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5 set 2017

Vaccini e libertà

La Regione Veneto ha posto in essere una moratoria di un anno prima di rendere obbligatorie le vaccinazioni nelle scuole, solleticando così il ventre osceno dei no vax.
Si dice sia un atto di violenza imporre ai genitori la vaccinazione dei figli.
Si dovrebbe invece avere il coraggio di imporre multe pesantissime, e non i 500 euro della leggina italiana, a chi non li vaccina ed inibirne l'accesso alla scuola dell'obbligo e a tutti gli spazi sociali.
Con i no vax e con tutta la subcultura delle medicine alternative, delle paranoie, dei complotti, delle multinazionali delle farmaco,  nessuna discussione che non si può e non si deve nemmeno confrontarsi con persone che hanno il massimo spregio della vita in comune e della vita degli altri; questa gente non merita di essere presa in considerazione perchè mancano loro le fondamenta civili minime.
Qui si confonde la scienza con un certo relativismo democratico comunque degenere.
Che la terra sia rotonda non è un'opinione ma un fatto, e chi sostiene che invece sia piatta non esprime un'opinione ma molto semplicemente una stronzata.
Quanto alle multinazionali del farmaco, apro parentesi per ammirare la pochezza di questi oppositori alternativi, pochezza non solo culturale ma anche di intelligenza in una qualche primitiva forma, è ovvio anche al mio cane che il diretto interesse economico di "Big Pharma" non sia la vendita di vaccini, ma anzi la cura delle malattie che la mancanza di vaccini scatenerebbe.
Infine, che il comportamento di questi moderni parassiti comporti per persone deboli l'impossibilità all'accesso dei servizi pubblici e dell'interagire sociale senza rischio della vita, è proprio al di là della possibilità di comprensione dell'unico neurone bacato che si ritrovano.


12 lug 2017

Suicidio all'italiana

Il suicidio dello stato, il suicidio di un sistema, la storia che siamo pronti e condannati a rivivere. Dopo aver letto la lettera denuncia di Massimo Piermattei (che di seguito copio e incollo per intero) e dopo aver letto della spiaggia di Punta Canna (link) e ancora di più dopo aver ascoltato le parole di alcuni avventori della stessa, ho pensato che i due fatti fossero collegati.

Massimo Piermattei, un ricercatore precario che dopo anni di studio e sfruttamento si mette a vendere pezzi di ricambio di automobili per campare e poi una spiaggia gestita da un fascista e le opinioni degli avventori che dicono che poi insomma durante il fascismo non c'erano venditori ambulanti, nè spacciatori di droga (beata ignoranza), che l'ordine regnava sovrano; a ben guardare sono due facce della medesima medaglia. Raccontano di un'Italia che non tiene il passo, timorosa, ignorante, nostalgica di un passato che in realtà fu ancora più misero del triste presente.

Due fatti, due piccole storie queste riportate dai giornali in versione estiva, che mi fanno presagire il suicidio prossimo venturo di questo paese, una brutta impressione, due piccoli brutti segni.


Ciao, sono Massimo. Ero uno storico dell'Integrazione europea, ho 39 anni e ho deciso di smettere con l'Università. Se partecipassi a un gruppo di auto-aiuto, inizierei così. Ma è solo la mia storia. La racconto, sì, anche a scopo terapeutico. Per me stesso, o forse non solo. Ho iniziato a studiare Storia dell'integrazione europea all'università, e fu un colpo di fulmine. Dopo il dottorato ho iniziato a farmi le ossa: un periodo all'estero, un assegno di ricerca, i contratti. Da allora ho scritto due monografie e più di 25 saggi e articoli in italiano e inglese; ho partecipato a seminari e convegni portando in giro per il mondo il nome dell'università per cui lavoravo. Ma non è di questo che voglio parlare. In questi giorni ho trovato la forza di portare a termine un percorso travagliato in cui mi dibattevo da anni. Ho sempre rinviato, nella speranza che qualcosa cambiasse. Ma la svolta non c'è stata, e la scelta si è fatta improrogabile: restare o andar via?

