl Studio, una branca ora indipendente della Dreamworks, e questa doppia anima fa di Over the Moon un cartone "classico" nel senso più occidentale del termine, nonostante peschi a piene mani nel folklore cinese, ma proprio per questo, se vi piacciono i cartoni animati, varrebbe la pena fare un mese di prova su Netflix anche solo per godersi questo gioiellino, che al cinema a mio avviso avrebbe fatto faville. 


Di John Cho (voce originale del padre), Sandra Oh (Mrs. Zhong) e Ken Jeong (Gobi) ho già parlato ai rispettivi link.

Glen Keane è il co-regista della pellicola. Americano, soprattutto animatore, ha diretto il corto Dear Basketball, che gli è valso l'Oscar. Anche produttore, sceneggiatore e doppiatore, ha 66 anni.

John Kahrs è il co-regista della pellicola. Americano, soprattutto animatore, ha diretto il corto Paperman, che gli è valso l'Oscar. Anche sceneggiatore e doppiatore, ha 53 anni.


Se Over the Moon vi fosse piaciuto recuperate Coco, Onward e La canzone del mare. ENJOY!



 

venerdì 6 aprile 2018

Killing Hasselhoff (2017)

Non rammento come ma qualche tempo fa sono venuta a conoscenza di una roba chiamata Killing Hasselhoff, film diretto dal regista Darren Grant. Potevo lasciarmelo sfuggire?


Trama: sommerso di debiti e pressato da un pericoloso strozzino, Chris ha davanti un'unica soluzione: uccidere David Hasselhoff ed incassare così la taglia della celebrity death pool messa in piedi con gli amici!



Siccome davanti ad un film come Killing Hasselhoff non si può parlare di regia, fotografia, interpreti e quant'altro, sarò molto breve. Il film di Darren Grant vince facile già dal titolo, anche perché normalmente non mi sarei nemmeno avvicinata ad una commedia co-prodotta dai WWE Studios ed interpretata dal Mr. Chow di Una notte da leoni, e continua a vincere (almeno per quel che riguarda lo spettatore medio americano) affiancando alla star del titolo una serie di celebrità più o meno note pronte a sputtanarsi in perfetto stile Sharknado, giusto con un goccio di perizia tecnica in più. La comicità è quella Crassa e bassa di un film dei Vanzina, quell'umorismo al limite del cattivo gusto a base di tette, killer gay e neri che rientrano in ogni stereotipo del genere, battute sui messicani, sui nani, sui ciccioni e chi più ne ha più ne metta ma, maledetti loro, funziona perché Killing Hasselhoff è brevissimo ed incalzante e non da tempo allo spettatore di vergognarsi per l'abbondanza di risate ignoranti. Mr. Chow sarebbe da prendere a schiaffi dal mattino alla sera (e, sinceramente, mi repelle anche un po') ma qualche genio del casting ha deciso di infilare nell'operazione anche un esilarante Rhys Darby che da il meglio di sé, assieme al comico Colton Dunn, nell'indispensabile gag reel dei titoli di coda. Ammettiamolo, di solito le gag finali sono un riempitivo ma nel caso di Killing Hasselhoff è proprio grazie ad esse che si riesce a comprendere l'abisso dell'incapacità attoriale di The Hoff, incalzato dalla parlantina di Dunn e da battute palesemente improvvisate, al punto che il nostro può solo balbettare sconsolato delle risposte smozzicate con l'occhio azzurro pallato del cervo teutonico abbagliato dai fari. Ma anche così, come si fa a voler male a Boozy David, a un uomo che è riuscito a ricoprirsi di ridicolo e a sfruttare la cosa per diventare un'icona trash pop, a un attore che accetta di prendersi in giro sfoggiando un imbarazzante speedo coi colori della bandiera tedesca e concludere il film ballando e cantando tirandosela da piacione? Non si può, IO non posso essere obiettiva e per questo eleggo testé Killing Hasselhoff "miglior supercazzola dell'anno", pur consapevole che è proprio roba simile che rischia di decretare la morte del Cinema ma anche convinta che sarebbe meglio farsela 'na risata, ché magari domani ce svejamo sotto an cipresso. Mica come David Hasselhoff, eterno ed immutabile!


