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martedì 22 novembre 2022

Hocus Pocus (1993)

In occasione dell'uscita del secondo capitolo ho deciso di riguardare Hocus Pocus, diretto nel 1993 dal regista Kenny Ortega.


Trama: le tre sorelle Sanderson, streghe in cerca dell'eterna giovinezza, vengono impiccate nella Salem di fine '600 ed incautamente fatte risorgere in epoca moderna da Max e i suoi amici...


Non riguardavo Hocus Pocus da anni, nonostante ne conservassi un ricordo molto gradevole, e la visione a 41 anni non è stata funesta come avrei temuto. Certo, nel tempo sono arrivata ad associare il nome di Kenny Ortega a roba invereconda, ma fortunatamente all'epoca il regista non era stato ancora fagocitato dai musicarelli trash Disney e, grazie anche alla mano felice di sceneggiatori come Mick Garris, il quale qualcosina di horror ne ha sempre capito, Hocus Pocus era una bella visione già all'epoca ed è riuscito a resistere alle insidie del tempo. La trama, per chi non la conoscesse, incorpora elementi horror, come streghe che mangiano i bambini e fanno patti con Satana, zombi e maledizioni, a caratteristiche che rendono il film adatto a tutta la famiglia e molto meno spaventoso di uno Scuola di mostri, per intenderci, ma anche di Chi ha paura delle streghe, in quanto Hocus Pocus è dotato di un umorismo molto più marcato non solo a livello di dialoghi e situazioni ma anche per quanto riguarda la personalità delle tre sorelle Sanderson. Queste ultime sono la vera ragione per cui il film è diventato, col tempo, un cult, in quanto ognuna di loro è dotata di una personalità scoppiettante e ben definita che le rende divertenti e simpatiche anche quando il "gioco" dello sfasamento temporale, con tutto quello che ne consegue, si è esaurito (anche perché, ammettiamolo, il protagonista non è granché carismatico - lo surclassa spesso e volentieri la simpatica sorellina - e lo stesso vale per il suo love interest).


Bette Midler, Sarah Jessica Parker e Kathy Najimy sono le vere mattatrici del film, soprattutto le prime due. La "divina" Midler, neanche a dirlo, ha una presenza scenica preponderante che rende impossibile prendere sottogamba la sua Winifred anche nei momenti più divertenti (per non parlare di quel numero musicale che strappa ancora oggi applausi a scena aperta) e, tra tutte, è la sorella strega che può mettere addosso qualche brivido, soprattutto sul finale, e Sarah Jessica Parker, ancora libera dal fardello di Sex and the City, è una strega bellissima e sensuale, ma anche completamente svampita, uno spirito libero che non avrebbe sfigurato nel Coven dell'omonimo American Horror Story, perfetta nella sua commistione di elementi trash e sexy. La Najimy ha un personaggio tutto faccette che non ho mai sopportato granché ma, per fortuna, ci sono altri protagonisti "sovrannaturali" adorabili, come il Billy Butcherson di Doug Jones, zombi burtoniano di infinita dolcezza, e il micio Binx, il mio preferito dal 1993. A proposito di quest'ultimo, c'è da dire che neppure gli effetti speciali di Hocus Pocus sono invecchiati male, e il mix di gatti veri e animatronic risulta ancora oggi abbastanza naturale, così come sono ancora molto belli i costumi delle streghe e le varie scenografie utilizzate per il loro covo, mentre il film perde un po' a livello di regia, a tratti televisiva, e purtroppo manca anche di quella cattiveria che avrebbe potuto renderlo più graffiante e memorabile, se solo i realizzatori avessero puntato maggiormente sull'elemento horror invece di ammorbidirlo con racconti di formazione di fratelli che imparano ad amare le sorelline. Ma per carità, non starò io a sputare nel piatto in cui ho mangiato per anni, né ad impedirvi di riguardare Hocus Pocus, magari in compagnia di figli o nipoti che di sicuro si divertiranno tantissimo!
 

Del regista Kenny Ortega ho già parlato QUI. Bette Midler (Winifred), Sarah Jessica Parker (Sarah), Kathy Najimy (Mary), Thora Birch (Dani), Vinessa Shaw (Allison) e Doug Jones (Billy Butcherson) li trovate invece ai rispettivi link. 