Noi siamo diversi Chi prova a entrare nell'Accademia conosce già le sue regole, scritte e (soprattutto) non scritte. Perciò nessuno può dire: "Io non sapevo". Si accetta liberamente, sperando che i finali amari riguardino gli altri: perché noi siamo diversi, o perché il merito, alla lunga, viene fuori. È vero, il sistema sa sedurti con mille promesse: contratti, pubblicazioni, convegni. Gli anni passano, e quando la speranza inizia a vacillare, ti ripeti: basta ingoiare ancora un po'. E giù appelli, seminari, lezioni gratuite: così l'ordinario di turno appalta gran parte delle ore che gli spettano e per le quali, tra l'altro, è pagato. Lui, non tu.

La costante riduzione di fondi per l'Università, unita alla crescente chiusura del reclutamento, ha fatto sì che i professori ordinari abbiano visto crescere in modo esponenziale il loro potere. Sono come un imperatore che decide, con un gesto del pollice: tu sì, tu no. Certo, ci sono le "lotterie" dei bandi nazionali ed europei, ma siamo appunto nel mondo del gratta e vinci. Le tante riforme varate per premiare il merito hanno finito per danneggiare solo i più deboli. E anche quello sul merito è un ritornello stucchevole: la scarsità di soldi e di posti scatena la guerra tra chi è dentro e chi è fuori e, ancor peggio, tra poveri.

Maestri e orfani Di fatto, per entrare hai bisogno di un "maestro" che ti aiuti a costruire un curriculum spendibile e di un "tutore" che ti faccia passare i concorsi, o comunque ti garantisca posizioni e risorse: due figure che spesso coincidono. Le eccezioni ci sono, ma confermano la regola, e permettono al sistema di giustificarsi: "Vedete? È tutto trasparente". Se non li hai, un maestro e un tutore, sei orfano, e per gli orfani non c'è futuro. Magari qualcuno ti aiuterà per un po', ma finisce lì. E io, da un po' di tempo a questa parte, ero orfano. Circondato da sorrisi al motto "non aderire e non sabotare", che è poi, alla prova dei fatti, un sabotaggio. Ma pilatesco, perché manca il coraggio di dirti: "Per te non c'è posto, fai altro".

Cosa può fare un orfano testardo che voglia comunque provare a costruirsi una carriera? Si dibatte tra i contratti d'insegnamento e le collaborazioni. I primi, in cambio dell'opportunità di tenere un piede dentro e farti chiamare "professore", garantiscono pochi soldi in cambio di un'enorme mole di lavoro (l'ultimo che ho avuto era di 1.500 euro lordi per 60 ore di lezione e una decina di appelli d'esame). Le seconde, oltre a essere tassate in modo clamoroso, portano via tempo ed energie. A perderci, naturalmente, è la ricerca. Il bisogno di soldi spiega tra l'altro la figura del "marchettaro", il fenomeno per cui uno studioso precario scopre un improvviso interesse per un argomento di cui non gli importa nulla, ma se lo studia gli danno 500 o mille euro. Spesso mesi o anni dopo la consegna del lavoro. Il tutto in un contesto umiliante, in cui si aspetta mesi un appuntamento cruciale. E chi sta dall'altra parte finge di non sapere che un intoppo burocratico può avere per te conseguenze devastanti: "Ti avevo detto che l'assegno non sarà rinnovato?".

La retorica della fuga Conosco il ritornello: si può sempre partire, no? Comprendo bene le ragioni di chi lascia l'Italia per l'estero, ma su questo punto ha preso piede una retorica imbarazzante. È passata l'idea per cui se lavori fuori sei bravo; se hai scelto l'Italia sei, come minimo, complice del sistema. Non c'è spazio per l'ipotesi che tu sia rimasto perché non potevi espatriare o per provare a cambiare le cose. Invece sarebbe bello raccontare anche le storie di chi dedica tempo ed energie alle università italiane. Che, se continuano a popolare il mondo di eccellenze, forse così male non sono. Certo, direte: chi non riesce a entrare può sempre giocarsi le sue competenze fuori.

Peccato che i formulari degli uffici pubblici propongano sempre le stesse laconiche opzioni: diploma, laurea, altro. Ecco cos'è il dottorato di ricerca per il mondo del lavoro e per le istituzioni italiane: altro. Un pezzo di carta. Un errore di gioventù. E cosa succede al "giovane" studioso che a quasi 40 anni non ha ancora una prospettiva? Semplice: si trova a un bivio. Se insiste con la carriera, sa che una famiglia la costruirà, forse, molto più in là. Se privilegia la famiglia, le opportunità di lavoro si riducono drasticamente. I figli, poi, una catastrofe.

