Er Più

Quando ti nasce un figlio devi stare attento:
non sai mai chi ti stai mettendo dentro casa.

autore a me ignoto:
potrebbe essere
Pitigrilli o
Campanini, o
Amurri,
o Mio Cognato

Il MidiMe ha scommesso con suo cognato che sarebbe stato capace di scrivere il commento più spregevole sull’assassinio del famoso regista e gentile signora. Ma non so se ci è riuscito.

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Non ho ancora scoperto come, né perché, ma a tratti riassomma l’Editor Classico.

E io quasiquasi ritento. Non che abbia molto da dire, ma.

 

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Finale

Il nuovo editor si ripropone, come la peperonata; stufo di recalcitrare, smetto qui.

Grazie a tutti, ci si becca in giro.

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Quattro Cani Per Strada…?

(titolo alternativo: “Sfogo Su Sfogo”)

 

Si parva licet mi sfogo anch’io: ogni volta che sento la parola “famiglia” ringrazio tutti gli dei esistiti esistenti e da ideare di non avermi dato una fondina cui la mano possa correre.

(quattro figli e quattro cani c’ha, il sobrio ragionevole prudente e fedele miles)

Fine sfogo / mi ricompongo e: massima fiducia nel lavoro degli inquirenti e aspettiamo la sentenza e tutti ‘sti frizzi qua.

 

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Il Sassofono Nigeriano

(titolo alternativo: “S’I’ Fossi Un Altro”)
(titolo alternativo: “Legno Storto”)

 

Il MidiMe, famigerato fancazzista, sta trattando online l’acquisto di un sassofono celeberrimo e concupito da molti, se non da tutti (non faccio nomi – qua il product placement non s’è usato mai, e men che meno gratis – ma, fidatevi: potrebbe tranquillamente essere definito Il Principe Dei Sassofoni), a circa un terzo della sua valutazione corrente.

  • potrebbe essere il famoso mattone: lo paghi e in qualche modo nella valigetta ti ci finisce un rottame sovietico o polacco se non, massimo insulto, nigeriano.
  • potrebbe essere, semplicemente, rubato.
  • potrebbe essere davvero l’affare del secolo, se uno riesce a superare la leggera nausea di approfittarsi di un collega che annaspa nel bisogno (che è quanto adombra il venditore).

Nonostante tutto quanto sopra, cui si aggiunga il fatto che in realtà nessuno qui ha bisogno di un Principe Dei Sassofoni, il MidiMe spalleggiato da mezza Legione* già rimpiange la Grande Occasione Perduta.

Siamo fatti male.

* la minoranza alza il sopracciglio; il Fanciullino estremista addirittura suggerisce di segnalare l’offerta a qualche autorità, evvabbe’…

 

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Istituzioni

 

Adesso io, avendolo copiato da Repubblica, manco so se appiccicare lo scherno il biasimo all’ambasciatore o al presunto autore della dichiarazione,

ma:

…dei falansteri e dei ginecei, ne vogliamo parlare?

 

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Lei Non Sa Chi Sono Io

sottotitolo: “È tanto tempo che – volevo dir(te)lo!”

 

Il MidiMe ha un numero di telefono facile da ricordare, perché contiene un ritornello (come d’altra parte si confà al grande – per quanto misconosciuto – musicista che crede di essere).

Purtroppo i numeri facili da ricordare sono ricercati anche da Enti Aziende Istituzioni, e nove volte su dieci* il telefono molesta il MidiMe perché qualcuno, sbagliando una cifra o due, vuole sapere a che ora è l’udienza della causa di sua suocera, o che ne è della sua bilirubina totale. Una signora una volta voleva un carro attrezzi, e prima di subito ché, perdio, con tutto quello che pagava di kasko.

Il MidiMe, cercando di non essere scortese (il MidiMe non spara mai per primo), aspetta la prima pausa – e a volte ci vuole un po’; magari gente che di solito ha difficoltà a ottenere l’attenzione altrui – e chiede “scusi, lei con chi crede di stare parlando?” e quindi rivela al postulante che ha sbagliato numero.

Ma, forse perché non è capace di dare la giusta intonazione alla domanda nell’idioma locale, a volte qualcuno la interpreta come “lei non sa chi sono io”, e si risente.

Altri non si perdono d’animo, e gli chiedono qual è dunque il numero giusto che devono fare. A questo punto, a volte, scatta il vaffanculo. Di solito in Italiano, tanto…

 

* il MidiMe riceve davvero poche telefonate destinate proprio a lui medesimo: è molto meno socievole di questo suo umile emissario-scrivano; e addirittura molto meno popolare di lui

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Carneade Voglio 2 – Fallo Fare!

