di Cristina Taliento
Conosco Qualunque da quando son nata
o fors' anche dal giorno prima;
lo calpesto con la mia Converse slacciata
e non faccio commenti sul clima.
Con il vostro permesso ho osservato
le andature diverse dei passanti
e, lo devo dire, ho notato
un certo stile da viandanti.
Loro vanno lenti e perdono il fiato
con le mani in tasca, ansimanti;
come se avessero posto nel fato
i loro destini briganti.
Conosco Qualunque da quando son nata
o fors'anche dal giorno prima;
lo calpesto con la mia Converse slacciata
e non faccio commenti sul clima.
Seduta a due metri dai binari
c'è una ragazza che si guarda scomparire
ed i suoi occhi, dietro i capelli chiari,
si chiedono se sia giusto morire.
Dolce Giulia, adesso impari
quant'è duro la sera soffrire
e nelle pagine dei tuoi diari
vedere la morte e la vita sfuggire.
Conosco Qualunque da quando son nata
o fors'anche dal giorno prima
lo calpesto con la mia Converse slacciata
e non faccio commenti sul clima.
Il Signor Giustappunto alle sette va alla porta
o dal suo letto tre metri per uno;
e si chiede se la sua fortuna l'abbia estorta
dalla fragile volontà di qualcuno.
Poi si risponde che alla fine non importa
su questa terra di nessuno
dove tutti hanno la coscienza corta
senza farsi scrupolo alcuno.
Conosco Qualunque da quando son nata
o fors'anche dal giorno prima
lo calpesto con la mia Converse slacciata
e non faccio commenti sul clima.
Quello che viene è solo un ragazzino
che gioca da solo sul tramonto
e la sua ombra sembra un piccolo pino
che si piega alla solitudine dell'affronto;
L'animuccia trasparente d'oro fino
piange lacrime senza tenere il conto
e chissà a cosa pensa quel bambino
se ad un incubo o ad un racconto.
Conosco Qualunque da diciassette anni
o forse non lo conosco affatto
perché le convinzioni sono inganni
che fanno svanir completament' il fatto.
Scrivere fu il suo unico modo di allenare il metacarpo e tutte quelle falangi
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15/07/10
La Ballata del paese Qualunque
12/06/10
Ballata di una ragazza mai esistita
di Cristina Taliento
Sirene, sudore, alcool e zanzare, notte d'inizio estate senza luna.
Stavo dormendo, fanciulla di mille lune fa,
Quando ho sognato la tua storia. Tremavo
E ricordo che ho pianto quando è finita.
La tua storia sembrava non avere protagonisti,
Perchè tu eri sempre all'angolo della tua vita,
Distesa a pensare sotto il tiglio verde,
Con gli occhi incantati tra le foglie e il cielo.
Quando un fiore ti è caduto sul cappello di perle
Ti sei girata e lui era lì,
Raggio che penetra nel bosco e trafigge le grida della tramontana.
Stupore, paura e odore di rum bollente mischiato all'oceano dei tuoi sogni.
Ma che hai fatto, fanciulla?
Perchè non sei scappata, ragazza, tra le lacrime e la seta del tuo vestito nuovo?
Lui ti ha baciata e tu hai aperto gli occhi spaventata,
prima di sparire nell'aria come la polvere di farfalla.
Dimmi a cosa pensavi nell'istante in cui i tuoi vestiti sono caduti sull'erba,
vuoti, senza la tua dolce consistenza.
Non ti fermare per la lacrima che scende muta sulla mia guancia,
Continua a parlarmi di quel bacio che ti sbriciolò l'anima.
Note di filo spinato ti graffiarono la pelle
il battito d'ali di una capinera
e tu eri vento. Mai più come prima.
Vita o morte, cos'eri diventata dopo quel bacio stregato?
Il tuo profumo veniva trasportato dagli stormi,
nel canto della comunità che ti cercava.
Entravi nei sogni senza bussare
ed eri nutrimento, dimora, neve e domande.
Né una discorso, nè un applauso al tuo funerale
solo vestiti bianchi come spose
e la voce del padre che chiede ai presenti il perchè.
Ma tu in questo mondo non hai mai saputo nuotare
e non ti sei ribellata a quella curiosa situazione,
Forse è per questo che non sei voluta tornare.
Hai preferito barattare i tuoi cinque sensi per essere il pieno e il vuoto.
Per essere ragione e fuga, paura e desiderio.
Mai vecchiaia, mai materia.
Inizio, mai fine.
Sirene, sudore, alcool e zanzare, notte d'inizio estate senza luna.
Stavo dormendo, fanciulla di mille lune fa,
Quando ho sognato la tua storia. Tremavo
E ricordo che ho pianto quando è finita.
La tua storia sembrava non avere protagonisti,
Perchè tu eri sempre all'angolo della tua vita,
Distesa a pensare sotto il tiglio verde,
Con gli occhi incantati tra le foglie e il cielo.
Quando un fiore ti è caduto sul cappello di perle
Ti sei girata e lui era lì,
Raggio che penetra nel bosco e trafigge le grida della tramontana.
Stupore, paura e odore di rum bollente mischiato all'oceano dei tuoi sogni.
Ma che hai fatto, fanciulla?
Perchè non sei scappata, ragazza, tra le lacrime e la seta del tuo vestito nuovo?
Lui ti ha baciata e tu hai aperto gli occhi spaventata,
prima di sparire nell'aria come la polvere di farfalla.
Dimmi a cosa pensavi nell'istante in cui i tuoi vestiti sono caduti sull'erba,
vuoti, senza la tua dolce consistenza.
Non ti fermare per la lacrima che scende muta sulla mia guancia,
Continua a parlarmi di quel bacio che ti sbriciolò l'anima.
Note di filo spinato ti graffiarono la pelle
il battito d'ali di una capinera
e tu eri vento. Mai più come prima.
Vita o morte, cos'eri diventata dopo quel bacio stregato?
Il tuo profumo veniva trasportato dagli stormi,
nel canto della comunità che ti cercava.
Entravi nei sogni senza bussare
ed eri nutrimento, dimora, neve e domande.
Né una discorso, nè un applauso al tuo funerale
solo vestiti bianchi come spose
e la voce del padre che chiede ai presenti il perchè.
Ma tu in questo mondo non hai mai saputo nuotare
e non ti sei ribellata a quella curiosa situazione,
Forse è per questo che non sei voluta tornare.
Hai preferito barattare i tuoi cinque sensi per essere il pieno e il vuoto.
Per essere ragione e fuga, paura e desiderio.
Mai vecchiaia, mai materia.
Inizio, mai fine.
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