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domenica 5 agosto 2012

Altro che Tron!



Se non sapete come passare il tempo in questo afoso agosto godetevi Sick!, delirante serie per il web (nata come episodio pilota per la tv) a opera degli australiani Van Vuuren Bros. Partendo da uno spunto decisamente serio (due fratelli si ritrovano in circostanze tragiche) si sviluppa una trama delirante e ricchissima di riferimenti alla cultura pop (che novità!). Per ora mi sono visto le prime tre puntate e posso garantirvi che di carne al fuoco ne abbiamo parecchia. L'idea di rendere il web come  una locazione fisica si presta a un sacco di gag surreali, di cui alcune semplicemente geniali (come allontanare i troll dal proprio canale YouTube se non chiamando il fratello campione di World of Warcraft?). Una bomba, tanto figo da non irritare nonostante i mille richiami nerd. Se invece volete qualcosa di più raffinato c'è sempre la nuova trovata di Jerry Seinfeld, oltre la soglia di autoreferenzialità consentita già dal titolo: Comedians in car getting coffee.

In qualunque caso divertitevi. Io stacco la spina per qualche settimana. Ci si legge!

venerdì 27 luglio 2012

Vecchia scuola


Se non conoscete lo street-artist Dain vi suggerisco un piccolo giochetto: prima leggetevi questa intervista, poi guardatevi i due mini-documentari qui sotto. E non provate a dire che non ci siete rimasti male. Anche se questo eroe è attivo da un sacco di anni solo ora riesco a realizzare quanto riesca ancora a essere una forza della natura.







lunedì 23 luglio 2012

In viaggio stando fermi


Address Is Approximate from The Theory on Vimeo.



Toccante video scoperto grazie al solito Matteo Bittanti. Se avete due minuti (anzi, qualcosa di più di due minuti visto quanto vi farà riflettere) leggetevi il suo saggio Cartografie interattive per viaggiatori schermici, poi riguardatevi il piccolo capolavoro qui sopra. Senza fare tanti moralismi mi pare che dietro la struggente storia di questo giocattolo ci sia una riflessione piuttosto profonda su come, oggi come oggi, siamo ovunque senza mai muoverci dalla nostra camera. Poi, vista l'attenzione al concetto di mondo reale visto attraverso una periferica digitale, ci ricollegherei anche questo intervento sulla New Aesthetic. Pezzo notevolissimo segnalatomi a tempo debito da quell'autore geniale che è Adriano Barone. E, già che ci siete, leggetevi anche l'intervista al fondatore stesso della NA, James Bridle, sulle pagine dell'ultimo numero di Rivista Studio.

Piccola chiosa finale: notare la differenza di approccio alla materia da parte del sottoscritto rispetto a quella dell'autore di Videoludica. Bittanti si conferma un uomo del futuro, immerso in concetti astrusi senza mai un velo di paternalismo o nostalgia. Io uno stronzo incapace di resistere alla tentazione di dare al post un titolo dal vago (ma vago, vago) retrogusto post-adolescenziale (tanto diciamo che è una citazione dei Jamiroquai e siamo tutti più tranquilli).

sabato 7 gennaio 2012

I Barn Burner e i vantaggi di essere la feccia della Terra




Meriterebbero un premio solo per aver scelto una canzone intitolata Scum of the Earth come loro primo singolo internazionale. Puro loserismo alla Motorhead. Se poi ci aggiungiamo una totale mancanza di pretese, una vagonata di facciaculismo e un'attitudine che più rozza non si può, abbiamo una nuova band da tenere d'occhio. Altro che i mesi passati a spingere Heritage degli Opeth tra gli amici (gran disco, comunque). 

mercoledì 30 novembre 2011

Neoludica. Arte & Videogames (Edizioni Skira/2011)



“Make art-game, not game art.”



Neoludica è qualcosa di più di un catalogo dall’omonima mostra. Un evento epocale come la comparsa dei videogiochi davanti alla platea internazionale della Biennale di Venezia (a distanza di 10 anni dall’ormai storica Play al Palazzo delle Esposizioni di Roma) non poteva che richiedere un testo integrativo atipico.