Il ruolo di Max era stato offerto a Leonardo DiCaprio, che ha rinunciato per girare Buon compleanno Mr. Grape, mentre Rosie O' Donnel ha rifiutato quello di Mary. Se Hocus Pocus vi fosse piaciuto recuperate il seguito, di cui parlerò a breve, e aggiungete Chi ha paura delle streghe?, La famiglia Addams, La famiglia Addams 2, Casper, Beetlejuice e The Nightmare Before Christmas. ENJOY!

domenica 8 novembre 2020

Kindred Spirits (2019)

Da che mondo è mondo, quando esce un film di Lucky McKee il Bollalmanacco ci si butta a pesce e ovviamente è successo anche con Kindred Spirits, da lui diretto nel 2019.

Trama: quando Sadie, zia rimasta lontana dalla famiglia per anni, torna a casa, la giovane Nicole è al settimo cielo ma qualcosa comincia ad incrinare la già imperfetta tranquillità familiare...

Mai mi sarei aspettata, guardando Kindred Spirits, che mi sarei trovata davanti una di quelle cose anni '90 alla La mia peggiore amica, eppure è questa la sensazione provata alla fine del film, opera senza infamia né lode salvata giusto da alcune felici intuizioni registiche e dalla brava Sasha Frolova nei panni della protagonista Nicole. La storia, infatti, scritta da quel Chris Sivertson che già aveva collaborato con McKee nel pregevole All Cheerleaders Die, è quanto di più prevedibile ci sia in ambito thriller e racconta le peripezie sempre più angoscianti di Nicole, adolescente "problematica" che vive sola con la madre, donna in carriera in perenne contrasto con la figlia. Un giorno, in famiglia torna la giovanissima zia Sadie, che Nicole venera in quanto, da bambina, le avrebbe impedito di finire sotto una macchina salvandole la vita; l'arrivo della zia coincide con un iniziale momento felice fatto di uscite divertenti, condivisioni, shopping e feste, almeno finché Sadie non comincia a manifestare evidenti turbe psichiche che sconfinano in una regressione infantile combinata a una forte invidia nei confronti di Nicole. Da qui, il film comincia a scriversi da solo, con Sadie determinata a rovinare la vita di Nicole e metterla contro chiunque (madre, migliore amica, fidanzato) per riuscire a levarsela dalle balle e rimanere sola con la sorella, bisogna solo vedere quali mezzi utilizzerà per farlo ma vi dico subito che la follia di Sadie raggiungerà picchi gore solo a venti minuti dalla fine.

McKee stavolta pare volersi limitare a portare a casa la pagnotta, citando Psyco in alcune sequenze, soprattutto quella finale, creandone altre che hanno un po' il sapore di una favola dark (merito non solo dell'ambientazione boschiva che circonda la casa di Chloe e Nicole ma anche di alcuni flashback all'interno dei quali sono i costumi a farla da padrone) e realizzando una scioccante scena di autolesionismo ripresa dal punto di vista dell'oggetto contundente, per il resto utilizza anche troppi ralenti e non riesce a creare un'atmosfera sufficientemente angosciante. Le attrici sarebbero anche brave, benché sia scioccante vedere Thora Birch in versione MILFona quando io ancora ho vivido il ricordo di American Beauty e di un ruolo che l'avrebbe vista perfetta nei panni di Nicole, ma onestamente non ho granché sopportato Caitlin Stasey, perfetta quando si tratta di esprimere il lato oscuro di Sadie e imbarazzante nel corso delle frequenti regressioni a bambinetta piangente che vuole la "mamma". Sarà che da McKee mi aspetto sempre qualcosa di originale e sconvolgente, capace di fare accapponare la pelle o come minimo rimuginare per giorni, ma Kindred Spirits mi ha lasciata abbastanza indifferente e penso si sia capito bene dal post. Provaci ancora, Lucky

Del regista Lucky McKee ho già parlato QUI. Thora Birch (Chloe) e Macon Blair (Alex) li trovate invece ai rispettivi link.

