Ce l'abbiamo fatta. Vi abbiamo sposati.
Che poi alla fine è stato semplice, avevate già pensato a tutto, o quasi.
Avete deciso di organizzare il vostro matrimonio in poco tempo, solo qualche mese per scegliere vestiti, fiori, menu, location (termine tecnico di noi weddingplanner ndr), bouquet, bomboniere, vini, fedi, acconciatura, calzini. A questo proposito, probabilmente proprio causa del poco tempo a disposizione, lo sposo è finito con l'indossare un paio di calze a pois, ma noi gli vogliamo bene lo stesso.
Al taglio della (bellissima e buonissima) torta avete ringraziato tutti, le famiglie, gli amici, i parenti vicini e lontani, i ragazzi della fattoria, quelli del nostro piccolo-grande circolo, e anche me, sorridente, dondolante, fradicia e un po' sbronza, che battevo le mani a bordo piscina, alternando saltelli scomposti a versetti di commozione.
Fra dice che per tutto il ricevimento, ogni volta che la incontravo bianca, splendente e svolazzante sull'erba verde, la bloccavo e biascicavo un "bravi, bello, tutto perfetto!". Effettivamente può essere. Ma lo pensavo davvero, lo avrei pensato anche se non avessi bevuto quei diciotto litri di Scaia, maledetto vino giallo che sa di mango (o papaia, come dice Nessie) e che sta bene con tutto, con i fichi, con il formaggio, con la zucca, con la carne cruda, con il cioccolato, e pure con la gipsofila, che non escludo di aver brucato in allegria.
Il vostro matrimonio è stato bello perché vostro. Perché non avete esagerato in nulla, perché alla sera siete andati a dormire presto come solo la Fra sa fare il giorno del suo sì, perché avete regalato una bomboniera al tassista, perché avete scelto una testimone splendida in abito giallo accompagnata da un marito altrettanto splendido che ha aperto le danze in piscina, vestito di tutto punto, mentre lei lo guardava sconsolata, con i capelli mossi e perfetti e con gli occhi innamorati. Nonostante tutto :-D
Il vostro matrimonio è stato bello perché è arrivata gente da ogni dove pur di darvi un bacio, napoletane trasferite nel freddo nord, veneziani d'adozione belli come il sole, toscani, pugliesi, piemontesi, ma anche genovesi vicini, che più vicini mi sa che non si può.
Il vostro matrimonio è stato bello perché siamo partiti da casa, come facciamo sempre se usciamo a cena, se beviamo una cosa, se andiamo a giocare con Martins, se facciamo turno all'Altrove, se prendiamo un caffè in piazza. E mentre la Fra si lasciava truccare buona buona e Luca si scioglieva nella camicia, il fotografo con le bretelle azzurre cominciava il suo lavoro, professionale come sempre ma più commosso, questa volta.
Il vostro matrimonio è stato bello perché la musica a sorpresa durante la celebrazione (o come diavolo si dice) ha fatto piangere anche le seggiole, così come il discorso della fine, le bolle di sapone, le foto tutti abbracciati.
Il vostro matrimonio è stato bello perché c'era il sole, un sole d'estate caldo e felice, un sole forte che ha illuminato le (mie amate) foglie, i bicchieri pieni di vino, le foto stese tra i rami, i bimbi sdraiati sul prato, il vestito bellissimo di Francesca.
Il vostro matrimonio è stato bello perché ho assaggiato la cottura della tagliata prima degli altri (grazie Ste!), perché la torta decorata da Giulia era uno splendore ed era molto vicina a voi, alle cose che vi piacciono, alle caratteristiche che vi accompagnano: c'erano le geometrie matematiche e la precisione, ma anche i lamponi, i cuori e la cioccolata.
Il vostro matrimonio è stato bello perché vero. Nella tranquillità , nelle cose fatte senza affanno e lasciate anche un po' al caso, all'umore degli ospiti, alle abitudini degli animali, al vento della sera che ha trasportato la lanterna di carta nel posto più secco e pericoloso di tutta San Desiderio.
Il vostro matrimonio è stato bello e io vi dico grazie. Di avermi invitata, di avermi coinvolta, di avermi dato una ragione un po' più sensata del solito per commuovermi di gioia (e, a un certo punto, anche per lasciarmi andare finalmente alle mie malinconie).
Buon cammino ragazzi, sarà bello vedrete, come il vostro matrimonio.
Elena
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martedì 30 settembre 2014
venerdì 13 settembre 2013
Sulla mia cattiva strada
Finalmente è venerdì sera, il rientro in ufficio è stato più traumatico che mai. Di corsa su tutto e lenta su tutto contemporaneamente. Fatte le analisi del sangue per celiachia, tiroide e mille altre cose nel tentativo di dare un nome alle stranezze metaboliche degli ultimi mesi, stranezze che, per altro, a livello di stanchezza e gonfiore sembrano rifarsi vive, chissà che i maxi strappi alla dieta degli ultimi quindici giorni abbiano già dato conseguenze.
Domani matrimonio Belleville-Hop, oggi s'è cucinato, domani c'è l'allestimento, giorni di zucchine trombette, basilico, rafia, carta, rum, confetti, prosecco, salmone e salsa di avocado. Giorni in cui il cervello si stacca automaticamente e servono solo le mani per riempire i bicchierini da finger food dell'antipasto e il sorriso per versare lo spumante agli invitati. Quello che trovo fuori dalla mia vita delle prime otto ore del dì è bello, è rilassante, è pieno. Quello che trovo fuori, però, è anche dolore dei miei amici e per i miei amici, immersi in quella orribile lotta che sento ancora così vicina, con il suo fiato caldo, costante e cattivo.
