OLIMPIADI LATINO E GRECO
BARICCO- LA FAMA DI ACHILLE
- L’Iliade è UN GRANDE MANUALE DI NARRAZIONE: al suo interno si trovano tutti i modelli con
cui raccontare una storia, noi abbiamo ricalcato x secoli le scoperte di quest’opera-> Achille
fonda un sistema di aggregazione di una storia, usata oggi in tre vicende: Don Giovanni (cfr
Kierkegaard e Camus), Dracula, e Moby Dick-> queste tre storie sono organizzate intorno a un
personaggio, concentrato di energia mostruoso che magnetizza il resto dell’umanità, che lo
percepisce come TERRORIZZANTE, gli altri personaggi bevono il senso della loro vita dagli
eroi, ma è una FONTE AVVELENATA: questi tre personaggi non sono altro che la declinazione
moderna dell’intuizione narrativa dell’Iliade. L’Iliade è una storia di guerra (o di pace?), e Achille
è PARADOSSALE: è l’incarnazione del guerriero e non combatte fino agli ultimi canti-> è
NASCOSTO, e d’altra parte tutti gli altri assumono senso a partire da lui. Il baricentro della
battaglia è sempre legato ad Achille: quando rimane in tenda la guerra avviene sotto le navi
degli Achei, quando va a combattere la guerra lo segue-> è l’incarnazione della guerra.
- Il finale dell’Iliade è sconcertante, pk dopo l’ira di Achille, egli torna in battaglia e inizia a
sterminare tutti i troiani che trova, molti pensano di salvarsi gettandosi nel fiume Scamandro, e
lui li segue anche in acqua. C’è una certa libidine nella sua violenza, egli è senza pietà,
disprezza e uccide ogni cosa, persino il fiume/ dio Scamandro si ribella-> egli porta all’estremo
tutto il mondo greco.L’ultimo duello dell’Iliade Achille lo fa contro se stesso ( Ettore indossava
le armi sottratte a Patroclo, appartenenti ad Achille), in quel momento non c’è niente altro che
Achille. Il finale non è quello del cavallo di Troia, ma quello di Achille, che nella scena con
Priamo, grande re, come un servo e uno smarrito, va alla tenda di Achille e si inginocchia x
chiedere il corpo di suo figlio; in quel gesto la storia è conclusa, che x i Greci era
l’inginocchiarsi dell’oriente davanti ai Greci, si inginocchia davanti all’Achilleide, pk la storia
gravita intorno a lui. Vincere la guerra x l’astuzia del Cavallo di Troia era inconcepibile x la civiltà
greca, ovvero la cultura di Achille.
- LA GLORIA, l’Iliade era innanzitutto una ENCICLOPEDIA, in cui i Greci riversavano l’intero loro
sapere x tramandarlo ai figli: come costruire un arco, come legare una barca, e nella figura di
Achille depositarono lo strato di sapere legato alla gloria, che era alla base della loro civiltà.
Achille aveva un destino tracciato di fronte a sé, e ne era consapevole: o sarebbe tornato vivo,
ma privo di gloria o sarebbe morto, ma reso eterno dalla gloria: questo era IL BIVIO DI TUTTI I
GRECI (quando parliamo dei greci parliamo soltanto dell’èlite che detiene il potere) in cui la vita
si riassumeva, l’unico destino era la gloria. L’unica cosa che si potesse fare contro la morte
era fare qualcosa x cui essere ricordato-> anche la mitologia non è altro che l’irrigidirsi a
storia di gente esistita indimenticabile, i greci avevano IL CULTO DELLA MEMORIA. La loro
era una civiltà maschile in cui le donne avevano un mero ruolo di utilità pratica, era una civiltà di
maschi guerrieri: l’unico modo x dare senso alla loro vita era la gloria in battaglia, oltre a
COSTRUIRE/ FONDARE qualcosa, cfr miti sui grandi primi costruttori di città, il secondo però
era un destino riservato ad un numero esiguo di persone-> la maggior parte di loro poteva solo
combattere, e nella guerra trovava gloria= fregare la morte. Nell'Iliade tutte le morti degli eroi
sono monumenti, Omero ci ha permesso di cogliere il movimento della morte degli eroi,
monumentalizzandoli, pk ciò era fondato del senso della vita. I Greci erano razziatori, pirati e
vivevano solo di guerra, questo era ciò che tramandavano ai loro figli, anche nel V secolo i
valori da trasmettere ai figli si ergevano su quelli dell’Iliade. L’Atene di Pericle sta insieme
esercitando la guerra come REGOLA, x questo volle la Guerra del Peloponneso: inventò il
trucco di esportare la democrazia con la violenza, e la nostra civiltà deriva dalla loro, dall’essere
dei guerrieri, tanto più mirabile e sublime è il nostro essere gente di pace, in modo molto
imperfetto, ci vogliono venti minuti per fare di tutti noi di nuovo dei guerrieri, e Achille incarna la
guerra più di tutti.