Caitlin Stasey interpreta Sadie. Australiana, ha partecipato a film come All Cheerleaders Die e Fear, Inc.. Ha 30 anni e un film in uscita. 



domenica 18 novembre 2012

American Beauty (1999)

Oggi mi accingerò a recensire un capolavoro. Con questo pensiero fisso in mente, che mi rende parecchio nervosa, vi chiedo di essere indulgenti, perché per recensire un capolavoro servirebbe un critico cinematografico della Madonna, non una "non - competente amante della settima arte". Cercherò però di compensare la non - competenza con l'amore, perché American Beauty, diretto nel 1999 da Sam Mendes, è stato forse il mio ultimo, vero colpo di fulmine cinefilo. E non me ne voglia Quentin.


Trama: Lester Burnham, un quarantenne costretto a un'esistenza che non gli da più alcuna soddisfazione, decide di cambiare radicalmente la sua vita quando si infatua di Angela, la bionda amica della figlia teenager...


Nel gennaio del 2000, grazie all'ormai proverbiale ritardo della mia migliore amica, siamo entrate in sala a vedere American Beauty a film già iniziato. Pochi minuti persi, nulla di trascendentale, ma sufficienti per cambiare radicalmente la prospettiva di visione e farci arrivare impreparate allo scioccante finale, che lo sceneggiatore Alan Ball, ricorrendo ad un escamotage già utilizzato 50 anni prima in un altro capolavoro cinematografico, aveva anticipato attraverso la voce narrante di Lester già in quei primi minuti. A differenza quindi del, credo, 98% degli spettatori che dal '99 hanno visto American Beauty, io ho avuto l'occasione di guardare due film diversi e di reinnamorami una seconda volta. Sì perché per quanto sicuramente costruito a tavolino, furbo, colmo di immagini talmente emblematiche da aver fatto scuola e da esser diventate persino parodia, American Beauty rimane uno dei miei film preferiti in assoluto, uno dei pochi in grado di divertirmi, sconvolgermi, commuovermi e anche farmi riflettere sulla mia vita e quella di chi mi circonda. Seguendo il consiglio del poster originale, "... look closer", ovvero guarda da vicino, andiamo a scoprire cosa nasconde davvero questa bellezza americana.


Guardando il film, come spettatori siamo influenzati dal punto di vista di Lester, protagonista e narratore. Un uomo fondamentalmente egoista e in piena crisi di mezza età, insoddisfatto della vita, del lavoro, della famiglia, colto da un'incredibile nostalgia per un passato che, da una distanza di sicurezza, gli sembra essere stato tutto rose e fiori. Superficialmente, vediamo solo quel che vede lui: una figlia adolescente che lo considera un perfetto idiota e una moglie che mette al primo posto l'apparenza, un'arida e fredda donna in carriera la cui unica preoccupazione è curare le sue splendide rose. Non è un caso quindi se in sensi ormai sopiti di Lester, novello Humbert Humbert, si risvegliano in un tripudio di petali di rose rosse con l'apparizione di Angela, perché nella disperazione dell'uomo la ragazzina arriva ad incarnare tutto quello che la moglie e la vita non possono più dargli, una promessa di "verità", innocenza, libertà, sesso e giovinezza. Tuttavia, per quanto possa starci simpatico Lester, per quanto indubbiamente, fino alla fine, tiferemo per lui, non possiamo chiudere gli occhi davanti a tutto ciò che si nasconde sotto la finta bellezza americana: Carolyn non è incarna la perfezione che vorrebbe mostrare agli altri, è vero, ma non è neppure una strega cattiva, piuttosto è una donna che si è sentita schiacciare dal peso di una responsabilità che probabilmente il marito ha rifiutato di assumersi da tempo, fino ad arrivare a provare solo disprezzo per lui; Jane e Angela sono due ragazzine insicure, ognuna a modo suo, e la seconda fa ancora più pena perché schiava della sua bellezza esteriore e di quello che gli uomini si aspettano da lei. Di Lester, quindi, non possiamo fidarci perché anche il suo punto di vista è condizionato da convinzioni e sterotipi. Ecco quindi che arriva in nostro soccorso il giovane Ricky, bollato come strano, drogato, maniaco e pazzo proprio perché impossibile da collocare all'interno di questo quadro di apparente perfezione americana.