Quanti sacrifici hanno fatto mia moglie e i miei due bimbi perché io potessi ancora tentare. Chi si occupa di discipline umanistiche è un orfano tra gli orfani. Nel discorso pubblico, ormai da anni, vale solo la "tecnica", la ricerca "vera". E la Storia? Roba per perditempo. Lo studio del passato è scomodo perché mette a nudo il presente, e poi non è pop, non è fatto di anglicismi, slogan, formule. Lungi da me il denigrare la scienza: viva le macchine! Viva i laboratori! (Da qualche settimana, per vivere, vendo ricambi d'auto). Ma il nostro rifiuto della Storia è vergognoso.

E ciò che soprattutto rimane inaccettabile è lo spreco di risorse di un'intera generazione. Quante persone ho incontrato in dieci anni; quanti talenti. Quanta rabbia nel vederli appassire.Oggi sono uno di loro. Me ne vado per dignità. Non rinnego quel che ho fatto, perché mi ha fatto crescere come persona e come uomo. Non è una resa, ma un issare le vele per tornare in mare aperto. "Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede". Smetto quando voglio.

7 lug 2017

La teoria gender del sindaco sboarina

Il nuovo sindaco di verona, cerca di far rimpiangere l'impossibile, e cioè il vecchio sindaco tosi.
Impresa immane che rischia di riuscirgli con la polemica artificiosa di voler ripulire le biblioteche comunali di tutti i libri che avvallino la teoria gender.
A parte il fatto che non esiste un complotto giudaicoplutomassonico del gender, ma si tratta solo di una trovata ideologica nata in ambito chiesa cattolica negli anni 90 per difendere posizioni altrimenti indifendibili con la creazione di un immaginario nemico, del tutto assimilabile ai protocolli dei Saggi di Sion; a parte questo come la mette il sindaco con altri libri? Come la mettiamo con Biancaneve che vive in compagnia di sette nani, come la mettiamo con Pinocchio nato da un ceppo e con un cazzo in piena faccia che si allunga e si accorcia alla bisogna?E paperino e paperina? E qui, quo, qua? E di chi sono figli di grazia?
Trovate sboarinate, che per ora fanno solo la gioia di forza nuova che sogna di bruciare qualche libro in piazza, in effetti se non si sa leggere o non si capisce quel che si legge giusto per pulirsi il...la faccia che si ritrovano o per attaccare il fuoco serve la carta

29 giu 2017

lo IUS SOLI spiegato da Ilham Mounssif

Nelle ultime settimane si è tanto parlato di IUS SOLI.
Ilham Mounssif, brillante studentessa 22enne di Bari Sardo (ma originaria del Marocco) e membro di Noi #italianisenzacittadinanza, tiene a fare chiarezza sull’argomento.

«Lo Ius Soli ( diritto del suolo) delinea un istituto giuridico per il quale chi nasce nel territorio di uno Stato ne è cittadino» spiega la studentessa sardo-marocchina «Negli ultimi tempi ha mandato in delirio milioni di italiani, chiamando ad esprimersi chiunque in merito, come fosse da decidere chi far vincere alla casa del Grande Fratello con un Si o No al televoto. Da quando siamo riusciti a far approdare in Senato il ddl 2092 che modifica le disposizioni in materia di cittadinanza, è scoppiato il caos più totale : articoli, talk show, tweet, post Facebook, foto del profilo pro o contro. Sembra l’Italia di 40 anni fa alle prese con la legge sul divorzio».

«Circolano troppe informazioni errate a riguardo, portando a conclusioni affrettate e giudizi inopportuni sulla riforma di cittadinanza» racconta Ilham «a partire proprio dall’espressione stessa. Per quanto immediato “ius soli” non è il giusto modo di chiamare questa riforma. Noi #italianisenzacittadinanza abbiamo chiesto che si usassero le giuste espressioni  (quali ius soli temperato, ius culturae o semplicemente riforma cittadinanza) ma il linguaggio mediatico ha deciso per noi, trascinando il dibattito nel vortice dei fraintendimenti. Infatti, la riforma alle disposizioni in materia di cittadinanza non prevede alcuno ius soli ma una sua forma temperata da rigidi criteri, proprio come nel resto d’Europa. Pertanto, smentiamo già una della grandi balle per cui « in Europa non esiste lo ius soli, non è il caso introdurlo da noi!». In Europa esiste lo ius soli temperato, e l’attuale riforma prevede proprio questo, né più né meno».