Di Ken Jeong (Chris Kim), David Hasselhoff (The Hoff), Jon Lovitz (Barry) e Michael Winslow (se stesso) ho già parlato ai rispettivi link.

Darren Grant è il regista della pellicola. Americano, ha diretto, tra le altre cose, il video di Survivor delle Destiny's Child. Anche produttore, ha 48 anni.


Rhys Darby interpreta Fish. Neozelandese, ha partecipato a film come I Love Radio Rock, What We Do in the Shadows e a serie quali How I Met Your Mother, X-Files e Una serie di sfortunati eventi. Ha 43 anni e un film in uscita, il nuovo Jumanji.


Le guest star che popolano la pellicola sono innumerevoli (Justin Bieber da la voce a K.I.T.T.) e, per una riconosciuta, ne spuntano altre tre o quattro incapaci di attirare la mia attenzione oppure a me totalmente nuove; tra le prime segnalo la Scary Spice Melanie Brown e l'ex bagnina Gena Lee Nolin (che peraltro era anche in Sharknado 4, possibile che sta gente sia talmente alla fame da accozzarsi ad Hassellhoff a prescindere da qualunque minchiata faccia?) mentre tra gli sconosciuti c'è il fratello di Chris Rock, Tony, il comico canadese Howie Mandel (la voce originale di Gizmo), il rapper Kid Cudi (chiii???), il frontman dei Train Pat Monahan e l'ex wrestler iraniano The Iron Sheik. A proposito di wrestler, siccome il film è co-prodotto dai WWE Studios avrebbe dovuto comparire anche Hulk Hogan ma pare che il baffone non sia più sotto contratto per presunte pesanti dichiarazioni a sfondo razziale e che le scene che lo vedevano protagonista siano state eliminate. Hai capito Baffo Hogan? Detto questo, se Killing Hasselhoff vi fosse piaciuto recuperate Facciamola finita. ENJOY!

domenica 13 ottobre 2013

Cattivissimo me 2 (2013)

Siccome avevo adorato Cattivissimo me, ieri sono andata a vedere il seguito che attendevo da qualche tempo, Cattivissimo me 2 (Despicable Me 2), dei registi Pierre Coffin e Chris Renaud.


Trama: il supercattivo Gru ha ormai appeso la malvagità al chiodo ed è diventato un padre amorevole nonché produttore di marmellate. Il nostro è costretto a tornare in azione quando la Lega anti malvagi chiede il suo aiuto per scovare un pericoloso criminale entrato in possesso di un arma in grado di distruggere il mondo...


Sebbene non sia innovativo e "despicable" come il primo capitolo, Cattivissimo me 2 è un cartone animato esilarante e delizioso, l'ideale per passare un'ora e mezza di spensieratezza assoluta. Il sequel continua ovviamente il percorso di Gru verso la "redenzione" e una vita normale, giocando, come già accadeva nel primo film, sui traumi infantili del protagonista e aggiungendo la novità del suo essere papà single di tre diavoletti ed ex malvagio impegnato a riconvertire il suo impero del male in qualcosa di buono ma pur sempre sgangherato: d'altronde, se ci si affida a Nefarius e ai Minions il disastro è dietro l'angolo. I personaggi principali, dunque, sono identici a come li avevamo lasciati (sebbene con qualche problemino in più) e sono adorabili come prima; fortunatamente, viene concesso maggiore spazio ai Minions, che diventano i protagonisti delle scene più esilaranti e parte integrante del piano del nuovo malvagio, e alla dolcissima Agnes, la più piccola delle tre pesti, che con i suoi occhioni da gattino e la sua tenerezza ruba la scena alle due sorelline, sicuramente meno caratterizzate ahimé. I personaggi nuovi funzionano alla grande, sia la folle e sgamatissima Lucy sia Eduardo alias El Macho che, ovviamente, vince la palma d'oro di personaggio migliore per la sua grandiosa, incommensurabile morte da macho (appunto) di cui non vi rivelo i particolari perché sarebbe un delitto.