L'occhio di Ricky è l'occhio del regista e dello sceneggiatore, è il ragazzo in grado di trovare la bellezza e la poesia nella danza di una borsa di plastica cullata dal vento, nell'occhio di chi muore, nel fisico sgraziato di una ragazzina insicura. E' l'unico personaggio in grado di superare lo schermo della bellezza americana, di capire il marciume che si nasconde sotto di essa, di affrontare la società che lo circonda e sfruttarne i meccanismi per non farsi schiacciare e prosperare, ed è in grado di farlo perché il padre è la quintessenza della stupidità USA, un ex marine maniaco della disciplina, omofobo, represso e di conseguenza violento, affiancato da una moglie perfetta perché malata e consapevole solo del proprio ruolo di casalinga. Sono le parole disincantate e sincere di Ricky a scuotere la vita di Lester, Angela e Jane ma solo quest'ultima trova in esse la forza di migliorarsi (notate come, a inizio film, il viso della ragazza è molto truccato mentre verso la fine diventa acqua e sapone, mentre Angela segue un percorso inverso), mentre Lester le travisa, usandole per nascondersi da un'esistenza odiosa e tornare ragazzino fino a giungere all'inevitabile, tragico e commovente finale, in cui riuscirà finalmente a capirne il senso reale. La sequenza e le parole che chiudono il film sono un incredibile, toccante alternarsi di emozioni fin troppo condivisibili, come speranza, gioia, nostalgia, rimpianto e amore, talmente universali da risultare efficaci sia che si guardi il film a 18 anni sia a 31.


A rendere ancora più valida la perfetta sceneggiatura di American Beauty, giustamente premiata con l'Oscar, concorrono una regia classica e al contempo innovativa (saranno anche diventate di maniera, ma quella pioggia di rose, il ralenti del tocco di Angela, la porta color rosso sangue sotto la pioggia notturna, il sacchetto che danza nel vento sono immagini che mi mettono i brividi ogni volta), una colonna sonora delicata e in grado di rendere indimenticabile ogni sequenza del film e, soprattutto, degli attori a dir poco in stato di grazia. Kevin Spacey è immenso, riesce ad essere contemporaneamente sfigato, leppego, affascinante e simpatico, un medioman dallo sguardo magnetico, uno spirito ribelle sconfitto dalla vita; Annette Bening, con le sue mise da donna in carriera e la pettinatura sempre impeccabile, incarna alla perfezione la fragilità e le nevrosi del personaggio, pronto ad esplodere senza preavviso in un pianto a dirotto o in un terribile, sconfortante grido di sconfitta e umiliazione; Chris Cooper è in grado di rendere umano e commovente il personaggio più odioso e stereotipato dell'intera pellicola, gli bastano un gesto trattenuto e uno sguardo per diventare indimenticabile; infine, Thora Birch, Mena Suvari e Wes Bentley (tre attori che all'epoca pensavamo destinati - erroneamente - a grandissime cose e chissà quale memorabile carriera da tanto le loro performance sono perfette) interpretano, ognuno a modo loro, tre adolescenti assolutamente credibili, tanto che ad ognuno di loro avremmo potuto dare o il nostro nome o quello di qualcuno che conoscevamo.


Ok, mi sono resa conto di aver scritto davvero troppo e molto probabilmente anche a sproposito, ma quando un film mi prende troppo non mi fermo più. Scorrendo i commenti del post dove avevo già brevemente accennato l'argomento American Beauty, mi sono accorta che dove io ho visto un capolavoro, alcune persone hanno visto un film tra i più sopravvalutati. Torno quindi a chiedervi indulgenza e anche, se non l'avete mai guardata, di dare una chance a questa splendida pellicola, in grado di comunicare veramente molto sotto la patina di "glamour" che ha acquisito nel corso degli anni. D'altronde, non bisogna mai fermarsi all'apparenza ma si deve guardare sempre da vicino. Fatelo, non ve ne pentirete.


Di Kevin Spacey (Lester Burnham, ruolo che gli ha fruttato l'Oscar come miglior attore protagonista e per il quale si era pensato anche a Jeff Daniels, Tom Hanks e Chevy Chase), Thora Birch (Jane Burnham), Wes Bentley (Ricky Fitts, ruolo per cui si era presentato al provino anche Jake Gyllenhaal), Chris Cooper (Colonnello Frank Fitts) ed Allison Janney (Barbara Fitts) ho già parlato ai rispettivi link.