Ius soli temperato: di che si tratta? Diventeranno cittadini italiani alla nascita solo i bambini che nascono in Italia da genitori regolarmente residenti (almeno da 5 anni senza interruzioni) con permesso di soggiorno CE di lungo periodo (ex Carta di soggiorno) che si ottiene solo se si hanno precisi e numerosi requisiti. Con buona pace di chi sostiene la bufala dello “sbarco delle partorienti” ( per la quale “verranno tutti qui perché la cittadinanza sarà automatica”).

«Oltre allo ius soli temperato, la nuova legge introduce lo ius culturae per chi arriva in Italia entro il compimento dei 12 anni di età» afferma la giovane portavoce di #italianisenzacittadinanza «In questo caso prevede la frequenza di almeno un corso di studi in Italia (5 anni di scuola), con conclusione positiva. In entrambi i casi l’acquisizione della cittadinanza non è automatica, ma serve una richiesta inoltrata dal genitore (che deve avere una residenza legale), oppure dall’interessato entro due anni dal raggiungimento della maggiore età. Niente di scandaloso o fuori dal normale : quello che si chiede è una semplice integrazione alla normativa vigente che permetterà di “diventare” italiani a chi lo è già di fatto, in quanto nato e cresciuto qui in Italia».

«Si tratta di buon senso e civiltà, di togliere fuori dal “limbo sociale” migliaia di bambini e ragazzi figli di immigrati che sono parte integrante di questo paese, e non adulti o arrivi dell’ultim’ora».

«Un’altra grandiosa trovata propagandistica, grandiosa per la sua assurdità, é la fantomatica “sostituzione etnica” : gli italiani verrebbero sostituiti dai migranti dato che acquisire la cittadinanza nel nostro paese sarà facile ed automatico» conclude Ilham «Innanzitutto, i migranti non hanno nulla a che vedere con gli immigrati residenti da anni in Italia e in secondo luogo si tratta di numeri bassi, dati alla mano. Uno studio della Fondazione Moressa spiega infatti che nell’immediato, con l’introduzione dello ius soli temperato, potrebbero acquisire la cittadinanza italiana i figli di immigrati (con il famoso permesso di lungo periodo) nati in Italia dal 1998 che ad oggi sono circa 600mila. Con lo ius culturae, rientrerebbero nella riforma anche circa 178 mila alunni nati all’estero che abbiano già completato 5 anni di scuola in Italia. Considerando poi che i nati stranieri in Italia negli ultimi anni si sono attestati tra i 70 e gli 80 mila, si può prevedere il numero di beneficiari dei prossimi anni : mantenendo fissa la stima dei nati da genitori residenti da oltre 5 anni (65 per cento del totale), è possibile calcolare una quota di 45-50 mila potenziali nuovi italiani ogni anno per ius soli temperato e 10-12 mila bambini nati all’estero e iscritti a scuola. Numeri molto bassi per parlare di sostituzione etnica!».

Spesso abbiamo sentito sindacare sull’inutilità di questa legge (“A 18 anni si può fare richiesta di cittadinanza, per chi  è nato in Italia”). Ovviamente tanti non conoscono le difficoltà che si celano dietro questo apparente ‘automatismo’ : infatti, si deve dimostrare di aver risieduto “legalmente e ininterrottamente” in Italia per 18 anni, e nel frattempo, fino all’ottenimento della cittadinanza (cosa che può richiedere anche diversi anni), questi ragazzi non possono godere di alcuni diritti fondamentali come il diritto di voto, non possono partecipare ai concorsi pubblici o iscriversi ad alcuni albi professionali riservati ai cittadini italiani. «L’aspetto innovativo di questa riforma non é tanto lo ius soli temperato (che comunque tutelerà su molteplici fronti i bambini nati da genitori stranieri) ma lo ius culturae» ci racconta Ihlam «Insieme al movimento #Italianisenzacittadinanza di cui faccio parte, ne abbiamo più volte sottolineato l’importanza perché è la prima legge che stabilisce un percorso ad hoc per chi non è nato in Italia ma che in Italia è cresciuto, e che al momento per godere dei pieni diritti e non solo dei pieni doveri, deve dimostrare un reddito (anche se non è venuto in Italia a lavorare perché arrivato in tenera età) o sposarsi. Il che significa seguire esclusivamente gli stessi percorsi degli adulti immigrati per venire riconosciuto quello che già è: italiano».