Nella mia vita fuori, sulla mia cattiva strada, ci sono aereoplani di carta pronti a volare dalle mani di un bambino, ci sono pastelli colorati, eliche, occhi spalancati, milioni di chilometri macinati nella stessa stanza, voli lontani fatti solo a parole. Poco più di un mese al Festival, un sacco di idee che bastano per riempire anche la prossima edizione, i frutti del corso di Comunicazione della Scienza che continuano a maturare e cadere dall'albero, dando vita a nuove piante, nuovi spunti, nuovi desideri.
Voglia di vedere posti, voglia di camminare, prendere per mano, toccare la pancia dove dorme Martino, iniziare l'autunno pieno di foglie che danzano e cadono, come sempre, sulla mia cattiva strada.
Chiudo il post in velocità , ricordando uno scrittore che ho amato e amo tuttora moltissimo e a cui devo certamente buona parte della mia voglia di usare le parole per raccontare il mio mondo e le cose della vita: Roald Dahl.
Già questa mattina, quando ho ricordato essere il Roald Dahl Day, mi sono fatta aiutare dai suoi libri per essere un poco vicina ad un'amica intrappolata nelle Ore delle Ombre, questa sera, invece, saluto così:
"Era meraviglioso essere di nuovo in Norvegia, nella vecchia casa della nonna. Ma adesso che ero così piccolo tutto sembrava diverso e mi ci volle un po' di tempo per sentirmi a mio agio. Vivevo in un mondo fatto di tappeti, di piedi di tavoli e di sedie e di angoli minuscoli dietro mobili giganteschi. Non potevo aprire una porta né raggiungere un oggetto posato sul tavolo.
Ma dopo qualche giorno la nonna cominciò a inventare piccoli congegni che mi avrebbero reso la vita più facile. Fece costruire da un falegname certe scale alte e strette che appoggiò contro tutti i mobili di casa perchè mi ci arrampicassi quando volevo. Progettò anche un apparecchio per aprire le porte, fatto di fili di ferro, molle e pulegge, e completato da grossi pesi attaccati a corde. Lo applicò a tutte le porte di casa: mi bastava pigiare le zampette anteriori su una piccola piattaforma e subito una molla scattava, un peso scendeva e la porta si apriva"
(Le Streghe, 1987)
Tutto è possibile.
Domani matrimonio Belleville-Hop, oggi s'è cucinato, domani c'è l'allestimento, giorni di zucchine trombette, basilico, rafia, carta, rum, confetti, prosecco, salmone e salsa di avocado. Giorni in cui il cervello si stacca automaticamente e servono solo le mani per riempire i bicchierini da finger food dell'antipasto e il sorriso per versare lo spumante agli invitati. Quello che trovo fuori dalla mia vita delle prime otto ore del dì è bello, è rilassante, è pieno. Quello che trovo fuori, però, è anche dolore dei miei amici e per i miei amici, immersi in quella orribile lotta che sento ancora così vicina, con il suo fiato caldo, costante e cattivo.
Nella mia vita fuori, sulla mia cattiva strada, ci sono aereoplani di carta pronti a volare dalle mani di un bambino, ci sono pastelli colorati, eliche, occhi spalancati, milioni di chilometri macinati nella stessa stanza, voli lontani fatti solo a parole. Poco più di un mese al Festival, un sacco di idee che bastano per riempire anche la prossima edizione, i frutti del corso di Comunicazione della Scienza che continuano a maturare e cadere dall'albero, dando vita a nuove piante, nuovi spunti, nuovi desideri.
Voglia di vedere posti, voglia di camminare, prendere per mano, toccare la pancia dove dorme Martino, iniziare l'autunno pieno di foglie che danzano e cadono, come sempre, sulla mia cattiva strada.
Chiudo il post in velocità , ricordando uno scrittore che ho amato e amo tuttora moltissimo e a cui devo certamente buona parte della mia voglia di usare le parole per raccontare il mio mondo e le cose della vita: Roald Dahl.
Già questa mattina, quando ho ricordato essere il Roald Dahl Day, mi sono fatta aiutare dai suoi libri per essere un poco vicina ad un'amica intrappolata nelle Ore delle Ombre, questa sera, invece, saluto così:
"Era meraviglioso essere di nuovo in Norvegia, nella vecchia casa della nonna. Ma adesso che ero così piccolo tutto sembrava diverso e mi ci volle un po' di tempo per sentirmi a mio agio. Vivevo in un mondo fatto di tappeti, di piedi di tavoli e di sedie e di angoli minuscoli dietro mobili giganteschi. Non potevo aprire una porta né raggiungere un oggetto posato sul tavolo.
Ma dopo qualche giorno la nonna cominciò a inventare piccoli congegni che mi avrebbero reso la vita più facile. Fece costruire da un falegname certe scale alte e strette che appoggiò contro tutti i mobili di casa perchè mi ci arrampicassi quando volevo. Progettò anche un apparecchio per aprire le porte, fatto di fili di ferro, molle e pulegge, e completato da grossi pesi attaccati a corde. Lo applicò a tutte le porte di casa: mi bastava pigiare le zampette anteriori su una piccola piattaforma e subito una molla scattava, un peso scendeva e la porta si apriva"
(Le Streghe, 1987)
Tutto è possibile.
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sabato 23 marzo 2013
Fili
Non so da che parte cominciare per scrivere questo post.