Sam Mendes (vero nome Samuel Alexander Mendes) è il regista premio Oscar della pellicola. Inglese, ha diretto film come Era mio padre, Jarhead, Revolutionary Road e il recentissimo Skyfall. Anche produttore, ha 47 anni.


Annette Bening interpreta Carolyn Burnham, ruolo che le è valso la nomination all'Oscar come miglior attrice non protagonista. Americana, sposata con l'attore Warren Beatty, la ricordo per film come A proposito di Henry, Il presidente - Una storia d'amore, Bugsy, Mars Attacks!, Attacco al potere e In Dreams, inoltre ha partecipato a un episodio di Miami Vice. Ha anni e tre film in uscita.


Mena Suvari interpreta Angela. Americana, la ricordo per film come Carrie 2, American Pie, American School, American Pie 2, D'Artagnan, Day of the Dead e American Pie: Ancora insieme, inoltre ha partecipato alle serie E.R. - Medici in prima linea, Six Feet Under e American Horror Story. Ha 33 anni e un film in uscita.


E ora, qualche curiosità. Oltre ai già citati Oscar per la miglior sceneggiatura, la miglior regia (e pensare che Terry Gilliam ha rifiutato di dirigere il film) e il miglior attore protagonista, nel 2000 American Beauty si è portato a casa anche quelli per il miglior film e la miglior fotografia, mentre la Bening è stata battuta da Hilary Swank per la sua interpretazione in Boys Don't Cry. A proposito di fanciulle, Jessica Biel avrebbe dovuto interpretare Jane ma, grazie da Dio, era impegnata sul set di Settimo cielo e ha dovuto rinunciare, mentre per il ruolo di Angela erano state contattate Kirsten Dunst, Sarah Michelle Gellar Brittany Murphy e Katie Holmes, che hanno rifiutato, mentre l'unica povera sfigata che si è buttata nel provino, Tiffani Amber Thiessen (ma dai, quella di Bayside School!! XD), è stata scartata. Parlando di cose scartate, e NON ANDATE AVANTI SE NON VOLETE SPOILER, una delle versioni iniziali dello script prevedeva che Jane e Ricky venissero accusati da Angela e processati per l'omicidio di Lester a causa del video (fornito alle autorità proprio dal vero assassino, il padre di Ricky) nel quale lei chiede al ragazzo di uccidere suo padre per 3000 dollari, ripresa che si interrompe un attimo prima che lei dichiari di scherzare; in altre versioni, invece, si parla dell'amante gay del colonnello Fitts in Vietnam, della moglie che nasconde i vestiti sporchi di sangue del marito dopo l'omicidio di Lester, di quest'ultimo che arriva davvero a fare sesso con Angela invece di fermarsi, di Carolyn che sposa Buddy Cane e di Angela che raggiunge il successo come modella e attrice. FINE SPOILER.
Del film esiste una sorta di remake ungherese del 2003 dal titolo Hungarian Beauty (Magyar Szépség) e questo potrebbe essere il trailer, ma non conoscendo l'ungherese non posso esserne certa. Siccome però la qualità mi sembra a dir poco orrenda, se American Beauty vi fosse piaciuto non vi consiglierei di cercare questo dubbio remake, bensì titoli come Tempesta di ghiaccio e La guerra dei Roses. ENJOY!





giovedì 3 maggio 2012

The Hole (2001)

In questi giorni ho rivisto dopo qualche anno il pregevole thriller The Hole, diretto nel 2001 dal regista Nick Hamm.


Trama: con un urlo straziante la liceale Liz, ferita, sporca e insanguinata, si accascia nei corridoi della scuola. Attraverso le sue sedute con una psichiatra, veniamo a scoprire che la ragazza ha passato giorni chiusa in un bunker sotterraneo, bloccata lì quasi senza cibo né acqua assieme ad altri tre coetanei per colpa del suo migliore amico, Martin. Ma è andata davvero così…?


