Posts Tagged ‘orto naturale

11
Mar
11

Con ogni orto necessario


Il ciclo circadiano ci segnala prepotentemente la necessità di uscire di casa ad infilare spesieratamente semi per terra.
Mi ero ripromesso di concentrarmi sulle varie pratiche burocratiche e sul cantiere di casa ma… pare che io sia riuscito solo a ridurre al “minimo” le uscite.
Evidentemente l’entusiasmo da “svegliati è primavera” possiede un imperativo più forte (e lasciate stare il fatto che tutto ciò contribuirà un minimo alla costruzione del tetto di casa).

Dove siamo e quando ci siamo

VENETO
25-26-27 Marzo
3-4-5 Giugno
Due weekend di orticoltura sostenibile presso:
Casa di Tano Contrada Tezza 1
Badia Calavena (VR)
Contatti:
Nicoletta 338.7832606
Riccardo 335.1326389

LOMBARDIA
8-9-10 Aprile
Somma Lombardo (Va)
Introduzione all’Agricoltura Sinergica di Emilia Hazelip
Presso Coop. Radici nel Fiume
per info: raimondi.b@gmail.com

PIEMONTE
15-16-17-18-19 Aprile
Corso Completo di Agricoltura Sinergica
Presso Associazione “La Zattera
Cascine Bellero 22
15035 Frassinello Monferrato
Contatti:
ass.lazattera@yahoo.it
Anna Sophia Klitzsch: 3287763270

AGGIORNAMENTI:
Il buon Matteo, che mi accompagna nei due appuntamenti in quel di Badia Calavena (Vr) ed in quello di Somma Lombardo (Va), organizza questo per domenica 17 Aprile a Piana di Barengo (No).
Mentre con l’amico G ed Enzo per il corso completo di Agricoltura Sinergica a Frassinello s’è pensato di inserire anche una parte pratica su Biochar e Compost Tea… così, tanto per complicarci(vi) la vita 😉

09
Giu
08

diario di campagna n°105

WHAT IF?

IERI SIAMO saliti sulle colline che dividono il basso, ma veramente basso, canavese dal monferrato.
Occasione della gita: il matrimonio della mia sorellona. Pare che sia diventata una piacevole abitudine di famiglia quella di sposarsi nei prati con le braccia impegnate a sorreggere pupi e i miei stanno sviluppando una competenza non indifferente in “catering a sorpresa” (ce li invidiano in molti).
In ogni caso, scollinando su è giù (perdersi e d’obbligo in quelle zone) abbiamo potuto godere di un paesaggio ricchissimo di varietà quasi dimenticato in questi tre anni sdraiati nella Piana.
La si chiama così la zona in cui siamo, “La Piana”, insistendo ambiguamente sulla P e allargando molto le A, perché è quello che è, zero fronzoli o abbellimenti. Piana. Agricola. Industriale.
E osservando le colline, le possibilità di coltivi e la biodiversità (anche se segnata da forme agricole “pesanti”) mi sono ritrovato a ragionare in scala, come se io fossi un’enorme gigante e quello fosse un orto, un orto naturale, un orto sinergico… chiamatelo un po’ come vi pare basta che lo tocchiate il meno possibile.
Probabilmente con alcuni dei parassiti li presenti potrebbero funzionare anche le trappole a birra, anche se un bel centro commerciale o un out-let mi dicono facciano miracoli, poi si chiudono le porte e si deporta tutti ad un migliaio di miglia di distanza. Bisogna ammettere che molti sono comunque “insetti” benefici come un buffo signore che coltiva le patate e l’orto solo con l’ausilio di 20 faraone che lo seguono ovunque vada.

SULLE COLLINE, un po’ come nel mio sgangheratissimo orto, ogni calanca, ogni curva, ogni dosso o sommità fornisce un suo microambiente permettendomi di caotizzare (neologismo personale da caos) la coltivazione delle verdure. Il processo è sicuramente lungo, ma se seguito adeguatamente il risultato dovrebbe essere un micro-ecosistema bilanciato in cui ogni nicchia è spazio per caratteristiche diverse in un meccanismo di autocompensazione ed auto sostentamento.

UNA DELLE DOMANDE ricorrenti quando si parla di agricoltura naturale è “Ma perché per millenni si è arato e concimato se si poteva evitare?”. Su questo, come purtroppo su molte altre cose, ho una mia teoria.
Inizialmente qualcuno si accorse che i semi che aveva fatto cadere per terra crescevano più veloci vicino alla buca dove andavano a fare la cacca. In seguito si accorsero che lo stesso effetto si otteneva rompendo le zolle e permettendo all’aria di entrare nel terreno, ancora meglio se mentre si rompevano le zolle ci si metteva anche un po’ della suddetta cacca…
Inizialmente fu una rudimentale zappa, poi divenne un aratro, poi un trattore… una cacca trovata per caso, della cacca raccolta in giro, un allevamento di bestie cacatrici…
L’escalation pare evidente. Non è possibile supporre che l’agricoltura tradizionale abbia dovuto seguire quest’andamento evolutivo anche per star dietro ad un impoverimento progressivo del suolo dovuto alle sue stesse tecniche? Non è possibile supporre che se Turk, simpatico e socievole uomo delle caverne, avesse saputo del ciclo ossigeno-etilene, dello coefficiente di scambio cationico e avesse letto “Towards holistic agriculture” di R.W. Widdowson (Pergamon Press) forse le strade sarebbero state diverse?




L’ orto di carta

Diario di bordo ad aggiornamento casuale e saltuario di un cialtrone nell'orto... giocando con il fango, la permacultura, l'agricoltura sinergica in compagnia di William Cobbett, John Seymour, Fukuoka e Kropotkin.

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