Qualche mese fa a Genova è nevicato forte, o così avevano previsto. In realtà la bufera non è arrivata e io, insieme al vicino-vicino, sono uscita a fare colazione e a disturbare un altro vicino al lavoro. Quella mattina, a Palazzo Ducale, ho trovato un volantino azzurro, che parlava di intrecci, bombing e cose simili a me sconosciute (o quasi). Chiesti lumi ai preparatissimi amici presenti ho scoperto questa iniziativa: "Intrecci Urbani, Yarn Bombing a Genova". Cos'è? Un modo semplice per spiegarlo è invitarvi a immaginare gruppi di persone (donne per lo più), di qualunque età (dalle adolescenti alle anziane), di qualunque ceto sociale (dalle radical chic alle pensionate di periferia), in qualunque luogo (scuole, cafè, biblioteche, carceri) che con periodicità si incontrano per lavorare a maglia e creare intrecci. Ma intrecci in che senso? Intrecci nel senso di relazioni, ma anche nel vero senso del termine, quindi intrecci di fili, punti, calature, ricami, accostamenti. Però in questo modo ricado nella stessa situazione di prima: accostamenti in che senso? Nel senso di accostamenti di colore ma anche di vicinanze di vite, di comunione di intenti, di finalità comuni. Per non perdere il filo del discorso mi attacco a quest'ultimo concetto: le finalità comuni. Dove vanno a finire i chili di lana tessuta da queste belle signore sparse in città ? Nel posto forse più famoso, visibile e rappresentativo di Genova: il Porto Antico. Ma è prevista una mostra? Un mercatino? Un'esposizione? No, è prevista un'istallazione. Un bombardamento di filati (yarn bombing, appunto) coloratissimi, pelosi, lisci, eleganti, kitsch, complicati, semplici, divertenti, difficili...con un obiettivo comune: rivestire panchine, palme, ringhiere, alberi, gru, colonne, trenini, lampioni, statue e fontane del porto. Da Palazzo S. Giorgio all'Acquario, da Eataly al Mandraccio, dal Bigo a Porta Siberia...il mare vicino a centinaia di fili azzurri come lui, pesci in acqua e pesci al sole, polpi e seppie, fiori e foglie, giraffe, gufi, leoni, ombrelli, conchiglie, coralli, nuvole, gocce, gatti e verdure. Improvvisamente, in mezza giornata o poco più, sugli alberi di fronte ai Magazzini del Cotone sono nati strani frutti a righe, i tronchi si sono illuminati di colori, le panchine rivestite di morbidi plaid, le ringhiere ricoperte di lana lasciano intravvedere la Bolla di Renzo Piano sulla sponda opposta, Gandhi ha acquistato un paio di scalda muscoli della pace e le fredde colonne dell'Acquario ora fioriscono vivaci.
Naturalmente viene istintivo parlare dell'effetto visivo sorprendente che hanno questi lavori esposti al primo sole di primavera, così come è facile riferirsi al post installazione, quando queste piccole/grandi opere d'arte saranno rifilate per realizzare coperte destinate ad aiutare persone senza fissa dimora, canili e gattili.
Il grande significato di questa iniziativa, però, io penso stia "nel mentre". Nel periodo intercorso tra la nevicata di qualche mese fa e ieri. Inutile che vi dica dove sia finito il volantino trovato al Ducale, tra le mani di mamma il mio invito a partecipare è diventato subito realtà (la foto è un particolare della sua coperta marina, rivestimento di ringhiera sotto al Bigo), portandola ogni giovedì mattina a incontrare altre volenterose signore nella Biblioteca Benzi di Voltri. Qui, le Yarn Bombers de' noantri, pronte a dare il loro personale e creativo contributo a questo festival di proporzioni enormi (pare migliaia di partecipazioni, il più grande evento del genere mai realizzato in Italia), si sono scambiate esperienze, consigli, idee e hanno condiviso il proprio tempo.
Come nel caso di mamma, anche in altri posti le donne si sono date appuntamento per creare qualcosa insieme, qualcosa di gioioso e (per una volta, finalmente) staccato dalle "pesanti azioni di volontariato" che si praticano di consueto, indispensabili e meravigliose, per carità , ma ogni tanto credo sia bello anche fare del bene stando bene.
E quindi, riacciuffo il filo e penso alle ragazze dell'Istituto Duchessa di Galliera che preparavano le loro belle opere con le insegnanti, alle signore anziane che sferruzzavano insieme invece che stare a casa e che due giorni fa si aggiravano per il Porto alle 8.30 di mattina cariche di borse colorate e allestivano felici aiutate da mariti volenterosi e nipoti divertiti, alle donne del carcere di Pontedecimo che contribuivano a questo grande progetto con la loro abilità e con i loro cuori pieni e a tutte le persone che si sono ritrovate, come me, ad emozionarsi e scattare foto nel pieno sole caldo del primo giorno di Primavera.
