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domenica 1 febbraio 2026

Leggermente 2.0: Lo scarabeo della Signorina Benson


Musica

Questa puntata del Leggermente 2.0 non doveva essere dedicata al libro di cui scriverò.
Ma ho finito di leggerlo poco fa, seduta su una panchina ai Luzzati nel sole invernale di una domenica pomeriggio e sono dovuta fuggire in lacrime non appena ho terminato l'ultima pagina (a dire il vero, piangevo già da un pò).

Lo scarabeo della signorina Benson è esattamente il libro di cui avevo bisogno adesso.
La storia a cui mi aggrapperò spesso, non solo nei prossimi giorni ma, ne sono certa, ci penserò ancora a lungo, forse per sempre.

Un titolo e una copertina che, probabilmente, non mi avrebbero conquistata a prima vista, ma, come sempre, sappiamo a chi dare la colpa quando si parla di libri belli: Cindy, ovviamente.

L'estate scorsa mi ha detto che mi sarebbe piaciuto, io l'ho comprato insieme ad altri due, come scorta per l'inverno; è di questi ultimi che avrei voluto scrivere oggi, ma ero ancora seduta sulla panchina che già pensavo a quando, arrivata a casa, avrei riversato tutto il mio entusiasmo sul Supernote.

Trecentoottanta pagine che scorrono bene, ancora una volta perfette per un film, ma, soprattutto, perfette per chi, superati i quarant'anni, ogni tanto (tutti i giorni) si chiede cosa abbia fatto di buono nella vita, cosa sia davvero l'amicizia, come si misuri la soddisfazione personale, quanto abbia senso continuare a ripetersi che siano le piccole cose a contare davvero.

Le risposte a queste domande si trovano nel libro di Rachel Joyce, una lettura potentissima, capace di parlarmi di solitudine e sorellanza allo stesso tempo, di dolore e gioia, paura e coraggio, realtà e fantasia, celebrando con una storia inventata l'essenza più pura della vita.

Lo so, sto scrivendo sull'onda dell'entusiasmo, me ne rendo conto, ma io che i desideri non solo non ho mai avuto la forza di rincorrerli, probabilmente nemmeno di averli, quando leggo storie come quella di Margery e Enid, somiglio a un neonato che ha appena scoperto di avere le mani.

Poi certo, c'è la natura che con me vince a mani basse, c'è il trauma del lutto familiare, ma ci sono cose che non ricordo di aver incontrato in altri libri e che mi hanno aperto gli occhi senza chiedere il permesso.

Credo che il merito maggiore vada alla scrittura dell'autrice, per me niente di meno che perfetta, con un uso delle parole che oscilla tra il poetico e il tagliente e una trama che si adegua perfettamente al mood, passando dal lento al rocambolesco nel giro di tre righe.

Ho sorriso e mi sono commossa, ho riso di gusto e pianto a singhiozzi e tanto mi basta per pensare che sarà dura, in questo 2026 appena iniziato, leggere di meglio.

"Poi si sedette in veranda a guardare nel buio gli alberi sbiancati dalla luna, così alta e piena da sembrare un ritaglio. La colpì di nuovo la consapevolezza di quanto fosse breve la vita. Tutti quei pesi che la gente si portava dientro con tanta fatica un giorno sarebbero scomparsi, e lo stesso i dolori personali, e non sarebbe rimasto altro che quello: gli alberi, la luna, il buio."

domenica 2 novembre 2025

Leggermente 2.0: Un albero cresce a Brooklyn


Musica

Questo post segna un (gran) ritorno: la voglia di raccontare un po' di quello che leggo.

Gran parte della responsabilità è della mia amica Cinzia con cui, ormai (troppi) anni fa, avevo dato forma a una mini rubrica sul suo blog. Si chiamava, appunto, "Leggermente" e ospitava i miei consigli di lettura accompagnati dalla musica.

Qualche mese fa Cinzia mi ha scritto questo messaggio:

"Comunque dovresti parlare dei libri che leggi! (o almeno parlarne a me ☺)"

E da quel momento si sono susseguite talmente tante coincidenze che, alla fine, ho capitolato volentieri.

Ve ne racconto una: la maggior parte dei libri che ho letto negli ultimi tempi deriva proprio dai consigli di Cinzia, che, ogni mese, condivide le sue letture sul suo profilo Instagram A Casa di Cindy, accompagnandole con brevi ma essenziali recensioni.
Tra i titoli da lei citati c'era anche Un albero cresce a Brooklyn.

Questa estate, alla libreria vicina al paesello, ho acquistato, come da tradizione, una scorta di romanzi per le giornate di ferie. Mentre sceglievo cosa comprare ho notato, su un espositore girevole, il libro visto tra i consigli Cinzia e che mi aveva colpito, come potrete facilmente immaginare, per la parola "albero" nel titolo. Avendo già ordinato altri libri avevo deciso di lasciarlo lì, per la prossima mattinata di shopping letterario.