«Noi seconde generazioni viviamo in un Paese che investe su di noi, istruendoci, educandoci, persino premiandoci, e poi inciampa sulla cosa più banale che si possa fare : rivedere le norme che disciplinano un particolare aspetto del nostro ordinamento giuridico al fine di non vanificare gli stessi investimenti fatti per anni su di noi. Le leggi si adattano alle istanze sociali, riconoscono i cambiamenti, li interpretano e li disciplinano. La legge non è eterna ed immutabile. Questa riforma delle disposizioni in materia di cittadinanza è una semplice integrazione all’attuale disciplina che risponde alla realtà sociale odierna.  Questa riforma è buon senso, è civiltà, è giustizia. Non lasciamoci trascinare dall’eterna propaganda di chi politicizza ogni cosa pur di accaparrarsi qualche voto. Perché di questo si tratta».

26 giu 2017

Michele Bertucco l'uomo di Sboarina

Michele Bertucco, l'eroe omerico, della asfittica sinistra veronese, è riuscito al fine a far vincere Sboarina, il candidato della destra, appoggiato da forza italia, lega e nostalgici vari ed assortiti.
Ma come ha fatto un ometto così sciapo, inutile, che ha rastrellato 5288 voti in cambio di una cadreghetta incolore e dannosa a determinare il sindaco di Verona?
Forse un miracoloso colpo di genio politico? No, nulla di impossibile - mi riferisco al genio non solo politico - semplicemente è riuscito a rubare con la sua presenza inutile 5288 voti a sinistra, sottraendoli alla Salemi (candidata PD - 25724 voti al primo turno), facendo in modo che la Bisinella (26946 voti al primo turno) la superasse di 1222 e andasse al ballottaggio al suo posto.
In una sfida Sboarina / Salemi il candidato di destra avrebbe perso nettamente (non c'è la prova, ma una sensazione forte sì).
E allora bravo al Bertucco, che s'è sempre contraddistinto, per capacità e machiavellica genalitià, e che per ora è il miglior alleato della destra retrograda forzaleghista.

INDUSTRIA 4.0

Se ne parla molto, ma l'impressione è che pochi se non pochissimi sappiano cos'è.
L'importante per ora sembra parlarne e farne oggetto di una fuga in avanti.
Industria 4.0 è l'innovazione digitale prossima ventura che rivoluzionerà il mondo, il nostro modo di vivere e di lavorare.
Come tutte le novità può far paura o determinare una fregola futurista.
Mediamente non temo le novità ma questa è epocale e mi angoscia data l'impressione che non saremo in grado di guidarla ma che invece ne saremo guidati. In una società afflitta da sperequazioni sociali ed economiche enormi, quale la nostra attuale, l'introduzione di questo nuovo modo di produzione senza adeguata governance avrà un impatto devastante. Sembra non accorgersene nessuno, nè la classe dirigente politica che ha perso capacità di leadership, nè la classe degli imprenditori che non si rendono pienamente conto che in prospettiva, nemmeno troppo lontana, si troveranno di fatto a diventare dei consumatori dipendenti di pochissime ed enormi multinazionali detentrici del sapere. Il know how diffuso e prodotto dal tessuto economico, semplicemente, da un giorno all'altro, sarà obsoleto. Assisteremo in poche parole alla proletarizzazione di un'intera classe produttiva.
Questo dato, che dovrebbe essere allarmante, sembra invece non interessare nessuno o quasi, non certo la massa degli imprenditori, che dovrebbero essere classe dirigente nei paesi occidentali.
Sottovalutazione del rischio? Ignoranza? Conformismo? O non invece nuovo illuminismo?
In attesa di un futuro che non governeremo se non troveremo modi e tempi per una moratoria, cito le parole di Stephen Hawking "Robots aren’t just taking our jobs, they’re making society more unequal", e linko questa sua intervista. Buona lettura.