Qualche mese fa a Genova è nevicato forte, o così avevano previsto. In realtà la bufera non è arrivata e io, insieme al vicino-vicino, sono uscita a fare colazione e a disturbare un altro vicino al lavoro. Quella mattina, a Palazzo Ducale, ho trovato un volantino azzurro, che parlava di intrecci, bombing e cose simili a me sconosciute (o quasi). Chiesti lumi ai preparatissimi amici presenti ho scoperto questa iniziativa: "Intrecci Urbani, Yarn Bombing a Genova". Cos'è? Un modo semplice per spiegarlo è invitarvi a immaginare gruppi di persone (donne per lo più), di qualunque età (dalle adolescenti alle anziane), di qualunque ceto sociale (dalle radical chic alle pensionate di periferia), in qualunque luogo (scuole, cafè, biblioteche, carceri) che con periodicità si incontrano per lavorare a maglia e creare intrecci. Ma intrecci in che senso? Intrecci nel senso di relazioni, ma anche nel vero senso del termine, quindi intrecci di fili, punti, calature, ricami, accostamenti. Però in questo modo ricado nella stessa situazione di prima: accostamenti in che senso? Nel senso di accostamenti di colore ma anche di vicinanze di vite, di comunione di intenti, di finalità comuni. Per non perdere il filo del discorso mi attacco a quest'ultimo concetto: le finalità comuni. Dove vanno a finire i chili di lana tessuta da queste belle signore sparse in città ? Nel posto forse più famoso, visibile e rappresentativo di Genova: il Porto Antico. Ma è prevista una mostra? Un mercatino? Un'esposizione? No, è prevista un'istallazione. Un bombardamento di filati (yarn bombing, appunto) coloratissimi, pelosi, lisci, eleganti, kitsch, complicati, semplici, divertenti, difficili...con un obiettivo comune: rivestire panchine, palme, ringhiere, alberi, gru, colonne, trenini, lampioni, statue e fontane del porto. Da Palazzo S. Giorgio all'Acquario, da Eataly al Mandraccio, dal Bigo a Porta Siberia...il mare vicino a centinaia di fili azzurri come lui, pesci in acqua e pesci al sole, polpi e seppie, fiori e foglie, giraffe, gufi, leoni, ombrelli, conchiglie, coralli, nuvole, gocce, gatti e verdure. Improvvisamente, in mezza giornata o poco più, sugli alberi di fronte ai Magazzini del Cotone sono nati strani frutti a righe, i tronchi si sono illuminati di colori, le panchine rivestite di morbidi plaid, le ringhiere ricoperte di lana lasciano intravvedere la Bolla di Renzo Piano sulla sponda opposta, Gandhi ha acquistato un paio di scalda muscoli della pace e le fredde colonne dell'Acquario ora fioriscono vivaci.
Naturalmente viene istintivo parlare dell'effetto visivo sorprendente che hanno questi lavori esposti al primo sole di primavera, così come è facile riferirsi al post installazione, quando queste piccole/grandi opere d'arte saranno rifilate per realizzare coperte destinate ad aiutare persone senza fissa dimora, canili e gattili.
Il grande significato di questa iniziativa, però, io penso stia "nel mentre". Nel periodo intercorso tra la nevicata di qualche mese fa e ieri. Inutile che vi dica dove sia finito il volantino trovato al Ducale, tra le mani di mamma il mio invito a partecipare è diventato subito realtà (la foto è un particolare della sua coperta marina, rivestimento di ringhiera sotto al Bigo), portandola ogni giovedì mattina a incontrare altre volenterose signore nella Biblioteca Benzi di Voltri. Qui, le Yarn Bombers de' noantri, pronte a dare il loro personale e creativo contributo a questo festival di proporzioni enormi (pare migliaia di partecipazioni, il più grande evento del genere mai realizzato in Italia), si sono scambiate esperienze, consigli, idee e hanno condiviso il proprio tempo.
Come nel caso di mamma, anche in altri posti le donne si sono date appuntamento per creare qualcosa insieme, qualcosa di gioioso e (per una volta, finalmente) staccato dalle "pesanti azioni di volontariato" che si praticano di consueto, indispensabili e meravigliose, per carità , ma ogni tanto credo sia bello anche fare del bene stando bene.
E quindi, riacciuffo il filo e penso alle ragazze dell'Istituto Duchessa di Galliera che preparavano le loro belle opere con le insegnanti, alle signore anziane che sferruzzavano insieme invece che stare a casa e che due giorni fa si aggiravano per il Porto alle 8.30 di mattina cariche di borse colorate e allestivano felici aiutate da mariti volenterosi e nipoti divertiti, alle donne del carcere di Pontedecimo che contribuivano a questo grande progetto con la loro abilità e con i loro cuori pieni e a tutte le persone che si sono ritrovate, come me, ad emozionarsi e scattare foto nel pieno sole caldo del primo giorno di Primavera.
giovedì 27 settembre 2012
Fingers and love
Chissà se il matrimoio di Cecilia smetterà mai di essere ispirazione per il mio blog...
Questo post è di nuovo collegato alla meravigliosa festa della settimana scorsa, stavolta però il tema principale sarà il fai da te.
E' passato parecchio tempo dall'ultimo guizzo di creatività descritto qui, forse il mio compleanno era stata l'ultima occasione (http://ilmareingiardino.blogspot.it/2012/01/feltro-mon-amour.html)
Come al solito, il filo conduttore delle mie botte artistiche è il recupero dei materiali, l'uso "diverso" delle cose, la rinascita di oggetti, stoffe, pezzi di carta che andrebbero altrimenti perduti (http://ilmareingiardino.blogspot.it/2010/01/segnaposti-personalizzati-con-materiali.html).
La natura e i colori vincono sempre, anche in questo caso: la foto ben rappresenta quello che normalmente mi frulla per la testa quando si tratta di creare qualcosa, un albero, dei pennelli, della carta da pacchi e il fondamentale aiuto dei più piccoli.