- Due discorsi contro la guerra, paradossale essendo l’Iliade un monumento alla guerra, legati
alla paura che la figura dell’eroe ha di combattere, x ritardare il conflitto parlano. Il mondo
femminile era il mondo della pace, x questo è Andromaca a desiderare la pace (cfr sintesi della
cultura greca). Andromaca, ossia l’altra fetta di mondo, presenta ad Ettore l’alternativa. Il
secondo discorso sulla pace è fatto da Achille, l’incarnazione della guerra.
GHISELLI- LA NATURA DEGLI ANTICHI
- Per vivere bene bisogna vivere secondo natura: ‘’ si naturam sequemur ducem, nulla
abirrabimus, se seguiremo la natura come guida, non ci fuorvieremo mai’’ cfr Cicerone.
Dike, logos, mythos, armonia, metriotes
- Nesso filosofia- poesia-storiografia: la filosofia nasce dalla meraviglia, cfr Thomas Mann:
‘’perchè scatti l’amore, ci vuole un momento di meraviglia’’; tuttavia prima della filosofia e della
storiografia c’è la poesia, cfr Vico: i primi a fare storiografia sono stati i poeti ( es gli Annali di
Ennio), già la poesia contiene questo concetto che è necessaria la meraviglia, es Filottete di
Sofocle ‘’ io mi meraviglio chiedendomi come ha fatto un uomo a resistere in quest’isola deserta
per tutti questi anni’’; oppure Odisseo e i compagni che vagano ‘’pieni di meraviglia’’ per l’isola
del Ciclope, Zeus che ritiene possibile andare contro il destino, tema ripreso da Crisippo,
interrogandosi sul fato: bisogna essere fatalisti (cfr Cicerone, ignava ratio) oppure esiste il libero
arbitrio. Nonostante il nesso tra filosofia e poesia, spesso queste due realtà sono state poste
come due elementi di un bivio inconciliabile: Socrate nella Repubblica sostiene che i poeti
andrebbero cacciati dalla polìs perché distribuiscono passioni e disordine, in contrasto con la
ragione e l’armonia, ad Atene vige una teatrocrazia, non una democrazia. Da parte di Platone
dunque sussiste una certa antipatia verso la poesia. Questa avversione è talvolta condivisa
anche dai poeti: Aristofane nelle Nuvole presenta la scuola di Socrate come una scuola di
sofistica degenerativa. Tra poeti e filosofi c’è ‘’un’antica ruggine’’ come dice Socrate.
- Talete è considerato il primo filosofo, egli afferma che ‘’tutto è pieno di dei’’: logos e mythos si
sono intrecciati. Antitesi monoteismo- politeismo: il nostro monoteismo è basato sul culto del
denaro e del consumo, per questo la pubblicità è dogmatica, perché rimuove ogni dubbio; di
conseguenza è antitetica al panteismo di Talete: se tutto è pieno di dei, allora la divinità è anche
nel mio prossimo. La meraviglia è spesso associata alla curiosità: secondo Cicerone Odisseo è
dominato dalla curiosità quando vuole sentire il canto delle sirene. Socrate all’inizio del Fedro
dice di essere indifferente alla natura, perché la sua sapienza è umana. A questa indifferenza di
Socrate verso la natura si contrappongono l’Edipo a Colone di Sofocle, Le Baccanti di Euripide
e la poetica di Teocrito. Nietzsche sottolinea la presenza di una certa razionalità che soffoca
l’istinto nella cultura classica, in modo particolare nella figura di Socrate, in lui infatti esisteva
solo una logica superfeteta, mentre l’istinto era mutilato da questa logica, allontanandoci dalla
natura.