https://qz.com/520907/stephen-hawking-robots-arent-just-taking-our-jobs-theyre-making-society-more-unequal/?utm_source=parMIT

21 giu 2017

Il nulla

Ieri sera ho visto la sindaca raggi a Cartabianca della Berlinguer. Bianca Berlinguer ha intervistato il nulla, la sindaca apre la bocca, emette suoni che non sono più parole che abbiano un qualche senso, ma solo che escono velocemente, con una cantilena da caricatura da prima della classe, rumore di fondo efficientista, un linguaggetto poverissimo derivante dal linguaggio vuoto ed omologato che si usa negli ambienti di lavoro, il frutto marcio di un aziendalismo autoreferenziale che non serve per comunicare ma per celebrarsi, tecnicismi, linguaggi specialistici, dove dietro sigle, acronimi, nuovi luoghi comuni vi è tutto quello che è rimasto, cioè nulla. Sfrondare un giorno i linguaggi specialistici autoreferenziali porterebbe forse alla comprensione dei fatti e quindi dei problemi e ad affrontarli per risolverli...ma anche alla perdita di ogni possibilità di nascondere la propria incapacità e pochezza.
Triste e preoccupante.

7 giu 2017

Fascismo sociale

... Con la mia epistemologia del Sud suggerisco 
due altre coordinate, per l’Europa e la sinistra: polarizzare le contraddizioni tra oppressi e oppressori, per evitare che gli oppressi votino e si identifichino con gli oppressori, come nel caso di Trump, e depolarizzare le differenze tra gli oppressi, tra donne, rifugiati, contadini, lavoratori, immigrati. A causa della tradizione di dogmatismo e settarismo della sinistra è un’operazione difficile. Ma è possibile, come dimostra l’attuale governo progressista del Portogallo».

6 giu 2017

Macaroni Große Koalition

Il miracolo in quattro e quattr'otto s'è avverato. L'impossibile in un baleno è divenuto possibile. Il Parlamento nei suoi partiti maggiori ha trovato l'accordo sulla legge elettorale. Modello tedesco (che poi basta il nome, della sostanza, sostanzialmente differente, non gliene frega un cazzo a nessuno), a conferma del fatto che nessuno della compagnia è sicuro di poter vincere, e quindi è meglio non perdere. Anche i riottosi 5 stelle son divenuti collaborativi. I sondaggi dicono che nessuno da solo ce la può fare e che è pure il caso di disboscare qualche cespuglio tipo quello di Alfano, inutile e pedante (secondo me si sottovaluta l'istinto da bestie selvagge che hanno gli alfaniani per il sottogoverno, e scommetterei che da qualche parte, a metà altezza e alle spalle solitamente, ce li troveremo in ogni caso).
Ma lasciando da parte le inutilità lo scenario post voto non risulta poi molto difficile da immaginare. PD, 5 stelle, Berlusconi con Lega e Meloni, una coalizione di rimasugli vari di sinistra che alla fine il 5 per cento lo passano, di poco ma abbastanza, per esserci.
E il governo chi lo fa? Se ci saranno i numeri PD e Berlusconi, il vecchio cavaliere non gliene può fregar di meno del governo, ma delle sue aziende sì (come al solito), e visto che ora rischia di perderle ad opera dei francesi, da una posizione di governo potrebbe ben difendersi e magari pure rimpolpare la casse mediaset. Gli è già riuscito quando era sull'orlo del fallimento nel 94, perchè non dovrebbe riuscirgli ora?
PD e 5 stelle non ritengo probabile la cosa, i 5 stelle non solo non sono pronti per il governo ma il loro interesse immediato è scommettere sul disastro dell'alleanza tra Renzi e "il" Berlusconi". Il partito di Grillo in prima istanza vuole andare alle urne SUBITO E COMUNQUE, perchè sa che a breve la Raggi a Roma verrà travolta e la vicenda avrà strascichi penali, per cui si è ben rinunciato alla tanto sbandierata libertà di scelta dei "cittadini che potranno scegliere": non si sceglierà niente, bisogna solo correre prima che la Raggi debba dimettersi e rischiare una condanna penale.
La Lega dinanzi all'alleanza forza italia/PD, passerà all'opposizione e si radicalizzerà a destra presumo, portando così a compimento l'evoluzione salviniana, da partito localista a partito nazionalista PNL, in fondo il PNF già ci fu e non è un caso che il nuovo corso leghista abbia come alleati i nipotini meschini del fascismo.