L'idea è nata cercando in rete qualche ispirazione per gli addobbi della festa, in un sito specializzato in creazioni per matrimoni e ricorrenze con molti invitati ho trovato qualcosa di simile al mio albero. Usando i colori a dita le persone presenti all'evento possono lasciare un segno del loro passaggio, una vera e propria impronta digitale che ricorderà sempre ai festeggiati chi si è unito alla loro gioia.
Visto che al matrimonio era prevista la presenza di tanti bimbi, ho pensato che disegnare un albero e un prato, due simboli facili e molto affini al posto in cui Cecilia e Gabriele hanno scelto di riunire gli amici, potesse essere un buon modo per coinvolgere anche i più piccoli nell'allestimento.
Ma non credevo di riuscire così tanto nel mio intento.
Innanzi tutto perché la sera prima non avevo i colori. Poi, cercando in vecchie scatole polverose ho recuperato un indelebile nero e degli acquerelli mezzi secchi. La carta da pacchi mi è stata di aiuto, per le sue capacità di assorbenza e "cammuffamento" errori/difetti. Un piccolo foglio in linea con gli altri sparsi qui e là alla festa spiegava come fare, il resto è opera dei bambini: foglie, petali, frutti, gocce fluo hanno ricoperto i rami e i fili d'erba, hanno decorato il tronco e riempito il cielo. L'effetto finale, almeno secondo me, è bellissimo. E tanto commovente (ma su questo non faccio testo, piango per molto meno!).
Cosa serve?
- Un foglio carta (normale, da pacchi, riciclata...)
- Dei colori per la sagoma (vanno bene tutti, nel mio caso ho usato pennarello e acquerelli). Per la scelta della forma io ho optato istintivamente per un albero, ma è molto carino anche il mazzo di palloncini, per esempio.
- Dei colori a dita
E' molto facile, più di quanto si immagini, anche perché il vero lavoro creativo, come sempre, lo fanno i bambini.
P.S. Per la foto, grazie a Balletti!
Questo post è di nuovo collegato alla meravigliosa festa della settimana scorsa, stavolta però il tema principale sarà il fai da te.
E' passato parecchio tempo dall'ultimo guizzo di creatività descritto qui, forse il mio compleanno era stata l'ultima occasione (http://ilmareingiardino.blogspot.it/2012/01/feltro-mon-amour.html)
Come al solito, il filo conduttore delle mie botte artistiche è il recupero dei materiali, l'uso "diverso" delle cose, la rinascita di oggetti, stoffe, pezzi di carta che andrebbero altrimenti perduti (http://ilmareingiardino.blogspot.it/2010/01/segnaposti-personalizzati-con-materiali.html).
La natura e i colori vincono sempre, anche in questo caso: la foto ben rappresenta quello che normalmente mi frulla per la testa quando si tratta di creare qualcosa, un albero, dei pennelli, della carta da pacchi e il fondamentale aiuto dei più piccoli.
L'idea è nata cercando in rete qualche ispirazione per gli addobbi della festa, in un sito specializzato in creazioni per matrimoni e ricorrenze con molti invitati ho trovato qualcosa di simile al mio albero. Usando i colori a dita le persone presenti all'evento possono lasciare un segno del loro passaggio, una vera e propria impronta digitale che ricorderà sempre ai festeggiati chi si è unito alla loro gioia.
Visto che al matrimonio era prevista la presenza di tanti bimbi, ho pensato che disegnare un albero e un prato, due simboli facili e molto affini al posto in cui Cecilia e Gabriele hanno scelto di riunire gli amici, potesse essere un buon modo per coinvolgere anche i più piccoli nell'allestimento.
Ma non credevo di riuscire così tanto nel mio intento.
Innanzi tutto perché la sera prima non avevo i colori. Poi, cercando in vecchie scatole polverose ho recuperato un indelebile nero e degli acquerelli mezzi secchi. La carta da pacchi mi è stata di aiuto, per le sue capacità di assorbenza e "cammuffamento" errori/difetti. Un piccolo foglio in linea con gli altri sparsi qui e là alla festa spiegava come fare, il resto è opera dei bambini: foglie, petali, frutti, gocce fluo hanno ricoperto i rami e i fili d'erba, hanno decorato il tronco e riempito il cielo. L'effetto finale, almeno secondo me, è bellissimo. E tanto commovente (ma su questo non faccio testo, piango per molto meno!).
Cosa serve?
- Un foglio carta (normale, da pacchi, riciclata...)
- Dei colori per la sagoma (vanno bene tutti, nel mio caso ho usato pennarello e acquerelli). Per la scelta della forma io ho optato istintivamente per un albero, ma è molto carino anche il mazzo di palloncini, per esempio.
- Dei colori a dita
E' molto facile, più di quanto si immagini, anche perché il vero lavoro creativo, come sempre, lo fanno i bambini.
P.S. Per la foto, grazie a Balletti!
lunedì 24 settembre 2012
Ho imparato a sognare
Non so da che parte cominciare.
Inizio magari spiegando il titolo: un pezzo di canzone dei Negrita che a Cecilia piace tanto. Chi è Cecilia? Cecilia è una mia amica, che si è sposata sabato, con Gabriele.
Oggi scrivo del loro matrimonio, con la gioia vera nel cuore.
Una giornata di festa, una sfida, un gruppo di persone, una famiglia-tribù.
A me piacciono gli elenchi, chi mi legge lo sa, perciò anche stavolta (come credo in ogni post pubblicato quaggiù) tante parole in fila mi aiuteranno a raccontare il week end appena trascorso.
Intanto circolo, come circolo ARCI che è quello che siamo per gli altri, ma anche come circolo di amici, che è quello che siamo per noi.