Non avendolo visto in 3D posso dire che, dal punto di vista di una sala "normale", la grafica, i colori e il character design sono davvero a livelli eccelsi; altrettanto valida la colonna sonora, che mescola pezzi decisamente "truzzi" e ballabilissimi ad evergreen che accompagnano degnamente le gag più riuscite (vedere i Minions rilassarsi su un'isola deserta sulle note di Bob Marley è tanta roba!) ma le canzoni migliori sono quelle che vedono i Minions esibirsi in improbabili coretti, soprattutto nell'esilarante finale. Incalcolabili, infine, le citazioni, che spaziano da classici della fantascienza o dell'horror come Alien (il polletto!!!) e Terrore dallo spazio profondo a telefilm di culto come Love Boat, mentre su finale state all'occhio e non alzatevi durante i titoli, perché viene preannunciato l'imminente Minions, che dovrebbe uscire nel 2015. In definitiva, la saga dedicata al Cattivissimo Gru si conferma una delle più riuscite degli ultimi tempi, in grado di unire racconto di formazione, tenerezza ed umorismo a palate. L'unica cosa, e qui mi rivolgo ai genitori, NON portate i bimbi in età prescolare a vederlo e, soprattutto, NON lo fate all'ultimo spettacolo maledette carogne (e qui mi rivolgo in particolare ai due incompetenti che hanno trascinato il bimbetto con ciuccio in sala alle 23!!): il pargoletto, infatti, NON si divertirà, per quanto sia buono e silenzioso, povero patatino, vi implorerà di portarlo a casa perché il film "è brutto e noioso" e voi ve la prenderete inutilmente con lui mentre, dietro, la Bolla (o chi per lei) vi maledirà affinché vi tolgano la patria potestà e il bambino venga affidato a genitori più capaci e intelligenti. Cercate di prendere esempio dal papà Gru e divertitevi tutti, invece!


Dei registi Pierre Coffin e Chris Renaud ho già parlato qui. Di Steve Carell (voce originale di Gru mentre quella italiana è di Max Giusti), Kristen Wiig (voce originale di Lucy mentre quella italiana è di un'Arisa stranamente apprezzabile) e Ken Jeong (Floyd) ho già parlato ai rispettivi link.

Javier Bardem avrebbe dovuto doppiare El Macho (a cui in Italia presta la voce il bravo Neri Marcoré) ma ha lasciato il posto ad Al Pacino che, dopo aver registrato alcuni dialoghi, ha abbandonato la produzione a causa di "differenze creative". Oh, capita. A parte questo, nell'attesa che esca Minions nel 2015, se Cattivissimo me 2 vi fosse piaciuto recuperate Cattivissimo me e Shrek. ENJOY!


venerdì 7 giugno 2013

Una notte da leoni 3 (2013)

Anche questa è finita, ce l'abbiamo fatta. Mercoledì sera, blandita da una scorpacciata di sushi e mezza bottiglia di bianco, sono andata vedere Una notte da leoni 3 (The Hangover Part III), ultimo capitolo della saga diretta da Todd Phillips.


Trama: dopo la morte del padre, Alan è più fuori controllo che mai. Gli amici decidono di portarlo in una clinica, ma sulla strada Doug viene rapito da un criminale che vuole solo una cosa: mettere le mani su Mr. Chow e sul malloppo rubato dal cinese poco dopo il primo soggiorno del "Branco" a Las Vegas...


Permettetemi di cominciare la recensione con un consiglio, nel caso non aveste voglia di leggerla tutta: NON rimanete durante i titoli di coda o chiederete al buon Dio di estirparvi i bulbi oculari e lobotomizzarvi per non dover più ricordare un'immagine aberrante come quella che ho avuto la sventura di vedere. Dico solo "che schifo!!!" e vado avanti. Stranamente, Una notte da leoni 3 non mi ha disgustata come avrei creduto. Su una scala tra il "mi ha fatto ridere" del primo capitolo e "ma dovrebbe farmi ridere?" del secondo, questo si colloca esattamente nel mezzo. Le scene più esilaranti, OVVIAMENTE, sono tutte quelle mostrate nel trailer, con un paio di aggiunte che ai piccoli spettatori "casuali" era meglio effettivamente non mostrare; a questo tris di sequenze, interamente dedicate ad Alan, si aggiunge una comicissima violazione di domicilio guidata da Mr. Chow, che ho particolarmente apprezzato perché, forse per una sinapsi che ogni tanto salta, ad ogni apparizione dello sboccato cinese perdo ogni freno inibitore e rido come un'idiota. Basta solo che mugoli il suo "fangooolo" con quella moscissima vocetta che gli hanno appioppato in Italia e non capisco più nulla. D'altronde, ho riso, letteralmente, tre ore buone alla vista di Spongebob che si fracassava le chiappe, quindi dentro di me ci dev'essere un piccolo Vanzina pronto ad emergere quando meno me lo aspetto.