Infine perchè il PD corre pure lui verso le elezioni? Perchè Renzi vive di consenso, di movimento, in fondo si tratta di una fuga in avanti, come se i problemi potessero risolversi e la politica sostanziarsi in questo modo.
Una legge elettorale che alle prime mi sembra dia una bella stretta alla democrazia, e che soprattutto certifica la crisi dei partiti e propone un sistema con 4 uomini forti al comando: Renzi, Berlusconi, Grillo, Salvini.

Vedi articolo Giorgio Galli (link)

30 mag 2017

La Mediocrazia - Alain Deneault

 «Non c’è stata nessuna presa della Bastiglia, niente di paragonabile all’incendio del Reichstag, e l’incrociatore Aurora non ha ancora sparato un solo colpo di cannone. Eppure di fatto l’assalto è avvenuto, ed è stato coronato dal successo: i mediocri hanno preso il potere».

«L’ingranaggio sociale si è attivato con la prima rivoluzione industriale. Karl Marx l’aveva intuito. Il capitale ha reso i lavoratori insensibili al contenuto stesso del lavoro. La mediocrazia è l’ordine in funzione del quale i mestieri cedono il posto a una serie di funzioni, le pratiche a precise tecniche, la competenza all’esecuzione pura e semplice. Il lavoro diventa solo un mezzo di sostentamento, con una progressiva perdita di soggettività. Una situazione che provoca malessere sociale».

«L’esperto è una figura centrale della mediocrazia: si sottomette alle logiche della governance, sta al gioco, non provoca mai scandalo, insegue obiettivi. È la morte dell’intellettuale, come lo descrive Edward Saïd in un saggio, Dire la verità. Intellettuali e potere. Si tratta di un sofista contemporaneo, retribuito per pensare in una certa maniera, che lavora per consolidare poteri accademici, scientifici, culturali. I veri intellettuali seguono interessi propri, curiosità non dettate a comando, possono uscire dal gioco. Un giovane ricercatore universitario ha davanti a sé un bivio. Se vuole essere semplicemente un esperto ha buone possibilità di fare carriera, ottenere una cattedra, finanziamenti. Se ha il coraggio di restare un intellettuale puro avrà un futuro molto più incerto. Magari non finirà assassinato come Rosa Luxembourg o incarcercato come Antonio Gramsci, ma non è più certo di poter diventare un professore come Saïd o Noam Chomsky. Ha buone chances di restare precario tutta la vita».

22 mag 2017

Siamo tutti sulla stessa barca

Quante volte in questi tempi in cui destra e sinistra tradizionali sembrano destinate a sparire, sentiamo dire "Siamo sulla stessa barca", come a significare che tutti bisogna remare dalla stessa parte, e che il conflitto di interessi e quindi la lotta di classe sono concetti superati dalla storia. Bello e gratificante, siamo tutti uguali dunque?

Forse bisognerebbe uscire dallo stereotipo della società post industriale che a parole ha livellato le classi sociali, e dire con franchezza che più che sulla stessa barca siamo tutti nel medesimo mare...ma con imbarcazioni ben diverse, chi sullo yacht, chi sulla scialuppa, chi sul gommone, chi in mare...

4 mag 2017

I fotosafari di Salvini

Non seguendo il Salvini, delle gesta del nostro sono al corrente solo per le cazzate che riescono a passare i filtri dei media di riferimento e dei miei personali. Ieri sera seguendo il quotidiano Gazebo ho appreso con incredulità dapprima, e sconcerto poi dei fotosafari di Salvini.
Questo personaggio che stipendiato dal parlamento europeo se ne va in giro a spese del contribuente stabilendo, suppongo, records su records di assenteismo istituzionale, fa anche i fotosafari. Il voyeurismo in salsa leghista non prevede un viaggio in africa nè fotografare animali selvaggi nella savana o nella giungla pluviale e si esplica nell'andare in centri di accoglienza dei profughi, in periferie degradate abitate dagli ultimi della terra a rubare immagini e vite. Fotografa questi ragazzi, ragazze di colore, e poi li sbeffeggia sul suo account facebook.
Leggendo le battute grevi lanciate contro queste persone ignare di essere oggetto di una forma esplicita di razzismo e vigliacca di violenza, subito si nota uno strano processo, una nemesi salvifica: gli animali stranieri, scuri, immigrati, raccontati come bestie diventano uomini e l'uomo che li fotografa il più alieno degli esseri, qualcosa di lontano anche dal regno animale, di indegno in una parola.