Gli sposi ci hanno chiesto, pochi mesi fa, di occuparci del loro pranzo di nozze, che più che un pranzo è stato una festa, una grande abbuffata con musica, giochi, balli, fotografie, filmati e amore.
Io, Elli, Silvia, K e KK abbiamo iniziato a cucinare venerdì mattina al Belleville e finito sabato durante il buffet: è stato faticoso e divertente, impegnativo e stimolante, lungo e veloce al medesimo tempo.
Torte di zucca, di bietole, di cipolle e di riso, lasagne al pesto, farinata, roast beef, salumi, porchetta, carne cruda, formaggi, caprese, pasta con salsiccia e funghi, salmone al forno...tutto innaffiato da vino abbondante e servito con un misto di apprensione, gioia e soddisfazione.
Non siamo cuochi, siamo forse (il forse è per me, per gli altri è certezza!) portati per la cucina, ma quello che sicuro non ci manca è la voglia di provarci.
Cecilia qualche settimana addietro mi aveva chiesto di trovare per lei delle frasi che sapessero di sole, campagna, amicizia e amore, mi ha domandato di scriverle e distribuirle qua e là il giorno del suo sì, cosicché gli invitati alla festa potessero leggerle, portarle a casa o lasciare a loro volta un pensiero, con l'aiuto dei tanti pennarelli colorati usati come centri tavola insieme a lanterne di carta e gerbere lunghe.
Fare questo "lavoro" per la sposa mi ha permesso di guardarmi dentro, di cercare, innanzi tutto nella memoria, qualcosa che mi facesse tornare alla felicità di un giorno grande come quello di ieri, senza retorica e con una buona dose si sincero sentimento. Poi, scrivere su pezzi di carta straccia con un pennarello bianco, appendere i fogli su spago da cucina, usare piccole mollette colorate e cercare quelle di legno per il bucato quando le prime terminavano, è stato un gioco da ragazzi!
L'effetto, già romantico quando le pagine giacevano ancora a casa mia (vedi foto), sul posto era ancora più bello, tra il verde dei prati, l'arancio dei muri, le risate della gente. Quindi, un'altra parola di questo elenco sarà , appunto, parole. Come quelle scritte sulla carta e quelle dette dagli sposi durante il taglio della torta: parole di ringraziamento, elenchi di nomi, racconti di viaggio, tutto davanti alle centinaia di frutti di bosco adagiati dalla Fra sulla crema pasticcera della torta di nozze più bella del mondo, mentre il vicino-vicino scattava milioni di foto. Accanto ai flute c'erano angurie decorate con un piccolo coltello e un'enorme pazienza, spiedini di ananas, grappoli d'uva, fragole pucciate nella cioccolata, ciotole di mescolanza e confetti bianchi e verdi. Nell'angolo del gioco, dedicato ai più piccoli (tanti!) invitati alla festa, il mio albero disegnato ad acquerello è stato ricoperto di foglie coloratissime da piccole mani intinte nei colori a dita e chissà che Cecilia e Gabriele non decideranno di appenderlo a casa loro...
Questo post rischia di diventare lunghissimo, ma non posso non parlare dei fiori, dal bouquet di tulipani arancioni, ai crochi viola che spuntavano ovunque tra l'erba chiara, dall'erica bianca a quella rosa, dalle primule gialle alle gerbere di tre colori, dai fiori di vetro bianchi ai ranuncolini selvatici così delicati...Un posto magnifico, pieno di pace, di animali, di dolcezza. Un gruppo di amici, come scrivevo all'inizio, che non hanno mai perso la calma, che si sono divertiti, che hanno gioito con gli sposi, che hanno mangiato e bevuto, parlato in genovese, imprecato contro gli asini e il loro verso, prestato coperte, fatto battute, parlato seriamente, raccontato viaggi recenti, immaginato futuri possibili.
Non resta che augurare agli sposi di incontrare spesso sulla loro strada emozioni così belle, di avere sempre il calore degli amici attorno alle loro vite, di continuare a crescere come persone singole, ma trovando rifugio nell'abbraccio della parola due.
Inizio magari spiegando il titolo: un pezzo di canzone dei Negrita che a Cecilia piace tanto. Chi è Cecilia? Cecilia è una mia amica, che si è sposata sabato, con Gabriele.
Oggi scrivo del loro matrimonio, con la gioia vera nel cuore.
Una giornata di festa, una sfida, un gruppo di persone, una famiglia-tribù.
A me piacciono gli elenchi, chi mi legge lo sa, perciò anche stavolta (come credo in ogni post pubblicato quaggiù) tante parole in fila mi aiuteranno a raccontare il week end appena trascorso.
Intanto circolo, come circolo ARCI che è quello che siamo per gli altri, ma anche come circolo di amici, che è quello che siamo per noi.
Gli sposi ci hanno chiesto, pochi mesi fa, di occuparci del loro pranzo di nozze, che più che un pranzo è stato una festa, una grande abbuffata con musica, giochi, balli, fotografie, filmati e amore.
Io, Elli, Silvia, K e KK abbiamo iniziato a cucinare venerdì mattina al Belleville e finito sabato durante il buffet: è stato faticoso e divertente, impegnativo e stimolante, lungo e veloce al medesimo tempo.
Torte di zucca, di bietole, di cipolle e di riso, lasagne al pesto, farinata, roast beef, salumi, porchetta, carne cruda, formaggi, caprese, pasta con salsiccia e funghi, salmone al forno...tutto innaffiato da vino abbondante e servito con un misto di apprensione, gioia e soddisfazione.