Avevo visto The Hole nei primi anni del liceo e lo avevo trovato inquietante e particolarissimo, con un finale geniale nella sua cinica cattiveria. Rivedendolo ora a distanza di anni non posso fare a meno di riconfermare la bontà della pellicola, nonostante le scelte che mettono in moto l’intera vicenda siano quantomeno risibili e anche un po’ ridicole. Sono pensieri da ragazzini emo, ragionamenti insopportabili che farebbero venire voglia di uccidere i ricchi, vani e viziati protagonisti, al servizio di un thriller che, invece, funziona bene perché ricalca lo storico schema di Rashomon: una vicenda (possibilmente tragica) già avvenuta che viene raccontata attraverso vari punti di vista, partendo dal più innocente e fasullo per arrivare a quello più crudo ma anche realistico.


Con un film simile, capirete che non posso stare tanto a ragionare sulla trama, o rovinerei la sorpresa a chi non lo avesse ancora visto, quindi mi concentrerò su aspetti un po’ più tecnici. Il regista confeziona una pellicola assai accattivante in quanto ad impatto visivo; senza concedere troppo al gusto “videoclipparo” dell’epoca utilizza un montaggio molto equilibrato, che alterna tipiche e anonime sequenze thriller con interrogatori e confronti tra sbirri a crudi, oscuri e rapidi flashback ambientati nel bunker, che diventano sempre più lunghi ed approfonditi mano a mano che la vicenda si dipana e la verità viene a galla. Personalmente, adoro la sequenza iniziale, dove una sconvolta Thora Birch corre zoppicando nel fitto del bosco, come fosse inseguita, e arriva infine nei corridoi della scuola, dove più che una ragazza braccata sembrerebbe un inquietante spirito, chiara presa di posizione iniziale per quanto riguarda l’ambiguità che sarà fulcro dell’intera pellicola.


E parlando di ambiguità non posso non tessere le lodi, appunto, di Thora Birch, protagonista assoluta di The Hole. Mentre tutti gli altri personaggi hanno lo stesso carisma delle vittime sacrificali dei tipici film horror (bellocci, insipidi e stupidi, anche la futura star Keira Knightley), nonostante dimostrino di essere dei bravi attori, la Birch riesce ad essere contemporaneamente innocente vittima e stronza priva di scrupoli, con quegli occhi azzurrissimi che lasciano trasparire solo quello che vuole. Grazie a questo, sia la sua versione della storia che quella di Martin risultano assolutamente credibili, e ciò consente allo spettatore di rimanere con il fiato sospeso fino alla fine. In due parole, The Hole è un film che consiglio vivamente.


Di Keira Knightley, che interpreta Frankie, ho già parlato qui, mentre Embeth Davidtz, ovvero la Dottoressa Horwood, la trovate qua.

Nick Hamm è il regista della pellicola. Irlandese, ha girato anche Godsend e Killing Bono. Anche produttore, ha 55 anni.


Thora Birch interpreta Liz. Americana, la ricordo per film come il carinissimo Hocus Pocus, il meraviglioso American Beauty e Ghostworld. Anche produttrice e regista, ha 30 anni e due film in uscita.


Desmond Harrington interpreta Mike. Americano, ha partecipato a film come Giovanna D’Arco e a serie come Taken, Dexter e Gossip Girl. Ha 36 anni e un film in uscita.


Daniel Brocklebank interpreta Martin. Inglese, ha partecipato a film come Shakespeare in Love e The Hours. Ha 33 anni e un film in uscita.


Laurence Fox interpreta Geoff. Inglese, ha partecipato a film come Gosford Park, Elizabeth: The Golden Age ed Edward e Wallis: Il mio regno per una donna. Ha 34 anni.


La versione UK del DVD contiene alcune scene tagliate oppure estese, come quella all’obitorio, e un finale alternativo che mostra alcuni personaggi un anno dopo le vicende narrate. Inoltre, anche dell’inizio ci sono due versioni; una, assai simile a quella mantenuta, riprende le scene da una diversa angolazione, mentre l’altra mostra Liz sola in ospedale, perseguitata da flashback del periodo trascorso nel bunker. Se vi piacciono i thriller/horror che svelano l’inaspettata verità a poco a poco, vi consiglierei di guardare il bellissimo Two Sisters e anche il meno bello Le verità nascoste. ENJOY!

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