Se avete seguito le ultime avventure su Ilmareingiardino sapete che ho trascorso le ferie inscatolando la casa dei miei. Beh, indovinate quale libro, nell'edizione tradotta in italiano del 1947, ho trovato tra gli scaffali di mamma, poche ore dopo averne lasciato la copia contemporanea in libreria?

Esatto, proprio lui, Un albero cresce a Brooklyn.

Ovviamente ho accantonato tutti gli altri romanzi acquistati e ho iniziato da questo piccolo libro verde, riparato preventivamente dal mio Cuore con il nastro adesivo colorato e poi portato ovunque, dalla spiaggia al treno, dal treno all'ufficio, dall'ufficio al divano.

Sembra breve, ma non lo è affatto, sono quattrocentoottantaquattro pagine di velina sottile che non finiscono mai. E meno male.

Dentro a Un albero cresce a Brooklyn c'è tutto: ci sono l'America e la povertà, l'indipendenza e la dignità, il coraggio e l'amore, la famiglia e il lavoro, l'amicizia e la tradizione, la paura e l'orgoglio, il dolore e il perdono, il freddo e la fame, la speranza e la gioia, il passato e il futuro, la morte e la vita.

Potrei continuare all'infinito, scrivendo di come vengono raccontati gli italiani immigrati, così, giusto per ricordarcene quando sputiamo il nostro schifo su chi lascia la sua terra per cercare possibilità altrove al grido di "noi partivamo per lavorare!", potrei dire di quante volte, ogni giorno, io ripensi a questo libro, così tante da aver cercato il film a lui ispirato, il cui inglese, però, temo sia troppo difficile per me.

Un albero cresce a Brooklyn è una perfetta serie tv, mi stupisco che nessuno ci abbia ancora pensato, ma, tutto sommato, meglio così, la storia di Francie non merita nessun adattamento, taglio, modifica, sta bene lì dov'è, tra le pagine sottili di un libro che ha più di ottant'anni ed è ancora perfetto per raccontare la vita.

Grazie Betty Smith per questo regalo, a Cinzia per il consiglio e l'incoraggiamento e a mamma, per averlo conservato così a lungo e avermelo fatto trovare al momento giusto.

martedì 13 gennaio 2015

Vi presento "Leggermente"

Premessa
Questo sarà un semplice post di presentazione: breve, essenziale, di servizio per così dire.
[In realtà, lo sappiamo tutti, non ci riuscirò e sarò prolissa come al solito :-D]

Oggi è uscita la mia rubrica, anzi la sua prima puntata, sul blog di Cinzia. Su A casa di Cindy per intenderci.
Tutte le informazioni le potete trovare direttamente lì, sul post fresco fresco, completo di foto e musica scelte da me, perché Cindy le cose le fa bene e ti lascia totale libertà di movimento. Che bellezza. Se penso a quando, in passato, scrivendo per conto di altri, dovevo accettare correzioni alle mie frasi con aggiunte tipo "caleidoscopio di emozioni", mi sento male.
Quindi, come si legge nella presentazione della rubrica, il mio compito sarà quello di parlare di libri, una volta al mese. Quali libri? Quelli che mi hanno colpita o appassionata, quelli che ho appena letto o che mi porto dietro da sempre, quelli che mi sono stati regalati o che ho comprato dopo mesi di ricerche. Sarebbe bellissimo che si riuscisse a scrivere di libri tutti insieme, che mi segnalaste voi qualcosa su cui riflettere, un racconto, un romanzo, una raccolta di poesie. Mi sono appena accorta che tra i commenti al post c'è già un suggerimento e io ne sono così felice che con una mano scrivo e con l'altra mi infilo i calzini per correre in libreria a cercare "Nove storie sull'amore" di Giovanna Zoboli e Ana Ventura (che se leggete la scheda correte in libreria pure voi, secondo me). La bellissima opportunità che Cindy mi ha regalato in una mattina di inverno natalizio sarà utile anche per continuare questo progetto, un pochino addormentato perché, lo confesso, sono in letargo da lettura. Una cosa che ciclicamente capita e poi rientra, ma che mi porta a non leggere nulla. Ad esempio? Ad esempio ho comprato Casa Facile ieri e, io che di solito la inizio a sfogliare in mezzo alla piazza, non l'ho ancora aperta. Perciò spero che Leggermente possa aiutarmi a riguardare il mondo fuori in un momento di totale chiusura, possa annaffiare il PNBProject, possa darmi una spinta per riprendere a divorare pagine e possa regalarmi una scusa per comprare libri...una delle mie attività preferite!
Chiudo con una brevissima spiegazione del titolo, che è stato una scelta un pochino sofferta (emotivamente) e che per me significa poter scrivere in maniera leggera del leggere, parlando dei libri e del loro rapporto con la mente di chi li legge.
Sono stata lunga.
Lo sapevo.
Ciao