Non siamo cuochi, siamo forse (il forse è per me, per gli altri è certezza!) portati per la cucina, ma quello che sicuro non ci manca è la voglia di provarci.
Cecilia qualche settimana addietro mi aveva chiesto di trovare per lei delle frasi che sapessero di sole, campagna, amicizia e amore, mi ha domandato di scriverle e distribuirle qua e là il giorno del suo sì, cosicché gli invitati alla festa potessero leggerle, portarle a casa o lasciare a loro volta un pensiero, con l'aiuto dei tanti pennarelli colorati usati come centri tavola insieme a lanterne di carta e gerbere lunghe.
Fare questo "lavoro" per la sposa mi ha permesso di guardarmi dentro, di cercare, innanzi tutto nella memoria, qualcosa che mi facesse tornare alla felicità di un giorno grande come quello di ieri, senza retorica e con una buona dose si sincero sentimento. Poi, scrivere su pezzi di carta straccia con un pennarello bianco, appendere i fogli su spago da cucina, usare piccole mollette colorate e cercare quelle di legno per il bucato quando le prime terminavano, è stato un gioco da ragazzi!
L'effetto, già romantico quando le pagine giacevano ancora a casa mia (vedi foto), sul posto era ancora più bello, tra il verde dei prati, l'arancio dei muri, le risate della gente. Quindi, un'altra parola di questo elenco sarà , appunto, parole. Come quelle scritte sulla carta e quelle dette dagli sposi durante il taglio della torta: parole di ringraziamento, elenchi di nomi, racconti di viaggio, tutto davanti alle centinaia di frutti di bosco adagiati dalla Fra sulla crema pasticcera della torta di nozze più bella del mondo, mentre il vicino-vicino scattava milioni di foto. Accanto ai flute c'erano angurie decorate con un piccolo coltello e un'enorme pazienza, spiedini di ananas, grappoli d'uva, fragole pucciate nella cioccolata, ciotole di mescolanza e confetti bianchi e verdi. Nell'angolo del gioco, dedicato ai più piccoli (tanti!) invitati alla festa, il mio albero disegnato ad acquerello è stato ricoperto di foglie coloratissime da piccole mani intinte nei colori a dita e chissà che Cecilia e Gabriele non decideranno di appenderlo a casa loro...
Questo post rischia di diventare lunghissimo, ma non posso non parlare dei fiori, dal bouquet di tulipani arancioni, ai crochi viola che spuntavano ovunque tra l'erba chiara, dall'erica bianca a quella rosa, dalle primule gialle alle gerbere di tre colori, dai fiori di vetro bianchi ai ranuncolini selvatici così delicati...Un posto magnifico, pieno di pace, di animali, di dolcezza. Un gruppo di amici, come scrivevo all'inizio, che non hanno mai perso la calma, che si sono divertiti, che hanno gioito con gli sposi, che hanno mangiato e bevuto, parlato in genovese, imprecato contro gli asini e il loro verso, prestato coperte, fatto battute, parlato seriamente, raccontato viaggi recenti, immaginato futuri possibili.
Non resta che augurare agli sposi di incontrare spesso sulla loro strada emozioni così belle, di avere sempre il calore degli amici attorno alle loro vite, di continuare a crescere come persone singole, ma trovando rifugio nell'abbraccio della parola due.
domenica 9 gennaio 2011
L'albero delle farfalle

Ieri ho festeggiato il mio compleanno con un pò di amici.
Ho organizzato un aperitivo lungo nella solita sede e poi pasta e fagioli per tutti attorno alla stufa.
Inaspettatamente sono venuti in molti, avevo persino paura che il cibo non bastasse! In realtà , come al solito, era più che sufficiente, anche grazie ai contributi degli invitati, che hanno portato sia cose buonissime da mangiare, sia vino, birra e digestivi.
La tavola alla fine era davvero imbandita, un pò di candele, lampade di carta, un fiore e qualche festone fatto a mano. L'esperimento della serata però è stato l'albero delle farfalle: la foto probabilmente non rende l'idea, ma il risultato complessivo era carino e ha riscosso moltissimo successo!
Realizzarlo è semplicissimo, bastano un bel ramo secco, un pò di lana, pazienza e fantasia.
Ecco cosa occorre:
- Ramo
- Carta (colorata, da regalo, bianca, velina, rigida...come preferite!)
- Forbici
- Penna
- Pinzatrice
- Lana
Procedimento:
Allora, intanto occorre scegliere il colore (o i colori) base su cui puntare. Una volta deciso si cercherà la carta giusta, dalla consistenza che più ci piace, lucida o opaca. Poi, su un cartoncino se possibile, si disegnerà la sagoma stilizzata di una farfalla con le ali bene aperte. Questa sarà la mascherina attraverso la quale realizzare tutte le farfalle che ci servono. Con una penna, infatti, ripercorreremo i contorni del modello e ritaglieremo con le forbici le nuove farfalle. Per realizzare quelle del mio albero ho utilizzato due sagome incastrate l'una nell'altra e pinzate insieme, potete in questo modo giocare con le dimensioni, gli accostamenti di colore, i disegni.
Per appendere le farfalle ai rami io ho usato del semplice filo di lana bianco (naturalmete vanno benissimo anche la lenza, spaghetti di recupero o filo di cotone per esempio) passato attraverso un'ala e ho distribuito le farfalle su ogni lato del mio alberello.