- Esiodo fa derivare la sua poesia dalle muse, che raccontano menzogne simili al vero al pari
della verità; e mentre Esiodo fa dipendere la sua ispirazione dalle muse, il pensiero della
filosofia presocratica si regge sul pensiero. Esiodo, come Omero, valuta positivamente il lavoro
e la fatica, poiché gli dei davanti al lavoro hanno posto il sudore; ora il lavoro è concepito come
una concessione del padrone; e valuta positivamente anche la giustizia, distinguendo la natura
degli uomini e degli animali, raccontando la favola dello sparviero e dell’usignolo in cui la realtà
è dominata dalla legge del più forte, nel mondo degli uomini ciò non è possibile, perché la
giustizia ordina le relazioni che si dispiegano nel reale.
- Nel Filottete Odisseo portatore dell’uomo fallisce, mentre la fysìs sana di Filottete non si lascia
corrompere da questo eccesso di logos. Isocrate invece afferma che i poveri devono dedicarsi
al lavoro manuale e tecnico, mentre i ricchi possono dedicarsi alle attività dell’animo, lo stesso
Socrate dice che la filosofia per cominciare ha avuto bisogno della agiatezza. Questo nesso
ricchezza-studio è tornato in voga, ed è fondamentalmente ingiusto. La costituzione di Solone
si fonda sulla metriotes, antinomica alla mancanza di buon gusto: nell’incontro tra Solone e
Creso, quest’ultimo che sfoggia la sua ricchezza con aria grottesca, senza meravigliare Solone,
perché la bellezza e la vera ricchezza risiede nella giusta misura.
- All’ybrìs si connette l’ate, questo nesso è centrale nella tragedia greca: Sofocle sostiene che la
ybris genera il tiranno, mentre il non essere reputati è un grande dolore per i personaggi della
tragedia. Thomas Mann invece sostiene che ci siano due forme di ybris: quella buona che è
illumina la ragione, mentre quella negativa la oscura, dunque per Mann avviene un
capovolgimento della concezione di Prometeo: per Thomas Mann incarna l’illuminazione della
ragione, nell’antichità invece era ritenuto come il portatore di technai, che sono limitate.
- Un altro topos molto diffuso era legato al buon governo: la sanità morale dei capi si riverbera
sul popolo, rendendo la terra produttiva ( Odisseo, Esiodo, Edipo Re), mentre il capo malato
rende malata la terra, cfr Oedipus di Seneca ‘’abbiamo reso colpevole il cielo’’.
IVANO DIONIGI- Prometeo entra in città
- La domanda ossessiva di Agostino ‘’tu qui es?’’ Ci porta all’ulteriore questione ‘’quanto siamo
in controllo di noi stessi?’’. L’articolo 9 della Costituzione recita ‘’La repubblica promuove la
ricerca scientifica e tecnica’’, che è stata trascurata fino a questo momento, finché, per rimorso,
non ha deciso di attuare una inversione di segno: tanto elogiato era il ramo umanistico, adesso
viene censurato. La tecnica nata come alleata della scienza che deve costituire un appoggio
per l’uomo è oggi una protesi che supera e perfeziona l’individuo e addirittura la natura. La
prospettiva di creare qualcosa di irripetibile e insostituibile da parte dell’uomo, essere irripetibile
ma sostituibile; genera un orizzonte profondo e instabile, facendo scaturire in noi una certa
vergogna prometeica.