Il tomo si compone di un numero elevato di brevissimi saggi, tutti dalla densità concettuale abbastanza scoraggiante per chiunque non sia un minimo avvezzo alla semiologia e all’analisi dell’immagine. In alcuni casi la direzione risulta vagamente confusa, ma in linea di massima si percepisce chiaramente il nucleo della questione. Il fatto che i prodotti videoludici siano ormai parte integrante del panorama artistico significa qualcosa di più di premiare lo stato dell’arte in tale industria. Esporre un videogioco in una galleria d’arte contemporanea non vuol dire appendere un pugno di schizzi preparatori, quattro fondali e mettere due consolle a disposizione del pubblico. O, meglio, vuol dire quello più un sacco di altra roba.



Questo perché non sempre un’illustrazione bellissima, realizzata con una tecnica sopraffina e inappuntabile, rappresenta l’arte. Al più si parla di alto artigianato. Stessa cosa nella narrazione. Di libri magnifici ce n’è pieno il mondo, ma pochissimi sono opere d’arte. In questi anni di post-modernismo e abbattimento di ogni barriera questi paiono discorsi settari, vetusti e antipatici, eppure necessari. Rifugiarsi tra le pagine di qualche romanzo d’evasione non è un male, anzi. Esistono scritti di puro intrattenimento praticamente privi di difetti, emozionanti e stimolanti a livello intellettuale. Ma la capacità di fare da antenna al nostra civiltà non gli compete (tanto per tirare in ballo la definizione d’artista di Marshall McLuhan, citato anche in Neoludica).



Nel mondo dei videogiochi e della loro critica ci troviamo di fronte al medesimo bivio. Definire un gioco come capolavoro nell’ambito ludico è ben diverso da definirlo come tale tra le austere mura di una galleria d’arte. Grafica fotorealistica, sandbox infinite (piuttosto che script ultra avvolgenti) e compenetrazioni con altri linguaggi non sono sufficienti. Occorre andare più in profondità.



Piuttosto ci si deve chiedere perché tale grafica ultra dettagliata si fonda perfettamente con il medium, magari passando dalla storia della fotografia e dello strappo portato da questa nel mondo della riproduzione.



Oppure cercare un parallelismo tra modernismo pittorico e videogiochi.



Naturale che una tale complessità di riflessioni porti a un moltiplicarsi degli strumenti espressivi. Nella videogame art l’opera può essere un videogioco, ma anche un suo diretto derivato. Sia fisico (dipinti a olio basati su frangenti di gioco, hardware, …) che digitale (video, screenshot,..).



Un altro esempio. Gli sparatutto bellici non hanno mai generato arte. Fino a quando Marco Cadioli non ha incominciato a diffondere reportage fotografici delle battaglie online in puro stile Rober Capa. Un’idea tanto semplice quanto geniale. Vera arte, concettualmente devastante.



Neoludica è un punto di partenza per un percorso ricco e stimolante, ancora tutto da discutere (e infatti nello stesso volume ci si contraddice più volte). Lettura consigliata per chiunque si interessi di arte contemporanea, anche se sono anni che non prende in mano un joypad (ma sarebbe consigliato. Se non per capire meglio l’apparato critico almeno per rilassarsi dopo una sessione di lettura).

martedì 22 novembre 2011

Il ritorno del genio: Danger 5 di Dario Russo (quello di Italian Spiderman)



Siate onesti, quante volte vi siete rivisti quel capolavoro di Italian Spiderman? Tante, tantissime. Eppure ogni volta c'era una nuova sfumatura di nonsense da cogliere. La grandezza di Dario Russo è tutta lì: ti fa credere di stare a vedere l'ennesimo clone di Grindhouse e invece stai assistendo a un'alta lezione di umorismo. Nelle sue stralunate opere nulla è lasciato al caso, dalla recitazione ai fondali. Naturale che dopo la sua prima sortita internazionale (mai rilasciata su dvd, tra l'altro) tutti erano in attesa del nuovo capolavoro. Dopo i finti supereroi italiani è giunto il momento del remake dei Thunderbird: Danger 5. Vai con il trailer!