Quando si rincorrono Alfano e la destra

Alla faccia dei dati che  dicono che i furti negli appartamenti siano in calo in Italia, il PD all'affannosa rincorsa della destra e dell'alleato Alfano, fa approvare una norma sparatutto in casa, cosa già di per sè allucinante, visto che da sempre esiste il diritto alla legittima difesa, e non si nega nemmeno una digressione grottesca: sarà infatti possibile sparare di notte e non di giorno. Caccia ai vampiri?

La gauche

3 mag 2017

Notizie farlocche - Italexit

Mentre gli inglesi cominciano a capire quanto sarà economicamente e moralmente un disastro la brexit, due campioni nazionali italici, Salvini detto Aquila e Meloni la pasionaria, continuano a sperare in un'uscita dell'Italia dall'euro. D'altronde li capisco se dev'essere grandi leaders per un grande paese, il loro caso si presenta come disperato e scatena ilarità generale, e allora l'unica via possibile è insignificante per insignificanti.

12 apr 2017

Tiziano Renzi da colpevole a innocente

Singolare vedere come cambia la costruzione mediatica dell'immagine di una persona.
Il padre di Renzi sino a pochi giorni fa era raccontato come lombrosianamente colpevole, come indica questa immagine che monopolizzava i media nel periodo COLPEVOLE

Qui invece l'immagine del padre dell'ex premier in versione INNOCENTE, un simpatico e fragile nonno che manca solo che porti i nipotini ai giardinetti





28 feb 2017

Bispensiero

Devo assolutamente trovare un corso full immersion di doublethink, il vecchio paradosso orwelliano è divenuto realtà ed è essenziale per poter comunicare, pena l'incomunicabilità che così aspra e non edulcorata dal bispensiero mette paura. Il muro orwelliano al pari di quello degli incubi di Waters si sta veramente chiudendo e una nuova babele ci aspetta.
Sempre meno persone al pari di Winston Smith, ricordano che la verità di ieri era completamente diversa dalla medesima verità di oggi.

La metafisica di Michele Emiliano

"I non Dem mi votino per mandar via Renzi"

Sino a che peto non li dirotti

Sino a che peto non li dirotti verso altri lidi, per i prossimi giorni i gattopardi e i coccodrilli della politica e dell'informazione si dedicheranno sbranandosi alla legge sul testamento biologico, smossi dal sangue dell'ultima delle vittime note: DJ Fabo.

Poi sarà un peto grasso e ricco di umori di salamelle e pessimo lambrusco di un Bersani, o il peto silente e pestilenziale di un D'Alema o la scorreggina anonima e asfittica della Raggi di turno, a richiamare sull'emergenza nazionale del prossimo attimo e a far calare il silenzio sul diritto a non morire come animali.

27 feb 2017

Prigionieri del dolore

Prigionieri di un corpo, di una società violenta che si nasconde dietro un dio.
Lacchè e leccapiedi che decidono il bene e il male, che alzano il ditino da ignoranti e sentenziano sulla vita e il fine vita degli altri.
Rispetto per il dolore e per la dignità dei singoli, libertà vera che non finisca non appena la vittima di turno non abbia più il controllo del proprio corpo e si debba solo succhiare dolore e disperazione. Cosa c'è di più feroce del condannare a vivere in condizioni disperate qualcuno che non vuol più vivere, prigioniero del proprio corpo, del proprio dolore? Cosa c'è di più feroce e più vigliacco?
Solo un clero ignorante e un seguito di bigotti non può non vedere il dolore e la volontà degli altri e aver paura della libertà.
Grazie ai radicali, grazie a Marco Cappato per esserci. Un pensiero a DJ Fabo, che ha dovuto emigrare e pagare per trovare sollievo.

"Fabo è morto alle 11.40. Ha scelto di andarsene rispettando le regole di un Paese che non è il suo."
Marco Cappato.