Per rendere stabile la composizione l'ho inserita in un grosso vaso di coccio insieme a qualche tralcio di edera e alcuni cespugli verdi e ho poi posizionato tutto su un bel tavolino colorato su cui ho poggiato anche un'abatjour accesa. Il risultato era davvero romantico e, anche se forse sembra complicato, l'allestimento è piuttosto facile (ci vuole solo un pò di tempo libero) e si presta a mille varianti e modifiche a seconda dei gusti.
L'aspetto probabilmente più importante è che, come sempre, si tratta di un lavoro svolto completamente con materiali di recupero.
E, il che non guasta, è stato pure molto rilassante.
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domenica 26 dicembre 2010
Trees

L'anno scorso ho iniziato a scrivere su questo blog a Gennaio, con un post natalizio. Anche quest'anno eccone uno sugli addobbi per le feste, rigorosamente con materiali di recupero.
Quelli che vedete nella foto sono alberelli in pannolenci, ai quali sul retro ho cucito una spilla da balia. Possono essere attaccati all'albero, appesi in sequenza per creare un festone, incorniciati in un quadretto semplice (io l'ho fatto e il risultato non era male!), oppure usati come spilla, per chi è coraggioso e ha voglia di osare.
La realizzazione è facile: se ci sono riuscita io ce la fa chiunque! Occorrono solo un pò di pazienza e un pò di tempo, poichè non sono velocissimi da preparare.
Innanzi tutto bisogna disegnare una doppia sagoma (con il gessetto da stoffa) sul pannolenci del colore preferito, facendo attenzione che i due alberelli siano i più simili possibile. Poi si sceglie il lato in vista e lì si realizzano le palline, semplicemente con un poco di filo di lana colorato; successivamente si cominciano a cucire le due sagome, per la chioma io ho scelto un colore che facesse contrasto con il panno e ho usato un marrone per la zona del tronco, ma ovviamente è una questione di gusti e fantasia.
Prima di chiudere le due sagome bisogna riempire l'alberello con dell'ovatta, facendo bene attenzione che il cotone penetri anche negli angoli. Fatto questo si può procedere con la chiusura e concludere cucendo un puntale magari con il filo argentato. Per chi decide di attaccare la spilla lo può fare con un filo colorato, oppure può rendere l'alberello una vera e propria pallina natalizia creando un piccolo cappietto di lana con cui appenderlo.
Il risultato, seppur i materiali usati siano di recupero e poco appariscenti, è d'effetto anche se semplice e non troppo vistoso.
P.S. Per la foto grazie a Eliana, che ha ricevuto in dono 4 alberelli per Natale.
sabato 9 gennaio 2010
Da un abete non nasce un' arancia
Ecco il primo post, forza e coraggio.
Reduce dalle feste natalizie io, come tanti, ho ancora l'albero in salotto. Dovrei smontarlo, lo so, ma dopotutto fa compagnia e con le luci e i colori degli addobbi lo lascerei lì tutto l'anno, per la gioia della gatta (Agata, imparerete a conoscerla se questa avventura continuerà ).
Il mio spirito ecologico però mi dice che è ora di liberarlo in giardino e ringraziarlo per la disponibilità , perde troppi aghi e il ghiaccio nel vaso non lo aiuta più.
Prima di inscatolare tutto voglio mostrarvi come si può rendere più nuovo il solito addobbo, aggiungendo a palline e festoni qualcosa di molto semplice ma d'effetto: delle fette di arancia. Non ho pronti i vari passaggi creativi perchè prima di Natale l'idea del blog era ancora molto nebulosa, ma vi assicuro che il procedimento è facilissimo. Vediamo cosa ci occorre (cavoli, sembra art attack!):
- arance
- coltello con la lama seghettata
- carta assorbente
- "appendini" per l'albero di Natale o fiocchetti colorati
- bombolette spray oro o argento (facoltative, io non le uso mai!)
- termosifoni caldi!
Scegliete delle arance rotonde e con una bella buccia regolare (possibilmente non troppo spessa), tagliatele nel senso della larghezza (come un salame, per intenderci) facendo fette di mezzo centimetro circa, se riuscite tutte uguali.
Sembrerà strano ma siete già ben oltre la metà dell'opera!
Ora dovete posare le vostre fette sui termosifoni accesi (fate questo lavoro al mattino, quando siete sicuri che il riscaldamento sarà in funzione tutto il giorno), mettete un pò di carta assorbente sul radiatore, altrimenti diventa tutto appiccicoso, adagiate le arance e lasciatele lì. Il "tempo di posa" è in realtà molto soggettivo, dipende dal calore dei vostri termosifoni, dallo spessore della fetta e dalla quantità di succo che aveva il frutto, ma in linea di massima 24 ore sono più che sufficienti (per rendervi conto meglio basta toccare delicatamente la parte centrale, se è molto umida lasciatele ancora un pò lì). Potete fare lo stesso procedimento di "seccatura" su una stufa se l'avete, credo però che i tempi siamo molto ridotti in questo caso.
Una volta ritirate le arance non vi resta che appenderle al vostro albero, potete usare dei gancetti appositi (quelli in plastica verde funzionano benissimo) o dei fiocchi di stoffa, molto eleganti. Un consiglio: mettete qualche fetta in corrispondenza di una lucina natalizia, il bagliore passerà attraverso la polpa e renderà tutto molto più suggestivo!
Buon lavoro
P.S. Le bombolette spray potete usarle per dorare o argentare le vostre fette, ma vi consiglio di lasciarle al naturale, sono molto più romantiche..
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