IL CICLO OSSIGENO-ETILENE
STAVO TORNANDO A casa in bici. Seduto sul seggiolino posteriore un comandante Kirk di due anni e la metà di trecento giorni. Senza il garbo e l’affabilità del vero Kirk. Avete presente? Una cosa tipo: “Sulu, abbia la grazia di passare a warp 9 onde evitare che i Romulani ci riducano allo stato alterato di immaterialità quantica…” ecco, dimenticatevelo.
All’altezza del giardino della nostra vicina, il comandante mi infila nel rene sinistro una Corvette metallizzata del 87 scala 1:100, la traduzione del gesto potrebbe suonare vagamente così: “Spock, gentilmente, tracci le coordinate del settore gamma per una deviazione verso la vecchina nell’orto, la vetusta aliena ci consegnerà sicuramente qualche dolcetto!”.
La scena, all’approdo, e la seguente: vecchina di 80 ed ignoti anni, di circa 1.23 cm con zappa di circa 1.89 cm che bestemmia in antico dialetto klingon mentre scalza le erbacce.
E qui lo scontro di culture (e colture) si fa immediatamente teso.
COME SPIEGARE ALLA novella Yoda (ma senza le orecchie) che c’è un sistema di gestione dell’orto che non prevede che lei si spacchi la schiena ribaltando zolle in continuazione? Come spiegarle che ciò che lei sta facendo da una dozzina di lustri la sta costringendo, anno dopo anno, a zappare, ingrassare, girare, sarchiare ecc… ecc… E qui la scena rallenta. La realtà esterna scompare e si mettono in moto le sinapsi.
Il CICLO OSSIGENO ETILENE spiegato alla vecchina.
Uno dei principi dell’agricoltura del “non fare” è l’autofertilità del terreno. Nei sottoboschi o nelle praterie le piante traggono i nutrienti dal suolo senza bisogno di pesanti interventi di “areazione” o di concimi. Questo anche grazie al ciclo ossigeno-etilene studiato dal biologo del suolo australiano Alan Smith. Una cosa che in fricchettonese potrebbe essere definito “il respiro della terra”.
Secondo Smith, ogni 20 minuti circa nelle microporosità del terreno avviene una serie di scambi il cui risultato garantisce alle piante (nel nostro caso insalate, pomodori, zucchine ecc…) il giusto apporto di nutrienti come azoto, potassio, calcio, magnesio, fosforo ed altri oligoelementi. Tutti questi elementi non sono però in forma immediatamente assimilabile e qui entra in gioco il “ciclo”.
Un 25% dell’energia assorbita da una pianta viene “dispersa” nel terreno attraverso le radici, apparentemente in maniera insensata, in realtà quest’energia, abbinata a materiale organico in decomposizione, crea l’ambiente ottimale per lo sviluppo di microrganismi che colonizzano le porosità del terreno in prossimità delle radici. I microorganismi consumano l’ossigeno presente creando una situazione anaerobica che innesca un processo chimico atto a scomporre il ferro presente nel suolo in sostanze assimilabili dalla pianta. Questa scomposizione stimola la produzione di etilene (gas fondamentale per le piante tant’è che spesso i pomodori vengono raccolti verdi e poi conservati sotto etilene per farli maturare… esempio di distorsione di un processo naturale…) che inibisce l’attività microbica e spinge i composti chimici verso l’esterno dove, a contato con l’ossigeno si ossidano nuovamente in attesa di tornare utili alle piante. Nel frattempo l’ossigeno rioccupa le porosità risvegliando i microrganismi. E via! Altro giro altra corsa!
La tecnica di “arieggiare” il terreno, in un primo momento, rende tutti i composti gassosi e minerali disponibili alle piante ma in eccesso causandone la dispersione, elementi fondamentali come l’azoto, ad esempio, sono estremamente volatili. E come se a fronte della richiesta di un panino noi servissimo un pranzo nuziale e buttassimo poi via tutti gli avanzi.
In più con queste pratiche l’azoto, normalmente in forma di ammonio si trasforma in nitrati che bloccano la produzione di etilene. La conseguenza è la necessità, costosa in termini di energia e denaro, di supplire ad una cronica carenza di nutrienti ed a una continua lavorazione del terreno perché li assimili…
Fine del ragionamento. Ritorno a velocità normale. Apro la bocca e mi sento dire:”Hai bisogno di una mano?”.
Scena seguente, 1.80 m per 63 Kili di uomo caucasico verso i 40 che zappa bestemmiando sotto gli occhi vigili di un micro comandante intergalattico e della sua amica aliena.
Disclaimer: come sempre il lavoro di inserire dati formali in testi cialtroneschi non è così semplice… perdonate le imprecisioni tecniche ove vi fossero e vi prego di segnalarle. Tendo a non rileggere. E poi se passa di qua Meristemi che figura ci faccio?!
Comunque questo è in link ad un articolo esaustivo (in Inglese)
Mentre questo è la versione ridotta ma efficace (in Italiano)










Chiacchere al bancone