(segue da qui)

io non voglio un cazzo di trapano:
voglio un cazzo di buco nel muro!
(slogan pro sharing economy)

colui che sorride quando
le cose vanno male
ha già pensato a qualcun altro
cui dare la colpa
(legge di Murphy)

 

Cento misure e un taglio si diceva ai tempi miei, ma non si specificava quanto tempo potevano richiedere le cento misure. Anni, sono portato a ritenere oggi. Se non decenni o secoli. Non è necessario prenderle personalmente, importante è conoscerle, in qualsiasi modo, al momento del taglio.

Lo specialista farà il lavoro in cambio di un bel monticello di breccola, e lo farà con meno amore entusiasmo di come lo faresti tu.

Però ci sono imprese che non sempre riescono al primo colpo, e in cui essere al primo o all’ottantesimo tentativo può fare la differenza.

Ci sono interventi che richiedono attrezzature (e spazi) che potresti non avere a portata di mano. E che il tuo ferramenta non vende. Magari te le puoi procurare con opportuna ricerca, per scoprire che una motocicletta (una tromba) nuova ti costerebbe meno; e dunque per ammortizzarle dovrai/dovresti trasformarti nel nemico: il professionista.

E stanno prendendo piede assemblaggi – e parlo di smalti vernici e adesivi, e relativi solventi – che richiedono conoscenze e precauzioni non alla portata di tutti. E che sono un po’ più pericolosi, oggettivamente, della buona vecchia martellata sul ditone.

Tolleranze incommensurabili a occhio umano. Decisive, a volte. Insospettabili, spesso.

Anche un po’ di teoria non fa mai male. E beato chi ce l’ha, se ce l’ha. E neanche quella la vende il ferramenta. Oggi si può tentare – è vero – di farsi un’idea su wikipedia e su youtube. Auguri.

Il professionista si pavoneggerà moltissimo, si farà pregare e ti farà pisciare sangue, ma intanto ti fornirà un culo da calciare, almeno metaforicamente, se le cose non vanno per il verso giusto.

Infine, quando ti appresti a improvvisare il lavoro di qualcun altro, spendi un paio di minuti a considerare quanto potrebbe essere difficile, nella realtà, improvvisare il tuo. La risposta potrebbe non piacerti.

 

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Carneade Voglio 1 – Fallo!

 

chi comanda e fa da sé
è servito come un re.
(standard)

…non è forse stato un professionista
a rompere la mia aletta?
(R. Pirsig, “Lo Zen […] Della Motocicletta”)

ijkijk ha detto:

Ho un flauto cinesissimo di infima qualità, ma non ne sono all’altezza.
Da quando esiste youtube riparo tutto da solo. Almeno mi prendo io la responsabilià del probabile fallimento e non devo questionare con nessuno. Oggi ho riparato uno swatch alla faccia di M. Twain

Ripararsi le cose da soli offre una grande carica di autostima. Soprattutto quando lo si fa con mezzi di fortuna alla MacGyver* o – si parva licet – alla MidiMe modello secondo millennio.

Si risparmiano bei soldi, e impari cose utili sul funzionamento della tua macchina che forse** il manuale non dice; e sulla realtà in generale.

Altra nozione preziosa che il fai-da-te fornisce all’avventuroso avventuriero è la differenza fra naturale logoramento, uso improprio e costruzione/progettazione/assemblaggio scadente.

Attività caldamente consigliata ai curiosi ai pazienti e agli accomodanti (pun intended).

 

* non credo sia possibile – anche se non ho mai provato – riparare le eprom di un cellulare con un rotolo di scotch; tuttavia ho riparato una chiave di sassofono con una gomma da masticare, a suo tempo. La riparazione ha resistito anni, fino a essere dimenticata dal geniale autore, ed essere poi scoperta dal trombaro chiamato in causa per un lavoro più ampio…
** poco dopo aver smesso di leggere la narrativa e la saggistica, ho smesso anche con i manuali, lo confesso. Ma prima ne ho letti un bel po’, e ho qualche vaga idea, per una volta, di cosa sto dicendo. Un po’ datata, ammetterò.

(continua)

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“Che Avrà Voluto Di’…?”

 

La parola “esilarante” non manca mai o quasi, sulla homepage di Repubblica.

Io sono sempre stato più che freddo nei confronti della massima “risus abundat in ore stultorum” – probabilmente in quanto stolto conclamato; ma a questo punto comincio a dubitare del fatto che gli stagisti di Repubblica ed io attribuiamo all’aggettivo “esilarante” lo stesso significato.

Boh. A me fa pena, più che altro: non posso trattenermi dal ricordare che in qualche situazione analoga (all’epoca la videoconferenza non esisteva, naturalmente; ma poteva capitare che due o più adulti conversassero fra loro in presenza di bambini) a mia madre sarebbe bastata mezza occhiata per teletrasportarmi all’istante nello sgabuzzino delle scope. Ma magari è meglio adesso.

Ridete, ridete.

 

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