- Cosa ci dicono i classici su scienza, filosofia e macchine? Esistono tre prospettive della
classicità su questo punto, la prima è quella platonica e stoica: la natura non è solo necessità
e fato, ma è anche provvidenza, ovvero è ragione universale che governa tutto. C’è una legge
comune e c’è una ragione universale che congiunge tutti gli elementi della realtà all’armonia,
come afferma Cleante nell’Inno a Zeus, secondo questa concezione la natura stessa è
industriosa, agisce con arte, mentre il fine dell’uomo è già prefissato, per questo non va
costruito, ma coincide semplicemente con l’adattarsi alla natura. Questa visione stoica per cui
tutto corrisponde alla natura è l’oggetto di un attacco feroce da parte di Nietzsche: ‘’Volete voi
viver secondo natura, o nobili stoici? Quale impostura di parole, immaginatevi un essere come
la natura, dissipatrice senza misura, indifferente senza propositi e riguardi, senza pietà e
giustizia, feconda e squallida e al tempo stesso insicura. Immaginatevi l’indifferenza stessa
come potenza, come potreste vivere voi conformemente a questa indifferenza? Vivere non è
precisamente un voler essere diversi da quel che è la natura? In verità mentre voi asserite di
leggere nella natura il canone della vostra legge, voi volete qualcosa di opposto, il vostro
orgoglio vuol prescrivere e incarnare nella natura la vostra morale il vostro ideale, pretendendo
che la natura sia conforme alla vostra ragione stoica.’’ La concezione stoica aveva silenziato il
grido della dimensione tragica della vita, cfr Rachel Bespaloff ‘’quando la filosofia greca vorrà
sostituire le sue risposte all’interrogativo di Omero e di Eschilo, l’etos tragico si trasformerà in
stoicismo, la orale metterà a tacere il lamento dell’eroe, piangere non sarà più decoroso’’.
L’uomo ha un atteggiamento di riconoscimento verso la natura.
- Un altro itinerario classico è quello materialistico e atomistico: dove con lo stoicismo il
pendolo era stato fermato dalla parte del cielo, con Lucrezia il pendolo torna verso la terra, in
serrata polemica contro lo stoicismo. Quello di Lucrezio è un vivere secondo natura, ma non
quella provvidenziale e stoica. La natura è generatrice e dedala, certamente, ma la natura è
matrigna: l’uomo non è al centro dell’universo, perché mentre lo stoicismo ammetteva un unico
mondo con l’uomo al centro, Lucrezio ha questa grande prefigurazione di concepire infiniti
mondi possibili, di conseguenza l’uomo non è al centro dell’universo. La natura è caratterizzata
da una grave colpa, come è testimoniato dagli ambienti inospitali: noi veniamo introdotti nella
vita come un naufrago sbattuto sulla riva da onde infuriose, per questo il mondo non è fatto per
noi. Per Lucrezio c’è una ratio unica che governa e azzera tutto, è una vera e propria
prospettiva orizzontale quella di Lucrezio. Cfr Dialogo della natura e di un islandese di Leopardi:
immaginavi forse che il mondo fosse stato per causa vostra? Il mondo da Lucrezio a leopardi
non è fatto per l’uomo, mentre l’uomo è fatto per il mondo. A un certo unto intervengono le arti
grazie alle quali l’uomo migliora il suo stato di natura, che si inseriscono nel mondo, fino a
raggiungere un vertice: i vantaggi e i raffinati piaceri della vita, le macchine e le armi. Di fronte a
questo processo tecnico, Lucrezio evidenzia la proporzionalità inversa della natura: tanto più
procede l’avanzata tecnologica del progresso, tanto più c’è un regresso morale, allora l’uomo
moriva per mancanza di cibo, adesso noi manchiamo per abbondanza di cibo. In questa
visione materialistica la natura è matrigna e non permette all’uomo il riconoscimento.
- La terza prospettiva è quella di Aristotele: ‘’tra le cose che non sono naturali, ma anzi in
contrasto con la natura, suscitano sorpresa quelle che si producono grazie ad una tecnica, a
beneficio degli esseri umani. Non va dimenticato infatti che la natura produce talvolta effetti che
sono in contrasto con il nostro utile. Quando dunque è necessario realizzare qualcosa che vada
oltre i limiti posti dalla natura, la difficoltà crea imbarazzo ed è necessario fare ricorso ad una
tecnica’’. Aristotele si appella al principio di Antifonte: grazie alla tecnica noi risultiamo vincitori
dove la natura sarebbe più forte di noi, cfr Bacone ‘’la natura svela al meglio i suoi segreti se
vexata dalla tecnica’’.