Distribuzione naturalmente via web, a scadenza regolare. Ieri è stata pubblicata la prima puntata, e dovrete farvela bastare fino a lunedì prossimo. Ingannate l'attesa spulciando il fantastico sito.


domenica 18 settembre 2011

Una volta teaser e reclame facevano anche ridere







Visto che, causa trasferta lavorativa, non ci si legge fino a settimana prossima vi lascio con due cosine di cattivo gusto. Tanto per fare il simpatico. La prima è il sublime spot qui sopra, la seconda è una paginetta (tratta dalle sconvolgenti origini di Tom Wolfe) della mia fanzina. In uscita appena trovo una fotocopiatrice incustodita. Enjoy!


Piccola correzione: visto che Blogspot non mi lascia caricare le immagini come dico io la preview salta a data da definirsi. Grazie Internet, sempre più utile.




domenica 28 agosto 2011

Facciamo un doppio a Street Fighter?



Avete idea di cosa passa per la testa di un videogiocatore professionista (o aspirante tale) durante il più grande torneo della sua vita? Focus, il documentario che trovate allegato qui sotto, è un interessante spaccato di una realtà sempre meno ghettizzata. Steve Hwang decide di seguire l'ascesa di Mike Ross, dai piccoli tornei di provincia fino alle platee dell'EVO. Per una volta nessun pregiudizio, paternalismo o semplificazione. Solo la fotografia di come Street Fighter (ma sarebbero stati tanti i titoli da tirare in ballo) ormai abbia perso la sua connotazione di prodotto tecnologico, diventato invece uno standard ed elemento irrinunciabile all'immaginario collettivo degli ultimi 20 anni. Non l'ultimo gioiello di un'industria multimiliardaria, ma semplice strumento di competizione. Naturalizzato come un pallone da calcio o un fresbee. Non ha caso durate i 74 minuti del video i giocatori parlano molto dei loro rivali (umani) e pochissimo di tecnicismi nerd. La più grande innovazione riconosciuta agli ultimi capitoli della saga di SF è il fatto di poterla giocare in casa come meglio si preferisce, senza avere l'obbligo di trovare una sala giochi nelle vicinanze.


Detto questo spero che adesso ne girino un seguito, cercando di spiegare come ha fatto questo ragazzetto a salire tanto nel rating mondiale utilizzando solo E. Honda.


mercoledì 27 luglio 2011

Più cattivo di Beppe Bigazzi



Non ringrazierò mai abbastanza quelli di CVLT Nation per questa perla.

mercoledì 20 luglio 2011

Konnichiwa Bitches I'm the New Motherfuckin CEO



Immenso. Poi un giorno qualcuno mi spiegherà come fanno quei maledetti comici anglofoni a trasformare puntualmente la volgarità in sublime turpiloquio.

giovedì 17 marzo 2011

I'm old enough to bleed, I'm old enough to breed, I'm old enough to crack a brick in your teeth while you sleep





Quel simpatico di Harmony Korine colpisce ancora, questa volta in compagnia di quelle personcine piacevoli dei Die Antwoord. Il risultato è il corto qui sopra. La solita poetica del reietto suburbano, questa volta con annessa presa per i fondelli dei vari miti gangsta. In alcuni frangenti grottescamente ilare, in qualsiasi caso superiore a Trash Humpers.

giovedì 27 gennaio 2011

Ciao, mi chiamo Wayne e sono un AFOL (adult fan of Lego)

AFOL A Blocumentary from AFOL on Vimeo.





Pensate quello che volete, ma nei 30 minuti del documentario qui sopra ho visto almeno una decina di meraviglie che da pischello mi avrebbero mandato in brodo di giuggiole.



E, senza falsa modestia, nel contest da 101 pezzi potrei puntare a un buon piazzamento.