Mr. Chow quindi, e per fortuna, assurge a ruolo di co-protagonista, non semplice comprimario, e viene contrapposto ad Alan, una sorta di caos maligno contro caos benigno, due schegge impazzite in grado di creare casini a non finire, un binomio che porterà all'ovvio percorso di redenzione del ciccione barbuto. Che, per inciso, se nel primo film era divertente e nel secondo lasciava senza parole (in senso negativo) per la sua idiozia, in questo terzo capitolo sarebbe da prendere a martellate nelle gengive, costantemente. Anzi, non avete idea di quanto vorrei vedere Galifianakis nei panni di un Alan finito casualmente in un horror di Spasojevich, Eli Roth o Tom Six. Uuuuh, che goduria. A parte questo, gli sceneggiatori mettono appunto in scena questo scontro tra titani e riescono, in qualche modo, a collegarsi dignitosamente a tutti i film precedenti, mettendo su anche una trama interessante e per fortuna lontana dall'"oggesù abbiamo perso Doug/Teddy e non ricordiamo una mazza di quello che è successo" dei primi due capitoli, riuscendo ad imbroccare persino un paio di sequenze visivamente interessanti come il volo di Chow su Las Vegas, l'evasione del muso giallo (spudorato ma simpatico omaggio a Le ali della libertà) e l'assalto alla suite del Ceasar Palace. Anche l'uso di una colonna sonora pregevolissima, il simpatico ritorno di un paio di vecchi personaggi e l'introduzione della grezzissima Cassie concorrono a rendere l'operazione più gradevole e a far quasi dimenticare che il patetico gangster ciccione è il povero John Goodman in probabile crisi finanziaria. Infine, Bradley Cooper (relegato assieme a Ed Helms a mero ruolo di spalla) è sempre incredibilmente fico e tutto questo mi porta ad assegnare la sufficienza ad un film su cui non avrei puntato un euro. O forse il mio giudizio è condizionato dall'alcool, chissà. Per redimermi, concluderò con una finissima citazione: "Chow, hai rotto il cazzo". Sipario.


Del regista e co-sceneggiatore Todd Phillips ho già parlato qui. Bradley Cooper (Phil), Ed Helms (Stu), Zach Galifianakis (Alan), Justin Bartha (Doug), John Goodman (Marshall), Jeffrey Tambor (Sid), Heather Graham (Jade), Sasha Barrese (Tracy) e Jamie Chung (Lauren) li trovate invece ai rispettivi link.

Ken Jeong (vero nome Kendrick Kang-Joh Jeong) interpreta Mr. Chow. Americano, ha partecipato a film come Una notte da leoni, Una notte da leoni 2, Mordimi, Transformers 3, I Muppet e a serie come Two and a Half Men; ha lavorato anche come doppiatore per episodi di American Dad! e per il film Cattivissimo me. Anche sceneggiatore e produttore, ha 44 anni e quattro film in uscita tra cui Cattivissimo me 2.


Melissa McCarthy interpreta Cassie. Americana, cugina della ben più conosciuta Jenny McCarthy, ha partecipato a film come Charlie’s Angels, Le amiche della sposa, Io sono tu e alle serie The Jenny McCarthy Show e Una mamma per amica, inoltre ha doppiato alcuni episodi di Kim Possible. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 43 anni e quattro film in uscita.


Per il ruolo di Marshall si era persino pensato a Sean Penn e Robert Downey Jr. ma, se Dio vuole, i due sono stati risparmiati dall’ignominia. E  dopo aver brindato allo scampato pericolo, se Una notte da leoni 3 vi fosse piaciuto recuperate i primi due capitoli della saga. ENJOY!!

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